www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 12-01-11 - n. 346

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 11/01/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
23/12 - La Bogotà di Santos si conferma come uno degli epicentri della destra terrorista internazionale
Dopo la riunione a Washington degli esponenti dell'estrema destra continentale, l'organizzazione fascista “UnoAmerica”, cui appartiene il pregiudicato venezuelano Peña Esclusa (in carcere a Caracas per aver organizzato atti di terrorismo nel paese) si è riunita recentemente a Bogotá, capitale della Colombia.
“UnoAmerica” è formata da una serie di gruppi nostalgici delle dittature militari di vari paesi, e considera come propri nemici da abbattere tutti i governi della regione che pratichino una politica sovrana ed indipendente, sganciata dagli interessi statunitensi.
Durante la riunione è stato letto un saluto inviato da parte del terrorista cubano-nordamericano Armando Valladares, secondo cui Peña Esclusa sarebbe un “gigante della democrazia”, ovviamente nella particolare accezione di questo termine che viene impiegata dai fascisti.
Peña Esclusa venne arrestato dal Servicio Bolivariano de Inteligencia (SEBIN) a Caracas lo scorso luglio mentre aveva ingenti quantitativi di C4, un potentissimo esplosivo utilizzato tra l'altro nell'attentato contro il magistrato venezuelano Danilo Anderson, che indagava sulle trame occulte all’epoca del fallito colpo di Stato in Venezuela nel 2002. L’arresto fu eseguito in seguito alle confessioni rese dal terrorista salvadoregno Chávez Abarca, noto esponente del gruppo di Orlando Bosh e Posada Carriles, arrestato poco prima mentre tentava di infiltrarsi in Venezuela allo scopo di realizzare attentati destabilizzatori in vista delle elezioni dello scorso settembre, e che attualmente è sotto processo a Cuba, dove è stato estradato per rispondere di diversi attentati terroristici compiuti negli anni ’90 all’Avana.
Ora questa cozzaglia di terroristi internazionali, che godono di appoggio e protezione negli Stati Uniti e che sono ramificati in tutto il continente, trovano naturale asilo nella Colombia del terrorismo di Stato e della repressione generalizzata della “Sicurezza Democratica”, ora condotta dal governo oligarchico di Santos.
La Colombia si conferma ancora una volta l'epicentro continentale della reazione più estrema e della controffensiva imperialista nei confronti dei processi popolari e progressisti in atto nella regione; è anche per questo che la resistenza, in tutte le sue forme, che il popolo colombiano dispiega per conquistare la pace e la giustizia sociale, ha un'importanza straordinaria che travalica i confini nazionali.
 
26/12 - Denunciato alla giustizia belga il DAS colombiano
In una conferenza stampa tenutasi di recente a Bruxelles, un team di avvocati belgi ha reso noti i fatti e le basi giuridiche a sostegno della denuncia presentata contro il DAS, la polizia politica colombiana, il 19 ottobre scorso di fronte al Giudice Istruttorio del Tribunale di Prima Istanza della capitale belga.
Le indagini portate avanti in Colombia hanno dimostrato che il DAS, col sostegno e su mandato del narco ex-presidente Uribe e del governo colombiano, hanno organizzato operazioni illegali di spionaggio su grande scala sia in Colombia, sia in Europa; gli obiettivi dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche e dei diversi abusi perpetrati dal DAS si trovano sul territorio colombiano ma anche in Europa: si tratta di persone fisiche, cittadini belgi o colombiani, e di organizzazioni, in genere ong per la difesa dei diritti umani o di cooperazione allo sviluppo che hanno progetti in Colombia.
Inoltre, gli archivi del DAS hanno rivelato che un funzionario di questo organismo, Germán Villalba, venne inviato dai suoi superiori in Europa allo scopo di insediare, in sette capitali europee, uffici e gruppi incaricati di realizzare i pedinamenti e le operazioni di spionaggio ai danni di rifugiati colombiani e ong che portano avanti il lavoro di denuncia e solidarietà col popolo colombiano.
Nell'ambito della cosiddetta “Operación Europa” il governo colombiano, con il contributo di una rete di delatori, ha lavorato alacremente ed illegalmente per screditare, intercettare telefonicamente ed ambientalmente e pedinare anche diversi europarlamentari critici del governo colombiano, e persino la Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo.
A causa di queste politiche mafiose e arroganti, in diversi paesi del mondo si moltiplicano le iniziative giudiziarie contro il paramilitare ex-presidente Uribe, che, pur godendo di una rete di complicità della destra internazionale che intende accreditarlo come “statista”, sa bene che non potrà esimersi eternamente dal rendere conto dei propri crimini.
 
29/12 - Ritrovati nel Meta i resti di altre 66 vittime del terrorismo di stato
Le autorità giudiziarie colombiane hanno ritrovato i resti di altre 66 persone non identificate nella fossa comune di Granada (dipartimento del Meta), nella quale erano già stati rinvenuti altri 412 cadaveri; lo ha reso noto Iván Cepeda, portavoce del MOVICE (Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato), organizzazione sorta nel 2003 allo scopo di raggruppare i familiari delle vittime dei crimini di lesa umanità, commessi dal terrorismo di Stato, ed organizzazioni che lavorano per i diritti umani.
Questo recente rinvenimento eleva a 478 il numero di persone sepolte e non identificate; i corpi di 25 di queste 66 appartenevano a minorenni. Secondo Cepeda, deputato e figlio del senatore dell’Unione Patriottica Manuel Cepeda, trucidato dal regime nel 1994, i minorenni seppelliti sono stati presumibilmente massacrati da bombardamenti delle Forze Armate su zone abitate da civili.
Cepeda ha inoltre sottolineato che tali ritrovamenti dimostrano l'attendibilità delle denunce presentate dalle ong per i diritti umani e dalla Banca Dati del CINEP (Centro di Ricerca ed Educazione Popolare).
Fra le vittime di quest’ennesima carneficina, civili innocenti che hanno subito sparizioni forzate, o che sono stati assassinati e successivamente presentati dai militari come guerriglieri morti in combattimento.
Come costantemente denunciato con tenacia dalle associazioni che si battono per i diritti umani, il terrorismo di Stato colombiano, al fine di difendere i privilegi di latifondisti, oligarchia e multinazionali straniere e di sbandierare inesistenti “vittorie sul campo” contro l'insorgenza, massacra migliaia di persone per mezzo di militari e paramilitari, per poi gettarne i resti in fosse comuni che presto o tardi vengono inevitabilmente a galla; questa è una delle conseguenze della politica della cosiddetta “Sicurezza Democratica” di Uribe e Santos, il cui regime ha causato negli ultimi anni più morti civili e desaparecidos di qualunque altra dittatura in America Latina.
 
02/01 - Uribe progetto’ di attaccare il Venezuela
La diplomazia statunitense a Bogotá inviò alla fine del 2008 a Washington un rapporto, diffuso di recente da Wikileaks, contenente informazioni sui progetti che Uribe aveva in serbo per attaccare il Venezuela bolivariano.
Il rapporto fu redatto in seguito ad una riunione tra lo stesso Uribe ed il Capo di Stato Maggiore degli USA in Colombia, Mike Mullen. Secondo quanto si legge nella nota diplomatica, il narco ex-presidente Uribe si trovava in difficoltà per il rifiuto del Venezuela di considerare la guerriglia colombiana come “terrorista”. L'interlocutore nordamericano di Uribe riferì che l'allora capo dello Stato colombiano chiedeva a Washington di impegnarsi in una “campagna pubblica contro il Venezuela”, coinvolgendo i governi di destra del continente, tra i quali vengono citati quelli di Messico, Honduras, Belice, Panamá e Costa Rica. Fu in tale occasione che il guerrafondaio Uribe disse esplicitamente che era pronto ad “autorizzare l'esercito ad entrare in Venezuela”, con la scusa di combattere presunti guerriglieri situati in aree di frontiera, come quando ordinò di bombardare l'accampamento diplomatico delle FARC-EP in Ecuador il 1 marzo 2008, al fine di far fallire le trattative per uno scambio di prigionieri tra lo Stato e la guerriglia, e di uccidere il Comandante Raúl Reyes che ne era a capo.
Lafollia guerrafondaia uribista non conosceva limiti e gli USA l'hanno utilizzata come elemento di costante destabilizzazione nei confronti dei paesi dell'ALBA. Non si può dimenticare che la stessa oligarchia che ha svenduto la sovranità colombiana agli Stati Uniti e che ha sostenuto il narco-paramilitare Uribe, ha voluto J.M.Santos come suo successore e continuatore. Sarebbe una pericolosissima illusione pensare che dietro al linguaggio meno paranoico -ma altrettanto mellifluo- di Santos, ex ministro della difesa di Uribe ed inventore dei “falsi positivi”, non stia covando la stessa minaccia.
 
04/01 - Esecutivo cancella legge che permetteva zone smilitarizzate
Il Ministro dell’Interno colombiano, Germán Vargas Lleras, ha reso noto che verrà abolita la legge 1421, che prevedeva zone smilitarizzate nel paese allo scopo di intavolare dialoghi con i gruppi considerati “al margine della legge”.
Anche grazie a questa normativa l’ex presidente Andrés Pastrana aveva potuto aprire i dialoghi di pace con l’insorgenza delle FARC nel 1999, peraltro rotti unilateralmente dal governo di Bogotá nel momento in cui si trattava di concretizzare i buoni propositi espressi a tavolino.
La stessa legge permise anche all’ex presidente Álvaro Uribe di stabilire la “zona speciale” in Santa Fe de Ralito, nel Dipartimento di Córdoba, per “smobilitare” i gruppi paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) di Salvatore Mancuso, e “reinserirli nella vita civile”.
Quindi la legge, una volta utilizzata per salvare e riciclare i paramilitari, stretti alleati del narco ex-presidente Uribe e del suo delfino Santos, viene buttata via, insieme ad un altro degli strumenti utili a conseguire la costruzione di dialoghi per giungere ad una pace duratura con giustizia sociale.
Nonostante l’appello dell’insorgenza per trovare una soluzione politica al grave conflitto che vive il paese da oltre 50 anni, appello condiviso dalla maggioranza del popolo colombiano, il governo presieduto da Santos continua ad insistere su una politica guerrafondaia e sull’ostracismo più reazionario al fine di garantire alla casta oligarchica i suoi meschini privilegi, frutto del saccheggio e della rapina ai danni delle masse popolari.
 
06/01 - L'ambasciatore Hoyos ha regalato l'impunita' ad un criminale di guerra
Luis Fernando Hoyos, ambasciatore colombiano presso l'OSA (Organizzazione degli Stati Americani), era stato protagonista nel luglio scorso dell'oscena pantomima nel corso della riunione di questo ente, in cui con toni esagitati e coprendosi di ridicolo, denunciò la mai dimostrata presenza di guerriglieri delle FARC in Venezuela; in uno show mediatico costruito ad hoc, aveva portato a sostegno delle sue tesi alcune fotografie scaricate da internet e fantasiose videoanimazioni confezionate sulla base del materiale disponibile in “Google Maps”. Aveva già dimostrato di essere un fantoccio al servizio della politica guerrafondaia del governo colombiano, sempre alla ricerca di strumenti per screditare la Repubblica Bolivariana del Venezuela, nel quadro della strategia neocoloniale USA in America Latina.
Tuttavia, come ‘degno’ rappresentante della putrefatta classe politica colombiana, Hoyos ha superato sé stesso con un’altra mossa, altrettanto spregevole; in qualità di ambasciatore, infatti, Hoyos ha accreditato presso l'OSA il colonnello José Gabriel Castrillón, responsabile di uno degli innumerevoli casi di “falsi positivi” (leggasi omicidi extragiudiziari). Castrillón è sotto processo in Colombia per aver firmato l'operazione militare che portò all'assassinio di 4 giovani, travestiti post mortem da guerriglieri al fine di poter vantare un successo militare mai avvenuto. I fatti in questione avvennero nella regione del Chocó.
Grazie alla tempestiva nomina del colonnello, passato a svolgere “funzioni di formazione e aggiornamento” presso l'OSA, questo assassino in divisa è fin'ora riuscito a non comparire nel processo che lo vede imputato.
Risulta a tutti gli effetti evidente che Castrillón è il beneficiario di un'operazione politica volta a sottrarlo alla giustizia e ad evitare che le sue eventuali dichiarazioni possano compromettere alti ranghi politici e militari. Ancora una volta vengono dunque utilizzati gli incarichi all'estero per impedire che i personaggi legati alla cosca mafiosa di Uribe, maggiormente coinvolti nei crimini contro l'umanità compiuti negli ultimi dieci anni, possano essere incriminati. D'ora in avanti si dovrà aggiungere il nome di Hoyos alla lunga lista che la diplomazia delinquenziale colombiana ha collezionato negli anni: evidentemente è uno strumento indispensabile per continuare a far funzionare a pieno regime la premiata (da USA ed Europa) macelleria colombiana.
 
09/01 - Wikileaks rivela che i piu’ stretti collaboratori di Uribe hanno organizzato le intercettazioni illegali del DAS
Secondo un cablo pubblicato di recente sul sito web di Wikileaks, i più stretti collaboratori dell’ex-presidente narcoterrorista Álvaro Uribe (2002-2010) hanno appoggiato, praticato e ordinato le intercettazioni telefoniche e ambientali illegali effettuate per spiare giornalisti, magistrati non allineati all’esecutivo ed oppositori politici, scandalo noto in Colombia come “chuzadas”. Secondo il cablo, nell’ottobre del 2009 il generale Óscar Naranjo, capo della Polizia Nazionale, aveva manifestato all’allora ambasciatore statunitense in Colombia, William Brownfield, il sospetto che gli ordini dello spionaggio illegale provenissero dal segretario generale della Presidenza, Bernando Moreno, e dal consigliere presidenziale José Obdulio Gaviria.
Lo stesso ex ambasciatore ha poi comunicato ai suoi superiori la necessità di “tenere in considerazione molto seriamente le sue opinioni”. In effetti, Óscar “Coca” Naranjo è molto informato sulle questioni relative al narcogoverno colombiano, poiché noto narcotrafficante lui stesso: inquisito dal 2004 per aver collaborato col capo del Cartello del Valle Wilber Varela, alias “Jabón”, Naranjo ha anche un fratello (Juan David) in carcere in Germania per traffico di stupefacenti.
In risposta al cablo diffuso, il Pubblico Ministero generale incaricato in Colombia, Guillermo Mendoza, ha affermato che si investigherà a fondo sulla provenienza dei documenti e ha segnalato in dichiarazioni radiofoniche ai mezzi locali che “non è da scartare l’ipotesi di chiamare Naranjo come testimone nel caso delle chuzadas”.
Lo scandalo delle “chuzadas” scoppiò nel febbraio del 2009, quando emerse che il Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS) -organo alle dirette dipendenze della Presidenza della Repubblica- realizzava pedinamenti ed intercettazioni illegali ai telefoni di membri della Corte Suprema di Giustizia, dirigenti dell’opposizione, giornalisti critici e difensori dei diritti umani. Diversi ex funzionari del DAS sono tuttora reclusi, mentre altri dirigenti di questa tenebrosa polizia politica, come la sua ex direttrice María del Pilar Hurtado, hanno ottenuto asilo nella Panama del presidente mafioso Martinelli su richiesta di Uribe, disposto a qualsiasi cosa pur di evitare che i suoi ex scagnozzi del DAS parlino.
 
11/01 - Ufficiale colombiano denuncia: sanzionati comandanti che non garantivano morti per un mese
In una denuncia presentata alla Procura di Medellín lo scorso 15 dicembre dal tenente Edgar Iván Flórez Maestre, si legge che il tenente colonnello Wilson Ramírez Cedeño, della Brigata XIV dell'Esercito con sede a Puerto Berrío (dipartimento di Antioquia), era solito ricordare alle sue truppe che “ogni comandante di compagnia mi deve presentare un morto in combattimento al mese, e la Seconda Sezione tre morti al mese. In questo momento la guerra si misura in litri di sangue, e il comandante che non porti risultati per un mese riceverà la sanzione corrispondente: tale mancanza verrà segnalata nel suo curriculum”. Flórez chiarisce che gli assassini di civili presentati come guerriglieri, pratica eufemisticamente chiamata “falsi positivi”, riflettono una politica sistematica, e che tanto la fase di cattura delle vittime quanto quella del loro omicidio e delle montature sono dettagliatamente articolate. Nonostante le minacce ricevute, il tenente denuncia diversi anelli della catena del terrorismo di Stato: le pressioni ricevute dagli alti comandi per ottenere risultati, il modus operandi per “legalizzare” le morti di civili indifesi, gli incentivi per quanti presentano più morti, la gestione del denaro delle ricompense e la strategia giuridica adottata dal Ministero della Difesa per coprire i militari indagati.
Le potenziali vittime, venditori ambulanti o persone prive di famiglia, erano assoldate da un militare a Medellín, che offriva loro denaro e un fantomatico lavoro a Puerto Berrío. Quando le vittime arrivavano in questa città, erano sequestrate da soldati professionali che informavano immediatamente il comandante del battaglione, il colonnello Camelo Piñeres, per ottenere l’autorizzazione a procedere; quindi, venivano travestite da guerriglieri e trucidate barbaramente, a sangue freddo. Infine, si elaborava una finta missione di copertura, comprensiva del numero di militari “impiegati”, anche se in realtà sul luogo dei fatti erano presenti solo quelli incaricati degli omicidi.
Nella denuncia si descrive altresì il macabro tabellone con le statistiche delle diverse Compagnie, appeso su un muro del Centro per le Operazioni Tattiche della Brigata; vi si contabilizzavano i trucidati ed i giorni privi di scontri e di morti. I comandanti promettevano licenze per tutto il mese di dicembre al plotone che sommava più morti durante l’anno.
Il militare che intendeva costruire un “falso positivo” doveva acquistare uno dei due “kit di legalizzazione”: il primo costituito da revolver, granata e radio, del valore di 500.000 pesos (circa 2.000 $); il secondo, da fucile, uniforme guerrigliera e radio, del valore di 800.000 pesos (circa 3.200 $). Secondo Flórez, “Le armi le procuravano i soldati della Compagnia “Aniquilador”, che avevano contatti con paramilitari e delinquenza comune”.
Corruzione e marciume, vocazione assassina e violazione permanente dei diritti umani: questi sono i “fiori all’occhiello” delle forze militari del regime colombiano, dai più alti livelli gerarchici fino agli ultimi soldati professionali. Dalla ricerca di risultati da mostrare all'opinione pubblica (richiesti dal ceto politico), agli intrecci con paramilitari e delinquenti di ogni sorta, inestricabilmente legati alle narco-istituzioni colombiane: un sistema putrefatto fino al midollo, incapace di presentare reali vittorie sul campo di battaglia e pronto ad inventare montature prezzolate a copertura di omicidi di vittime innocenti; e il primo responsabile di queste nefandezze, l'ex ministro della difesa “Jena” Santos, ora siede sul trono grondante di sangue della presidenza della Repubblica.
 

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