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- popoli resistenti - colombia - 20-12-10 - n. 345
Bollettino di informazione al 20/12/2010 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
02/12 - "Ex" paramilitare "fugge" durante un trasferimento dal carcere
Andrés Palencia González, appartenente alle Autodefensas Unidas de Colombia (gruppo paramilitare falsamente smobilitato da Uribe e riciclato col nome di "Aguilas Negras") e detenuto nel carcere di Cúcuta con una condanna definitiva a sette anni e sei mesi per associazione a delinquere, è fuggito durante uno spostamento effettuato per via di una convocazione pervenuta dalla commissione Justicia y Paz.
La dinamica degli avvenimenti, che travolge l'INPEC (Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario) in un nuovo ed eclatante scandalo, lascia numerose perplessità. Innanzi tutto la notizia della fuga sarebbe stata riportata dagli agenti penitenziari, che avevano in custodia González, soltanto alle 23.00; inoltre, la versione rilasciata dagli stessi agenti secondo la quale quattro uomini armati li avrebbero obbligati a salire su un mezzo, insieme al "fuggiasco", per poi rilasciarli, non convince.
In questa vicenda risulta indagato anche il comandante della vigilanza del nuovo carcere di Cúcuta, per non aver richiesto alle autorità competenti di rafforzare la sicurezza lungo il percorso di spostamento del pericoloso criminale, e per non aver previamente eseguito l’ordine di trasferimento di González presso il carcere di Girón, pervenuto al carcere di Cúcuta due settimane prima dell'accaduto.
Questo scandalo evidenzia le reali intenzioni del regime: evitare le pericolose confessioni dei suoi amici paramilitari, riciclandoli e viziandoli in funzione della guerra sporca contro il popolo colombiano.
Vale la pena sottolineare che rappresentanti delle para-istituzioni colombiane, come gli alti funzionari dell' INPEC, già in passato sono stati indagati unitamente ad alcuni agenti del DAS (polizia politica direttamente alle dipendenze della Presidenza della Repubblica) per coinvolgimento nel collocamento e nella deflagrazione di alcuni ordigni esplosi in pieno centro a Bogotá.
Il dato di fatto è che il regime oligarchico colombiano, pur avendo creato ed alimentato il paramilitarismo come politica controinsorgente di Stato, non ha nessuna intenzione di permettere ai suoi capi sotto processo di rivelare alla magistratura ed all’opinione pubblica le complicità fra quei macellai e le più alte sfere della politica, delle forze armate, dell’imprenditoria e delle multinazionali. Pertanto, alterna a seconda dei casi omicidi mirati ed estradizioni negli USA, per farli tacere, a “favori” di vario tipo: legalizzazione di capitali e latifondi illegali, riciclaggio di narcodollari e, appunto, liberazioni dal carcere in “strane circostanze”.
05/12 - Emesso mandato di cattura nei confronti dell'ex capo del DAS
La Procura Generale della Colombia ha emesso un ordine di cattura nei confronti di Miguel Maza Márquez, ex direttore del DAS (la polizia politica colombiana), accusato di complicità nell'omicidio dell'ex candidato presidenziale Carlos Galán, trucidato il 18 agosto 1989 a Soacha, località situata nelle vicinanze di Bogotà, durante la campagna elettorale per la presidenza del paese.
Il magistrato a cui è stato affidato il caso, Guillermo Mendoza, ha dichiarato che Maza era già stato indagato per lo stesso reato in una precedente inchiesta finita in prescrizione lo scorso aprile; Mendoza ha inoltre sottolineato che nella riapertura del caso è stata aggiunta all'accusa di omicidio l'aggravante di terrorismo, in seguito ad alcune pesanti dichiarazioni rilasciate dal capo paramilitare Iván Roberto Duque, alias Ernesto Báez (già condannato per 18 omicidi), nelle quali afferma che Maza svolse un ruolo chiave nell'omicidio Galán.
Secondo la testimonianza di Duque, Maza modificò in prima battuta la scorta di Galán, creando deliberatamente condizioni di maggiore esposizione a rischi, e successivamente manipolò le indagini in modo da attribuire le responsabilità dell'omicidio ad alcuni criminali comuni su mandato del narcotrafficante Pablo Escobar.
Questo ennesimo scandalo evidenzia la natura terroristica di alti funzionari (vecchi e nuovi) di istituzioni come il DAS, direttamente gestite dal governo di turno, ad ulteriore riprova del carattere antidemocratico del regime colombiano, che ripudia il confronto politico ed utilizza ogni mezzo per eliminare avversari ed oppositori.
08/12 - Scarcerato il militante comunista Manuel Olate!
Il magistrato della Corte Suprema cilena, Sergio Muñoz, ha disposto gli arresti domiciliari per Manuel Olate, accusato di presunti legami con le FARC. Nei confronti di Olate era stato emesso un mandato di carcerazione preventiva ed era stata richiesta l'estradizione in Colombia alla fine di ottobre.
Secondo il giudice, la magistratura inquirente non è stata in grado di dimostrare la fondatezza dell'accusa di partecipazione ad attività terroristiche.
Questo argomento riveste un'importanza decisiva per evitare la concessione dell'estradizione, programmata per il 13 dicembre prossimo, poiché Muñoz ha già ricevuto il dossier della magistratura colombiana contenente le cosiddette “prove contundenti”, fabbricate ad arte dal regime fascista colombiano e propagandate dal sistema mediatico dell'oligarchia colombiana.
Secondo Guillermo Teillier, Presidente del Partito Comunista Cileno, “la detenzione di Olate è stata un'assurda macchinazione del governo colombiano in combutta con la destra cilena”.
Il deputato ha inoltre aggiunto che “senza dubbio questa è una vittoria molto importante della difesa di Manuel Olate e credo che ciò significhi che le prove fatte arrivare dal governo colombiano alla magistratura sono molto deboli, altrimenti sarebbe senza dubbio rimasto in carcere”.
Si sgonfia così un'altra bufala del governo di “Jena” Santos, come sempre sorretta dai "miracolati" pc del Comandante Reyes, “usciti indenni” dal bombardamento dell'aviazione gringa-colombiana in territorio ecuadoriano e manipolati con cura per creare le informazioni utili a danneggiare gli oppositori al narco-regime; tuttavia, come spesso accade, le macchinazioni costruite ad hoc dal narco-Stato colombiano finiscono per essere smascherate.
Ancora una volta, la caccia alle streghe nei confronti della solidarietà internazionale con le lotte del popolo colombiano subisce una tanto innegabile quanto importante battuta d’arresto. Ciò nonostante, la battaglia per la scarcerazione totale di Manuel Olate va avanti: non solo per scongiurare quella che sarebbe una criminale estradizione, ma anche per continuare ad esigere il diritto di pensare ed agire al fianco della resistenza del popolo colombiano.
11/12 - ONG denuncia che i prigionieri politici colombiani rischiano la vita per gli attacchi dei paramilitari
Il Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici ha denunciato i gravi rischi che nel carcere di Boyacá corrono i detenuti politici, costretti a condividere spazi comuni coi paramilitari.
A causa di questa “convivenza” forzata, la ong ha rivelato che lo scorso 23 novembre un gruppo di prigionieri politici ha subito un attacco da parte dei paramilitari nel cortile del carcere, ed è stato costretto a rinchiudersi nelle celle per sfuggire agli aggressori.
Inascoltate le reiterate richieste di classificare la popolazione carceraria in base alla natura dei delitti imputati, rivolte dalla Fondazione e dai detenuti all'INPEC, l'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, protagonista peraltro di diversi scandali relativi alla connivenza con i detenuti paramilitari, come le comprovate complicità con l'evasione di alcuni di questi criminali.
Oltre al grave rischio per la vita causato dalla vicinanza con i paramilitari, i detenuti politici subiscono continue violenze e trattamenti lesivi della dignità personale, quali le pratiche di isolamento forzato applicate arbitrariamente ed illegalmente, considerate da organismi internazionali quali il Comitato contro la Tortura delle Nazioni Unite come trattamento crudele, disumano e degradante.
Evidentemente le complicità fra Stato e paramilitarismo, che riguardano l'impiego da parte del regime di questi assassini fascisti in funzione antinsorgente e come manodopera per alcuni lavori relativi al narcotraffico, in chiave antisindacale, o a difesa dei privilegi di multinazionali e latifondisti, esistono persino all'interno delle carceri colombiane, attraverso trattamenti di favore, concessioni varie e addirittura evasioni concordate, a dimostrazione del fatto che la giustizia, nella Colombia di Uribe e di Santos, rimane una chimera irrealizzabile.
13/12 - LE FARC annunciano la liberazione unilaterale di cinque prigionieri
Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia hanno annunciato la liberazione unilaterale di cinque prigionieri di guerra come gesto di solidarietà nei confronti della ex senatrice Piedad Córdoba, che ringraziano per l’impegno umanitario profuso per la fine del conflitto interno.
Secondo la lettera aperta firmata dal Segretariato delle FARC ed indirizzata alla stessa Piedad Córdoba, la data delle liberazioni dipenderà dalle garanzie che fornirà il governo Santos; l'insorgenza pone come condizione che sia la dirigente oppositrice stessa a ricevere i prigionieri, a dispetto della sua inabilitazione per mano del Procuratore Generale Ordoñez, misura persecutoria che qualificano come immorale, “ingiusta, arbitraria e dettata da perversi interessi politici”. Nella lettera l’organizzazione guerrigliera invita nuovamente il paese a lavorare per la costruzione di un'alternativa politica alla guerra; ed assicura che le liberazioni si daranno in virtù "del più giustificato imperativo etico", in risposta al "brutale abuso della Procura Generale della Nazione contro lo sforzo umanitario per la pace in Colombia". "In questo caso non c'è diritto alla difesa né al dovuto processo. Nessuno ha giudicato Piedad Córdoba. Paradossalmente, i funzionari delinquenti che la spiavano per incriminarla adesso fuggono all'estero cercando di farsi gioco della giustizia", sostengono le FARC.
Venerdì 10 dicembre scorso Córdoba ha affermato che questo annuncio dell'insorgenza alimenta la speranza in una soluzione politica del conflitto sociale ed armato interno, e che il governo l’ha autorizzata a lavorare per materializzare le suddette liberazioni.
Come già in passato, quando il mafioso Uribe era presidente e l’oligarca Santos ministro della Difesa, Piedad dovrà guardarsi dalle trappole e provocazioni che il regime metterà in campo per sabotare la riuscita dell’operazione di liberazione e infangare l’immagine delle FARC, nonché di questa coraggiosa leader della causa della pace.
15/12 - Nel 2010 oltre 2500 militari messi fuori combattimento dalla guerriglia
L'ong Corporación Nuevo Arcoiris ha diffuso uno studio secondo il quale in Colombia, nel 2010, sono oltre 2500 i militari morti o feriti negli scontri fra le Forze Armate e la guerriglia delle FARC, con una media di quasi 7 militari colpiti ogni giorno.
Nel rapporto si segnala che la guerriglia colombiana dimostra una grande capacità di adattamento e si afferma che è in grado di modificare il proprio modus operandi secondo le nuove esigenze militari, adottando tattiche flessibili contro gli organismi dello Stato e dividendosi in piccoli gruppi di combattimento per ottenere maggiori risultati e ridurre l’efficacia della superiorità aerea nemica.
Secondo León Valencia, direttore di Nuevo Arcoiris, è un errore pensare che si sia vicini alla fine della guerriglia in Colombia, giacché le FARC mantengono la propria presenza operativa in una gran porzione del territorio del paese.
Il rapporto sull’andamento del conflitto elaborato della suddetta ong, certamente non tacciabile di essere pro-FARC, prende nettamente le distanze dal trionfalismo ufficiale vomitato sulle pagine e sugli schermi dei media di regime. Sulla base di un'analisi dei fatti meno distorta, viene ribadita la necessità di una modifica sostanziale della situazione proponendo possibilità di avvicinamento alla meta di accordi umanitari e di dialoghi.
L'entità degli scontri, che la propaganda oligarchica cerca in tutti i modi di occultare, dimostra una capacità operativa della guerriglia che aumenta progressivamente nonostante i miliardi erogati dagli Stati Uniti e l'oltre mezzo milione di effettivi (fra poliziotti e militari) disposti sul campo dallo Stato; basti pensare che, sempre secondo il già citato rapporto, nel 2010 le FARC hanno incrementato del 230% gli attacchi contro la forza pubblica rispetto al 2009. Parimenti, si riducono sensibilmente le possibilità per il narco-governo di sostenere economicamente questo pachidermico (e corrotto) apparato di guerra; il che comporta la necessità di aumentare le tasse e tagliare ulteriormente servizi e spesa sociali, acutizzando ulteriormente le pressanti contraddizioni del paese.
18/12 - Grande mobilitazione dei sindacati nella giornata della dichiarazione universale dei diritti umani
Lo scorso 11 dicembre le organizzazioni operaie del paese hanno manifestato, marciando lungo il centro di Bogotá, per contestare il governo Santos e per chiedere che vengano applicate le norme universali in materia di rispetto dei diritti umani e protetta la vita dei leaders dell’opposizione, e per contestare la riforma in materia di fisco e sanità.
Lunghe colonne di lavoratori, attivisti di organismi difensori dei diritti umani, dei rifugiati e delle vittime del terrorismo di Stato, hanno marciato dal Parco Nazionale fino al Parco Santander. Migliaia di militanti di sinistra hanno sfilato invitando i passanti ad unirsi alla lotta per una soluzione politica e pacifica della guerra interna tra l'insorgenza e lo Stato, reclamando giustizia, verità e che vengano puniti i responsabili delle violazioni dei diritti umani.
Le organizzazioni politiche, sociali e sindacali si sono unite alla mobilitazione convocata dalla Gran Coalizione Democratica e dal Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato.
Alcuni giovani, con striscione a seguito, hanno manifestato reclamando la libertà per David Rabelo Crespo, difensore dei diritti umani incarcerato da diversi mesi, ennesima vittima di una montatura giudiziaria da parte del narco-governo.
In un comunicato, il Partito Comunista denuncia la prigionia di oltre 7000 uomini e donne nelle carceri del regime, vittime della criminale “sicurezza democratica”, politica di terrore, repressione e persecuzione contro leader popolari che si oppongono alle misure neoliberali, alla guerra contro il popolo ed alla svendita delle risorse nazionali alle multinazionali ed al gran capitale finanziario.
La manifestazione, nata per contestare l’impunità del regime, il terrorismo di Stato, il paramilitarismo ed il fascismo mafioso di Uribe e Santos, è stato un ulteriore momento di lotta popolare per la verità, la giustizia, il risarcimento integrale delle vittime del terrorismo di Stato ed il rispetto dei diritti umani.
20/12 - La Colombia chiede l'immunita' diplomatica per Uribe
L'ambasciatore colombiano Gabriel Silva, di recente nomina a Washington, ha dichiarato in una conferenza stampa che Uribe, coinvolto nel processo contro la multinazionale Drummond negli Stati Uniti, gode dell'immunità diplomatica.
Silva, impegnato in questi giorni nel cercare di prolungare per un altro anno il trattato che esime dal 1991 i prodotti colombiani dalle tariffe di importazione negli Stati Uniti (brutta copia di quel TLC bloccato dall'intervento di diversi parlamentari nordamericani che hanno denunciato l'insostenibile situazione dei diritti umani in Colombia), ha affermato che Uribe “non può essere soggetto a nessuna ingiunzione giudiziaria”.
Un tribunale dell'Alabama ha messo sotto processo dal 2001 la multinazionale carbonifera statunitense, che con l'appoggio del narco-ex presidente Uribe ha utilizzato in Colombia militari e paramilitari per assassinare leaders sindacali e lavoratori che non si facevano comprare, corrompere e cooptare.
L'avvocato delle vittime della Drummond, Terry Colingsworth, ha dichiarato che, a suo parere, l'immunità richiesta non sarà concessa, perché si tratta di una misura valida solo per i presidenti in carica. “Questa è una mossa preliminare di Uribe, ma il semplice fatto che sia stata richiesta l'immunità non significa che verrà concessa”, ha assicurato.
Il regime colombiano si chiude a riccio in difesa di Uribe, esponente dell'oligarchia paramilitare nonché noto narcotrafficante; ma gli innumerevoli crimini di cui si è macchiato non resteranno a lungo impuniti, e la giustizia popolare farà inevitabilmente il suo corso.
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