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- popoli resistenti - colombia - 21-06-10 - n. 324
Bollettino di informazione al 23/06/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
09/06 - Nuove minacce paramilitari a 17 ONG in periodo elettorale
Il gruppo paramilitare autonominatosi “Comando Congiunto per la Pulizia” ha minacciato di sterminare 17 organizzazioni fra ong che lavorano in difesa dei diritti umani, sindacati ed associazioni contadine, in un clima di grande
tensione in vista del ballottaggio delle presidenziali.
In un messaggio diffuso via internet, questa banda di criminali afferma di voler eliminare le organizzazioni sociali perché si opporrebbero “allo sviluppo e alla sicurezza del paese”, e perché considerate vicine all'insorgenza.
Secondo il Centro di Ricerca ed Educazione Popolare – Programma per la pace (Cinep-PPP), “questa minaccia si somma al crescente numero di intimidazioni dello stesso tenore che hanno ricevuto numerose organizzazioni sociali, ong e difensori dei Diritti Umani, senza che fino a questo momento esistano chiare misure governative per far fronte a questo incremento di attacchi e persecuzioni, da parte del rinnovato paramilitarismo, ai danni delle organizzazioni della società civile”.
Il Cinep- PPP chiede al governo che indaghi sui colpevoli di queste minacce, che si proceda giuridicamente contro i responsabili e che vengano definite con chiarezza le misure di protezione e le garanzie che il governo stesso dice di offrire alle organizzazioni dei Diritti Umani, ai sindacati ed alle altre organizzazioni sociali del paese minacciate dal paramilitarismo di Stato.
Nonostante la ragionevolezza delle richieste difficilmente si avrà una risposta istituzionale, poiché le minacce paramilitari in periodo elettorale sono notoriamente funzionali all'oligarchia, di cui il narcogoverno colombiano è chiara espressione.
Secondo il presidente della Commissione Permanente della Politica Estera dell'Assemblea Nazionale venezuelana, Roy Daza, “in vaste zone del paese sono i paramilitari a decidere l'esito delle votazioni”, perché con l'uso della violenza “dicono alla gente per chi andare a votare”. Il deputato aggiunge che “ci sono denunce molto concrete relativamente alle elezioni parlamentari di marzo, tanto che nessuno ne conosce gli esiti, cioè non ci sono ancora risultati ufficiali in merito ad una parte dei parlamentari eletti”, ricordando che da quando la magistratura colombiana ha iniziato le indagini sulla “parapolitica” ben 75 deputati sono stati accusati di aver ricevuto voti per mezzo dei paramilitari. Questi rappresentano uno degli strumenti dello stato per condizionare, tramite minacce e violenze, le elezioni colombiane, i cui esiti sono anche dirottati con brogli di ogni tipo, e tramite la corruzione e compravendita del voto; queste elezioni, svuotate di qualunque significato democratico e completamente estranee all'esercizio del volere popolare, rappresentano esclusivamente una facciata per giustificare le decisioni dell’oligarchia, della borghesia, delle multinazionali straniere e dell’imperialismo statunitense.
12/06 - La Colombia e’ il paese al mondo con più sindacalisti assassinati
Per l’ennesima volta, il bilancio dei sindacalisti assassinati in lungo e in largo per il mondo vede la Colombia al primo posto.
Secondo la Confederazione Sindacale Internazionale (CSI), nel 2009 sono stati assassinati 101 sindacalisti, di cui 48 solo nel paese andino-amazzonico governato dal narco-terrorista Uribe Vélez.
Dei 48 ammazzati in Colombia, 22 erano dirigenti sindacali, tra cui 5 donne. Secondo Guy Ryder, segretario generale della CSI (organizzazione certamente non tacciabile di essere radicale o comunista), “ la Colombia è tornata ad essere il paese in cui difendere i diritti fondamentali dei lavoratori significa, con maggiori probabilità che in qualunque altro paese, una sentenza di morte...”.
La dittatura uribista è anche responsabile, in percentuale, della maggior quantità di attentati ed arresti arbitrari ai danni dei sindacalisti, che al pari di leaders ed attivisti popolari, contadini, studenteschi ed indigeni vengono considerati “nemici interni” da eliminare.
Mentre il padronato colombiano incrementa i propri profitti e plaude alle leggi liberticide ed antisindacali, il gigantesco apparato para-militare e repressivo dello Stato colombiano porta avanti, imperterrito, la guerra sporca e di bassa intensità contro i lavoratori ed il popolo.
Questa è la “democrazia” del piombo e del terrorismo di Stato. E nessuna elezione farsa, in cui un candidato autoritario ed ultra-liberista viene fatto passare per “progressista” e “portatore del nuovo” al fine di legittimarla, potrà lavare il sangue di cui il regime ha sempre più sporche le mani.
15/06 - Colombia, il paese dell’America latina che destina più PIL alla spesa militare
Secondo l’Istituto Internazionale degli Studi per la Pace , nel 2009 la Colombia è stata il paese che ha destinato la più consistente porzione del Prodotto Interno Lordo alla spesa militare, ossia ben il 3,7 %, equivalente a 10,055 miliardi di dollari.
Se in termini relativi la Colombia è al primo posto, in termini di spesa militare assoluta è seconda solo al Brasile (con 27,124 miliardi di dollari solo nel 2009). Inoltre, la spesa militare colombiana nel 2009 ha significato un incremento del 11 % della medesima rispetto al 2008.
A questa stratosferica cifra, del tutto ingiustificabile in un paese in cui oltre il 70 % della popolazione vive in condizione di povertà e senza accesso ai più elementari diritti e servizi, vanno sommati gli “aiuti” militari USA nel quadro del Plan Colombia (oltre 10 miliardi di dollari complessivi, più di 550 milioni solo nel 2009).
Questi dati, peraltro, non includono gli stanziamenti messi in cantiere per ristrutturare e/o istallare le “nuove” basi militari statunitensi in territorio colombiano, a cominciare da quella di Palanquero (Base Aerea Germán Olano, nel dipartimento di Cundinamarca), per la quale gli yankees hanno già approvato 46 milioni di dollari.
La dittatura narco-fascista di Uribe Vélez, che negli ultimi dieci anni ha incrementato la spesa militare del 111 %, ha tuttavia la sfacciataggine di accusare il Venezuela bolivariano di essere protagonista e detonatore di una corsa agli armamenti nella regione, quando è cosa risaputa che il principale destabilizzatore guerrafondaio in America Latina ha sede nel Palazzo di Nariño, a Bogotá.
Naturalmente, il regime narco-paramilitare colombiano taglia drasticamente la spesa sociale per incrementare senza soluzione di continuità quella militare, al fine di mantenere e rafforzare il più gigantesco apparato bellico e repressivo del Latinoamerica (oltre mezzo milione di effettivi tra Forze Armate e di Polizia).
L’obiettivo strategico, come più volte sottolineato, è duplice: da una parte, cercare (senza fortuna) di distruggere il movimento guerrigliero e sterminare quello popolare, di cui il primo è parte essenziale, e dall’altra dotarsi di quelli strumenti indispensabili a minacciare, destabilizzare ed aggredire i processi progressisti ed antimperialisti nella regione, tanto indigesti a Washington ed al “democratico” Obama.
Mai come adesso è stata così aderente alla realtà la denuncia che da anni ripetiamo: la Colombia è l’Israele dell’America Latina!
18/06 - Ripudio internazionale agli insulti di uribe al nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel
Relativamente alla testimonianza resa da un ufficiale della polizia colombiana, Juan Carlos Meneses, che ha di recente dichiarato di aver partecipato ad operazioni congiunte coi paramilitari del gruppo “I 12 Apostoli”, il narcopresidente Uribe, il cui mandato è ormai in scadenza, ha avuto la faccia tosta di insultare il premio Nobel per la Pace argentino, Adolfo Pérez Esquivel, che aveva raccolto le dichiarazioni di Meneses.
“Quello che richiama la mia attenzione”, ha affermato Uribe, “è la capacità dei criminali di penetrare la società. Hanno la capacità di convertire in utile idiota un Premio Nobel per la Pace , di convertire in utile idiota un sacerdote e di penetrare un giornale serio come il Washington Post” (che aveva ripreso le suddette denuncie di Meneses).
Il motivo di tanta acrimonia è molto semplice: il maggiore Meneses ha dichiarato che a fondare e dirigere il gruppo paramilitare menzionato è stato Santiago Uribe, fratello del narcopresidente.
La scomposta reazione di Uribe pretende di delegittimare il valore testimoniale delle dichiarazioni di Meneses, associandole ad una operazione criminale contro lui e suo fratello.
Diversi soggetti, in Argentina e America Latina ma anche in altri continenti, hanno condannato fermamente le gravi e minacciose dichiarazioni di Uribe.
Occorre precisare che Pérez Esquivel, che ha subito il carcere e la tortura durante la dittatura argentina e che attualmente è presidente della “Lega Internazionale per i Diritti Umani e la Liberazione dei Popoli”, ha avvalorato la testimonianza dell’ufficiale della polizia colombiana, confermandone l'attendibilità. Testimonianza che, alla luce della mancanza totale di garanzie di sicurezza e trasparenza, Meneses ha preferito rendere di fronte a personalità del mondo giuridico e culturale in Argentina.
Peraltro, la denuncia dei fatti non è isolata ed è confermata da documenti presentati da diverse ong, nonché dalle testimonianze dei familiari delle vittime, sopravvissuti alla persecuzione, che confermano l'esistenza di questa struttura paramilitare il cui centro nevralgico era la tenuta “ La Carolina ”, proprietà della famiglia Uribe Vélez.
E' imperativo rifiutare la strategia di impune insabbiamento di questo ed altri casi di violazione dei diritti umani, e rendere possibile il lavoro degli organismi incaricati di acclarare le gravi accuse di legami coi paramilitari del fratello del narcopresidente Uribe, la cui appartenenza organica al paramilitarismo criminale è sempre più inconfutabile e palese.
20/06 - Nuovo scandalo in Colombia: Santos azionista dell'impresa che gestisce la logistica elettorale!
Diversi settori hanno denunciato pubblicamente che il candidato presidenziale del partito della U, ed ex ministro della guerra sotto Uribe, Juan Manuel Santos, è azionista della ditta incaricata della logistica alle elezioni colombiane, la Unión Temporal Disproel (UTD).
La UTD, che ha ottenuto dal Registro Nazionale dello Stato Civile (RNEC, l'istituzione organizzatrice delle elezioni in Colombia), l'appalto per la distribuzione di formulari e kit elettorali, e della gestione logistica delle schede, è formata da un consorzio di imprese, alcune delle quali direttamente relazionate a Santos.
La UTD prepara sia le schede di prova sia quelle che si utilizzano effettivamente nelle elezioni, i kit elettorali, trasporta il complesso delle schede ai diversi municipi e ai seggi elettorali, raccoglie i formulari nonché le schede stesse dopo le elezioni; controlla dunque la logistica dell'intero processo delle votazioni.
Stando ai documenti presentati a sostegno della denuncia, il guerrafondaio candidato uribista dal 2002 al 2006 ha addirittura preso parte al consiglio di amministrazione di quattro di tali imprese, in qualità di azionista.
Dunque il narco-stato colombiano, attraverso il RNEC, ha appaltato la gestione delle elezioni ad una impresa nella quale il candidato strafavorito alle stesse elezioni è stato parte della giunta direttiva!
Ciò si aggiunge a quanto manifestato dalla Missione di Monitoraggio Elettorale, che ha denunciato la compravendita di voti, le estorsioni ai danni della popolazione civile da parte dei gruppi paramilitari e svariate forme di ricatto, il tutto a vantaggio di Santos.
L'intero sistema elettorale è corrotto fino al midollo, e i risultati di tali elezioni sono totalmente delegittimati; si tratta di un processo farsa, i cui esiti sono stati decisi a Washington, nelle cui mani la Colombia , più che un fedele alleato, è un semplice burattino: a tutto vantaggio del Pentagono, delle multinazionali e dell'oligarchia compradora.
23/06 - Moncayo: Uribe mi ha insultato e umiliato quando lavoravo per la liberazione di mio figlio
Il professor Gustavo Moncayo, padre del caporale Pablo Emilio Moncayo, recentemente liberato dalle FARC come gesto unilaterale per facilitare l'apertura di un negoziato per l'interscambio umanitario di prigionieri di guerra, ha dichiarato di essere stato pubblicamente umiliato da Uribe quando cercava soluzioni per poter liberare suo figlio.
Il professore, nel giugno del 2007, aveva iniziato una marcia di centinaia di chilometri, con destinazione Bogotá, per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale e internazionale sul tema.
“Ho marciato con l'illusione di arrivare a Bogotá e di sentirmi dire dal governo: bene, professore, facciamo un interscambio umanitario. Niente. Al contrario, sono stato umiliato proprio da Uribe in piazza Bolívar. Il mondo ne è stato testimone”.
Il 18 giugno scorso, lontano dai centri del potere da dove spesso è stato insultato dai narcogovernanti colombiani, primo fra tutti il mafioso Uribe, il professor Moncayo ha dichiarato:
“Nella campagna elettorale appena terminata non c'è stato un solo candidato impegnato per la pace in Colombia. Credo che nessuno di loro conosca da vicino il dramma degli sfollati, che nessuno abbia sentito sulla propria pelle il dolore dei familiari degli scomparsi, dei massacrati, di quelli che sono stati cacciati forzosamente dalle loro terre dai paramilitari per diventare cibo per coccodrilli”.
“Ora mio figlio è libero”, ha proseguito, “ma continuo ad insistere sull'urgenza non solo di un accordo con le organizzazioni armate, ma anche di soluzioni ai problemi di sanità, educazione, casa”.
“In questo iter”, ha concluso il professore, “ho conosciuto molte altre vittime, sfollati, familiari di desaparecidos, disoccupati. Senza essermelo proposto, mi sono trovato immerso in una problematica sociale molto più grande. Ci sono molti drammi che hanno toccato le mie fibre. Ora sono il risultato di tutto questo. Perciò sono convinto che occorre cercare l'uscita dal conflitto attraverso la negoziazione, non la guerra”.
La politica guerrafondaia di Uribe non ha prodotto alcun risultato, se non un aumento generalizzato del conflitto; d'altronde, senza rimuovere le cause sociali, politiche ed economiche che originano ed alimentano la guerra civile in Colombia, non sarà possibile ottenere una vera e duratura pace.
Se il successore di Uribe, come ampiamente prevedibile, non porrà le basi per un accordo umanitario, passaggio propedeutico indispensabile (benché non sufficiente) alla risoluzione del conflitto sociale ed armato, la pace resterà una chimera.
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