www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 29-11-10 - n. 342

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 30/11/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
10/11- Studenti e docenti statunitensi contestano le lezioni di Uribe all'università di Georgetown
 
Un gruppo di studenti dell'Università di Georgetown, la coalizione “Adiós Uribe”, ha dichiarato di aver allertato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti in merito alle violazioni dei diritti umani perpetrate dal narco ex-presidente colombiano, Álvaro Uribe, invitato dal rettore (e da Obama) a tenere alcune lezioni nell’anno accademico in corso.
Gli studenti hanno ricordato che durante gli otto anni di governo Uribe (2002-2010) sono venuti alla luce “migliaia di casi documentati” di assassinii extra-giudiziari, crimini commessi da militari e paramilitari. Il comunicato diffuso dal gruppo afferma inoltre che “Uribe è implicato nei casi di intercettazioni illegali, narcotraffico, minacce di morte e attacchi contro i suoi oppositori politici”.
Gli studenti hanno deciso di presentare queste denunce nel momento in cui il dipartimento di Giustizia ha richiesto informazioni sui violatori dei diritti umani che entrano negli USA.
Secondo Charity Ryerson, studentessa di giurisprudenza a Georgetown, “Uribe dev'essere portato davanti alla Giustizia, invece di dargli una tribuna per promuovere una versione distorta dei fatti” legati alla sua narcopresidenza; “le vittime della sua politica meritano qualcosa di migliore”, ha concluso Ryerson.
Gli studenti hanno istallato un banchetto informativo all'interno del campus, per “informare la comunità sulle atrocità di Uribe in Colombia” e sulle diverse violazioni avvenute durante il suo mandato, fra le quali i cosiddetti “falsos positivos”, eufemismo per definire la barbara pratica delle forze armate colombiane di trucidare cittadini inermi, per poi vestirli da guerriglieri allo scopo di ottenere premi e licenze.
Alla fine dello scorso settembre un gruppo di 80 docenti di prestigiose università degli Stati Uniti aveva chiesto all'università di ritirare ad Uribe l'incarico di “professore emerito”, in quanto rappresenta “un affronto ai docenti ed alla loro missione educativa”.
Le competenze del mafioso di Bogotá, che la DEA statunitense segnalava in tempi non sospetti come il n.82 nella lista dei 104 narcotrafficanti più pericolosi al mondo, riguardano, più che materie universitarie, la sistematica violazione dei diritti umani, lo sterminio dei sindacalisti, dei leader indigeni e afroamericani, la persecuzione degli oppositori politici, l'uso del terrorismo di Stato a favore dell'oligarchia e delle multinazionali, e, in materia economica, il traffico internazionale di stupefacenti, la svendita ai privati di strutture sanitarie e l'abbattimento dei sistemi di protezione sociale; su questi temi ha dimostrato di essere veramente preparato!
 
12/11 - I primi 75 giorni di governo Santos: continuano le violazioni dei diritti umani
 
Il rapporto stilato dalla “Coordinación Colombia-Europa-Estados Unidos” (che raggruppa 200 organizzazioni colombiane che si occupano di difesa dei diritti umani), denuncia che nei primi due mesi e mezzo del governo presieduto da J.M. Santos sono stati assassinati almeno 22 attivisti, un giornalista ed un giudice. Secondo questo coordinamento, l’assenza di una strategia per smantellare le strutture politiche e militari del narcoparamilitarismo evidenzia come il governo si sia impegnato solo a parole, mentre il genocidio contro i difensori dei diritti umani e attivisti politici cresce esponenzialmente. Si denuncia altresì la mancanza di etica ed indipendenza degli attuali candidati alla carica di Procuratore Generale, cosa che non può garantire l'imparzialità nei processi a carico di membri della forza pubblica o in quelli relativi allo scandalo della “parapolitica”.
Dopo otto anni di brutali repressioni, torture, sparizioni forzate e omicidi perpetrati dalla politica uribista di “sicurezza democratica”, il governo presieduto da J.M. “Jena” Santos ne rappresenta la naturale continuazione, solo condita con parole di buoni propositi. Nonostante la mossa di mettere alla vicepresidenza un opportunista come l’ex sindacalista Angelino Garzón, per dare una facciata “democratica ed includente” all’attuale governo mafioso di Bogotá, il terrorismo di Stato in Colombia continua imperterrito a mietere vittime tra coloro che si oppongono a questo regime illegale ed illegittimo.
 
14/11 - Montature contro i contadini di Arauca per insabbiare i massacri dell’esercito
 
Il Comitato Permanente per la Difesa dei Diritti Umani del Dipartimento di Arauca, Colombia, rivolgendosi alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani nazionali ed internazionali ha denunciato le violazioni di cui sono vittime le comunità delle frazioni di la Holanda , la Esperanza e Caño Temblador, nei pressi del comune di Tame, dove lo scorso mese di ottobre l’Esercito ha commesso l’orrendo massacro di tre bambini, nonché lo stupro di tre bambine (di cui una trucidata subito dopo). Dall'inizio del mese i contadini denunciano le illegali pressioni portate avanti dai militari della V Divisione Mobile dell’Esercito, stanziati presso la Esperanza; le testimonianze parlano di pressioni, intimidazioni e insulti alla popolazione locale, che viene sottoposta a domande sulla guerriglia e ad estenuanti interrogatori. Mercoledì 3 novembre, intorno alle 7 del mattino, un gruppo della Polizia Nazionale si è presentato a la Holanda facendo riunire gli abitanti della frazione, scattando loro delle foto e prendendo nota di nomi e numeri dei loro documenti, redigendo una lista illegale in pieno stile paramilitare.
Il Comitato intende dunque allertare le autorità e gli organismi in difesa dei diritti umani su possibili montature giudiziarie contro le comunità contadine e i loro leader, che si sono uniti in modo solidale alle famiglie colpite, denunciando l’abominevole massacro dei bambini.
Oggi l'intera comunità, oltre al trauma psicologico e il terrore per quanto successo, deve subire anche le pressioni e i censimenti illegali, gli insulti e le intimidazioni della forza pubblica, tanto dell’Esercito come della Polizia; nonostante tutti i riflettori siano puntati su questi luoghi, per via dello stupro e dell'omicidio, i militari, certi della loro impunità, continuano a terrorizzare la popolazione locale.
 
16/11 - Uribe citato in tribunale USA per aver inviato paramilitari a difesa della multinazionale Drummond
 
Il narco-expresidente Alvaro Uribe è stato citato in un tribunale dell'Alabama (Stati Uniti) nella causa contro la multinazionale Drummond Ltd.
L'accusa verso la compagnia a stelle e strisce, formalizzata nel 2005, è di “partecipazione in crimini di guerra”, e la citazione di Uribe deriva dal fatto che questi era a conoscenza di tali crimini, e che garantì l'appoggio di esercito e paramilitari per proteggere le installazioni della Drummond.
Quest'ultima detiene dal 1980 i diritti di esplorazione e sfruttamento della ricchissima miniera di carbone “La Loma”, nel dipartimento del Cesar. A partire da quella data, l'influenza della multinazionale è cresciuta esponenzialmente, e nel 2003 il narcopresidente Uribe ha svenduto la compagnia mineraria statale, Minercol, favorendo ulteriormente la posizione monopolista di questa impresa straniera.
La Drummond, come ampiamente denunciato negli ultimi anni da sindacati, associazioni e ong colombiani e internazionali, si serve di militari e paramilitari per proteggere i suoi impianti minerari e le infrastrutture, violando costantemente i diritti della popolazione locale e dei lavoratori: si consideri a questo proposito che dal 2001 a oggi sono stati uccisi dal terrorismo di Stato ben 8 sindacalisti, l'ultimo dei quali, William Tafur, è stato trovato morto il 1 novembre scorso.
Secondo quanto denunciato dal sindacato dei lavoratori del settore minerario, energetico, chimico e metallurgico, durante la vertenza dello scorso maggio l'impresa aveva diffuso vari comunicati nei quali affermava che i salari dei lavoratori sono molti alti, pubblicando cifre fasulle utilizzate poi da bande para-militari come pretesto per terrorizzare i lavoratori e i sindacalisti della Drummond.
Dunque, dopo aver favorito questa multinazionale imperialista, nel quadro delle più generali svendite e privatizzazioni delle risorse strategiche del paese, Uribe ha mandato i suoi paramilitari e l'esercito a difenderne gli abusi, incurante dei danni ambientali che la Drummond produce, e annientando fisicamente i lavoratori organizzati per la difesa dei propri salari e dei propri diritti, crimine contestatogli persino da un tribunale statunitense.
 
18/11 - Santos coinvolto in esecuzioni extragiudiziarie
 
Un gruppo di madri di giovani assassinati dall'Esercito colombiano nel 2008, e successivamente presentati alla stampa come guerriglieri morti in combattimento, (fenomeno conosciuto in Colombia con l'eufemistico nome di “falsi positivi”) si sono riunite a Salamanca, in Spagna, in un incontro organizzato da Amnesty International per denunciare le responsabilità dell'attuale presidente della Colombia Santos, all'epoca dei fatti ministro della Difesa dell’ultimo governo presieduto dal narcoparamilitare Uribe. Al grido di "Le esecuzioni extragiudiziarie sono crimini di Stato”, le madri di Soacha (località del distretto capitolino) hanno iniziato un lungo tour europeo che le vedrà nei prossimi giorni presenti in buona parte dei paesi del vecchio continente, per chiedere un appoggio internazionale affinché venga fatta giustizia per i figli assassinati dal terrorismo dello Stato colombiano.
L'attuale presidente della Colombia, l’illegittimo Santos, rappresenta la "naturale" continuazione delle politiche uribiste di guerra, massacri, svendita della sovranità nazionale e sfruttamento ai danni del martoriato popolo colombiano, costretto a denunciare a livello internazionale, attraverso le madri di Soacha, le aberrazioni del regime.
In virtù di tali crimini i loschi politicanti colombiani fanno una rapida carriera nel governo, con il complice silenzio di quelle che vengono definite “grandi democrazie occidentali”, che al momento di difendere i propri interessi economici e geopolitici non hanno scrupoli nel sostenere criminali di Stato e oligarchi come Santos e Uribe.
 
20/11 - Colombia 2011: piu' miseria e piu' guerra
 
Il bilancio economico previsto per il 2011 presenta un deficit di 24 miliardi di pesos. Le abnormi spese di guerra ed i fondi destinati al pagamento del debito assorbiranno da soli il 40% delle spese del paese, e le entrate sono insufficienti. Il rapporto tra debito e PIL era del 22,5% nel 1998, mentre è arrivato al 55% negli anni del governo Uribe. In Colombia la povertà e la miseria sono in aumento, affliggono più del 60% della popolazione a livello nazionale, ed in alcuni dipartimenti, come nel Cauca, raggiungono il 70%. Questo significa che il governo colombiano, lontano anni luce dal volersi occupare del benessere della popolazione, ha adottato un modello economico di totale asservimento agli interessi delle imprese straniere che operano in Colombia, cosa che -anno dopo anno- sta drenando ricchezza dalla Colombia verso l'estero, peggiorando sempre di più le condizioni di vita del popolo. L'unico “investimento” cospicuo viene effettuato per mantenere il mastodontico apparato di guerra che, nell'illusione di vincere una battaglia impossibile contro una guerriglia sempre più attiva, impedisce lo sviluppo del paese, mentre la forza pubblica svolge solo la funzione di cane da guardia degli interessi nordamericani, europei e dell'oligarchia parassita.
Questo spiega perché sia così difficile rimuovere l’impunità di cui godono i mandanti e gli esecutori del terrorismo di Stato operante in Colombia, e perché il governo colombiano benefici di tante complicità: l'oligarchia colombiana ha svenduto il paese per mantenerne il controllo, a danno dei colombiani, in cambio dell'appoggio delle potenze occidentali alla sua politica guerrafondaia, come garanzia di protezione degli investimenti esteri che dissanguano il paese, ed in cambio del silenzio complice verso il terrorismo di Stato.
Le vene aperte dell'America Latina raggiungono nella Colombia di oggi la propria manifestazione più cruda e completa. Tuttavia, non potrà che finire anche la buia notte colombiana, ed i responsabili del terrorismo di Stato, della miseria, del narco-paramilitarismo, della svendita della sovranità nazionale, delle fosse comuni, dei forni crematori, degli omicidi di oppositori e sindacalisti, delle sparizioni forzate e dei profughi cacciati dalle loro terre, non sfuggiranno alle proprie responsabilità.
 
22/11 - Assassinata leader di una associazione di profughi
 
La presidentessa di un’associazione di profughi in Colombia è stata assassinata da alcuni sconosciuti che hanno fatto irruzione nel suo domicilio in un quartiere di Bucaramanga (dipartimento di Santander). L’assassinio di Elizabeth Silva Aguilar è stato commesso da alcuni individui incappucciati che lo scorso venerdì 12 novembre sono penetrati fin dentro la sua casa. Silva presiedeva l’Associazione dei Senza Tetto e Sfollati della suddetta città.
Questa ong riunisce i profughi presenti a Villas de Girardot, quartiere di Bucaramanga.
Tale omicidio va a sommarsi alla catena di crimini ed intimidazioni contro queste comunità; altri tre membri dell’associazione erano stati assassinati lo scorso 22 giugno, mentre il mese passato alcuni sconosciuti hanno lanciato granate a frammentazione in alcune case del quartiere.
Per le modalità di esecuzione, in questi crimini si riconosce la mano di quei paramilitari che, falsamente smobilitati dal loro amico Uribe, ricompaiono con altre sigle ma con le stesse finalità.
Dal 2002 in Colombia sono stati assassinati centinaia di leaders dei desplazados, condizione di cui sono state e sono vittime, dal 1985 ad oggi, oltre 4,9 milioni di persone.
Sullo sfondo della drammatica condizione di profughi interni vissuta dalle popolazioni espulse dalle loro terre dal terrorismo di Stato, rimane il conflitto che da oltre 50 anni insanguina la Colombia; conflitto che il regime colombiano si ostina a non riconoscere, e la cui soluzione, propedeutica alla costruzione della pace con giustizia sociale, non può che essere politica.
Tuttavia, l’attuale governo Santos (come prima quello del narcoterrorista ex-presidente Uribe) continua ad essere il principale mandante del terrorismo di Stato, ricorrendo alla violenza ed alla repressione per stroncare la sempre più crescente opposizione sociale che si solleva in tutta la Colombia.
 
24/11 - Ucciso da sicari testimone chiave nell'inchiesta sulle intercettazioni volute da Uribe
 
Giovedì 4 novembre, a Medellín, è stato assassinato David Ariosto Ballén García, ex funzionario del DAS, la polizia politica colombiana alle dirette dipendenze della presidenza della Repubblica, nonché testimone nel processo relativo allo scandalo dei pedinamenti e delle intercettazioni illegali ordinate da Uribe contro magistrati, giornalisti e politici dell'opposizione. Secondo il capo della Magistratura di Medellín, Martha Penagos, il detective assassinato era sul punto di fornire alle autorità informazioni chiave sui mandanti di queste intercettazioni.
Ballén García, che era anche avvocato penalista, è stato attaccato a colpi d'arma da fuoco da sicari in motocicletta, mentre era seduto sul sedile anteriore di una automobile.
Durante l'attacco sono rimasti feriti il conducente del veicolo, pensionato del DAS, ed una donna che viaggiava sul sedile posteriore.
I feriti sono stati trasportati in una struttura sanitaria, e si trovano sotto protezione.
Come già accaduto in passato, chi può nuocere al narco-expresidente Uribe Vélez viene tolto di mezzo da sicari, in modo da chiudergli la bocca per sempre ed evitare compromettenti confessioni.
 
26/11 - Deputati britannici richiedono l'immediata liberazione di cinque prigionieri politici colombiani
 
Diversi deputati britannici reclamano la liberazione di cinque prigionieri politici colombiani: Rosalba Gaviria e Liliany Obando, dirigenti sindacali, David Ravelo e Carmelo Agamez, difensori dei diritti umani, e Miguel Angel Beltrán, professore universitario.
Come spiega un comunicato diffuso dal gruppo inglese “Justice for Colombia”, i prigionieri si trovano in carcere senza aver subito alcuna condanna; secondo il deputato laburista Jim McGovern, “queste persone, uomini e donne innocenti, sono state incarcerate semplicemente perché non sono d'accordo con il governo, o criticano politiche del governo stesso. Le autorità colombiane devono capire che incarcerare persone per ridurre al silenzio le loro opinioni è completamente inaccettabile”.
 
Un altro deputato, Jim Sheridan, ha affermato che “finché il regime di Bogotá continua ad incarcerare sindacalisti, attivisti dei diritti umani e altri leader della società civile, il Regno Unito non dovrebbe mantenere normali relazioni con la Colombia”.
“E' bene che il presidente Santos sappia che la comunità internazionale non resterà in silenzio mentre il suo governo tratta in questo modo i suoi oppositori”, ha concluso Sheridan.
Diversi docenti universitari hanno inoltre firmato una lettera aperta rivolta al presidente colombiano per chiedergli specificatamente la liberazione di Beltrán, accusato di “ribellione” e tacciato di terrorismo.
Beltrán, noto sociologo, era stato illegalmente estradato dal Messico in Colombia con l'accusa di essere un militante delle FARC, sulla base dei dati “miracolosamente rinvenuti” nei famigerati laptops del Comandante Raúl Reyes, che, millimetricamente manipolati, vengono usati per supportare accuse e montature di ogni sorta ai danni di qualunque oppositore politico scomodo al narco-regime colombiano.
 
28/11 - In Colombia almeno 4,9 milioni di sfollati interni fra il 1985 ed il 2009
 
Jorge Rojas, presidente della CODHES, una ONG che si occupa di diritti umani, ha dichiarato che in Colombia fra il 1985 e il 2009 hanno subito uno sfollamento forzato 4,9 milioni di persone, pari a circa il 10,7% della popolazione complessiva.
Secondo Rojas si tratta di una “realtà strutturale in Colombia, che mostra la presenza di una crisi umanitaria elevata, prolungata e cronica. Circa 300.000 persone sono sfollate ogni anno.”
Le cifre divulgate dall'ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) confermano che la Colombia è “il primo paese per espulsione di rifugiati e sfollati nel mondo”.
Secondo l'ACNUR, alla fine del 2009 si registravano 3,8 milioni fra rifugiati e sfollati in Colombia, superando Iraq (3,6), Afganistan (3,3) e Pakistan (3).
Rojas ha inoltre chiarito che la differenza fra le cifre riportate dal CODHES e quelle dell'ACNUR sono dovute al fatto che l'agenzia del'ONU inizia il suo monitoraggio a partire dal 1998.
Nel 2010 la situazione non pare affatto migliorare, poiché i dati confermano la media di 300.000 sfollati all'anno.
Le cause sono da individuarsi principalmente nella voracità di imprese multinazionali ed oligarchia, che per accaparrarsi i terreni di contadini o popolazioni indigene non esitano a servirsi di paramilitari per terrorizzare la popolazione locale e costringerla a fuggire dalle proprie terre, con l'avallo (o su mandato) del governo centrale o delle amministrazioni locali, in mano alla stessa oligarchia.
E quando la popolazione si organizza per resistere agli sfollamenti forzati, il terrorismo di Stato si occupa di massacrarle: basti pensare che negli ultimi 6 mesi oltre 100 leader di sfollati sono stati assassinati dalla repressione.
 
30/11 - I “Falsi positivi” originati da pressioni di Uribe e Santos
 
A due anni dall'esplosione dello scandalo dei mal chiamati “falsi positivi”, la Procura sostiene che ad originare il fenomeno sia stata la forte pressione degli alti comandi militari e del governo Uribe (di cui l'attuale presidente Santos era ministro della Difesa) finalizzata a consentire di mostrare maggiori risultati nella lotta contro l’insorgenza.
Nell’accusa, rivolta nella fattispecie contro 2 colonnelli, 2 sergenti maggiori, 1 capitano, 4 sottufficiali e 18 soldati semplici, la Procura afferma che i “falsi positivi” sono stati il prodotto di un piano criminale il cui unico proposito era quello di soddisfare l'esigenza istituzionale di mostrare che la lotta contro le forze insorgenti stava dando esiti positivi.
Le indagini hanno mostrato che, il 27 gennaio del 2008, il colonnello Gabriel Rincón Amado e i soldati sotto il suo comando concordarono di trucidare ad Ocaña Julio César Mesa Vargas e Jhonatan Orlando Soto Bermúdez, e che questi omicidi furono spacciati come vittorie militari, dato che la stessa compagnia non aveva alcun risultato da esibire.
Questi due omicidi, e molti alti crimini commessi nello stesso modo, facevano parte di un piano premeditato in cui i militari si erano suddivisi i compiti, assegnandosi ruoli ben precisi: alcuni si adoperavano per dare un volto di legalità all'operazione occupandosi di produrre della documentazione certificante. Altri, di attirare le vittime nella trappola mortale con l’aiuto di alcuni civili; ed infine un gruppo si occupava di compiere gli omicidi e confezionare ad hoc la scena del crimine.
La magistratura sta conducendo altre indagini su esecuzioni extragiudiziarie commesse da effettivi dell’Esercito, del DAS e della Polizia, ed ha emesso 95 sentenze che hanno portato finora alla condanna di 280 membri della forza pubblica.
La putrefazione dell'Esercito e degli altri apparati repressivi, che non sono in grado mostrare vittorie palpabili sul campo di battaglia, si rende evidente sia attraverso l'esecuzione di questi crimini efferati, sia col sistema di coperture mafiose delle reciproche responsabilità.
Tuttavia, l'ampiezza del fenomeno è tale da impedirne il completo occultamento: l'oligarchia colombiana, istigatrice di questi ed altri innumerevoli crimini di lesa umanità, è la prima responsabile di tale barbarie.
 

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