www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 08-01-13 - n. 435

da www.nuovacolombia.net
 
Bollettino di informazione al 06/01/2013 - Clamori dalla Colombia!
 
Associazione nazionale Nuova Colombia
 
12/12 - Continuano le conversazioni all'Avana tra le FARC e il governo colombiano
Le FARC-EP ed il governo colombiano hanno ripreso, dopo un interruzione di 5 giorni, le conversazioni di pace all'Avana. Le parti belligeranti hanno annunciato la creazione di un "forum della società civile" relativo al tema della riforma agraria, i cui lavori inizieranno il prossimo 17 dicembre all'Università Nazionale di Bogotá; l'iniziativa segue quella della creazione di un sito web, dove il movimento popolare può avanzare le proprie proposte per la soluzione del conflitto, inaugurato il 7 dicembre.
Il problema dell'accesso alla terra, in Colombia, è caratterizzato dal latifondo e dal controllo delle ricchezze da parte delle compagnie transnazionali, ed è alla base del conflitto sociale ed armato che insanguina il paese.
Il progetto di Legge sulla Terra e sullo Sviluppo Rurale, implementato dal governo, lungi dall'affrontare il problema dell'esclusione dei contadini dalla proprietà, intende favorire la grande impresa, mascherando quest'assunto dietro presunti vantaggi per i piccoli agricoltori, e nei fatti ripropone sinistri incatenamenti alla proprietà fondiaria che ricordano meccanismi di servitù della gleba.
D'altro canto, la possibilità di una reale partecipazione alla vita politica del paese è strettamente connessa alla cessazione definitiva e totale del terrorismo di Stato, che da decenni assassina gli oppositori al regime; e quando, negli anni '80, un processo di negoziazione portò alla creazione del movimento politico legale dell'Unión Patriótica, i sicari dell'oligarchia sterminarono migliaia di suoi dirigenti e militanti, per annichilire qualunque forma di partecipazione democratica.
Sul terreno militare, il governo non ha accettato la tregua unilaterale dichiarata dalla guerriglia, attaccandola in diverse occasioni, mentre prosegue senza sosta la guerra contro il popolo e la tenebrosa sequenza di omicidi mirati di sindacalisti, leaders comunitari, giornalisti e oppositori politici in genere.
In questa situazione, diversi analisti rilevano che mentre l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC sta facendo un uso intensivo della stampa, utilizzando continuamente la comunicazione politica come strumento di lotta e di rivendicazione delle istanze del popolo colombiano, la sua controparte, il regime oligarchico colombiano, parla poco ma mantiene viva la violenza armata, confermando il suo carattere guerrafondaio e nemico della pace.
 
12/12 - Dichiarazione di Beirut sulla pace in Colombia
I Partiti Comunisti e Operai sottofirmatari, nel quadro del XIV Incontro Internazionale di PC e PO tenutosi a Beirut, Libano, in merito alla situazione in Colombia esprimono quanto segue:
- I dialoghi sono possibili solo a patto che entrambe le parti li agevolino con un cessate il fuoco che consenta un'ampia partecipazione del popolo. Applaudiamo la decisione unilaterale delle FARC-EP in questo senso.
- Esigiamo piene garanzie affinché le organizzazioni politiche, sindacali, contadine e studentesche, nonché tutte le forze sociali possano esprimersi nei suddetti dialoghi per la pace. Condanniamo le campagne intimidatorie e repressive contro la Marcia Patriottica, il Partito Comunista Colombiano ed il settimanale Voz.
- Esigiamo che le FARC-EP siano rimosse dalle liste che negli USA e nell'Unione Europea le criminalizzano, e che al contempo sia riconosciuto il loro status di forza belligerante.
Beirut, Libano, novembre 2012
Partito Algerino por la Democrazia e il Socialismo (PADS)
Partito Comunista dell'Azerbaijan
Tribuna Progressista Democratica del Bahrain
Partito Comunista del Bangladesh
Partito Operaio del Bangladesh
Partito del Lavoro del Belgio (PTB)
Partito Comunista Brasiliano (PCB)
Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
Partito Comunista Britannico
Partito Comunista del Canada
Partito Comunista della Cina
Partito Operaio Socialista Croato
Partito Comunista di Boemia e Moravia
Partito Comunista della Danimarca
Partito Comunista in Danimarca
Partito Comunista d'Egitto
Partito Comunista Egizio
Partito Comunista della Finlandia
Partito Comunista Francese (PCF)
Partito Comunista Tedesco (DKP)
Partito Comunista della Grecia (KKE)
Partito Comunista d'India (Marxista)
Partito Comunista Iracheno
Partito Comunista del Kurdistan - Iraq
Partito Comunista d'Irlanda
Partito Operaio d'Irlanda
Partito dei Comunisti Italiani
Partito della Rifondazione Comunista d'Italia
Partito Comunista Giordano
Partito Comunista Libanese
Partito Comunista del Messico
Nuovo Partito Comunista d'Olanda
Partito Comunista della Norvegia
Partito Comunista Palestinese
Partito Comunista Portoghese
Partito Comunista della Federazione Russa
Partito Comunista Operaio di Russia
Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Partito Comunista della Jugoslavia
Partito Comunista del Sudafrica
Partito Comunista dei Popoli della Spagna
Partito Comunista della Spagna
Partito Comunista della Catalunya
Partito Comunista dello Sri Lanka
Partito Comunista Sudanese
Partito Comunista del Sudan
Partito Comunista della Svezia
Partito Comunista Siriano
Partito Comunista del Tagikistan
Partito Comunista della Turchia
 
15/12 - Regime colombiano approva foro penale per garantire l'impunità ai militari
Incurante dell'opposizione di centinaia di organizzazioni di difesa dei diritti umani, del parere contrario della stessa ONU e delle più elementari norme del diritto internazionale, il Congresso colombiano ha approvato, lo scorso 11 dicembre, la riforma costituzionale che prevede la creazione del cosiddetto Foro Penale Militare, strumento che toglierà la competenza alla magistratura ordinaria di indagare militari accusati di crimini contro civili.
Si tratta, fuori di ogni dubbio, di un ulteriore strumento per garantire l'impunità ai militari colombiani, macchiatisi dei più orrendi crimini di lesa umanità, protagonisti di reati quali violenze sessuali, omicidi, furti, esecuzioni extragiudiziarie (eufemisticamente definiti "falsi positivi"), traffico di stupefacenti e paramilitarismo.
Secondo Susan Lee, direttrice del Programma di Amnesty International per l'America, "l'approvazione di questa riforma costituzionale è contraria agli obblighi internazionali contratti dalla Colombia in materia di diritti umani, e comporta il rischio di consolidare ancora di più l'impunità delle forze armate e della polizia".
La (contro)riforma prevede che tutte le infrazioni al diritto umanitario saranno indagate dalla giustizia militare, eccetto i delitti espressamente esclusi; quindi, in caso di abuso, sarà la giustizia militare la prima a giungere sul luogo del delitto, e realizzerà i primi rilevamenti; le Forze Armate colombiane, corrotte fino al midollo, avranno così ancor più mano libera nell'inquinare le prove, e sarà la giustizia militare a determinare se e quando chiamare in gioco la giustizia civile.
Al già scandaloso livello d'impunità garantito ai militari fino ad oggi, si aggiunge ora una cornice legislativa che mette una pietra tombale su qualunque possibilità di giustizia e di risarcimento per le vittime dei crimini di Stato, giustizia che rappresenta uno dei tasselli necessari alla costruzione di una vera e duratura Pace nel paese.
 
19/12 - Avanzano a Bogotà i lavori dell'incontro "Politica di sviluppo agrario integrale"
Lo scorso 17 dicembre, a Bogotá, sono iniziati i lavori del forum denominato "Politica di Sviluppo Agrario Integrale", previsto nel contesto dei Dialoghi di Pace fra le FARC ed il governo colombiano, ed strutturato in 20 tavoli di lavoro.
I partecipanti hanno immediatamente espresso la loro netta opposizione alle inquietanti dichiarazioni del presidente della Federazione dei grandi allevatori (Fedegan), l'oligarca José Féliz Lafaurie, che in un'intervista aveva affermato che "il forum, invece di aiutare il processo lo danneggia, perché propone posizioni antagoniste al modello di sviluppo reale".
S'intende che il modello di sviluppo "reale" che tanto piace al signor Lafaurie è quello dello sfruttamento dei contadini e della svendita delle risorse naturali.
I latifondisti, in Colombia, dispongono di 38 dei circa 44 milioni di ettari di terreno coltivabile, e si oppongono strenuamente ad una riforma agraria che, oltre che dall'insorgenza, è reclamata a gran voce dalle organizzazioni sociali e contadine come passaggio indispensabile al superamento del conflitto sociale ed armato che vive il paese da decenni.
Tutti i tentativi di riformare la struttura agraria del paese hanno fallito, scontrandosi con il fanatico ostruzionismo dell'oligarchia latifondista, niente affatto disposta a cedere un solo centimetro di quanto con ogni mezzo accumulato; e, come afferma lo scrittore brasiliano Jorge Amado, quel che i fucili dell'oligarchia conquistano, avvocati e notai si affrettano a vidimare e rendere legale.
La restituzione delle terre usurpate ai contadini deve avvenire senza ulteriori dilazioni, così come i risarcimenti agli oltre 6 milioni di sfollati forzosamente dal terrorismo di Stato; dalla soluzione dello storico e strutturale problema agrario dipenderà la costruzione di una vera Pace con Giustizia Sociale, ed il futuro stesso del paese. Futuro che, a partire dal processo di dialoghi in corso all'Avana tra le due parti belligeranti, dev'essere plasmato con la partecipazione decisiva del costituente primario, vale a dire il popolo colombiano.
 
23/12 - Comandante Santrich delle FARC: "Non siamo suscettibili di minacce o pressioni!"
Nella conferenza stampa rilasciata dalla delegazione di Pace delle FARC-EP il 21 dicembre scorso all'Avana, contestualmente ai lavori del tavolo delle conversazioni con il governo, il Comandante Jesús Santrich, dello Stato Maggiore Centrale dell'organizzazione insorgente, ha criticato le dichiarazioni del ministro degli Interni Fernando Carrillo, secondo il quale la guerriglia avrebbe accettato di partecipare alle conversazioni "a causa della pressione militare", qualificando queste affermazioni come "sciocchezze".
"Il popolo colombiano sa che le FARC non sono suscettibili di ricatti o pressioni di alcun tipo; ciò su cui potremo accordarci sarà solo quel che conviene all'interesse popolare, e niente di più", ha proseguito. "Le FARC -ha poi dichiarato- manterranno la posizione d'impedire che si minimizzi o si svilisca la partecipazione popolare" al processo. Ed in merito alle promesse del presidente "Jena" Santos di restituire terre ai contadini, il Comandante Santrich ha dichiarato: "ci rallegra che al contadino colombiano venga restituito quel che il terrorismo di Stato gli ha sottratto", ammonendo però che "questa consegna di terra non deve tradursi nella legalizzazione di un furto".
Nella guerra di propaganda fa molto comodo al governo colombiano, coadiuvato dai mezzi di comunicazione in mano all'oligarchia, far credere che l'insorgenza si sia seduta al tavolo delle trattative in ragione della pressione militare delle Forze Armate, quando nella realtà dei fatti si è prodotto esattamente il contrario, come dimostrano ampiamente i dati relativi alle azioni militari delle FARC negli ultimi 5 anni, in netto aumento, cosa riconosciuta non solo dalla stampa alternativa, ma anche da svariati think tanks filogovernativi e persino da alti esponenti militari.
Il governo colombiano ci ha abituati alle sue menzogne ed alla rappresentazione fantastica della realtà. Tuttavia, ripetere infinite volte una menzogna non la trasforma in verità, e nessuno che abbia un minimo di onestà intellettuale potrebbe mai credere che, qualora il regime stesse realmente ottenendo vittorie strategiche sul campo di battaglia contro le FARC, si sarebbe seduto intorno a un tavolo di dialoghi con una guerriglia sconfitta e sul punto di essere smembrata.
 
27/12 - Piedad Córdoba propone la creazione di un foro aperto cittadino per la pace
Si sono conclusi nella capitale colombiana i lavori del Forum Agrario previsto nelle Conversazioni di Pace dell'Avana fra FARC e governo, e organizzato dall'ONU e dall'Università Nazionale di Bogotá, cui hanno partecipato 1400 persone, 550 organizzazioni e delegati da 36 regioni del paese per discutere del problema agrario.
I partecipanti hanno elaborato e presentato 4000 proposte, che saranno consegnate all'Avana il prossimo 8 gennaio alle delegazioni delle parti belligeranti, le quali potranno utilizzarle per lavorare sul tema della sviluppo rurale.
Come contributo all'importantissimo nodo della partecipazione popolare, la senatrice Piedad Córdoba, nell'ultima sessione di lavori, ha proposto la conformazione di un Foro Aperto Cittadino per la Pace, organizzato e sviluppato dai partecipanti al Tavolo delle Conversazioni. Uno spazio permanente attraverso il quale i movimenti sociali e le organizzazioni popolari si pronuncino, dibattano ed avanzino proposte in merito ai punti dell'agenda dei dialoghi dell'Avana.
Il miglior antidoto per impedire a quanti hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere dalla prosecuzione della guerra civile, è proprio la partecipazione del popolo colombiano ai Dialoghi, elemento imprescindibile per la costruzione di una Nuova Colombia che finalmente raggiunga la tanto agognata pace con giustizia sociale.
 
30/12 - Condannato lo stato colombiano per il massacro di Santo Domingo del 1998
Martedì 18 dicembre la Corte Interamericana per i Diritti Umani ha condannato lo Stato colombiano per il bombardamento terrorista sul municipio di Santo Domingo (Arauca) per mano della Forza Aerea Colombiana (FAC), in cui morirono 17 persone e 27 furono ferite; tra le vittime, sei bambini persero la vita e altri dieci rimasero gravemente feriti.
Nel dicembre del 1998 l'aereo militare pilotato dal capitano Romero e dal tenente Jiménez, nel corso di un'offensiva aerea contro la guerriglia, sganciò un grappolo di micidiali bombe cluster a frammentazione su un gruppo di case della comunità di Santo Domingo, causando una strage.
Immediatamente il governo di Bogotà, con l'aiuto dei media di regime e della stampa internazionale, tentò di addossare la colpa alle FARC, distorcendo i fatti e diffondendo la notizia che a causare il massacro fosse stata un'autobomba.
Nel corso degli anni le indagini, rallentate da innumerevoli manovre dilatorie ma alimentate dalle incessanti denunce delle comunità bombardate, hanno appurato che l'esplosione fu causata da un ordigno sganciato da un velivolo, mettendo in difficoltà il regime colombiano ed il suo tentativo di difendere le forze armate.
Gli avvocati delle vittime si sono quindi rivolti alla Corte Interamericana per i Diritti Umani. Finalmente, a quasi 14 anni dai fatti, la Corte ha riconosciuto la responsabilità dello Stato colombiano nella strage, incolpandolo di non aver compiuto il suo dovere di proteggere i cittadini, ed in particolare i bambini, ed obbligandolo a chiarire le sue responsabilità e ad indennizzare i familiari delle vittime.
Quanto accaduto, oltre a ricordare il carattere terroristico del regime colombiano, responsabile di un bombardamento indiscriminato paragonabile a quello nazista su Gernika, evidenzia le responsabilità dei media internazionali nel fornire copertura ai crimini di Stato.
 
03/01 - Comandante Timoleón Jiménez: Grandi allevatori ci diffamano per nascondere le proprie atrocità
Lo scorso 29 dicembre, il Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, Timoleón Jiménez, ha accusato la FEDEGAN, la Federazione Colombiana dei Grandi Allevatori, di diffamare la guerriglia "per cercare di nascondere le proprie atrocità".
Lo scorso dicembre l'oligarca José Féliz Lafaurie aveva dichiarato l'indisponibilità di FEDEGAN, di cui è presidente, a partecipare al forum denominato "Politica di Sviluppo Agrario Integrale", previsto nei dialoghi di Pace dell'Avana.
In una lettera pubblicata dal portale ANNCOL, 'Timochenko' sottolinea che FEDEGAN rifiuta che nodi come lo sviluppo reale e la questione agraria siano oggetto di negoziazione nei dialoghi, adducendo il pretesto che le FARC, in mezzo secolo, avrebbero "distrutto la campagna".
"Non solo i grandi proprietari hanno promosso e finanziato il paramilitarismo per perseguire l'obiettivo dell'espropriazione", dichiara il Comandante, "lo hanno fatto anche le grandi compagnie agricole e minerarie, in una vergognosa collusione con la forza pubblica e buona parte della classe politica".
Il rifiuto dei latifondisti di intervenire al forum, "è collegato al loro disaccordo con la realizzazione di un'iniziativa di questo genere, capace di risvegliare infinite richieste e aspirazioni, sul destino delle campagne, completamente diverse da quelle già definite dal governo".
Nell'analisi del Comandante Jiménez, la decisione di FEDEGAN lascia intravedere l'ipotesi di riconvertire le proprie attività tradizionali, minacciate dal TLC, con l'obiettivo di incrementare la produzione di alimenti e biocombustibili destinati all'esportazione.
"Non abbiamo mai inteso la pace come il prodotto di un accordo di interessi fra il Governo e i guerriglieri", conclude 'Timochenko', "ma come il risultato del dialogo aperto con tutti i settori della realtà nazionale."
La storica contraddizione in seno alla classe capitalista colombiana, fra oligarchia latifondista e borghesia urbana, emerge ancora una volta in superficie: ma, a differenza della lotta senza quartiere che vede contrapposti l'oligarchia ed il popolo lavoratore colombiano, tale contraddizione non valicherà mai i limiti oltre i quali i suoi protagonisti potranno perdere i propri privilegi: le due forme in cui si manifesta la classe dominante colombiana concordano pienamente nell'uso del terrorismo di Stato, quale strumento per impossessarsi delle risorse di cui il paese è ricchissimo, ai danni del popolo colombiano.
 
06/01 - I prigionieri politici di Palogordo denunciano gravi abusi e violazioni dei diritti umani
I prigionieri politici rinchiusi nella prigione di Palogordo a Girón, nel dipartimento di Santander, hanno denunciato all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale gli abusi d'autorità, gli atti arbitrari, le umiliazioni e la violazione dei diritti umani da parte del personale di vigilanza e custodia dell'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario (INPEC).
Nei primi giorni del dicembre 2012 è entrato in carica come comandante delle guardie il tenente Gelvez, trasferito con una promozione dalla città di Cúcuta. Il tenente Gelvez, in combutta con il direttore della prigione, il capitano Alvarez, ha intensificato i controlli all'interno del passeggio, commettendo ogni sorta di abuso contro la popolazione carceraria nella sua interezza e aumentando lo stato di ansia dei detenuti. Tutto ciò mentre i secondini infieriscono coperti dai due ufficiali in questione.
Il 21 dicembre, ad esempio, il tenente Gelvez ha ordinato ad un secondino di far uscire il prigioniero Carlos Jimmy Miranda Romero, lo ha fatto denudare completamente e lo ha costretto ad assumere una posizione supina. Dopodiché al prigioniero sono stati ispezionati sia la parte posteriore sia i genitali.
La notte del 23 dicembre è stata condotta invece un'operazione nel padiglione numero otto. Tre prigionieri sono stati condotti in cella di rigore. Poi si è proceduto a far rimanere tutti i prigionieri confinati nelle loro celle durante i giorni del 24 e del 25 dicembre, lasciandoli completamente isolati dalle famiglie e dagli amici durante le festività.
Non paghi, il 27 dicembre il Capitano Alvarez (il direttore) e il tenente Gelvez, hanno condotto un'ispezione anche nel padiglione sei. Al termine dell'ispezione, quando le guardie stavano per risalire, un prigioniero politico, Vidal Manosalva, ha sollecitato la distribuzione di acqua potabile dato che la situazione era ormai critica.
In risposta i due ufficiali si sono avvicinati con fare minaccioso al gruppo di detenuti urlando chi fosse stato ad avanzare la richiesta. Di fronte a questa situazione, il prigioniero politico Vidal Manosalva si è fatto avanti, e immediatamente è stato ordinato di portarlo presso il padiglione cinque, presso le celle di rigore, la cosiddetta "Unità di Trattamento Speciale".
Nella notte del 27, questo compagno, assieme a quarantadue altri reclusi nel padiglione cinque, è stato colpito da una granata contenente gas urticante, lanciata dal tenente Gelvez. Motivo dell'infame attacco sembra essere stata la richiesta di medicinali da parte dei prigionieri, accompagnata da una battitura sulle sbarre. Ognuno dei prigionieri, al momento del lancio dell'ordigno lacrimogeno, era in una cella singola, quindi non c'era alcun reale pericolo per le guardie.
Mentre i rappresentanti del governo colombiano viaggiano per il mondo cianciando di non meglio specificati danni alla popolazione civile da parte dell'insorgenza, la stragrande maggioranza dei casi di abuso e violazione dei diritti umani è figlia della politica di terrorismo di Stato per mano degli apparati -siano essi legali o meno- di un regime illegittimo.
Chi ha davvero a cuore la pace in Colombia non può far finta di ignorare che le condizioni necessarie a costruirla risiedono in una scenario politico libero dalla sopraffazione, in cui ciascuno possa esercitare i propri diritti e avanzare le proprie richieste. Uno Stato dove non solo si rinchiudono in carcere gli oppositori politici, ma li si priva anche dei più elementari diritti (l'acqua da bere, la salute, la dignità personale) non è certo nelle condizioni di dare lezioni morali.
Coloro che pretendono in maniera unilaterale la fine delle violenze, incomincino a farle cessare all'interno delle carceri del loro "Stato di diritto" ed a rispettare i diritti inalienabili del popolo.
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.