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- popoli resistenti - colombia - 01-02-12 - n. 394
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www. nuovacolombia. net
Bollettino di informazione al 30/01/2012 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
13/01 - Associazione per i diritti dei prigionieri politici colombiani chiama alla mobilitazione popolare per gli accordi umanitari
Lo scorso 3 gennaio la Coalizione Nazionale e Internazionale per il Trattamento Dignitoso e la Libertà dei Prigionieri Politici, ha diffuso un appello rivolto alla società colombiana perché si pronunci chiaramente sulla crisi umanitaria che affligge il paese, e in particolare sulla necessità di approdare ad Accordi Umanitari che conducano a scenari di negoziazione fra il governo e l'insorgenza rivoluzionaria, mobilitandosi per il conseguimento di un'uscita politica dalla guerra.
L'Associazione lamenta la recente morte dei militari in potere delle FARC, avvenuta a causa dello sconsiderato gesto del governo per ottenere il riscatto manu militari dei prigionieri in procinto di essere liberati unilateralmente dalle FARC, ma anche la morte dei prigionieri politici rinchiusi nelle carceri colombiane, e la sorte di quelli torturati e vittime dei più crudeli, disumani e degradanti maltrattamenti.
I circa 8000 prigionieri politici, così come i prigionieri di guerra in potere delle FARC, sono stati condannati dal regime colombiano a permanere nella loro condizione; "Jena" Santos, così come il suo predecessore narco-paramilitare Uribe, vuole perpetuare la guerra a vantaggio degli interessi e dei privilegi dell'oligarchia e delle imprese multinazionali, e tenta ogni mossa per sabotare quei passaggi tendenti a creare le condizioni per una soluzione politica del pluridecennale conflitto sociale ed armato che insanguina la Colombia.
16/01 - Arrestati 4 militari per sequestro, tortura, sparizione forzata e omicidio
Quattro militari, all'epoca dei fatti integranti del Battaglione Córdova di Santa Marta, sono stati citati a giudizio da un magistrato dell'Unità Nazionale dei Diritti Umani come complici per i delitti di sequestro semplice aggravato, tortura ed omicidio di persone protette, sparizione forzata e associazione a delinquere.
Il 23 febbraio ed il 1 marzo del 2006, nella tenuta La Reserva, appartenente alla giurisdizione di Aracataca (dipartimento del Magdalena), i militari hanno riunito i raccoglitori di cotone e sequestrato cinque uomini, tre donne e una bambina di sei anni.
Successivamente, alcuni membri della citata unità militare hanno presentato cinque di queste persone come "sovversivi" morti in combattimento, mentre delle altre vittime non si ha tuttora alcuna notizia.
Non è che l'ennesimo caso dimostrato di esecuzioni extragiudiziali -eufemisticamente chiamate "falsi positivi" dal presidente "Jena" Santos, già ministro della Guerra sotto la narcopresidenza di Uribe- con le quali vengono trucidati contadini e lavoratori. Le vittime, travestite da guerriglieri dai militari per ottenere premi e licenze, sono migliaia ed il tasso d’impunità rasenta il 99%.
19/01 - A guapi’, nel cauca, dall’inizio di gennaio ogni due giorni viene compiuto un assassinio
Il Coordinamento dei Consigli Comunitari e le Organizzazioni di Base delle comunità afrodiscendenti della Costa Pacifica, denunciano una serie di assassinii compiuti in diversi quartieri di Guapí, cittadina del dipartimento del Cauca nel sudovest del paese.
La brutale violenza -manifestatasi già l’8 dicembre dello scorso anno quando, lungo le sponde del fiume Guapí, venne rinvenuto un corpo senza testa e numerose famiglie furono costrette a lasciare le proprie case e terre sotto la minaccia terroristica dei paramilitari- ha subito un brusco quanto drammatico incremento dall’inizio del nuovo anno. Ogni due giorni, con un’inquietante sistematicità, a partire dal 2 gennaio, si sono registrati omicidi per colpi d’arma da fuoco in diversi quartieri della zona urbana di Guapí: Pueblito, Olímpico, Zarabanda, La Paz, Santa Mónica, quartiere quest’ultimo tristemente noto per essere al centro delle operazioni repressive dei paramilitari. Diverse testimonianze denunciano l’arrivo nel municipio di nuovo "personale" paramilitare, evidentemente dislocatosi nella zona per inasprire la repressione e controllare il territorio attraverso quel che a questi criminali parastatali riesce meglio: il terrore. La popolazione civile, costretta a subire pure un arbitrario ed obbligato coprifuoco imposto a partire dalle 18. 00, è in allerta per la continuità e l’intensificarsi del conflitto. Le masse popolari delle città, vittime del terrore imposto dal regime fascista di Bogotà, cementando la resistenza urbana con le lotte dei contadini, le manifestazioni dei lavoratori, le aspirazioni degli studenti e delle popolazioni afrodiscendenti, rivendicano un paese in cui la pace si fondi sull’imprescindibile giustizia sociale.
24/01 - Movimento "colombiani e colombiane per la pace" propone presupposti per nuovi dialoghi
Il movimento "Colombianos y Colombianas por la Paz", attraverso l’ex senatrice Piedad Córdoba, ha inviato al governo e all’insorgenza delle FARC-EP e dell’ELN tre missive contenenti proposte rivolte a concretizzare uno scambio umanitario di prigionieri di guerra detenuti dalle parti belligeranti, al fine di intraprendere il cammino verso nuovi dialoghi di pace.
Un cessate il fuoco per un periodo di 90 giorni (prorogabili) è una delle condizioni per poter intraprendere lo scambio dei rispettivi prigionieri di guerra, in un quadro di rispetto degli accordi internazionali umanitari e del diritto internazionale dei diritti umani.
Da parte sua l’insorgenza ha reiterato più volte la propria disponibilità ad un eventuale dialogo con il governo, liberando unilateralmente diversi prigionieri come gesto di buona volontà. Il governo, se a parole si dice ‘possibilista’, nei fatti continua l’ostinata ricerca di una soluzione manu militari, come quando, lo scorso novembre, a poche ore dal rilascio di alcuni soldati e poliziotti, l’esercito ha tentato un’incursione che ne ha causato la morte.
Le FARC, in una lettera inviata il 12 gennaio scorso, hanno annunciato che libereranno altri 6 prigionieri di guerra, a dimostrazione della loro volontà di percorrere il cammino della soluzione politica; il governo Santos, invece, fa di tutto per ostacolare i contatti propedeutici alle liberazioni stesse, palesando di non voler creare un clima favorevole ad eventuali dialoghi tra le parti belligeranti.
27/01 - Protesta popolare a barrancabermeja: paralizzati 100 pozzi petroliferi
Nella capitale colombiana del petrolio, la città di Barrancabermeja (dipartimento del Santander), il 2012 è iniziato così come si era concluso l’anno precedente: picchetti e blocchi stradali dei lavoratori petrolchimici e di altri settori popolari hanno bloccato, per giorni e giorni, le vie di accesso alle infrastrutture petrolifere della zona "El Centro", dove i manifestanti hanno resistito ai ripetuti attacchi della polizia in assetto antisommossa, ‘premurosamente’ inviata dal narco-regime Santos per ‘ripristinare l’ordine’.
Dopo nove giorni di proteste il bilancio ufficiale è di dieci manifestanti arrestati e cento pozzi di petrolio paralizzati, al pari di 76 dei 97 contratti stipulati tra le amministrazioni locali e la compagnia Ecopetrol.
La svendita progressiva dei settori strategici dell'economia colombiana a beneficio delle multinazionali, che per aumentare i loro profitti saccheggiano indiscriminatamente il territorio, devastano l’ecosistema ed impoveriscono la popolazione offrendo condizioni di lavoro e di vita sempre più drammatiche, sta generando un allargamento a macchia d’olio delle proteste popolari che coinvolgono tutti i settori produttivi (e non) del paese.
Nel frattempo il guerrafondaio Santos, chiamato a fare la sua parte foraggiato e supportato da USA, UE ed Israele, si prodiga nel tentativo di piegare con la violenza sistemica tutte le forme di dissenso e resistenza; un viscido oligarca, che nascondendosi dietro una fraseologia pseudo-democratica continua a traghettare, come il suo predecessore Uribe, il paese verso un abisso di guerra totale e morte.
30/01 - Lo Stato colombiano trama per assassinare il cantautore Julián Conrado
A quasi otto mesi dall’illegale arresto in Venezuela, il cantautore rivoluzionario colombiano Julián Conrado continua ad essere detenuto nonostante le recenti dichiarazioni del Pubblico Ministero della Procura Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, abbiano chiarito che tale detenzione si regge su sterili fantasie menzognere e su un cumulo di irregolarità giuridiche. La dichiarazione della Procura, nella vicenda, ha il peso di una posizione ufficiale che indica -in linea con gli accordi, le leggi ed i trattati internazionali- la strada dell’asilo politico per Julián. Lo stato terrorista colombiano, denunciato dall’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) come uno stato torturatore, ha dichiarato il cantautore come un obiettivo militare; pur essendo detenuto in Venezuela esistono -come dichiara lo stesso Julián Conrado- piani per assassinarlo. La caccia repressiva extraterritoriale sviluppata dal regime di Bogotà seguendo le direttrici statunitensi, è una misura della guerra sporca contro il popolo. Un’eventuale estradizione in Colombia o negli Stati Uniti, quindi, oltre ad essere un’aperta violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra -che impedisce la consegna di un perseguitato politico, per giunta malato-significherebbe tortura e morte per il cantautore, che dalle tenebre delle carceri continua la sua lotta rivoluzionaria per la pace e la giustizia sociale, esortando il popolo colombiano all’unità di tutte le forze. Le autorità venezuelane, nel rispetto del Diritto Internazionale, della propria costituzione e dei principi etici e bolivariani, debbono concedere asilo politico al cantautore rivoluzionario e smarcarsi dalla longa manus del terrorista Stato colombiano, principale artefice della riedizione del famigerato Plan Condor.
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