www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 24-07-12 - n. 419

da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 22/07/2012 - Clamori dalla Colombia!
 
06/07 - Smascherato "facilitatore" di false smobilitazioni di guerriglieri
Un'inchiesta pubblicata lo scorso 2 luglio sulla rivista Semana ricostruisce le operazioni svolte dal sedicente avvocato Gustavo Muñoz Roa per realizzare false testimonianze ad hoc su presunte smobilitazioni di guerriglieri, volte a screditare oppositori politici del regime.
Muñoz Roa è presidente della ‘Fundación Nueva Esperanza', che si occupa di "proteggere i diritti dei sequestrati e dei loro familiari", e che vanta fra suoi membri, ad esempio, Doris Ángel de Echeverri, già inquisita per lo scandalo del fraudolento tentativo di rielezione di Uribe.
Nel giugno 2007, un presunto guerrigliero smobilitato con l'aiuto di Muñoz Roa, aveva dichiarato di essere stato testimone di eventi avvenuti nella selva colombiana, al seguito delle FARC, che in realtà erano occorsi mesi dopo la sua presunta smobilitazione; una volta scoperto, ha ammesso di aver agito su mandato di Gustavo Muñoz.
Sempre a titolo di esempio, Muñoz ha denunciato come membro delle FARC il senatore Luis Fernando Velasco e la rappresentante Gema López, che si opponevano al referendum per Uribe; la magistratura ha acclarato che anche questa era un'invenzione propinata alla stampa per delegittimare nemici politici del narco ex-presidente.
Grazie ai suoi appoggi nelle alte sfere, nonostante una sequenza impressionante di false testimonianze a Muñoz non è successo nulla; entra liberamente in installazioni militari, si fa fotografare in manifestazioni contro difensori dei diritti umani accusandoli di essere il braccio legale delle FARC, il che vuol dire, in Colombia, tramutarli in obiettivi militari per i paramilitari.
Il regime colombiano utilizza personaggi come questo per accusare di "terrorismo" tutti gli oppositori politici, intorbidendo le acque della politica e dimostrando continuamente di essere disposto a ricorrere ogni mezzo per coprire le proprie malefatte.
 
08/07 - Comunità di pace di San José de Apartadó denuncia minacce congiunte di paramilitari e militari
Mercoledì 27 giugno, un gruppo di effettivi del battaglione Vélez della Brigata XVII dell'Esercito si è presentato alla riunione della Comunità di Pace di San José de Apartadó, convocata per analizzare la presenza paramilitare nella zona.
Incuranti della presenza di accampamenti paramilitari a pochi minuti di distanza dal luogo della riunione, i militari hanno cercato di coinvolgere i civili nel conflitto per utilizzarli come informatori; dopo aver annunciato che avrebbero realizzato un censimento della popolazione locale, hanno intimato di collaborare in operazioni di intelligence e di coordinare la vendita dei prodotti agricoli della comunità.
Il giorno successivo, membri del Consiglio Interno della Comunità che intendevano verificare le condizioni di salute di alcune famiglie sequestrate e minacciate dai paramilitari di Stato, si sono accorti di essere seguiti da 50 uomini equipaggiati con armi in dotazione esclusiva dell'Esercito; questi uomini, di fronte a osservatori internazionali e rappresentanti dell'alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, hanno minacciato di morte il contadino Fabio Graciano, obbligandolo ad abbandonare le sue terre.
Per l'ennesima volta, si manifesta l'evidenza di un fatto ormai conclamato: i gruppi paramilitari operanti in Colombia, al soldo dell'oligarchia e delle multinazionali, lavorano in simbiosi con le Forza Armate, e spesso gli stessi assassini appartengono all'uno e all'altro corpo.
Il regime colombiano, smascherato dalle continue denunce di organismi nazionali e internazionali, ha la faccia tosta di sbandierare inesistenti progressi nella difesa dei diritti umani: e solo pennivendoli e scribacchini in malafede, al soldo del gran capitale responsabile della sofferenza di miliardi di esseri umani, possono oggi riportare le falsità diffuse dalla propaganda di "Jena" Santos.
 
11/07 - Polizia colombiana ha per mesi insabbiato lo scempio delle fumigazioni
La polizia colombiana occulta da sette mesi 9000 bidoni di glifosato, un potente erbicida utilizzato per fumigazioni di piantagioni di coca.
Nonostante siano stati spesi 11 miliardi di pesos per questo erbicida, chiamato "Cuspide 480", alcune inchieste giornalistiche hanno stabilito che l'acquisto è avvenuto senza che il ministero dell'Ambiente avesse autorizzato il suo uso nelle dosi richieste.
Secondo un provvedimento dell'Autorità Nazionale delle Licenze Ambientali, reso noto in gennaio, non è chiaro il rischio potenziale del danno ambientale che il suo uso comporterebbe; si teme inoltre che alle quote a cui volano gli aerei per le fumigazioni, il composto chimico sia infiammabile.
Benché la polizia -che aveva mantenuto finora il caso sotto silenzio- assicura di avere tutti i permessi in regola per l'utilizzo di questo potente pesticida, ha ammesso che per utilizzarlo manca ancora il nulla osta degli Stati Uniti.
In realtà, come ampiamente dimostrato, l'uso di pesticidi sulle coltivazioni di coca non comporta nessun reale vantaggio nella lotta al narcotraffico; semplicemente i contadini, costretti a coltivare la pianta di coca per poter sopravvivere, in caso di fumigazioni degli appezzamenti che coltivano non fanno altro che spostarsi in una nuova zona, erodendo nuova foresta amazzonica; a tutto vantaggio dei latifondisti, che si impossessano di nuove terre.
Ma i danni delle fumigazioni all'ambiente sono incalcolabili, poiché avvelenano la terra ben al di là delle zone coltivate a coca, inquinando le risorse idriche e danneggiando la catena alimentare; così il ceto politico e i militari guadagnano sugli appalti di fornitura di veleni e, lungi dall'intaccare il narco-capitale, devastano la biodiversità delle selve colombiane e rendono la vita ancor più impossibile ai contadini sfollati, già vittime di moltissimi casi di tumori alla pelle e neonati con malformazioni a causa del glifosato stesso.
Da notare che stavolta la produzione dell'erbicida non è statunitense, e gli USA (che grazie alla Monsanto hanno già intascato milioni di dollari sulla pelle dei contadini) ne impediscono ora l'utilizzo, a ulteriore conferma della totale mancanza di sovranità della Colombia.
 
14/07 - FARC abbattono aereo militare a pochi chilometri di distanza dal consiglio dei ministri presieduto da Santos
Pessima accoglienza lo scorso mercoledì 11 luglio per il Presidente "Jena" Santos nel municipio di Toribío, dipartimento del Cauca, dove si era recato per presiedere il Consiglio dei Ministri: al suo arrivo migliaia di indigeni gli hanno dato il benvenuto con dure contestazioni, esigendo la smilitarizzazione del territorio.
In una zona che è sotto attacco delle FARC dal 3 luglio, e in cui i combattimenti si fanno ogni giorno più intensi, Santos aveva appena chiuso le porte ad ogni tipo di dialogo con gli indigeni ("l'Esercito resta qui e non se ne va da nessuna parte"), vantando la sicurezza garantita dai suoi militari, quando durante il "Consiglio di Sicurezza" gli è stata comunicata la scomparsa di un aereo Super Tucano dell'Aeronautica Militare, che era stato inviato proprio per combattere la guerriglia e per garantire la sicurezza dello stesso Santos; l'aereo, con due militari a bordo, è scomparso alle 15.30 del pomeriggio nella zona rurale di Jambaló.
Il giorno seguente, "Jena" Santos ha affermato essere "improbabile" che le FARC abbiano abbattuto un aereo militare, "poiché questi apparecchi volano ad un'altezza dove le armi a disposizione delle FARC è impossibile che arrivino".
Una nuova figuraccia, visto che l'abbattimento è stato successivamente acclarato da tutti i media, e rivendicato con un comunicato dall'organizzazione insorgente, che ha già consegnato alla Croce Rossa nella sera del 12 luglio i resti dei due ufficiali che pilotavano il velivolo da guerra: "Unità della Colonna Jacobo Arenas delle FARC-EP, nel quadro dell'operazione ‘Alfonso Cano, presente e combattendo!', dal 3 luglio stanno assediando l'Esercito e la Forza Pubblica che si trincerano codardamente nel centro urbano del municipio di Jambaló, nel Cauca. Nell'agire contro i nemici del nostro popolo, abbiamo sostenuto 32 combattimenti di diverso tipo in questi dieci giorni. L'ultimo dei quali, avvenuto alle 15.30 di ieri nella frazione Paletón del municipio di Jambaló, ha lasciato un saldo di 1 aereo Super Tucano abbattuto dal nostro fuoco antiaereo e la morte dei suoi 2 piloti; è falsa l'informazione, cinicamente diffusa, del guasto tecnico o dell'errore umano come causa. Le nostre forze hanno pure recuperato parte dell'equipaggiamento di guerra dell'aereo, tra cui 1 mitragliatrice punto 50", ribadiscono le FARC.
Santos non ha il controllo di ampie zone del paese, e le sue spacconerie militariste non possono occultare questo dato di fatto; il governo barcolla per via dei colpi inferti dalle FARC nel Cauca e nel resto del paese, della mobilitazione del popolo in Marcia per la seconda e definitiva indipendenza e delle contraddizioni sempre più acute tra il blocco borghese-oligarchico santista e l'uribismo narcoparamilitare.
 
17/07 - FARC bloccano nel Caquetá estrazione e trasporto di greggio da quattro mesi
L'ultima volta in cui del greggio è stato trasportato dal dipartimento del Caquetá è stata il 12 marzo scorso, più di quattro mesi fa, quando l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha attaccato la carovana di camion della multinazionale Emerald Energy, beneficiaria dal 2009 della concessione per l'estrazione (leggasi saccheggio) del petrolio.
Impossibilitata al trasporto dell'oro nero colombiano, la Emerald è stata obbligata a sospendere le operazioni di estrazione a tempo indefinito.
Il potenziale produttivo in questa regione è notevole: si tratta di 3120 barili al giorno. I 187 km che separano i pozzi del municipio di San Vicente del Caguán dalla città di Florencia, capitale del dipartimento, sono obiettivo degli attacchi della Colonna Mobile Teófilo Forero delle FARC, unità di truppe speciali della guerriglia che di fatto impedisce a questa multinazionale di portare avanti il saccheggio del territorio.
Nella zona la spesa sociale dello Stato è insignificante, ed il 70% della popolazione, nonostante l'immensa ricchezza del sottosuolo, vive in condizioni di povertà.
Il regime colombiano svende le materie prime del paese al gran capitale transnazionale, lasciando la popolazione locale nella più totale indigenza; in zone sempre più ampie del paese però, grazie all'incessante agire guerrigliero ed alla crescente resistenza popolare, lo Stato non dispone del controllo del territorio e non può pertanto garantire a tali imprese la sicurezza indispensabile a perpetuare indisturbate il saccheggio delle ingenti risorse colombiane.
 
19/07 - Indigeni del Cauca scacciano l'esercito da un presidio nel municipio di Toribío e da base militare di Huasanó
Nuovi scontri fra indigeni e soldati nel dipartimento del Cauca: dopo aver duramente contestato il Presidente "Jena" Santos lo scorso 11 luglio, le popolazioni originarie del Cauca hanno affrontato i militari del Battaglione di Alta Montagna n.8 della "Forza Tattica Apollo", sgomberando il presidio militare che mantenevano sulla collina El Berlín, a una trentina di km ad ovest di Toribío.
Come atto simbolico della ribellione gli indigeni hanno sollevato e lanciato giù dalla collina un sergente, che è atterrato dopo un volo di dieci metri.
Alcuni soldati hanno poi esploso dei colpi in aria, e sparato gas lacrimogeni, senza però ottenere la ritirata degli indigeni, che hanno invece intimato ai militari di uscire dal loro territorio entro la mezzanotte.
Già da almeno una settimana le comunità indigene del Cauca avevano cominciato ad affluire verso la collina El Berlín, dove i militari presidiavano un'antenna per le comunicazioni dell'Esercito.
Il governo ha poi mandato gli antisommossa per reprimere gli indigeni, provocando violenti scontri con un saldo di diversi feriti.
Sempre nel Cauca, gli indigeni hanno marciato sulla base militare di Huasanó, occupandola ed obbligando i soldati ad andarsene, mentre a Caldono hanno arrestato oltre 30 militari dopo che l'Esercito aveva assassinato un giovane.
Questa regione, territorio ancestrale di indigeni, vive una crisi profonda causata dall'abbandono assoluto dello Stato, e dal dominio della vecchia oligarchia narcolatifondista, che vive di rendita sulle spalle di una forza lavoro pesantemente sfruttata. La maggior parte dei suoi abitanti versa in condizioni di povertà, la disuguaglianza è impressionante, mancano servizi scolastici, case, sanità. E' un'area in cui si manifestano tutti i problemi che vive l'intero paese: la necessità di una vera riforma agraria, la diseguaglianza, la miseria, la discriminazione razziale, la concentrazione della ricchezza, il paramilitarismo, la corruzione politica, la militarizzazione completa del territorio.
Ma questa regione è anche la dimostrazione lampante del fallimento del regime terrorista colombiano, espressione dei privilegi dell'oligarchia; la militarizzazione della zona voluta da Uribe e sostenuta con forza da Santos non ottiene i risultati sperati, e lungi dall'aver sconfitto la guerriglia, Santos non ha il benché minimo controllo del territorio ed è costretto a tornare con la coda fra le gambe a Bogotá.
 
22/07 - In Colombia si organizzano i consigli patriottici dipartimentali
Dal 14 luglio in Colombia si sono aperti i lavori di organizzazione dei Consigli Patriottici Dipartimentali della Marcia Patriottica; la data scelta per il lancio di tali Consigli è il 20 luglio, anniversario del primo grido d'indipendenza del 1810.
Lo scorso aprile contadini, indigeni, afrodiscendenti, studenti, docenti, artisti e lavoratori in genere hanno riempito le strade di Bogotá lanciando la Marcia sulla scena nazionale, come movimento sociale e politico e alternativa di potere per la popolazione storicamente esclusa in Colombia.
Se il Consiglio Patriottico Nazionale è il massimo organo assembleare di discussione delle circa 2000 organizzazioni sociali e popolari che formano questo progetto di cambiamento, i Consigli Patriottici Dipartimentali rappresentano le declinazioni locali della Marcia Patriottica, per la discussione e la creazione di scenari di potere di base. In questo momento 16 dipartimenti del paese stanno lavorando sulle problematiche più sentite dal popolo colombiano, e sul piano di lavoro della Marcia, articolato in Capitoli aperti (momenti assembleari), Costituenti per la Pace e Sciopero Nazionale.
Queste discussioni, sostenute da un'ampia mobilitazione, danno vita in questi giorni alla presentazione pubblica dei Consigli Dipartimentali.
Mentre l'oligarchia, travolta dagli scandali e dalla corruzione, arranca nella difesa dei propri privilegi, il popolo colombiano si organizza in un movimento articolato, diffuso, poderoso e inarrestabile, per il conseguimento della seconda e definitiva indipendenza e la conquista della pace con giustizia sociale.
 

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