www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 04-02-11 - n. 362

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 29/04/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
09/04 - Militari condannati per massacri e torture liberi di entrare e uscire dal centro di reclusione militare
Ancora una volta viene a galla l'indegno sistema di protezione dei militari colombiani condannati per i crimini più atroci: nella bufera ora c'è il Centro di Reclusione Militare di Tolemaida (dipartimento di Tolima), dove dovrebbero scontare la loro pena 269 militari condannati per reati quali omicidi, massacri, torture e sequestri.
Nonostante la condizione di carcerati, i militari godono di una serie di “stravaganti” privilegi: escono ed entrano di prigione a loro piacimento,
fanno commerci all'interno e all'esterno della struttura carceraria, percepiscono lo stipendio come se fossero ancora regolarmente in servizio nelle Forze Armate, ottengono addirittura la pensione e le promozioni, o altri benefici; ci sono perfino “prigionieri” che vanno in vacanza a San Andrés e Cartagena, le due più rinomate e costose mete turistiche dei Caraibi colombiani.
Mentre nelle carceri colombiane sopravvivono a stento oltre 7.000 prigionieri politici, vittime di torture ed ogni genere di vessazioni per essersi opposti ad un regime fascista e oligarchico, i militari che hanno esercitato il terrorismo di Stato e la guerra sporca contro il popolo, su mandato dei narcogoverni di Uribe e di Santos, oggi vivono in una sorta di club Méditerranée, con piena libertà di movimento e il solo “obbligo” di portare un cellulare, per farsi trovare in loco nel caso di un’eventuale “ispezione”.
 
12/04 - La multinazionale Chiquita pagò militari, paramilitari e politici in Colombia
Il National Security Archive, ong statunitense che si occupa di ricerca e archiviazione di documenti declassificati dal governo, ha reso pubbliche migliaia di documenti interni della multinazionale Chiquita Brands, che comprovano i pagamenti effettuati a gruppi paramilitari per servizi di “sicurezza” in Colombia, nonché copiose mazzette versate a militari e politici fra i quali spicca l'allora governatore di Antioquia, il narco ex-presidente Álvaro Uribe Vélez.
La documentazione resa pubblica era stata consegnata dalla multinazionale stessa al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, nell'ambito di un accordo giudiziario con tale istituzione.
I documenti rivelano anche il ruolo dei militari colombiani nel fare pressioni sulla Chiquita affinché finanziasse i paramilitari delle AUC attraverso le famigerate “Convivir”, false cooperative di sicurezza patrocinate da Uribe che permisero la legalizzazione di fatto e lo sviluppo dei gruppi paramilitari in tutta la Colombia.
Ma Uribe non ha solo favorito gli accordi fra i suoi amici paramilitari e la Chiquita; questo criminale dal colletto bianco ha anche garantito protezione, per esempio, alle infrastrutture della Drummond Ltd, altra multinazionale (carbonifera) cui ha fornito l'appoggio di esercito e paramilitari, che si sono “premurati” di trucidare sindacalisti e quanti si opponevano allo sfruttamento selvaggio dei territori e dei lavoratori.
 
15/04 - Tale padre tali figli: Tomás e Jerónimo Uribe legati ai gruppi paramilitari
Tomás e Jerónimo Uribe, figli del narco ex-presidente colombiano Álvaro Uribe, hanno intrattenuto una relazione di amicizia e di affari con uno dei rappresentanti politici dei paramilitari delle AUC.
Le dichiarazioni rilasciate da José Gélvez, alias "El Canoso", ora in carcere a Bogotá, non lasciano spazio a dubbi: “Jerónimo e Tomás dovevano necessariamente sapere che io ero il capo politico delle AUC, che io ero quello che
gestiva le relazioni politiche del blocco Resistencia Tayrona delle AUC”. Gélvez ha inoltre rivelato che i due “mantenevano un rapporto di affari e partecipavano a festini” con Héctor Ignacio Rodríguez, alias 'Nacho', consigliere del municipio di Guachaca (dipartimento di Magdalena), e che “avevano intenzione di conoscere Hernán Giraldo Serna, alias 'El Patrón' o 'El Viejo', ex comandante di questo blocco”, anche se tale riunione non si è poi concretizzata.
I due rampolli dell'oligarchia colombiana erano già saliti agli “onori” delle cronache, nonostante la giovane età, prima perché implicati nello scandalo delle “Piramidi” finanziarie, e successivamente da protagonisti, essendosi arricchiti enormemente a danno dell’erario pubblico grazie a misure ad hoc create dal corrotto e nepotista governo Uribe; per seguire le orme del padre, dopo il furto, la truffa e i rapporti con i paramilitari di estrema destra, per ora manca all'appello il narcotraffico, altro cavallo di battaglia dell'illustre genitore; tuttavia, la loro carriera criminale appare già promettente!
 
18/04 - In novanta giorni aggrediti 96 attivisti per i diritti umani in Colombia
Il primo trimestre del 2011 ha evidenziato un allarmante incremento delle aggressioni contro i difensori dei diritti umani ed i leaders sociali in Colombia; infatti, benché secondo le cifre riportate dal Programma di Protezione “Somos Defensores” il 2010 sia stato il peggiore degli ultimi quattro anni, con oltre 170 casi di aggressione, il 2011 sembra superare tutti i pronostici, con un aumento dei casi pari addirittura al 225%.
Secondo quanto riportato da questa ong, nei primi tre mesi di quest'anno sono state registrate 96 aggressioni verso attivisti per i diritti umani, e 64 volte organizzazioni sociali sono state vittime di attacchi che hanno messo gravemente in pericolo la vita e l'integrità dei suoi membri, e ostacolato il loro lavoro.
Sul totale di aggressioni dall'inizio dell'anno sono stati registrati 68 casi di minacce, 9 omicidi, 7 attentati, 7 arresti arbitrari, 4 sparizioni forzate ed 1 uso arbitrario del sistema penale.
A dispetto delle ridicole affermazioni di chi vede in “Jena” Santos un personaggio in grado di migliorare le condizioni di sicurezza degli attivisti sociali in Colombia, i dati dimostrano in modo evidente un peggioramento di una situazione già disastrosa: stando ai dati evidenziati, in media almeno una volta al giorno si verifica un'aggressione verso chi si batte per la difesa dei diritti umani in Colombia.
Il paramilitarismo ed il terrorismo di Stato continuano ad essere le armi predilette dell’oligarchia al potere, fautrice di una interminabile guerra sporca contro il popolo colombiano e le sue organizzazioni.
 
21/04 - Esercito colombiano lascia la comunita' di Curvaradó in mano ai paramilitari
I contadini e afrodiscendenti della zona umanitaria di Curvaradó (dipartimento del Chocó), che avevano beneficiato della restituzione delle terre usurpate dalle imprese della coltivazione della palma da olio, nei giorni scorsi hanno denunciato il ritiro dell'Esercito e il ritorno di una trentina di paramilitari.
Questi territori erano stati scelti da diverse imprese per la coltivazione intensiva di palma africana, e a partire dalla metà degli anni ’90 militari e paramilitari, attraverso minacce e l'omicidio di circa un centinaio di persone, hanno obbligato allo sfollamento di più di 1500 persone delle comunità di Curvaradó e Jiguamiandò.
Il ritiro dell'Esercito è avvenuto dopo che i paramilitari hanno redatto un piano di attentati contro i leader comunitari, con l'intento di permettere una nuova usurpazione dei territori collettivi in favore delle imprese private.
Secondo testimonianze raccolte fra la popolazione, i paramilitari hanno dichiarato: “qui comandiamo noi, e i progetti economici che abbiamo definito si porteranno a termine!”
Esercito e paramilitari dimostrano per l'ennesima volta di essere lo strumento di morte al servizio delle multinazionali e dell'oligarchia, che implementano il terrorismo di Stato allo scopo di rapinare i territori delle comunità originarie su mandato del governo Santos, a parole fautore della “restituzione delle terre” ma nei fatti complice e responsabile di questi crimini, che ad oggi hanno già provocato lo sfollamento forzato di ben 5 milioni di colombiani!
 
24/04 - Arrestato a Caracas il direttore dell’agenzia di notizie Nuova Colombia, ANNCOL!
Le autorità venezuelane hanno reso noto di aver arrestato ieri (sabato 23 aprile) all’aeroporto di Maiquetía, nei pressi di Caracas, il cittadino colombiano Joaquín Pérez Becerra, quando era appena atterrato proveniente dall’Europa.
Pérez Becerra, accusato dallo Stato paramilitare colombiano di essere un sovversivo delle FARC, è in realtà uno dei tanti rifugiati politici colombiani scampati al terrorismo del regime oligarchico di Bogotá.
Residente in Svezia da anni, Joaquín Pérez da il suo contributo alla lotta per la pace con giustizia sociale in qualità di direttore dell’Agenzia di Notizie Nuova Colombia, ANNCOL, il cui sito web è visitato quotidianamente da migliaia di persone di tutto il mondo desiderose di accedere ad un’informazione alternativa sul conflitto sociale ed armato colombiano, non manipolata né inquinata dalle menzogne dei media oligarchici.
Secondo un comunicato diffuso nelle ultime ore dal Ministero del Potere Popolare degli Interni e della Giustizia del Venezuela, “il cittadino Joaquín Pérez Becerra è ricercato dagli apparati della giustizia della Repubblica della Colombia attraverso l’Interpol, con una circolare rossa”. Il governo Chávez ha altresì reso noto di aver immediatamente informato dei fatti il governo del fascista Santos, con cui ha stretto negli ultimi tempi rapporti tanto stretti quanto pericolosi.
Il suddetto comunicato, che lascia trapelare la volontà di estradare in tempi brevi il direttore di ANNCOL in Colombia, è chiuso da un paragrafo che sembra scritto da uno dei tanti satelliti di Washington, come il lettore può constatare: “Il Governo Bolivariano ratifica in questo modo il suo impegno irriducibile nella lotta contro il terrorismo, la delinquenza ed il crimine organizzato, nella stretto rispetto degli impegni e della cooperazione internazionale, guidato dai principi di pace, solidarietà e rispetto ai diritti umani” (sic!)
Se Chávez pensa di sopperire alle debolezze interne del processo bolivariano ed alle pressioni internazionali teledirette da USA ed UE stringendo relazioni carnali col putrefatto e terrorista regime capeggiato dal macellaio Santos, è completamente fuori strada. Consegnare ad uno stato terrorista il direttore di una delle agenzie stampa che maggiormente lo critica, e che al contempo difende il Venezuela bolivariano, contrariamente a quanto asserisce il menzionato comunicato non aiuta a difendere i diritti umani, non contribuisce alla pace nel continente (se non a quella dei sepolcri), e non rappresenta un esempio di cooperazione internazionale degno di chi si dice “bolivariano”.
 
Chavez consegna Joaquin Perez Becerra al fascista Santos!
Come purtroppo temevamo, nel pomeriggio di ieri (25 aprile) Chávez ha consegnato al regime fascista di Santos il compagno Joaquín Pérez Becerra, direttore dell’Agenzia di Notizie Nuova Colombia.
Presto faremo le dovute considerazioni e le analisi del caso, posto che questa vergognosa decisione del governo venezuelano è, tra le altre cose, specchio di una degenerazione più complessiva delle alte sfere di Caracas, e non
potrà non avere ripercussioni. Nel frattempo, va tutta la nostra solidarietà a Joaquín, alla sua famiglia ed ai compagni di ANNCOL che, siamo certi, porteranno avanti il lavoro di informazione e controinformazione sul conflitto colombiano con coraggio e senza peli sulla lingua come hanno sempre fatto in tutti questi anni.
Ringraziamo le numerose persone ed organizzazioni che, rispondendo ed aderendo tempestivamente al nostro appello per Joaquín, hanno dimostrato ancora una volta che la solidarietà è la tenerezza dei popoli, e che nonostante il silenzio e la manipolazione mediatica, l’attenzione e l’interesse dal basso per la lotta del popolo colombiano sono presenti più che mai.
Infine, lanciamo un appello a tutti: scrivete la vostra indignazione e il vostro dissenso per questa buia pagina della Rivoluzione Bolivariana a @chavezcandanga e/o @vencancilleria (twitter)
Associazione nazionale Nuova Colombia
www.nuovacolombia.net
 
29/04 - La Svezia chiede spiegazioni al Venezuela per la detenzione di Joaquín Pérez
Mercoledì 27 aprile il portavoce del Ministero svedese per le Relazioni Estere, Teo Zetterman, ha reso noto che il giorno precedente “la Svezia ha richiesto spiegazioni al Venezuela sul motivo per cui le autorità svedesi non sono state informate della detenzione di un cittadino svedese, poi estradato in Colombia”, ovvero Joaquín Pérez Becerra, giornalista, direttore del portale ANNCOL arrestato a Caracas ed in seguito consegnato da Chávez alla polizia del fascista regime colombiano.
“A tutt'oggi non abbiamo avuto alcuna risposta”, ha sottolineato Zetterman. Pérez, di 55 anni, è nato in Colombia ma ha adottato la cittadinanza svedese, e in quel paese gli è stato riconosciuto anche lo status di rifugiato politico, dopo essere stato costretto ad abbandonare il suo paese natale a causa della sua militanza nell'Unión Patriótica, movimento politico che ha visto l'uccisione di migliaia di suoi quadri e militanti, massacrati da dal terrorismo di Stato su mandato dell'oligarchia al potere.
Il portavoce della cancelleria svedese assicura che non è ancora chiaro “di cosa sia ufficialmente accusato”.
Mente dunque spudoratamente il Ministro degli Interni Colombiano, Germán Vargas Lleras, affermando che il giornalista “non è cittadino svedese”, farneticando di presunte identità contraffatte; Zatterman ha infatti chiarito definitivamente che Pérez Becerra ha ricevuto la nazionalità svedese nel 2000, insistendo sul fatto che le autorità del suo paese dovevano essere informate del suo arresto e della sua estradizione.
“Ci sono casi in cui la persona detenuta non vuole che le autorità locali contattino quelle del suo paese di origine, ma in questo caso era sufficientemente chiaro che avrebbe dovuto essere messo in contatto con noi”.
A dispetto delle leggi internazionali, e più ancora di qualunque etica rivoluzionaria, il presidente Chávez ha consegnato un giornalista ed un compagno al paese campione di violazione dei diritti umani, tradendo sfacciatamente in un colpo solo gli ideali di Bolívar, l'antimperialismo e la stessa Rivoluzione Bolivariana.
 

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