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- popoli resistenti - colombia - 11-07-11 - n. 372
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 09/07/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
17/06 - DAS E AUC collaborarono nell'uccisione del professor Alfredo Correa De Andreis
Il 9 giugno scorso i promotori della campagna “Sindacalismo è Democrazia” hanno convocato una conferenza stampa per rendere pubblica la sentenza del Tribunale Penale 11 di Bogotá, nella quale si condanna a 26 anni e 8 mesi di detenzione Rodrigo Tovar Pupo, alias “Jorge 40”, capo del Blocco Nord dei paramilitari delle AUC, per l'assassinio del professore e sociologo Alfredo Correa de Andreis, perpetrato nel settembre del 2004.
La sentenza segnala che “l'assassinio è stato realizzato nel contesto di una tenebrosa alleanza criminale fra funzionari del DAS (la polizia politica colombiana) e membri delle AUC, che ha realizzato una montatura giudiziaria e ne ha poi ordinato l'omicidio”, provando a livello giudiziario la complicità di Jorge Noguera, ex direttore del DAS, organismo dipendente dalla Presidenza della Repubblica (all'epoca in mano al narcoparamilitare Álvaro Uribe Vélez).
Il DAS ha dunque fornito informazioni fasulle alla magistratura allo scopo di accusare il sociologo di essere un militante delle FARC, e, all'atto della sua scarcerazione, ha collaborato al suo assassinio con le AUC; Alfredo Correa de Andreis all'epoca dei fatti stava realizzando un'indagine sulle vittime degli sfollamenti forzati nella zona suburbana di Barranquilla, dipartimento dell’Atlántico.
Purtroppo il copione si rivela sempre lo stesso: chi si occupa dei diritti umani in Colombia, o si oppone in qualunque forma al regime fascista di questo paese, viene accusato di “terrorismo”, sottoposto a inchieste giudiziarie sulla base di prove inventate di sana pianta dai servizi segreti e subisce minacce, intimidazioni e attentati (spesso mortali) da parte del paramilitarismo e del terrorismo di Stato.
20/06 - Congresso colombiano approva legge che legalizza lo spionaggio ai danni di oppositori politici
Martedì 14 giugno il Congresso colombiano ha approvato la “Legge su Intelligence e Controintelligence”, che secondo quanto denunciato da numerosi analisti è un bieco strumento per legalizzare lo spionaggio di oppositori politici e giornalisti.
In primo luogo, la legge non prevede un meccanismo democratico affinché tutti i mezzi di comunicazione abbiano uguale accesso alle fonti d'intelligence, riservate esclusivamente ai
grandi media di proprietà dell'oligarchia al potere, che le utilizzano a proprio piacimento per scatenare montature mediatiche contro gli oppositori al regime fascista colombiano.
Inoltre, un articolo della suddetta legge stabilisce che le intercettazioni e lo spionaggio elettronico in una determinata area geografica potranno essere effettuati senza un'autorizzazione della magistratura.
Dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali del DAS, la polizia politica agli ordini della Presidenza della Repubblica, che ha perseguitato sindacalisti, giornalisti, oppositori politici, attivisti dei diritti umani sia in Colombia che in diversi paesi europei, e persino la Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo, il governo Santos ora pone le basi per poter proseguire queste attività illecite e criminali in un quadro legale di riferimento compiacente.
25/06 - Definitivamente assolto Manuel Olate
La Corte Suprema di Giustizia del Cile ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dal governo colombiano contro il militante comunista cileno Manuel Olate Céspedes, assolvendolo definitivamente con formula piena dalle imputazioni.
La stessa giustizia colombiana il 18 giugno scorso aveva dovuto annullare questa richiesta, correlata all'accusa di collaborazione e finanziamento delle FARC-EP; l'intero impianto
accusatorio si basava infatti su presunte prove contenute nei computer del Comandante delle FARC Raúl Reyes, "miracolosamente" recuperati in seguito al bombardamento effettuato dall'aviazione militare USA-colombiana ai danni dell'accampamento temporaneo dell'insorgenza in Ecuador, e manipolati ad hoc dal narcogoverno colombiano.
Tali prove sono state riconosciute come non valide dalla Corte Suprema della Colombia, poiché ottenute tramite un'azione illegale, lo sconfinamento delle truppe colombiane in Ecuador, e perché la catena di custodia degli hard disk è stata interrotta.
Dopo aver subito un attacco mediatico tanto feroce quanto ingiusto, e dopo un iter processuale di tre anni, finalmente Olate è stato prosciolto da tutte le accuse.
Falliscono dunque le oscure manovre di Uribe e Santos in combutta con la destra pinochetista al governo in Cile, per criminalizzare quanti si oppongono al regime fascista colombiano ed il Partito Comunista del Cile.
28/06 - Estrema protesta nel carcere della Tramacúa”: 8 prigionieri si cuciono la bocca con il filo di ferro
Proseguono le proteste dei prigionieri del carcere della Tramacúa, a Valledupar, il cui nome è diventato sinonimo di tortura, maltrattamenti e condizioni infernali.
Secondo quanto denunciato da diverse ong colombiane ed internazionali, la temperatura nel carcere varia dai 35° ai 40°, senza alcun meccanismo di ventilazione; la prigione è priva delle condizioni igienico-sanitarie minime, la quantità d'acqua presente è irrisoria rispetto alle
necessità, e di conseguenza non esiste la possibilità di evacuare i servizi igienici.
L'acqua destinata al carcere viene intercettata per l'irrigazione dei campi della zona, sotto controllo paramilitare; il funzionario che ha cercato d’interrompere questo furto è stato destituito.
Per i prigionieri politici e di guerra i problemi si moltiplicano; costante è il pericolo della violenza da parte dei detenuti paramilitari, che vivono una situazione privilegiata e possiedono notoriamente armi all'interno della struttura penitenziaria; percosse, torture, attentati e castighi collettivi sono all'ordine del giorno.
Si stima che i prigionieri politici in Colombia siano oltre 7.500; si tratta di oppositori politici al regime fascista colombiano, vittime di montature e persecuzioni giudiziarie, e guerriglieri dell'insorgenza rivoluzionaria.
Poiché le istituzioni e le autorità penitenziarie sono responsabili, per azione o omissione, dei crimini quotidiani commessi nella “Abu Grhaib colombiana”, si moltiplicano le forme di protesta fuori e dentro le mura del carcere: 54 detenuti sono entrati in sciopero della fame, e 8 si sono cuciti la bocca con del filo di ferro per richiamare l'attenzione della comunità nazionale ed internazionale sull'incredibile situazione in cui si trovano.
Anche alla luce di quanto detto, è indispensabile denunciare le drammatiche condizioni in cui vivono gli oltre 7500 prigionieri politici colombiani, imprigionati illegittimamente da un regime narco-mafioso e terrorista. Ed estendere la campagna per la loro liberazione.
01/07 - Alti gradi militari colombiani saranno processati da un tribunale ecuadoriano
Il giudice ecuadoriano Carlos Jiménez, assicura che gli alti gradi militari colombiani coinvolti nella Operazione “Fénix” dovranno rispondere di fronte alla giustizia dell'Ecuador.
“Fenix” è il nome dell'operazione militare portata a termine dal regime colombiano nel marzo del 2008, quando l'aviazione militare colombiana, con l'attiva collaborazione di quella statunitense, ha bombardato l'accampamento diplomatico delle FARC situato nella provincia di Sucumbíos,
in territorio ecuadoriano, al fine di far fallire l'interscambio umanitario dei prigionieri di guerra. Successivamente le truppe colombiane hanno sconfinato e hanno assassinato a sangue freddo i sopravvissuti alle bombe. Fra le vittime del massacro, oltre al Comandante Raúl Reyes, si contano altri 15 guerriglieri e 4 studenti messicani di diverse università di Città del Messico che si trovavano in quel luogo per realizzare studi accademici.
Le violazioni al diritto internazionale e alla convenzione di Ginevra perpetrate durante tale massacro sono evidenti: basti citare lo sconfinamento in territorio ecuadoriano, privo di qualunque autorizzazione da parte di Quito, e l'assassinio di persone disarmate e ferite, crivellate alla schiena.
Relativamente al presidente colombiano “Jena” Santos, all'epoca dei fatti ministro della Difesa nel narcogoverno Uribe, Jiménez ha affermato che quando l'indagine è stata aperta era possibile processarlo, ma oggi non può essere portato di fronte al banco degli imputati perché gode di immunità in virtù della sua carica di mandatario.
E' sbalorditivo quanto i media internazionali, anche di “sinistra”, dimentichino la scandalosa violazione dei diritti umani che il macabro binomio Uribe-Santos ha costantemente effettuato nel corso degli ultimi dieci anni, vaneggiando di un presunto “nuovo corso” della politica colombiana che esiste solo nella testa dei pennivendoli di regime.
04/07 - In Colombia violenza sessuale in drammatico aumento fra 2001 e 2009
Secondo quanto denunciato dalla ong internazionale OXFAM, in Colombia l'omicidio di donne e la violenza sessuale sono in drammatico aumento. In uno studio di recente pubblicazione, vengono resi noti dati agghiaccianti: “489.687 donne hanno subito violenza sessuale dal 2001 al 2009, per una media di 6 donne ogni ora”, e più dell’80% degli stupri sono imputabili all'Esercito o ai paramilitari di Stato.
I dati non riflettono che una piccola parte della realtà, poiché per paura le vittime sono spesso costrette a tacere. Nella quasi totalità dei casi, i crimini restano impuniti, e diverse denuncianti sono state assassinate.
Le cifre evidenziano l'uso sistematico della violenza sessuale come pratica del terrorismo di Stato, utilizzato per lo sfollamento forzato delle popolazioni locali dalle zone di alto interesse economico.
Secondo quanto confessato da Carmen Rincón, ex integrante dei paramilitari delle AUC, il capo paramilitare Hernán Giraldo alias ‘El Patrón’, ha violentato almeno 50 bambine di meno di 15 anni, portate alle feste nelle quali Giraldo selezionava le sue vittime; quelle che non erano di suo gradimento, venivano date in pasto ai suoi paramilitari.
Militari e paramilitari colombiani utilizzano la violenza sessuale come arma di guerra, su mandato del narcogoverno, e godendo quindi della più totale impunità.
09/07 – Governo colombiano approva legge per garantire l’impunita’ a 25.000 paramilitari
Lo scorso 28 giugno, il presidente Juan Manuel Santos ha firmato la legge 1424, che garantisce la completa impunità a coloro che, appartenendo ai gruppi paramilitari, hanno compiuto massacri, assassinii, torture, sparizioni e sfollamenti forzati. Questa legge non è che il completamento naturale della famigerata legge chiamata istrionicamente “Giustizia e Pace”, ideata dall’ex ambasciatore in Italia Sabas Pretelt de La Vega e voluta dall’ex presidente Uribe, che de facto ha sdoganato i crimini commessi dagli appartenenti alle squadracce della morte, e legalizzato oltre 10 miliardi di dollari accumulati illegalmente attraverso il narcotraffico e l’espropriazione violenta delle terre dei contadini a beneficio dell’oligarchia latifondista. Infatti, nei sei anni trascorsi dall’entrata in vigore di questa legge truffa, sono appena 4 i condannati per i crimini sopra descritti, mentre sono (secondo dati della Magistratura di Bogotà) 200.000 le persone assassinate o fatte sparire da questi criminali appoggiati dall’establishment del regime.
Il governo colombiano continua ad applicare la politica di terrorismo di Stato e mentre i gruppi paramilitari, lungi dall’essersi smobilitati, fanno una parte consistente del lavoro sporco di manovalanza, la classe dominante provvede a garantire loro quel paravento politico che li metterà al riparo dalla giustizia, mentre la cosiddetta “Comunità Internazionale” farà per l’ennesima volta orecchie da mercante.
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