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- popoli resistenti - colombia - 17-10-10 - n. 336
Bollettino di informazione al 19/10/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
01/10 - Enorme solidarietà' internazionale nei confronti di Piedad Cordoba
Dopo la repressione politico-giudiziaria sofferta dalla senatrice Piedad Córdoba, mediante lo sciagurato intervento del Procuratore Generale che l’ha destituita e dichiarata inabile a ricoprire incarichi pubblici per 18 anni sulla base dell'accusa di appoggiare le FARC-EP, un fiume di solidarietà da ogni parte del mondo ha iniziato a scorrere in appoggio alla senatrice, un autentico simbolo della lotta per conquistare la pace con giustizia sociale in Colombia dopo sessant’anni di conflitto sociale ed armato.
In Colombia e all’estero, un imponente flusso di comunicati e dichiarazioni di sostegno, sia istituzionali che da parte di organizzazioni popolari, si è sprigionato ininterrottamente: vale la pena di sottolineare, tra le altre, la denuncia del presidente Chávez che ha definito quest’azione giudiziaria “un’infamia”, e le recenti ‘riflessioni’ di Fidel Castro, in cui si individua la causa delle cause nella condizione di sovranità iper-limitata della Colombia, determinata dall'occupazione militare statunitense alla quale è sottoposto il paese. Un paese, sia chiaro, a cui viene imposta l'agenda politica in funzione degli interessi di Washington.
Piedad Córdoba, da parte sua, ha dichiarato che il procedimento contro di lei oltre a non essere sostenuto da prove (l'accusa si basa su informazioni “estratte” dai soliti screditati computer di Raúl Reyes) non possiede alcun requisito giuridico e ancor meno valore morale ed etico.
La mossa politica dell’ultradestro Procuratore Ordóñez (peraltro indagato a sua volta dalla Corte Suprema per aver tentato di insabbiare il caso di corruzione perpetrato dall'ex ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt, in favore del narco-ex presidente Uribe) si configura come un ennesimo, assurdo tentativo di negare l'esistenza della guerra civile e invalidare così gli sforzi costanti del movimento per la pace, tanto in Colombia come a livello regionale. È il tentativo barbaro e criminale di chiudere le porte ad uno spazio regionale di soluzione politica e negoziata del conflitto medesimo. La necessità di questo spazio è invece sostenuta dalla maggior parte dei paesi latinoamericani, oltre che dal popolo colombiano, e Piedad Córdoba ne è una straordinaria promotrice.
04/10 - Mancuso confessa di aver propiziato l’elezione di Mario Uribe, cugino di Álvaro Uribe Vélez
Salvatore Mancuso, ex capo dei paramilitari colombiani delle AUC, estradato negli Stati Uniti (dove è attualmente detenuto), ha confessato di aver ordinato di appoggiare politicamente il cugino del narco-expresidente Álvaro Uribe Vélez, l'ex senatore Mario Uribe Escobar.
Mancuso afferma di essersi riunito nella tenuta “ La Capilla ”, nella provincia di Tierralta (tra il dipartimento di Córdoba e quello di Antioquia) con Uribe Escobar e con l'allora candidata alla Camera Eleonora Pineda, attualmente agli arresti per parapolitica, che qualifica come il suo “capo politico”.
Poiché Pineda e Uribe Escobar avevano già stretto fra di loro un'alleanza, in quella riunione sorse in Mancuso l'interesse di sostenerne le candidatura al Senato, benché inizialmente avesse pensato di appoggiare un altro politicante mafioso, Miguel de la Espriella.
Quest'ultimo losco personaggio, già sotto processo nell'ambito dell'inchiesta del cosiddetto Pacto de Ralito (firmato da diversi congressisti e politici con le AUC allo scopo di “rifondare la patria”) e condannato per parapolitica, nel 2006 ha poi fatto parte della coalizione che ha sostenuto la candidatura di Uribe Vélez alla presidenza.
Dopo la suddetta riunione, in virtù dell'alleanza fra Pineda e Uribe Escobar, Mancuso aveva preso accordi con i capi paramilitari che controllavano militarmente le zone di Puerto Libertador, Montelíbano e Planeta Rica, tutte nel dipartimento di Córdoba, al fine di appoggiare la candidatura dell'ex senatore.
Mancuso ha dichiarato di aver in seguito chiamato il capo paramilitare dell'area dell'Alto San Jorge: “Gli chiesi di appoggiare politicamente nelle regioni sotto il suo controllo il senatore Mario Uribe”
Quando il magistrato gli ha chiesto se Uribe avesse conseguito la vittoria elettorale grazie a questo appoggio, Mancuso ha ammesso che, effettivamente, era stata l'ingerenza delle AUC a dare luogo ai risultati politici raggiunti dal cugino di Álvaro Uribe in alcune zone di Córdoba.
Il che, eliminati gli eufemismi autoassolutori di questo spietato criminale, si traduce nel fatto che i paramilitari delle AUC hanno minacciato, torturato, squartato e ucciso uomini, donne, bambini e anziani per terrorizzare gli abitanti della regione e costringerli a votare per Uribe Escobar, che ha ottenuto la vittoria grazie a questo aiuto, nonché ai soliti e arcinoti brogli elettorali di cui gli Uribe sono maestri.
Si palesa così un ulteriore tassello nel mosaico criminale dell’oligarchia antioqueña, capitanata dalla famiglia Uribe e legata a filo doppio ai paramilitari di Stato.
07/10 - Il procuratore Ordóñez riconosce l'inesistenza di indirizzi elettronici nei pc del comandante Reyes
In un'intervista diffusa lunedì scorso il Procuratore Generale Alejandro Ordóñez, esponente dell'ala ultraconservatrice della magistratura colombiana e istigatore del processo contro la senatrice Piedad Córdoba, ha dovuto riconoscere che non esistono indirizzi di posta elettronica nei famigerati computer di Raúl Reyes. La montatura ai danni della senatrice e coordinatrice del movimento "Colombiani per la Pace ", accusata di appoggiare le FARC-EP e destituita dal suo seggio al Congresso, si basa appunto su presunte informazioni contenute negli hard disk dei computer del Comandante Reyes, caduto per via di un attacco militare (illegale) in territorio ecuadoriano. E’ necessario ricordare che i suddetti computer, dal momento del loro presunto ritrovamento (dopo esser “sopravvissuti miracolosamente” ad un intenso bombardamento), sono stati manipolati e confezionati ad arte per tre giorni dai servizi segreti colombiani, in assenza di controllo di un qualsiasi organo giudiziario; pertanto, il loro valore di prova legale è nullo. Inoltre, lo scorso agosto l’investigatore Ronald Hayden Coy Ortiz, capitano della polizia, aveva ammesso di averne manipolato le informazioni.
Il collegio di avvocati della senatrice assicura infatti che il giudizio del Procuratore non ha tenuto conto di diverse prove importanti come le dichiarazioni del capitano, nelle quali ammetteva -sotto giuramento- di non aver seguito i protocolli di rigore nella catena di custodia dei file aperti e copiati dagli hard disk, e di non aver incontrato indirizzi elettronici nei computer di Raúl Reyes, ma solo documenti di word; questione determinante, questa, che lo stesso Procuratore Ordoñez ha dovuto riconoscere.
Da questi “magici” computer salta fuori ogni settimana una bufala, orchestrata con l'aiuto del terrorismo mediatico degli organi di dis-informazione del regime (quasi un monopolio della famiglia Santos), e diretta a screditare chiunque risulti scomodo alla cosca oligarchica a capo del paese; ma si tratta di armi spuntate che finiscono per ritorcersi contro lo stesso governo, il quale dimostra per l'ennesima volta il carattere persecutorio delle montature contro gli oppositori politici.
10/10 - Direttore del DAS indagato per aver ostacolato le indagini sulle intercettazioni illegali
La Procura Generale della Repubblica Colombiana ha aperto un’indagine preliminare nei confronti dell’attuale direttore del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS), Felipe Muñoz, per aver ostacolato il lavoro investigativo relativo a fare luce sugli spionaggi illegali. Già dal 2009 numerose pubblicazioni avevano rivelato dettagli inquietanti sui procedimenti delle intercettazioni telefoniche ai danni di oppositori al governo Uribe, ONG, difensori dei Diritti Umani, membri della Corte Suprema di Giustizia e del Tribunale Costituzionale, facendo emergere lo scandalo delle cosiddette “chuzadas”. L’accusa sta cercando inoltre di chiarire se l’ex direttore del dipartimento d’intelligence, Andrés Peñate (già indagato per presunti spionaggi illegali contro la senatrice Piedad Córdoba ed altri esponenti dell'opposizione) sia stato complice di Muñoz.
Alti comandi e dirigenti del DAS, organismo che dipende direttamente dalla Presidenza, affrontano un processo per aver intrapreso azioni illegali atte a favorire l’insabbiamento e la perpetuazione dei crimini del regime, anche attraverso il controllo e lo spionaggio illegale di quelle voci che si oppongono alla politica antipopolare del governo e ne denunciano il carattere fascista e mafioso.
Lo scorso mese di agosto per la prima volta è stato condannato (otto anni di reclusione) uno dei responsabili delle “chuzadas”, l’ex vicedirettore del controspionaggio del DAS Jorge Alberto Lagos. Il contundente impatto di questi processi ed indagini ha portato l’attuale governo Santos, come già in precedenza aveva fatto il narco ex-presidente terrorista Uribe, ad annunciare di voler eliminare il DAS, ma solo per riciclarlo e farne un nuovo organismo di polizia politica da utilizzare nuovamente ai danni di oppositori o nemici personali del Presidente di turno.
Emerge ancora una volta, ed è realmente impressionante, fino a che punto la macchina dello stato sia asservita all'oligarchia colombiana e ai suoi loschi rappresentanti al governo del paese, che mantengono il potere con l’appoggio dei falchi del nord e dei settori più retrogradi e perversi della società colombiana.
12/10 - Arias non sarà ambasciatore in italia
Il designato ambasciatore colombiano in Italia, Andrés Felipe Arias, indagato in Colombia per la colossale truffa di Agro Ingreso Seguro mediante la quale ha dirottato fondi statali (destinati a sostenere le popolazioni contadine) nelle tasche di grandi proprietari terrieri legati alla mafia uribista, ha rinunciato all'incarico assegnatogli da J.M. Santos.
In un laconico comunicato, “Uribito” afferma di ringraziare il presidente continuatore della fascista “Sicurezza Democratica” per la fiducia accordatagli (in realtà una ricompensa per gli sforzi profusi a suo favore nella campagna elettorale presidenziale), ma di “aver deciso” di rimanere in Colombia per difendere “l'onestà” del proprio operato.
Il comunicato è praticamente un'ammissione di colpa, e in questa decisione deve aver pesato il precedente dell'ultimo ambasciatore in Italia Sabas Pretelt, che è stato inquisito per corruzione e inabilitato a ricoprire incarichi pubblici per dodici anni mentre si trovava a Roma. Arias avrà maggior margine di manovra nelle vicissitudini giudiziarie restando in Colombia e ricorrendo alla protezione mafiosa del suo “benefattore” di sempre, il narco ex-presidente Alvaro Uribe.
La sua patetica (e non certo disinteressata) devozione verso Uribe è tanto forte che, oltre a portare gli stessi occhiali e la stessa pettinatura, ne imita artificialmente il tono di voce e la gestualità ed usa farsi fotografare con l'immagine del “boss” alle spalle, del quale ricalca la postura, totalmente inconsapevole della sua stessa comicità nolente.
Ad ogni modo, non sappiamo se rallegrarci per un corrotto in meno che giunge nel nostro paese a rappresentare una cavernicola oligarchia guerrafondaia, o se rattristarci per il fatto che il popolo colombiano dovrà sopportare anche nei prossimi anni la presenza di questa caricatura penosa e squallida.
Non ci rimane che augurare ad Arias, conformemente alle sue responsabilità, una sorte simile a quella che attende il suo idolo: rispondere di fronte ad un tribunale internazionale, o direttamente al popolo colombiano, dei crimini contro l'umanità commessi in Colombia durante la sua illegale ed illegittima amministrazione.
15/10 - Condannato colonnello dell'esercito colombiano per il massacro di Trujillo
Dopo 18 anni di impunità, il Quarto Tribunale Specializzato di Bogotá ha emesso la prima condanna per il Massacro di Trujillo.
Fra il 1990 e il 1992, nei municipi di Trujillo, Riofrío e Bolívar, appartenenti al dipartimento del Valle del Cauca, centinaia di persone sono state torturate e uccise da paramilitari, militari e poliziotti; dei cadaveri ritrovati, molti presentavano amputazioni effettuate con motoseghe. I contadini massacrati, accusati di sostenere l’insorgenza, erano stati depredati dei loro terreni. Nella sentenza, resa nota il 12 ottobre scorso, il giudice ha condannato a 44 anni di prigione l'ex comandante del Battaglione Palacé de Buga dell'Esercito, il colonnello Alirio Antonio Urueña Jaramillo, per omicidio aggravato; secondo il tribunale, l'ufficiale ha partecipato all'uccisione e alla sparizione di oltre 200 persone, gettate nel fiume Cauca fra il 1990 ed il 1992.
Le indagini della magistratura hanno acclarato che diversi militari hanno portato a termine “esecuzioni extragiudiziali e arbitrarie di persone presuntamente vincolate a gruppi guerriglieri”, contando sull'appoggio di paramilitari e narcotrafficanti fra i quali Diego León Montoya Sánchez, detto “Don Diego” e Henry Loaiza Ceballos, detto “El Alacrán”.
Finalmente un tribunale mette nero su bianco un fatto noto a tutti, e cioè che dietro i massacri come quello di Trujillo si nasconde l'inestricabile intreccio di narcotrafficanti, paramilitari e militari, con l'occulta regia dei veri mandanti di questi crimini spaventosi, l'oligarchia e le imprese multinazionali, dei quali il governo colombiano è la perfetta espressione.
17/10 - Commissione d'inchiesta della Camera colombiana apre un'indagine su Uribe
La Commissione d'inchiesta della Camera colombiana ha aperto una indagine formale contro il narco-expresidente Alvaro Uribe, per lo scandalo delle intercettazioni illegali; tale indagine si propone di determinare le sue responsabilità circa l’operato del suo ex segretario generale della presidenza, Bernardo Moreno.
Quest'ultimo, come dichiarato dall'ex direttore della sezione d’intelligence del DAS, Fernando Alonso Tabares, aveva manifestato l'interesse di Uribe affinché tale polizia politica (alle dirette dipendenze del presidente) lo “mantenesse informato” su alcune personalità colombiane, fra cui la senatrice Piedad Córdoba. Benché l'inchiesta formale inizialmente non fosse stata aperta contro Uribe, dopo lo scoppiare dello scandalo e le destituzioni ordinate dalla Procura Generale, la Commissione è stata costretta ad ordinare una indagine preliminare d'ufficio.
Tale commissione è formata da 15 membri, i quali fanno parte della compagine di governo; e attualmente esistono più di 200 processi aperti in cui è coinvolto il narco-expresidente (e oltre 50 procedimenti -che la Procura e la Magistratura hanno inviato alla Commissione- riguardanti il presidente Juan Manuel Santos, per le sue responsabilità quando era ministro della Difesa).
Benché sia molto importante, anche a livello simbolico, l'apertura di questa inchiesta, c'è purtroppo ben poco da sperare sulla credibilità di tale commissione, che farà il possibile per insabbiare l'inchiesta ed escludere le gravi responsabilità personali di Uribe, vero mandante delle intercettazioni illegali.
19/10 - Elargiti a modelle e politicanti colombiani i sussidi destinati ai contadini poveri
Nuovo scandalo nello scandalo. Ci riferiamo al programma AgroIngreso Seguro (AIS), che nella propaganda ufficiale dell’ultimo governo Uribe avrebbe dovuto elargire sussidi statali ai contadini al fine di "ridurre la diseguaglianza nel settore agricolo" e favorire il ritorno dei contadini poveri alle terre coltivabili, usurpate dal paramilitarismo di Stato.
L'AIS, fortemente voluto dal pluri-inquisito ex ministro dell'agricoltura Felipe Arias (che recentemente ha dovuto rifiutare la carica di ambasciatore in Italia proprio perché indagato in proposito), aveva già conquistato la ribalta della cronaca alcuni mesi or sono per aver assegnato sussidi per centinaia di migliaia di dollari ad alcuni capi paramilitari uribisti, mafiosi e narcotrafficanti; ora si scopre che fra i beneficiari dei sussidi, alla voce “irrigazione e drenaggio campi”, risultano miss Colombia 2005, Valerie Domínguez (306 milioni di pesos a fondo perduto, pari a circa 120.000 euro) e Ana María Dávila, vincitrice di un altro concorso del 1999, (cui sono toccati circa 175.000 euro). Queste “novelle agricoltrici” sono, rispettivamente, la fidanzata e la sorella di Juan Manuel Dávila Fernández de Soto, rampollo di una ricca e potente famiglia di Algarrobo (comune del dipartimento del Magdalena) beneficiaria di una cifra pari ad ulteriori 350.000 euro. Dubitiamo che anche solo uno di questi squallidi personaggi abbia mai preso una zappa in mano.
Fra gli altri beneficiari risulta, ad esempio, Luis Eduardo Vives Lacouture, eletto al Congresso per la legislatura 2006-2010, condannato nel 2008 per “parapolitica” ed attualmente in regime di libertà condizionata, la cui famiglia -grande sostenitrice e finanziatrice della campagna elettorale di Uribe- ha ricevuto un sussidio pari ad oltre 2 milioni di euro.
Il narcogoverno colombiano, primo fautore degli sfollamenti forzati dei contadini, non ha nessuna intenzione di “ridurre le disuguaglianze” strutturali dell'economia agroindustriale, perché ciò implicherebbe approntare una indispensabile riforma agraria integrale ed eliminare così i privilegi di oligarchia e multinazionali; ma anche gli stessi strumenti sbagliati che sforna, come l'AIS, si trasformano immediatamente in truffe colossali pagate da tutti i contribuenti a vantaggio degli amici personali dei Santos e degli Uribe.
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