www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 28-11-11 - n. 387

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 28/11/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
 
09/11 - Colombiani per la pace: La morte del comadante Cano è un duro colpo per la pace
In un comunicato pubblicato lo scorso 6 novembre in seguito all'assassinio del Comandante Alfonso Cano, i "Colombiani per la Pace" hanno espresso la loro profonda preoccupazione per il destino della Colombia, poiché il governo dimostra per l'ennesima volta di preferire lo scontro armato ad una soluzione politica del conflitto mediante il dialogo e i negoziati, ignorando deliberatamente una politica di vera pace con il solo intento di mantenere i privilegi e i profitti che ottiene mediante la guerra. Si richiama inoltre l'attenzione sul rischio imminente che corrono i militari e poliziotti prigionieri di guerra in potere delle FARC, nonché la popolazione indigena e contadina, a causa dei bombardamenti e delle operazioni militari delle Forze Armate che, prive di qualunque obiettivo umanitario, scaricano indiscriminatamente il loro piombo e le loro bombe nell'affannoso tentativo di ottenere vittorie militari a qualunque prezzo, in vaste regioni della nazione, convertitesi in teatri di un dramma umano che riguarda migliaia di colombiani.
I Colombiani per la Pace chiedono inoltre alla società di prendere le distanze dall'euforia e dal trionfalismo in cui si crogiolano, per la morte di un colombiano, i guerrafondai al governo che oggi come ieri reclamano ulteriore violenza.
Infine ritengono necessario che debba cessare lo scontro a fuoco, e per questo reiterano la loro volontà di lavorare per ottenere la pace con giustizia sociale, ben diversa, sottolineano, da quella offerta dal regime, che è la pace dei cimiteri e delle carceri, poiché l'unico risultato che comporta è il prolungarsi incessante della guerra.
Oggi è ancor più improrogabile la soluzione politica del conflitto sociale ed armato, che da decenni insanguina la Colombia per volontà di un'oligarchia arroccata a difesa dei propri privilegi, al fine di conseguire quei profondi e strutturali cambiamenti indispensabili al paese.
 
13/11 - Cortei di massa in tutta la Colombia contro la pseudoriforma universitaria di Santos
Lo scorso 10 novembre centinaia di migliaia di persone, fra cui studenti, professori e lavoratori delle università del paese, si sono riversati per le strade di Bogotá per protestare contro la "riforma" dell'istruzione voluta da Santos, che prevede la definitiva privatizzazione del sistema educativo.
Nel corso del corteo i manifestanti hanno subito un'aggressione da parte degli squadroni antisommossa dell'Esmad, che ha lasciato un saldo di 6 studenti arrestati. Diversi cortei hanno paralizzato la capitale colombiana, confluendo poi nella storica Plaza de Bolívar, strapiena di giovani e meno giovani che hanno detto basta alla politica guerrafondaia e ultraliberista della iena Santos. La maggioranza dei manifestanti non è riuscita ad entrare nella Plaza, gremita oltre ogni limite e non abbastanza capiente.
Partecipatissime manifestazioni in contemporanea si sono affermate in tante altre città del paese, contribuendo a dare una prova di forza da parte del movimento studentesco e popolare colombiano. A Popayán, la polizia ha aggredito in modo particolarmente brutale il corteo, interrompendolo e provocando alcuni feriti.
Questa storica giornata di lotta ha inflitto al governo, che ha tentato e tenta senza successo di comprare e intimidire i dirigenti studenteschi, un'ulteriore pesante sconfitta. A poco valgono le solite accuse, sulla cui contorta logica non occorrono ulteriori commenti: "continuare ad affermare che il governo intende privatizzare l'istruzione è la prova dell'infiltrazione di gruppi illegali", aveva affermato il ministro degli Interni Germán Vargas Lleras, noto per la sua propensione alla menzogna spudorata. Gli ha fatto eco un altro fascista in doppiopetto, l'ex vicepresidente (nonché cugino del presidente attuale) Francisco Santos, che ha proposto di usare potenti scariche elettriche per disperdere i manifestanti.
Lo sciopero di studenti e lavoratori nel campo dell'istruzione continuerà finché il governo non ritirerà questo progetto ed un'educazione di qualità, gratuita ed accessibile a tutti, diventi de facto un diritto inalienabile.
L'oligarchia inizia ad avere paura, perché sa bene che la combinazione di un poderoso movimento di massa con un'insorgenza rivoluzionaria che, nonostante le avversità proprie della guerra, resiste e cresce, può condurre ad una situazione insurrezionale che -dopo un secolare travaglio- partorirebbe la Nuova Colombia, in pace e con giustizia sociale.
 
15/11 - Nuovo comunicato delle FARC ribadisce l'attualita' della lotta guerrigliera
Lo scorso 13 novembre le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, FARC-EP, hanno divulgato un comunicato nel quale ratificano la validità della propria lotta armata, affermando che al modello imposto dal governo colombiano si oppongono coraggiosamente e tenacemente solo due forme di lotta: la lotta di piazza, che si esprime attraverso cortei e proteste, e la lotta guerrigliera, sulle montagne.
"La resistenza eroica dell'insorgenza colombiana e la voce del popolo mobilitato nella protesta, non possono cessare per via di un falso appello alla negoziazione e al consenso", aggiunge il documento, firmato dal Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, che ribadisce: "Qualunque tentativo di smobilitare la lotta popolare senza concordare soluzioni che sradichino le sue cause è destinato al fallimento. Con repressione e fame non ci può essere pace".
Nel comunicato il Segretariato rende onore alla memoria del Comandante Alfonso Cano, caduto combattendo il 4 novembre 2011, e conferma l'impegno di "persistere nella ricerca della soluzione politica per raggiungere una pace democratica con dignità e giustizia sociale".
Il testo inoltre critica il Trattato di Libero Commercio recentemente firmato con gli Stati Uniti, ed il modello di sviluppo che esso prevede, qualificato come "ingiusto e antipatriottico".
L'ipotesi di smobilitazione dell'insorgenza colombiana non esiste se non nei sogni di Santos e dei suoi compari: l'unico modo per ottenere la pace è che questa sia correlata alla giustizia sociale, e che vengano abbattuti i privilegi di cui gode l'oligarchia, ponendo quindi le basi per le riforme strutturali che eliminino alla radice gli enormi problemi di diseguaglianza, miseria, analfabetismo e perdita di sovranità nazionale che imperversano da decenni in Colombia.
Il comunicato chiude ricordando quanto espresso, in tempi non sospetti, dal Comandante Alfonso Cano stesso: "Smobilitazione è sinonimo d'inerzia, è svendita codarda, è resa e tradimento alla causa popolare ed agli ideali rivoluzionari che coltiviamo e con cui lottiamo per le trasformazioni sociali, ed è ignominia che contiene implicitamente un messaggio di scoraggiamento diretto al popolo, che ha fiducia nel nostro impegno e nella nostra proposta bolivariana".
 
20/11 - Dopo anni di millanterie, Uribe riconosce che e' utopico pensare di sconfiggere la guerriglia
In un'intervista rilasciata il 17 novembre scorso, l'ex narco-presidente Álvaro Uribe ha riconosciuto che "è utopico pensare che ci sia la possibilità di una vittoria militare totale" sull'insorgenza colombiana.
Uribe descrive anche gli elementi che afferma di aver utilizzato per combattere la guerriglia, ereditati poi dal governo Santos: la "valorosa" lotta contro i suoi leaders, la "generosità" coi disertori e, chicca fra le chicche, "la politica sociale per evitare nuovi reclutamenti".
Cosa ci sia di valoroso nel bombardare a tappeto chilometri e chilometri quadrati di selva per assassinare un solo uomo, mettendo in pericolo la vita di civili inermi e prigionieri di guerra in potere delle FARC, lo sa solo questo mafioso che ha governato a ferro e fuoco la Colombia per otto anni.
Della sua "generosità" con i disertori si è già parlato abbondantemente: Uribe sa essere generoso con individui che si fingono guerriglieri smobilitati, come dimostra ad esempio lo scandalo scoppiato nel marzo del 2011, quando si scoprì che la presunta smobilitazione di un intero fronte delle FARC presentata dai media oligarchici nel 2006 era solo una gigantesca montatura ordita da Uribe stesso.
Per quanto riguarda i motivi principali dell'esistenza dell'insorgenza, ovvero la presenza nel paese di gigantesche ingiustizie sociali (si pensi a titolo di esempio che il 70% della popolazione vive in povertà o indigenza, e tale percentuale rasenta il 94% nelle zone rurali), tutti i dati dimostrano che durante il mandato di Uribe tali squilibri sono aumentati a dismisura, unitamente alle uccisioni di sindacalisti e dirigenti popolari, al numero di prigionieri politici (oltre 7500) che popolano i gironi danteschi delle carceri del regime, ed alla paramilitarizzazione dello Stato.
Il guerrafondaio Uribe, col suo degno successore Santos, cerca di convincere il mondo che l'unico problema della Colombia sia l'insorgenza, costruendo un nemico interno mentre occulta le cause strutturali del conflitto.
Per Uribe e l'oligarchia la guerra rappresenta invece un gigantesco affare, ragion per cui vedono con orrore qualunque percorso che possa portare ad una pace con giustizia sociale.
Su una cosa, però, l'ex presidente paramilitare ha ragione: la guerriglia rivoluzionaria colombiana non può essere militarmente sconfitta. E non può esserlo perché è invincibile, indistruttibile e irriducibile. Uribe sa, al pari dei politicanti di turno (Santos in primis) che fanno della demagogia trionfalista il loro linguaggio quotidiano, che solo una soluzione politica integrale potrà permettere alla Colombia di superare il pluridecennale conflitto sociale e armato.
 
24/11 - Esecuzioni extragiudiziarie: 23 anni di orrori in Colombia
Lo scorso lunedì 21 novembre il CINEP (Centro di Ricerca ed Educazione Popolare) ha pubblicato il dossier "Debito con l'umanità, 23 anni di falsi positivi".
Le cifre riportate sono agghiaccianti, ma, avverte padre Javier Giraldo, incaricato della presentazione della pubblicazione, "non includono il totale delle violazioni", perché sulla gran maggioranza dei casi la magistratura sta tuttora indagando.
Il documento, elaborato con informazioni della banca dati relativa a Diritti Umani e Violenza Politica, testimonia i casi dei cosiddetti "falsi positivi", ovvero esecuzioni extragiudiziarie per mano delle Forze Armate del regime registrate nel paese dal 1987 in avanti.
Il rapporto del CINEP denuncia 951 casi presentatisi negli ultimi 23 anni, e 1741 vittime nella quasi totalità del paese.
Il dipartimento con la maggior quantità di casi è quello di Antioquia(393), seguito dal Meta (114), Huila (110), Norte de Santander (90) e Santander (86).
Lo scandalo di tali esecuzioni extragiudiziarie perpetrate dal terrorismo di Stato ai danni della popolazione civile, con sequestri e massacri di cittadini inermi poi presentati come guerriglieri uccisi in combattimento al fine di mostrare risultati inesistenti sul campo di battaglia, è noto al grande pubblico dal 2008 ma imperversa nel paese da molti anni.
E' il prodotto della corruzione e del marciume delle Forze Armate, della pratica istituita dal narco ex-presidente Uribe di elargire premi e licenze ai militari che portavano "trofei di guerra" da mostrare alla stampa, e, in ultima analisi, dell'arrocco di un'oligarchia sanguinaria, accudita da un regime fascista e guerrafondaio e sostenuta dall'imperialismo, che si riempie la bocca di "democrazia" ma che non è disposta a rinunciare nemmeno a un millimetro dei propri privilegi di classe.
 
27/11 - Nella giornata continentale per il diritto all'educazione, poderosa manifestazione degli studenti a Bogotá
In Colombia, in contemporanea ad altri paese del continente, si è svolta il 24 novembre scorso la marcia per l'istruzione come diritto e contro la mercificazione del sistema educativo.
Anche se lo sciopero studentesco -che ha paralizzato scuole e università per lungo tempo- è stato sospeso, le mobilitazioni proseguono, a dimostrazione del fatto che la lotta per un'educazione gratuita, di qualità, pubblica ed al servizio del popolo va avanti.
Decine e decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza a Bogotá anche in solidarietà con gli studenti cileni, con cui hanno intessuto un rapporto di collaborazione e unità nella lotta.
Questa giornata continentale è arrivata in un momento in cui si registra la storica vittoria del movimento studentesco colombiano, che dopo mesi di irriducibile offensiva contro lo sciagurato progetto di "Riforma dell'Educazione" elaborato dal governo Santos, hanno obbligato quest'ultimo a ritirarlo.
Il corteo tenutosi nella capitale colombiana ha, come quasi sempre avviene, subito le provocazioni e gli sconsiderati attacchi della Polizia, che ha impedito ad alcuni manifestanti di raggiungere la Plaza de Bolívar, classica meta dei cortei bogotani. Al termine della giornata di lotta, i famigerati "Squadroni Mobili Antisommossa" (ESMAD) hanno arbitrariamente arrestato 30 studenti e ne hanno feriti 10, di cui 3 gravemente; uno di questi presenta gravi ustioni sul volto, provocategli da una granata di gas lacrimogeno lanciata dagli antisommossa del "democratico" regime colombiano. Alcuni testimoni riportano inoltre che la polizia, nel primo pomeriggio, abbia disseminato bottiglie molotov ed esplosivi lungo il percorso del corteo, pratica nota alle polizie di tutto il mondo per incolpare gli studenti (Genova docet).
L'oligarchia teme sempre di più l'unione fra le masse giovanili, studentesche e popolari e l'insorgenza rivoluzionaria, e si scaglia coi suoi sbirri per reprimere il giusto dissenso che si esprime anche attraverso le manifestazioni e i cortei che attraversano la capitale colombiana. Tuttavia, il movimento studentesco colombiano non indietreggia, ed anzi esige una nuova e diversa riforma dell'educazione, la demilitarizzazione delle sedi universitarie, il rilascio immediato di tutti gli studenti arrestati e garanzie per la piena agibilità del movimento studentesco. E lo fa, d'ora in avanti, coordinandosi ed unendo le forze con il movimento studentesco di tutta l'America Latina, ad iniziare dai fratelli cileni anch'essi impegnati in una lunga -e tutt'altro che conclusa- battaglia contro il regime fascista di Piñera, degno compare di merende del guerrafondaio Juan Manuel Santos.
 
28/11 - Fallisce miseramente tentativo di riscatto a ferro e fuoco di prigionieri di guerra in potere delle FARC: morti 1 militare e 3 poliziotti
Come riconosciuto dallo stesso governo Santos, le Forze Armate del regime hanno sferrato l'altro ieri mattina un attacco militare contro un accampamento delle FARC nel Caquetá, al fine di riscattare diversi prigionieri di guerra.
Un tentativo sciagurato, conclusosi con la morte di 1 militare e 3 poliziotti (tra cui un colonnello e un maggiore) catturati dalla guerriglia diversi anni fa in combattimento, che dimostra ancora una volta che il governo del fascista Santos predilige comunque e sempre la via militare, e che non dispone di politica di pace alcuna.
Con la solita spacconeria a cui ci ha abituati, l'esecutivo colombiano aveva annunciato una settimana fa che sabato scorso avrebbe presentato un nuovo piano militare congeniato per dare il colpo di grazia all'insorgenza rivoluzionaria. Santos s'illudeva di poterlo fare annunciando al paese ed al mondo di aver inferto alle FARC un altro colpo, e cioè il riscatto manu militari dei prigionieri detenuti dall'organizzazione guerrigliera. Invece, quest'attacco irresponsabile e sciagurato ha causato la morte di quattro di loro.
I familiari dei prigionieri in potere delle FARC hanno immediatamente condannato il "riscatto a sangue e fuoco". L'organizzazione che li rappresenta, Asfamipaz, accusa esplicitamente il governo Santos di assassinio, causato da un "irresponsabile operativo militare".
"Lavoriamo da anni per la liberazione attraverso il dialogo, e (quelli del governo) se ne escono consegnandoci una bandiera e dicendoci che i nostri familiari sono eroi della patria" ha affermato Margarita Hernández, sorella di un ufficiale morto.
José Uriel Pérez, parente di Luis Beltrán, tuttora prigioniero delle FARC, ha rilasciato affermazioni contro il governo altrettanto dure: "Vorrei chiedere al signor Presidente e al ministro della Difesa di comprendere che queste persone che stanno facendo assassinare miserabilmente sono esseri umani".
Da oltre un anno i familiari cercano di riunirsi col presiedente "Jena" Santos, per comunicare una volta di più la loro assoluta opposizione al riscatto a sangue a fuoco; nel comunicato che accompagna i tragici eventi di questi giorni, si legge che "Per nessuna ragione accettiamo né accetteremo che i nostri sopravvissuti siano sottomessi alla roulette russa, reiteriamo che li attendiamo vivi e liberi, e che né le bandiere, né gli onori militari ce li riporteranno mai".
Anche il movimento dei "Colombiani per la Pace" ha criticato duramente l'accaduto, ed ha diffuso una lettera, ricevuta pochi giorni prima della morte dei 4 prigionieri, in cui il Segretariato delle FARC si era detto pronto a rilasciare 6 prigionieri di guerra in loro potere. Liberazione che, a questo punto, pare esser stata vanificata dall'attacco dell'esercito.
Chi oggi si strappa le vesti e versa lacrime di coccodrillo per la morte di 4 effettivi delle forze repressive e terroriste dello Stato colombiano, si dimentica che nelle carceri del regime marciscono oltre 7500 prigionieri politici e di coscienza e diverse centinaia di guerriglieri prigionieri di guerra (vari dei quali con malattie in fase terminale), che vengono sottoposti a tortura fisica e psicologica, sono reclusi in condizioni disumane e vedono calpestati tutti i loro diritti umani.
Santos, che fa il diavolo a quattro per far credere all'opinione pubblica colombiana ed internazionale che si è trattato di un "crimine" da parte delle FARC, deve rendere conto ai familiari dei caduti, spiegargli perché ha ordinato un'azione temeraria ed irresponsabile, e perché a distanza di anni, nonostante le FARC abbiano più volte ribadito la loro disponibilità a concertare un accordo di scambio di prigionieri, il governo continua a far finta di niente.
 

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