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- popoli resistenti - colombia - 13-09-11 - n. 376
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 10/09/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
14/07 - Cresce la diserzione di militari nella brigata 12 dell'esercito colombiano
La Giustizia Penale Militare sta sviluppando una serie di corsi nei battaglioni della Brigata 12, stanziata nel Caquetá (dipartimento nel sud del paese) per prevenire i casi di diserzione, che negli ultimi mesi si sono moltiplicati fra le guarnigioni.
Per giustificare di fronte all'opinione pubblica la necessità di implementare tali corsi, il Procuratore Libardo Ramón ha affermato che la maggior parte dei casi di diserzione si presenta perché i soldati arruolatisi da poco si allontanano con permessi o licenze e non vogliono ritornare ai battaglioni per non abbandonare genitori, fidanzate o amici, e “non perché si presentano casi di maltrattamento da parte dei superiori”. Tale non richiesta giustificazione la dice lunga sul livello di putrefazione delle Forze Armate, dimostrato peraltro dagli innumerevoli scandali emersi negli ultimi anni: basti pensare al famigerato Manuale EJC300-7, approvato nel 2003 dall'allora comandante dell'Esercito, il generale Carlos Alberto Ospina, che prevede e istituzionalizza le torture e gli abusi sessuali sulle reclute.
Le reclute, strette fra un'insorgenza che ha aumentato in misura rilevante le sue azioni ed i propri ufficiali aguzzini, scelgono sempre più spesso la diserzione, contribuendo all'inevitabile indebolimento delle Forze Armate.
18/07 - Condannati 8 militari colombiani per il massacro di contadini inermi
Un tenente e sette soldati di un battaglione dell'Esercito colombiano sono stati condannati per l'omicidio di 4 contadini presentati come guerriglieri uccisi in combattimento.
I fatti risalgono al 14 marzo del 2006, nella zona rurale di Yarumal (dipartimento di Antioquia), quando le truppe del Battaglione “Atanasio Girardot” dell'Esercito dichiararono di aver abbattuto 4 guerriglieri nel corso di un combattimento.
In realtà, durante il processo il Pubblico Ministero ha sottolineato che, grazie a testimonianze e prove raccolte sul posto, “la Magistratura ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che le vittime sono state portate fuori dalle proprie case con la forza, che non ci sono stati combattimenti e che si trattava di contadini, poi crivellati alla schiena”.
L'ufficiale ed i soldati sono stati processati per omicidio aggravato, e condannati a 60 anni di carcere.
Sono oltre 3.000 i casi noti di cosiddetti “falsos positivos”, esecuzioni extragiudiziali con le quali l'Esercito colombiano, incapace di conseguire reali risultati sul campo contro l'insorgenza, massacra inermi contadini (spesso attirati con la falsa promessa di un lavoro) per ottenere premi e licenze.
Questa condanna, per quanto giusta, non rappresenta che una goccia di acqua limpida nel mare della melma dell’impunità generale che il regime oligarchico colombiano garantisce ai suoi militari e paramilitari, incaricati di seminare il terrore tra la popolazione.
21/07 - Vicepresidente dell’Europarlamento: Uribe non poteva non sapere cosa faceva il DAS!
Isabelle Durant, vicepresidente del Parlamento Europeo in visita a Bogotá su invito della Federazione Internazionale dei Diritti Umani, ha dichiarato durante una conferenza stampa che “non è possibile pensare” che Uribe non sapesse delle attività illegali del DAS, la polizia politica colombiana.
Documenti sequestrati al DAS nel febbraio del 2008 provano l'esistenza di operazioni segrete denominate “Europa” e “Transmilenio”, sviluppate in territorio europeo e contro cittadini del vecchio continente dalla polizia politica di Uribe.
“Il sistema è stato inventato e ha funzionato sotto la direzione della Presidenza”, ha puntualizzato Durant, aggiungendo: “per ora stiamo raccogliendo informazioni; vedremo poi che misure prendere”.
“Non si tratta solo di minacce o infiltrazioni di persone”, ha aggiunto “le informazioni raccolte sono state utilizzate in maniera inaccettabile per influenzare l'agenda politica; è stata infiltrata la Corte Suprema, cosa che mi pare incredibile; è chiaro che questa infiltrazione è iniziata quando sono cominciate le indagini sulle connessioni fra parlamentari e paramilitari”.
In seguito a questa denuncia, il narco ex-presidente Uribe non ha trovato di meglio da fare che accusare la vicepresidente dell'Europarlamento di “appartenere alle FARC”!
I deliri di Uribe non conoscono limiti; il fatto è che chiunque critichi il fascista regime colombiano viene considerato, sic et simpliciter, un guerrigliero (che per il paramilitare governo colombiano equivale a dire “terrorista”), sia esso un docente universitario, un leader indigeno, un sindacalista o, persino, il vicepresidente del Parlamento Europeo!
25/07 - In Colombia un vero “Genocidio sindacale”
In seguito allo sciopero indetto a Puerto Gaitán, nel dipartimento del Meta, affinché la multinazionale spagnola CEPSA rispetti i diritti dei lavoratori, centinaia di affiliati e attivisti dalla USO (Unione Sindacale Operaia, settore petrolchimico) hanno subito minacce di morte, così come i loro familiari.
L'intensificazione delle minacce contro i sindacalisti coincide sempre con le mobilitazioni in difesa dei lavoratori. Purtroppo, notoriamente, tali minacce spesso non cadono nel vuoto: la Colombia, infatti, mantiene il triste record di paese in cui sono assassinati ogni anno più sindacalisti al mondo. Solo nei primi sei mesi del 2011 sono stati assassinati 20 sindacalisti; secondo la CUT, confederazione sindacale colombiana, “in Colombia si commette il 60% degli omicidi di sindacalisti in tutto il mondo”, cosa che rappresenta “una violenza storica, strutturale, sistematica e selettiva”.
Il terrorismo di Stato, dal 1986 ai giorni nostri, è responsabile di un bilancio terrificante: “2778 sindacalisti assassinati, 196 sparizioni forzate ed oltre 1196 fatti di violenza, che costituiscono un genocidio contro il movimento sindacale colombiano”.
Risultano demagogiche e ridicole, pertanto, le affermazioni di chi asserisce che “il governo Santos intende sconfiggere il paramilitarismo”; i gruppi paramilitari, infatti, non sono altro che la manodopera utilizzata dal regime per difendere gli interessi dell'oligarchia e delle multinazionali, a danno del popolo colombiano e dei lavoratori, cui sono negati i più elementari diritti umani e sindacali.
03/08 - Ammesso l’Habeas Corpus per Julián Conrado
Lo scorso 31 maggio, in un operativo congiunto della polizia venezuelana e di quella colombiana, è stato sequestrato e fatto prigioniero illegalmente in Venezuela, nello stato di Barinas, il cantautore rivoluzionario colombiano Julián Conrado. Dopo 51 giorni di sequestro, durante i quali gli è stata impedita qualunque comunicazione in aperta violazione dei suoi diritti umani, una dichiarazione della Coordinamento “Que no calle el cantor”, che dall’11 giugno ha assunto la difesa di Julián, comunica che in data 21 luglio “è stata ammessa la domanda presentata dagli avvocati per la tutela giudiziaria della libertà e la sicurezza personale (Habeas Corpus) a favore del cittadino Guillermo Enrique Torres Cueter, in conformità a quanto stabilito nell’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ed agli articoli 38, 39, 40 e 41 della legge Organica di Tutela dei Diritti o Garanzie Costituzionali”. Si tratta di un passo in avanti per evitare la criminale consegna di Julián Conrado al governo fascista della Colombia, paese in cui attualmente si trovano in condizioni disumane 7500 prigionieri politici, rinchiusi dalla feroce repressione messa in campo dal regime per annientare la crescente resistenza popolare organizzata. Come ci ricorda lo stesso Julián, un’eventuale sua consegna allo Stato terrorista della Colombia equivarrebbe a “tortura e morte”. Dalla prigionia, tramite una lettera di ringraziamento inviata a tutti i giusti del mondo coscienti del valore della solidarietà e della difesa dei diritti umani, Julián Conrado ricorda che “…nessuna ragion di Stato può essere posta al di sopra dei diritti inerenti alla persona umana e ai principi rivoluzionari…”. La solidarietà nei confronti di Julián Conrado, che peraltro soffre di una seria malattia, di tutti i prigionieri politici colombiani è un imperativo politico e morale: la loro causa è la causa di un intero popolo che, di fronte ad uno Stato criminale che reprime, sequestra, assassina e fa sparire gli oppositori, si è sollevato per dire basta.
06/08 - Colonnello della polizia colombiana accusato di torture
Un magistrato del Tribunale Superiore di Bogotá ha diramato un mandato di cattura per il colonnello della Polizia Luis Gonzaga Enciso Barón, accusato di tortura e attualmente latitante.
I fatti risalgono al 24 agosto del 1994 , quando Wilson Gutiérrez Soler, arrestato nel Chapinero, quartiere a nord della capitale, fu sottoposto a torture da parte di un gruppo di poliziotti comandati dal colonnello Gonzaga.
La vittima ha indicato che gli agenti lo sottoposero a torture indicibili, arrivando a ustionargli i genitali e a farlo oggetto di gravi aggressioni sessuali.Le torture che ha subito da parte degli agenti dell'Unità Antiestorsione e Antisequestro avevano lo scopo di fargli confessare presunti casi di estorsione; la pressione fisica e psicologica fu tale che Wilson Gutiérrez Soler confessò reati non commessi.
Per questo caso, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani aveva condannato lo Stato colombiano e, il 17 settembre del 2008, la corte Suprema di Giustizia ha dato ordine di riaprire le indagini, poi conclusesi con la condanna del colonnello Luis Gonzaga Enciso Barón.
La violazione dei diritti umani da parte di Forze Armate e Polizia colombiane è una pratica sistematica e pressochè impunita nel Paese, poiché le indagini e le condanne sono pochissime rispetto all'enorme numero delle denunce; il che dimostra, per l'ennesima volta, il carattere terrorista del fascista regime colombiano.
E quando qualche ufficiale dei corpi repressivi dello Stato viene condannato e privato della libertà, è “rinchiuso” non nelle carceri in cui marciscono oltre 7500 oppositori al regime oligarchico, bensì in centri di “detenzione” dell’Esercito attrezzati per fare invidia ai resort turistici dei Caraibi o delle Maldive.
09/08 - Fra scandali e arresti il regime colombiano mostra il suo vero volto
Il generale Mario Montoya è stato costretto a rinunciare al suo incarico diplomatico nella Repubblica Dominicana; responsabile di diverse esecuzioni extragiudiziali di giovani inermi del municipio di Soacha, massacrati e presentati come ‘guerriglieri abbattuti in combattimento’, sotto accusa per violazioni dei diritti umani e per aver strettamente collaborato con i paramilitari delle AUC, coinvolto nella farsa della falsa smobilitazione di 62 persone presentate come fantomatica colonna “Cacica Gaitana” delle FARC, ben rappresenta l'istituzione militare colombiana. Sul versante politico, si distinguono l'ex segretario del fascista Uribe, Bernardo Moreno, oggi in carcere per il caso delle intercettazioni illegali ai danni di magistrati, giornalisti e parlamentari dell'opposizione, nonché l'ex ministro dell'agricoltura Andrés Felipe Arias, sospeso e inabilitato dagli incarichi pubblici per sedici anni, in quanto responsabile di Agro Ingreso Seguro, il programma statale per elargire sussidi statali ai contadini al fine di "ridurre la diseguaglianza nel settore agricolo", utilizzato come strumento per malversazioni e corruzioni di ogni tipo.
Il regime colombiano cade a pezzi: i più stretti collaboratori del narco expresidente Álvaro Uribe Vélez, politici, funzionari o militari travolti dagli scandali, vedono repentinamente eclissarsi la loro oscura carriera, e mostrano il vero volto di un regime corrotto, violento, e inestricabilmente legato al paramilitarismo ed al narcotraffico.
13/08 - Capo paramilitare pagava regolarmente militari, DAS e polizia
Il cadavere del capo paramilitare Ángel de Jesús Pacheco Chancy, alias 'Sebastián', è stato ritrovato lo scorso 25 luglio nelle campagne fra i municipi di Cáceres e Caucasia, nel dipartimento di Antioquia.
La magistratura colombiana è in possesso di documenti che attestano i pagamenti che il narcotrafficante faceva mensilmente a diversi integranti di unità militari, polizia e del DAS (la polizia politica agli ordine della Presidenza della Repubblica); secondo questi documenti, fra l'ottobre del 2010 ed il gennaio del 2011 rappresentanti delle Forze Armate hanno ricevuto 896 milioni di pesos (circa 350.000 euro) per “servizi” resi a 'Sebastián'. Accusati dell'omicidio di 'Sebastián' sono 'el Negro' e 'Guadaña', membri della sua scorta, consegnatisi alla magistratura; i due paramilitari, nelle loro dichiarazioni, assicurano che “era impossibile lavorare senza copertura nel basso Cauca”, vale a dire senza contare sull'aiuto dei membri delle Forze Armate della zona.
La storia di 'Sebastián' è paradigmatica: famoso narcotrafficante, presuntamente smobilitato grazie alla legge di “Giustizia e Pace” voluta da Uribe, ha proseguito impunemente la sua carriera paramilitare con la banda dei 'los Paisas', e successivamente con i 'Rastrojos'; queste bande, eufemisticamente chiamate con l'acronimo di bacrim (bande criminali) non sono altro che i vecchi paramilitari riciclati e mai realmente smobilitati.
Il quadro che esce da questa vicenda è sempre lo stesso: per “lavorare” tranquillamente, i paramilitari narcotrafficanti collaborano con le forze di polizia, con il DAS e con i militari, spartendosi poi il bottino ricavato dalle loro attività criminali e massacrando a braccetto gli oppositori al regime e le comunità che abitano, in particolar modo, le terre più fertili o le aree più ricche di risorse strategiche, e quindi suscettibili di essere sventrate dai megaprogetti del gran capitale transnazionale.
19/08 - Incredibili menzogne di uribe davanti alla commissione di accusa della Camera
Ieri, 18 agosto, Álvaro Uribe si è presentato di fronte alla Commissione di Accusa della Camera per rispondere delle accuse di associazione a delinquere, abuso di potere e per le intercettazioni illegali eseguite dal DAS -la polizia politica colombiana alle dirette dipendenze della Presidenza della Repubblica- durante il suo mandato.
Nella sua accorata quanto ipocrita autodifesa, il narco ex-presidente ha avuto la sfacciataggine di affermare che il suo governo avrebbe “disarticolato” i gruppi paramilitari, e smobilitato 52.000 persone, grazie alla legge di Giustizia e Pace.
Invece, proprio a causa di tale legge migliaia di paramilitari delle AUC si sono riciclati, scontando pene ridicole o formando immediatamente nuove bande paramilitar, mentre le vittime, lungi dal ricevere qualunque compensazione per i torti subiti, non hanno avuto alcuna giustizia.
Si consideri ad esempio la testimonianza dell'ex capo paramilitare Fredy Rendón Herrera, alias ‘El Alemán’, secondo il quale nelle tre presunte smobilitazioni portate a termine fra il 2003 ed il 2005, relative a 3.365 paramilitari, si sono presentati alle autorità sfollati e persone che vivevano in condizioni di miseria nelle zone povere di Medellín e di alcuni municipi del dipartimento di Antioquia, fingendosi paramilitari e consegnando armamenti obsoleti.
In realtà, il genocidio di sindacalisti ed oppositori politici al fascista regime colombiano, leader contadini e dirigenti studenteschi o indigeni non è mai cessato, e si accresce ogni giorno la marea umana di sfollati (ben 5 milioni!) cacciati dalle proprie terre, perché i paramilitari, braccio esecutivo del terrorismo di Stato colombiano, continuano ad agire su mandato del narcogoverno e in profonda simbiosi con le Forze Armate statali.
24/08 - Ex dirigente del DAS: Abbiamo costituito una rete del narcotraffico in complicità con i paramilitari
Rafael García, ex capo del Settore Informatico della polizia politica del DAS colombiano (Dipartimento Amministrativo di Sicurezza), condannato per le infiltrazioni paramilitari in questa istituzione, ha consegnato una dichiarazione alle autorità degli Stati Uniti in cui assicura che, utilizzando lo stesso DAS, lui e Jorge Noguera hanno inviato cocaina negli USA e in altri paesi.
Noguera, ex console colombiano a Milano, uomo di Uribe a capo del DAS, è oggi sotto inchiesta per le intercettazioni illegali del DAS, ed è stato condannato per complicità nel brutale assassinio del professore e sociologo Alfredo Correa de Andreis, perpetrato nel settembre del 2004 dai paramilitari del capo “Jorge 40”.
García relaziona sul fatto che il DAS stesso è diventato una vera e propria rete di narcotraffico e riciclaggio di narcodollari, con la partecipazione dei paramilitari del Bloque Norte e del Frente Contrainsurgencia Wayuu.
Nello stesso documento, García dichiara inoltre che il narco ex-presidente Álvaro Uribe conosceva e approvava le relazioni del DAS con i paramilitari.
Proseguono ininterrotte le rivelazioni sul ruolo criminale della polizia politica colombiana, alle dirette dipendenze della Presidenza della Repubblica, centro nevralgico del narcotraffico e sede di ogni genere di delitti, in diretta complicità con i gruppi paramilitari e su mandato del regime fascista di Uribe e Santos.
03/09 - Il regime continua a torturare i prigionieri nel carcere di Valledupar
Il Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici denuncia che alle 20.00 circa dello scorso 25 agosto, le guardie del carcere di Valledupar, noto per le terribili condizioni in cui versano i prigionieri, hanno fatto irruzione e lanciato una ventina di gas lacrimogeni contro i reclusi. Successivamente, hanno bastonato gli altri prigionieri che avevano protestato per le condizioni disumane di reclusione alle quali sono sottoposti.
I reclusi avevano riattivato le azioni di protesta due giorni prima sollecitando un incontro con la direttrice dell'istituto penale, Imelda López Solórzano.
Dopo l'aggressione, i 16 detenuti che si trovavano nella struttura sono stati portati via dal braccio, e tuttora si ignora dove siano trattenuti e quali siano le loro condizioni di salute. Secondo il Comitato, i fatti denunciati costituiscono tortura finalizzata a castigare violentemente il legittimo esercizio di una protesta pacifica, e si sommano alle molteplici denunce per torture e altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti che ledono i diritti umani dei prigionieri.
Si tratta di una rappresaglia messa in atto dopo il lancio di una campagna internazionale che chiede al governo Santos la chiusura del carcere, promossa da diverse organizzazioni internazionali e nazionali per la difesa dei diritti umani.
Fra le prigioni colombiane, tristemente famose per le vessazioni nei confronti dei detenuti, il carcere della Tramacúa di Valledupar, noto come la “Abu Grhaib colombiana”, si distingue in negativo.
Gli oltre 7.500 prigionieri politici, siano essi oppositori politici al regime fascista colombiano, vittime di montature e persecuzioni giudiziarie o guerriglieri dell'insorgenza rivoluzionaria, sono quelli che patiscono maggiormente gli abusi della sbirraglia carceraria e dei paramilitari di Stato.
La Tramacúa dev’essere chiusa e smantellata, e tutti i prigionieri politici colombiani, “rei” di essersi solamente opposti ad un regime fascista e mafioso, devono essere liberati.
06/09 - Nuove confessioni dei paramilitari fanno tremare la famiglia Santos
Francisco Santos, cugino del Presidente, già segnalato dall’ex capo paramilitare Salvatore Mancuso come istigatore della creazione del Bloque Capital delle AUC, viene oggi chiamato in causa da Jesus Emiro Pereira, alias 'Huevo Pizca', uomo di fiducia di Carlos Castaño, che ha dichiarato di fronte al magistrato incaricato di aver viaggiato ben due volte dalla città di Córdoba per consegnare, su ordine di Castaño stesso, alcune missive all'ex vicepresidente, all'epoca dei fatti direttore di “El Tiempo”, quotidiano di proprietà della famiglia Santos.
“Sono arrivato in aereo a Bogotá, e dall'aeroporto ho preso un taxi per la sede di El Tiempo; la lettera mi è stata fornita personalmente da Carlos Castaño, e l'ho consegnata nelle mani di Francisco Santos; ho bevuto del vino con lui, e suo padre e la maggioranza dei Santos erano presenti all'incontro.”
I gruppi paramilitari sono utilizzati dall'oligarchia colombiana, di cui la famiglia Santos è una fra le rappresentante più “illustri”, per abbattere la resistenza contadina e popolare che si oppone al saccheggio delle risorse naturali del paese; l'impunità regna sovrana, a protezione dell'élite oligarchica che ricorre al genocidio come meccanismo di sottomissione e latrocinio; in Colombia, gli abusi della cricca governativa concorrono all'accumulazione di terre e capitali concentrati in poche mani (lorde di sangue), mentre la maggioranza della popolazione viene ogni giorno impoverita, rapinata e repressa.
08/09 – Indignazione per l’assassinio di un sacerdote che si opponeva a megaprogetto aurifero in Colombia
Il sacerdote del municipio di Marmato, Reynel Restrepo, di 36 anni, è stato assassinato lo scorso primo settembre dal terrorismo di Stato. Pochi giorni prima del brutale omicidio aveva denunciato pubblicamente che la sua lotta per evitare la realizzazione di un megaprogetto di estrazione di oro nella sua regione avrebbe potuto costargli la vita.
Reynel Restrepo collaborava da oltre due anni alla lotta dei lavoratori della miniera di Marmato, che si oppongono allo sfollamento forzato previsto dalla multinazionale Gran Colombia Gold.
Marmato è un municipio minerario del dipartimento di Caldas, ubicato su una montagna le cui risorse aurifere sono sfruttate in modo artigianale dagli abitanti del luogo.
Da due anni a questa parte la compagnia Medoro Resources, recentemente unitasi alla Gran Colombia Gold, sta sviluppando un megaprogetto di sfruttamento dell'oro che prevede una miniera a cielo aperto, cosa che implicherebbe la completa sparizione dell'intero paese e lo sfollamento forzato di tutti i suoi abitanti.
La multinazionale ha fatto sapere di essere "desolata" per la morte del sacerdote, anche se il rappresentante della giunta civica di Marmato ha dichiarato che padre Restrepo gli aveva confidato che negli ultimi giorni aveva subito pressioni dalla multinazionale per spostare la parrocchia a valle.
Le lacrime di coccodrillo di quelli che avevano tutto l’interesse a zittire il sacerdote sono scandalose, quasi quanto l'appoggio che il narcogoverno colombiano -jena Santos in testa- sta fornendo alle multinazionali che si occupano dell'estrazione/saccheggio dei minerali preziosi dal suolo colombiano; e per raggiungere i suoi scopi, la cricca composta da governo, oligarchia, gerarchia cattolica, multinazionali e paramilitari non esita ad eliminare chiunque si opponga ai suoi piani criminali.
10/09 - Nuova condanna per “Falsi positivi” a Soacha
Una nuova sentenza, dopo quella che nel giugno scorso ha visto la condanna di otto militari per l’assassinio di civili inermi, ha condannato Pedro Antonio Gámez a 40 anni di prigione per omicidio aggravato, sparizione forzata e associazione a delinquere. Si tratta di uno dei casi di esecuzione extragiudiziale (eufemisticamente chiamati dal regime “falsi positivi”) a Soacha, comune nel dipartimento di Cundinamarca diventato simbolo di questa aberrante pratica di terrorismo di Stato. Il 5 dicembre del 2007 la vittima, Camilo Andrés Valencia, veniva convinto a lasciare Bogotà con l’inganno e le false promesse di un lavoro presso una tenuta ad Ocaña. Qui avrebbe trovato la morte due giorni dopo. Da quanto emerso dalla sentenza il ragazzo è stato vittima, come tanti altri, di una vera e propria organizzazione criminale esistente a Soacha. Pedro Antonio Gámez ed altri membri dell’organizzazione, seguendo un procedimento prestabilito, reclutavano civili sfruttando la loro necessità di trovare un lavoro, prendendo informazioni sulla base di profili richiesti dai militari del Santander e del Norte de Santander (questi ultimi individuati come complici negli omicidi); in seconda battuta selezionavano le vittime che, una volta individuate e prelevate, venivano sommariamente giustiziate per poi essere presentate come membri dell’insorgenza armata caduti in combattimenti con l’Esercito. Veri e propri reclutatori di morte, assassini senza scrupoli che hanno compiuto azioni efferate per arricchirsi e soddisfare le esigenze dei soldati e dei loro superiori. Il principale responsabile di questa tragica realtà è il presidente terrorista Santos. Sue le mani sporche di sangue, suo il nome che verrà iscritto tra i criminali della Colombia quando il popolo spazzerà via il regime corrotto e mafioso da lui presieduto.
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