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- popoli resistenti - colombia - 11-01-12 - n. 391
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 10/01/2012 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
21/12 - Regime colombiano nega assistenza medica e domiciliari a prigioniero politico cieco e privo di braccia
Il regime colombiano sta negando l’assistenza medica al prigioniero politico e di guerra delle FARC-EP, Oscar Elias Tordecilla Madera, catturato il 2 gennaio del 2007 a Medellín dagli sgherri del DAS.
Oscar, che ha subito l’amputazione di entrambe le braccia a causa di una ferita di guerra, al momento della sua cattura necessitava di particolari attenzioni mediche, che i responsabili del suo arresto gli hanno ripetutamente negato.
A causa di questa gravissima "negligenza", in totale spregio di tutte le norme nazionali e internazionali relative ai diritti dei detenuti, Oscar ha perduto la vista.
Sulla base delle sue gravi limitazioni e del suo stato di salute, il suo avvocato ha ottenuto gli arresti domiciliari; il giudice Penale del Circuito di Manizales ha però successivamente revocato questo provvedimento, col pretesto che Oscar continuava a delinquere dalla sua abitazione. Oscar è stato quindi trasferito nel Carcere di Massima Sicurezza di Itagüi, una struttura in cui non sono presenti altri prigionieri politici che potrebbero aiutarlo a svolgere le normali mansioni per le quali è fisicamente impedito, per via della sua condizione.
Il metodo utilizzato dal sistema penitenziario è ben rappresentativo delle diverse forme di castigo impiegate dall’oligarchia contro tutti gli oppositori politici, benché non previste dal Codice Penale, come gli assassinii selettivi, le sparizioni forzate, la tortura, l’isolamento, i trasferimenti dei detenuti in luoghi remoti per impedire i contatti con i familiari, ossia la dispersione sistematica.
Questo ulteriore crimine di lesa umanità, perpetrato contro un detenuto della cui incolumità lo Stato colombiano è responsabile, dimostra per l’ennesima volta il carattere fascista del regime, ben lungi dall’aver interrotto la pratica della continua violazione dei diritti umani.
E’ imperativo che le autorità si muovano affinché Oscar Elias Tordecilla Madera riceva le cure mediche di cui ha bisogno, possa vivere un’esistenza dignitosa e gli venga riconosciuto il suo diritto, sancito dall’Istituto di Medicina Legale, di non essere recluso in un centro penitenziario.
E’ altresì necessario alzare la voce in difesa degli oltre 7500 prigionieri politici rinchiusi nelle carceri del regime colombiano in condizioni disumane.
28/12 - Colombia: Blindata l’impunità per i criminali
La recente riforma della giustizia approvata in Colombia, con l’allargamento del Foro Militare, elemento centrale e di assoluta gravità inserito con un colpo di mano all’ultimo momento, ha suscitato critiche e grande preoccupazione da parte di organizzazioni umanitarie internazionali quali l’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani e Human Rights Watch. La riforma conferma ed evidenzia, in modo ancora più marcato, il carattere guerrafondaio e fascista del governo presieduto da "Jena" Santos.
Il regime terrorista di Bogotà, impegnato a consolidare l’egemonia assoluta del gran capitale, assoggettando all’Esecutivo il potere giudiziario, si fa beffa delle residue istituzioni di controllo democratico e, ampliando le funzioni del Foro Militare, impianta di fatto un’assoluta impunità per i massacratori del popolo. Saranno infatti gli stessi assassini a giudicare sé stessi tramite la "giustizia" Penale Militare, tristemente famosa per essersi pronunciata nel 100% dei casi di violazione dei diritti umani a favore dei criminali in divisa.
La riforma, voluta con forza dal narco ex presidente Uribe e portata a termine dal suo continuatore Santos, rientra nell’ottica della nuova offensiva militare annunciata da quest’ultimo, ampliando la guerra sporca contro il popolo, criminalizzando la protesta sociale nelle sue varie forme, garantendo impunità agli assassini e ai loro mandanti da milioni di dollari. Emerge tuttavia l’illegittimità del regime, crolla la facciata democratica dietro cui si è sempre nascosto lo Stato terrorista, e il popolo organizzato, nella dinamica di lotta di classe imposta dal regime stesso, traccerà il cammino verso la nuova Colombia.
02/01 - Deputati, giuristi e organizzazioni umanitarie di 15 paesi verificano la situazione dei diritti umani in Colombia
Una delegazione di 45 persone, provenienti da 15 paesi, ha visitato 8 diverse città colombiane per analizzare lo stato attuale in tema di rispetto dei diritti umani e valutarne l’evoluzione da quando, nel 2009, è stata lanciata la campagna nazionale e internazionale per l'affermazione del diritto alla difesa dei diritti umani in Colombia.
L'uccisione, nel periodo tra luglio 2010 e maggio 2011, di oltre 54 attivisti dei movimenti per la difesa dei diritti umani, impunità di crimini efferati, stigmatizzazioni illegali di attivisti, falle nei programmi di protezione, condanne penali ingiustificate e uso distorto dei servizi segreti saranno oggetto di verifica.
Nel suo discorso d’insediamento come presidente della Colombia, Juan Manuel Santos ha definito la questione della difesa dei diritti umani come "impegno irrinunciabile" e "convinzione profondamente democratica, etica e umana", ma, nei fatti, l'attività della difesa dei diritti umani resta ad altissimo rischio. Nel periodo tra luglio 2010 e maggio 2011 sono state registrate oltre 255 aggressioni ai danni di attivisti per la difesa dei diritti umani, che hanno causato il brutale assassinio di almeno 54 attivisti. In aggiunta si sono registrate, nel periodo tra agosto 2010 e agosto 2011, altre 85 aggressioni contro i membri del MOVICE , Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato.
Questo dimostra come l'oligarchia colombiana non abbia nessun interesse a diminuire la pressione contro le masse e continui a proteggere i propri interessi con la repressione e con una violenza sistematica. I proclami elettorali sono stati e restano espedienti di facciata da somministrare al paese, nonché uno strumento volto a coprire a livello internazionale i crimini ed il terrorismo di Stato.
05/01 - Le FARC libereranno unilateralmente 6 prigionieri di guerra
In un comunicato del Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, diffuso lo scorso 27 dicembre, sono stati resi noti i nomi di 3 dei 6 prigionieri di guerra che saranno liberati unilateralmente dall’organizzazione guerrigliera nei prossimi mesi.
Dopo aver ratificato il proprio impegno nella ricerca della pace per via diplomatica, il Segretariato afferma che i sottointendenti Jorge Trujillo Solarte e Jorge Humberto Romero Romero, ed il caporale José Libardo Forero Carrero, della Polizia Nazionale, insieme ad altri 3 prigionieri, saranno consegnati, non appena verranno concordati i protocolli necessari, al collettivo dei Colombiani per la Pace, coordinato dall’ex senatrice Piedad Córdoba.
Quest'ultima ha reso noto che il collettivo ha designato, come portavoce per il processo di liberazione, la direttrice di Asfamipaz (Associazione dei familiari dei militari in potere della guerriglia), Marleny Orjuela, la quale ha dichiarato che il prossimo 6 gennaio inizierà i preparativi per le operazioni con la Croce Rossa, e programmerà una riunione con il Ministero della Difesa per adottare le misure necessarie.
Ci auguriamo che il regime non abbia in mente altri coups de théâtre volti a sabotare, con tentativi scellerati di riscatto manu militari, gli sforzi dell'insorgenza a favore di una soluzione politica al conflitto, come avvenuto alla fine del 2011 nel Caquetá quando lo sciagurato tentativo di riscatto dei prigionieri (che le FARC avevano già deciso di rilasciare) si è concluso in tragedia.
07/01 - Non esistono presupposti per l’estradizione in Colombia del cantautore rivoluzionario Julián Conrado
Dopo mesi di ingiustificati silenzi sulla pretestuosa ed illegale cattura del cantautore rivoluzionario colombiano Julián Conrado, avvenuta il 31 maggio del 2011 nello stato venezuelano di Barinas, il Pubblico Ministero della Procura Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, si è pronunciato nel dicembre scorso per il non luogo a procedere della sua estradizione. Nel documento presentato dall’alta funzionaria venezuelana, vengono evidenziate le inconsistenti ed incongruenti motivazioni dell’arresto di Julián, e si svelano le fantasiose menzogne con cui il governo fascista presieduto da "Jena" Santos ha cercato e cerca di ottenere l’estradizione del cantautore. All’iniziale fasulla accusa di aver partecipato ad un combattimento nella località di Parranda Seca, mentre invece Julián si trovava a duemila chilometri di distanza, nel Caguán, il ridicolo quanto violento apparato repressivo colombiano ha poi aggiunto l’immaginaria accusa del canto usato per reclutare forzatamente giovani leve da incorporare nelle fila dell’insorgenza. Oltre ad aprire crepe nella montatura dell’illegale detenzione, la Procura ha disposto inoltre che al cantautore sia garantita una degna assistenza sanitaria adeguata alle sue cagionevoli condizioni di salute, aspetto più volte denunciato in diverse occasioni ed in maniera pubblica da una moltitudine di personalità e da collettivi di solidarietà venezuelani ed internazionali; un sostegno imprescindibile alla causa di Julián che è un sostegno alla causa di tutto il popolo colombiano, in lotta contro lo Stato terrorista e la sua internazionalizzazione della repressione. Un importante passo in avanti verso la verità è stato compiuto, e sarà ora il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano a doversi esprimere in maniera definitiva.
La battaglia per la scarcerazione immediata di Julián e per la concessione, da parte del Venezuela, dell’asilo politico al cantautore rivoluzionario, è ad una svolta.
10/01 - Ancora detenuto ingiustamente in Colombia il giornalista Joaquín Pérez Becerra
Joaquín Pérez Becerra, rifugiato politico colombiano in Svezia, continua ad essere detenuto ingiustamente nel carcere La Picota di Bogotá.
Joaquín, che ha la cittadinanza svedese dal 2000 ed è direttore del portale ANNCOL, è stato arrestato dalle autorità venezuelane il 21 aprile scorso, al suo arrivo all'aeroporto di Caracas, e consegnato al regime colombiano dopo 4 giorni.
L'impianto accusatorio si basa su accuse a dir poco risibili: si è passati da 700 ad appena 4 documenti di word, "recuperati" dai presunti computer del Comandante Raúl Reyes, in cui comparirebbe il nome del giornalista; e tali "prove" sono comunque state dichiarate penalmente inutilizzabili dalla Corte Suprema di Giustizia colombiana.
La prossima udienza contro Pérez si realizzerà il 15-16 febbraio prossimo; data la vistosa perdita di credibilità delle accuse iniziali, il regime si è inventato un nuovo testimone chiave, un tal Miguel Ángel Andolín Estrada, personaggio arrivato qualche tempo fa a Stoccolma, che ha preso contatti con le organizzazioni solidali svedesi, e che muove a Joaquín l'assurda accusa di avergli proposto di "entrare nelle FARC"; evidentemente questo signore fa parte dei cosiddetti "100.000 amici della Colombia all'estero", rete spionistica creata da Uribe nell'ambito della "Operazione Europa" del regime colombiano per controllare, pedinare, intercettare ed intimidire illegalmente attivisti per i diritti umani residenti in Europa e critici verso il regime colombiano.
Joaquín Pérez Becerra è vittima dell'ennesima macchinazione ordita da Uribe e Santos per screditare gli oppositori allo stato narco-mafioso che quest'ultimo dirige, e dev'essere liberato insieme agli 8000 prigionieri politici rinchiusi nelle carceri colombiane.
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