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- popoli resistenti - colombia - 03-10-12 - n. 423
da Associazione nazionale Nuova Colombia - www.nuovacolombia.net
Bollettino di informazione al 01/10/2012 - Clamori dalla Colombia!
12/09 - Muore l'ennesimo prigioniero politico nelle carceri del regime colombiano
Il Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici ha denunciato, attraverso un comunicato reso noto lo scorso 9 settembre, la morte dell'ennesimo prigioniero politico colombiano in carcere. Dal 16 agosto Alexander Martínez, prigioniero politico nel carcere di Bellavista, dipartimento di Antioquia, aveva accusato forti dolori alla testa, febbre, sangue nella saliva e nell'orina; ha dunque richiesto assistenza medica al centro di salute del carcere. Il medico preposto ha atteso una settimana prima di ordinare il suo trasferimento ad un centro medico adeguato. Nonostante il suo delicato stato di salute, l'INPEC, il sinistro Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario (coinvolto in numerosi scandali per connivenza con i detenuti paramilitari) ha solo somministrato un farmaco per far diminuire le febbre ed un antidolorifico.
La mattina del 6 settembre Alexander Martínez è morto in prigione, fra atroci dolori, in seguito ad un arresto cardiaco. Negli ultimi 4 anni sono già 50 i carcerati morti nel carcere di Bellavista; nel corso del 2012 sono morti 81 detenuti sotto custodia dell'INPEC, nelle carceri dello Stato colombiano. Alexander aveva 35 anni e 4 figli, e aveva scontato 26 dei 51 mesi di carcere cui era stata condannato; la burocrazia, la terziarizzazione, la riduzione dei funzionari dell'infermeria del carcere di Bellavista, e soprattutto l'accanimento repressivo lo hanno ucciso.
Ma i colpevoli vanno ricercati anche nel governo colombiano, che da oltre un mese, ovvero dall'inizio della protesta carceraria nel paese, nega qualunque possibilità di dialogo con le associazioni in difesa dei diritti dei detenuti ed i comitati dei detenuti stessi, impedendo di fatto la soluzione dell'insostenibile situazione carceraria del paese.
14/09 - Regime colombiano condanna Joaquín Pérez Becerra, direttore di ANNCOL
Joaquín Pérez Becerra, giornalista, direttore ed editore dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia (ANNCOL), arrestato il 21 aprile del 2011 appena sbarcato all'aeroporto venezuelano di Maiquetía e poi consegnato illegalmente allo Stato terrorista della Colombia, è stato condannato da un tribunale di Bogotá per "associazione a delinquere aggravata".
A dimostrazione della totale irregolarità del processo, il fatto che tra le "prove" utilizzate risultino dati dei fantomatici pc del Comandante
Raúl Reyes, manipolati innumerevoli volte e precedentemente dichiarati inutilizzabili dalla Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia; gli avvocati ricorreranno in appello alla sentenza.Il giornalista, sopravvissuto al genocidio contro l'Unión Patriótica (movimento politico che ha visto oltre 5000 suoi militanti e dirigenti assassinati dal terrorismo di Stato colombiano), fu costretto a riparare in Svezia, paese che successivamente gli concesse la cittadinanza.La sua condanna, secondo quanto affermato dallo stesso Joaquín. "è una sentenza politica e dimostra che la giustizia colombiana non è indipendente, poiché accetta prove truccate, estemporanee e contaminate dalla magistratura inquirente".In questo momento la condanna di Joaquín assume un preciso significato, anche simbolico: finché saranno negate la libertà di espressione e di comunicazione, non potrà essere garantita in Colombia una reale inclusione politica, presupposto essenziale per la costruzione della vera e duratura pace cui tutto il popolo colombiano, legittimamente, aspira.
16/09 - Detenuto per alcune ore Andrés Gil, portavoce della Marcia Patriottica
Andrés Gil, portavoce e membro della Giunta Nazionale del movimento ‘Marcia Patriottica', è stato illegalmente arrestato lo scorso 13 settembre all'aeroporto internazionale El Dorado di Bogotá, mentre era in procinto di partire per Barcellona, in occasione del tour di presentazione della Marcia in Europa.
Dall'aeroporto è stato condotto alla stazione della Polizia Metropolitana in Corso Caracas a Bogotá, e lì è stato detenuto per alcune ore, per essere successivamente lasciato in libertà.
Andrés Gil, che era accompagnato da Piedad Córdoba e dal leader universitario David Florez, anch'essi portavoce del movimento, ha denunciato i maltrattamenti subiti ed il carattere persecutorio e provocatorio dell'arresto.
I portavoce della Marcia sono in questi giorni in viaggio per l'Europa, dove saranno protagonisti di un esteso tour internazionale che giungerà anche in Italia, con lo scopo di diffondere i contenuti politici del movimento e stringere relazioni con le forze politiche, sociali e sindacali europee.
Piedad Córdoba ha annunciato azioni giudiziarie e ha dichiarato che quest'episodio rappresenta "un pessimo inizio per i dialoghi di pace, dove si è annunciato più volte che sarebbero stati garantiti i diritti di chi esige una soluzione politica del conflitto".
Ma l'accusa più grave che muove l'ex senatrice è che "se non ci fossimo mossi con prontezza, probabilmente Andrés oggi sarebbe desaparecido; questo lo denunceremo a livello internazionale".
Come se non bastasse, le forze repressive del regime colombiano hanno arrestato negli ultimi giorni diversi dirigenti della ‘Marcia Patriottica' nell'Antioquia, con l'accusa di "terrorismo", e la Polizia ha annunciato nuovi, imminenti arresti.
Mentre il popolo colombiano e tutto il mondo guardano con occhi speranzosi ai dialoghi fra l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ed il governo Santos, quest'ultimo dimostra di avere tutte le intenzioni di proseguire sulla strada di sempre, stigmatizzando e attaccando in ogni modo qualunque forma di opposizione. L'oligarchia, che parla di "pace" ma continua a suonare i tamburi di guerra, promette di far fare alla ‘Marcia Patriottica' la stessa fine dell'Unión Patriótica, di cui vennero sterminati dal terrorismo di Stato oltre 5000 dirigenti e militanti.
19/09 - Contadini nel Bolívar denunciano nuove minacce di sfollamento forzato
L'ASOCAB, un'associazione contadina che raggruppa 120 famiglie residenti nella tenuta di Las Pavas, nei pressi di El Peñón, dipartimento di Bolívar, ha denunciato pubblicamente le continue aggressioni dell'azienda di produzione di palma da olio "Aportes San Isidro", supportata dall'organizzazione "Nuevo Liderazgo Campesino" (affiliata alla filo padronale e venduta CGT, la Confederazione Generale dei Lavoratori) nei confronti dei contadini che, dopo esser stati espulsi dalle loro terre otto anni fa, vi hanno fatto ritorno lo scorso maggio.
Scopo dichiarato di quest'azienda è quello di sostituire le coltivazioni tradizionali con l'agrobusiness delle palme, mandando via i lavoratori dalle terre riconquistate dopo dure lotte, indebolendo il processo comunitario di rivendicazione dei propri diritti, e attentando alla loro sicurezza alimentare; il periodo di semina terminerà infatti fra poche settimane, e se le operazioni non saranno concluse i contadini non avranno di che sfamarsi per il resto dell'anno.
Le intimidazioni fisiche e verbali proseguono da mesi, in particolare da parte di Mario Marmol Montenero, sedicente amministratore dell'azienda (in realtà paramilitare mai smobilitato), che minaccia i contadini (è il colmo!) di sbatterli in prigione se non se ne vanno dalle loro stesse terre.
Le terre migliori in Colombia sono ambitissime dalle grandi imprese che, con l'appoggio di poliziotti e magistrati compiacenti, e utilizzando manodopera paramilitare, schiacciano i contadini poveri e forzandoli ad allontanarsi dalle loro proprietà; sempre più, lo stato colombiano dimostra di essere il comitato d'affari dei ricchi possidenti ai danni del popolo.
21/09 - Il giornale "Voz" pubblica intervista al comandante delle FARC Timochenko
Il settimanale colombiano "Voz" ha pubblicato, lo scorso 19 settembre, un'intervista al Comandante in Capo dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, Timoleón Jiménez, realizzata dal direttore Carlos Lozano.
"Siamo sempre stati disposti alla ricerca di soluzioni che siano diverse dalla guerra", afferma il Comandante, ribadendo che, nonostante Santos sia stato uno dei protagonisti della "Sicurezza Democratica" come ministro della Difesa di Uribe, poi perpetuata da Presidente, "qualunque colombiano direbbe che il vero rischio è la guerra e non il dialogo".
Lozano chiede poi quale sia la posizione dell'insorgenza sulla proposta, avanzata da vari settori che appoggiano il dialogo, di tregua e cessate il fuoco durante i dialoghi: "Siamo completamente d'accordo", afferma Timochenko, chiarendo che "sfortunatamente l'oligarchia colombiana preferisce che i dialoghi abbiano luogo nel bel mezzo dello scontro militare".
Infine, il Comandante definisce quale sia la proposta politica delle FARC ai colombiani, all'atto di cominciare il dialogo: "Mobilitarsi per la fine definitiva del conflitto. La guerra o la pace sono questioni che riguardano tutti i colombiani e siamo tutti obbligati a pronunciarci. Il governo pretende che i dialoghi si realizzino esclusivamente fra i suoi e i nostri portavoce, con estrema discrezione"; vale a dire, " che si disconosca ancora una volta la popolazione colombiana, che ci si accordi alle sue spalle nel solo interesse e per la sola convenienza delle multinazionali, dei banchieri, dei proprietari di aziende o di latifondi. La grande maggioranza dev'essere ascoltata e occorre tener in gran conto la sua opinione".
L'insorgenza colombiana siede al tavolo dei dialoghi, seppur consapevole della doppiezza dell'oligarchia colombiana e delle innumerevoli trappole da essa approntate, perché vede nella pace "la bandiera dei rivoluzionari". Solo un'ampia partecipazione e pressione popolare può favorire e contribuire a garantire un esito positivo al processo in corso.
24/09 - Marcia Patriottica chiede di partecipare ai dialoghi fra FARC e governo
L'ex senatrice Piedad Córdoba ha dichiarato che il movimento ‘Marcia Patriottica', del quale è una dei portavoce, manifesta un pieno appoggio all'importante sforzo rappresentato dai dialoghi esplorativi fra le FARC ed il governo, aggiungendo però che la soluzione non si può limitare esclusivamente ad accordi fra le parti in guerra.
‘Marcia Patriottica' esige dunque che si garantisca la più ampia partecipazione della società colombiana ai dialoghi, e a tale fine richiede la partecipazione diretta della ‘Marcia' e del movimento popolare al tavolo dei dialoghi.
"L'annuncio del difficile cammino di dialogo non rappresenta la fine del conflitto e dello scontro sociale", ha ribadito la ex senatrice, che chiama "all'approvazione sociale della soluzione politica e della pace con giustizia sociale", dando continuità alle iniziative delle comunità contadine, indigene ed afrodiscendenti attraverso la realizzazione di Costituenti Regionali che confluiscano poi in un'Assemblea Nazionale Costituente.
Affinché si costruisca una pace giusta e duratura non è sufficiente che le parti in conflitto cessino le attività militari, giacché devono essere risolte pure le contraddizioni che affossano il paese: quelle economiche e sociali, innanzitutto.
Ma anche l'attuale sistema di delega e rappresentanza, totalmente delegittimato dalla gigantesca astensione, dal voto di scambio, dal voto estorto e dai continui brogli elettorali, dev'essere abbattuto e sostituito da nuovi strumenti, che permettano la reale partecipazione popolare ai processi decisionali del paese e che sviluppino ed estendano forme ed istanze di democrazia diretta.
27/09 - Ex capi paramilitari ribadiscono la loro complicità con Uribe
Gli ex capi paramilitari Freddy Rendón, alías "el Alemán", e Raúl Hasbún, alías "Pedro Bonito", hanno accusato Álvaro Uribe Vélez di essere il mandante degli omicidi dei fratelli Castaño, e hanno presentato nuove circostanziate accuse nei confronti di massimi rappresentanti dello Stato colombiano, politici, grandi imprenditori e militari, definiti come "gli uomini dietro il paramilitarismo".
El Alemán ha affermato che "il paese deve sapere la verità sulle responsabilità della guerra", che i paramilitari non avrebbero potuto scatenare "se non avessero potuto contare con il finanziamento e l'appoggio" della classe imprenditoriale, citando anche la multinazionale Chiquita Brands.
Inoltre, l'ex capo paramilitare ha assicurato che settori della politica "hanno operato per garantire il nostro appoggio ai militari, altrimenti gli sarebbe stato impossibile sostenere la guerra con le FARC".
"Lo Stato ci ha armato e ci ha convinto che l'unica soluzione era la guerra", assicura Raúl Hasbún, che segnala che la Chiesa è stata coinvolta nel paramilitarismo e non solo come mediatrice: "La Chiesa ha voluto il paramilitarismo", ha chiarito, citando il vescovo di Urabá, Isaías Duarte Cancino, come esponente ecclesiastico che ha partecipato direttamente al conflitto.
Per regolare i conti fra diverse bande, inoltre, secondo i due capi paramilitari un ruolo importante è stato giocato dal generale Mario Montoya, piazzato da Uribe all'ambasciata in Repubblica Dominicana dopo essersi dovuto dimettere dall'Esercito per via dello scandalo dei cosiddetti "falsos positivos", leggasi assassinii extragiudiziari di giovani civili attirati in imboscate con false promesse di posti di lavoro. Lo stesso Montoya che ha tirato fuori dal carcere "Danielito", all'epoca capo della banda di Envigado, affinché agisse impunemente contro gruppi rivali di quelli di Uribe.
I capi paramilitari rivelano ogni giorno un pezzo del puzzle di corruzione, malaffare, terrorismo di Stato e complicità con i paramilitari, che descrive la trama nera del narco-expresidente Uribe, trafficante di stupefacenti per vocazione familiare, mafioso e complice di assassini e criminali di ogni sorta per tradizione politica, a capo del paese per otto sanguinosi anni, in cui lo sviluppo del paramilitarismo è proseguito senza sosta e la guerra scatenata contro il popolo ha subito un'accelerazione mai vista prima.
01/10 - Associazione contadina denuncia crescente repressione nell'Antioquia da parte dell'esercito
L'Associazione Contadina di Ituango ha denunciato pesanti violazioni al Diritto Internazionale Umanitario nella frazione di La Granja del comune Ituango, nel dipartimento di Antioquia, commesse dall'Esercito ai danni dei contadini.
In particolare, truppe della Brigata Mobile 18 dell'Esercito occupano il luogo conosciuto come monte Colombia, e l'insediamento di Yolombó, con grave danno per il lavoro degli agricoltori.
I contadini denunciano inoltre il blocco alimentare che subiscono alcune comunità di Ituango, di cui è responsabile il colonnello dell'Esercito Gonzalo Antonio Gómez Amaya; tra le svariate angherie commesse, l'Esercito colombiano controlla e limita rigidamente la quantità di cibo che i contadini possono comprare. Inoltre, i soldati esigono arbitrariamente dai contadini anche una copia della carta d'identità ed il numero di telefono, spesso poi utilizzato per molestare le donne delle comunità; pattugliamenti vengono inoltre svolti da persone col volto coperto da passamontagna, in una commistione tra militari e paramilitari che non teme smentita di sorta.
Militari e paramilitari sono le due facce della stessa medaglia, quella del terrorismo di Stato, che prosegue imperterrito il suo lavoro sporco di guerra contro il popolo a tutto vantaggio di latifondisti e multinazionali, che vogliono ad ogni costo impossessarsi delle risorse del paese.
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