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- popoli resistenti - colombia - 12-10-11 - n. 380
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 11/10/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
15/09 - Condannato a 24 anni di carcere l'ex direttore della polizia politica colombiana
Jorge Noguera Cotes, ex direttore della polizia politica colombiana del DAS, istituzione alle dirette dipendenze della Presidenza della Repubblica, ed ex console del regime a Milano, è stato condannato dalla Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia a 24 anni di carcere per omicidio, associazione a delinquere aggravata, abuso di potere ed uso illegale di informazioni privilegiate, delitti commessi in complicità o al servizio di gruppi paramilitari.
La magistratura ha dimostrato che l’ex funzionario di Uribe ha consegnato informazioni al Blocco Nord dei paramilitari in merito agli spostamenti del professor Alfredo Correa de Andreis, di Fernando Pisciotti Vanstrahlen, ex sindaco della città di El Banco (dipartimento del Magdalena) e della sindacalista Zully Codina, poi barbaramente trucidati da sicari.
Noguera è stato riconosciuto colpevole anche di complicità nell’assassinio di diversi sindacalisti nel paese, per la consegna di informazioni agli autori materiali degli omicidi.
Jorge Noguera è stato fortemente voluto dal narco ex presidente Álvaro Uribe Vélez come direttore del DAS, carica che ha ricoperto dal 2002 al 2005, e nel 2006, come premio per i suoi loschi servigi a Uribe e ai suoi amici paramilitari, inviato a Milano come console, dove ha giocato un ruolo fondamentale nell’articolare reti spionistiche e delatrici ai danni di rifugiati colombiani ed associazioni, come Nuova Colombia, da sempre critiche verso il terrorismo di Stato in Colombia e solidali con la lotta del suo popolo.
Oggi Uribe versa lacrime di coccodrillo e chiede perdono per aver scelto il suo pupillo Noguera come direttore della propria polizia politica; ma tali scuse, tardive e ciniche, non lo scagionano e non gli permetteranno di farla franca.
19/09 - Il governo colombiano vuole amnistiare i militari colpevoli di crimini di lesa umanità
Diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, come il Centro per la Giustizia ed il Diritto Internazionale, l'Ufficio per le Questioni Latinoamericane ed il Gruppo di Lavoro Latinoamericano, hanno espresso profonda preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa colombiano, Juan Carlos Pinzón, dal comandante delle Forze Armate, il generale Alejandro Navas e dall'ex presidente Uribe, relative all'ipotesi di amnistiare ed esimere dalle proprie responsabilità i militari coinvolti in crimini di lesa umanità.
Il narco ex-presidente Uribe ha inoltre proposto “la creazione di una giurisdizione speciale e transitoria affinché si rivedano tutte le sentenze di condanna contro integranti delle Forze Armate”, ossia di garantire l'impunità totale a questi criminali in divisa.
E' opportuno ricordare che la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha emesso varie sentenze sulla Colombia, nelle quali ha decretato l'inammissibilità di qualunque misura che impedisca le indagini e le sanzioni nei confronti dei responsabili di gravi violazioni ai diritti umani.
L'oligarchia intende ricompensare i propri cani da guardia, le Forze Armate colombiane, responsabili del permanente terrorismo di Stato, dell’articolazione del paramilitarismo e della politica di terra bruciata contro il popolo. E lo vuole fare in spregio dei milioni di vittime di questi delitti, che continuano ad essere perseguitati e che non hanno avuto né da Santos né dai governi precedenti una vera giustizia ed un sostanziale risarcimento morale e materiale.
22/09 - Al III Congresso della Federazione Studentesca colombiana si costruisce l'università per la Nuova Colombia
I giorni 16, 17 e 18 settembre scorsi si è tenuto a Bogotá il III Congresso della FEU, la Federazione Studentesca Universitaria colombiana, che ha riunito nella capitale, provenienti da ogni angolo del paese, migliaia di studenti medi e universitari di istituti pubblici e privati.
Dopo giorni di cortei, manifestazioni e spesso duri scontri con la polizia del regime, il poderoso e motivato movimento studentesco colombiano ha lanciato l'appello per lo sciopero nazionale universitario e per un sciopero civico nazionale, contro la politica di regime volta a proseguire il cammino verso la privatizzazione dell'istruzione pubblica, aperto nel 1992 con la Legge 30.
Sorta nell'alveo del più complessivo progetto neoliberista che tanti danni ha fatto in America Latina (e non solo), tale sciagurata legge ha istituito un vero e proprio mercato dell'istruzione superiore, aggravando i problemi di copertura finanziaria, qualità, abbandono scolastico, esclusione che caratterizzano la pubblica istruzione in Colombia.
Il movimento studentesco, di cui la FEU rappresenta l'organizzazione più combattiva e politicamente solida, si è saldato con i lavoratori dell'educazione, professori e maestri e non, e con altri settori popolari che, se da una parte resistono agli attacchi del governo Santos, dall'altra contruiscono giorno dopo giorno la Nuova Colombia.
Gli studenti, consapevoli del proprio ruolo di lotta e ribellione nel presente, e di costruzione nel domani, hanno ben chiari gli obiettivi per la trasformazione della società in senso democratico-popolare: ambiscono senza indugi alla seconda e definitiva indipendenza, che vedono come la completa realizzazione per tutti i colombiani delle aspirazioni di sovranità, autodeterminazione, dignità, pace con giustizia sociale ed economica: in questo modo pongono le basi stesse per la costruzione dell'Università della Nuova Colombia.
25/09 - Lavoratori petroliferi colombiani continuano a lottare nonostante la feroce repressione del regime
Il regime colombiano, per affrontare le legittime proteste della comunità di Puerto Gaitán (dipartimento del Meta), da anni in lotta per esigere alle istituzioni delle risposte ai problemi sociali, ambientali, lavorativi ed economici che affliggono la zona, ha reagito inviando i famigerati squadroni antisomossa dell'Esmad che hanno attaccato indiscriminatamente la popolazione civile, compresi donne e bambini, utilizzando lacrimogeni e proiettili di gomma, e decretando il coprifuoco.
Le proteste hanno preso forza e vigore a causa dell'arbitrario e illegittimo licenziamento di 1100 lavoratori -da parte della multinazionale petrolifera della Cepcolsa- che si erano affiliati all’Unione Sindacale Operaia (settore petrolchimico).
L'altra multinazionale che sfrutta i giacimenti della zona, la Pacific, ha convertito i pozzi e le istallazioni petroliferi, in cui lavorano 13.000 operai, in un vero e proprio campo di concentramento dove non vengono rispettati i più elementari diritti umani e sindacali.
I lavoratori -e le comunità in cui vivono- del Meta, del Caquetá e di altri dipartimenti continuano a resistere con scioperi, picchetti, blocchi dell’estrazione di greggio, assemblee permanenti, ecc. E il movimento guerrigliero, in particolar modo le FARC (molto presenti e radicate nei suddetti dipartimenti), attacca permanentemente i camion cisterna delle multinazionali e le infrastrutture petrolifere in generale, dimostrando non solo la solidarietà insorgente nei confronti dei lavoratori in lotta, ma anche la decisione di sabotare con qualunque mezzo lo storico e crescente saccheggio di materie prime, servite su un piatto d’argento dal governo Santos al gran capitale transnazionale.
29/09 - Agenti dello Stato responsabili di oltre il 98% delle violenze sessuali nel quadro del conflitto colombiano
La Coalición Contra la Tortura, nel suo rapporto di agosto 2011, individua lo Stato colombiano come il responsabile della quasi totalità degli stupri che vengono commessi in Colombia nell’ambito del conflitto sociale e armato che vive il paese. Il rapporto considera il periodo compreso tra il luglio 2001 ed il giugno 2009, cioè essenzialmente durante lo sviluppo della tenebrosa politica di “sicurezza democratica” del narco ex-presidente Uribe. Attraverso la “forza pubblica” ed i propri agenti paramilitari, il terrorismo di Stato ricorre alla violenza sessuale come arma di guerra nel quadro di una politica criminale volta a combattere l'opposizione sociale ed armata. Strategia, questa, che prende di mira in particolare le donne. Il fatto che le cifre del rapporto indichino chiaramente che più del 98% di queste violenze sono da ricondurre a militari e paramilitari dello Stato, dimostra inequivocabilmente che sono il frutto di una precisa politica condotta con freddezza e sistematicità, e non invece -come i media di regime cercano di affermare- degli episodi efferati genericamente e confusamente riconducibili al clima di guerra civile nel quale avvengono, tacendo consapevolmente su cifre e responsabilità.
Contrariamente a quanto sostiene molta della stampa “progressista” italiana, il governo Santos non si differenzia sostanzialmente da quello precedente ed il carattere fascista del regime continua ad emergere chiaramente tanto nel 2010 come nel 2011: il terrorismo di Stato durante il governo Santos ha addirittura incrementato la sistematica eliminazione dei sindacalisti colombiani e la persecuzione contro i difensori dei diritti umani in tutto il paese. Non è strano, quindi, che la tanto mediaticamente sbandierata politica per la pace del governo si riduca in realtà ad una serie di vaghe ed inutili dichiarazioni, mentre la guerriglia si rinforza e si diffonde giorno dopo giorno, proprio per effetto della totale assenza di possibilità democratiche reali e concrete per le rivendicazioni popolari.
02/10 - Comunita’ del Cauca denunciano: paramilitarismo di Stato ha trucidato una donna ed un giovane indifesi!
Di fronte all’ascesa inarrestabile del movimento popolare e di quello guerrigliero nel Cauca, la risposta dello Stato è sempre la stessa: scatenare il paramilitarismo contro la popolazione civile inerme, al fine di generare terrore e seminare la paura. Questa volta, i crimini di lesa umanità commessi dal paramilitarismo di Stato nel menzionato dipartimento del sud-occidente colombiano sono stati particolarmente efferati.
La prima vittima è stata la trentenne Luz Marina Montaño, violentata e uccisa dai paramilitari la notte di giovedì 8 settembre scorso; il corpo è stato ritrovato in una scuola dell'area urbana del distretto Guapi, con evidenti segni di tortura.
La seconda vittima è un ragazzo di appena 17 anni, Darío Saa Micolta. Alcuni testimoni assicurano di aver visto i paramilitari costringere il giovane a salire su un veicolo; il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato il giorno successivo, sezionato in sedici parti sparse in un parco del quartiere Zarabanza del medesimo distretto.
L’incessante violazione diritti dei diritti umani per mano delle forze militari/paramilitari del regime si aggrava, tanto che fonti ONU riconoscono allo Stato colombiano il macabro primato in America Latina in materia di sparizioni forzate: 38.255 civili fatti sparire dal terrorismo di Stato negli ultimi tre anni! E mentre imperversa il conflitto sociale ed armato, cui il governo non sa dare altra “soluzione” se non lo sterminio della popolazione civile, Santos vara leggi come la vergognosa Ley 1424/14, con la quale ha recentemente concesso l'indulto a 31.000 paramilitari rei di crimini come tortura, violenza sessuale e omicidio.
05/10 - Il regime colombiano continua a reprimere gli universitari in lotta
Lo scorso 2 ottobre il regime colombiano ha messo agli arresti Jorge Gaitán, membro del Comitato Esecutivo Nazionale della Federazione Studentesca Universitaria (FEU), Omar Marín e Camilo Escudero, studenti dell'Università dell’Amazonía appartenenti alla stessa Federazione.
Secondo quanto denunciato dai loro compagni della FEU, gli studenti sono stati incarcerati sulla base di un’evidente montatura giudiziaria (pratica, questa, alla quale il governo colombiano si presta sempre volentieri). Montatura, chiamata pomposamente “operación Alejandría”, nel quadro della quale sono stati incarcerati anche un direttore di scuola superiore e diversi attivisti per i diritti umani del Huila e del Caquetá.
I motivi reali di questi arresti vanno invece ricercati, in generale, nella volontà dell’oligarchia di castigare l’impegno sempre coerente che la FEU ha profuso per l’affermazione dell'istruzione come un diritto, per una soluzione politica del conflitto sociale e armato e per una pace con giustizia sociale, e, in particolare, nel tentativo del governo Santos di intimidire il movimento studentesco colombiano in procinto di indire uno sciopero nazionale universitario contro la nuova legge sull'istruzione; tale legge, che mira alla completa privatizzazione della scuola e dell'università, priverebbe di fatto i colombiani del diritto all'istruzione, già seriamente leso dalla legge 30 finora in vigore.
La reazione del blocco oligarchico a difesa delle politiche neoliberiste, combinata con una pratica abituale di costruzione di macchinazioni giudiziarie ad hoc, produce arresti e detenzioni a raffica nelle fila degli oppositori al regime; ma grazie alla compattezza del movimento, tali arresti, lungi dal bloccare le proteste, ne aumentano slancio e determinazione, e mentre le agitazioni crescono in tutto il paese, l'oligarchia colombiana si arrocca sempre più -con la violenza del terrorismo di Stato, le bugie mediatiche e le montature giudiziarie- a difesa dei propri privilegi.
08/10 - Comunità di pace di Apartadó segnala ubicazione di basi paramilitari protette dallo Stato
La Comunità di Pace di San José de Apartadó, nel dipartimento di Antioquia, continuando a ripudiare la strategia di morte del governo Santos, segnala le ubicazioni di diverse basi del paramilitarismo di Stato e denuncia il costante incremento della presenza e delle criminali azioni compiute dai paramilitari, nel loro territorio come nel resto del paese. Cinque le basi individuate e denunciate: Mano Cuello, Nuevo Antioquia, Piedras Blancas, Batata e Los Mandarinos. I paramilitari, incentivati, appoggiati e protetti dall’Esercito regolare e dalla forza pubblica, continuano ad assassinare contadini, minacciare, sfollare forzatamente, annunciare lo sterminio delle Comunità. Rubano, distruggono coltivazioni, sottomettono a lavoro forzato le popolazioni di interi villaggi, fomentano la coltivazione illecita di coca, incrementano il narcotraffico, fanno censimenti, reclutano minori, riscuotono imposte, controllano la vita quotidiana delle persone. E mentre la popolazione vive in una società paramilitarizzata, basata sul terrore, l’ingiustizia e l’impunità, il governo del Presidente “Jena” Santos vende alla Comunità Internazionale la grande menzogna secondo cui il paramilitarismo non esisterebbe, poichè smantellato. La realtà occultata dai mezzi di “informazione” di regime è quella di un governo e di uno Stato criminali, mandanti di un paramilitarismo che, a dispetto di qualche scheggia impazzita o faida interna, non ha mai smesso di esser una politica contro-insorgente di Stato, implementata per terrorizzare e sottomettere il popolo colombiano.
11/10 - Prigioniero politico ridotto in fin di vita dallo stato colombiano
Ennesimo gravissimo caso di violazione dei diritti umani ai danni di un recluso del carcere Bellavista di Medellín, questa volta denunciato dall’associazione bolivariana “Patria es Solidaridad”, organizzazione non governativa che si occupa del rispetto dei diritti umani dei prigionieri politici.
Gustavo Hernán Giraldo, prigioniero politico colombiano incarcerato nel 2006, versa in gravissime condizioni a causa una malattia degenerativa manifestatasi sei mesi fa, che gli ha fatto perdere metà del suo peso e che lo sta uccidendo. Giraldo si è rivolto a tutti gli organismi competenti, chiedendo che venisse rispettato il suo diritto alla vita, alla salute ed alla dignità; i suoi appelli sono caduti nel vuoto, tanto che non si conosce ancora con precisione la natura della sua malattia.
Il 5 settembre scorso Giraldo ha ottenuto dal tribunale il permesso di essere trasferito in un carcere ospedaliero: le autorità penitenziarie si sono limitate ad accompagnarlo in ospedale e a riportarlo nel carcere di Medellín prima che potesse ricevere le cure pertinenti, e addirittura senza che i medici avessero disposto del tempo necessario a formulare una diagnosi, senza la quale nessuna terapia può essere adeguata.
Quello di Hernán non è un caso isolato, giacché molti altri prigionieri politici sono abbandonati a sé stessi in condizioni precarie e senza assistenza sanitaria; basti pensare ai recenti casi di Diomedes Carvajalino, che per negligenza dell'INPEC (Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario) ha subito l'amputazione di una gamba, e di José Alveiro Manjarrez Cupitre, morto nel carcere di Bucaramanga in stato di totale abbandono.
Il governo colombiano usa sistematicamente la violenza del terrorismo di Stato per annichilire ogni forma di opposizione; e gli oltre 7500 prigionieri politici detenuti in condizioni disumane e sottoposti ai più efferati abusi nelle carceri del regime, vengono torturati o lasciati morire lentamente negando loro anche le più semplici cure sanitarie.
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