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- popoli resistenti - colombia - 19-12-11 - n. 390
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 17/12/2011 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
01/12 - ONG Inglese denuncia la drammatica diseguaglianza sociale in Colombia
Uno studio della ong inglese Oxfam, presentato di recente, segnala, confermando purtroppo una drammatica realtà, che la Colombia è uno dei paesi con la più alta disuguaglianza al mondo. Il suo portavoce, Asier Hernando Malax, riconosce che pochissimi paesi al mondo presentano una situazione tanto grave come quella colombiana. La questione della terra, che è alla base del conflitto sociale ed armato in corso nel paese da più di mezzo secolo, è la pietra angolare della disuguaglianza sociale che dilaga nel paese, dove l’1% dei colombiani controlla oltre il 50% delle terre. Alla terra è legata la violenza paramilitare, il dramma degli oltre 5 milioni di profughi interni, le migliaia di vittime del terrorismo di Stato, la svendita della sovranità nazionale alle brame delle multinazionali e dell’imperialismo, ed il latifondo, da sempre maledizione delle popolazioni rurali. La terra, invece di essere fonte di alimenti per la popolazione e fulcro di uno sviluppo sostenibile, è ormai crocevia di lucri, saccheggi, speculazioni e alte rendite per i grandi allevatori, nonché megaprogetti di valorizzazione del capitale e devastazione ambientale. E mentre il popolo soffre la fame, in Colombia, come ironizza Asier Hernando Malax, ci sono le vacche più comode del continente e il paradosso di un paese dall’enorme potenziale agro-alimentare che l’oligarchia costringe ad importare gran parte degli alimenti e dei prodotti che -iniquamente- consuma. Inoltre, laddove si potrebbero utilizzare le terre per la produzione di alimenti, dilagano i deserti verdi per la produzione di bio-combustibile, come quelli imposti a ferro e fuoco dal paramilitarismo di Stato per allargare a macchia d’olio le mega-colture della palma africana. Senza contare che, con la recente ratifica del criminale TLC (Trattato di Libero Commercio) con gli USA da parte del governo di "Jena" Santos, la diseguaglianza e l’ingiustizia sociali sono destinate ad aggravarsi ulteriormente.
04/12 - Julian Conrado al gruppo portoricano Calle 13: fate vostro il mio canto!
Julián Conrado, il cantautore rivoluzionario colombiano che continua ad essere illegalmente detenuto in un carcere militare a Caracas, ha scritto una lettera al famoso gruppo portoricano Calle13, impegnato nella rivendicazione dell'unità latinoamericana e della lotta contro l'ingiustizia sociale.
Julián ringrazia il vasto movimento di solidarietà internazionale che lo ha sostenuto dal momento del suo arresto, e che continua a chiedere al Presidente Chávez di rispettare gli accordi, i trattati, le leggi internazionali e le stesse leggi venezuelane, concedendo a Julián Conrado la libertà e l'asilo politico o, in alternativa, l'invio del cantautore in un paese terzo, neutrale di fronte al conflitto sociale e armato colombiano.
Ciò permetterebbe al cantautore del popolo colombiano di ricevere le adeguate e improcrastinabili cure, che i seri problemi di salute che lo affliggono richiedono (cure che Julián sperava di poter ricevere in Venezuela); e di continuare a vivere e a cantare per la giustizia e la pace della Colombia e di tutta l'America Latina.
L'estradizione di Julián verso la Colombia o gli Stati Uniti equivarrebbe alla tortura e alla morte, e scriverebbe l’ennesimo capitolo della riedizione del piano Cóndor che il governo fascista colombiano, supportato da Washington, cerca d’imporre nel contesto internazionale ovunque trovi compiacenza, complicità e collaborazione.
Nella missiva inviata a Calle13 è contenuto un invito estremamente significativo: "...Fratelli miei, se mi consegnano ai persecutori, perchè la forza del terrore imperiale s’impone sulla solidarietà, sull'amore e sulla tenerezza, e si violano gli accordi, i trattati e le leggi che mi proteggono, chiedo a voi e a tutti gli artisti che sognano un mondo migliore di fare vostro il mio canto, e questo mi basterebbe per morire felice".
Julián Conrado, con la sua voce e la sua chitarra, mostra il volto di milioni di colombiani oppressi dal terrorismo di Stato, la cui lotta indomita non può essere schiacciata in alcun modo.
Se in virtù dei recenti accordi tra Santos e Chávez in materia di cooperazione militare, l'oligarchia s’illude di frantumare la resistenza e silenziare la dignità del popolo colombiano, ha sbagliato i conti: le prigioni di tutto il mondo non sono sufficienti a tenere rinchiuso il canto di Julián, né la sua morte fisica lo farebbe scomparire.
06/12 - Nuovi attacchi paramilitari alla comunità di pace di San José de Apartadó
La Comunità di Pace di San José de Apartadó, attraverso i suoi rappresentanti, ha denunciato di subire, da diversi giorni, pesanti incursioni da parte di bande paramilitari.
In particolare il 28 novembre scorso, circa 200 paramilitari sono giunti al villaggio "La Esperanza", rinchiudendo la popolazione nel locale centro di salute. Durante il sequestro, i paramilitari hanno annunciato di voler controllare i "precedenti" di ciascuno, autoproclamandosi padroni della località. Hanno poi aggiunto di aver acquistato diverse tenute nella vicina Playa Larga, ingiungendo ai proprietari di cedere le tenute che gli interessano, volenti o nolenti; la vita stessa degli abitanti del luogo è dunque in pericolo, ed essi corrono anche il rischio di subire sfollamenti forzati.
La comunità è stata vittima di un terribile massacro nel 2005 ad opera di gruppi paramilitari in collaborazione con unità dell'esercito, sotto l'egida dell'allora presidente Uribe, che tentò anche di scaricare sulla guerriglia rivoluzionaria le responsabilità di questo crimine efferato.
Nel processo che seguì, grazie all'interesse suscitato a livello internazionale, emersero le responsabilità dirette di altissimi comandi militari, come l'ex capo dell'esercito Mario Montoya.
In piena continuità col suo criminale predecessore Uribe, il presidente "Jena" Santos continua ad applicare il terrorismo di Stato, di cui il paramilitarismo è un braccio, minacciando quotidianamente civili inermi affinché i gruppi oligarchici e le multinazionali, dei quali è espressione ed esponente, possano impossessarsi delle terre migliori e delle ricchezze naturali usurpate al popolo colombiano.
08/12 - Movimento contadino colombiano si mobilita contro i trattati di libero commercio
Numerose manifestazioni e proteste, organizzate nelle ultime settimane dalle associazioni contadine colombiane per dire NO all'importazione massiccia e indiscriminata di prodotti agricoli dall'estero, hanno denunciato la politica economica ed agraria del governo Santos, che mette in pericolo migliaia di posti di lavoro nel settore agroalimentare colombiano.
Ad esempio, il movimento agrario rivela che nell'ultimo anno sono state importate (con la benedizione del governo paramilitare di Santos) più di 70.000 tonnellate di cipolle, cosa che ha fatto crollare il prezzo di mercato della cipolla a 30.000 pesos al quintale mentre il costo di produzione in Colombia è di oltre 55.000.
Questo tipo di politica, nemica acerrima della sovranità alimentare, ha causato ad oggi la perdita di oltre 12.500 posti di lavoro nei soli municipi di Paipa, Tibasosa, Toca, Chivatá, Nobsa e Sogamoso (nel Boyacá).
Le associazioni denunciano inoltre come lo stesso modus operandi dettato dalle multinazionali abbia già abbattuto negli scorsi anni altri rami importanti della produzione di alimenti in Colombia, pregiudicando enormemente, tra gli altri, i coltivatori di orzo e frumento e i piccoli allevatori e produttori di latte, già colpiti duramente negli anni ’90 dalla sciagurata "Apertura economica" dell’allora presidente ultraliberista César Gaviria.
I vari trattati di libero commercio firmati dai governi di turno (l’ultimo dei quali è il TLC con gli USA) hanno generato e stanno generando un drammatico peggioramento delle condizioni dei lavoratori colombiani, un aumento del numero di colombiani che non hanno accesso regolare al cibo (oltre 4 milioni di persone), un incremento della disoccupazione e degli sfollati interni (oltre 5 milioni), nonché l’escalation di azioni militari e del terrorismo di Stato per perpetuare la contro-riforma agraria e la latifondizzazione crescente delle terre usurpate ai contadini.
11/12 - Piedad Córdoba chiede una commissione internazionale per la morte dei prigionieri di guerra in potere delle FARC
In un'intervista rilasciata durante una visita nei Paesi Baschi, la ex senatrice Piedad Córdoba, coordinatrice dei "Colombiani e Colombiane per la Pace", ha dichiarato che la morte dei prigionieri di guerra in potere delle FARC rappresenta "una clamorosa sconfitta della politica del governo, che ci dà tutta l'autorità morale ed etica per esigere una radicale modifica nell'atteggiamento relativo allo scambio umanitario, e che finisca la guerra", ribadendo di aver ricevuto una lettera da parte dell'insorgenza rivoluzionaria che esprimeva la disponibilità delle FARC di rilasciare unilateralmente 6 prigionieri, gesto di pace vanificato dalla violenza del regime.
Rispondendo ad una domanda su eventuali differenze fra Santos ed il suo losco predecessore, il narco ex-presidente Uribe, Córdoba ha affermato che non ne esistono, e che questa presunta differenza risponde unicamente ad una strategia mediatica "che cerca di trasformare un demonio in un angelo".
Nell'intervista, la ex senatrice ribadisce che, alla luce della legislazione internazionale, i soldati e poliziotti catturati dalle FARC nel quadro del conflitto armato sono effettivamente "prigionieri di guerra", e non sequestrati, definizione confermata anche dal direttore dell’importante ong Human Right Watch, José Miguel Vivanco.
Piedad Córdoba ha infine richiesto una commissione internazionale che faccia luce sui fatti accaduti, e che ne individui la responsabilità; la dirigente nutre infatti parecchi dubbi sulle responsabilità delle FARC rispetto alla morte dei prigionieri, affermazione che ha fatto imbestialire il presidente "Jena" Santos che ha, evidentemente, tutto l'interesse a coprire le Forze Armate colombiane ed il regime in merito alla fallimentare operazione di riscatto a ferro e fuoco dei prigionieri stessi.
Santos non ha alcuna intenzione di abbandonare la via guerrafondaia che ha sempre imposto il regime oligarchico al popolo colombiano, per non dover affrontare i problemi strutturali che affossano il paese; e vuole conservare, grazie al business della guerra, gli incredibili privilegi che ingrassano la classe dominante colombiana, mentre il 70% circa della popolazione si dimena tra una povertà strutturale e aberranti condizioni d’indigenza e miseria.
15/12 - Clamoroso fiasco della marcia indetta dal regime colombiano
Alla marcia del 6 dicembre scorso, convocata dallo Stato colombiano, e per la quale si è messo in gioco tutto il denaro, la logistica, le pressioni che possono esercitare l'oligarchia e gli apparati del regime, hanno partecipato poche migliaia di persone in tutto il paese, contro i 10 milioni auspicati dal governo.
Nonostante la profusione di sforzi e l'offensiva mediatica, la propaganda governativa non è riuscita a convincere il popolo colombiano a marciare a favore del terrorismo di Stato, dei bombardamenti, degli incarceramenti di massa e del paramilitarismo, che continua sistematicamente ad assassinare con la complicità dello Stato.
Quello che il popolo realmente chiede è una soluzione politica integrale ai problemi che sono alla radice del conflitto, che prima di essere armato è sociale.
Come ha segnalato Piedad Córdoba la marcia di "Jena" Santos era in realtà una grande operazione di propaganda, che cercava d’imporre in modo plebiscitario la continuità guerrafondaia del governo; tale operazione è fallita miseramente, dimostrando che l'oligarchia ha perso il polso del paese, e che le chiacchiere mediatiche non possono occultare la miseria, gli assassinii di sindacalisti e le enormi contraddizioni che affliggono il paese.
17/12 - Grazie a Uribe e Santos solo otto anni di carcere a tre paramilitari stupratori e assassini
Lo scorso lunedì 12 dicembre i magistrati della cosiddetta legge di "Giustizia e Pace" hanno condannato a solo otto anni di carcere i paramilitari José Manuel Hernández Calderas, alias "Platino", Wilmer Morelo Castro, alias "Boqui" e José Rubén Peña, alias "Lucho", colpevoli di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni e una ragazza di 18, perpetrata mentre altri paramilitari assassinavano i loro compagni ed altre cinque persone.
I tre criminali, appartenenti al Blocco "Vincitori di Arauca" delle AUC, sono sotto inchiesta anche per i massacri di Corocito (2003) e di Flor Amarillo (2002), in cui trucidarono rispettivamente 12 e 15 persone con la complicità delle Forze Armate.
A Corocito la mattanza avvenne nella scuola La Gorgona, in un campo paramilitare; le vittime erano state prelevate per ordine di "Lucho" col pretesto di essere collaboratori della guerriglia.
Dalla sentenza si evince che "furono torturate, smembrate e sotterrate in quel luogo come parte dell'addestramento che hanno ricevuto i membri del gruppo".
Come sempre, il regime si arrocca a difesa della propria manodopera criminale, ovvero dei gruppi paramilitari che applicano il terrorismo di Stato massacrando il popolo colombiano. Uno degli strumenti legali utilizzati è proprio la famigerata legge di "Giustizia e Pace", voluta dal narco ex presidente Uribe per tutelare le squadracce fasciste e completata dal suo degno successore, l'attuale presidente "Jena" Santos, che, con la recente legge 1424, favorisce la loro l'impunità.
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