www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 06-04-10 - n. 313

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 01/04/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
27/03 - UCCISO GIORNALISTA CHE AVEVA DENUNCIATO I LEGAMI DI URIBE CON I PARAMILITARI
 
Lo scorso 19 marzo il giornalista Clodomiro Castilla nella città di Montería, (dipartimento di Córdoba, al nord della Colombia) è stato assassinato da alcuni sicari nella sua casa situata a soli 200 metri da una stazione di polizia.
Il giornalista, padre di quattro figli, era conosciuto per aver denunciato il paramilitarismo e le sue alleanze con élite regionali; lavorava da almeno 7 anni al programma mattutino di notizie dell'emittente La Voz de Montería (La Voce di Montería), dalle cui frequenze denunciava i legami fra politici e paramilitari di Córdoba. Recentemente Castilla aveva rivelato una conversazione tenuta dal direttore del quotidiano El Meridiano di Córdoba, Willian Sallet, con l'ex capo dei paramilitari colombiani (AUC), Salvatore Mancuso, attualmente detenuto per narcotraffico in un carcere degli Stati Uniti dopo l'estradizione dalla Colombia.
Nel 2008 Castilla aveva anche consegnato registrazioni alla Corte Suprema di Giustizia che dimostravano i vincoli fra Salvatore Mancuso, Willian Sallet e María Milena Andrade; quest'ultima paradossalmente, aveva l'incarico di Defensora del Pueblo; ovvero apparteneva all'istituzione responsabile della promozione dei diritti umani “nel contesto dello Stato Sociale, di Diritto, democratico, partecipativo e pluralista”, stando ai suoi obiettivi dichiarati.
In seguito all'inchiesta della Corte, María Milena Andrade è stata destituita dal suo incarico e, seguendo una prassi consolidata, (in virtù dell'ottimo lavoro che senz'altro ha potuto compiere in difesa dei diritti umani mentre era in combutta con i criminali paramilitari delle AUC!!) ha fatto una fulminea carriera in ambito diplomatico, ed è stata nominata console a New York.
Dal canto suo, il narcopresidente Uribe, come soluzione offre una ricompensa a chi consegni alle autorità gli assassini di Clodomiro Castilla.
Quel che il giornalista aveva denunciato non sono altro che i vincoli degli amici personali del narcopresidente e di Uribe stesso con i paramilitari narcotrafficanti; la soluzione della taglia è alquanto paradossale, in quanto sono gli stessi mandanti a offrirla!
 
30/03 - LIBERATI ALTRI 17 MILITARI COLOMBIANI IMPLICATI IN ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI
 
Venerdì 19 marzo un giudice di Soacha, (dipartimento di Cundinamarca) ha rimesso in libertà diciassette soldati colombiani implicati in esecuzioni extragiudiziali poiché sarebbero scaduti i termini di decorrenza del processo.
La misura giuridica ha favorito un tenente, un sergente, due caporali e 12 soldati professionisti, tutti indagati per il sequestro e l'assassinio di Julián Oviedo Monroy.
Julián, un giovane con problemi motori, dopo il suo assassinio venne presentato come un guerrigliero morto in combattimento (fenomeno conosciuto in Colombia col nome di "falso positivo")
Benché fosse fissata per il primo luglio 2009 la data di inizio del processo, questo in realtà non ha mai avuto inizio; “si è dovuto” procedere alla liberazione per decorrenza dei termini.
La madre del giovane ha dichiarato di non essere affatto stupita, poiché questa non è la prima volta che vengono rimessi in libertà membri dell'esercito accusati dell'uccisione di civili poi presentati come guerriglieri morti in combattimento.
Con queste ultime liberazioni sono oggi in totale 48 i militari accusati nel caso Soacha che godono di piena libertà per decorrenza dei termini.
Come spesso accade in Colombia, al dolore per la perdita dei propri cari segue una seconda ingiustizia, ovvero l'impossibilità di vedere i criminali pagare per i delitti commessi; l'oligarchia militare, la stessa che massacra gli oppositori politici e sociali, difende in modo corporativo le forze armate fasciste e corrotte.
Questi crimini aberranti e la indegna ingiustizia che ne consegue sono il frutto di un ulteriore fallimento della politica dettata da Washington e amministrata dal paramilitare narcopresidente Uribe: il programma governativo di sicurezza (che ha come priorità l' abbattimento di integranti della guerriglia) non ha dato risultati concreti, e l' ossessione di Uribe di mostrare guerriglieri morti attraverso i media di regime, insieme alla barbara pratica delle taglie e delle ricompense e l'impunità che viene garantita a questi delinquenti, continua ad incrementare il fenomeno dei falsi positivi.
 
01/04 - AVVENUTA LA LIBERAZIONE UNILATERALE DI PABLO EMILIO MONCAYO
 
Martedì 30 marzo le FARC, a due giorni dalla liberazione unilaterale del soldato professionale Josué Daniel Calvo, hanno liberato il capitano Pablo Emilio Moncayo, nella selva da 12 anni, consegnandolo a Piedad Cordoba, capo della delegazione dei Colombiani per la Pace.
Quest'ultima ha denunciato che i protocolli d'intesa raggiunti con l'insorgenza sono stati ripetutamente violati dall'esercito del regime colombiano, che ha effettuato operazioni militari sorvolando la zona prima, durante e dopo la liberazione.
Durante la sua prigionia, Moncayo aveva duramente accusato il governo, affermando che la sua condizione di prigioniero era dovuta alle trappole messe in atto dal governo Uribe per evitare il suo rilascio; nel frattempo, il padre del capitano, Gustavo Moncayo, aveva organizzato diverse mobilitazioni per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, raccogliendo adesioni per la sua campagna e solidarietà in tutto il paese; il professor Moncayo aveva anche presentato una denuncia al tribunale di Bogotá contro il narcopresidente Uribe, con l'accusa di ostacolare la liberazione del figlio.
Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche Pablo Emilio Moncayo ha affermato che indipendentemente dalla sua opinione sulla guerriglia, non è possibile negare la sua esistenza:
“Credo che quello che io penso della guerriglia delle FARC in nulla vada a cambiare il corso della storia della Colombia. Semplicemente, in Colombia esistono, sono una realtà, non lo si può negare per quanto si chieda; per quanto sembrino invisibili, stanno lì”, ha affermato, sostenendo inoltre di aver sopportato la prigionia per amore della patria e delle istituzioni, benché gli analisti considereranno che soffre della Sindrome di Stoccolma.
Questi rilasci, avvenuti in modo unilaterale, testimoniano la volontà da parte dell'insorgenza colombiana di porre in essere le condizioni per una via di uscita politica alla guerra che insanguina il paese da decenni; evidentemente, per aprire un percorso che porti alla pace con giustizia sociale, al gesto umanitario della guerriglia deve corrispondere la liberazione di prigionieri politici nelle carceri del regime colombiano, che versano in condizioni inumane e sono sottoposti (secondo quanto denunciato da diverse ONG) a torture ed ogni tipo di vessazione.
 
 

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