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- popoli resistenti - colombia - 08-02-11 - n. 350
Bollettino di informazione al 07/02/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
13/01 - Ritrovati i corpi di altre centinaia di persone nel Meta
Mentre accompagnavano un gruppo di tecnici della magistratura incaricati di effettuare un’ispezione giudiziaria per esumare i resti dei 66 corpi rinvenuti recentemente in una fossa comune nel municipio di Granada (dipartimento del Meta), alcuni difensori dei diritti umani si sono trovati di fronte ad un'ennesima, agghiacciante scoperta: i resti di altre centinaia di persone.
Il computo delle vittime sale all'agghiacciante cifra di 1505 persone, nella stessa regione in cui si trova la fossa comune della Macarena -la maggiore del continente, con oltre 2000 cadaveri- scoperta poco più di un anno fa nei pressi della base del Battaglione militare della “Forza Omega”. Molte delle vittime sepolte a Granada sono minorenni, il che conferma l'ipotesi di un bombardamento su larga scala contro la popolazione civile. Fra i corpi si trovano probabilmente anche vittime di sparizioni forzate o di cosiddetti “falsos positivos”, civili assassinati e presentati come guerriglieri caduti in combattimento.
Secondo l’avvocato difensore dei diritti umani Ramiro Orejuela, nonostante il governo adotti una posizione negazionista “in soli 3 cimiteri del Meta sono stati rinvenuti oltre 1500 cadaveri, una situazione dantesca che mostra la violazione dei diritti umani da parte della forza pubblica contro il popolo”.
“La tragedia umanitaria in Colombia è enorme: lo sfollamento forzato di milioni di persone avviene da anni, e migliaia sono gli omicidi da parte dell'esercito e delle bande paramilitari, con il primo schierato in appoggio e in difesa delle seconde, da decenni. La tragedia è causata principalmente dall'esercito colombiano”, prosegue Orejuela, che denuncia: “Dobbiamo ricevere aiuto per indagare e punire i responsabili per azione, omissione e connivenza. Queste indagini devono arrivare ai più alti livelli; devono essere chiamati in causa generali e politici, dobbiamo arrivare a chiedere conto all'ex presidente Uribe per la sua connivenza con tali crimini contro il popolo colombiano”.
“Riteniamo che l'esercito sia diventato un esercito di occupazione contro il suo stesso popolo; un esercito che garantisce solo gli interessi delle grandi multinazionali, dei multimilionari colombiani, contro la popolazione, e che svende le ricchezze, il petrolio, l'oro, gli smeraldi, la biodiversità alle imprese multinazionali, e per questo perseguita i nostri contadini”, conclude l'avvocato.
Aveva ragione Piedad Córdoba nel denunciare a gran forza, recentemente dallo Stato spagnolo, che la Colombia è una gigantesca fossa comune.
15/01 - Ex vicedirettore del DAS ammette: spiavamo illegalmente attivisti anche in italia
Germán Villalba, vicedirettore della sezione “Fonti Umane” del DAS (la polizia politica colombiana), ha riconosciuto di fronte alla Procura Generale della Nazione le proprie responsabilità nei crimini di intercettazione illegale di comunicazioni, concorso a delinquere ed abuso di autorità.
Attraverso una rete di complici ingaggiati nel territorio europeo, e utilizzando illegalmente apparecchi ricettori o trasmittenti, Villalba ha effettuato pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali illegali in Spagna, Belgio, Francia, Portogallo, Olanda e anche in Italia. Da quest’ultimo paese, dove era accreditato col paradossale incarico di “collegamento antidroga”, ha portato avanti pedinamenti illegali ai danni di molteplici organizzazioni dei diritti umani in diversi paesi europei.
Villalba, grazie alla sua confessione, sta patteggiando la pena: la sua sarà la terza condanna nei processi relativi allo scandalo delle cosiddette “chuzadas”, le intercettazioni illegali ai danni di magistrati non allineati alla cricca del governo, giornalisti scomodi ed oppositori politici e sociali, dopo quella dell'ex direttore del Controspionaggio Jorge Lagos e del vicedirettore delle Operazioni Fernando Tabares.
Mentre in Spagna si indaga il narco ex-presidente Uribe (alle cui dirette dipendenze il DAS svolgeva le sue attività illegali all'epoca dei fatti contestati), e la magistratura belga sta valutando un'analoga procedura, si scopre che anche in Italia il governo terrorista colombiano ha inviato i suoi scagnozzi per pedinare illegalmente le associazioni, come la nostra, che solidarizzano con il popolo colombiano; un altro buon motivo, per il regime della cosca Uribe-Santos, per inviare plurinquisiti come diplomatici in Italia; a chi altri far dirigere in loco le attività criminali del DAS?
18/01 - Dal 2005 al 2010 il terrorismo statale-paramilitare ha assassinato oltre 170.000 colombiani!
La Procura Generale colombiana ha ufficialmente pubblicato le cifre in suo possesso del terrore statale-paramilitare relativamente agli anni 2005-2010, sotto la narco-presidenza di Álvaro Uribe Vélez e con l'attuale presidente Santos come Ministro della Difesa.
Il quadro è talmente allucinante da non avere paragoni al mondo: 173.183 omicidi, 34.467 desaparecidos, 1.597 massacri, 74.990 sfollamenti forzati di intere comunità, 3.037 fosse comuni contenenti migliaia di corpi, di cui “solo” 1.323 pienamente identificati. Le confessioni di una minima parte dei paramilitari di Stato hanno messo in luce i loro legami con 429 politici, 381 membri delle forze di sicurezza ufficiali e 155 funzionari pubblici.
Queste cifre agghiaccianti sono lo specchio fedele della Colombia reale, la cui immagine non viene però riflessa dalle notizie che i grandi media diffondono ad arte, per dipingere un paese delle meraviglie che esiste soltanto per una minoranza: oligarchi, multinazionali, boss mafiosi e politicanti di ogni sorta.
E così succede pure che, mentre la “distratta” Unione Europea discute l'approvazione di un TLC con la Colombia infischiandosene dei diritti umani di cui tanto si riempie la bocca, la multinazionale Drummond, sotto processo per aver utilizzato i narcoparamilitari per eliminare i sindacalisti che non era riuscita a comprare, riesce a far nominare come segretario privato della nuova procuratrice generale, Viviane Morales, il figlio avvocato di un proprio dirigente chiamato Alfredo Araujo. Ed il cugino di Alfredo, Alvaro Araujo, guarda caso è sotto processo per vincoli con il paramilitarismo.
Se il Comandante in Capo delle FARC-EP, Alfonso Cano, invitando il governo ad intraprendere un percorso di pace ha ribadito che questo deve basarsi sulla verità, si può dire che la cocciuta, sistematica ed ossessiva falsificazione della verità sia uno degli strumenti fondamentali del regime al fine di procrastinare la criminale politica di guerra funzionale alla vampiresca oligarchia colombiana. Un'oligarchia tanto avida del profitto ottenuto con il sangue, quanto del suo necessario complemento: l’impunità.
21/01 - Colombia: 12.000 ex lavoratori della previdenza sociale dovranno essere reintegrati.
In virtù di una sentenza emessa dalla Corte Suprema di Giustizia, le autorità colombiane dovranno assumersi le loro responsabilità nei confronti di almeno 12.000 ex lavoratori dell’Instituto Colombiano del Seguro Social (ISS, Previdenza Sociale), garantendone il reintegro dopo gli arbitrari licenziamenti e prepensionamenti di massa.
Moltissimi lavoratori e lavoratrici che sono passati alle Imprese Sociali dello Stato (ESE) o sono stati mandati in pensione con mensilità pari al 75% del salario, possono ora esigere al governo il reintegro e le garanzie soppresse. Il Vicepresidente della Repubblica, l’ex sindacalista rinnegato Angelino Garzón, ha dichiarato che le domande di reintegro degli ex lavoratori dell’ISS avranno gravi ripercussioni sui conti dello Stato: “L’impatto fiscale potrebbe essere di una portata per ora non calcolabile”.
La liquidazione e la svendita ai privati della Previdenza Sociale fanno parte della sciagurata campagna di privatizzazioni sospinte dalla Banca Mondiale ed implementate con una serie di leggi da parte della cricca criminale e fascista guidata dall’ex presidente Uribe. La crociata del neoliberismo in Colombia ha portato alla privatizzazione di importanti enti statali, e all’eliminazione dei diritti conquistati dai lavoratori in decenni di lotte e sacrifici, pagati con la vita di migliaia di sindacalisti. Il binomio Santos-Uribe, checché i media affermino spesso l’esistenza di malumori tra i due (frutto di congiunturali contraddizioni tra politicanti), è stato e continua ad essere compatto sul fronte della mercificazione totale dei diritti e della vita di decine di milioni di colombiani, trasformando anche il diritto alla salute ed alla pensione in un mero affare finanziario.
Garzón lancia l’allarme sull’insostenibilità del reintegro dei 12.000 lavoratori della Previdenza Sociale, ma una settimana sì e l’altra pure ribadisce la necessità di incrementare le spese militari per alimentare la politica guerrafondaia del regime e combattere la guerriglia rivoluzionaria delle FARC. Ma ientare la politica guerrafondaia del regime e la guerriglia rivoluzionaria delle FARC.della vita di decine di milioni di co E’ un opportunista che ha tradito i lavoratori colombiani, mettendosi al servizio dell'oligarchia paramilitare e narcotrafficante al governo, e che vive delle moine profuse ai suoi padroni, che gestiscono la cosa pubblica esclusivamente per garantire i propri loschi traffici e privilegi.
23/01 - Manuel Olate non verra’ estradato in Colombia: Assolto con formula piena!
Con una sentenza che lascia poco spazio all’appello del Pubblico Ministero, e che costituirà un precedente in materia, il Magistrato della Corte Suprema Cilena Sergio Muñoz ha smontato l'inquietante montaggio contro il militante comunista Manuel Olate, il Partito Comunista Cileno e la causa mapuche, orchestrato dal pinochetista presidente cileno Sebastián Piñera ed altri politicanti di destra di questo paese, in sinergia con Manuel “Jena” Santos e le solite fanfare mediatiche.
Nella sentenza si rifiuta l'estradizione in Colombia e si dispone la revoca di tutte le misure cautelari nei confronti di Olate; l'avvocato di quest'ultimo, Alex Caroca, nel commentare la fine di questa persecuzione, ha dichiarato che se l'estradizione fosse stata accettata avrebbe messo in grave pericolo la libertà di espressione nel paese.
Nelle motivazioni si chiarisce in primo luogo l'illegittimità della “prova” presentata dal regime colombiano, poiché derivante da un gesto compiuto in violazione del diritto internazionale, ossia il bombardamento in territorio ecuadoriano all'accampamento diplomatico del Comandante Raúl Reyes (dal cui fantomatico laptop sarebbero state ricavate le prove contro Olate). Si legge inoltre che “Il Partito Comunista Cileno mantiene relazioni qualificate di solidarietà con il popolo colombiano, che si concretizzano nelle FARC, dalla fondazione di questa organizzazione, nei suoi aspetti politici, senza che esistano precedenti che permettano di collegarlo ad aspetti operativi e pratici della forma di lotta armata per la quale hanno optato le FARC, che in ogni modo i testimoni, integranti di detto partito, negano, affermando piuttosto di cercare il riconoscimento dello status di forza belligerante per le FARC, condizione che considerano l'unica possibilità che permetterà di mettere fine alla violenza in questo paese”.
25/01 - Muore in carcere senza assistenza medica il prigioniero politico José Albeiro Manjarres
La sezione di Bucaramanga (dipartimento di Santander) del Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici (CSPP) ha denunciato la morte in carcere di José Albeiro Manjarres Cupitre, integrante della guerriglia dell'Esercito di Liberazione Nazionale catturato il 2 marzo del 2008 nell'Ospedale Regionale del Magdalena Medio, dov’era ricoverato per le ferite ricevute in combattimento.
Il 13 maggio del 2008 un tribunale di Bogotá lo aveva condannato a 28 anni di detenzione, facendolo rinchiudere nel carcere di Palogordo. Nonostante gli scioperi della fame dei prigionieri politici del carcere e delle molteplici petizioni indirizzate all'INPEC, l'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, José Albeiro non ha mai ricevuto le cure mediche specialistiche di cui aveva bisogno per i forti dolori addominali di cui soffriva, e che i medici sbrigativamente avevano imputato ad una “gastrite acuta”.
Solo il 17 dicembre 2010, dopo sei mesi di richieste di visite specialistiche, gli è stato diagnosticato un tumore allo stomaco allo stadio terminale.
Il 6 gennaio scorso l'Ospedale Universitario di Santander ha deciso di inviarlo a morire nel padiglione di Sanità del carcere di Bucaramanga, benché sia noto a tutti che nelle prigioni colombiane non è certo possibile somministrare le cure palliative che questo tipo di malattia richiede.
Quando, il 12 gennaio scorso, il CSPP ha chiesto alle autorità penitenziarie di poter fare visita al guerrigliero recluso, si è sentito rispondere che era morto da quattro giorni e che il suo corpo era stato spedito all'istituto di medicina legale come “Non Identificato”, motivo per cui i suoi familiari non sono stati informati della sua morte né hanno potuto reclamarne il corpo.
Quello di Albeiro si somma agli innumerevoli casi di prigionieri politici che muoiono nelle carceri colombiane a causa del sistematico e criminale abbandono dello Stato, o per le torture ricevute; la sua morte costituisce una clamorosa violazione delle norme del diritto internazionale relative alle cure che devono ricevere quei detenuti seriamente o gravemente malati.
28/01 - Parlamentari europei denunciano violazione dei diritti umani in Colombia
Nel luglio del 2010 una delegazione di parlamentari europei di diversi partiti visitò la Colombia, dove tra le altre attività sostenne un incontro con Juan Manuel Santos poco prima che questi s’insediasse alla Casa de Nariño. In quell’occasione il futuro presidente promise che, una volta a capo del governo, avrebbe preso delle serie misure per combattere le violazioni dei diritti umani nel proprio paese e garantire un maggior rispetto dei diritti sindacali.
Gli stessi eurodeputati si sono recentemente riuniti a Bruxelles per ascoltare le testimonianze di persone che sono in prima linea nella lotta per la difesa dei diritti umani in Colombia: le prove portate al Parlamento Europeo dimostrano che le promesse di “Jena” Santos, come ampiamente prevedibile, sono state disattese. Le cifre sono quanto mai drammatiche: 41 sindacalisti uccisi dall’inizio del 2010 (senza che alcun mandante o autore sia stato portato a giudizio), 12 esponenti dei partiti d’opposizione assassinati negli ultimi sei mesi, 5 bambini assassinati negli ultimi sei mesi dall’Esercito colombiano, e 32 leaders comunitari (tra cui attivisti dei diritti umani e dei movimenti indigeni) assassinati nei primi tre mesi della presidenza Santos.
I parlamentari hanno redatto una dichiarazione congiunta in cui considerano inaccettabile -anche per rispetto nei confronti di quelle persone che hanno perso la vita o che vivono tutti i giorni nel terrore- che l’Unione Europea ratifichi la firma del Trattato di Libero Commercio con uno Stato che non pone fine alle violazioni dei diritti umani e sindacali.
Le istituzioni europee, dotate di un’ipocrisia senza limiti quando si riempiono la bocca di “diritti umani”, reclamandone la presunta violazione a paesi come Cuba, Venezuela o Iran, dovrebbero smetterla di sdoganare un assassino come Santos, a capo di un regime impresentabile che massacra quotidianamente chi non si rassegna ad una vita di sfruttamento, miseria e repressione.
31/01 - Multinazionale mineraria canadese avvelenera' ecosistema andino per estrarre oro
Il governo colombiano si appresta a concedere il permesso di intensificare l'attività di estrazione mineraria della multinazionale canadese Greystar nell’ecosistema andino di Santurbán, dipartimento di Santander, una zona protetta dove hanno origine le fonti d’approvvigionamento idrico per oltre 4 milioni colombiani.
E' utile sottolineare che per ottenere appena un grammo d'oro nelle miniere d'alta montagna occorrono circa 1000 litri d'acqua, e che, se il progetto verrà approvato, la Greystar utilizzerà oltre 1200 tonnellate al mese di cianuro, sostanza proibita in Canada e nell'U.E. per i suoi devastanti effetti sulla salute umana e sull'ambiente.
Il progetto prevede l'apertura di una voragine di 220 ettari e profonda 200 metri nella parte più alta della montagna, per l'estrazione dell'oro, nonché la realizzazione di due aree per il trattamento delle sostanze tossiche, di 110 e 90 ettari rispettivamente.
Secondo quanto denunciato da diverse associazioni locali, l'arrivo delle multinazionali minerarie a partire dagli anni ‘90 ha comportato un aumento notevole degli affitti e del cibo, e il moltiplicarsi di case da gioco e prostituzione.
Poiché la nuova licenza concederà lo sfruttamento fino al 2025, in cambio di appena il 3% degli utili, siamo di fronte all'ennesima svendita delle risorse locali a tutto vantaggio delle multinazionali straniere, che godranno dei benefici dell'estrazione e lasceranno un deserto contaminato di cianuro quando i profitti saranno esauriti; al solito, le grandi imprese incassano miliardi, l'oligarchia raccoglie una parte del bottino e la popolazione viene rapinata e sfruttata. E i lavoratori delle miniere, come accaduto di recente, muoiono a grappoli perché le misure di sicurezza nei tunnel e nelle cave vengono sistematicamente ignorate dai padroni, troppo impegnati a contare i loro profitti per attrezzare adeguatamente le loro miniere.
02/02 - Il Governo colombiano vuole il giudice spagnolo Baltazar Garzón come assessore
Il governo colombiano ha confermato di essere interessato ad assegnare al giudice spagnolo Baltasar Garzón un ruolo di assessore dell'esecutivo, incaricato di fornire “orientamenti in materia di diritti umani”.
“Vogliamo rinforzare la risposta che abbiamo dato agli organismi internazionali e crediamo che il giudice sia una persona molto competente su questi temi”, ha affermato la ministra degli Esteri colombiana María Ángela Holguín.
Secondo la ministra, la possibilità che Garzón riceva un incarico è stata analizzata nel contesto degli accordi di cooperazione giudiziaria fra Bogotá y Madrid.
Juan Manuel “Jena” Santos, presidente colombiano, ha dichiarato a tal proposito che i consigli del giudice “permetteranno al governo colombiano di migliorare i processi per garantire una minore impunità”.
E' ridicolo e al contempo inquietante che il giudice spagnolo, creatore del liberticida teorema giudiziario in base al quale “ogni indipendentista è assimilabile ad ETA”, grande inquisitore di giornali, media alternativi e fondazioni culturali che sostengono la causa del popolo basco, possa essere utilizzato come consulente per i diritti umani: il giudice ha infatti sempre chiuso entrambi gli occhi di fronte alle percosse, le torture e le violenze sessuali nei confronti dei prigionieri baschi, denunciate ripetutamente da decine di ong e tuttavia applicate nella più assoluta impunità nelle caserme della Guardia Civil franchista.
Non si può dimenticare che l’immagine di “giudice progressista ed audace”, che Garzón costruì ad arte con l’inquisizione di Pinochet quando il dittatore cileno si trovava a Londra (mossa poi finita con un buco nell’acqua), è fasulla e mendace. Fu lo stesso Garzón, durante un simposio a Bogotá organizzato dal governo Uribe, a consigliare i sottoposti di quest’ultimo -incaricati di redigere uno statuto “antiterrorista”- di essere più duri.
E' facile prevedere che, attraverso quest’operazione di facciata, l'impunità che Garzón ha garantito ai macellai spagnoli amici di Aznar e Zapatero verrà riproposta nei confronti dei paramilitari e degli agenti di Uribe e Santos. E di questi due fascisti, responsabili di migliaia di crimini di lesa umanità, per i quali Baltasar Garzón metterà una buona parola alla Corte dell’Aia, di cui è assessore.
05/02 – Ministro della difesa colombiano rende noti i dati relativi agli omicidi avvenuti nel paese
Il ministro della Difesa del regime colombiano, Rodrigo Rivera, ha reso noti i dati relativi agli omicidi commessi nel corso del 2010 nel paese. Secondo l’alto funzionario sarebbero stati 15.459, e questa cifra rappresenterebbe il valore più basso registrato negli ultimi 24 anni.
Solo alcuni mesi fa il suo predecessore, Gabriel Silva, aveva dichiarato che nel 2009 si era registrato il tasso più basso degli ultimi 30 anni e la Polizia Nazionale aveva assicurato che la percentuale si era ridotta del 2% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, un fascicolo presentato in seguito dall'Istituto Nazionale di Medicina Legale smentì clamorosamente quanto asserito da Silva, documentando un aumento del 16% rispetto al 2008.
Considerando che i parametri dell’ONU indicano come “linea tollerabile” il numero di 5 omicidi ogni 100.000 abitanti, la situazione in Colombia è drammatica: ben 8 volte superiore!
Siamo ormai abituati alle fandonie del regime colombiano: quanto affermato da Rivera verrà presto smentito da altri organismi che, pur facendo parte dell’apparato statale e soggetti alle note manipolazioni, non riescono più ad occultare i macabri risultati della politica della cosiddetta “sicurezza democratica”. Il disperato e grottesco tentativo di presentare risultati per mostrare una situazione di miglioramento e tentare di legittimare un governo mafioso, fa parte di una campagna propagandistica che non convince più nessuno.
Solo eliminando le cause economiche e sociali che generano un profondo squilibrio nella società colombiana, e apportando quei cambiamenti strutturali di cui il paese ha un disperato bisogno, sarà possibile porre rimedio a questo sempre più abbondante bagno di sangue.
07/02 - Destituito per paramilitarismo ex governatore colombiano
La Procura Generale colombiana ha ordinato l'inabilitazione all'esercizio delle cariche pubbliche e la contestuale destituzione dell'ex governatore del dipartimento di Santander, Hugo Aguilar, a causa delle sue comprovate e storiche collaborazioni con i paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia.
Secondo le indagini, Aguilar, con l'appoggio del blocco Central Bolívar e del blocco di Puerto Boyacá, formazioni criminali armate appartenenti alle AUC, ha ottenuto la carica di governatore di Santander, mettendo il suo mandato a disposizione di questa struttura armata criminale di estrema destra. Inoltre, la Procura ha accertato che l'ex governatore ha sostenuto e collaborato con le AUC, accettando il loro appoggio per ottenere, tramite la violenza e l'intimidazione, i voti sufficienti per arrivare al governo, permettendo sotto la propria amministrazione la crescita e lo sviluppo di tale gruppo criminale.
A riprova di queste accuse, i magistrati hanno portato la designazione di Bonel Patiño Noreña come Segretario dell'Educazione Dipartimentale, il quale aveva dichiarato che l'ottenimento di tale incarico era dovuto ad una promessa fatta da Aguilar a Iván Roberto Duque, alias “Ernesto Báez”, capo paramilitare condannato per 18 omicidi.
Ex poliziotto decorato dal narco ex-presidente Uribe, coinvolto in numerosi scandali per appropriazione indebita, corruzione e nepotismo, Aguilar riassume in sé le caratteristiche tipiche dell’oligarchia mafiosa e paramilitare che domina le istituzioni colombiane da decenni.
La Procura Generale, suo malgrado, è costretta ad agire contro alcuni politici per via dell’insostenibilità politica e d’immagine che lo scandalo della parapolitica ha palesato a livello nazionale ed internazionale. Tuttavia, lo fa con estrema lentezza, con omissioni ingiustificabili e con la chiara intenzione di garantire l’impunità complessiva ai pezzi grossi del regime oligarchico, che su mandato dell’imperialismo ha storicamente allestito il paramilitarismo quale politica controinsorgente di Stato.
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