www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 07-11-11 - n. 384

da Rebelion.org - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=138920 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Alfonso Cano, la sua morte, la guerra e la pace
 
Cesar Jerez - Agencia Prensa Rural
 
07/11/2011
 
Negli ultimi mesi, attraverso diversi messaggi, Alfonso Cano, aveva insistito sulla necessità di risolvere, attraverso il dialogo, il conflitto colombiano. Era impegnato alla costruzione di una formula che permettesse un "clima politico favorevole alla pace". Il suo lavoro, da comandante in capo delle FARC, era realmente dedicato al raggiungimento di questo obiettivo. Di questo, un giorno, la storia ne darà conto, con la voce dei numerosi partner del comandante guerrigliero ucciso. Si conosceranno anche le circostanze esatte della sua morte e la sua vera e completa biografia sarà pubblicata e letta da quei pochi colombiani che hanno la possibilità di leggere informazioni veritiere. Il resto è intossicazione mediatica, morbosa e ufficiale propaganda di guerra.
 
Fin dai suoi primi passi compiuti in seno alla Gioventù Comunista ed anche da studente di antropologia, Cano aveva già sacrificato la possibilità di essere un "bambino per bene" come richiesto dall’appartenenza alla sua classe sociale. La teoria e la quotidiana ingiustizia sociale nel nostro paese gli avevano "avvelenato" la testa. Una serie di ripetuti arresti finirono per indicare il cammino della sua vita. La montagna era l'inevitabile destino. Dopo aver sacrificato la sua condizione di classe, ha sacrificato anche la sua famiglia. I suoi amici di militanza ed i compagni di baldoria non lo videro più per le fredde strade di Bogotà. Lo avrebbero rivisto in TV, alcuni con sorpresa, con l’uniforme ed il fucile.
 
In un paese appena normale, Cano sarebbe stato un brillante accademico, ricercatore sociale o dirigente politico di un partito moderato. Ma in Colombia no. Socialmente e politicamente sensibile, profondo conoscitore della storia del paese e delle origini della guerriglia, ha finito per condividere il cammino con un gruppo di contadini e cittadini spinti verso la montagna dalla violenza politica. "La guerriglia rivoluzionaria nel nostro paese non è che esista perché qualcuno se l'è inventata o a fronte di un ordine impartito dall’ex campo socialista" ha dichiarato durante i colloqui di Caguán, per definire con chiarezza che le origini delle FARC stavano nella emarginazione sociale e nella violenza politica sistematicamente praticata dall'elite al potere in Colombia.
 
Le FARC per la prima volta perdono il loro massimo comandante come risultato di un'azione militare. Viene mantenuta la tendenza ufficiale di colpire "obiettivi di alto valore", comandanti della guerriglia, attraverso una combinazione di tecnologia militare di alto livello ed il pagamento di ricompense per gli informatori, con lo scopo di demoralizzare e provocare eventuali defezioni di massa nelle unità guerrigliere. Alcuni "esperti" ritengono che si tenti anche la strada per frazionare le FARC, riducendole in bande.
 
Queste interpretazioni dei modi per ottenere la fine delle FARC potrebbero avere argomenti apparentemente convincenti, ma partono nuovamente, a mio avviso, da un "mancato riconoscimento" delle FARC come organizzazione politica e militare. Le FARC sono state in grado di costruire una complessa struttura organizzativa e logistica che garantisce alle cellule di base del partito, un ruolo di partecipazione e formazione politica ed un sistema di "comando" che copre ogni sua struttura militare. Questo assicura una successione di comando gerarchica e garantita. I comandanti dei fronti sono generalmente "quadri politici", formati per le pubbliche relazioni, con buona esperienza in guerra, negli aspetti relativi alla logistica ed alle comunicazioni, che spesso delegano molte attività, assicurando che la formazione teorica permanente sia esercitata nella pratica.
 
Oltre a questo, è necessario tenere in conto che le FARC, in quasi cinquant’anni di esistenza e di contatto con i contadini, si sono configurate nel processo sociale radicato in molte regioni della Colombia, diventando talvolta un "fenomeno alle radici".
 
Le FARC mantengono uno stato maggiore in ciascuno dei suoi blocchi, composto da 25 membri ed una segreteria e il comitato esecutivo delle FARC, composto da sette guerriglieri. Queste informazioni che si possono trovare persino su Wikipedia come nella abbondante letteratura sulle FARC, stanno a significare che "a dirigente della guerriglia morto, dirigente nominato", come ha pronunciato l’ex alto commissario per la Pace Camilo Gomez, che rappresenta una delle poche cose concrete che abbiamo sentito in questi giorni sulle FARC.
 
Alfonso Cano era un guerrigliero intellettuale, profondo conoscitore della storia del paese, con una grande capacità e con un carisma speciale per dialogare, per unire attorno al raggiungimento della pace, anche oltre le strutture della guerriglia. La sua morte non ci avvicina alla fine della guerra, al contrario, costituisce un ostacolo in più nel lungo e difficile cammino verso la pace.
 
Ultimo video relativo alla pace di Alfonso Cano:
 
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Lf8QBk160XQ
 
 
 

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