www.resistenze.org
- popoli resistenti - colombia - 07-11-11 - n. 384
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 06/11/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
14/10 - Governo Santos predispone strumenti giuridici per garantire l'impunita' totale ai militari
Iván Cepeda, portavoce del MOVICE (Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato), in merito all'intenzione del governo Santos di imporre al paese -nell'ambito della cosiddetta Riforma della Giustizia- una cornice legislativa speciale per assicurare l’impunità ai militari, ha dichiarato: "E' inammissibile che il governo, invece di perseguire i crimini, pretenda di ripristinare misure già abolite dalla giurisprudenza internazionale e dalla Corte Costituzionale, come il foro penale militare".
Cepeda sottolinea giustamente che questa cornice giuridica ad hoc aumenterebbe il rischio di impunità per gli autori (membri delle Forze Armate del regime) di crimini non contemplati dalla giustizia penale militare, quali i crimini di lesa umanità, le violazioni ai diritti umani e al diritto umanitario internazionale, nonché quelli comuni come narcotraffico, associazione a delinquere ed estorsione.
Inoltre, la nuova normativa toglierebbe alla magistratura ordinaria la funzione di essere il primo organo presente nei luoghi dove uno o più militari commettano crimini, e quindi consentirebbe di modificare la scena del delitto per coprire le loro malefatte.
In piena continuità col narcogoverno uribista, Santos si prepara a sancire de iure l'impunità di cui troppo spesso nei fatti già godono le Forze Armate colombiane, braccio operativo (unitamente ai paramilitari) dell'oligarchia utilizzato in chiave contro-insorgente, antisindacale e repressiva.
20/10 - Il DAS coinvolto in attentati e addestramento di paramilitari
Lo scorso sabato 15 ottobre la rivista Semana ha pubblicato un articolo in cui rivelava di possedere migliaia di "archivi confidenziali", relativi al periodo 2005-2010, che evidenziano le criminali attività del DAS, la polizia politica colombiana alle dirette dipendenze del Presidente della Repubblica.
I documenti riguardano missioni segrete affidate agli agenti del DAS, relazioni sull'avanzamento dei lavori, archivi di controintelligence su decine di funzionari del DAS, risultati di prove effettuate tramite la cosiddetta "macchina della verità", nonché confessioni di agenti e funzionari di questa istituzione. Dalle prime rivelazioni si evince che agenti del DAS hanno partecipato all'attentato realizzato con un'autobomba nel 2005 contro l'allora senatore Vargas Lleras (oggi ministro degli Interni), in quello effettuato contro Víctor Carranza, zar degli smeraldi, losco personaggio strettamente legato al paramilitarismo di Stato; e infine, che agenti della sezione antiesplosivi del DAS hanno fornito addestramento ai paramilitari colombiani, persino durante il presunto processo di smobilitazione di queste bande di macellai al soldo dell’oligarchia e dell’imperialismo.
Già da queste prime rivelazioni emerge un quadro piuttosto chiaro delle attività del DAS, ente costituito da un gruppo di mercenari che, con tutti i mezzi economici e tecnologici che lo Stato gli fornisce, si offrono al miglior offerente per il lavoro sporco di sicariato, per la preparazione e l'esecuzione di attentati contro bande criminali rivali, pur senza tralasciare le sue solite attività "istituzionali": pedinare e intercettare telefonicamente sindacalisti, magistrati considerati scomodi per il governo di turno, parlamentari dell'opposizione e difensori dei diritti umani.
Come nel caso dell’attentato a Vargas Lleras, perpetrato dal DAS ma subito attribuito da Uribe e dai media di regime alle FARC, non ci stupiremmo se emergesse la responsabilità, quale autore materiale, di questo apparato repressivo nel recentissimo sequestro di una bambina di dieci anni nel dipartimento di Arauca, subito addossato alle FARC che non solo hanno smentito ogni loro coinvolgimento, ma lo hanno anche condannato con fermezza.
23/10 - Polizia colombiana aggredisce criminalmente due bambini e due anziani
La Fondazione per i Diritti Umani "Joel Sierra" ha denunciato la criminale aggressione avvenuta lo scorso 16 ottobre per mano di alcuni membri della Polizia nazionale, giunti in elicottero presso la tenuta di proprietà di Ángel Miguel García Parra, sita vicino al municipio di Fortul (Arauca), ai danni dello stesso signor Garcia Parra, di 66 anni, e di sua moglie María Nelly Benavides de García, di 61.
Previa irruzione nell'immobile, i poliziotti hanno ordinato ai due coniugi anziani di stendersi a terra, chiedendogli notizie della "bambina". Dopo aver ripetutamente percosso i due, alla risposta "la mia bambina sta dormendo", i poliziotti hanno chiarito che l'oggetto della loro ricerca era la piccola Nohora Valentina Muñoz Gutierrez, sequestrata da agenti provocatori del regime per addossare la colpa alla guerriglia.
Dopo aver costretto la signora Maria Nelly ad inginocchiarsi, minacciandola di uccidere il marito davanti ai suoi occhi, questi criminali, presunti difensori della legge, hanno puntato la pistola alla tempia della nipotina Tania, accorsa per il rumore.
Tania, di 10 anni di età, ha risposto in lacrime di non sapere nulla della bambina sequestrata.
Finalmente, dopo sei ore di maltrattamenti, gli agenti si sono allontanati in elicottero, non senza aver avvertito la famiglia di non denunciare l'accaduto.
Si tratta senza dubbio di un aberrante crimine di lesa umanità, per il quale, siamo certi, gli agenti troveranno il conforto dell'impunità garantitagli dal governo.
Occorre sottolineare che proprio la consapevolezza di tale impunità permette comportamenti simili, che non rappresentano, purtroppo, casi isolati, ma la sistematica metodologia applicata dagli sbirri di regime (probabilmente attirati da premi o ricompense in denaro), veri e propri agenti sul territorio del Terrorismo di Stato.
26/10 - Organizzazioni contadine colombiane condannano il TLC con gli USA!
Le organizzazioni contadini colombiane, riunitesi a Duitama (dipartimento di Boyacá) nei giorni 18, 19 e 20 ottobre scorsi, hanno emesso un comunicato in cui stigmatizzano l'implementazione da parte del governo del cosiddetto Piano di Sviluppo Nazionale, e in generale rifiutano categoricamente la strategia e le politiche agrarie del regime, che rappresentano "una grave minaccia per i contadini ed il popolo colombiano, poiché si inseriscono nel contesto delle politiche neoliberiste raccomandate dalla Banca Mondiale, dall'Organizzazione Mondiale del Commercio e dalla Banca Interamericano di Sviluppo, e si mettono al servizio delle maggiori imprese multinazionali che impongono in America Latina, e in generale in tutto il cosiddetto Terzo Mondo, le loro politiche espansioniste di distruzione di massa della biodiversità, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza del pianeta".
Le organizzazioni contadine dichiarano altresì che queste politiche capitaliste fanno parte di una pericolosa strategia che, costantemente accompagnata da interventi militari, tende a convertire il territorio in uno spazio al servizio dell'attuale fase del capitale (finanziaria, speculativa e improduttiva) col risultato che la metà della popolazione del pianeta si trova in condizioni di povertà, e che in Colombia esistono circa 4,1 milioni di persone che non hanno accesso al cibo.
La recente firma del Trattato di Libero Commercio fra Stati Uniti e Colombia rappresenta, nell'analisi delle organizzazioni, "la completa perdita di sovranità nazionale, e comporta danni irreversibili ai processi economici, sociali, ambientali e culturali del territorio".
L'asservito oligarca Santos ha infine consegnato la sopravvivenza alimentare della Colombia nelle mani delle multinazionali straniere, condannando drammaticamente alla fame la popolazione contadina, impossibilitata a competere sul mercato internazionale con i prodotti alimentari sussidiati dagli Stati Uniti; sulla testa di Santos, e su quella dell'oligarchia sua complice, pende la responsabilità della malnutrizione e della miseria di milioni di colombiani.
30/10 - Con il trattato di libero commercio, Santos svende definitivamente la Colombia alla Casa Bianca
La recente approvazione del Trattato di Libero Commercio (TLC) tra la Colombia e gli Stati Uniti, oltre a riaffermare la politica neocolonizzatrice degli Usa in America Latina, rappresenta l’ultima nefandezza compiuta, in ordine di tempo, dal governo guerrafondaio ed antipopolare presieduto da "jena" Santos. Le conseguenze, comuni a tutti i paesi che hanno ratificato questi trattati bilaterali, saranno drammatiche. La produzione agricola verrà definitivamente affossata, l’economia nazionale divorata, la sovranità svenduta. Il trattato, figliol prodigo dell’ALCA, è in realtà un atto di sottomissione sul piano economico-commerciale del tutto speculare a quello militare del Plan Colombia/Plan Patriota, che vede la Colombia nel ruolo di cane da guardia regionale degli interessi imperialisti e principale piattaforma geostrategica del Pentagono.
Ci troviamo di fronte ad un chiaro passaggio che aumenterà profitti e guadagni di multinazionali e borghesie, e che al contempo tenterà di stroncare la protesta sociale e popolare che si fa sempre più partecipata, organizzata e sostenuta nel tempo e nello spazio. Le mobilitazioni di studenti, lavoratori, contadini e comunità di tutta la Colombia si moltiplicano contro il terrorismo di Stato delle forze militari e dei loro paramilitari, e contro la privatizzazione di salute ed educazione, bersagliate da tagli per ingrassare sia il budget di guerra, sia la militarizzazione di quei dipartimenti che presentano la maggior resistenza sociale, gli stessi territori dove avanzano i megaprogetti più pervasivi e lucrativi. È evidente il legame esistente tra guerra, militarizzazione, violenza e megaprogetti del gran capitale: il business agroindustriale, la grande industria estrattivo-mineraria e la speculazione finanziaria sono le tre cellule più maligne e devastanti del cancerogeno modello economico, di cui il TLC rappresenta la principale metastasi.
03/11 - Consegnati alla corte interamericana documenti che provano la partecipazione di Uribe nel narco-paramilitarismo
Iván Cepeda, portavoce del MOVICE (Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato), ha consegnato a Santiago Cantón, segretario esecutivo della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH), le testimonianze dell'ex paramilitare Juan Guillermo Monsalve e dell'ex comandante del blocco Cacique Pipintá delle AUC, Pablo Hernán Sierra García alias "Alberto Guerrero", relative alla fattiva partecipazione del narco ex-presidente Álvaro Uribe Vélez alla formazione di gruppi paramilitari, nonché il suo appoggio alle attività di narcotraffico di questi gruppi durante il suo mandato come governatore del dipartimento di Antioquia.
Juan Guillermo Monsalve, figlio del maggiordomo della tenuta "Guacharacas", di proprietà della famiglia Uribe Vélez, aveva dichiarato che in quel luogo si coordinavano i più efferati crimini commessi dai paramilitari, come i massacri nel municipio di San Roque, e che l'allora governatore Uribe proteggeva le attività del narcotraffico del Blocco Metro delle AUC, che operava nell’Antioquia.
"Alberto Guerrero" aveva inoltre affermato che i fondatori del gruppo di San Roque (successivamente diventato blocco Metro dei paramilitari) erano, oltre all'imprenditore Luis Alberto Villegas Uribe, suo fratello Juan Guillermo Villegas Uribe, ex candidato alla Camera, e Santiago Gallón Henao, gli stessi fratelli Álvaro e Santiago Uribe Vélez.
Negli ultimi venti anni il mafioso Uribe ha rappresentato l'anello di collegamento fra il paramilitarismo, la politica, il narcotraffico internazionale e l'oligarchia colombiana, come dimostrano le innumerevoli testimonianze salite alla ribalta della cronaca; e nonostante i vari tentativi di maquillage del regime colombiano, l'attuale presidente Santos lavora in piena continuità col suo predecessore, del quale peraltro è stato ministro della Difesa.
05/11 - Con l’uccisione del comandante Alfonso Cano, il regime colombiano conferma la propria essenza guarrafondaia
Di Darko Ramírez*
Nelle ultime ore i media colombiani e internazionali, per bocca dei propri direttori, "opinionisti" e pennivendoli vari, stanno celebrando l’uccisione in combattimento del Comandante in Capo delle FARC-EP, Alfonso Cano, avvenuta ieri nel dipartimento meridionale del Cauca.
Il trionfalismo della iena Santos, del ministro della Difesa Pinzón e degli altri carnefici del popolo colombiano al governo è pari soltanto a quello registrato quando un bombardamento in territorio ecuadoregno dell’aviazione statunitense, supportata da truppe colombiane, mise fine alla parabola resistente del Comandante Raúl Reyes il 1 marzo 2008, o quando il Comandante Jorge Briceño venne seppellito da tonnellate di bombe scagliate sul suo accampamento insorgente da oltre una sessantina fra aerei ed elicotteri da guerra, nel settembre del 2010.
Come allora, anche oggi i corifei del regime, i lustrascarpe dell’imperialismo ed i complici di ogni sorta del terrorismo di Stato gridano "vittoria!", promettono (da Santos in giù) ai guerriglieri "carcere o tomba", e annunciano con squilli di trombe la "fine definitiva delle FARC e del conflitto". Riferendosi all’organizzazione guerrigliera più antica e poderosa delle Americhe, vomitano termini quali "decapitata", "allo sbando", "in preda ad una crisi di leadership", e via discorrendo, per poi lanciarsi in squallide elucubrazioni su chi sarà il successore di Alfonso Cano, ovviamente non senza assicurare che la "successione sarà piena di tensioni e lotte intestine".
Lorsignori dimenticano che le FARC, con quasi mezzo secolo di lotta rivoluzionaria alle spalle, hanno accumulato esperienza, capacità combattente e solidità organica che, sommate ad una compattezza ideologica e a una chiarezza politica fuori dal comune, le predispongono strutturalmente ad assorbire i colpi, seppur duri come questo, a rendere immediatamente esecutiva la sostituzione dei compagni morti (già prevista con abbondante anticipo) e a dare continuità politica e militare ai piani di lavoro di tutte le unità combattenti e militanti.
Con la morte di un quadro politico-militare storico del calibro del Comandante Alfonso Cano, che dalla Gioventù e dal Partito Comunista era passato alle file guerrigliere per evitare di essere trucidato dal terrorismo di Stato al pari degli oltre 5000 dirigenti e militanti dell’Unión Patriótica, il popolo colombiano perde uno dei suoi migliori figli, un rivoluzionario che ha lottato senza cedimenti per la pace con giustizia sociale e che si è sacrificato per un futuro migliore per il suo popolo.
Il regime oligarchico-mafioso capeggiato da Santos, che alcuni sprovveduti e miopi affermano erroneamente essere diverso da quello uribista, sguazza nell’orgia di sangue succhiato al popolo colombiano e conferma la propria essenza guerrafondaia. Un regime putrefatto, infinitamente pluriomicida e cronicamente affetto dal morbo della menzogna, che lo porta a ripetere come un grammofono inceppato che uccidendo qualche comandante insorgente si potrà sterminare il progetto rivoluzionario; e ad ignorare che, fino a quando impereranno la fame, la miseria, lo sfruttamento, l’ingiustizia e la disuguaglianza sociali, il latifondo, il narcoparamilitarismo, la dittatura del gran capitale, le privatizzazioni, la svendita della sovranità nazionale e il terrorismo di Stato, compendiati dal rifiuto di dialogare con l’insorgenza per arrivare ad una soluzione politica del conflitto, le ragioni storiche, politiche, economiche e sociali che hanno partorito la guerriglia saranno più attuali che mai, e questa continuerà a nutrirsi con sempre maggior intensità della linfa vitale che alimenta ogni progetto di trasformazione radicale dell’esistente, vale a dire le masse popolari.
*Politologo ed analista ecuadoregno
06/11 - L’assassinio del comandante Alfonso Cano e’ un attacco vigliacco alla lotta per la pace con giustizia sociale!
Nella giornata di venerdì 4 novembre, dopo intensi bombardamenti e cruenti e prolungati scontri, è caduto combattendo il Comandante in Capo delle FARC-EP, Alfonso Cano.
Tra brindisi trionfalistici e conati di bile reazionaria, gli oligarchi e i loro lacchè, i filoimperialisti e i borghesi di ogni risma fanno festa danzando intorno all’altare della resa e della smobilitazione della guerriglia, che però esistono soltanto nei loro sogni e nelle loro menti perverse.
Con la perdita di uno dei più brillanti dirigenti politico-militari della resistenza colombiana, il movimento insorgente e quello popolare subiscono certamente un duro colpo. Alfonso Cano, oltre ad essere il Comandante in Capo delle FARC, era anche un riferimento intellettuale, teorico ed etico per milioni di colombiani e latinoamericani che ne hanno sempre apprezzato lo spirito di sacrificio, la lucidità d’analisi, le grandi capacità politiche e la profonda cultura.
Tuttavia, come già avvenuto in occasione dell’assassinio dei Comandanti fariani Raúl Reyes e Jorge Briceño, e della morte per cause naturali del leggendario Manuel Marulanda, le FARC hanno dimostrato di poter rimpiazzare qualsiasi dirigente e di sopperire agli eventuali scompensi causati dai colpi inferti dal nemico grazie al principio della direzione collettiva, ad un’innegabile solidità organica e politico-ideologica e, cosa ancor più importante, al profondo radicamento tra le masse popolari.
Pertanto, quando l’oligarchia capeggiata da Santos promette un’imminente smobilitazione della guerriglia e una rapida conclusione manu militari del conflitto sociale ed armato colombiano, mente spudoratamente. E lo fa dopo mesi e mesi in cui gli stessi media di regime riconoscevano l’estrema difficoltà delle forze armate governative -e dell’intero apparato repressivo- nel far fronte all’incessante operatività delle FARC in tutta la Colombia, che solo nel 2010 avevano realizzato 2272 azioni e messo fuori combattimento 4341 militari e poliziotti, tra morti e feriti.
Di conseguenza, continua ad essere assolutamente necessaria una soluzione politica del conflitto, per porre fine al bagno di sangue provocato dall’imperterrita politica guerrafondaia del regime narco-mafioso e dall’imperialismo, e per veicolare quelle trasformazioni strutturali di cui il paese ha un disperato bisogno. E’ il clamore della maggioranza del popolo colombiano, come dimostrano le tenaci lotte dei lavoratori petroliferi contro gli scempi delle multinazionali, le inarrestabili mobilitazioni degli studenti contro la mannaia privatizzatrice della Riforma dell’educazione, l’indomabile resistenza indigena e contadina e l’ennesima, maggioritaria astensione al circo delle recentissime elezioni amministrative.
Chiamiamo tutti i movimenti, comitati, collettivi, partiti, associazioni, sindacati e singole persone solidali con la lotta dei popoli a pronunciarsi con forza.
La nostra Associazione denuncia ancora una volta il fascista governo Santos, che a parole dice di esser disposto a dialogare con la controparte ma poi fa di tutto per assassinarne i dirigenti, e ribadisce -come ha sempre fatto in oltre un decennio d’incessante attività solidale con le lotte del popolo colombiano- che senza giustizia sociale, né in Colombia né altrove, mai potrà esserci una vera pace.
Associazione nazionale Nuova Colombia
6 novembre 2011
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|