www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 13-11-12 - n. 429

da www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 13/11/2012 - Clamori dalla Colombia!
 
24/10 - FARC propongono l'elaborazione di un trattato per la regolarizzazione del conflitto
Attraverso un comunicato firmato dal Comandante in Capo dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, Timoleón Jiménez, l'insorgenza ha risposto ad una sollecitazione di "Colombiani e Colombiane per la Pace", che in una lettera diretta alle parti in conflitto invitava a lavorare ad un accordo speciale per "avanzare verso la pace proteggendo la popolazione civile".
"Come integranti delle FARC-EP", asserisce il Comandante, "condividiamo con CCP la
convinzione della urgente necessità di ottenere una risoluzione concertata, e analizzata attentamente, dei diversi punti che risultano problematici per la popolazione civile all'interno dello scenario di guerra che si sviluppa nel nostro paese. Condividiamo anche la preoccupazione non solo per il prolungarsi nel tempo di questo scontro", prosegue, "ma anche per il degrado che ha sofferto il conflitto con l'introduzione, la creazione e l'appoggio di gruppi paramilitari, talvolta aperto, talvolta occultato da parte di diversi organismi dello Stato, e le gravi violazioni alla dignità umana commesse dalle Forze Armate, riconosciute ma ipocritamente denominate 'falsi positivi'".
Qualora non sia possibile concludere il conflitto attraverso questi dialoghi, afferma "Timochenko", che si proceda alla "realizzazione di un trattato di regolarizzazione della guerra, che includa la questione dell'uso e impiego bilaterale di esplosivi e di operazioni di bombardamento indiscriminato in zone densamente popolate, il dar seguito alle denunce delle vittime e il trattamento degno dei nostri prigionieri nelle carceri".
Di fatto, come soleva affermare Nelson Mandela, "sono sempre gli oppressori a dettare i termini della lotta, non gli oppressi"; e nel caso della Colombia, è stato proprio l'uso della violenza contro la popolazione inerme da parte dell'oligarchia la condizione che ha reso possibile la formazione dell'insorgenza. Qualora le trattative falliscano, il raggiungimento di un accordo per un'umanizzazione del conflitto sarebbe un risultato comunque auspicabile; ma per ottenerlo occorre che entrambe le parti in conflitto siano d'accordo, e rispettino i patti; e che il regime colombiano riconosca all'insorgenza lo status di parte belligerante. Sarà in grado l'oligarchia di fare quello che non ha mai fatto in un secolo e mezzo di dominazione?
 
27/10 - FARC: E' il momento della partecipazione popolare al processo!
In un comunicato diffuso dall'Avana lo scorso 26 ottobre, le FARC hanno criticato il ruolo dei media oligarchici e filo-governativi, prospettando l'apertura "di uno spazio veritiero, efficiente e opportuno" che attraverso mezzi di comunicazione democratici permetta "una conoscenza certa dell'andamento del processo".
"Nell'accordo generale" sottoscritto con il governo Santos, si afferma nel comunicato, "è chiaramente prevista la possibilità che altri attori dello scontro politico e sociale possano confluire nel processo in un determinato momento", ed è anche evidente che non potrà in alcun modo essere ignorato uno nei nodi centrali dell'accordo, quello delle vittime del terrorismo di Stato, che è essenza e causa del fenomeno.
"L'agenda dell'Avana è breve ma profonda; i suoi propositi non sono formali, essa prospetta obiettivi di fondo", ammonendo la controparte che "non ci sono agende parallele né occulte da parte dell'insorgenza; quindi, terminato il momento della discrezione e della riserva dei dialoghi esplorativi, comincia quello della partecipazione cittadina, quello degli interscambi franchi di fronte al paese, dove discrezione non può essere sinonimo di segreto".
Nella seconda parte del comunicato le FARC affrontano il tema agrario, manifestando che "il diritto alla terra va molto al di là del diritto al suolo, o a alla sua titolarità; si tratta di un diritto di riappropriazione collettiva, sociale del territorio, come parte essenziale del diritto alla vita".
Infine l'insorgenza difende il concetto di sovranità territoriale, che è relazionato al tema delle risorse minerarie ed energetiche nell'attuale modello di sviluppo.
La guerra mediatica prosegue senza sosta, e l'oligarchia muove tutti i suoi mezzi di propaganda per occultare la verità e manipolare l'informazione a proprio vantaggio; e solo l'attenzione e l'attiva partecipazione popolare al processo permetteranno di monitorare e rendere pubblico il reale andamento dei dialoghi.
 
31/10 - Santos: "Uribe ha cercato i dialoghi con le FARC per cinque anni!"
Il presidente Juan Manuel "Jena" Santos, in occasione dell'assemblea del "partito della U", ha attaccato duramente il suo narco-predecessore (nel governo del quale era ben lieto di occupare la poltrona di ministro della Difesa).
Santos afferma di essere sorpreso dal fatto che i dialoghi con le FARC provochino ribrezzo e orrore ad Uribe e ai suoi sodali, "visto che hanno cercato per cinque anni di fare lo stesso!"
Testimone di questa ricerca è il suo attuale negoziatore, Frank Pearl; Santos afferma anche che c'erano quattro luoghi "sul punto di essere trovati" per queste negoziazioni, e che si chiese al Brasile di fare da intermediario. "Ci sono carte scritte a questo proposito, e prive di qualunque precondizione", ha concluso.
Le baruffe fra Santos e Uribe riflettono le contraddizioni in seno alle classi dominanti fra il narco-latifondismo uribista e l'oligarchia col "pedigree" rappresentata da Santos; ma nel circo (dove oranghi e scimpanzé smettono di azzuffarsi non appena gli interessi di classe o la sudditanza agli Stati Uniti lo pretendono, come dimostra la convivenza al governo), Santos dice una cosa che smentisce la fantasiosa ipotesi (sbandierata da pseudo-analisti di ogni dove) che i dialoghi siano il frutto di una presunta débâcle militare delle FARC; e ridicolizza, per l'ennesima volta, le chiacchiere su inesistenti "differenze di fondo" fra Uribe e Santos. Quest'ultimo, come il suo predecessore, perpetua imperterrito la guerra sporca del regime contro il popolo colombiano.
 
01/11 - Paramilitarismo di stato terrorizza la popolazione nel Meta
Nell'ultima settimana diverse organizzazioni colombiane di difesa dei diritti umani hanno denunciato lo sfollamento forzato di diverse famiglie nel dipartimento del Meta, dove solo nel mese di settembre sono stati assassinati 11 leaders contadini.
Le pressioni, intimidazioni e persecuzioni denunciate nei diversi municipi del Meta portano la firma del gruppo paramilitare "Libertadores de Vichada", una delle tante sigle con cui operano i riciclati terroristi di Stato dopo la fantomatica "smobilitazione" delle "Autodifese".
I "nuovi" paramilitari, chiamati eufemisticamente "bacrim" (bande criminali) dal governo, si accaniscono contro le comunità rurali ed urbane, e in particolar modo contro lavoratrici sessuali, persone farmaco-dipendenti e leaders sociali, mostrando il loro carattere classista e fascista funzionale alla guerra sporca contro il popolo promossa dall'oligarchia.
In questo caso, nel Meta, sono stati colpiti diversi dirigenti comunitari che avevano denunciato forti pressioni da parte di compagnie dedite al saccheggio delle risorse agricole e minerarie, a riprova -semmai ce ne fosse ancora bisogno- della simbiosi organica e strategica tra paramilitarismo, Stato e multinazionali, e relegando la tanto celebrata legge della "restituzione delle terre" nell'alveo dei grandi falsi promulgati dal regime per ingannare il popolo ed edulcorare la sistematica repressione incentivata dal fascista "Jena" Santos.
Di fronte alle menzogne ed alle trappole "legali" di politicanti ed azzeccagarbugli di regime, le masse popolari colombiane, sempre più organizzate ed unite, non sono più disposte a lasciarsi passivamente calpestare, ed hanno deciso, come dimostra la straordinaria crescita qualitativa e quantitativa di movimenti come la Marcia Patriottica, di riprendersi il proprio presente per costruire un futuro di giustizia sociale.
 
04/11 - Dove sono le 100.000 case promesse da Santos agli sfollati?
Per cercare di arginare la sua vistosa emorragia di consensi, sei mesi fa il governo Santos annunciò, in pompa magna, la consegna di "centomila case gratuite per milioni di colombiani" costretti a vivere in baracche, in condizioni sanitarie terribili.
Tutto quel che è accaduto è la promulgazione della Legge 1537, dello scorso giugno, ennesimo strumento tanto farraginoso nella realizzazione del suo oggetto, quanto ben oliato nel garantire libertà di manovra ai politici corrotti (ossia la quasi totalità dei politici del Congresso colombiano), che si intascano agilmente i sussidi per la casa.
Per il resto il Ministro per la Casa, Vargas Lleras (ça va sans dire, indagato per parapolitica) racconta favolette ai contadini che sopravvivono a malapena in condizioni di estrema indigenza, e a tutt'oggi le case gratis rappresentano l'ennesimo imbroglio del governo.
Ci guadagnano gli imprenditori edili, finanziatori delle sue campagne elettorali, che ottengono succulenti appalti, anticipi, finanziamenti dal sistema creditizio; ci perdono, come sempre, gli sfollati e le vittime della violenza paramilitare e del terrorismo di Stato.
Dei sussidi di 25 milioni di pesos (circa 10.600 euro) assegnati nel giugno 2007, non il becco di un quattrino è arrivato agli sfollati a più di cinque anni di distanza; e 3,2 miliardi di pesos (circa 1.360.000 euro) rimangono nelle casse di Fonvivienda e nella Cassa di Compensazione, a disposizione dei politici corrotti che li fanno fruttare e, quando possibile, se li intascano bellamente.
Gli sfollati oggi ricevono solo promesse dal regime oligarchico, pronto ad incarcerare, far sparire e assassinare chi protesta per questa intollerabile ingiustizia; anche per questo riteniamo che l'unica pace possibile sia quella accompagnata dalla Giustizia Sociale, l'opposto dialettico e superamento delle gigantesche contraddizioni che vive il paese.
 
10/11 - Polizia colombiana autorizzata all'impiego di nuove armi di repressione e tortura
La polizia colombiana ha ottenuto l'autorizzazione legale all'utilizzo di nuove armi per reprimere cortei e manifestazioni popolari.
Tali armi, dalla sinistra denominazione di "armi a letalità ridotta", sono fondamentalmente di tre tipi: meccaniche (fucili lanciagas o a proiettili di gomma, reti di nylon, agenti irritanti), chimiche (sostanze irritanti) ed acustiche (granate a stordimento, granate di luce e suono, dispositivi acustici per lunghe distanze).
Inoltre, la sbirraglia antisommossa di regime, già alle cronache negli ultimi anni per aver ucciso diversi manifestanti (per lo più giovani e giovanissimi), potrà impiegare dispositivi di controllo elettrici e ausiliari: tonfa (tristemente famoso anche in Italia per essere stato utilizzato dagli agenti che hanno assalito la scuola Diaz durante il G8 di Genova), pistole elettriche ed armi da shock.
Questa decisione conferma le brutali intenzioni del regime colombiano, al di là delle chiacchiere di Santos e in spregio alle ratifiche dei vari trattati internazionali firmati in materia di Diritti Umani.
Il quadro si completa con la prossima approvazione del Foro Militare, strumento per l'impunità e l'autoassoluzione dei crimini perpetrati dalle Forze Armate; e, scandalosamente, proprio a questi criminali il governo italiano si è rivolto per una collaborazione in campo militare!
 
13/11 - La Colombia acquisterà droni e tecnologia militare da Israele
Il presidente colombiano "Jena" Santos ha annunciato l'acquisto di armi da guerra e aerei militari, comprese aeronavi senza pilota (i cosiddetti droni) per "rinforzare la propria strategia di difesa e la propria sicurezza".
"Nei prossimi mesi avremo più aerei da trasporto, armamenti più sofisticati e precisi, più capacità di intelligence e aerei privi di pilota", ha affermato Santos, che intende acquistare 4 droni da Israele e prevede l'installazione di 4 nuovi radar in punti chiave del territorio nazionale.
Santos smentisce, per inciso, quanto affermato dal ministro della Guerra, Juan Carlos Pinzón, che aveva dichiarato che la Colombia "sta fabbricando" radar e droni.
Lo scorso 13 settembre, benché fosse già nota l'apertura di dialoghi di pace fra le FARC ed il governo, il Congresso aveva approvato una spesa militare per il prossimo anno di circa 14,5 miliardi di dollari, rispetto ai 12,762 stanziati nel 2012, equivalente ad un aumento percentuale del 12,6%.
I 1604 milioni in più saranno destinati, secondo il ministro Mauricio Cárdenas, "all'acquisizione di nuove apparecchiature e nuove tecnologie"; inoltre, gli attuali 450.000 membri delle Forze Armate diventeranno 470.000.
Da oltre trent'anni sono noti i rapporti fra il narco-stato colombiano e l'entità sionista; in tempi recenti tali rapporti si sono ulteriormente rafforzati, tanto che il viceministro degli Esteri d'Israele ha definito la Colombia come "la porta d'accesso d'Israele a tutto il continente".
L'essenza guerrafondaia del regime colombiano, che si esprime a chiare lettere quando si rifiuta -contro ogni logica- di accettare un cessate il fuoco bilaterale, è ulteriormente evidenziata dalla corsa agli armamenti e dall'aumento di operativi che, fra l'altro, pesano in modo abnorme sul bilancio statale.
A questo punto, la domanda cruciale non può che essere una: se, come sostengono i media oligarchici, gli alti generali, i politicanti di ogni risma e lo stesso Santos, le FARC sono internamente "divise" e "decomposte", "strategicamente sconfitte" e "sostanzialmente allo sbando", come si spiegano l'ennesimo aumento della spesa militare, l'acquisto di armamento di punta e l'incremento di basi ed effettivi militari stranieri? Qualcosa non torna, ed è facile intuire che la verità non risiede certamente al Palacio de Nariño.
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.