www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 07-06-10 - n. 322

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 06/06/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
16/05 - In Colombia 500 donne in stato di gravidanza muoiono ogni anno per cause evitabili
Più di 500 donne in stato di gravidanza muoiono ogni anno in Colombia per negligenze e mancanze nella qualità del sistema sanitario, secondo un'inchiesta del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione.
I dati resi noti chiariscono che le morti si producono per incuria nel sistema sanitario: "il servizio per quanto riguarda il parto ed il postparto è inefficiente", secondo Lucy Wartenberg, rappresentante in Colombia di questa istituzione.
L'indagine rivela che "quasi il 98% delle morti di donne in stato di gravidanza è evitabile"
 
La rappresentante del Fondo ha chiarito che la maggior parte dei casi di mortalità avvengono per una cattiva gestione dei centri ospedalieri; secondo la funzionaria, molte donne muoiono per i ritardi nel prendere la decisioni di ricorrere per tempo ai centri sanitari, o perché al loro arrivo nelle strutture non sono immediatamente assistite per questioni burocratiche, o perché le strutture sanitarie stesse non hanno a disposizione il sangue per le trasfusioni o i medicinali adatti.
Il rischio di morte raddoppia quando si tratta di partorienti adolescenti, secondo quanto affermano le Nazioni Unite: si pensi che in Colombia quasi una adolescente su quattro è rimasta incinta almeno una volta, e questa dato raggiunge il 30% nelle adolescenti che fanno parte degli oltre 4 milioni e mezzo di sfollati colombiani.
 
L'assessora per la Salute Sessuale e Riproduttiva del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, Mary Luz Mejía, attribuisce i problemi nella qualità delle cure agli operatori e alle forniture delle équipe mediche.
Secondo il presidente della Società Colombiana di Pediatri, Hernando Villamizar, "la qualità delle cure che offrono le diverse istituzioni vincolate al sistema sanitario non è la migliore".
 
Questo è un altro nodo drammatico del malgoverno uribista: il sistema sanitario è letteralmente scoppiato in tempi recenti, per la consistente "crisi di liquidità"; ovvero la strutturale mancanza di risorse, indirizzate alla guerra invece che allo stato sociale. Diversi studi denunciano che occorrerebbe integrare almeno 10.000 nuovi professionisti per la gestione della sanità a livello nazionale.
Grazie alla privatizzazione del settore, lucroso regalo alle multinazionali ed all'oligarchia (che ha ricompensato il suo fedele servitore Uribe coi finanziamenti nella campagna elettorale), il sistema sanitario è stato lasciato in balia del mercato; le piramidi finanziare, megatruffa ai danni dei piccoli risparmiatori in cui è implicato, fra gli altri, uno dei figli del narcopresidente Uribe, nel loro crollo rovinoso hanno poi distrutto quel che restava del fragile stato sociale colombiano.
Come sempre, il prezzo di questi saccheggi viene pagato dai ceti più poveri, che non possono permettersi le cure private, col risultato che muoiono ogni anno centinaia di ragazze per motivi assolutamente evitabili.
 
18/05 - In Colombia oltre 38.000 desaparecidos in tre anni
Secondo il direttore della CODHES, la Commisione di Monitoraggio per la Politica Pubblica sugli Sfollamenti forzati, Marcos Romero, che tra l´altro ha chiesto pubblicamente ad Uribe "di non negare la realtà degli sfollati in Colombia", i casi di sparizioni forzate in questo paese aumentano ogni anno. Come riferito da Romero, superano in quantità quelli avvenuti sotto la dittatura Argentina, raggiungendo, negli ultimi 10 anni, l'esorbitante cifra di 100.000 persone.
Solo negli ultimi 3 anni, secondo un rapporto dell'Istituto di Medicina Legale e Scienze Forensi, si sono registrate 38.255 sparizioni; questa agghiacciante cifra riflette soltanto le denunce presentate, e quindi, secondo lo stesso Istituto, nella realtà dev'essere di gran lunga superiore.
 
Le organizzazioni dei familiari delle vittime assicurano che questi crimini sono commessi da gruppi paramilitari ed agenti statali, e che rappresentano uno dei metodi per mettere a tacere l'opposizione.
Il rapporto segnala inoltre che nel 2009 si sono registrati 18.236 casi di sparizione, cifra che evidenzia un progressivo aggravarsi della situazione, poiché nel 2008 i casi segnalati erano stati 15.696, e l'anno precedente 4.323.
La madre di 4 desaparecidos, intervistata dall'emittente TELESUR, ha affermato di ignorare il luogo in cui si trovano ora i suoi figli, e di temere la repressione dei gruppi paramilitari: "Con quest'incertezza che ci invade ogni giorno, ogni mattina mi sveglio pensando ai miei figli, dove vanno, dove saranno, che cosa gli avranno fatto", ha dichiarato.
 
Le sparizioni forzate sono uno strumento del terrorismo di Stato contro l'opposizione sociale, col risultato che oltre tremila corpi non identificati giacciono negli obitori del potere giudiziario e che il territorio colombiano è disseminato di fosse comuni (ne sono state scoperte oltre 2000), dove i paramilitari di Stato e le forze armate ufficiali hanno gettato i cadaveri di uomini, donne e bambini massacrati nel corso dei loro raid.
 
La direttrice dell'Associazione dei Familiari dei Detenuti Scomparsi (ASAFADDES), Gloria Gómez, sostiene che questi fatti "hanno necessariamente a che vedere con funzionari statali che hanno partecipato direttamente nelle sparizioni, successivamente trasformate in operativi congiunti e combinati; oggi queste sparizioni di persone per mano di gruppi paramilitari o `emergenti´, come pure sono chiamati, continuano ad essere tollerate" dalle corrotte istituzioni colombiane.
Il conteggio di questi morti e la divulgazione dei dati sono iniziati in seguito alla scoperta di numerose fosse comuni, cimiteri e forni crematori clandestini dei paramilitari in diversi luoghi del paese.
 
Secondo l'Agenzia d´informazione Púlsar, il narcogoverno colombiano e le forze armate nascondono una parte delle sparizioni forzate attraverso i cosiddetti "falsos positivos", la pratica per la quale giovani disoccupati vengono attirati dall'esercito con offerte di lavoro e poi trucidati e vestiti da guerriglieri, per ottenere premi e licenze.
 
Da anni vengono risucchiati nel buco nero delle sparizioni forzate, a migliaia, militanti di associazioni per i diritti umani, sindacalisti, leaders indigeni, oppositori politici al regime colombiano, avvocati difensori dei prigionieri politici, intellettuali e studenti, nella totale indifferenza della cosiddetta `comunità internazionale´. Il narcopresidente Uribe ed i suoi corifei compagni di merenda, Santos in testa, dovranno essere giudicati da un tribunale internazionale anche per questi crimini. E se questo si dimostrerá assente, la giustizia popolare fará il suo corso.
 
20/05 - Anche la filo-imperialista O.S.A conferma i brogli nelle elezioni legislative dello scorso marzo in Colombia
Dopo le denunce dello scorso mese di marzo, la OSA , Organizzazione degli Stati Americani, ha confermato la compravendita di voti nelle elezioni legislative colombiane.
In un comunicato, diffuso giovedì 13 maggio dal direttore del Dipartimento per la Cooperazione e Osservazione Elettorale della OSA, vengono segnalate la compravendita di voti in 6 dipartimenti (Atlántico, Bolívar, Cundinamarca, Magdalena, Nariño e Norte de Santander) e diverse irregolarità in 15.000 seggi, dislocati in 18 dipartimenti.
Nel segnalare le debolezze del sistema elettorale, il comunicato, con il consueto cerchiobottismo dell'OSA, dichiara che sebbene ci siano stati episodi di violenza si può considerare un buon risultato l'abbassamento del livello di violenza generale, pur raccomandando, per evitare in futuro questo tipo di “inconvenienti”, di aumentare la formazione dei giurati, semplificare i meccanismi di voto e migliorare la trasmissione dei dati relativi ai risultati elettorali.
Allo stesso tempo, muove una richiesta al governo colombiano per rafforzare gli sforzi per garantire esiti migliori nelle elezioni presidenziali, che si celebreranno il prossimo 30 maggio.
Tuttavia, aldilà dei “ma” e dei “però” del comunicato OSA, il livello della violenza e delle pressioni esercitate dai paramilitari di Stato in diverse regioni del paese, come denunciato da diversi osservatori indipendenti e da numerose ong, è in realtà altissimo; non si contano i voti di scambio, le irregolarità, i morti che votano, i voti “multipli”, l’impossibilità di garantire la segretezza del voto e le urne fatte sparire nelle aree in cui più forte è il movimento popolare.
Basti pensare alla denuncia di Jorge Rojas, rappresentante di una ong per l’osservazione elettorale in Colombia, che ha dichiarato che gruppi di narcotrafficanti armati avevano fatto pressione su molti elettori affinché votassero candidati di estrema destra.
Il sistema elettorale nel regime colombiano non può garantire il diritto al voto ai cittadini colombiani, perché è una macchina preposta da almeno cinquant'anni alla spartizione del potere fra liberali e conservatori, rappresentanti dell'oligarchia e, negli ultimi tempi, per consegnare con la violenza ed attraverso brogli il potere in mano alla cricca del narcopresidente Uribe, o del prossimo fantoccio filo-statunitense utile a dilapidare le preziose risorse del paese a tutto vantaggio delle multinazionali e dell'oligarchia.
 
23/05 - Ambasciatore colombiano in Italia sotto processo per concussione
L'ex ministro dell'interno e dimissionario ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de La Vega , sarà processato in Colombia per il delitto di concussione. Dopo essere stato chiamato a giudizio, si è dovuto dimettere dall'incarico diplomatico che ricopriva a Roma.
Più volte abbiamo denunciato le nefandezze della diplomazia colombiana nel mondo, utilizzata dal governo fascista di Bogotá per riciclare, con incarichi forieri d’immunità, i più loschi personaggi del panorama politico nazionale. E come evidenziatosi con l'emergere della cosiddetta “Operazione Europa”, questi assassini dal colletto bianco hanno messo in piedi nel mondo una serie di operazioni illegali volte a spiare, schedare, minacciare e perseguitare (strumentalizzando le magistrature europee e costruendo montature) i membri dell'opposizione colombiana all'estero, i rifugiati politici, le organizzazioni di solidarietà con il popolo colombiano e persino alcune istituzioni europee, come la Commissione Europea per i Diritti Umani, nonché diversi europarlamentari.
Con il governo di Uribe la diplomazia è diventata anche una merce di scambio, con la quale sono stati compensati i servigi illegali che diversi funzionari hanno prestato al narco-presidente, muovendosi sistematicamente nel proprio operare sul terreno della criminalità organizzata.
E' il caso dell'ex console a Milano Jorge Noguera, già direttore della polizia politica DAS e amico intimo di capi paramilitari, che compilava di proprio pugno liste di sindacalisti e difensori dei diritti umani in Colombia, per poi passare tali nomi al paramilitarismo di Stato che provvedeva alla liquidazione fisica dei segnalati.
O il caso di Mario Montoya, ex capo dell'esercito coinvolto nel massacro della comunità di San José de Apartadó e in migliaia di casi di “falsos positivos” (eufemismo coniato dal fascista Juan Manuel Santos per minimizzare quelli che sono veri e propri crimini di lesa umanità); questo macellaio dalle stellette macchiate del sangue di migliaia e migliaia di colombiani, è l’attuale ambasciatore nella Repubblica Dominicana, dove tra l’altro si adopera per assassinare il noto dirigente rivoluzionario del Movimento Camañista, Narciso Isa Conde.
Nel caso di Sabas Pretelt, i fatti riguardano la corruzione di due senatori, peraltro rei confessi e già condannati per tale reato, ai quali sono stati offerti incarichi e vantaggi in cambio del proprio voto a favore di una modifica costituzionale che permise ad Uribe di farsi rieleggere alla presidenza della Repubblica nel 2006. Il paradosso di tale situazione sta nel fatto che sono stati scoperti e condannati i corrotti, ma non sono ancora stati processati i corruttori ed i mandanti.
Con il processo a Sabas Pretelt cade un altro pezzo del sistema di potere uribista, fondato sulla corruzione, sulla menzogna, sul paramilitarismo e sul narcotraffico, e si stringe il cerchio intorno al capo dei delinquenti colombiani, Alvaro Uribe, che dovrà essere processato davanti alla Corte Penale Internazionale per i crimini di ogni genere di cui si è reso responsabile in venti anni di carriera politica paramilitare.
E’ imperativo che i governi europei non concedano le credenziali a loschi figuri che vengono inviati a ricoprire funzioni diplomatiche, visto che tali poltrone si sono dimostrate un autentico ricettacolo di spie, assassini, corruttori e delinquenti internazionali, che con il loro operare nell'ombra mettono a repentaglio la sicurezza e la libertà di numerose persone in Europa, prendendosi gioco delle stesse istituzioni che li ospitano.
 
28/05 – LE FARC chiamano il popolo ad astenersi dal votare alle elezioni presidenziali
In un comunicato firmato dal Segretariato del suo Stato Maggiore Centrale, diffuso ieri via internet dalle montagne della Colombia in occasione del suo 46° anniversario di lotta ed esistenza, questa organizzazione guerrigliera si è pronunciata chiaramente sulle elezioni presidenziali del 30 maggio: “La contesa elettorale il cui primo turno culmina questo 30 maggio, è segnata dall’intolleranza e dalla scontrosità imposte dall’autocrazia uribista. Le proposte, i programmi e gli impegni con la nazione sono stati sostituiti dagli attacchi grotteschi e volgari e dalla propaganda nera, nel tentativo di presentare questo o quel candidato come alternativa ancor più reazionaria ed autoritaria di quella incarnata dal mandatario uscente. Tutti si sforzano di mostrare sottomissione all’impero, assumendo posizioni scioviniste contro i paesi vicini ma genuflesse di fronte all’impero del nord, come affermò Gaitán.”
 
Sempre in merito alle tetre prospettive che i candidati di tutte le risme offrono al popolo colombiano, le FARC aggiungono: “Nessuno ha parlato dei problemi vitali che mantengono la nazione nel più profondo abisso della disuguaglianza e del terrore. Tutti, all’unisono, promettono ancor più spese militari e guerra. Questo è l’oscuro orizzonte delineato da tali aspiranti, ed è per questa ragione che chiamiamo ad astenersi, convinti che soltanto la forza della mobilitazione di tutti i colombiani potrà imporre un destino sicuro di pace e di giustizia...”
Il riferimento è al fascista oligarca Juan Manuel Santos, già ministro della Difesa di Uribe e minaccia per la pace del continente, ed al “verde” Antanas Mockus, autoritario ultraliberista che, quale piccolo Obama, sta vendendo fumo, ossia un’immagine ed una promessa di cambiamento ad uso e consumo dei media e degli ingenui dalla memoria corta; ma anche al liberale Rafael Pardo, al destroide Vargas Lleras di Cambio Radical, alla conservatrice Noemí Sanín ed al rinnegato Gustavo Petro, del malconcio Polo Democratico Alternativo, che ha fatto di tutto per rendersi appetibile alla borghesia colombiana e smarcarsi dalla sinistra del Polo stesso.
Tutti questi politicanti, nessuno escluso, hanno giurato fedeltà assoluta alla politica terrorista della “Seguridad Democrática”, al libero mercato ed all’imperialismo USA. Senza soluzione di continuità, nessuno di essi ha parlato di soluzione politica e dialogata del conflitto sociale ed armato, di riforma agraria, di aumento reale della spesa pubblica sociale tagliando quella militare, o di ritiro immediato delle sette basi statunitensi in territorio colombiano. Nonostante alcune sfumature, rappresentano gli interessi del regime narco-terrorista colombiano, ossia della sua oligarchia.
Il comunicato, che ricorda che “le FARC-EP sono nate a causa dell’intolleranza, dell’esclusione e della persecuzione violenta da parte delle caste che ostentano il potere ed istaurano i governi”, ribadisce che “soltanto la lotta organizzata delle maggioranze insorte, come duecento anni fa, per lanciare il secondo grido per la nostra definitiva indipendenza, restituirà la terra alla produzione contadina, risolverà la crisi ambientale che provoca costanti disastri naturali ad ogni cambio di stagione e quella alimentare che uccide la nazione. E risolverà definitivamente il dramma degli sfollati, garantirà l’accesso all’educazione a tutti i livelli, alla sanità integrale, ad una casa dignitosa ed a un lavoro ben remunerato, ed assicurerà il pieno ed integrale esercizio dei diritti umani.”
 
30/05 - Alto ufficiale della polizia colombiana accusa il fratello di Uribe di omicidio e di aver creato e diretto un gruppo paramilitare
Un ex ufficiale della Polizia Nazionale colombiana, il maggiore Juan Carlos Meneses Quintero, ha accusato il fratello di Álvaro Uribe, Santiago Uribe Vélez, di aver creato e mantenuto nel corso degli anni 90 una struttura paramilitare interfacciata con le forze di polizia di Antioquia, “I Dodici Apostoli”. Secondo l'accusa, Álvaro Uribe non solo era conoscenza dell'esistenza di questo gruppo, ma ne appoggiava anche le attività illegali.
 
Il maggiore ha denunciato questi fatti circa un mese fa a Buenos Aires di fronte, fra gli altri, al Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, e a Carlos Zamorano della Lega Argentina per i Diritti dell'Uomo, chiarendo come aveva conosciuto il fratello di Uribe e in che modo aveva preso contatto con la struttura paramilitare in questione.
Nel 1993 Meneses era stato nominato comandante del Distretto di Polizia 7 con sede a Yarumal. Il capitano preposto al passaggio di consegne aveva spiegato da subito la situazione al neo-incaricato: “(Il capitano) mi ricevette e mi disse: vedi, Meneses, qui c'è una situazione molto particolare, c'è un gruppo di persone che fa pulizia, cioè pulizia sociale, nel senso che fa sparire le persone identificate come guerriglieri, ladri, sequestratori, ricattatori, o viziosi (sic). Guarda, devi solo collaborare quando questo gruppo va a fare un lavoro”.
Secondo quanto affermato da Meneses, l'ex comandante del Distretto aveva chiarito bene chi fosse al vertice di questo gruppo preposto alla “pulizia sociale”: “Il gruppo ha un capo che si chiama Santiago Uribe Vélez, che è il fratello del senatore (oggi narco-presidente) Álvaro Uribe. E' uno dei latifondisti della regione, e le sue proprietà si trovano nei pressi di Yarumal. E' il capo di questo gruppo paramilitare. Io ho collaborato, quel che faccio ogni volta che questo gruppo va a fare fuori qualcuno è far si che la polizia non reagisca: tieni sotto controllo i tuoi uomini, tienili occupati, così non vanno a prendere quelli che fanno questi lavoretti, questo è il modo per collaborare con Santiago”.
Dopo questo agghiacciante discorso, l'ex comandante fece conoscere a Meneses il fratello di Uribe, che si presentò così: “molto piacere, tenente, benvenuto a Yarumal, io ho questo gruppo che collaborerà tantissimo con lei, d'altronde anche io ho bisogno che lei collabori con loro; le forniranno molte informazioni e libereranno la zona per lei”.
Il narcopresidente Uribe proviene da una famiglia oligarchica del dipartimento di Antioquia, legata a filo doppio col paramilitarismo; basti pensare a suo cugino Mario Uribe Escobar, processato e arrestato in seguito alle dichiarazione dell'ex capo paramilitare Salvatore Mancuso.
Si avvicina il momento in cui, decaduta l'impunità che gli garantisce la Presidenza, dovrà pagare per i suoi numerosissimi crimini di fronte ad un tribunale internazionale o alla giustizia del popolo colombiano.
 
03/06 - Presidenziali colombiane: fra brogli e manipolazioni, vince di nuovo l'astensione
Nelle elezioni presidenziali di questa domenica l'astensione è stata del 51% degli aventi diritto. Secondo i dati forniti dal Registro Nazionale dello Stato Civile, ente responsabile dell'organizzazione e della pubblicazione dei risultati elettorali, dei 29.983.279 cittadini convocati alle urne hanno esercitato il diritto al voto solo 14.699.845 persone.
 
I colombiani che si sono presentati alle urne hanno votato per scegliere il successore di Uribe, che verrà eletto al secondo turno, previsto per il 20 giugno, poiché nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta delle preferenze.
I risultati, praticamente definitivi, delineano uno scontro al ballottaggio fra l'ex ministro della guerra Juan Manuel Santos, al 46,57%, ed il liberista ed autoritario Antanas Mockus, al 21,47%.
Al di là dell'astensione, vero partito vincitore delle elezioni colombiane da anni a questa parte, numerosi episodi di compravendita dei voti, anche questa domenica, hanno dimostrato l'illegittimità del processo elettorale colombiano.
A proposito di queste elezioni, il politologo venezuelano Faric Fraija ha ricordato i numerosi fattori d’irregolarità riscontrati dal Comitato di Osservazione Elettorale (MOE); non ultimo la gestione dei sondaggi gonfiati per Mockus.
Inoltre, la senatrice Piedad Córdoba ha proposto una lettura dei dati molto interessante, secondo la quale i sondaggi che attribuivano al candidato del partito “verde” aspettative di voto molto più alte, erano “fittizi e mediatici”, funzionali cioè a legittimare il processo elettorale: “l'establishment ha creato un candidato come Mockus per legittimare le elezioni. Sappiamo in molti che l'aumento dei suoi consensi è stato fittizio e mediatico”, ha affermato la senatrice.
Nonostante i sondaggi favorevoli a Mockus siano aumentati in valore assoluto di oltre il 300% negli ultimi giorni, i risultati elettorali effettivi hanno evidenziato una differenza abissale fra i due candidati: Santos, il candidato uribista, ha ricevuto ben più del doppio dei consensi del suo rivale. Si consideri che alcuni sondaggi alla vigilia della tornata elettorale davano Santos al 34% e Mockus al 32%.
Tuttavia, uno scarto così clamoroso tra sondaggi e risultati non si era mai visto, e lascia intendere che, come sempre, i brogli dell’apparato uribista-santista hanno giocato un ruolo di peso.
I sospetti (per non dire le certezze) su irregolarità e brogli non si fermano qui. Come è possibile che a oltre due mesi dalle elezioni del Congresso non si sappiano ancora i risultati definitivi, mentre poco dopo le presidenziali i dati sono già stati resi pubblici?
Evidentemente, in elezioni pilotate come quelle colombiane gli accordi per le poltrone al Congresso devono rispondere a interessi anche contrastanti in seno all'oligarchia e alla borghesia, con accordi per la spartizione del potere fra politici corrotti, e fra esponenti che rappresentano bande paramilitari, anche concorrenti fra di loro, ecc.; mentre le elezioni presidenziali rispondono ad interessi geopolitici internazionali sui quali, evidentemente, c'è ben poco da scherzare.
Come dice giustamente la senatrice Piedad Córdoba, il MOE “riporta centinaia di casi di brogli elettorali: il ben oliato apparato uribista”.
I problemi della Colombia non verranno certo risolti dal vincitore di queste elezioni- farsa, sia esso l'ultraliberista (e falsamente ecologista) Mockus, o tantomeno il guerrafondaio dell'oligarchia Santos, mandante dei “falsos positivos” e del bombardamento all’Ecuador. Solo la lotta e la mobilitazione del popolo colombiano potranno portare ad un effettivo e radicale cambiamento della società, che comporti il recupero della sovranità nazionale dalle ingerenze degli USA e delle multinazionali straniere, per una pace con giustizia sociale.
 
06/06 - Paramilitari di “Don Mario” descrivono l’orrore dei "falsi positivi" nel dipartimento del Meta
 
Secondo quanto riferito da alcuni paramilitari, tra il 2002 e il 2004 almeno 200 uomini dell'esercito colombiano sono stati coinvolti nell'assassinio di civili poi presentati come ‘guerriglieri abbattuti in combattimento’, fenomeno conosciuto in Colombia con l'eufemistica definizione di "falsi positivi", volta a sminuire -nelle intenzioni del suo inventore Juan Manuel Santos- la gravità dei fatti.
 
Dopo giorni di interrogatori di fronte alla Commissione di Giustizia e Pace gli uomini di Daniel Rendón Herrera, alias "Don Mario", il feroce capo paramilitare delle AUC,  hanno confessato la collaborazione tra paramilitari e ufficiali dell'esercito nel dipartimento del Meta in quelli che sono stati e sono veri e propri crimini di lesa umanità.
L' ex capo paramilitare e uomo di “Don Mario”, Luis Arlex Arango alias “Chatarro”, ha segnalato alcuni nomi di ufficiali coinvolti: il colonnello Cabuya de León, il maggiore Ricardo Efraín Arcos Rosero, il capitano Tamayo, il capitano Peña, il capitano Ricardo Sánchez e i tenenti “Chupo” e Torres del XXI Battaglione Vargas e della Brigata mobile n. 4 del Meta.
Nelle dichiarazioni sono menzionati alcuni dei sistemi adottati da paramilitari ed esercito per creare "falsos positivos"; Benjamín Parras, alias "Cony", ha segnalato che membri dell'esercito fornivano armi ai paramilitari affinché le ferite ai civili (poi presentati come guerriglieri) risultassero provocate da armi in dotazione all'esercito, presuntamente nel corso di scontri a fuoco.
Ad ogni modo, i funzionari della magistratura incaricati di recuperare i cadaveri si sono resi conto (a causa delle caratteristiche delle ferite, delle traiettorie dei proiettili e grazie alle autopsie) che i presunti guerriglieri morti in combattimento in realtà sono civili assassinati a sangue freddo.
Secondo “Cony”, il tenente Bastidas del XXI Battaglione Vargas gli ha personalmente consegnato un'arma per assassinare a sangue freddo un civile, presunto collaboratore della guerriglia, presentato come al solito come un guerrigliero morto in combattimento.
Jesús Roldán Pérez, alias "Julián", ha confessato di aver coordinato col capitano Peña un combattimento contro la guerriglia delle FARC nel 2003; dieci paramilitari morti nel confronto a fuoco sono stati poi travestiti con uniformi fariane per simulare una vittoria sul campo.
Il piano di incentivi alla guerra disegnato da Washington e messo in atto dal narcoparamilitare Uribe e dal suo ministro della guerra Santos (ora candidato alle presidenziali), ha portato ad un aumento esponenziale della violazione dei diritti umani in Colombia già calpestati dall'oligarchia, ossessionata dal desiderio di annientare con ogni mezzo tutte le forme di opposizione al regime. I risultati reali di questa dottrina sono ormai evidenti ai colombiani ed alla comunità internazionale: l'incapacità dello stato fascista colombiano e di tutti i suoi apparati di infliggere colpi significativi alle organizzazioni insorgenti, si traduce nell'assassinio di civili innocenti per mostrare ‘risultati’ nel confronto bellico.
 
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