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- popoli resistenti - colombia - 30-01-13 - n. 438
Bollettino di informazione al 29/01/2013 - Clamori dalla Colombia!
30/01/2013
09/01 - Paramilitari di stato confessano decine di migliaia di assassinii e massacri: Indagato Alvaro Uribe.
n un documento presentato dall'Unità di Giustizia e Pace della Procura neo granadina, sono state riportate le confessioni dei paramilitari delle "Autodifese Unite della Colombia" (AUC), artefici dei più feroci e violenti massacri compiuti contro la popolazione, sostenitori dell'ex narcopresidente Álvaro Uribe, finanziati dal narcotraffico, da latifondisti e oligarchi di ogni risma.
Nei dettagli del documento redatto a distanza di 7 anni dalla smobilitazione-farsa dei paramilitari (riciclatisi e definiti eufemisticamente dal regime "Bande Criminali", BACRIM), voluta nel 2005 dall'ex narcopresidente Álvaro Uribe con il teatrino della cosiddetta legge di "Giustizia e Pace", sono stati confessati 39.546 crimini, che hanno causato 51.906 vittime. Gli assassinii dichiarati sono 25.757, le torture 773. Le sparizioni ammesse 3551, mentre sono 1618 i reclutamenti forzati; è stata inoltre rivelata la localizzazione di quasi 4000 fosse comuni; gli sfollamenti forzati riconosciuti arrivano a 11.132.
Nel documento viene inoltre evidenziata la complicità da parte di 1124 politici, 1023 militari e 393 servitori pubblici. Oltre alle drammatiche cifre dei crimini commessi - punta dell'iceberg di un'inaudita violenza- nel documento viene denunciata la simbiosi da sempre in atto tra Uribe ed il paramilitarismo. Lo stesso Salvatore Mancuso, ex capo delle AUC, ha ribadito che si riuniva con il mafioso Uribe ancor prima del 2002 quando era governatore di Antioquia, e di come le riunioni avvenissero nella tenuta dell'Ubérrimo, proprietà della famiglia Uribe localizzata nel dipartimento di Córdoba.
Notizie delle ultime ore danno conto della riapertura, da parte della Giustizia colombiana, dell'indagine nei confronti di Uribe per paramilitarismo.
Al paramilitarismo, alle repressioni di esercito e forze di polizia, alla voracità di multinazionali ed oligarchia, il popolo ha da sempre opposto un'incrollabile resistenza nelle sue diverse forme, ed è al popolo che ora spetta di decidere sul futuro del paese.
13/01 - FARC Presentano sintesi delle proposte del popolo colombiano al tavolo dei dialoghi
Lo scorso 9 gennaio la delegazione di Pace delle FARC ha reso nota la prima sintesi delle proposte presentate dalla società colombiana attraverso la pagina web dedicata e i tavoli regionali.
Dal documento si evince che molte organizzazioni e persone propongono una riforma agraria integrale, democratica ed includente, che il diritto alla terra si elevi a rango costituzionale e che, per abbattere il latifondo, nessun colombiano possa possedere più di cento ettari di terra.
Per impedire nuovi abusi, si propone la costituzione di un censo catastale nazionale, nonché l'applicazione di forti tasse sulle terre inadeguatamente sfruttate in termini di produzione, creazione di posti di lavoro e sostenibilità ambientale.
Un altro importante tema affrontato è quello degli oltre 6 milioni di sfollati, che il terrorismo di Stato ha scacciato dalle proprie terre e che oggi sopravvivono nelle disastrate periferie delle città, per i quali si propone l'assegnazione di case dignitose dotate di servizi, piuttosto che la riassegnazione delle terre usurpategli, con garanzie di permanenza e in un contesto politico, economico e sociale tale da garantire la sicurezza alimentare a loro ed al paese.
Le migliaia di interventi, inviati all'attenzione dei delegati delle parti belligeranti al tavolo dei dialoghi, hanno toccato molti dei temi la cui soluzione è imprescindibile per la costituzione di un paese in Pace: la questione di genere, la ridefinizione del sistema di credito, la creazione di un nuovo Codice Minerario, che risponda alle necessità del territorio, che sia concertato con le comunità e rispetti il lavoro dei minatori; infine l'implementazione di un programma di sviluppo infrastrutturale (strade, acquedotti, elettricità, trasporti, ecc.), in funzione di una politica di autosufficienza alimentare di tutta la Colombia.
Il popolo colombiano ha dimostrato, per l'ennesima volta, di possedere le capacità e le risorse per costruire una Nuova Colombia, e di essere l'elemento essenziale per la costruzione di una vera e duratura Pace con giustizia sociale; e che solo affrontando il problema dello sviluppo agrario con un approccio sistemico sarà possibile gestire le grandi sfide che il paese si trova di fronte.
16/01 - Condannato per l'omicidio di simpatizzanti dell'Unión Patriótica un militare che fu prigioniero della guerriglia
l sergente Pedro José Guarnizo Ovalle, che per più di cinque anni è stato detenuto delle FARC come prigioniero di guerra, è stato condannato a 33 anni di carcere dal Tribunale Superiore del Meta per la sua partecipazione all'assassinio di 4 contadini nel quadro del genocidio politico realizzato dal terrorismo di Stato contro l'Unión Patriótica.
La sentenza è stata proferita il 14 dicembre, dopo che nel processo di secondo grado il militare era stato assolto, grazie alla testimonianza di numerosi testimoni che hanno inchiodato Guarnizo Ovalle per le sue responsabilità nel massacro del 20 dicembre 1992 a Puerto Unión, dipartimento del Meta, in cui vennero assassinati Gustavo Jaramillo, Leovigildo Castellanos, Dumar Castellanos e José Ignacio Gutiérrez, "colpevoli" di simpatizzare per il movimento politico Unión Patriótica.
Successivamente, il sergente fu catturato in combattimento dalla guerriglia e trascorse un lungo periodo di prigionia nella selva.
In seguito alla sentenza si è scatenata una massiccia campagna di disinformazione da parte dei media di regime al servizio dell'oligarchia, che si stanno impegnando a favore dell'impunità di Guarnizo distorcendo i fatti, basandosi unicamente sulle testimonianze dell'imputato e del suo avvocato difensore, e richiamando costantemente la prigionia del militare come se ciò potesse esonerarlo dal pagare per i propri crimini.
Al contrario questa sentenza, oltre ad essere un doveroso atto di giustizia nei confronti di vittime e familiari, assume un valore particolare nel momento in cui il governo colombiano ha da poco approvato la costituzione di un Foro Penale Militare che sottrarrà alla magistratura ordinaria la competenza sui crimini compiuti dai militari nei confronti della popolazione civile, un ulteriore passo verso una totale impunità delle forze armate.
21/01 - Ministro della guerra colombiano rema contro il processo di pace
Juan Carlos Pinzón, ministro della Guerra colombiano, ha dichiarato due giorni prima della ripresa dei dialoghi dell'Avana (il 14 gennaio scorso) che "le FARC non hanno mai mantenuto la loro parola", alludendo al cessate il fuoco unilaterale di due mesi dichiarato dall'insorgenza il 20 novembre 2012.
Pinzón, facendosi portavoce dell'opposizione della cupola militare e dell'uribismo ai dialoghi con le FARC, si è dedicato a vomitare fuoco e ad annunciare (così come innumerevoli suoi predecessori, puntualmente smentiti dai fatti) la fine del conflitto per via militare, non astenendosi da minacce ed insulti, senza che intervenisse il presidente "Jena" Santos per obbligarlo ad allinearsi alla politica di pace che il governo afferma di perseguire.
La cospirazione militarista contro la soluzione politica del conflitto, sostenuta dall'oligarchia narco-latifondista e dai settori più reazionari, pone all'ordine del giorno la necessità di una tregua bilaterale (gli attacchi e le provocazione dei militari contro le FARC sono proseguiti imperterriti, nonostante il cessate il fuoco dichiarato dall'insorgenza), e di porre limiti al conflitto per ridurne gli effetti a danno della popolazione civile; e occorre il riconoscimento dello status di forza belligerante alle FARC, passaggio essenziale per disegnare una regolamentazione del conflitto nella prospettiva di un suo superamento.
La favoletta di un'insorgenza indebolita, costretta a sedere al tavolo delle trattative, è frutto della propaganda di regime, anche se la realtà del conflitto è ben nota a tutti; e pure se una parte dell'oligarchia al potere, rappresentata da Santos, si è trovata pragmaticamente costretta a sedersi al tavolo con le FARC, egli subisce il ricatto dei latifondisti, che ne hanno sostenuto, obtorto collo, la candidatura alla presidenza.
Ciò detto, e tornando al cecchino ministro della Guerra, sarebbe ingenuo pensare che le sue ripetute esternazioni (recentemente amplificate dal ministro degli Interni Carrillo) siano soltanto "sparate" di un incauto; seguendo lo schema dello sbirro "buono" e di quello "cattivo", ottemperando ligiamente ad una ben calcolata suddivisione del lavoro (sporco), Pinzón fa il "duro" mentre Santos e i vari negoziatori De la Calle, Jaramillo, ecc. si mostrano più possibilisti.
La conclusione, come abbiamo sempre ribadito dall'inizio del processo dell'Avana, non può che essere una: solo una massiccia mobilitazione popolare a sostegno dei dialoghi può impedire che le trappole oligarchiche mettano fine alla possibilità di costruire una nuova Colombia, in pace e con giustizia sociale.
23/01 - Termina il cessate il fuoco unilaterale delle FARC
Il 20 gennaio sono scaduti i 60 giorni di tregua delle operazioni offensive decretati dalle FARC all'apertura dei dialoghi. Il governo non ha avuto la forza morale di cogliere questa opportunità e rendere bilaterale il cessate il fuoco, al fine di creare un ambiente propizio alle conversazioni. Tutt'altro: il ministro della guerra Pinzón e il comandante delle Forze Armate del regime Navas, non hanno fatto altro che provocare, inventando tra l'altro menzogne sul non rispetto da parte della guerriglia dell'annunciata tregua, al fine di giustificare il proprio atteggiamento guerrafondaio e sabotatore dei dialoghi di pace. Le operazioni dell'Esercito non si sono fermate in questi ultimi due mesi, manifestando una viltà raramente vista in una guerra.
Davanti all'evidenza della situazione, il presidente Santos è stato alla fine costretto a riconoscere che le FARC avevano mantenuto la parola, sbugiardando, suo malgrado, i propri collaboratori. Ora la situazione sul campo ritorna al 19 novembre scorso, quando secondo cifre governative ogni mese cadono in media 200 soldati e poliziotti negli scontri con le FARC (le cifre fornite dalla guerriglia sui militari messi fuori combattimento sono molto più alte), le cui famiglie potranno ringraziare il loro governo per non aver voluto salvaguardare la vita e l'integrità dei loro congiunti, mandati a morire nelle selve e sulle montagne del paese, come carne da macello, per difendere gli interessi di una piccola minoranza avida e sanguinaria che detiene illegittimamente il potere.
Da parte loro le FARC, in mancanza della disponibilità governativa a firmare un cessate il fuoco bilaterale, propongono almeno un trattato di regolazione del conflitto che diminuisca l'impatto della guerra sulla popolazione civile, per esempio vietando di posizionare basi e caserme militari nelle aree abitate, cosa che equivale ad usare la popolazione come scudo umano. Tecnica largamente impiegata da esercito e polizia colombiani, non solo per ripararsi dagli attacchi della guerriglia ma anche per poterla cinicamente accusare di danneggiare i civili.
In mancanza di un trattato del genere, così come di una sospensione bilaterale delle operazioni belliche o di ogni altra iniziativa volta a dare corpo e sostanza ai dialoghi in corso, si può mettere la pietra tombale sulla credibilità di Santos come interlocutore per la costruzione della pace con giustizia sociale in Colombia.
26/01 - Le FARC propongono una riforma agraria integrale
Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (FARC-EP), nell'ambito dei dialoghi di pace con il governo di Juan Manuel Santos ripresi all'Avana lo scorso 14 gennaio, hanno avanzato la proposta di una riforma rurale ed agraria integrale, socio-ambientale, democratica e partecipativa, esortando la controparte governativa a porre fine alla retorica guerrafondaia che accompagna le false promesse di risolvere i problemi sociali.
I portavoce guerriglieri hanno chiesto alla delegazione governativa di dimostrare la volontà di avanzare nel processo di pace, ponendo sul Tavolo proposte chiare e concrete indicate dal paese, e mettendo fine al problema del latifondo e della spoliazione della terra con metodi violenti o mascherati dalla legalità.
Le FARC, dopo aver studiato con attenzione le proposte che il popolo ha presentato attraverso Forum, eventi organizzati dall'iniziativa popolare, dall'ONU, dall'Università Nazionale, dalla commissione di Pace di Senato e Camera, ed attraverso la pagina web disposta dalla Tavola delle Conversazioni, hanno reso nota la bozza di una posizione preliminare in merito al primo punto dell'Accordo Generale, denominata "Dieci proposte per una politica di sviluppo rurale e agrario integrale con focalizzazione territoriale", dove la prima proposta è la "Realizzazione di una riforma rurale e agraria integrale, socio ambientale, democratica e partecipativa, focalizzata territorialmente". Dalle proposte del popolo colombiano, pienamente cosciente che alla base del conflitto sociale ed armato c'è la questione della terra e di tutte le disuguaglianze politiche, economiche, sociali e culturali legate al latifondo, le FARC, nell'esercizio della propria sovranità politica, propongono una riforma integrale che trasformi le relazioni rurali, che contribuisca alla democratizzazione reale del potere territoriale, della società, dello Stato e del modello economico nel suo insieme, sradicando fame e povertà, riconoscendo contadini e contadine come soggetti politici a cui sia garantito il godimento effettivo di diritti politici, economici, sociali e culturali.
Solo con una piena ed effettiva partecipazione del popolo al processo di pace si potranno affrontare tutti gli ostacoli che separano il presente di un paese in conflitto, diseguale, saccheggiato e neo-colonizzato, da un paese con piena sovranità, in pace e con giustizia sociale.
29/01 - Movimento politico e sociale Marcha Patriótica entra a far parte del Forum di Sao Paulo
Il Forum di Sao Paulo, uno degli spazi di dibattito e coordinamento dei partiti e movimenti della sinistra latinoamericana e caraibica, ha accettato come suo membro con pieni diritti il movimento politico e sociale Marcha Patriótica.
Per l'importante movimento colombiano, composto da oltre 2000 organizzazioni popolari tra partiti politici, sindacati, associazioni contadine, indigene e di afrodiscendenti, coordinamenti studenteschi, ecc., rappresenta un prestigioso riconoscimento a livello internazionale che proietta le proposte politiche del popolo colombiano in lotta sullo scenario continentale.
Il Forum di Sao Paulo ha altresì approvato all'unanimità un documento di pieno appoggio alle conversazioni tra le FARC-EP ed il governo Santos, invitando il popolo colombiano a partecipare alle iniziative promosse dalle organizzazioni sociali per accompagnare il processo di pace, ed a elaborare in maniera attiva proposte come contributo per arrivare ad una Pace con Giustizia Sociale.
Inoltre, il Forum esige dal governo di Bogotá quelle garanzie democratiche per tutta la sinistra e per i movimenti sociali.
Mentre la stragrande maggioranza del popolo vuole essere soggetto attivo nella ricerca di una soluzione politica, il governo fa orecchie da mercante alle proposte popolari e asserisce che perseguirà tutti coloro che si recheranno all'Avana a dialogare con l'insorgenza, dimostrando ancora una volta il suo vero carattere fascista.
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