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- popoli resistenti - colombia - 22-02-12 - n. 397
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www. nuovacolombia. net
Bollettino di informazione al 22/02/2012 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
02/02 - Militarizzazione ordinata da Santos obbliga le FARC a sospendere la liberazione di 6 prigionieri di guerra
Ieri, 1 febbraio, il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha diramato un comunicato nel quale annuncia la sospensione dell'operativo di liberazione di 6 prigionieri di guerra in potere dei guerriglieri, annunciato nel dicembre dello scorso anno.
"L'area che abbiamo individuato per le liberazioni dei prigionieri di guerra", afferma l'insorgenza rivoluzionaria colombiana, "è stata ingiustificatamente militarizzata dal governo della Colombia, cosa che ci impone di posticipare la sua concretizzazione. Alcuni militari patrioti ci avevano avvertito dell'intenzione del governo Santos di effettuare a tutti i costi un riscatto a ferro e fuoco, incurante della possibilità di un esito luttuoso, come avvenuto lo scorso 26 novembre. Questo atteggiamento è in relazione con la recente decisione del governo di impedire la partecipazione internazionale umanitaria nelle annunciate liberazioni. Li vogliamo liberare vivi, ma sembra che il governo preferisca riconsegnarli ai loro familiari nelle bare".
Il comunicato precisa che appena le condizioni lo permetteranno, i prigionieri di guerra verrano rilasciati.
Come sempre, il governo di "Jena" Santos -lungi dal voler facilitare soluzioni umanitarie propedeutiche a eventuali dialoghi di pace- cerca in tutti i modi di impedire il concretizzarsi di gesti di pace da parte dell'insorgenza, mettendo cinicamente a rischio la vita stessa dei propri uomini catturati in combattimento dalla guerriglia.
04/02 - Il regime colombiano impedisce a delegazione internazionale di verificare le condizioni dei prigionieri politici
La fondazione "Lazos de Dignidad" ed il Foro Internazionale della Danimarca denunciano l'ennesima violazione dei diritti umani perpetrata dal regime colombiano ai danni di prigionieri politici.
L'INPEC, il sinistro Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, tristemente famoso anche per i molti scandali relativi alla connivenza con i detenuti paramilitari, ha impedito alle suddette organizzazioni di effettuare una visita umanitaria al carcere femminile "El Buen Pastor" ed al carcere "La Picota", entrambi di Bogotá, dove sono reclusi circa 130 prigionieri politici, che recentemente hanno denunciato gravi violazioni dei propri diritti, persecuzioni, discriminazioni, minacce di morte ed aggressioni fisiche.
Il negare una visita umanitaria di difensori dei diritti umani ai centri di reclusione menzionati, senza alcuna giustificazione, è di per sé già una prova dell'assenza di garanzie per la verifica delle condizioni dei quasi 8000 prigionieri politici in Colombia.
L'INPEC non è nuova a queste iniziative: negli scorsi anni, ad esempio, ha negato l'ingresso alla Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo del Principato delle Asturie, alla II Carovana Internazionale di Giuristi e persino alla Delegazione di Giuristi Statunitensi, con la scusa della "sicurezza".
Nei buchi neri delle prigioni colombiane il regime tortura i prigionieri politici, e non vuole testimoni per le sue malefatte; anche per questo, è indispensabile portare avanti la battaglia per uno scambio umanitario dei prigionieri detenuti dalle parti belligeranti, iniziativa che sarebbe inoltre propedeutica al fine di intraprendere il cammino verso nuovi dialoghi di pace.
07/02 - La Colombia continua ad essere il paese al mondo con piu’ sindacalisti assassinati
Come abbiamo ripetutamente denunciato, e come confermato anche da recenti rapporti di ong tutt’altro che collocate nello schieramento rivoluzionario, come Human Rigths Watch (HRW), la Colombia continua ad essere il paese dove vengono assassinati più sindacalisti che in qualunque altra parte del mondo. I sindacalisti vittime del terrorismo di Stato negli ultimi 3 anni sono stati 175, di cui 26 solo tra gennaio e metà novembre del 2011. Tale pratica terrorista è parte integrante di una violenza storica e sistematica che dal 1986 ha mietuto 2900 vittime, una violenza che continua a godere di un’impunità pressoché totale.
HRW denuncia infatti che a partire dal 2007, anno in cui è stata creata una Procura speciale per indagare sui delitti contro i sindacalisti, e fino a maggio del 2011, sono state proferite solamente 6 condanne. I "buoni propositi" di facciata del fascista "Jena" Santos, non sono altro che retorica con cui il presidente dell’oligarchia colombiana mira a confondere e mistificare la drammatica realtà del triste primato.
Il recente progetto di riforma costituzionale patrocinato proprio dal presidente, incentrato sul famigerato fuero militar (tribunali militari per "giudicare" i militari autori di crimini di lesa umanità), favorirebbe l’impunità dei violatori dei diritti umani.
La mattanza di sindacalisti, difensori dei diritti umani, dirigenti comunitari ed oppositori politici è pratica strutturale del terrorismo di Stato. HRW, nel suo rapporto annuale, denuncia infatti la preoccupante crescita delle "BACRIM" (bande criminali emergenti) -eufemismo coniato per negare la continuità del paramilitarismo di Stato- che, finanziate dal gran capitale e dal narcotraffico, protette dall’istituzionalità e sostenute dalle Forze Armate e da corrotti funzionari pubblici, non hanno mai cessato di fare il lavoro sporco in funzione contro-insorgente ed antipopolare. Il rapporto della ONG smaschera ancora una volta l’impresentabile propaganda fascista del governo Santos. Chi non vuol vedere è complice o è in mala fede.
10/02 - Ex capo paramilitare "Don Berna": Al mio servizio la polizia politica del DAS"
L'ex capo paramilitare Diego Fernando Murillo Bejarano, alias "don Berna", nel contesto delle indagini per lo scandalo delle intercettazioni illegali del DAS, effettuate ai danni di giornalisti, attivisti dei diritti umani e oppositori del governo di Álvaro Uribe Vélez, ha rilasciato delle esplosive dichiarazioni ai magistrati della Corte Suprema di Giustizia.
Estradato negli USA nel 2008, "don Berna" ha dichiarato, sotto giuramento, che Bernardo Moreno, segretario generale della Presidenza della Repubblica durante la narcopresidenza di Uribe, era a conoscenza del piano per infiltrare nella Corte Suprema elementi del DAS legati alle bande paramilitari, con l'obiettivo di screditare chi indagava sullo scandalo delle "parapolitica".
Nel quadro complessivo che si sta delineando in seguito a queste dichiarazioni, si cita la cosiddetta riunione della "Casa de Nari" (Palazzo presidenziale), incontro avvenuto nella sede del governo al quale fu presente anche Antonio López, inviato di Don Berna, che lo connota come "amico di César Mauricio Velásquez", all'epoca capo dell'Ufficio Stampa del governo.
I legami fra DAS e paramilitari iniziano però ben prima della riunione citata, avvenuta nel 2008; "don Berna" ha dichiarato che "quando fu scelto il dr. Jorge Noguera" (l'ex console colombiano a Milano, dal 2002 a capo del DAS) "il comandante Jorge 40 commentò la notizia spiegando ai comandanti che era arrivato al vertice del DAS un uomo di sua assoluta fiducia", e che i paramilitari avrebbero potuto contare su di lui per tutto quello di cui avevano bisogno.
"Don Berna" ha infine ammesso che il DAS era, a tutti gli effetti, al suo servizio.
Di scandalo in scandalo, viene finalmente a conoscenza del grande pubblico la gigantesca rete di appoggio e complicità istituzionale di cui hanno goduto e godono i paramilitari in Colombia: dagli alti ufficiali militari, ai politici della cricca di Uribe e Santos, passando per magistrati compiacenti, amministratori locali, oltre, ovviamente, ai funzionari e dirigenti del DAS, struttura del regime a pieno servizio degli interessi dell'inestricabile intreccio fra paramilitari, politici, oligarchia e multinazionali.
17/02 - Plurindagato uribista Luis Carlos Restrepo fugge all’estero in cerca di asilo.
Durante il mandato di Uribe, narco-presidente dal 2002 al 2010, la compenetrazione tra mafia ed istituzioni statali in Colombia ha raggiunto livelli impressionanti persino per un paese dove la corruzione è tratto caratteristico e fisiologico.
Mafia e paramilitarismo si sono impossessati dei settori chiave del potere. I figli, i familiari e gli amici di Uribe si sono arricchiti scandalosamente tramite corruzione, truffe e attività illegali di vario tipo; nel frattempo, i contadini sfollati forzosamente e spogliati delle loro terre sono diventati 5 milioni, e le condizioni economiche dei colombiani sono notevolmente peggiorate, diventando invivibili per ampi strati della popolazione.
Si sono imposti la menzogna e l'inganno, la barbarie, la corruzione e la sottomissione abietta agli Stati Uniti, per cospirare contro la possibilità di cambiamento in America Latina. Oppositori e critici del sistema sono stati perseguitati, calunniati, spiati, imprigionati e assassinati.
La rete criminale ordita da Uribe, una volta che questi ha perso una parte dei privilegi di immunità ottenuti all’epoca in qualità di (illegale e illegittimo) presidente, perde sempre più pezzi. Sono decine e decine i personaggi incarcerati legati a questo narcotrafficante in doppiopetto: ministri, capi della polizia politica, congressisti, alti papaveri militari, diplomatici. Molti di più sono indagati e sotto processo, e presto si arriverà ad Uribe stesso, non più utile all’oligarchia tradizionale capeggiata da Santos ed all’imperialismo.
Ora è il turno di Luis Carlos Restrepo, che è stato Alto Delegato per la Pace del governo Uribe, l'uomo che ha ordito la farsa della falsa smobilitazione del paramilitarismo, e della falsa smobilitazione di un inesistente fronte delle FARC, gigantesco spot propagandistico per Uribe e messinscena elaborata per rivendicare inesistenti successi militari.
Colpito da un mandato di cattura, l'intrepido servitore di Uribe è fuggito dal paese, accusato di peculato, associazione a delinquere, frode, traffico e fabbricazione di armi.
Finalmente affonda la nave uribista, e i topi continuano disperatamente a cercare fogne in cui nascondersi.
19/02 - Avanza il processo di liberazioni unilaterali di 6 prigionieri di guerra in mano alle FARC
La coordinatrice del movimento "Colombiani e Colombiane per la Pace", Piedad Córdoba, ha affermato che tra 45 giorni circa potrebbe iniziare il processo di liberazione unilaterale dei sei prigionieri di guerra in potere delle FARC, e che sono già in corso i preparativi per la logistica.
Uno degli incontri previsti per avanzare verso la concretizzazione dell’operazione sarà quello fra la portavoce dei "Colombiani per la Pace", Marleny Orjuela, ed il Comitato Internazionale della Croce Rossa, al fine di precisarne alcuni dettagli.
Nel frattempo, il governo brasiliano ha messo a disposizione due elicotteri, con un equipaggio di 15 persone, per collaborare al processo di liberazione.
A tal proposito, l'ex prigioniero Luis Eladio Pérez, liberato unilateralmente dalle FARC, ha dichiarato che il tentativo di riscatto a ferro e fuoco dei prigionieri da parte del governo metterebbe in serio rischio la vita dei prigionieri stessi.
Il processo di liberazione era infatti stato interrotto dalle FARC lo scorso 1 febbraio, poiché l'area individuata era stata pesantemente militarizzata dal governo, con l'evidente intento di preparare una nuova trappola e sabotare le liberazioni decise dalla guerriglia rivoluzionaria colombiana.
Ci auguriamo che stavolta i fantocci di Washington, di stanza al palazzo presidenziale di Bogotá, non ricorrano a nuove manovre per impedire le liberazioni, cercando di affossare un gesto unilaterale volto a creare un ambiente favorevole a dialoghi di pace.
22/02 - Difensori dei diritti umani esigono dall’Unione Europea una condanna formale per le sparizioni forzate in Colombia
L’Ufficio Internazionale dei Diritti Umani - Azione Colombia (Oidhaco), che rappresenta una trentina di ong di dieci paesi europei, ha nuovamente chiesto all’Unione Europea che si esprima formalmente e che condanni le sparizioni forzate in Colombia.
L’organizzazione ha evidenziato i dati dell’Ufficio in Colombia dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani, il quale ha verificato a maggio 2011 un numero di 57.200 desaparecidos, dopo aver preso atto di un drastico aumento del 40% dei casi riscontrati nel 2010 rispetto all’anno precedente. Le stime complessive del totale delle sparizioni forzate raggiunge l’agghiacciante cifra di 250.000 persone, ed è da considerarsi per difetto!
L’appello di queste organizzazioni di difesa dei diritti umani è rimasto finora inascoltato e l’UE continua a mantenere un silenzio complice. Le cifre terrificanti del terrorismo di Stato in Colombia non sembrano preoccupare troppo la "democratica Europa", sempre pronta a elargire sentenze sommarie dai pulpitini di Bruxelles contro quei paesi che non si piegano ai diktat politici ed economici dell’imperialismo, nonché a fare orecchie da mercante e a chiudere entrambi gli occhi quando si tratta di quelli (come la Colombia) che svendono le proprie risorse al gran capitale e la propria sovranità a Washington.
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