www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 06-09-10 - n. 330

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 04/09/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
26/07 - Venezuela rompe le relazioni diplomatiche col governo Uribe
Dopo che il già questionato per corruzione ambasciatore colombiano presso la OEA (Organizzazione degli Stati Americani) Hoyos ha presentato una rissosa quanto inconsistente relazione in merito alla presunta esistenza di accampamenti delle FARC in Venezuela, ha chiesto che una commissione con rappresentanti di tutti gli Stati entri nel paese per verificare la situazione nella zona di frontiera, dal lato venezuelano. L'ambasciatore venezuelano ha risposto che il problema della guerra civile in Colombia non è stato risolto dal governo Uribe, il quale cerca scuse al proprio fallimento, lanciando provocazioni, nemmeno nuove, nei confronti del proprio vicino. Riguardo alle ispezioni internazionali, ha affermato che sarebbe molto interessante ispezionare le basi nordamericane in Colombia, la cui presenza è la ragione del congelamento delle relazioni bilaterali in atto da circa un anno, ed è un peccato che la OEA si presti a show mediatici come quello inscenato dai colombiani, che non aiutano in nulla la ricerca di una soluzione civile e dialogata del lungo conflitto sociale ed armato colombiano.
Di fronte all'ennesima provocazione uribista, il presidente Chávez ha dichiarato che non resta altra opzione che “rompere completamente le relazioni con un governo mafioso come quello di Uribe”, il quale è capace di qualsiasi cosa, ed ha disposto la massima allerta per l'esercito venezuelano nella zona di frontiera, di fronte a possibili ulteriori provocazioni.
Nell'ottica di costruire un processo di pace con giustizia sociale in Colombia, che è di massima importanza, non solo per il popolo colombiano ma per la stabilità di tutta la regione, il principale ostacolo è rappresentato dal governo oligarchico e guerrafondaio colombiano, che esegue come una marionetta gli interessi imperialisti nordamericani, i quali hanno convertito la Colombia in un proprio spazio di manovra contro i processi democratici in atto nei paesi limitrofi, occupandone militarmente il territorio con sette basi.
Sarebbe della massima importanza al fine di costringere il governo colombiano a sedersi al tavolo dei dialoghi con la guerriglia, che i paesi della regione riconoscessero definitivamente il carattere di forza belligerante della stessa, insistendo nell'applicazione per il conflitto colombiano delle disposizioni previste nel secondo protocollo aggiuntivo delle convenzioni di Ginevra.
 
27/07 - Forni crematori per far scomparire i corpi delle vittime del paramilitarismo
Gli impressionanti numeri degli omicidi compiuti, gonfiavano le statistiche a tal punto che per diminuirne l'impatto è stato introdotto l'uso di forni crematori per industrializzare lo smaltimento dei cadaveri e far scomparire in parte le tracce della mattanza che si è scatenata contro il popolo colombiano. Tale carneficina si è incrementata durante il periodo di Uribe, con la cosiddetta sicurezza democratica”, versione colombiana della già tristemente nota “sicurezza nazionale”.
Il paramilitare Iván Laverde Zapata ha confessato davanti ai magistrati che oltre ad istallare i forni crematori, nel dipartimento di Antioquia, quando Uribe ne era governatore, le vittime venivano gettate nel fiume Cauca. Oltre al dipartimento di Antioquia, la testimonianza fa riferimento a quanto accaduto nella aree rurali del dipartimento di Santander. L'altra tecnica per far scomparire i corpi del “nemico” è stata quella di farli a pezzi e gettarli in fosse comuni, di cui si è avuta una mostruosa evidenza pochi giorni fa, con la certificazione dell'esistenza della fossa della Macarena, nel dipartimento sudorientale del Meta, contenente i resti di oltre 2000 vittime.
L'esistenza dei forni crematori, di cui si aveva notizia anche se mancavano testimonianze dirette e confessioni, è un'ulteriore prova del carattere sistematico e pianificato che il terrore statale-paramilitare ha assunto negli anni in Colombia.
Riportiamo parte dell'allucinante testimonianza del paramilitare: “ci sono molti morti che non sono stati ritrovati perché qui nelle vicinanze di Medellín, ad un'ora, si trovavano dei forni crematori. Molta gente è stata bruciata. Io ho assistito a questi fatti […]. Tra il 1995 ed il 1997 le vittime venivano buttate nel Cauca, dopo aver aperto i corpi e averli riempiti di pietre […], avendo l'ordine di far scomparire le vittime, è sorta l'idea dei forni crematori […]. Dell'istallazione del forno si è occupato Daniel Mejía, era delle Auc e della “oficina de envigado”. Il forno lo faceva funzionare un tale detto “funeraria”, credo si chiamasse Ricardo, mentre due signori si occupavano della manutenzione delle griglie e delle ciminiere, perché si ostruivano col grasso umano […]. Portavamo al forno tra le 10 e le 20 vittime a settimana, vive o morte, e vi era tutto un procedimento da seguire: quando arrivavamo bisognava suonare e ci dicevano “questa spazzatura portatela giù”, allora andavamo dentro e le portavamo in sacchi di plastica per non sporcare di sangue. Dopo aver dissanguato il cadavere, ci chiedevano: “chi lo manda questo?”. Avevano una cartella in cui annotavano tutto. Noi entravamo e dovevamo aspettare le ceneri... poi si mostravano a Daniel e si buttavano al fiume o dove ci dicevano. Il forno fu inaugurato gettandovi dentro una persona viva, perché aveva rubato dei soldi [...]”.
Purtroppo c'è ancora chi non vuol capire, nemmeno di fronte a queste cose, che la formazione e lo sviluppo dell’insorgenza è essenzialmente una risposta popolare di resistenza di fronte alla barbarie statale-paramilitare e la strategia contro insorgente adottata si appoggia sull'idea di perpetrare ogni tipo di atrocità contro il popolo colombiano, per sottrarre fisicamente alla guerriglia la propria base di sostentamento.
Un eventuale processo di pace in Colombia, non può costruirsi senza il riconoscimento internazionale delle FARC.EP come parte belligerante di un conflitto interno e senza il conseguente ristabilimento della verità storica.
 
29/07 - Emergono altre fosse comuni, prodotto della “sicurezza democratica” di Uribe, oltre a quella della Macarena
I contadini colombiani della zona di San Onofre (dipartimento di Sucre, nord della Colombia) hanno rotto il silenzio, denunciando i massacri a cui sono stati sottoposti negli ultimi dieci anni, nell'indifferenza della “comunità internazionale”.
Il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato ha registrato in quest'area 75 massacri con più di 4000 vittime, molte delle quali si trovano sepolte in fosse comuni. Inoltre, un gran numero di profughi interni non ha potuto tornare nei propri luoghi d'origine a causa della mancanza di garanzie da parte dello Stato. Molti cittadini hanno reso testimonianza degli omicidi, delle mutilazioni dei loro compagni e posteriormente della loro scomparsa in fosse comuni.
I familiari dei leaders assassinati esigono ora una commissione d’inchiesta dei fatti, come sta avvenendo per la gigantesca fossa comune della Macarena (dipartimento del Meta).
E proprio in seguito all’assemblea pubblica, realizzata pochi giorni fa alla Macarena, l'organizzazione “Reiniciar” ha denunciato una persecuzione da parte del governo nei confronti di chi vi ha partecipato.
Il narcopresidente Uribe, massimo esponente del terrorismo paramilitare di Stato, ha qualificato pubblicamente i testimoni e gli accompagnatori istituzionali, nazionali ed internazionali, come “portavoce del terrorismo”. A questo proposito, la senatrice colombiana Gloria Inés Ramírez ha affermato che: “qualificando come terroristi le vittime, i difensori dei diritti umani ed i parlamentari che hanno convocato l'assemblea pubblica, il governo sta dicendo chiaramente e direttamente ai propri militari che siamo un obiettivo militare”.
Davanti al fallimento della politica fascista della “Sicurezza Democratica”, e smascherato dai primi ritrovamenti di ciò che ha prodotto il suo piano di massacrare il popolo indifeso per togliere alla guerriglia il suo appoggio, il mafioso Uribe cerca di occultare i fatti minacciando direttamente chi li scopre o li evidenzia, inventando manovre diversive come le recenti provocazioni nei confronti dei paesi vicini. Tuttavia, è ora che risponda dell'infinita serie di crimini commessi durante la sua amministrazione davanti ad un tribunale internazionale o di fronte al popolo colombiano.
 
30/07 - Viene a galla il terrore senza fine della “sicurezza democratica”
Ormai non passa giorno senza che vengano scoperte nuove fosse comuni in Colombia, nelle quali sono stati gettati i corpi smembrati delle vittime civili del terrorismo statale-paramilitare, enormemente accresciuto dalla politica uribista della “Sicurezza Democratica”. L'ultimo ritrovamento è relativo alle fosse scoperte nel terreno di una delle residenze del fu capo del cartello di Medellín, Pablo Escobar Gaviria, amico intimo della famiglia Uribe; i resti umani rinvenuti nella fossa, però, testimoniano di omicidi avvenuti tra il 2002 ed il 2004, durante la prima presidenza Uribe. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla confessione di un paramilitare già attivo nel dipartimento di Antioquia. Gli inquirenti ritengono che tale luogo degli orrori sia solo il primo di una serie di fosse comuni, presumibilmente ubicate in zone limitrofe. Il gruppo che ha compiuto questi crimini si trovava sotto il comando di Oliverio Isaza Gómez, che si faceva chiamare “Terror”. Mentre sono in corso le indagini, si moltiplicano a valanga le denunce di familiari, amici, compagni delle vittime. In un'altra zona del paese, non lontano dalla Macarena, dove è stata trovata la fossa comune più grande d'America con circa 2000 cadaveri, una nuova agghiacciante testimonianza ha prodotto sdegno e sconcerto. Un gruppo di contadini, la cui identità non è stata divulgata per ragioni di sicurezza, ha mostrato le foto dei corpi di due di loro torturati per un'intera giornata e poi uccisi, nel giugno del 2007. I responsabili appartengono alla Brigata 12 dell'Esercito, che insieme ai paramilitari si è fatta carico di eseguire la politica della “Sicurezza Democratica” nelle aree rurali del dipartimento del Meta. Il movente, sempre lo stesso: fare terra bruciata nelle aree rurali per isolare dal popolo i combattenti guerriglieri, e imporre la maggior brutalità possibile al fine d’infondere il terrore in coloro che sono rimasti. I contadini hanno raccontato come si sono svolti i fatti di cui sono stati testimoni. Le raccapriccianti foto mostrate evidenziano come in un caso siano stati scarnificati gli arti della vittima, mentre nell'altro è “stata fatta scendere la lingua come una cravatta” lungo il corpo sgozzato del cadavere.
È indubitabile che simili rituali macabri abbiano come obiettivo il servire “da esempio”, nell'ottica di ottenere col terrore l'abbandono delle proprie terre da parte della popolazione civile.
Questa è la barbarie fascista che continua a rappresentare la “Sicurezza Democratica”, in cui esercito e paramilitari hanno mano libera in nome della lotta controinsorgente, per compiere le atrocità più aberranti, sicuri del fatto che nel 99,5% dei casi questi crimini rimangono nella totale impunità. È ora che le istituzioni europee smettano di chiamare “Democrazia” il sistema politico di un paese che produce ogni anno più morti civili e desaparecidos di quanti sia riuscita a produrre l'intera dittatura militare di Pinochet in Cile nella sua “lotta contro il comunismo”, e si adoperino per aiutare a processare e condannare i responsabili politici e militari del genocidio che lo Stato ha perpetrato in Colombia.
 
03/08 - Associazione contadina colombiana chiede un'ispezione dell'ONU su fumigazioni e violazioni dei diritti umani
I portavoce dell'ASOCBAC, Associazione Contadina del Bajo Cauca, hanno sollecitato una visita da parte di organismi internazionali per verificare la drammatica situazione vissuta dalle popolazioni locali a causa delle fumigazioni con glifosato, che hanno portato alla contaminazione di fonti idriche, malattie negli abitanti e generali condizioni di miseria per la perdita di coltivazioni di prodotti alimentari di base.
Secondo un comunicato diffuso da Hirma Ligia Granda, direttrice dell'associazione, la presenza di organizzazioni ufficiali e non governative sarebbe utile per sostenere la denuncia dei contadini: “Chiediamo che sul piano internazionale e nazionale si venga a conoscenza della lotta per le terre, causata dall'alta concentrazione di fondi agricoli in mano a latifondisti e narco-proprietari terrieri, che godono dell'appoggio delle autorità, e delle politiche repressive ufficiali di fronte al fenomeno delle coltivazioni illecite nella regione del Bajo Cauca, dipartimenti di Antioquia e Córdoba; e si venga a conoscenza della mancanza di appoggio del governo nel trovare soluzioni e sostenere l'agricoltura”.
Víctor Tobón, dirigente dell'associazione, ha segnalato che gli accordi fra contadini e autorità, ottenuti in seguito a proteste e cortei per implementare una reale politica a sostegno dell'agricoltura tradizionale, sono stati sistematicamente violati dal governo, che ha effettuato operazioni militari, eradicazioni manuali e fumigazioni con glifosato.
Alle minacce e ai crimini dei paramilitari, tutt'altro che smobilitati, si sommano le sopraffazioni e gli arresti arbitrari dei rappresentanti delle comunità locali; negli ultimi due mesi sono stati assassinati Cecilia Granda Meza, presidentessa del municipio di Palmira, suo marito José Anaya e Gabriel Orrego, contadino della zona. Inoltre, alcuni gruppi di estrema destra al servizio dei latifondisti hanno ucciso Joaquín Emilio García Lopera, coordinatore delle vittime del Bloque Mineros delle AUC (il feroce cartello di paramilitari colombiani, presuntamente smobilitati ma tuttora operativi sotto altri nomi), e José Antonio Betancourth López, il portavoce dei contadini firmatario degli accordi raggiunti in seguito alle massicce proteste contadine in questa zona.
ASOCBAC ha lanciato infine un allarme umanitario di fronte alla sparizione forzata del leader contadino José Alcides Ochoa, detenuto in forma arbitraria ed illegale dalle truppe della Brigata Mobile n. 25 della VII Divisione dell'Esercito, accusata di violare continuamente i Diritti Umani dei contadini.
Le fumigazioni con glifosato, veleno prodotto dalla multinazionale Monsanto, lungi dal risolvere il problema della droga, hanno avvelenato l'ambiente e distrutto migliaia di ettari di piantagioni legali di sussistenza; esse fanno parte di una strategia complessiva atta a favorire lo sfollamento forzato dei contadini, costretti a ottenere nuovi campi attraverso la deforestazione. Ovviamente, manca la volontà di risolvere il problema alla base, attraverso una politica integrale di sostegno alla reintroduzione progressiva di coltivazioni lecite per il sostegno alimentare dei contadini, dato che il narcogoverno colombiano ha tutto l'interesse a mantenere la consistente produzione di foglia di coca; in questo modo può lucrare alle spalle dei contadini poveri, che coltivano la foglia di coca ma trattengono una percentuale infima degli enormi guadagni che restano in mano alle mafie paramilitari ed alle oligarchie di cui il para-stato colombiano è espressione (cioè i veri narcotrafficanti), nonché al grande capitale transnazionale, che immette permanentemente nel circuito legale questa massa enorme di denaro riciclandolo nelle banche di Miami, Las Vegas e nei vari paradisi fiscali.
 
05/08 - Magistrato ecuadoriano chiede l'estradizione di J.M. Santos
Il magistrato Carlos Jiménez, della provincia ecuadoriana di Sucumbíos, ha chiesto alla Corte Nazionale di Giustizia di procedere con le pratiche per ottenere l'estradizione di J.M.Santos, accusato di omicidio e sulla cui testa pende già un mandato di cattura in tutto il territorio nazionale. Il neoeletto presidente Santos, come ex ministro della Difesa, è responsabile dell'attacco -condotto con la regia del Pentagono il 1 marzo 2008- contro un accampamento diplomatico delle FARC, che si era provvisoriamente installato in territorio ecuadoriano al fine di ricevere delegati internazionali che facilitassero uno scambio di prigionieri tra le parti belligeranti nel conflitto interno colombiano.
Nell'attacco caddero il capo della diplomazia guerrigliera, il Comandante Raúl Reyes, una ventina di guerriglieri, quattro studenti messicani ed un cittadino ecuadoriano.
Oltre a Santos sono inquisiti Freddy Padilla (ex capo dell'esercito colombiano) ed il capo della polizia Oscar Naranjo.
Santos, che prenderà posto sullo scranno presidenziale colombiano il prossimo 7 agosto, è anche responsabile, insieme con il narcopresidente Uribe, dello scandalo degli omicidi di civili compiuti dall'esercito e chiamati eufemisticamente “falsi positivi”, oltre che di tutto il terrorismo statale-paramilitare che sta iniziando ad emergere con il ritrovamento delle prime fosse comuni e che ha causato la peggiore tragedia umanitaria dell'America Latina, un vero e proprio genocidio condotto sistematicamente ai danni del popolo colombiano.
È necessario che anche i paesi europei (una delegazione di europalamentari ha certificato l'esistenza della fossa comune della Macarena, contenente i resti di circa 2000 vittime) diano un contributo alla ricerca della verità, della pace e della giustizia in Colombia, aiutando a processare i responsabili degli innumerevoli crimini che sono stati compiuti sotto il regime della fascista “Sicurezza Democratica”.
 
07/08 – Investigatore della polizia colombiana ammette manipolazioni di prove giudiziarie
L’investigatore della Polizia colombiana Ronald Coy, testimone dell’accusa nel processo contro la dirigente del sindacato FENSUAGRO, Liliany Obando, per presunti vincoli con l’insorgenza delle FARC-EP, ha ammesso di aver manipolato le informazioni che si trovavano nel pc “recuperato” dopo l’attacco perpetrato dall’Esercito colombiano in Ecuador, il 1 marzo del 2008. Alla domanda “…accedette alle informazioni e le manipolò prima che le stesse fossero sottoposte ad accertamento giuridico, senza che esistesse allora l’autorizzazione legale per farlo?” La risposta è stata inequivocabile: “Sì signore”.
Il presunto contenuto del pc appartenete al Comandante Raúl Reyes, assassinato a sangue freddo su ordine del neoeletto presidente Juan Manuel Santos (allora Ministro della Difesa), è stato usato per imbastire una campagna martellante di criminalizzazione orchestrata dal governo Uribe e diretta contro tutti coloro che si sono adoperati per facilitare una soluzione politica e pacifica della guerra in corso.
La profonda corruzione in cui versa il sistema giuridico colombiano non è che lo specchio della necrosi di una classe politica mafiosa, espressione di un’oligarchia sanguinaria, che non riesce più a reggere le contraddizioni generate dalla profonda diseguaglianza sociale; e che deve ricorrere alla menzogna per permettere a una cieca “comunità internazionale” di continuare a riconoscere questa cricca di criminali, invece di processarli per crimini di lesa umanità.
 
10/08 - Denunciate 140 fosse comuni nel dipartimento del Cesár
Conseguentemente alle confessioni di alcuni paramilitari colombiani, sono state identificate 140 nuove fosse comuni solo nel dipartimento del Cesár. Le confessioni hanno confermato le denunce presentate da oltre 20.000 persone negli ultimi anni, senza che fossero realizzate inchieste adeguate e tanto meno venisse imbastito alcun processo. Occorre tener conto del fatto che la maggior parte dei crimini non è stata denunciata dai familiari delle vittime per timori di rappresaglie, mentre i cadaveri di persone ritenute scomparse vengono quotidianamente rinvenuti dentro queste fosse. Per il momento non si conosce il numero delle vittime, ma le stime delle organizzazioni sociali parlano di un olocausto di 140.000 assassinii nel periodo della fascista “Sicurezza Democratica” di Uribe; e tale politica, finalizzata al massacro della popolazione civile per eliminare la base sociale di appoggio della guerriglia, andrà avanti sotto il governo Santos fino a quando questi non sarà costretto ad aprire dei dialoghi di pace che pongano fine alla decennale guerra civile.
Non vi sono più scuse per non processare e condannare il narco-criminale Uribe, massimo responsabile del terrorismo statale e paramilitare negli ultimi anni. Ma non si può dimenticare che il nuovo presidente Santos, suo complice e continuatore, deve essere posto di fronte alla sua parte di responsabilità, indipendentemente dal fatto che proverà ad utilizzare tutto il potere dello Stato per cercare di farla franca.
 
14/08 - UNASUR esaminerà piano di pace per la Colombia
La senatrice colombiana Piedad Cordoba, in qualità di portavoce dei “Colombiani per la Pace ”, ha annunciato che presenterà ufficialmente nei prossimi giorni in Argentina una proposta di pace che includa dialoghi con tutti i soggetti armati del conflitto, tanto statali e parastatali come guerriglieri, con l'appoggio e l'accompagnamento dei paesi di UNASUR. L'iniziativa conta con l'appoggio del presidente di UNASUR ed ex presidente argentino Nestor Kirchner, e sarà discussa nella prossima riunione di tale organismo multilaterale. Specialmente i paesi confinanti con la Colombia sono interessati al fatto che si possa trovare una soluzione politica alla guerra civile che insanguina la Colombia da oltre 60 anni, visto che l’escalation bellicista del governo colombiano ha messo a rischio la sicurezza dell'intera regione, e quasi tutti i paesi latinoamericani, pur con diversi accenti, hanno condannato la massiccia presenza militare nordamericana nel vicino paese e l'attacco criminale perpetrato in Ecuador dall'esercito colombiano il 1 marzo 2008. Le sette basi statunitensi sono infatti una diretta minaccia ai processi progressisti e antimperialisti della regione, e la strategia bellica del Pentagono, eseguita supinamente da Bogotá, mira ad estendere ed internazionalizzare il conflitto colombiano al fine di destabilizzare in modo particolare il Venezuela, sede della riserva petrolifera più grande del mondo. Risulta fondamentale che dopo l'annuncio del Comandante in Capo delle FARC-EP, Alfonso Cano, in merito alla disponibilità della guerriglia a dialogare con il governo colombiano per trovare una soluzione civilizzata alla guerra civile in corso, i paesi latinoamericani danneggiati dalla corsa guerrafondaia dell'oligarchia colombiana, e per questo legittimati a rifiutare tale minaccia e ad intervenire diplomaticamente nella costruzione di un dialogo tra le parti belligeranti, sappiano esercitare una adeguata pressione nei confronti dell'unico soggetto regionale che ha sistematicamente rifiutato ogni proposta di pace, il governo colombiano sponsorizzato da Washington.
 
18/08 - Bimbo di 11 anni assassinato dall’esercito, e la popolazione insorge nel Santander
Gli abitanti del municipio di El Tarra, nel dipartimento di Santander, si sono rivoltati contro l’Esercito dopo che lo stesso aveva assassinato un bambino di soli undici anni, e ferito gravemente altri tre minorenni. Di fianco al cadavere del minore trucidato, i militari hanno “seminato” una pistola al fine di giustificare “l’abbattimento di un pericoloso sovversivo”. Affermazioni, queste, smentite dalla stessa popolazione locale la cui rabbia si è tradotta in una forte protesta. Negli scontri sono stati dati alle fiamme tre veicoli militari pesanti e la sede locale della Banca Agraria, il Palazzo municipale è stato bersagliato da ripetute sassaiole e i militari sono stati assediati ed obbligati a rifugiarsi nella caserma del battaglione fino a notte fonda.
Questo non è che l’ennesimo “falso positivo”; pur di presentare risultati sul piano militare (ad onor del vero, tutt’altro che esaltanti), l’Esercito colombiano non esita a trucidare anche dei bambini pur di farli passare per guerriglieri e incassare premi e benefici per questi “atti di eroismo”.
Il popolo, questa volta, non è stato a guardare con le mani in mano, ed esigendo giustizia ha fatto sentire la propria voce agli assassini in divisa. Una risposta decisa e senza paura all’ennesimo crimine di Stato, la cui impunità può essere scongiurata esclusivamente attraverso la lotta popolare, sistematica e tenace, contro il regime fascista dell’illegittimo Juan Manuel Santos.
 
20/08 - Morales e Chávez criticano duramente la presenza militare statunitense in Colombia
Il 15 agosto, in occasione della chiusura del IV Forum Sociale delle Americhe, il presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato che “dove esistono basi militari non si garantisce la dignità, l'integrazione e lo sviluppo”, con riferimento alle basi militari statunitensi in Colombia. “L'imperialismo cerca di dominarci e sottometterci. Col pretesto della lotta contro il terrorismo ed il narcotraffico, intende impossessarsi delle nostre risorse naturali”, ha proseguito.
Il Forum, al quale hanno assistito circa 10.000 partecipanti dall'America Latina e dall'Europa, si è concluso con un'esortazione a movimenti, organizzazioni e reti sociali del continente a raddoppiare gli sforzi nella lotta per la sovranità dei popoli della regione.
Dal canto suo, il presidente venezuelano, Hugo Chávez, in un'intervista telefonica rilasciata alla televisione di stato venezuelana lunedì 17 agosto, ha avvertito che gli Stati Uniti hanno la capacità di provocare un incidente alla frontiera fra Venezuela e Colombia, con l'obiettivo di destabilizzare la regione, reiterando la sua preoccupazione per le basi militari statunitensi in Colombia, e indicando che esse rappresentano una minaccia costante: “Rappresentano un pericolo permanente, a tutte le ore”, ha chiarito il mandatario venezuelano. “Queste sette basi militari in Colombia sono una vera minaccia”, ha ribadito, aggiungendo che “deve essere molto cinico un politico che non lo riconosca, o molto ignorante oppure molto ingenuo”.
Chávez ha inoltre evidenziato che in una recente riunione di Unasur (Unione delle Nazioni Sudamericane) è stato ratificato il concetto per il quale ogni paese è libero di fare accordi con altre nazioni, purché questi non compromettano la sicurezza delle nazioni vicine.
L'accordo fra Colombia e USA, la cui legittimità è stata negata dalla Corte Costituzionale colombiana negli ultimi giorni, rappresenta un reale pericolo per i paesi vicini (Venezuela in primis), poiché costituisce uno strumento fondamentale per un intervento militare degli Stati Uniti nella regione.
Tale accordo si configura come una completa svendita della sovranità nazionale, posto che, ad esempio, i velivoli nordamericani hanno accesso libero al territorio colombiano ed è previsto l'uso di infrastrutture della rete di telecomunicazioni “senza richiesta, né concessione di licenza né costo alcuno”; il posizionamento di stazioni di ricevimento di onde radio e televisive da satellite, nonché l'ingresso di personale degli Stati Uniti in Colombia senza passaporto.
Tali privilegi sono accordati a militari e civili statunitensi, ai loro coniugi e figli, a contractors e personale vario. Come ciliegina sulla torta, in un paese martoriato dal narcotraffico internazionale, supportato da mafie, paramilitari e militari colombiani (e dal narcogoverno di Uribe prima e di Santos poi), e noti gli innumerevoli casi di militari yankee loro complici, l'accordo prevede l'immunità giudiziaria per i nordamericani coinvolti in attività illecite e/o crimini di guerra.
 
22/08 - La corte costituzionale colombiana invalida il trattato con gli USA per le sette basi statunitensi
Il presidente della Corte Costituzionale colombiana, Mauricio González, lo scorso 17 agosto ha reso nota la sentenza che invalida l'accordo per l'installazione di sette basi militari statunitensi in Colombia, siglato nell'ottobre del 2009 da Jaime Bermúdez, ex ministro degli esteri di Uribe, e dall'allora ambasciatore degli Stati Uniti a Bogotá, William Brownfield.
Secondo il pronunciamento, il governo dispone di un anno di tempo per modificare l'accordo e sottoporlo al Congresso della Repubblica.
Lo scorso luglio il magistrato Jorge Iván Palacios aveva accusato il governo Uribe di aver travalicato i limiti delle sue funzioni, per aver dato carta bianca all'aumento della presenza militare statunitense nel paese; la Corte Costituzionale ha confermato la validità di quest'accusa, stabilendo che lo sciagurato accordo costituisce un nuovo trattato internazionale, e non un'aggiunta al vigente trattato del 1974, per cui l'ex narcopresidente avrebbe dovuto farlo ratificare al Congresso.
Con l'atteggiamento sprezzante e la superbia che lo contraddistinguono, Uribe Vélez aveva deciso di non richiedere l'approvazione parlamentare, arrogandosi il diritto di sottoscrivere il nuovo trattato adducendo non meglio chiarite “motivazioni di urgenza”.
Ora l'illegalità e l’illegittimità di tale trattato, ampiamente denunciate dalle organizzazione popolari colombiane e di tutto il mondo, così come da diversi paesi latinoamericani, sono state ribadite dal più alto organo di controllo costituzionale.
Sebbene l'oligarchia asservita agli USA controlli ampiamente il Congresso, e dunque è probabile che esso lavorerà per un'approvazione del trattato modificato, questo fatto rappresenta un’ulteriore sconfitta politica per l'uribismo e per il degno continuatore del narco-mafioso di Bogotá, Juan Manuel “Chucky” Santos, neopresidente a capo di un governo debole e illegittimo, che esordisce nel suo nuovo ruolo con questa pesante tegola sulla testa.
 
24/08 - Condannata la presenza di Uribe nella commissione d’inchiesta onu sui crimini sionisti contro la flotta ‘Free Gaza’
Attraverso un comunicato del suo attivista e fondatore Adam Shapiro, l’associazione Free Gaza ha denunciato con determinazione la partecipazione dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe Vélez, in qualità di vice-presidente, alla commissione ONU creata da Ban Ki Moon per investigare i crimini commessi dall’entità sionista contro la flotta solidale con Gaza.
“La presenza di Alvaro Uribe rappresenta un serio problema, perché costituisce un ostacolo per la futura inchiesta a causa del drammatico record di violazione di diritti umani da parte del suo governo, certificato proprio dalle Nazioni Unite e da organismi indipendenti”, ha dichiarato Shapiro all’agenzia cinese Xinhua.
La Commissione è composta dall’ex primo ministro neozelandese Geoffrey Palmer come presidente, Alvaro Uribe, come vice-presidente, Yosef Ciejanover come rappresentante israeliano e Ozden Sanberk per la Turchia ; essa avrebbe in teoria il compito di verificare la dinamica dei fatti del 31 maggio scorso, quando l’esercito israeliano attaccò la flotta di Free Gaza composta da 9 imbarcazioni che tentavano di rompere l’embargo imposto da Israele contro la popolazione civile della striscia di Gaza.
Le navi, che stavano trasportando beni di prima necessità come il cemento, necessario alla ricostruzione di case, scuole ed ospedali distrutti nella Striscia di Gaza durante l’operazione “Piombo Fuso”, sono state assaltate dall’esercito di Tel Aviv i cui soldati, armi in pugno, hanno ucciso 9 militanti turchi solidali con il popolo palestinese.
Il ritrovamento della più grande fossa comune in America Latina, le cui vittime risalgono al periodo della prima presidenza Uribe, i legami di questi con il narcotraffico ed il paramilitarismo, i comprovati tentativi di corruzione per garantirsi un terzo mandato presidenziale e l’infinita scia di sangue lasciata in Colombia da questo ex presidente fascista e mafioso, ne delegittimano qualunque “sistemazione” post-mandato che non sia un processo da parte della giustizia internazionale o di quella popolare, a cui prima o poi Uribe dovrà rispondere.
 
26/08 - Destituito l’attuale ambasciatore colombiano in Italia
L’attuale ambasciatore colombiano in Italia, Sabas Pretelt de la Vega , è stato destituito e inabilitato a ricoprire pubblici incarichi per un periodo di 12 anni. La decisione della Procura colombiana è stata presa dopo che lo scandalo sulla rielezione fraudolenta dell’ex presidente Alvaro Uribe aveva messo in luce come i crimini di corruzione fossero serviti a vari parlamentari per garantire allo stesso Uribe un secondo, illegale ed illegittimo, mandato. Pretelt de la Vega , che al tempo dei fatti contestatigli ricopriva la carica di ministro della Giustizia (sic), ha risposto di aver già presentato ricorso in quanto le accuse non gli sono state mosse dal Giudice della Corte Suprema, ma dal suo vice.
Formalità a parte, la sostanza dimostra come questo criminale in giacca e cravatta, attivo nel nostro paese, sia solo l’ennesima mela marcia di quell’albero putrefatto e decomposto che è il governo colombiano. Dopo il caso di Jorge Noguera, l’ex console a Milano già arrestato per paramilitarismo, ora è il turno dell’ambasciatore. Chissà quale altro criminale manderà il governo Santos a Roma, e come verrà accolto da tutti quegli esponenti delle nostre “democratiche istituzioni” che hanno accreditato simili personaggi senza nemmeno fare una piccola ricerca su Google; sarebbe infatti bastato solo questo per “rendersi conto” dei loro curriculum...
 
28/08 - Giuristi colombiani denunciano Uribe per alto tradimento, abuso di potere e prevaricazione
L’ex presidente colombiano Alvaro Uribe, unitamente a tre ex ministri del suo governo, è stato denunciato dal collettivo di avvocati “José Alvéar Restrepo” per alto tradimento, abuso di potere e prevaricazione, per aver firmato l’accordo con Washington che consente l’installazione di sette basi militari USA in territorio colombiano.
Insieme all’ex narcopresidente, sono stati denunciati alla Procura Generale l’ex ministro della Difesa, Gabriel Silva Luján, quello degli Esteri, Jaime Bermúdez e quello degli Interni e della Giustizia, Fabio Valencia Cossio.
A sostegno della denuncia, questa prestigiosa e storica ong di giuristi afferma che Uribe ha ignorato le prescrizioni costituzionali e legali, compromettendo la sovranità nazionale e la sicurezza dello Stato; il collettivo di avvocati ha inoltre pubblicamente richiesto a Juan Manuel Santos di riconsiderare l’accordo per via del “suo impatto negativo sulle relazioni diplomatiche della Colombia nella regione, ma soprattutto per gli effetti negativi che comporta per la sovranità nazionale e il suo impatto in tema di diritti umani e diritto internazionale umanitario, considerando anche la necessità di trovare una soluzione politica negoziata al conflitto armato in Colombia”.
Lo scorso martedì 17 agosto il presidente della Corte Costituzionale colombiana, Mauricio González, aveva reso nota la sentenza che impone che l’accordo per l’installazione di sette basi militari statunitensi sia rimandato al presidente per essere modificato e successivamente inviato al Congresso.
Nei prossimi giorni inoltre, secondo quanto afferma Iván Cepeda, coordinatore del Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato in Colombia, Uribe potrebbe essere accusato di fronte alla Corte Penale Internazionale per istigazione alla violenza nella Comunità di San José de Apartadó.
Nel febbraio del 2004 esercito e paramilitari avevano perpetrato un massacro ai danni di questa comunità, conclusosi con l'assassinio di 8 persone fra cui una bambina di 5 anni, un bimbo di 11 anni ed uno di appena 21 mesi, fatti a pezzi e seppelliti in una fossa comune. All’epoca dei fatti, per coprire gli esecutori di questo agghiacciante crimine, i veri mandanti, fra cui il narcoparamilitare ex presidente Uribe, attraverso i media di regime avevano accusato l’insorgenza colombiana, arrivando a pagare falsi testimoni per sostenere questa bufala.
Ora i nodi cominciano a venire al pettine, e si avvicina il giorno in cui Uribe pagherà per i suoi crimini contro il popolo colombiano.
 
30/08 - Con Uribe i paramilitari al governo come mai in precedenza
Secondo una recente ricerca, l'ex presidente della Colombia Álvaro Uribe, durante i suoi otto anni di governo, ha mantenuto strettissimi vincoli con il narcoparamilitarismo, che nel periodo dal 2002 al 2010 è stato legalizzato e sdoganato sul piano politico ed economico come mai in precedenza.
Gli autori dell'opera, che porta il significativo titolo “Y refundaron la patria” (E rifondarono la patria), coordinati dall'analista e scrittrice Claudia Lόpez, sono arrivati alla conclusione che sotto il regime uribista il narcoparamilitarismo ha raggiunto il più alto livello di rappresentanza e partecipazione al governo politico nazionale nella storia colombiana.
A supporto di questa tesi, i ricercatori citano l’esempio dei congressisti legati e/o appartenenti a questi gruppi criminali di estrema destra; si tratta di un totale di ben 97, dei quali 25 sono stati condannati, 10 processati e i restanti 62 sono indagati dalla magistratura. A questo proposito, Claudia Lόpez sottolinea che i parlamentari legati al paramilitarismo rappresentano il 55% del gruppo uribista al Senato.
Uno dei casi più citati è quello del cugino dell'ex narcopresidente, l'ex congressista Mario Uribe, catturato dopo che la Corte Suprema di Giustizia aveva emesso un ordine di arresto per associazione a delinquere aggravata e vincoli con le AUC ( i paramilitari colombiani); a partire dal 2002, queste ultime “si sono unite massicciamente al progetto politico ed elettorale uribista”, che gli ha concesso “un livello di influenza e legittimità senza precedenti”, secondo quando dettagliato dalla Lόpez.
“Sono arrivate ad ottenere la direzione del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza”, il famigerato DAS, la corrottissima polizia politica colombiana, “dalle mani di Jorge Noguera, attualmente sotto processo, e responsabile regionale della prima campagna presidenziale di Uribe”; recenti indagini hanno infatti dimostrato la presenza, nel DAS, di una rete parallela completamente al servizio dei paramilitari.
Anche per effetto del narcogoverno di Uribe, concludono gli autori, “ la Colombia ha avuto più sparizioni forzate, omicidi e violazioni dei diritti umani che le tre dittature del Cono Sud (Cile, Argentina e Uruguay) sommate insieme”.
Come ampiamente denunciato da anni, il regime uribista ha rappresentato il coacervo degli interessi illeciti di oligarchie e borghesie nazionali, nonché delle compagnie transnazionali e del Pentagono; per la realizzazione di questo progetto criminale, con la complicità di Juan Manuel Santos, l'ex narcopresidente non ha esitato a consegnare l'intero stato colombiano, nelle sue diverse articolazioni, nelle mani dei paramilitari, ai quali lui e la sua famiglia sono storicamente legatissimi. In cambio, coi proventi del narcotraffico questi macellai hanno pagato la sua campagna elettorale, ed hanno fatto per lui il lavoro sporco, assassinando gli oppositori politici al regime.
 
02/09 - Il numero dei disoccupatti in Colombia sfiora i 10 milioni
In un dossier presentato dal co-direttore del DANE (il Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica) Carlos Eduardo Sepúlveda, si afferma che i disoccupati in Colombia sarebbero 2.608.000, mentre i lavoratori “informali” sarebbero circa 7 milioni. Per lavoratori informali si intendono tutti coloro che lavano i vetri ai semafori, vendono dolciumi e merce varia sugli autobus cittadini, lustrascarpe, ecc., e che di fatto sono uomini e donne disoccupati che tirano a campare alla giornata arrangiandosi come possono per riuscire a sopravvivere.
L’ex presidente Uribe ha più volte epurato dal DANE quei dirigenti che si negavano alla manipolazione in chiave propagandistica dei rilevamenti statistici, al solo fine di mostrare un paese in cui l’economia era in continua crescita e la disoccupazione in continuo calo. Ma le cifre reali evidenziano come, con una popolazione economicamente attiva di circa 28 milioni di persone, 10 milioni si trovano disoccupati; ciò rappresenta una percentuale che supera il 30%.
Peraltro, l’impianto metodologico degli enti statali in Colombia, in materia di misurazione del numero dei disoccupati, è perverso al pari di quello di molti altri paesi capitalistici: non è considerato disoccupato colui il quale, da almeno sei mesi, non dichiara o dimostra di essere ancora alla ricerca di un’occupazione, ed al contempo è ritenuto occupato chi, nell’ultimo anno solare, ha lavorato almeno per un mese.
La politica della “sicurezza democratica” di Uribe, ora portata avanti dall’oligarca Santos, ha collocato la Colombia al primo posto nel continente latinoamericano per la spesa militare sostenuta, in contrapposizione a paesi come il Venezuela che, al contrario, hanno dato priorità a politiche sociali che hanno beneficiato l’intera popolazione. Il governo colombiano continua ad insistere sulla strada della guerra, e a farne le spese è il popolo che giorno dopo giorno viene spremuto dalle politiche ultraliberiste della cosca al potere.
 
04/09 - Drammatico aumento della prostituzione per la presenza di basi militari USA
Uno studio del MSGP (Movimento Sociale contro la Guerra e per la Pace ) ha denunciato che l'aumento della prostituzione nel municipio colombiano di Puerto Salgar, sede della base di Palanquero, si deve alla crescente militarizzazione.
Questa base militare è la più importante dell'accordo fra Colombia e Stati Uniti del 2009, invalidato da una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 17 agosto.
Le indagini del MSGP hanno accertato l'esistenza di siti internet dedicati alla prostituzione, che forniscono cataloghi on-line con fotografie di donne e bambine di Puerto Salgar, dimostrando anche la forte incidenza della base militare nella vita culturale, politica e sociale di questo municipio, situato nel dipartimento di Cundinamarca.
I risultati della ricerca sono stati resi noti durante l'Incontro Internazionale delle Donne e dei Popoli delle Americhe contro la Militarizzazione , tenutosi in Colombia fra il 16 ed il 23 agosto.
Secondo quanto riportato da un'intervista dello scorso anno di Wilbert Van Der Zeijden, del Trasnational Institute, le installazioni militari “sono abitate soprattutto da uomini giovani, annoiati e frustrati. Lontani da casa, famiglia, fidanzate o spose. Il risultato è un notevole aumento di delitti, incluse le violenze, il traffico di droga, i furti e gli abusi violenti”.
La giornalista e femminista nordamericana Debra McNutt ha denunciato in un articolo che le famiglie non lasciano che le ragazze escano in strada, non solo per evitare che siano assalite o assassinate, ma anche per impedire che siano sequestrate dalle reti di organizzazione della prostituzione. Queste reti obbligano anche alcune famiglie a vendere i propri figli per convertirli in schiavi sessuali”, circostanza che si inserisce nel contesto di totale impunità di cui godono i militari statunitensi.
La militarizzazione del territorio ha comportato la perdita della sovranità, dell'autonomia e dell'autodeterminazione dei popoli, traducendosi in una minaccia per l'intero continente; mentre il progetto di morte si espande per mezzo delle basi militari in Colombia attraverso tutta l'America Latina, come strumento d’intervento militare per il controllo politico, economico e sociale sull'ex cortile di casa degli USA, si moltiplicano le manifestazioni popolari che si oppongono categoricamente all'illegittima ed illegale presenza statunitense nel paese, denunciandone i crimini e le continue violazioni dei diritti umani.
 

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