www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 09-12-12 - n. 433

da www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 06/12/2012 - Clamori dalla Colombia!
 
15/11 - Paramilitari di stato massacrano dieci contadini nell'Antioquia
In questi giorni si è consumato un altro sanguinoso episodio che aggrava la tragedia del genocidio di Stato contro il popolo colombiano: a Santa Rosa De Osos, cittadina di 35.000 abitanti nel nord del dipartimento di Antioquia, dieci contadini sono stati massacrati da una banda di paramilitari.
La responsabilità del massacro è stata attribuita dalle autorità colombiane a Los Rastrojos, indicandola come una banda criminale dedita al narcotraffico ed alle estorsioni, nel ridicolo tentativo di mantenere limpida la facciata del governo Santos, responsabile delle sofferenze di milioni di colombiane e colombiani.
Tuttavia, gli stessi abitanti della zona hanno segnalato che i responsabili appartengono ad un gruppo paramilitare che, oltre a muoversi alla luce del Sole con la complicità delle autorità civili e militari, vanta altresì influenti amicizie fra i clan politici della regione. Appare dunque chiaro come questo crimine si inserisca nella lunga lista di eliminazioni di contadini, lavoratori e poveri che caratterizza la fantomatica "pax santista", una pace funzionale unicamente agli interessi di latifondisti e multinazionali che rappresentano la base di potere del regime narco-paramilitare colombiano.
Questo ennesimo atto di guerra compiuto ai danni delle masse popolari, in un territorio che già aveva denunciato la crescente repressione dell'Esercito, non fa che palesare per l'ennesima volta come truppe regolari e squadracce para-militari non siano che due facce della stessa medaglia al servizio del terrorismo di Stato, e come sia sempre più urgente una reale partecipazione popolare al processo di pace nel tentativo di costruire una Nuova Colombia con giustizia sociale.
 
17/11 - Dipartimento del Chocó completamente paralizzato da sciopero armato delle FARC
Il governatore dello strategico dipartimento del Chocó, Oscar Gamboa, ha riconosciuto che la totalità del trasporto pubblico è paralizzata da diversi giorni in seguito allo sciopero decretato dalle FARC fino al 17 novembre.
Di fronte all'evidenza della situazione, che dimostra come il millantato controllo del territorio da parte delle forze di sicurezza del regime sia in realtà una bufala propagandistica, e la presunta debolezza della guerriglia nient'altro che un'eterna chimera dell'oligarchia, il parolaio ministro della Guerra Pinzón non ha trovato di meglio che annunciare l'aumento degli effettivi militari nel dipartimento, nel quadro di un ulteriore incremento della spesa militare prevista per i prossimi anni. Il ministro ha invitato i colombiani a non seguire i piani della guerriglia, affermando che si tratta di uno "sciopero di carta".
Il ministro non vede l'ora di fare a pugni con la guerriglia, o meglio di mandare altri a farlo, rimanendo in luoghi ben protetti dai quali, in cambio, si lascia spesso andare a dichiarazioni che fanno a pugni con la realtà. Questo suo patetico approccio da sbruffone, che si atteggia a condottiero militare, non fa che aumentare la mancanza di credibilità del regime tra la popolazione, che in un autentico boom di dichiarazioni spontanee ha manifestato come l'unica cosa "di carta" sia proprio il tracotante ministro.
Una vera perla di "coerenza" per tutto il governo Santos, che mentre afferma di voler dialogare con la guerriglia all'Avana si rifiuta di firmare un logico cessate il fuoco bilaterale, ed affida ad un personaggio caricaturale come Pinzón le ipocrite lamentele per le conseguenze di un conflitto che lui stesso afferma di voler proseguire ed incrementare di intensità.
 
19/11 - Mercenario israeliano Klein: Ho addestrato paramilitari per conto di Uribe e dell'esercito
In teleconferenza con i magistrati di Giustizia e Pace del Tribunale Superiore di Bogotá, il mercenario israeliano Yair Klein ha rilasciato alcune scottanti dichiarazioni relative alle relazioni fra militari e paramilitari colombiani, chiarendo che uno dei latifondisti che gli hanno richiesto l'addestramento dei paramilitari 24 anni fa "è poi diventato Presidente della Repubblica".
Non è affatto difficile immaginare che questo mercenario -esercitatosi per anni in attività terroriste contro i palestinesi (fu tra i massacratori di Sabra e Chatila)- si riferisca al narco ex presidente Álvaro Uribe Vélez, all'epoca dei fatti senatore.
Klein ha spiegato nel dettaglio come è iniziato il processo di addestramento dei nascenti gruppi di paramilitari, che ha portato alla conformazione delle famigerate AUC, confermando che tanto l'Esercito quanto il DAS, la polizia politica alle dirette dipendenze del Presidente, erano perfettamente a conoscenza del suo lavoro, e segnalando di aver potuto vedere di persona in diverse occasioni il sostegno garantito da questo organismo.
Klein ha infine chiarito che il pagamento dei suo "servizi" è avvenuto per mezzo dell'Esercito e del Ministero dell'Agricoltura.
E' un dato acclarato che la creazione di gruppi paramilitari in Colombia fu promossa, equipaggiata e finanziata da latifondisti, militari, servizi segreti e grandi imprenditori, al fine di disporre di un mortifero apparato utile ad applicare il terrorismo di Stato per espellere i contadini dalle proprie terre, poi usurpate, e condurre la guerra sporca in chiave antisindacale e contro insorgente. E proprio Álvaro Uribe, narcotrafficante latifondista di Medellín, ha contribuito in maniera determinante alla diffusione sul territorio nazionale e all'organizzazione in cartelli di tali gruppi di mercenari e assassini, colpevoli dei più atroci crimini contro il martoriato popolo colombiano.
 
21/11 - FARC annunciano un cessate il fuoco unilaterale per due mesi
 "Il Segretariato delle FARC-EP, raccogliendo l'immenso clamore di pace dei più diversi settori del popolo colombiano, ordina alle unità guerrigliere in tutta la geografia nazionale di cessare ogni tipo di operazioni militari offensive contro la forza pubblica e le azioni di sabotaggio contro l'infrastruttura pubblica o privata durante il periodo compreso fra la mezzanotte del 20 novembre del 2012 e la mezzanotte del 20 gennaio del 2013".
Questo è l'incipit dell'ultimo comunicato emesso dal Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP il 19 novembre scorso, che annuncia un cessate il fuoco unilaterale "necessario affinché le parti che iniziano il dialogo raggiungano il proposito desiderato da tutti i colombiani".
Benché quella del cessate il fuoco bilaterale fosse l'opzione più ragionevole per iniziare in un clima adeguato i dialoghi di Pace all'Avana, e nonostante le reiterate richieste in questo senso da parte dell'insorgenza, il governo si è sempre fermamente rifiutato di prendere in considerazione questa ipotesi; nel documento si richiede al regime di cessare "la guerra sociale imposta con le sue riforme e leggi di miseria e di fame", in riferimento alle aberranti politiche neoliberiste di Santos, che in piena continuità con il narcogoverno Uribe massacra il popolo e quel poco che resta di stato sociale con controriforme dagli impatti devastanti.
Il comunicato si chiude ribadendo che "il popolo ha il diritto di prendere la parola nei tavoli di conversazione per tracciare il destino della Colombia".
Mentre l'insorgenza, coerentemente con il perseguimento di una pace con giustizia sociale, dichiara un cessate il fuoco unilaterale, il regime colombiano, guerrafondaio fino al midollo, prosegue nella sua guerra sporca investendo cifre spropositate dell'erario nel business della guerra, e abbattendo la mannaia dei tagli e delle privatizzazioni sulla società colombiana.
 
23/11 - Spagna: Cade montatura giudiziaria contro oppositori al regime colombiano
Con una sentenza in cui sono state rimosse le misure cautelari precedentemente adottate ed annullata la richiesta di estradizione emessa dallo Stato terrorista colombiano nei confronti di Leyla Ordóñez, il Tribunale Nazionale dello Stato spagnolo ha di fatto decretato il fallimento della procura colombiana nella sua guerra sporca contro i difensori dei diritti umani in Spagna.
Leyla Ordóñez, cittadina colombiana attivista per i Diritti Umani e rifugiata politica in Spagna da oltre 10 anni, era arrestata il 15 febbraio del 2011 in virtù di un mandato emesso dalla procura colombiana con l'accusa di banda armata, accusa formulata sulla base delle "fantomatiche" prove informatiche estrapolate dai computer del comandante delle FARC-EP Raul Reyes, sequestrati dopo il bombardamento ed il massacro compiuto a Sucumbíos (in territorio ecuadoregno) nel marzo del 2008 dall'Esercito colombiano.
Nonostante le prove "informatiche" procedenti dai computer siano state dichiarate nulle dalla Corte Suprema della Colombia nel maggio 2011, la persecuzione, le montature/provocazioni giudiziarie e la guerra contro gli oppositori e le voci scomode che denunciano i crimini dello Stato colombiano sono continuate, trovando l'eco entusiasta dei media borghesi dei paesi complici o proni agli interessi dell'imperialismo. La sentenza che dichiara l'estraneità di Leyla Ordóñez, come dell'internazionalista spagnola Remedios García (assolta 3 mesi fa) dalle accuse di "terrorismo" va comunque ad intaccare la propaganda fascista del regime colombiano, la stessa utilizzata dal governo di "Jena" Santos che sbandiera il dialogo ma continua ad implementare la guerra antipopolare sulle orme del suo narco-predecessore Uribe.
 
25/11 - Rubati i dossier sulla corruzione della polizia al parlamentare Ivan Cepeda
Il parlamentare oppositore e difensore dei diritti umani Iván Cepeda, ha denunciato il furto e la manomissione di alcuni importanti documenti riguardanti Mauricio Santoyo, generale attualmente in carcere ed ex capo della sicurezza di Uribe. I documenti, riguardanti questo ed altri casi di corruzione all'interno della Polizia colombiana, erano custoditi nella sede del Congresso. Dopo essere state avvertite dell'accaduto, le autorità hanno riscontrato che le telecamere di sorveglianza del Congresso risultano non funzionanti da giorni su tutto il quarto piano, quello in cui si trova appunto l'ufficio di Cepeda. Secondo il deputato la situazione è direttamente collegata al lavoro di inchiesta e denuncia dei crimini di Santoyo in sede parlamentare. Ad ogni modo ha preannunciato inattese ed importanti novità, che emergeranno nel corso della seconda parte del dibattimento sul caso Santoyo, sul sistema di promozioni irregolari all'interno della Polizia e delle forze di sicurezza del presidente Uribe. "E' preoccupante che fatti così gravi accadano proprio nell'esercizio della nostre funzioni di supervisione politica. Mentre stiamo lavorando affinché si chiarisca la verità su molti fatti, specialmente su quelli che hanno a che vedere con la corruzione ed il paramilitarismo, dobbiamo avere delle garanzie a tutela del nostro operato", ha reclamato Cepeda.
Come sempre accade, anche questa volta la mafia uribista fa carte false per negare -e quando è il caso occultare- i propri crimini. Il narcofascista Uribe, bombardato da scandali che lo vedono in prima fila come paramilitare, corrotto e criminale di guerra, ha voluto mandare un messaggio chiaro a Iván Cepeda: stai zitto e dimenticati di inchieste (altamente compromettenti) e fascicoli, altrimenti la prossima volta a sparire potresti essere tu, facendo la fine di tuo padre (Manuel Cepeda, senatore dell'Unión Patriótica e direttore del giornale comunista Voz, assassinato dal terrorismo di Stato il 9 agosto 1994).
Ciò nonostante, la tenacia e il coraggio dei difensori dei diritti umani e dei militanti per la pace con giustizia sociale stanno aiutando in modo determinante a far emergere la verità: la Colombia è uno Stato narco-mafioso, un paese calpestato da un'oligarchia sanguinaria e governato a ferro e fuoco da un regime antidemocratico.
 
27/11 - Sicario "Vladimir" svela ruolo di DAS, esercito e USA nell'addestramento di paramilitari colombiani
Lo scorso 14 novembre la stampa colombiana ha pubblicato le dichiarazioni rilasciate dal sicario paramilitare Alonso de Jesús Baquero, alias "Vladimir", nel processo contro Ramón Isaza ("El Viejo") ed altri 4 capi paramilitari. "Vladimir" ha spiegato che all'addestramento condotto dal mercenario israeliano Yair Klein parteciparono 5 agenti del DAS, la polizia politica colombiana. Il giorno precedente Klein aveva dichiarato di aver svolto questo lavoro su mandato del narco ex presidente Uribe.
Il lavoro di Klein, spiega "Vladimir", era noto a tutti i membri dell'Esercito colombiano, e soprattutto al generale Farouk Yanine Díaz, storicamente legato ai gruppi paramilitari; fu grazie a costui che il sicario ricevette addirittura le credenziali di colonnello dell'Esercito.
Il paramilitare ha chiarito che durante gli addestramenti erano comuni le visite di ufficiali dell'Esercito e politici come il colonnello Bohórquez o il senatore Víctor Hernán Barco.
De Jesús Baquero ha dichiarato inoltre che Cesar Pérez García, ex presidente della Camera, fu il promotore del massacro di 43 persone a Segovia, municipio del dipartimento di Antioquia, per annientare con la violenza la vittoria politica dell'Unión Patriótica alle elezioni comunali.
Di supporto a questi criminali, ha precisato "Vladimir", gli USA inviarono colonnelli dalla famigerata Scuola delle Americhe, fucina di assassini al servizio della CIA macchiatisi dei più atroci crimini contro l'umanità in tutto il continente.
Da queste testimonianze emergono nuovi tasselli del macabro quadro della storia recente del terrorismo del regime: una realtà in cui i paramilitari sono parte integrante dello Stato colombiano, che è il rappresentante degli interessi e dei privilegi dell'oligarchia, abominevole miscellanea di fascismo, corruzione e narcotraffico, con la vocazione del terrorismo di Stato e della sottomissione a Washington.
 
29/11 - Ancora persecuzione nei confronti della Marcia Patriottica: Arrestati 8 suoi attivisti
Diverse associazioni e comitati per la difesa dei diritti umani hanno denunciato l'arbitrario arresto di 8 professionisti, tutti laureatisi alcuni anni fa all'Università di Caldas, con un'azione di polizia portata avanti simultaneamente a Bogotá, Manizales, Cali, Huila e Valle del Cauca, con gran dispiego di mezzi e uomini.
L'arresto risale allo scorso 22 novembre, ed i professionisti sono tutti militanti della Marcha Patriótica, alcuni anche del Partito Comunista.
Le accuse, che si basano su dichiarazioni rilasciate da presunti informatori "reinseriti nella società civile", sono le solite, trite e ritrite, che il governo scaglia verso chiunque esprima un atteggiamento di critica all'oligarchia ed ai suoi rappresentanti: "terroristi appartenenti alla guerriglia".
A ulteriore dimostrazione del carattere vessatorio e politico dell'operazione, il giudice di garanzia ha dato per certe le imputazioni, rinviando gli 8 a giudizio a tempo di record; le procrastinazioni infinite e i temporeggiamenti della "giustizia", invece, vengono riservati ai narco-politici paramilitari che infestano il Congresso e il paese tutto, anche quando vengono scoperti in flagranza di reato.
Il segretario del Partito Comunista Colombiano (PCC), Jaime Caycedo, ha affermato che questi arresti sono stati determinati dall'intenzione di rendere inconsistente il processo di pace: "Si tratta di un'offensiva di pressione, di una guerra sporca", ha chiarito Caycedo, denunciando anche l'assassinio di Edgar Sánchez, attivista del PCC e della Marcha nella città di Soacha, a pochi chilometri da Bogotá, perpetrato lo scorso 10 novembre.
L'oligarchia colombiana vuole ad ogni costo demolire i tavoli del dialogo, terrorizzata all'idea di perdere i suoi privilegi; per questo ricorre a ogni mezzo a sua disposizione, dalla violenza paramilitare, in rapida espansione negli ultimi mesi, alle montature politico-giudiziarie ai danni di attivisti dei diritti umani, arrivando al punto di organizzare falsi attacchi "guerriglieri" per poter denunciare un'inesistente rottura della tregua da parte delle FARC, che peraltro l'hanno dichiarata unilateralmente nonostante il governo Santos continui a militarizzare il paese.
 
04/12 - Continua l'offensiva politico-diplomatica delle FARC ALL'AVANA
In pochi giorni la delegazione guerrigliera incaricata dal Segretariato dello Stato maggiore Centrale delle FARC di condurre i dialoghi con il governo colombiano, ha sviluppato una serie di proposte, accompagnate da gesti concreti, che hanno preso in contropiede il governo, ricevuto il plauso del popolo colombiano e suscitato la reazione rabbiosa di guerrafondai e stampa di regime.
Le FARC hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale fino al 20 gennaio al quale il governo, per ora, non ha voluto rispondere con gesti di reciprocità. Hanno ribadito la scelta di avere tra i propri portavoce Simón Trinidad, condannato a 60 anni negli Stati Uniti in seguito ad un processo farsa, richiesta di fronte alla quale tanto Santos come Obama stanno facendo orecchie da mercante.
Hanno ripetuto di aver già rilasciato unilateralmente, e per scelta politica, tutti i prigionieri di guerra in proprio potere, chiedendo al governo di liberare i guerriglieri detenuti nelle carceri colombiane come gesto di reciprocità. A questo proposito i rappresentanti insorgenti hanno chiarito che fintanto che per volontà governativa non cesseranno le operazioni militari, per i soldati ed i poliziotti che dovessero eventualmente essere catturati in combattimento continuerà a valere la proposta di uno scambio di prigionieri tra le parti in conflitto, nel quadro di un trattato di regolazione del medesimo da stipulare qualora i dialoghi in corso a Cuba non dovessero avere un esito felice.
Le FARC hanno altresì chiesto al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) di visitare i guerriglieri in carcere che si trovano in condizioni di aberrante affollamento, esposti a violenze di ogni tipo e totalmente privi di assistenza medica.
Ai rappresentanti del CICR è stata consegnata ufficialmente la richiesta di considerare l'Accordo generale per una pace stabile e duratura, alla base degli attuali dialoghi, come un "Accordo Speciale" a tutti gli effetti, con riferimento a quanto previsto dal Diritto Internazionale Umanitario, dalle Convenzioni di Ginevra e dai suoi protocolli aggiuntivi. Parallelamente, allo stesso CICR è stato chiesto di farsi tramite presso il governo colombiano al fine di ottenere la restituzione delle spoglie mortali del comandante Raúl Reyes e dei guerriglieri con lui caduti nel bombardamento del 1 marzo 2008 a Sucumbíos (Ecuador), secondo quanto previsto da tutte le norme in materia universalmente accettate.
È assolutamente necessario, al fine di contribuire ad una soluzione politica del lungo conflitto sociale ed armato colombiano, riconoscere ufficialmente ciò che è evidente a tutti e già dimostrato nei fatti, ma che l'ipocrisia e la perversa vocazione a mentire dei guerrafondai di ogni latitudine ha fino ad ora imposto di occultare: il carattere politico e di forza belligerante dell'organizzazione guerrigliera FARC-EP.
 
06/12 - Bombardamenti del regime colombiano durante cessate il fuoco
In una patetica intervista rilasciata all'emittente filogovernativa Caracol, il generale delle Forze Armate Colombiane Leonardo Barrero si è vantato di un "colpo contundente" alle FARC, costituito da un bombardamento su tre accampamenti, seguito dall'irruzione di truppe che avrebbero presuntamente "abbattuto" il capo guerrigliero Guillermo Pequeño, un'infermiera ed un'operatrice radio delle FARC, precisando di aver potuto identificare solo 6 degli oltre 20 corpi rinvenuti, dato il "deplorevole stato" dei cadaveri.
Fonti militari hanno inoltre riferito di un altro bombardamento, ad un accampamento del Fronte 27 delle FARC, che avrebbe causato la morte di altri guerriglieri.
I bombardamenti sono coincisi con la grottesca dichiarazione di Juan Manuel "Jena" Santos, con la quale il presidente intende fissare "per decreto" la data limite per ottenere accordi concreti con le FARC, e sono successivi al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente dalla guerriglia.
Nessuna fonte non governativa ha finora confermato l'attacco, ed è lecito dubitare del fatto che le persone assassinate siano guerriglieri; il regime colombiano, su mandato di Santos, prosegue infatti nella pratica ininterrotta del terrorismo di Stato, e le esecuzioni extragiudiziarie, eufemisticamente definite "falsi positivi" proprio dall'ex ministro della Guerra del narco expresidente Uribe e suo successore allo scranno presidenziale, seminano morti fra i civili fatti passare per guerriglieri "abbattuti" in combattimento.
In ogni caso, è sbalorditivo che le corrottissime Forze Armate si vantino di (presunti) successi militari sulla guerriglia che, come gesto di buona volontà per la Pace, ha interrotto le attività militari offensive per garantire un clima adeguato ai dialoghi.
D'altro canto, la popolarità di Santos è in caduta libera, e questo spiega la sua fretta nel decidere arbitrari termini per la conclusione degli accordi, nonché la volontà di esibire cadaveri (di guerriglieri e non) in televisione, macabra pratica che può garantirgli qualche punto nei sondaggi (sempre e comunque artefatti).
Così, mentre fuori dalla Colombia gli scribacchini mainstream cianciano di Santos come "uomo della Pace", nel bel mezzo delle conversazioni per risolvere il conflitto che insanguina il paese da decenni, lo Stato terrorista colombiano continua ad uccidere, anche e soprattutto tramite la guerra sporca contro il popolo portata avanti dai paramilitari, braccio destro del regime per sfollare contadini, perseguitare gli oppositori e far tacere l'opposizione.
Ma se la caccia alle streghe dell'oligarchia non si placa, neanche il popolo intende arrestarsi; mantiene viva la resistenza contro la rapina delle sue terre e delle sue risorse, contro la violazione dei diritti del lavoro e reclama a gran voce, nelle piazze e nelle strade, il proprio legittimo ruolo di protagonista nel processo di Pace.
 

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