www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 13-06-12 - n. 413

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 12/06/2012 - Clamori dalla Colombia!
 
24/05 - Piedad Córdoba: Uribe vuole destabilizzare l'intera regione
La ex senatrice Piedad Córdoba, coordinatrice dei "Colombiani per la Pace", ha dichiarato che Uribe intende destabilizzare l'intera regione, diffondendo l'ipotesi che un gruppo di ex militari pensa ad un colpo di Stato in Colombia.
Secondo l'attivista per i Diritti Umani colombiana, alla frontiera con il Venezuela è in atto una manovra di destabilizzazione, che attribuisce ad una presunta "strategia di difesa" di Álvaro Uribe, il quale "si muove come un pazzo pericoloso" e prova "un odio viscerale" nei confronti del mandatario venezuelano Hugo Chávez.
"Secondo me, la situazione delle frontiere è una strategia di difesa di Uribe che sta facendo credere alla gente che ci sta difendendo dal 'dittatore', e quel che è successo negli ultimi giorni è gravissimo", ha affermato Córdoba ai giornalisti alla presentazione del nuovo programma di approfondimento che dirige sull'emittente Telesur, sottolineando che alla frontiera si trova la maggior presenza di paramilitari, nonché importanti enclaves economiche.
L'opposizione venezuelana, chiarisce l'ex senatrice, è legata ad Uribe e la campagna elettorale del candidato della destra alle presidenziali di ottobre, Henrique Capriles, è "esattamente identica" a quella di Uribe.
Le sinistre manovre di Uribe s'inseriscono nel conflitto tra fazioni dell'oligarchia al potere in Colombia, quella narco-latifondista di Uribe e quella finanziaria legata al capitale transnazionale di Santos, e intorbidiscono ulteriormente le limacciose acque della politica nazionale e internazionale.
Tuttavia, la pretesa di far schierare il popolo colombiano con l'una o l'altra parte, (entrambe composte da corrotti, mafiosi e narcotrafficanti fascisti), non può raggiungere il suo reale l'obiettivo, ovvero oscurare il poderoso movimento della Marcia Patriottica, un movimento politico e sociale realmente innovativo nel panorama colombiano, in grado di canalizzare le lotte sociali e condurre la Colombia alla sua seconda e definitiva indipendenza.
 
28/05 - Parlamentare colombiano chiede che l'ex vicepresidente Francisco Santos sia indagato per paramilitarismo.
Iván Cepeda Castro, rappresentate alla Camera e difensore dei diritti umani, nonché figlio dello storico senatore e direttore del giornale comunista Voz trucidato dal terrorismo di Stato, Manuel Cepeda, ha chiesto con forza al Giudice Generale Eduardo Montealegre di procedere ad avviare le indagini sulle relazioni tra l'ex vicepresidente della Repubblica Francisco Santos Calderón (cugino di ‘Jena' Santos) e i paramilitari.
In un'intervista a Caracol Radio, l'ex capo paramilitare di origini calabresi Salvatore Mancuso ha dichiarato di essersi incontrato con l'ex vicepresidente Santos, il quale gli avrebbe suggerito la creazione di un blocco paramilitare nella capitale Bogotá.
Il congressista Cepeda ha inoltre sottolineato il paradosso secondo cui Santos si vuole presentare come impegnato contro l'impunità che vige rispetto ai crimini perpetrati dai paramilitari, ma contemporaneamente, secondo le dichiarazioni di Mancuso, risulta essere tra i promotori del paramilitarismo stesso.
Contrariamente a quanto propalato dai soliti "violentologi" ed "esperti" del conflitto colombiano, che ci hanno abituati a sentire e leggere banalità e clichés, il fenomeno paramilitare non solo non si è esaurito con la smobilitazione-farsa inscenata dal loro boss Alvaro Uribe, ma non è neanche mai stato un soggetto indipendente sullo scenario del conflitto sociale ed armato colombiano. I paramilitari non erano (e non sono) un'organizzazione autonoma, ancorché al soldo del latifondista e della multinazionale di turno. Sono sempre stati un ingranaggio -fondamentale, questo sì- della politica controinsorgente e della guerra sporca contro il popolo promosse ed imposte dal Pentagono e dal regime oligarchico colombiano, che li hanno impiegati per fare gran parte del lavoro sporco e soprattutto per avere un capro espiatorio cui poter attribuire le nefandezze compiute dai diversi apparati di Stato. Uno Stato che, dai massimi vertici in giù, ha sempre usato e continua a impiegare la violenza e il terrorismo come strumenti primordiali di governo ed accumulazione di capitale. Il fatto che l'ex vicepresidente Francisco Santos sia stato il vero artefice intellettuale e politico dell'irruzione del paramilitarismo nella capitale e nel dipartimento di Cundinamarca, ne è solo una delle tante dimostrazioni.
 
31/05 - Le FARC rimandano a casa Romeo Langlois, le cui dichiarazioni sbugiardano esercito e stampa di regime
Così come avevano annunciato nei propri recenti comunicati, le FARC hanno tenuto fede alla propria parola, ed una volta accertato che Romeo Langlois è un giornalista francese e non un membro dell'esercito lo hanno rilasciato nel municipio di San Isidro, dipartimento del Caquetá, consegnandolo alla commissione composta dalla Croce Rossa, da Piedad Córdoba e dall'emissario del governo francese, secondo quanto le stesse FARC avevano indicato.
Il 28 aprile scorso Romeo Langlois stava documentando un'operazione dell'esercito le cui forze sono entrate in combattimento con unità del Fronte 15 delle FARC, rimanendo annientate dalla guerriglia. Il giornalista è rimasto ferito ad un braccio e si è consegnato ai guerriglieri, i quali lo hanno preso in consegna come prigioniero di guerra, avendolo trovato vestito con abiti militari. In seguito lo hanno trasportato lontano dalla zona dello scontro, medicandone le ferite e svolgendo accertamenti sulla sua identità.
Appena libero il giornalista ha conversato con suoi colleghi di Telesur, rilasciando dichiarazioni che hanno scatenato la fetida bile dei guerrafondai dell'oligarchia colombiana, che blaterano tutti i giorni di soluzione militare e di fine della guerriglia: "Il governo colombiano ha venduto all'estero un'immagine falsa del conflitto, che ha reso invisibile la realtà della situazione, il conflitto non sta finendo e non si tratta di poche zone rosse che sono rimaste, questo è totalmente falso", ha assicurato Langlois, aggiungendo poi che "occorre che la stampa colombiana e straniera descriva meglio il conflitto in Colombia, raccontandolo da entrambe le parti", come ad esempio "la paura fisica dei soldati che vengono mandati a combattere ed i sacrifici dei guerriglieri che rischiano la vita", perché è l'unico modo di far conoscere la guerra. Langlois ha poi smentito la versione dell'Esercito secondo la quale quando è entrato in combattimento era impegnato in una vasta operazione antidroga, mentre solo esisteva un piccolo laboratorio artigianale di quelli che i contadini della zona utilizzano per sopravvivere, confermando la versione della guerriglia, che aveva denunciato l'ennesima montatura della stampa a senso unico. Infine, il giornalista ha dichiarato di essere sempre stato trattato con riguardo, "come un ospite" dalle FARC, cosa che demolisce l'immagine -artificialmente costruita- di una guerriglia spietata, e che per questo ha fatto imbestialire l'ultradestra di Uribe e Santos, che ha investito anni nel ripetere menzogne controinsorgenti fino alla nausea.
Il popolo colombiano si è stufato delle falsità dei media oligarchici che non fanno altro che alimentare la guerra, e del malgoverno antidemocratico, repressivo e criminale tanto dei mafiosi narcotrafficanti alla Uribe come dei parassiti alla Santos, ed è in marcia per costruire quella pace con giustizia sociale che salverà il paese dalla crisi e dalla distruzione.
 
03/06 - Università di Salerno conferisce laurea honoris causa al fascista procuratore generale della colombia Ordóñez
Lo scorso 25 maggio, la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Salerno ha conferito il titolo di «Magister Honoris Causa» al Procuratore Generale della Colombia, Alejandro Ordóñez Maldonado.
Questo magistrato, esponente dell'ala ultraconservatrice della magistratura colombiana, appartiene alla cricca di funzionari statali agli ordini del narco ex-presidente Uribe; è stato indagato dalla Corte Suprema per aver tentato di insabbiare l'inchiesta sull'ex ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt, che aveva corrotto congressisti per favorire la rielezione di Uribe, ed è stato l'istigatore del processo contro la senatrice Piedad Córdoba, che l'ha destituita e dichiarata inabile a ricoprire incarichi pubblici per 18 anni sulla base dell'accusa di appoggiare le FARC-EP.
La lettura delle motivazioni lascia sbigottiti: il titolo è stato assegnato per "il progresso della cultura giuridica, la promozione dei diritti fondamentali e il rispetto per la legalità, fondati su un'etica rigorosa". Forse per "cultura giuridica" l'Università di Salerno intende la sopraffazione, per "diritti fondamentali" i privilegi della sanguinaria oligarchia colombiana, e per "rispetto della legalità" l'uso della giustizia a tutto vantaggio dei politicanti corrotti e dell'impunità del regime.
Al centro del discorso di Ordóñez "il dramma della persona, la violenza, la corruzione (sic!) e il disfacimento della famiglia, a cui poter far fronte con una cultura dell'etica pubblica, della responsabilità e del dialogo".
Di fronte alla faccia tosta di questi personaggi, non si può che restare allibiti: Ordóñez si è anche espresso pubblicamente contro la pillola anticoncezionale, affermando che dovrebbe essere ritirata dal mercato, e ha manifestato la sua posizione iper-reazionaria in tema di aborto e di diritti delle donne, meritando un'altra denuncia alla Corte Suprema di Giustizia, presentata questa volta dall'organizzazione internazionale per i diritti umani Women's Link.
Chiosa, in linea con la farsa generale, il procuratore di Salerno, affermando che il titolo conferito al forcaiolo magistrato è "un giusto riconoscimento per l'attività svolta per i diritti umani".
Ordóñez è proprio uno dei massimi rappresentanti della (in)giustizia colombiana, nel paese campione di violazioni dei diritti umani, soprannominato a ragione "l'Assolutore", perché negli innumerevoli casi di parapolitica e di spionaggi illegali da parte del governo incarcera i pesci piccoli e assolve i mandanti, ovvero gli alti papaveri politici e militari.
 
06/06 - Il tribunale mondiale della libertà sindacale condanna lo stato colombiano
Lo scorso 25 maggio a Bogotá, nell'ambito del XVI Congresso Sindacale Mondiale, il Tribunale Mondiale della Libertà Sindacale -un tribunale etico internazionale, fondato da rappresentanti della società civile e formato da giuristi, magistrati e personalità sociali di diversi paesi- ha condannato lo Stato colombiano perché "responsabile di sistematici atti di violazione del principio di Libertà Sindacale, in qualità di autore diretto, coautore, complice o occultatore di omicidi, lesioni, torture, privazioni illegittime della libertà, attentati, minacce, licenziamenti e rappresaglie per motivi di esercizio dell'attività sindacale". Nella richiesta d'esame inoltrata al Tribunale da 81 diverse organizzazioni sindacali si legge che i lavoratori di questo paese "sono sempre stati bersaglio degli attacchi della politica tradizionale" e che "il paramilitarismo è diventato una politica di Stato, avente come obiettivo principale la repressione dei difensori dei diritti umani, degli oppositori, dei lavoratori".
La violenza dello Stato terrorista colombiano, reiteratamente denunciato e condannato dagli organismi internazionali, originata ed ampliata in funzione degli interessi della sanguinaria oligarchia colombiana e delle imprese multinazionali, è stata comprovata dal Tribunale così come è stata evidenziata la responsabilità degli Stati Uniti nell'attività paramilitare in Colombia, nonché la complicità dei partiti politici tradizionali. La sentenza del Tribunale è un altro duro colpo inferto al governo del fascista "Jena" Santos, per il quale non è più possibile occultare l'esistenza del conflitto sociale ed armato che lo Stato terrorista ha imposto al popolo per servire interessi oligarchici ed imperialisti, così come non è più possibile per la politica tradizionale mascherare la sua complicità ed il suo servilismo.
 
08/06 - Maggiore dell'esercito conferma legami tra forze armate e paramilitari in colombia
In un'intervista rilasciata al "El Tiempo", il più importante quotidiano dell'oligarchia, il maggiore Juan Carlos Rodríguez Agudelo, recluso nel penitenziario La Picota di Bogotá, ha confermato l'esistenza di un legame fra l'Esercito colombiano, le bande di sicari e i cartelli del paramilitarismo.
Rodríguez si è ritirato nel 2005, potendo vantare un curriculum denso di decorazioni; catturato nel 2008, di recente ha finalmente confessato alla magistratura neogranadina una serie di crimini che coinvolgono membri della Forza Pubblica, per connivenza con paramilitari e per l'esecuzione dei cosiddetti "falsi positivi", gli omicidi extragiudiziari perpetrati dai militari che attirano con l'inganno giovani disoccupati per trucidarli a sangue freddo, e travestirli poi da guerriglieri presentabili come "terroristi abbattuti in combattimento", allo scopo di ricevere premi e licenze.
Dall'istruttiva intervista si evince che i legami con i paramilitari derivano da accordi presi dai più alti livelli politici e militari; fra i comandanti che hanno ordinato omicidi di prigionieri, Rodríguez cita il generale Mario Montoya, ex comandante dell'Esercito, coinvolto in numerosi scandali per paramilitarismo, esecuzioni extragiudiziarie e false smobilitazioni.
Gli scandali che coinvolgono le Forze Armate colombiane si susseguono senza soluzione di continuità, e portano anche all'attenzione della grande stampa mainstream il profondo grado di corruzione in cui sguazzano, avviluppate nel nauseabondo intreccio di politici, istituzioni e paramilitari.
Se c'è ancora qualcuno, in buona fede, che ritiene "esagerate" o "propagandistiche" le accuse da noi (e da centinaia di associazioni in tutto il mondo) mosse nei confronti del regime colombiano quale artefice del paramilitarismo di Stato, si faccia avanti e provi a dimostrare che siamo in errore. Lo aspettiamo al varco!
 
10/06 - Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH) chiede alla CPI di aprire un'inchiesta contro gli alti comandi dell'esercito colombiano in merito ai "falsi positivi"
Il 29 maggio, la FIDH ha presentato alla Corte Penale Internazionale una documentazione relativa a 3345 esecuzioni extragiudiziarie, commesse tra il 2002 e il 2008 e conosciute in Colombia come "falsi positivi".
Sotto accusa ritroviamo gli alti comandi dell'Esercito colombiano, responsabili dell'assassinio di civili poi presentati come combattenti dell'insorgenza.
Nel documento si precisa che le informazioni fornite dal governo colombiano devono essere considerate inaffidabili, data la partecipazione organica dell'apparato statale alla realizzazione dei crimini in questione. Crimini che continuano a rimanere impuniti.
La FIDH ha infatti segnalato come in Colombia la magistratura si limiti in alcune situazioni, considerate comunque "casi isolati", a condannare soldati di basso rango, occultando le responsabilità degli alti comandi delle Forze Armate in generale, e dell'Esercito in particolare.
Le esecuzioni vengono perpetrate dai militari in maniera sistematica e generalizzata. Le vittime sono prevalentemente giovani contadini o disoccupati, provenienti da famiglie povere, attratti con l'inganno da false promesse relative a possibilità lavorative.
Vengono poi sequestrate, senza nessun ordine giudiziario, fatte sparire ed uccise. I corpi sono in seguito manipolati e presentati come "falsi positivi", vestiti con uniformi militari e corredati da armi e munizioni.
Secondo la FIDH i procedimenti giudiziari colombiani, relativi a questi delitti, si svolgono senza la necessaria imparzialità e sono gestiti da tribunali militari anziché civili. Il documento si conclude individuando nei comandi militari dell'Esercito colombiano i massimi responsabili di questa barbarie, veri e propri crimini contro l'umanità.
La questione dei "falsi positivi" rappresenta solo un tassello della più ampia politica terroristica implementata dallo Stato colombiano. Politica dispiegata senza soluzione di continuità tra il governo Uribe e quello attuale, guidato da Santos. Quest'ultimo, come del resto il suo predecessore, è il comandante in capo delle Forze Armate, e pertanto primo responsabile e colpevole delle esecuzioni extragiudiziarie. Ed è altresì il principale garante degli interessi dell'oligarchia, che usa la violenza di Stato come arma per mantenere il potere, determinando la situazione di sistematica violazione dei diritti umani che regna in Colombia.
 
12/06 - Il rinnegato Angelino Garzón ha perso la sua corsa alla guida dell'organizzazione internazionale del lavoro
Il vicepresidente colombiano Angelino Garzón, rinnegato ex sindacalista, non è riuscito a conquistare la carica di Segretario dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL); a guidarla, subentrando al cileno Juan Somavía, sarà il britannico Guy Ryder.
I lavoratori di tutto il mondo hanno tirato senza dubbio un sospiro di sollievo; eleggere alla suddetta carica il vicepresidente del paese che detiene il triste primato di sindacalisti assassinati (ne vengono trucidati ogni anno in Colombia più che in tutto il resto del mondo nel suo insieme), sarebbe stato come eleggere Dracula presidente della Banca del Sangue! A nulla sono serviti i cinque mesi di viaggi, ricevimenti, banchetti e riunioni in pompa magna in 14 paesi di diversi continenti (il tutto pagato dai contribuenti colombiani) nell'intento di accaparrare voti. Il sostegno di politicanti e filibustieri, non è bastato.
Garzón non ha l'appoggio dei sindacati e dei lavoratori colombiani, che si ricordano molto bene il suo passato di voltagabbana e il suo appoggio al devastante Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.
La manovra di facciata del governo Santos è miseramente fallita; non è stato sufficiente posizionare un ex sindacalista rinnegato come Garzón alla vicepresidenza, al fine di "rassicurare" l'opinione pubblica mondiale sul carattere "democratico" del governo, nel quadro di un'operazione di maquillage dell'essenza antidemocratica e terrorista del regime di Bogotá. Ed è fallito il tentativo dell'oligarchia di piazzare un proprio lacché a capo dell'OIL, al fine di neutralizzare le denunce e le condanne nei confronti dello Stato colombiano che annualmente emergono all'interno di questo -certamente non rivoluzionario- organismo internazionale.
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.