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- popoli resistenti - colombia - 25-05-11 - n. 365
Bollettino di informazione al 25/05/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
06/05 - L'ufficio politico del Partito Comunista Venezuelano critica duramente il Governo Chávez
Il Partito Comunista Venezuelano (PCV), storico alleato della rivoluzione bolivariana e del presidente Chávez, in seguito alla detenzione e successiva consegna del cittadino svedese Joaquín Pérez Becerra, ha riunito il proprio Ufficio Politico per discutere dei gravi fatti occorsi, rilasciando una dichiarazione politica ufficiale diffusa il 2 maggio scorso.
In essa si legge che il governo venezuelano ha dimenticato "con sfacciata serenità lo storico ed universalmente riconosciuto principio della presunzione d’innocenza", dal momento che ha affermato che la detenzione del giornalista ratificava l'impegno dell'esecutivo "contro il terrorismo, la delinquenza ed il crimine organizzato". Il PCV, inoltre, chiarisce che il governo ha impedito alla commissione composta da propri dirigenti, personalità politiche venezuelane ed un’équipe di avvocati di vedere o parlare col giornalista, direttore del portale ANNCOL; e che è riuscito a violare contemporaneamente la Costituzione Bolivariana, i Trattati Internazionali ed il codice penale. Nel puntualizzare la totale illegalità delle azioni eseguite dal governo, il PCV stigmatizza l'indignante consegna di un rivoluzionario ad uno Stato terrorista.
Con la consegna di Pérez Becerra al fascista Santos, Chávez ha perduto la fiducia dei suoi alleati più fedeli, nonché il sostegno dei settori popolari più progressisti e politicizzati e dei movimenti di sinistra più coerenti che lo sostenevano, in cambio dell'abbraccio mortale del suo "nuovo amico", il presidente "Jena" Santos, violatore dei diritti umani e fautore del terrorismo di Stato.
08/05 - “Jena” Santos riconosce l'esistenza di un conflitto in Colombia
I principali partiti della coalizione di governo in Colombia, il Partito liberale, il Partito “della U”, il Partito Conservatore e Cambio Radicale, in accordo col presidente Santos, hanno deciso che la legge per il risarcimento alle vittime includerà un articolo che riconosce l'esistenza del conflitto armato in questo paese.
Per quanto possa apparire sorprendente che sia necessario discutere dell'esistenza di un conflitto all'atto dell'approvazione di una legge “in favore” delle vittime del conflitto stesso, incredibilmente a tutt'oggi il narcogoverno colombiano aveva chiuso entrambi gli occhi e le orecchie sulla realtà degli scontri a fuoco che, quotidianamente, avvengono fra l'insorgenza da una parte e le forze militari e paramilitari dall'altra.
Oggi anche “Jena” Santos è costretto a riconoscere la realtà dei fatti, dichiarando che “da tempo esiste un conflitto armato qui nel paese”. Ha scoperto l’acqua calda…
Tale riconoscimento, presentato da Santos come un mezzo per evitare che al risarcimento possano accedere le vittime di atti di delinquenza (cosa che creerebbe una voragine nelle già minate finanze del paese), è in realtà la presa d’atto, benché non riconosciuta, dell’impossibilità da parte dello Stato mafioso colombiano di sconfiggere il movimento guerrigliero.
Santos si è vantato in passato di vittorie pirriche e dell’assassinio di alcuni comandanti delle FARC; tuttavia, si è ben guardato dal fare riferimento agli oltre 4000 effettivi delle Forze Armate messi fuori combattimento dalle FARC nel solo 2010.
Il narco ex-presidente Uribe strepita, infuriato per le dichiarazioni del suo successore, ma la realtà dei fatti non può più in alcun modo essere occultata: il conflitto sociale ed armato esiste eccome, e per il raggiungimento della pace con giustizia sociale è indispensabile passare attraverso il riconoscimento dello status di forza belligerante della guerriglia colombiana.
11/05 - Accademici di tutto il mondo esigono la liberazione di Miguel Ángel Beltrán dalle carceri colombiane
Oltre 4000 accademici di tutto il mondo hanno inviato una lettera aperta a Santos esigendo la libertà del dr. Miguel Ángel Beltrán, docente universitario colombiano incarcerato nel maggio 2009 senza aver subito alcuna condanna.
I firmatari, fra i quali spiccano il premio Nobel Richard Roberts e docenti di oltre venti paesi, denunciano che il professor Beltrán, noto sociologo illegalmente estradato dal Messico in Colombia con l'accusa di essere un militante delle FARC, “è stato incarcerato per ridurlo al silenzio e per spaventare quanti intendono dare voce all'opposizione” al regime colombiano; e accusano quest'ultimo di violare il diritto alla libertà di espressione, chiarendo che l'esorbitante numero di prigionieri politici nelle carceri colombiane (oltre 7500) smentisce la presunta intenzione di migliorare la politica di rispetto dei diritti umani.
Secondo Sally Hunt, leader dell'Associazione britannica di Docenti Universitari, “Il dr. Beltrán è un uomo innocente incarcerato da un regime intollerante che sopprime ogni critica, ed è ora che la comunità internazionale denunci quello che succede in Colombia e che le autorità colombiane liberino il dr. Beltrán e tutti gli altri prigionieri politici”.
La deputata britannica Madeleine Moon, che appartiene al gruppo parlamentare “Amici della Colombia”, ha dichiarato che “la grande tragedia della Colombia è che i più intelligenti e preparati fra i suoi pensatori ed attivisti sono in carcere o sono stati assassinati.”
Beltrán, sfuggito alle persecuzioni riservate ai membri dell'Unión Patriótica, è stato deportato in Colombia sulla base di presunte mail ritrovate nel laptop del Comandante Raúl Reyes, manipolato a proprio piacimento dal regime colombiano per la costruzione di montature contro gli attivisti e gli oppositori politici.
13/05 - Governo venezuelano destituisce direttrice di “La radio del sur” per non aver accettato la censura sul caso Pérez Becerra
Cristina González, Direttrice di “La Radio del Sur” (network di centinaia di radio sudamericane), giornalista e militante della causa bolivariana, è stata destituita dal suo incarico per non aver accettato la censura -ordinata dal ministro dell’Informazione venezuelano Andrés Izarra- sul caso dell'arresto in Venezuela e della successiva consegna illegale alla Colombia del direttore del portale ANNCOL, Joaquín Pérez Becerra.
I lavoratori e le lavoratrici del network hanno diffuso un comunicato con cui denunciano tale destituzione, che non è stata supportata da alcuna giustificazione formale e che è stata calata dall'alto dal ministro Izarra, personaggio dal passato tutt'altro che cristallino, che nella sua carriera può “vantare” la collaborazione con diversi media imperialisti come la CNN.
Consapevole di aver compiuto un gesto gravissimo e ingiustificabile, incarcerando un giornalista di nazionalità svedese da sempre solidale con il processo bolivariano e consegnandolo al narco-regime di Santos, le cui violazioni di diritti umani nei confronti degli oltre 7500 prigionieri politici sono all'ordine del giorno, il governo venezuelano vorrebbe far passare il proprio operato censurando le notizie su Pérez Becerra ed estromettendo i giornalisti che non intendono allinearsi al nuovo corso, e che mantengono una posizione critica sugli errori di Chávez.
15/05 - La polizia colombiana sgombera oltre 6.000 contadini nel dipartimento di Antioquia
Fra il 7 ed il 9 maggio scorsi la polizia colombiana ha sgomberato oltre seimila contadini che avevano occupato pacificamente alcuni latifondi nel dipartimento di Antioquia; la protesta era stata organizzata per richiedere la restituzione delle terre usurpate dall'oligarchia mediante il terrore scatenato dal paramilitarismo di Stato.
La polizia, attraverso l'utilizzo di gas lacrimogeni, ha obbligato l'evacuazione di intere famiglie, con un bilancio di diversi feriti e decine di arresti. L'uso della forza è stato giustificato dal regime colombiano, per bocca del ministro dell'agricoltura Juan Camilo Restrepo, dal fatto che tali occupazioni sarebbero state supportate da “gente che fa politica e che invita i contadini all'invasione”.
“Per nessun motivo”, ha dichiarato il ministro “si offriranno soluzioni sotto la pressione della forza”.
La verità è che tali soluzioni non verranno fornite in alcun caso, poiché è stato proprio il regime ad implementare gli sfollamenti forzati per mezzo del terrorismo di Stato, affinché oligarchia e multinazionali potessero impossessarsi delle terre dei contadini.
A questo proposito, è bene ricordare che negli ultimi 3 anni sono già più di 50 i contadini che lottavano per la restituzione delle terre assassinati da sicari paramilitari in Colombia.
Nonostante le pompose dichiarazioni di presunte restituzioni di terre, il regime continua imperterrito nella sua missione di sempre: derubare i contadini, assassinare chi protesta, sgomberare con la forza le famiglie che occupano pacificamente le loro stesse proprietà usurpate, al fine di estendere i latifondi, spianare la strada a megaprogetti ecologicamente e socialmente devastanti e concentrare ulteriormente le ricchezze.
21/05 - La corte suprema di giustizia della Colombia dichiara illegali le “prove" contenute nei pc del comandante Reyes
La Corte Suprema di Giustizia della Colombia ha qualificato come "illegali" le presunte prove ottenute dai computer del Comandante delle FARC Raúl Reyes, assassinato dalle Forze Armate colombiane e dagli USA nel corso dell’illegale attacco militare extraterritoriale compiuto in territorio ecuadoriano il 1 marzo 2008.
La storia di tali computer è sbalorditiva: dopo essere “miracolosamente” scampati ad un intenso bombardamento, sono stati manipolati per tre giorni dai servizi segreti colombiani, senza ovviamente alcun controllo da parte dell’autorità giudiziaria. Anche il capitano della polizia Ronald Hayden Coy Ortiz ha poi ammesso, sotto giuramento, di averne manipolato le informazioni. Ciononostante, da tre anni a questa parte il regime fascista colombiano ha ordito centinaia di macchinazioni e montature, sulla base di queste presunte “prove”, ai danni di oppositori politici, leaders sociali ed attivisti internazionali.
Anche se con anni di ritardo, è finalmente arrivata una sentenza -quella della Sala Penale della massima istituzione giudiziaria del paese- che stabilisce una volta per tutte che non sono stati seguiti i procedimenti previsti dai protocolli internazionali per questo tipo di “prove”, e che, di conseguenza, tutti i processi imbastiti sulla base delle stesse dovranno essere annullati.
Le macchinazioni di Uribe e Santos, palesemente strumentali alla persecuzione degli oppositori ed alla fabbricazione ad hoc della cosiddetta “FARC-politica” per distrarre l’opinione pubblica dalla para-politica, perdono così qualunque supporto legale e si trasformano nell’ennesimo boomerang che scredita ulteriormente il narcogoverno colombiano.
23/05 - Assassinato l'ennesimo militante del Partito Comunista Colombiano dal terrorismo di Stato
Argemiro Hernández, militante del Partito Comunista Colombiano, è stato assassinato da un sicario sabato 14 maggio nella piazza del mercato di Chaparral (dipartimento del Tolima).
Secondo il segretario politico della sezione regionale del partito, il sicario, che ha sparato con una pistola con il silenziatore, era un "professionista, di quelli prodotti dal regime per impedire i cambiamenti democratici di cui il paese ha bisogno; non è un crimine isolato, fa parte delle migliaia di crimini ai danni dell'Unión Patriótica, il Partito Comunista e le persone che maggiormente s’impegnano a favore del popolo." Che questo sia un omicidio mirato voluto dal terrorismo di Stato, è un dato evidente non solo per le modalità dell'esecuzione e le caratteristiche della vittima, ma anche perché la regione del sud del Tolima è capillarmente militarizzata, con una grandissima concentrazione di truppe dell'Esercito.
Gli sproloqui di “Jena” Santos su presunte diminuzioni della violenza contro sindacalisti, giornalisti, attivisti, militanti e leader comunitari colombiani non hanno alcun valore, sono chiacchiere che non modificano di un millimetro la realtà di questo martoriato paese: gli oppositori al regime fascista rischiano ogni giorno di cadere sotto gli attacchi di militari, paramilitari, sgherri del governo e dell'oligarchia, e quanto più la loro attività viene svolta alla luce del Sole ed ottiene visibilità, tanto più facilmente diventano obiettivi militari del terrorismo di Stato.
25/05 - La difesa di Joaquín Pérez Becerra richiede la sua scarcerazione in virtù della recente sentenza della Corte Suprema di Giustizia
La difesa di Joaquín Pérez Becerra, direttore del portale ANNCOL arrestato in Venezuela lo scorso 23 aprile ed illegalmente consegnato da Chávez al regime colombiano, richiederà oggi (mercoledì) il suo rilascio, posto che le presunte “prove” sulle quali si basava l'impianto accusatorio sono state dichiarate inammissibili dalla Corte Suprema di Giustizia colombiana.
Tale decisione potrebbe avere un effetto domino sui molti processi orchestrati dal regime sulla base di prove artefatte e manipolate; non a caso il presidente “Jena” Santos si è affrettato a chiedere ai magistrati che riconsiderino la loro decisione. Secondo la sentenza della Corte Suprema, “nessuna autorità colombiana ha competenza o facoltà per esercitare in territorio straniero ispezioni o raccogliere elementi al di fuori dei meccanismi di cooperazione internazionale”; il riferimento è all'invasione praticata dalle Forze Armate colombiane in territorio ecuadoriano, previo bombardamento, nel corso della quale avrebbero recuperato i computer (a prova di bombe?) del Comandante Raúl Reyes, assassinato in quell'occasione unitamente ad alcuni guerriglieri e, vale la pena ricordarlo, ad un gruppo di studenti messicani in visita all'accampamento temporaneo delle FARC per completare delle tesi di laurea.
Le macchinazioni del regime fascista colombiano, come sempre, rivelano in breve tempo la loro inconsistenza, e Santos e i suoi degni compari rischiano di restare con un pugno di mosche.
Joaquín Pérez Becerra dev’essere liberato subito, così come il professor Miguel Angel Beltrán, la sindacalista Liliany Obando e tutti i 7500 prigionieri politici rinchiusi arbitrariamente nelle spaventose carceri del regime colombiano.
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