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- popoli resistenti - colombia - 08-09-12 - n. 420
Bollettino di informazione al 05/09/2012 - Clamori dalla Colombia!
25/07 - FARC: "Occorre unificare la ribellione del popolo colombiano"
Il 22 luglio scorso il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha diffuso un comunicato in cui analizza l'attuale situazione colombiana: "Quello che la popolazione del Cauca e gran parte della Colombia sta esigendo", si legge nel comunicato, "è che cessi la guerra contro di essa. La guerra delle operazioni militari e paramilitari, dei bombardamenti e dei mitragliamenti, della terra bruciata e degli imprigionamenti di massa, la guerra del saccheggio e della messa al bando. Quello che Santos e tutta l'oligarchia, proni davanti al gran capitale, sostengono nei loro discorsi e attraverso i propri media, è che sono le FARC, che non esitano a qualificare con i peggiori aggettivi, ad essere arrivate nel Cauca per interferire nella vita dei suoi abitanti. Per questo proclamano che tutti devono lanciarsi all'attacco contro di noi, mentre denunciano furiosamente chiunque gli si opponga. La verità è molto diversa, gli aggressori sono loro, loro sono i ladri e i violenti".
Il comunicato afferma altresì che il regime colombiano è permeato dalla corruzione, e che non ha alcun interesse a trovare soluzioni ai gravi problemi che il popolo subisce, chiarendo che la militarizzazione è una conseguenza della volontà di appropriazione delle risorse del territorio: "Nessuno, se minimamente obiettivo, può ignorare il fatto che in Colombia oggi esiste una simbiosi fondamentale fra i grandi progetti di estrazione mineraria, energetici o agroindustriali e l'offensiva militare condotta contro i territori occupati da coloni, lavoratori tradizionali nel campo dell'estrazione mineraria, comunità nere o indigene".
Infine, le FARC fanno un appello per "la coscienza, l'organizzazione, la protesta, la resistenza e la mobilizzazione attiva", allo scopo di "aggregare e unificare la ribellione del popolo colombiano" .
29/07 Terrorismo di Stato assassina due leader dei minatori in sciopero in Antioquia
Da diversi giorni sono in sciopero 70 lavoratori della miniera Providencia, che si trova nel territorio del municipio di Remedios, nel nordest del dipartimento di Antioquia.
La risposta dell'azienda R.O.C., contrattista della azienda Zandor Capital, detentrice dei diritti di sfruttamento nella suddetta miniera, alle legittime richieste dei lavoratori, è stato il licenziamento in massa degli scioperanti.
Lo scorso 25 luglio i leaders sindacali Jaminson Adrian Amaya e Nelson Cavidad hanno pubblicamente denunciato questi gravi fatti in una trasmissione delle televisione regionale Teleantioquia; appena due giorni dopo entrambi i sindacalisti sono stati assassinati.
Dalla fusione fra la Zandor Capital e la Medoro Resourses è sorta la Gran Colombia Gold, alla quale il narco expresidente Uribe ha consegnato anche la Frontino Gold Mines, multinazionale che dalla metà dell'Ottocento sfrutta i filoni auriferi della zona.
Uribe ha poi posto come rappresentante legale della Gran Colombia Gold la sua amica María Consuelo Araújo, costretta a dimettersi dall'incarico di ministra degli Esteri durante la presidenza Uribe perché sorella del senatore Álvaro Araújo Castro, condannato per associazione a delinquere e paramilitarismo.
Nulla di nuovo sotto il sole, visto che la Gran Colombia Gold non ama chi si oppone ai propri progetti; basti pensare al brutale assassinio del sacerdote del municipio di Marmato, Reynel Restrepo, che sosteneva apertamente la lotta della popolazione locale contro il progetto previsto da questa multinazionale per lo sfollamento forzato degli abitanti.
Il capitale transnazionale sfrutta le ingenti risorse del sottosuolo colombiano e la forza lavoro locale, costretta a lavorare in condizioni disumane; e chi alza la testa per far valere i propri diritti viene trucidato dal terrorismo di uno Stato che è sempre più il comitato di affari di grandi aziende e oligarchia, e che assegna a sicari paramilitari il compito di massacrare scomodi sindacalisti e difensori dei diritti umani.
01/08 - Spia colombiana rivela piani di aggressione militare contro il Nicaragua
La spia colombiana catturata lo scorso giugno in Nicaragua ha rilasciato dichiarazioni relative ad un piano di aggressione militare, ordito dal guerrafondaio regime narco-mafioso colombiano, contro la patria di Sandino.
Luis Felipe Ríos Castaño, questo il nome dell'agente dell'intelligence militare colombiana condannato a 16 anni di reclusione per aver spiato diverse istallazioni militari nicaraguensi, in un video realizzato dall'Esercito e diffuso dalla stampa di Managua ha affermato che la Colombia ha acquisito missili sudcoreani a media gittata per eventuali attacchi aerei contro il Nicaragua, con il quale ha aperta una disputa per le isole caraibiche di San Andrés e Providencia.
L'agente ha rivelato che "gli armamenti che stanno acquistando saranno utilizzati per attacchi con missili cruise, e che non si pensa ad uno sbarco di truppe", spiegando che le Colombia intende avvicinarsi il più possibile con aeronavi, e da qui bombardare le basi militari.
Ríos Castaño, accusato di sottrazione di informazioni militari, ha affermato che la Colombia possiede navi da guerra FC-1500, caccia Kfir ed elicotteri Arpia, di produzione israeliana, dotati di missili Stihl, con una gittata di 250 km, e che sta acquisendo sottomarini tedeschi.
Fra i compiti assegnati all'agente colombiano c'era quello di sapere se il Nicaragua, in caso di conflitto armato, possa contare sull'appoggio di Venezuela, Russia, Iran o Cuba.
Al di là delle informazioni militari rese pubbliche dall'esercito nicaraguense, fra quelle fornite da Ríos Castaño, la vicenda dà l'ennesima conferma del carattere guerrafondaio e arrogante del governo Santos, che in piena continuità col suo predecessore Uribe, si fa beffe del diritto internazionale, lavora incessantemente (ancorché con un profilo più basso di quello mantenuto da Uribe) contro i governi democratici e progressisti della regione, e si configura come la testa di ponte degli interessi nordamericani nel continente, in piena analogia col ruolo che gioca lo stato d'Israele in Medio Oriente.
03/08 - Santos inganna gli indigeni e intanto scatena il terrore paramilitare
Di fronte alla grande mobilitazione delle comunità indigene del Cauca, sorta contro la violenza del regime militarista nel proprio territorio, l'oligarchia colombiana sta utilizzando uno schema ben noto, ereditato dai conquistadores spagnoli, che ingannavano le popolazioni autoctone con false promesse per poi assassinare a tradimento i capi delle rivolte, disarticolare le loro lotte e schiavizzare le popolazioni locali.
Nel momento di massimo sviluppo delle lotte il governo ha proposto negoziati, e ha promesso che le richieste degli indigeni sarebbero state accolte da funzionari competenti; col passare dei giorni, il processo di negoziazione è stato "ricalibrato" al punto da poter impedire di fatto il riconoscimento delle rivendicazioni delle popolazioni originarie.
Il governo ha temporeggiato, rimandando costantemente le riunioni prefissate, mentre metteva in moto il suo potente apparato di propaganda per infangare gli indigeni, stigmatizzandoli come "infiltrati dalla guerriglia", con l'obiettivo di seminare confusione nell'opinione pubblica solidale con le giuste rivendicazioni indigene. Nel frattempo, sono spuntati come funghi diversi comunicati del terrorismo di Stato con minacce delle "Águilas Negras", un'organizzazione paramilitare presuntamente smobilitata da Uribe che però ricompare, come per magia, dove cresce la protesta di chi si oppone al regime fascista colombiano.
Lo scorso 28 luglio gli indigeni e i loro delegati ai tavoli dei negoziati si sono dichiarati in assemblea permanente a Popayán, perché il governo Santos non sta mantenendo le sue promesse e suoi ministri non partecipano alle riunioni; intanto i paramilitari hanno ordinato il coprifuoco nelle zone della protesta, e hanno reso pubbliche le liste dei leader indigeni da assassinare.
L'oligarchia colombiana, degna erede dell'aristocrazia coloniale spagnola, utilizza ogni mezzo a disposizione per schiacciare le rivolte contro il dispotico regime che la rappresenta; e mentre con una mano offre false speranze ai ribelli, con l'altra arma i paramilitari per fare il lavoro sporco, terrorizzare civili e assassinare i leader delle sociali e popolari.
06/08 - Approvata nuova legge sull'intelligence: Mano libera per lo spionaggio politico contro l'opposizione
Con l'evidente intento di evitare che lo spionaggio illegale di cui si sono resi protagonisti gli agenti dello Stato su mandato presidenziale, conosciuto come "chuzadas", porti a delle conseguenze di tipo penale, è stata approvata una nuova legge sull'intelligence che consente -senza vincoli e senza autorizzazione preventiva- l'intercettazione da parte dei servizi segreti di qualunque segnale dello spettro elettromagnetico, con la sola ridicola eccezione dei fatti inerenti alla "vita privata".
Di più, ogni attività di questo tipo potrà essere coperta dal segreto militare illimitato. In questo modo scandali pubblici come quello delle "chuzadas" non potranno più ripetersi, non perché queste abominevoli pratiche funzionali alla persecuzione dell'opposizione politica e sociale vengano represse e bandite come in uno stato di diritto, ma perché nello Stato fascista colombiano tali pratiche diventano ora legali e con la possibilità che siano di esclusiva conoscenza dei servizi segreti.
Secondo la Commissione Colombiana dei Giuristi, tale legge fa anche in modo che le indagini, per lo scandalo dello spionaggio illegale, aperte nei confronti dei funzionari e dei politici del governo Uribe, non potranno arrivare a giudizio in Colombia.
Una vergognosa legge di autoassoluzione politico-giuridica e di impunità preventiva che agisce in modo retroattivo anche sulle inchieste in corso. Un mostro giuridico perfettamente in linea con il mostro politico che si delinea in Colombia ogni giorno più chiaramente. Se fin'ora la natura dittatoriale dello Stato colombiano agiva su un binario parallelo a quello della legalità formale (la quale lo aiutava a proiettare una falsa immagine di sé stesso in Colombia e all'estero) sguazzando in una impunità de facto, con questa legge il fascismo colombiano potrà in parte manifestarsi addirittura con una copertura legale. Un passo del governo Santos da una forma di dittatura terrorista coperta, verso un modello di fascismo sancito legalmente, che enfatizza il ruolo di decorazione posticcia riservato alle "istituzioni democratiche".
09/08 - Presidente del messico assume il generale "Coca" Óscar Naranjo come assessore in materia di sicurezza.
Il neoeletto presidente del Messico, il reazionario Enrique Peña Nieto, ha annunciato che affiderà al generale colombiano Óscar Naranjo Trujillo, ex capo della Polizia Colombiana, la consulenza esterna in materia di sicurezza. Óscar Naranjo Trujillo, definito da Peña Nieto come il "miglior poliziotto al mondo" e apostrofato dall'attuale presidente colombiano, il fascista "Jena" Santos, come un generale da "quattro stelle", è stato a capo dei lavori di intelligence durante i mandati presidenziali del narco-mafioso Uribe (2002-2006-2010), rafforzando e portando all'estrema violenza la terroristica dottrina della "sicurezza democratica" consigliata e supportata da Washington.
Óscar Naranjo Trujillo, brutale stratega di alleanze con il narcotraffico ed il paramilitarismo, ha favorito l'accumulazione di ricchezze e potere della frangia oligarchica mafiosa incarnata dall'ex narco presidente Uribe, e si trova nella lista di militari e poliziotti colpevoli di tortura, sparizioni e assassinio di innocenti civili colombiani. Sulle spalle di questa paradigmatica figura del regime terrorista colombiano pende inoltre un mandato di cattura per assassinio davanti al tribunale di Sucumbíos, Ecuador, dove il primo marzo del 2008, in un illegale operazione militare del governo colombiano, denominata "operazione Fenix", vennero assassinate 25 persone (tra cui 4 studenti messicani) che si trovavano in un accampamento provvisorio delle FARC. L'ipotetica nomina di questo terrorista in divisa fa emergere ancora una volta il ruolo destabilizzante rivestito nel continente dalla Colombia il cui regime oppressore, guerrafondaio ed antipopolare è, per i colonizzatori a stelle e strisce, l'esempio da seguire.
16/08 - Regime colombiano scatena squadroni antisommossa contro indigeni nel Huila
Lo scorso 13 agosto il governo ha proditoriamente attaccato la Minga, la protesta delle comunità indigene, organizzata "in difesa e per la liberazione della madre terra" nel del Huila; dipartimento, questo, dove è prevista la realizzazione della diga del Quimbo, lo sciagurato megaprogetto che implicherebbe una irreversibile devastazione ambientale, nonché lo sfollamento forzato delle comunità locali.
Appena cinque giorni prima dell'attacco gli agenti dipartimentali avevano garantito che entro sabato 11 sarebbe arrivata una commissione con delegati della presidenza e alcuni ministri a discutere con i manifestanti. Invece della commissione promessa, le comunità che occupavano la strada Hobo-Gigante, all'altezza del ponte "El Pescador", si sono trovati di fronte unità di controguerriglia della polizia, nonché i famigerati squadroni antisommossa dell'ESMAD, che le hanno attaccate selvaggiamente; l'indigeno Sebastián Chacames è stato ferito e catturato dall'ESMAD.
Il regime colombiano, di fronte alla giusta protesta degli indigeni contro la devastazione del territorio, reagisce con la ferocia che gli è propria, non potendo tollerare che venga messa in discussione la politica di svendita delle preziose risorse naturali alle multinazionali straniere come l'italiana Enel, che controlla l'impresa che realizzerà i lavori del Quimbo.
19/08 - Minacce e repressione contro i detenuti nella giornata nazionale della protesta carceraria
La Fondazione "Lazos de Dignidad" ("Legami di dignità"), che si occupa dei diritti dei detenuti colombiani, ha denunciato lo scorso 15 agosto gli abusi del personale penitenziario del Complesso Carcerario Coiba (dipartimento di Tolima) e del Penitenziario El Barne (dipartimento di Boyacá) avvenuti il 14 agosto, Giornata Nazionale della Protesta Carceraria.
I prigionieri del Complesso Coiba, in sciopero della fame, sono stati minacciati dalla direttrice, Imelda López Solórzano, di non poter usufruire degli sconti di pena cui hanno diritto, e dell'accesso a luoghi di lavoro e corsi, qualora avessero aderito alle proteste.
I reclusi denunciano inoltre che la direttrice non ha mantenuto l'impegno di garantire la presenza della Defensoría del Pueblo e della Personería Municipal, enti di controllo e garanzia che (in teoria) rappresentano la comunità di fronte all'amministrazione pubblica.
Vale la pena ricordare che Imelda López Solórzano è stata anche a capo della Abu Abu Grhaib colombiana, il carcere di Tramacúa di Valledupar, tristemente famoso per le vessazioni e le torture inflitte ai detenuti.
Diverse ong che difendono i diritti umani dei detenuti sollecitano un tavolo nazionale di dialoghi per porre fine allo scempio del sistema carcerario colombiano, coordinato dalla criminale istituzione dell'INPEC, ed alla mancanza di una politica che si basi sul sistema di diritto e dei diritti minimi fondamentali.
Ricordiamo che in Colombia la repressione del regime nei confronti di ogni opposizione sociale e politica è causa della crescita esponenziale del numero di prigionieri politici, circa 9500, i quali da mesi si mobilitano con scioperi della fame, denunce e proteste interne.
22/08 - Nel Cauca terrorismo di Stato colombiano assassina un contadino e ne arresta altri undici
La Rete per i Diritti Umani del Sudoccidente Colombiano "Francisco Isaías Cifuentes" ha denunciato che lo scorso 14 agosto integranti del XXIX battaglione dell'Esercito hanno arrestato Daniel Valenzuela Mosquera, contadino, mentre viaggiava nei pressi del municipio di Cajibío, nel dipartimento del Cauca. Successivamente il contadino è stato assassinato a sangue freddo, vestito con una uniforme delle FARC e presentato ai media come un "terrorista abbattuto in combattimento". La stampa di regime, addossandogli la responsabilità dei crescenti attacchi a tralicci elettrici, si dimostra ancora una volta al servizio del terrorismo di Stato, che ha addirittura qualificato artatamente il povero contadino come "capo della Colonna Mobile Jacobo Arenas delle FARC".
Non soddisfatti, i militari hanno fatto irruzione nelle abitazioni di altri 11 contadini, senza tuttavia trovare né armi né materiale di propaganda dell'insorgenza. Ciò nonostante sono stati arrestati tutti, e permangono tuttora in stato di detenzione.
I mandati di cattura menzionati hanno colpito diversi attivisti della Rete "Francisco Isaías Cifuentes", di un sindacato affiliato a Fensuagro, del Capitolo Cauca del Processo di Unità Popolare del Sudoccidente Colombiano e, naturalmente, del movimento sociale e politico della Marcia Patriottica, e fanno parte della strategia di persecuzione delle organizzazioni sociali e popolari del Cauca da parte del governo del guerrafondaio Santos.
Il copione della pantomima è ben noto: alcuni delatori, prezzolati dal regime -grazie, è bene ricordarlo, anche allo stesso attuale presidente Santos, già ministro della Difesa uribista- segnalano contadini che svolgono attività politica o sindacale all'Esercito, che li trucida e li traveste da guerriglieri, col duplice risultato di eliminare scomodi attivisti e simulare successi militari mai conseguiti sul campo. In questo modo, gli informatori (detti "sapos", cioè rospi) e i militari sono premiati con ricompense, e il regime può vendere all'opinione pubblica la sua insulsa propaganda.
25/08 - Uribe: Santos e naranjo sono coivolti quanto me nel caso santoyo
Il narco ex-presidente Álvaro Uribe Vélez ha affermato, in una dichiarazione del 22 agosto scorso, l'esistenza di un nesso tra l'ex generale Mauricio Santoyo (già suo capo della sicurezza), l'attuale presidente Juan Manuel "Jena" Santos e l'ex generale Oscar "Coca" Naranjo Trujillo.
Santoyo ha recentemente riconosciuto, di fronte ad un tribunale statunitense, di aver stretto legami con gruppi paramilitari colombiani; le sue attività consistevano nel fornire informazioni utili al traffico di cocaina e -anche attraverso intercettazioni illegali- ad evitare arresti a paramilitari e a mafiosi della "Oficina de Envigado", struttura criminale erede del cartello di Medellín. Il tutto in cambio di denaro.
Ricordiamo che Oscar "Coca" Naranjo, ex capo della Polizia colombiana sotto Uribe ed assunto recentemente dal reazionario presidente messicano Peña come assessore di sicurezza, è noto per avere un fratello detenuto in Germania proprio per traffico di stupefacenti.
Secondo Uribe, "nella Polizia c'è un meccanismo per scegliere i colonnelli che si candidano a generali [...] Il passo successivo è che il Ministero della Difesa li propone al Senato e, benché al Congresso ci siano stati alcuni voti contrari a Santoyo, alla fine la votazione è stata positiva". Come dire: se sono nei guai io per aver sostenuto Santoyo, sono nei guai anche Naranjo e Santos, che all'epoca era ministro della Difesa.
Evento a dir poco eccezionale, il narco ex-presidente questa volta dice una cosa vera: Naranjo e Santos sono coinvolti quanto Uribe nello scandalo di Santoyo.
Ma l'evidenza dei fatti, che nessuno è più in grado di occultare, è che i vertici di tutte le istituzioni colombiane, governo incluso, sono compenetrati coi paramilitari e narcotrafficanti, e solo quando oligarchi e mafiosi verranno spazzati via questo martoriato paese potrà uscire dalle tenebre che lo avvolgono da oltre un secolo.
27/08 - Tra il 1984 e il 2010 assassinato in colombia un sindacalista ogni 72 ore
Lo scorso 16 agosto presso il CINEP (Centro per la Ricerca e l'Educazione Popolare) è stato presentato il libro "violenza contro il sindacalismo 1984-2010".
Il testo è suddiviso in 7 grandi capitoli, relativi ai settori produttivi che hanno subito la maggior quantità di violazioni nei 26 anni oggetto dell'indagine: banana, palma da olio, alimenti, sanità pubblica, istruzione e petrolio.
Dalla ricerca risulta che nel lasso di tempo analizzato le violazioni dei diritti umani ai danni del movimento sindacale sono state 4785, ed i morti 3.000, vale a dire 115 all'anno, il che corrisponde ad un omicidio ogni 72 ore; inoltre si evince che la magistratura non ha la minima idea di chi siano gli autori di circa il 40% dei casi degli attentati contro il movimento sindacale.
Nonostante la Colombia presenti basse percentuali di lavoratori iscritti al sindacato, per via della ristrutturazione neoliberista, dell'altissimo tasso di lavoro informale e del terrorismo di Stato contro il movimento operaio, il numero di sindacalisti uccisi in questo paese ogni anno è superiore alla somma di tutti i sindacalisti uccisi nel resto del mondo.
Quello che il testo non mette in luce, chiarisce il professor Ricardo Sánchez, ex preside della Facoltà di Diritto dell'Università Nazionale , è il carattere sistemico dei crimini contro il sindacalismo, finalizzati ad annichilire il movimento operaio su mandato di oligarchia e apparati dello Stato.
Al di là delle diverse interpretazioni, restano di fondo i dati agghiaccianti che rendono la Colombia il paese più pericoloso al mondo per i sindacalisti, un paese dove per oligarchia e multinazionali è più semplice ed economico pagare un sicario per assassinare un leader sindacale piuttosto che affrontare una vertenza con i lavoratori; il tutto, grazie anche ad una magistratura complice, e alla garanzia di una totale impunità per i mandanti del terrorismo di Stato.
31/08 - Dialoghi esplorativi fra farc e governo per avviare un processo di pace
Dopo che la notizia è stata diffusa da alcuni media, tra cui Telesur, il governo colombiano ha confermato l'esistenza di colloqui con Le FARC-EP. L'Incontro Esplorativo ha avuto sede a l'Avana, lo scorso febbraio, e in quell'occasione si è stabilito che il governo di Cuba e quello della Norvegia saranno garanti del processo, e il governo venezuelano e quello cileno giocheranno il ruolo di accompagnatori.
Secondo quanto rivelato da RCN radio, gli accordi riguarderanno la politica dello sviluppo agrario del paese, il tema della partecipazione politica, il processo per giungere alla fine del conflitto, la soluzione del problema delle coltivazioni illecite e, infine, il tema delle vittime.
Appena è stata resa pubblica l'esistenza di colloqui, il Comando Centrale dell'ELN ha diramato un comunicato in cui si dichiara disposto a prendere parte all'iniziativa di dialogo.
L'esistenza di colloqui rappresenta un passaggio assolutamente positivo, ma ovviamente si tratta appena di un primo passo; occorre essere coscienti del fatto che il cammino verso la pace è irto di ostacoli, che la controparte dell'insorgenza è la più sanguinaria e corrotta oligarchia del continente, e che la pace non è semplicemente l'interruzione del conflitto armato, ma un processo che deve superare le cause che l'hanno generato e le immense contraddizioni che affossano il paese.
Lungi dall'essere stato folgorato sulla via di Damasco, Santos ha lavorato e lavora ininterrottamente alla guerra sporca tramite l'aumento di militarizzazione nei territori delle comunità rurali e indigene, una strategia persecutoria nei confronti della presunta "rete di appoggio" dell'insorgenza (espediente utile ad incarcerare gli oppositori sociali), e l'allargamento dell'impunità per le forze armate, espressione del terrorismo di Stato, tramite il cosiddetto "foro militare".
Stretto fra una innegabile avanzata militare dell'insorgenza e la poderosa opposizione politica e sociale della Marcia Patriottica, Santos -esponente della oligarchia legata al capitale transnazionale- è costretto a sedersi al tavolo delle trattative con l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, e così facendo mette all'angolo il suo ex sodale e capo Uribe, narcolatifondista screditato da anni di scandali.
Dopo un decennio di spacconerie e sparate mediatiche, incentrate sulla promessa di una vittoria militare sulle FARC ed intrise di posizioni guerrafondaie, il regime è obbligato a cedere, riconoscendo il carattere politico del movimento guerrigliero e l'impossibilità di sconfiggerlo sul campo di battaglia.
02/09 - Cartagena inondata da migliaia di partecipanti al capitolo nazionale della gioventu'
Con la entusiasta e combattiva partecipazione di oltre 10.000 giovani provenienti da tutta la Colombia, il 26 agosto scorso si sono conclusi i lavori del Capitolo Nazionale della Gioventù a Cartagena, festoso e combattivo incontro politico giovanile che rientra nel grande alveo della Marcia Patriottica.
Giornate di festa per i giovani ed il popolo colombiano ma funesta per il regime che, masticando bile, ha cercato in ogni modo di mettere i bastoni fra le ruote ai manifestanti; secondo quanto denunciato dalla Commissione per i Diritti Umani dell'evento, infatti, nelle strade la forza pubblica è intervenuta massicciamente per rallentare l'arrivo dei partecipanti all'incontro, arrivando al punto di fotografare e compilare liste dei passeggeri di alcuni dei 250 pullman approntati dall'organizzazione.
Non contenti, gli agenti degli apparati repressivi hanno intimato agli hotel, che avrebbero dovuto ospitare molti dei partecipanti, di non alloggiarli in quanto "amici dei terroristi".
Ma i rabbiosi tentativi dell'oligarchia non hanno potuto impedire l'aprirsi dei diversi tavoli di lavoro, nei quali le 32 delegazioni intervenute lavorano su temi quali "I giovani e la comunicazione", "Il conflitto sociale e armato", "Partecipazione Politica Giovanile", "Lotta popolare per la Pace con Giustizia Sociale".
Il movimento politico e sociale della Marcia Patriottica dimostra ogni giorno di più di essere lo strumento migliore per raccogliere le energie creative dei movimenti di protesta e di resistenza al regime fascista che affossa la Colombia, e di essere il vero e innovativo luogo di incontro e di produzione politica in grado di far confluire le migliaia di affluenti nel grande fiume della lotta per la Rivoluzione colombiana.
05/09 - Video delle FARC conferma dialoghi di pace col governo colombiano
Il Comandante in Capo delle FARC, Timoleón Jiménez, ha annunciato ufficialmente l'inizio dei dialoghi di pace col governo colombiano in un video, trasmesso dall'emittente Telesur. Quella alla Pace, afferma il Comandante, "è una nobile e legittima aspirazione che l'insorgenza colombiana difende da mezzo secolo"; "sono trascorsi 10 anni", prosegue, da quando l'ex presidente Pastrana "ha deciso di gettare via i suoi propositi di pace [...] E' chiaro che si era trattato di un inganno per guadagnare tempo".
Per evitare che la situazione si ripeta "può essere che la Colombia intera debba alzarsi in piedi", argomenta "Timochenko", chiarendo che questi dialoghi sono il frutto della resistenza guerrigliera e della mobilitazione popolare colombiana, e che dopo 10 anni di diffamazioni le FARC sono riconosciute militarmente e politicamente dal governo e dalla comunità internazionale. "La realtà nazionale imporrà la volontà della grande maggioranza, che richiede la pace con giustizia sociale", una pace "fondata sulle trasformazioni economiche, politiche e sociali necessarie per arrivare al punto di equilibrio accettabile da tutti, con l'estirpazione definitiva delle ragioni che alimentano lo scontro armato". "Per l'obbiettivo di conseguire una pace democratica e giusta, vale la pena di affrontare le più difficili sfide", conclude il Comandante, affermando che "l'unico depositario della chiave per la pace è il popolo colombiano", ed esortando il popolo stesso ad uscire dalle case e dai luoghi di lavoro e marciare per la pace. "Chiamiamo tutta la Colombia a pronunciarsi, ad esigere la propria partecipazione o assumerla nelle strade e nelle piazze". Se il popolo colombiano sarà in grado di marciare -e l'esistenza del movimento politico e sociale della Marcia Patriottica sembra testimoniarlo- sarà più difficile per l'oligarchia colombiana far deragliare il processo di pace.
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