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- popoli resistenti - colombia - 13-03-12 - n. 400
Bollettino di informazione al 12/03/2012 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
25/02 - Cantautori venezuelani esprimono solidarietà a Julián Conrado
I cantautori venezuelani si pronunciano pubblicamente per la libertà di Julián Conrado, cantautore rivoluzionario colombiano, come degno rappresentante del canto impegnato e in quanto continuatore dell'opera di Alí Primera, il "Cantor del Pueblo" venezuelano.
Dal momento dell'illegale e pretestuoso arresto di Julián in Venezuela, il governo Chávez subisce continue pressioni dalla Colombia che mira ad ottenerne l'estradizione, anche se in
merito a questo funesto procedimento, che consegnerebbe l'artista al fascista e torturatore Stato colombiano, il Pubblico Ministero della Procura Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, si è pronunciato nel dicembre scorso per il non luogo a procedere.
Lilia Vera, storica cantautrice della canzone di lotta venezuelana, ha dichiarato: "Crediamo nella necessità di dargli asilo politico, soprattutto perché quel che è successo a Julián Conrado è una violazione dei suoi diritti umani. Noi cantautori abbracciamo la lotta di questo compagno". Anche Agua Salá si è pronunciato nettamente a favore di Julián: "Come cantautore chiedo che si dia la libertà a questo compagno, che è la voce di molti esseri umani". Secondo Sandino Primera, figlio di Alí, " Julián rappresenta la speranza".
Le molte dichiarazioni rilasciate riflettono chiaramente il profondo significato politico ed etico che rappresenta il caso per i settori rivoluzionari che appoggiano il processo bolivariano ed il Presidente Chávez, in Venezuela e nel mondo: Julián Conrado, che peraltro patisce seri problemi di salute, dev'essere scarcerato, ed ha diritto all'asilo politico nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.
26/02 - FARC: Comunicato pubblico sulla liberazione dei prigionieri di guerra
Ogni volta che le FARC-EP parlano di pace, di soluzioni politiche al conflitto, della necessità del dialogo per trovare una soluzione civilizzata ai gravi problemi sociali e politici che causano il conflitto armato in Colombia, si alza infervorato il coro degli amanti della guerra al fine di screditare i nostri propositi di riconciliazione. Ci vengono immediatamente attribuite le più perverse intenzioni, al solo scopo d'insistere sul fatto che l'unica cosa da fare con noi è annientarci. In generale, i suddetti incendiari non vanno mai in guerra, e nemmeno mandano a combattere i propri figli.
Da 48 anni piove sul bagnato. Ogni tentativo in tal senso si conclude con un nostro rafforzamento, di fronte al quale s'incrementa nuovamente l'aggressione e il circolo si ripete. L'attuale rafforzamento militare delle FARC si dà sotto il naso di quelli che avevano proclamato la fine definitiva del conflitto, e li spinge a dichiarare la necessità d'incrementare il terrore e la violenza. Da parte nostra, consideriamo che la possibilità d'intavolare delle conversazioni non è più procrastinabile.
Per tale ragione comunichiamo la nostra decisione di aggiungere, alla già annunciata liberazione dei sei prigionieri di guerra, quella degli altri quattro ancora in nostro potere. Ringraziamo la generosa disponibilità del governo presieduto da Dilma Roussef, che accettiamo senza indugi, e vogliamo esprimere i nostri sentimenti di ammirazione nei confronti dei familiari dei soldati e poliziotti da noi detenuti. Non hanno mai perso la speranza che i propri cari potessero tornare in libertà, anche in un contesto di disprezzo e indifferenza da parte dei vari governi e alti comandi militari e della polizia.
Per rispetto nei loro confronti vorremmo chiedere alla signora Marleny Orjuela, donna instancabile e coraggiosa nonché dirigente di ASFAMIPAZ, di recarsi ad accoglierli nella data concordata. In tal senso, annunciamo al gruppo di donne del continente che lavorano a fianco di ‘Colombiane e Colombiani per la Pace', che siamo pronti a concretizzare quanto necessario per facilitare questo proposito. La Colombia intera e la comunità internazionale potranno verificare la volontà del governo di Juan Manuel Santos, che già lo scorso novembre ha fatto in modo che non vi fosse un lieto fine.
Molto si è detto in merito alle detenzioni di persone, uomini e donne della popolazione civile, che le FARC effettuano a scopo finanziario per sostenere la nostra lotta. Con la stessa volontà pocanzi espressa, annunciamo che a partire da oggi aboliamo tale pratica nel nostro agire rivoluzionario. La relativa parte della Legge 002, promulgata dal Plenum del nostro Stato Maggiore Centrale nel 2000, viene pertanto derogata. E'ora che si inizi a chiarire chi e con quali fini sequestra oggi in Colombia.
Esistono seri ostacoli alla realizzazione di una pace concertata nel nostro paese. L'arrogante decisione governativa d'incrementare le spese militari, il numero di effettivi e le operazioni, indica un prolungamento indefinito della guerra. Ciò comporterà più morte e distruzione, più ferite, più prigionieri di guerra da entrambe le parti, più civili imprigionati ingiustamente. E la necessità di ricorrere ad altre forme di finanziamento o pressione politica da parte nostra. E' ora che il regime colombiano pensi seriamente ad una soluzione diversa, a partire quantomeno da un accordo di regolamentazione dello scontro e di liberazione dei prigionieri politici.
Desideriamo infine esprimere la nostra soddisfazione per i passi che si stanno compiendo verso la costituzione di una commissione internazionale, che verificherà le denunce sulle condizioni disumane di reclusione e sulla negazione dei diritti umani e di difesa giuridica che subiscono i prigionieri di guerra, i prigionieri di coscienza e i detenuti sociali nelle carceri del paese. Speriamo che il governo colombiano non tema e non ostacoli questo legittimo lavoro umanitario promosso dalla commissione delle donne del continente.
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
Montagne della Colombia, 26 febbraio 2012
29/02 - Piedad Córdoba: Le liberazioni delle farc sono un gesto importante per la pace
Piedad Córdoba, coordinatrice del movimento "Colombiane e Colombiani per la Pace", ha dichiarato che il comunicato delle FARC diramato domenica 26 febbraio rappresenta "un gesto importante per mettere fine alla guerra", ed è "un'apertura che rappresenta un'immensa speranza, " alla quale deve seguire un gesto da parte del governo, che ha l'obbligo di cogliere l'occasione per avanzare verso la pace.
"Purtroppo -ha aggiunto l'ex senatrice- ci sono molte persone che non sono d'accordo con la pace e che sicuramente cercheranno di sabotare il processo".
In merito alle scontate dichiarazioni del presidente "Jena" Manuel Santos, che ha strombazzato la sua intenzione di "impedire il circo mediatico sulle liberazioni", Piedad Córdoba ha affermato di non ritenere che Santos si riferisse a lei, che non maneggia media. "Quel che credo il presidente vorrà fare è proibire ai media di coprire le liberazioni", conclude la Córdoba.
Assolutamente ridicolo che chi, come Santos, ha organizzato e tuttora ordisce macchinazioni., lavora concretamente contro la verità per imporre sui propri giornali la più scandalosa propaganda pro-regime, accusi chicchessia di voler imbastire un "circo mediatico".
Certo è che queste liberazioni rappresenteranno un durissimo colpo per la guerrafondaia oligarchia del regime, che ha bisogno della guerra come dell'aria per mantenere intatti i propri secolari privilegi.
06/03 - Le FARC smentiscono categoricamente i presunti attentati contro civili
Mediante una lettera aperta inviata lo scorso 3 marzo a Marleny Orjuela, presidentessa dell' "Associazione dei Familiari dei Membri della Forza Pubblica catturati e liberati da Gruppi Guerriglieri", l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha reso noto che le notizie diffuse in merito a presunti attentati ed attacchi contro la popolazione sono invenzioni del regime colombiano prive di qualunque riscontro; le FARC, inoltre, criticano duramente i mezzi di comunicazione che le diffondono "obbedendo ai compiti loro assegnati".
"Recentemente", si legge nella lettera, "vengono diffuse con frequenza notizie di ogni tipo di attentati contro la popolazione civile da parte nostra [...] Simili barbarie sono creazioni dell'intelligence militare. Nessuna supererebbe una qualunque indagine probatoria" .
"La manipolazione mediatica con la quale si perverte la realtà del nostro paese è spaventosa", ed è "al servizio della macchina assassina del regime, quale parte integrante dei suoi piani di guerra". Le FARC assicurano inoltre che il governo colombiano usa il dolore dei familiari e strumentalizza la stampa "per scatenare ancora di più l'odio e la guerra", e invitano i parenti dei prigionieri a prestare attenzione e a non cadere nelle trappole del regime.
"I soldati e i poliziotti che saranno liberati hanno potuto contare su una sorte migliore delle migliaia e migliaia di desaparecidos e delle migliaia di vittime dei falsi positivi", ovvero degli assassinii di civili poi travestiti da guerriglieri, perpetrati dai militari in cerca di ricompense e bramosi di mostrare vittorie sul campo di battaglia mai avvenute.
Il governo fascista di "Jena" Santos, consapevole dei passi avanti compiuti dalla guerriglia attraverso le liberazioni unilaterali dei prigionieri di guerra, intensifica macchinazioni di ogni sorta per intorbidire le acque e portare acqua al mulino della propria politica guerrafondaia, grazie all'appoggio dei media oligarchici; accusa le FARC dei crimini più indicibili, ma i veri attentati contro la popolazione civile, che hanno luogo quotidianamente in Colombia, portano la firma del regime e del terrorismo di Stato.
09/03 - Trema il sistema delle imprese petrolifere che saccheggiano la Colombia
Nel 2011 la lotta dei lavoratori nel settore petrolifero è cresciuta al punto che, per varie settimane, la polizia del regime ha dovuto scontrarsi direttamente con gli operai, che hanno bloccato la produzione ed il trasporto dei principali centri estrattivi del paese, denunciando l'assurdo grado di sfruttamento a cui sono sottoposti, il saccheggio delle ricchezze nazionali, i danni per le comunità locali e per l'ambiente derivanti dall'attività di queste compagnie petrolchimiche, così come la totale mancanza di benefici per i settori popolari dei territori in questione. Nel mese di gennaio i lavoratori hanno bloccato l'attività di più di 100 pozzi petroliferi, con Barrancabermeja come epicentro delle proteste. L'attività guerrigliera ha sostenuto le rivendicazioni operaie e ha incrementato notevolmente i colpi inferti contro l'infrastruttura produttiva e gli oleodotti.
Da oltre una settimana anche nel dipartimento del Casanare le comunità affrontano le forze governative mantenendo bloccata l'attività ed i trasporti delle compagnie PetroMagdalena, Parex, Perenco, Lewis Oil e PetroMinerales, mentre nel Caquetá le proteste popolari e gli attacchi della guerriglia hanno ora convinto la compagnia Emerald Energy a sospendere indefinitamente lo sfruttamento dei pozzi che il governo gli aveva concesso. Il presidente dell'Associazione Colombiana del Petrolio (ACP), Alejandro Martínez, afferma che le previsioni del governo sulla produzione non potranno essere raggiunte (in un settore che rappresenta da solo il 53% delle esportazioni totali del paese), e prevede che la situazione peggiori nei prossimi mesi, diventando incontrollabile in diversi dipartimenti.
Il modello autoritario e neoliberista del governo, fondato sullo spalancare le porte del paese al saccheggio indiscriminato, svendere la sovranità nazionale a solo beneficio delle compagnie multinazionali e dell'oligarchia, impiegando esercito e polizia contro le rivendicazioni popolari, non è più sostenibile. Il fascista Santos, che per formazione e cultura non sa né ascoltare né capire la saggezza popolare, farebbe bene a farsi spiegare il significato del vecchio adagio colombiano: "Non c'è male che duri cent'anni, né corpo che possa sopportarlo".
12/03 - ONU esprime preoccupazione per minacce a difensori dei diritti umani
L'Ufficio in Colombia dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha manifestato preoccupazione per le minacce di morte a persone e organizzazioni che lavorano per i diritti umani nel paese andino-amazzonico, in particolare associazioni di donne.
Gi autori delle minacce sono le famigerate Águilas Negras ed i Rastrojos, gruppi paramilitari riciclatisi sotto nuove sigle.
Secondo il rappresentante dell'Onu, "Il dovere degli Stati di proteggere i difensori dei diritti umani è un principio fondamentale, che include molto di più che misure fisiche di protezione. La protezione integrale richiede una risposta coordinata fra la diverse entità dello Stato, e che si investighino i casi delle aggressioni, si sanzionino i responsabili e si implementino le misure strutturali per affrontare gli attacchi".
Tutto vero, peccato che i principali violatori di diritti umani in Colombia sono proprio quelle entità statali che dovrebbero essere preposte alla protezione degli attivisti minacciati! E se le Forze Armate, in collaborazione con i paramilitari, si "occupano" delle violazioni -beninteso, a tutto vantaggio dell'oligarchia che detiene il potere, anche politico, e delle multinazionali- i magistrati si occupano di garantire l'impunità ai "fedeli servitori dello Stato" nella stragrande maggioranza dei casi.
Così, mentre l'Onu esprime le sue vibrate proteste, le vittime del terrorismo di Stato in Colombia aumentano di anno in anno.
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