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- popoli resistenti - colombia - 24-03-10 - n. 311
Bollettino di informazione del 23/03/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
01/03 - SCONFITTI URIBE E LE SUE PRETESE RIELEZIONISTE
Con una schiacciante maggioranza (7 voti contro e solo 2 a favore), la Corte Costituzionale della Colombia ha dichiarato non valida la legge di convocazione a realizzare un referendum attraverso il quale Uribe, mediante l’ennesima modifica della costituzione, avrebbe ambito a farsi fraudolentemente eleggere per la terza volta.
Il processo rielezionista, come riconosciuto dalla Corte, è stato costellato da troppe ed innegabili “irregolarità” (leggasi illegalità): dalla violazione del tetto massimo di contributi economici che i privati potevano elargire al comitato promotore della raccolta delle firme per l’iniziativa, passando per lo stratosferico sforamento (600%) del denaro investito nella stessa in rapporto ai limiti di legge, fino ai voti favorevoli alla rielezione di senatori che, previamente inabilitati, sono passati in corso d’opera da un gruppo parlamentare all’altro per votare a favore del referendum.
Oltre a queste motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, tante altre potrebbero essere elencate dal punto di vista del diritto.
Tuttavia, è importante sottolineare che questo importantissimo stop alle pretese rielezioniste non solo riflette la decomposizione e l’illegalità del governo sotto il profilo giuridico-costituzionale, bensì è la diretta conseguenza della sconfitta epocale di Uribe. Aveva promesso di sconfiggere la guerriglia, che invece è più attiva e belligerante che mai e che ha frantumato in anni di tenace resistenza la Seguridad Democrática. Si era vantato di esser riuscito a ridurre ai minimi storici la delinquenza e la violenza sociali, e invece i loro indici sono alle stelle. Aveva assicurato l’oligarchia che avrebbe portato a casa il Trattato di Libero Commercio con gli USA, ma si è dovuto accontentare di regalare a questi ultimi quel poco che restava di sovranità nazionale. Aveva sbandierato una presunta blindatura, di fronte alla crisi sistemico-strutturale del capitalismo mondiale, di un’economia nazionale che fa acqua da tutte le parti. Si era prodigato a dare un’immagine di rispetto dei diritti umani e lotta alla corruzione, ma il mondo intero ha assistito allo scempio della parapolitica e delle migliaia di fosse comuni, così come ai ripetuti scandali che hanno ridicolizzato la sicumera governativa.
E’ evidente che Uribe è stato strategicamente sconfitto, e che si è aperta ufficialmente la corsa alla successione. Chiunque s’imponga alle presidenziali del prossimo maggio, si troverà ancora e sempre di fronte al bivio maestro: condurre il Paese verso il baratro della continuità/escalation della guerra, o intraprendere un processo di pace serio con la guerriglia rivoluzionaria. Naturalmente, dopo aver fatto l’ineludibile accordo di scambio di prigionieri ed averne riconosciuto il carattere di forza belligerante.
04/03 – EX COMANDANTE DELL’ESERCITO COLOMBIANO, GENERALE MONTOYA, COMPLICE NEL MASSACRO DI SAN JOSÉ DE APARTADÓ
Il 4 febbraio scorso, durante l'udienza di giudizio contro i 10 militari coinvolti nel massacro perpetrato il 21 febbraio del 2005 da Esercito e paramilitari nella Comunità di Pace di San José de Apartadó, tre colonnelli della brigata 17 dell'esercito hanno accusato l'ex generale Mario Montoya di aver collaborato alla pianificazione di questo agghiacciante crimine, culminato con l'uccisione di 8 persone fra cui una bambina di 5 anni, un bimbo di 11 anni ed uno di appena 21 mesi, fatti a pezzi e seppelliti in una fossa comune.
Il generale Montoya è stato comandante dell'Esercito Nazionale della Colombia fino al 4 novembre 2008, quando ha dovuto dimettersi per via dello scandalo dei “falsi positivi”. Come premio per i “buoni servigi” resi al paese (ovvero l'aver diretto costantemente vari gruppi paramilitari, con il compiaciuto ausilio della CIA), in seguito a queste dimissioni è stato nominato ambasciatore della Colombia nella Repubblica Dominicana. Qui, si è distinto per aver tessuto una rete di relazioni col narcotraffico dominicano, il governo di Leonel Gonzáles e la stazione locale della CIA, tra le altre cose allo scopo di attentare alla vita del prestigioso e dichiarato anti-uribista dirigente rivoluzionario dominicano Narciso Isa Conde.
A conferma di queste rivelazioni, ci sono le dichiarazioni dell'ex paramilitare delle AUC Libardo Duarte, alias 'Bambam', che hanno portato la magistratura ad indagare Montoya ed altri 3 ufficiali per vincoli con i paramilitari, nonché quelle rilasciate due settimane fa da Daniel Rendón, alias 'don Mario', ex capo paramilitare.
All'epoca dei fatti, occorre ricordarlo, i media di regime colombiani accusarono le FARC di aver commesso questo orrendo crimine; tale bufala, sorretta da un falso testimone pagato da paramilitari per incolpare l'insorgenza colombiana, è arrivata anche in Europa dove molti, anche a sinistra, hanno preso per buona la velina uribista. Eppure, il quadro che oggi si delinea a livello giudiziario, era già chiaro da tempo: esercito e paramilitari, profondamente compenetrati, realizzano ogni sorta di atrocità con la regia delle più alte cariche militari e politiche, fino al mafioso di Bogotá, comandante in capo dell'esercito ed amico di paramilitari, il narcotrafficante Álvaro Uribe Vélez, amico dell'ex generale Montoya e suo sodale in queste operazioni criminali.
09/03 - QUATTRO ALTI UFFICIALI DELL'ESERCITO COLOMBIANO AL MATRIMONIO DI UNO DEI MAGGIORI NARCOTRAFFICANTI DEL PAESE
In una videoregistrazione ritrovata un paio di mesi fa in una delle proprietà del narcotrafficante Néstor Caro Chaparro, alias 'Felipe' o 'el Duro', si distinguono chiaramente i volti di quattro ufficiali delle Forze Armate Colombiane, che hanno partecipato al matrimonio di 'Felipe' stesso.
In oltre 2 ore di riprese sono rimaste impresse le facce degli invitati al matrimonio di Caro Chaparro, considerato uno dei quattro più grandi narcotrafficanti colombiani, con una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa.
Le nozze di Néstor Ramon Caro Chaparro, 43 anni, coinvolto nel traffico di stupefacenti sin dalla fine degli anni Ottanta, si sono svolte a Medellín nel novembre del 2004, con oltre 100 invitati; quasi tutti arrivati con volo privato da Yopal (Dipartimento di Casanare); da Córdoba invece era giunto Hugo Ferney Bernal Molano, ex alto ufficiale dell'esercito, anche lui noto narcotrafficante.
Il video mostra che gli ufficiali non hanno partecipato solo alla cerimonia, ma anche ai festeggiamenti successivi.
Uno dei militari coinvolti è il colonnello Juan Carlos Castañeda Villamizar, attualmente aggregato militare in Brasile, già comandante del battaglione di Tauramena (Casanare) e delle brigate mobili 1, 9 e 14.
Inoltre erano presenti i due fratelli (entrambi colonnelli) Carlos e Davide Betancourt Patiño; quest'ultimo è stato comandante del Centro di Istruzione dell'Esercito ad Aguazul (Casanare) nel 2005, ritiratosi dall'Esercito da 5 anni; il quartetto comprende infine il colonnello Rodrigo Martínez Silva, attuale capo del Comando Operativo 18, un gruppo di ingegneri che opera in Arauca.
Alla domanda sul perché fossero presenti ai festeggiamenti per il matrimonio di uno dei narcos più ricercati, i quattro hanno risposto che ignoravano quale fosse la sua situazione legale.
Così, candidamente, i quattro alti rappresentanti dell'esercito colombiano commentano la loro presenza alle nozze di questo noto mafioso narcotrafficante; e per quale motivo dovrebbero vergognarsene, se il narcopresidente della Colombia (il cui mandato è ormai agli sgoccioli), Álvaro Uribe Vélez, è un noto trafficante internazionale di stupefacenti?
Il punto è che le istituzioni colombiane, fra governo, militari, una sostanziale porzione della magistratura e del Congresso, fino ai politici che amministrano i dipartimenti e i comuni, sono inestricabilmente legate, per via diretta o indiretta, alla mafia del narcotraffico e ai cartelli di paramilitari.
11/03 - ONG DENUNCIA GIGANTESCA INFILTRAZIONE PARAMILITARE ALLE PROSSIME ELEZIONI COLOMBIANE
Almeno 80 candidati al Congresso colombiano alle elezioni di domenica prossima sono indagati direttamente (o sono parenti di politici indagati) per legami con i paramilitari, secondo quanto denunciato da una ONG in questi giorni.
“Fra gli attuali candidati per la composizione del Congresso notiamo che almeno 80 di loro hanno relazioni con gruppi paramilitari”, ha dichiarato Ariel Ávila, membro dell'organizzazione Movimento di Osservazione Elettorale (MOE). Secondo Ávila, i vincoli con i paramilitari sono di due tipi: “o i candidati sono indagati per legami con questi gruppi o sono stati sostenuti da politici sotto processo che hanno intenzione di legiferare in corpo alieno”.
Ávila ha precisato che la maggior parte dei candidati vincolati con i gruppi armati di ultradestra presentano la propria candidatura per i partiti politici della coalizione di governo di Álvaro Uribe, fra cui il Partito di Integrazione Nazionale (PIN) e della “U”.
“La situazione è preoccupante in special modo nei dipartimenti del Valle del Cauca (a sud del paese) Casanare (centro), Magdalena e Bolívar (Nord)” dove si trova il maggior numero di candidati indagati, secondo quanto afferma l'analista Claudia López, anch'essa membra del MOE.
Domenica 14 marzo i colombiani eleggeranno 102 senatori e 166 deputati alla camera per il periodo fra il 2010 ed il 2014; naturalmente, parliamo di quella esigua percentuale di colombiani che si presenta effettivamente alle elezioni, dato l'altissimo livello di astensione.
Assisteremo all’ennesima farsa elettorale; dove attraverso le minacce paramilitari e i brogli si tenterà ancora una volta di legittimare un governo illegittimo e legalizzare un esecutivo illegale.
23/03 - CONDANNATO A 9 ANNI EX SENATORE PER PARAPOLITICA
Il 18 marzo scorso l'ex senatore colombiano Álvaro Araújo Castro è stato condannato dalla Corte Suprema di Giustizia (CSJ) a 9 anni e 3 mesi di reclusione per vincoli con gruppi paramilitari.
Araújo Castro, fratello della ex ministra degli esteri del governo Uribe, María Consuelo Araújo, è stato giudicato corresponsabile di associazione per la promozione di gruppi armati, e di aver ottenuto suffragi elettorali con la forza.
La Corte ha inoltre revocato gli arresti domiciliari, per non aver avuto riscontri in merito alle presunte ragioni di salute sulla base delle quali godeva di questo beneficio l'ex senatore, che dunque è stato condotto all'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario (INPEC).
La sentenza emessa dalla corte indica che Araùjo Castro si “alleò con il blocco nord delle Autodifese Contadine di Córdoba e Urabá (ACCU), agli ordini di Rodrigo Tovar Pupo, alias Jorge 40, per ottenere una poltrona nel Senato della Repubblica per il periodo 2002-2006”.
Tovar Pupo, che è stato estradato negli Stati Uniti nel 2008, gestiva le sue attività criminali nel dipartimento di César e Magdalena, alla frontiera Nord col Venezuela.
La Corte ha inoltre condannato l'ex senatore al pagamento di una multa pari a circa 2 milioni di dollari e all'interdizione dai pubblici uffici durante la carcerazione.
Le indagini su Álvaro Araújo Castro erano iniziate ufficialmente nel 2006 (benché già nel 2002 diversi siti di controinformazione inserivano il suo nome nella lista dei membri del Congresso compromessi con il paramilitarismo), in seguito alla pubblicazione delle dichiarazioni dell'ex capo della sezione informatica del DAS (la polizia politica) Rafael García, che aveva dichiarato che l'ex senatore aveva ricevuto un finanziamento per la sua propaganda politica dai paramilitari del Blocco Nord delle AUC. In seguito al interrogatorio del 15 febbraio 2007, i magistrati della Corte Suprema avevano ordinato la detenzione di Araújo Castro e di altri 5 congressisti per associazione a delinquere. Da allora, i magistrati iniziarono ad indagare anche sul padre dell'ex senatore, Álvaro Araújo Noguera, pure lui congressista, in merito alle sue responsabilità nel sequestro di Víctor Ochoa Daza, avvenuto nel 2002.
La condanna stabilita contro Araújo Castro è inserita nella causa portata avanti dalla CSJ per i nessi di congressisti e dirigenti politici con le AUC, che ha portato all'incarceramento di 38 parlamentari, 13 dei quali sono stati condannati, mentre altri 39 sono indagati.
Com'è noto, la maggior parte dei congressisti vincolati con questi gruppi armati di estrema destra appartiene alla coalizione che appoggia il narcopresidente Álvaro Uribe Vélez.
Prosegue senza sosta lo scandalo della parapolitica, ed il Congresso, benché appena rinnovato, pullula nuovamente di loschi personaggi legati al regime uribista e collusi con i gruppi paramilitari e col narcotraffico, poiché, di fatto, è l'intero sistema politico colombiano ad essere marcio fino al midollo, al punto da rendere impossibile ogni istanza di rinnovamento che passi per la via elettorale o giudiziaria; queste istituzioni non rappresenteranno lo scenario per la Nuova Colombia, che non potrà essere che il risultato di una grande coalizione democratica in grado di vincere il progetto di morte dell'oligarchia mafiosa, opponendole una fiera resistenza popolare
23/03 - NAVE DA GUERRA USA IN COLOMBIA A POCHE MIGLIA DAL VENEZUELA
Le acque del Caribe colombiano vengono presidiate dalla marina statunitense. L'accordo militare stipulato recentemente tra gli USA e la Colombia del narcopresidente Uribe, che consacra l'occupazione militare del paese andino- amazzonico da parte dell'esercito nordamericano, ha prodotto anche la concessione delle acque territoriali.
Sabato 20 marzo la nave da guerra USS Freedom si è posizionata nel porto di Cartagena de Indias, ufficialmente per contribuire alla “lotta contro il narcotraffico ed il terrorismo”. Ora, che si intenda lottare contro il narcotraffico insieme ad un personaggio legato all'ex-Cartello di Medellín, riconosciuto dalla stessa DIA statunitense come il n.82 in una lista dei 104 più pericolosi narcotrafficanti, come Uribe, risulta insieme ridicolo ed inquietante. Che poi occorrano navi militari da guerra per combattere il movimento guerrigliero che occupa le montagne e le vaste selve colombiane o le sue reti urbane, suona come un'ulteriore provocazione nei confronti del buonsenso.
Si tratta invece di un'ulteriore passo verso la militarizzazione nordamericana della Colombia, funzionale ad esercitare una concreta minaccia militare nei confronti della rivoluzione bolivariana del Venezuela, utilizzando la neocolonia colombiana come base per le proprie manovre.
Il ministro della difesa colombiano Gabriel Silva, nel suo affanno servile da maggiordomo, teso ad omaggiare il giocattolo del padrone, si è lasciato sfuggire per eccesso di zelo una mezza verità.
Dichiarandosi meravigliato per le incredibili capacità tecnologiche della USS Freedom, ha affermato che questa nave da guerra può operare militarmente sia nelle “zone di litorale” che in “alto mare”. Si tratta di uno strumento che può essere impiegato nel quadro di “guerre strategiche”.
È un segreto di pulcinella il fatto che il ministro della difesa del governo più guerrafondaio della storia colombiana, non si riferiva al contrasto dei corrieri della cocaina, quando parlava di “guerre strategiche”, in alto mare o sui litorali del Mar dei Caraibi.
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