www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 25-02-13 - n. 442

Bollettino di informazione al 24/02/2013 - Clamori dalla Colombia!
 
Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net
 
24/02/2013
 
02/02 - Santos minaccia riscatto a ferro e fuoco dei poliziotti detenuti dalle FARC
Lo scorso venerdì 25 gennaio l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP ha catturato due poliziotti nel sudoccidentale dipartimento del Valle del Cauca.
In seguito a questa detenzione, la stampa di regime ha scatenato una campagna mediatica, ripetendo in coro la falsa versione di un "sequestro", mentre il ministro della Guerra, "Bomba" Pinzón, ha accusato addirittura la guerriglia di commettere "crimini di lesa
umanità".
Se il conflitto colombiano non fosse la questione seria che è, ci sarebbe di che ridere per giorni: Pinzón che dà lezioni sul tema della difesa di diritti umani! Lo stesso Pinzón che è il ministro della Guerra di un paese che vive un conflitto decennale, appartenente al governo delle esecuzioni extragiudiziarie, e che ha nella pratica quotidiana del terrorismo di Stato e delle violazioni dei diritti umani il suo tratto distintivo, asserragliato in difesa dei privilegi dell'oligarchia.
La condizione dei poliziotti è quella di prigionieri di guerra, segnala l'insorgenza in un comunicato pubblicato il 29 gennaio, ribadendo che "questo fenomeno si dà in qualunque conflitto che ci sia nel mondo". "Allo stesso modo", prosegue il comunicato, "ci riserviamo il diritto di catturare come prigionieri di guerra i membri della forza pubblica arresisi in combattimento".
Ciò significa rispettare il Diritto Internazionale Umanitario (D.I.U.), che invece le Forze Armate colombiane violano in continuazione, arrivando persino a giustiziare guerriglieri fatti prigionieri o a torturarli nelle carceri del regime.
D'altro canto, le FARC avevano decretato un cessate il fuoco unilaterale durato due mesi, conclusosi il 20 gennaio, per favorire un clima adatto ai dialoghi, durante il quale il governo ha continuato imperterrito ad attaccare la guerriglia; ed è evidente che se il conflitto prosegue (per volontà della sola controparte governativa) si possono produrre nuove detenzioni. Come quella di un soldato fatto prigioniero dalle FARC martedì scorso nel Nariño, taciuta vergognosamente dal governo colombiano.
Santos piagnucola per la vita dei due poliziotti, ma parla di un folle riscatto a ferro e fuoco; in questo modo, oltre a mettere a rischio la vita dei prigionieri (e per il D.I.U. in casi come questi la responsabilità sulla vita e la integrità delle persone private di libertà ricade esclusivamente su chi tenta il riscatto violento) mette a rischio lo stesso processo di Pace.
Le FARC, dando ancora una volta prova di generosità e senso di responsabilità, hanno ieri dichiarato di essere disposte a rilasciare i tre prigionieri di guerra ad una commissione composta dai "Colombiani per la Pace" e dalla Croce Rossa Internazionale.
Quelle di Santos sono lacrime di coccodrillo, manifestazioni ipocrite e opportuniste volte a manipolare la realtà dei fatti agli occhi dell'opinione pubblica; e in questa "politica" di morte e terra bruciata i media oligarchici sono complici e responsabili, perché deliberatamente ignorano i fatti "scomodi", talvolta li manipolano a vantaggio del regime e, generalmente, mentono sfacciatamente.
 
08/02 - FARC presentano otto proposte per un riordino democratico e partecipativo del territorio
Lo scorso mercoledì 6 febbraio, la Delegazione di Pace delle FARC-EP ha pubblicato sul proprio blog 8 proposte minime per il riordino e l'uso del territorio, come contributo politico alla soluzione del problema agrario che affligge la Colombia e rappresenta la madre di tutte le cause storiche del conflitto.
La delegazione descrive l'attuale ordinamento del territorio come uno strumento autoritario per ottenere lauti guadagni per mezzo dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali, e propone la creazione di un nuovo ordinamento socio-ambientale del territorio che sia realmente democratico e partecipativo, tramite la convocazione di un grande dibattito nazionale sulla questione; tale riordinamento deve garantire la sostenibilità ambientale e la sovranità alimentare, cosa che implica la definizione di zone di riserve forestali e parchi naturali, con particolare attenzione alla tutela delle istanze delle comunità contadine, indigene ed afrodiscendenti.
Per raggiungere tali risultati è indispensabile liberare almeno 20 milioni di ettari, ora organizzati in latifondi, frenando al contempo la deforestazione e le attività di estrazione minerario-energetiche, garantendo il diritto all'acqua ed annullando gli invasivi e devastanti megaprogetti idroelettrici, orientati all'esportazione energetica.
Tutto ciò comporta la necessità di prendere misure quali la sospensione di concessioni per lo sfruttamento e l'estrazione petrolifera, in deroga alla Risoluzione 45, che definisce come aree strategiche minerarie parti importanti della regione amazzonica, ed un'alta percentuale di zone di tradizione e vocazione agricola. Per garantire il benessere delle comunità rurali, dovranno essere legalizzati i titoli minerari in mano ai lavoratori di piccole e medie miniere.
Per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di comunità rurali che attualmente basano la loro attività, per ragioni di sussistenza, sulle cosiddette coltivazioni illecite, le FARC propongono infine di cessare la politica di criminalizzazione e persecuzione, sospendere le aspersioni aeree e le altre forme di eradicazione (che generano impatti negativi sull'ambiente e sulle popolazioni), orientando l'uso della terra verso produzioni agricole sostenibili, prendendo inoltre in considerazione piani di legalizzazione di alcune coltivazioni di marijuana, papavero e foglia di coca con fini terapeutici e medicinali, per uso industriale o tradizionale.
L'insorgenza colombiana dimostra di mantenere l'iniziativa politica al tavolo dei dialoghi, portando importanti contributi per la soluzione delle cause del conflitto colombiano, unico strumento per l'ottenimento di una Pace definitiva con giustizia sociale; la controparte governativa non riesce ad esprimere alcunché, tranne roboanti e contraddittorie accuse alla guerriglia, mostrando anche in questa storica occasione di non voler rinunciare a nessuno dei privilegi di cui dispone la classe che rappresenta da 150 anni, l'oligarchia al potere in Colombia.
 
14/02 - FARC denunciano condizioni disumane delle carceri colombiane
Lo scorso 10 febbraio la Delegazione di Pace delle FARC ha denunciato la scandalosa situazione in cui versa il sistema carcerario colombiano, attraverso un comunicato dal significativo titolo di "Carceri o immondezzai umani?"
"Circa 9.500 prigionieri politici vivono il calvario del sistema penitenziario colombiano, che in realtà è diventato un labirinto di torture, vessazioni e morte per ogni tipo di recluso", si legge nel documento, che chiarisce che il 90% di questi prigionieri sono in carcere perché appartenenti ad organizzazioni popolari o perché oppositori sociali, e solo il restante 10% è composto da prigionieri di guerra.
"Il panorama carcerario è di ressa, fetore, sporcizia, malattie infettive, assassinii perpetrati dalle guardie", e vi "impera l'iniquità espressa nella mancanza di assistenza medica, negli incarceramenti collettivi fino a 72 ore, nella fame, nelle bastonate e nei gas lacrimogeni a grappolo".
Nelle carceri colombiane i morti per mancanza di cure mediche sono all'ordine del giorno, ed il numero di prigionieri può essere addirittura 5 volte superiore (500%) a quello previsto; a titolo di confronto si pensi che l'Italia patisce un indice di sovraffollamento, che è comunque grave, di circa il 50%.
Mentre i media dell'oligarchia strillano per le condizioni di soldati e poliziotti del regime fatti prigionieri di guerra dall'insorgenza rivoluzionaria, nelle carceri colombiane patiscono condizioni atroci, per ragioni politiche, migliaia di persone, cui viene riservato un trattamento inumano.
La guerriglia ha dimostrato molte volte la volontà di liberare prigionieri in suo potere, se necessario scambiandoli -come succede in ogni conflitto- con i guerriglieri rinchiusi nelle carceri del regime, ma si è sempre scontrata col netto rifiuto del paramilitare Uribe prima, e di Jena Santos poi.
Oggi, per l'ennesima volta, le FARC hanno confermato la disponibilità ad un gesto unilaterale di Pace, ossia il rilascio unilaterale di 2 poliziotti ed 1 soldato catturati recentemente in combattimento, rispettivamente nel Cauca e nel Nariño. Gesto frustrato dalla sensazionalistica stampa oligarchica, che ha invaso l'area del rilascio impedendo che vi fosse la necessaria discrezione al momento della consegna dei 3 prigionieri a Colombiani per la Pace ed alla Croce Rossa Internazionale.
 
17/02 - FARC rilasciano 3 prigionieri di guerra catturati in combattimento
I poliziotti colombiani Víctor Alfonso González e Cristian Camilo Yate, detenuti dall'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP dal gennaio scorso, sono stati liberati il 15 febbraio e consegnati alla delegazione umanitaria composta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dal collettivo dei Colombiani e Colombiane per la Pace (CCP).
Ieri, 16 febbraio, anche un soldato catturato il mese scorso nel Nariño è stato rilasciato all'organizzazione guerrigliera.
Piedad Córdoba, leader dei CCP, ha sottolineato l'importanza di "questo gesto umanitario, che fornisce un reale apporto alla pace in questo paese".
"Come CCP e Croce Rossa siamo soddisfatti, perché la liberazione è stata molto facile e senza ulteriori attese", ha aggiunto, concludendo che "la ricerca della pace e della libertà saranno sempre una buona notizia".
Gli intenti militareschi di riscatto a ferro e fuoco dei prigionieri minacciati dal governo di "Jena" Santos, in questa occasione, hanno ceduto il posto alle ragioni della pace (e della sicurezza dei prigionieri stessi). D'altronde, è bene ribadire che finché il conflitto perdura è inevitabile che le due parti belligeranti catturino in battaglia effettivi nemici, e che solo un cessate il fuoco bilaterale può creare le condizioni più auspicabili per la prosecuzione dei lavori al tavolo dei Dialoghi dell'Avana.
 
19/02 - Clamoroso fiasco delle manifestazioni contro le FARC e la pace in Colombia
L'ultima volta che il regime colombiano cercò di manipolare la piazza contro l'insorgenza rivoluzionaria fu un fallimento su tutta la linea. Era il novembre del 2011, e dopo la consueta campagna di preparazione martellante, gli organizzatori, appoggiati e finanziati dal governo, subirono un vero smacco, che poneva in evidenza come il discorso manipolatore e falso che accompagna la politica militarista non fa più presa nella società colombiana.
A Bogotà, città di circa sei milioni di abitanti in cui fu convocata la manifestazione principale, si concentrarono poche centinaia di persone. L'atteggiamento imbarazzato dei mezzi di comunicazione oligarchici che sostenevano la mobilitazione ha finito per coprire di ridicolo l'iniziativa.
Il 15 febbraio scorso ci hanno riprovato, ma è stato addirittura peggio. Completamente vuote tutte le piazze convocate nel paese, a Bogotà i tre cortei organizzati, una volta confluiti in piazza Bolívar, hanno riunito due o tre decine di persone sotto un gazebo, a Medellín meno di una decina; la notizia è sparita dai quotidiani che fino al giorno prima annunciavano in pompa magna l'appuntamento, le dirette dalle piazze non mostravano immagini e le fotografie del concentramento non venivano diffuse da nessuno, salvo qualche scorcio apparso sul quotidiano Semana, da cui si può apprezzare come nel momento di massimo afflusso fossero presenti una trentina di sfigati.
Il truculento Herbin Hoyos, conduttore del programma "Voci del sequestro", strumento di diffusione delle menzogne del regime che conduce una feroce campagna per non chiamare "prigionieri di guerra" i militari e i poliziotti catturati in combattimento dalla guerriglia, guidando le truppe della falsa informazione nel considerarli incredibilmente come dei "sequestrati", ha letto il suo velenoso documento di fronte ad una piazza vuota. Il tutto nel giorno in cui, con l'ennesimo gesto di buona volontà, le FARC consegnavano unilateralmente alla commissione di Colombiani per la Pace e della Croce Rossa due poliziotti recentemente fatti prigionieri nello svolgimento di operazioni controinsorgenti.
A quando un vero, civile e sacrosanto scambio di prigionieri tra le parti belligeranti, così come previsto dalle convenzioni di Ginevra per i conflitti interni ad un paese, che possa rendere giustizia ai 9500 prigionieri politici e di guerra che marciscono nelle infernali carceri colombiane?
A quando un cessate il fuoco bilaterale che favorisca il processo di dialogo in corso all'Avana tra i rappresentanti delle FARC-EP e la delegazione del governo colombiano?
Il prossimo 9 aprile a Bogotà si vedrà il volto della vera Colombia, popolare e decisa a voler partecipare alla vita politica da cui è sempre stata esclusa dall'oligarchia colombiana, che nell'anniversario dell'assassinio di Jorge Eliécer Gaitán, si mobiliterà in una prova di forza a sostegno del dialogo con l'insorgenza e a favore della pace con giustizia sociale.
La differenza tra la "piazza della pace" del prossimo 9 aprile e quella della guerra di ieri, sarà davanti agli occhi di tutto il mondo, compresi quelli dei "distratti" commentatori anti-FARC nostrani, che sprecano inchiostro e danno aria alla bocca ripetendo come pappagalli la propaganda bellica del governo colombiano.
 
22/02 - Il governo Santos parla di pace ma preferisce la guerra
Dopo la fine, lo scorso 20 gennaio, della tregua unilaterale di due mesi decretata e pienamente rispettata dalle FARC-EP per creare un ambiente propizio al processo di conversazioni in corso all'Avana tra la delegazione di Pace dell'organizzazione guerrigliera e la controparte governativa, il conflitto armato interno è entrato nuovamente in una spirale crescente.
Il governo colombiano, presieduto dal guerrafondaio "Jena" Santos, se da una parte siede al tavolo dei dialoghi, dall'altra dimostra, nelle dichiarazioni e nella pratica quotidiana, l'univoca volontà di intensificare la guerra.
Il fascista Santos ha rifiutato per l'ennesima volta con disprezzo la costruttiva proposta dell'insorgenza di un cessate il fuoco bilaterale, mantenendo la sua antipopolare ed assurda posizione di continuare l'offensiva militare, sospinto dalla sua illusoria motivazione di distruggere ed annichilire la guerriglia, accarezzando un chimerico trionfo militare che risiede solo nelle sue fantasie ed in quelle dei generali colombiani telediretti dal Pentagono.
La scellerata negazione, da parte del governo, di un cessate il fuoco e delle ostilità bilaterale, nega de facto lo spirito di collaborazione reciproca tra le parti belligeranti con cui era stato firmato l'Accordo generale dell'Avana, e sospinge all'indietro i progressi nelle conversazioni del tema agrario e della partecipazione popolare al processo. L'ottusità di Santos, che pensa di poter annientare rapidamente l'insorgenza e il cammino del popolo verso la pace con giustizia sociale, gli impedisce di riconoscere i progressi politici, organizzativi, tattici e strategici della resistenza.
I dialoghi in corso all'Avana per la soluzione politica al conflitto, anelata dal popolo colombiano ed instancabilmente ricercata dalle FARC-EP con proposte concrete, non possono prescindere da un ambiente di collaborazione mutua il cui architrave può essere rappresentato da un cessate il fuoco bilaterale, e non devono essere sede da strumentalizzare in funzione delle ambizioni politicanti di un'ipotetica rielezione presidenziale.
A quando un cessate il fuoco bilaterale che favorisca il processo di dialogo in corso all'Avana tra i rappresentanti delle FARC-EP e la delegazione del governo colombiano?
Il prossimo 9 aprile a Bogotà si vedrà il volto della vera Colombia, popolare e decisa a voler partecipare alla vita politica da cui è sempre stata esclusa dall'oligarchia colombiana, che nell'anniversario dell'assassinio di Jorge Eliécer Gaitán, si mobiliterà in una prova di forza a sostegno del dialogo con l'insorgenza e a favore della pace con giustizia sociale.
La differenza tra la "piazza della pace" del prossimo 9 aprile e quella della guerra di ieri, sarà davanti agli occhi di tutto il mondo, compresi quelli dei "distratti" commentatori anti-FARC nostrani, che sprecano inchiostro e danno aria alla bocca ripetendo come pappagalli la propaganda bellica del governo colombiano.
 
24/02 - Uribe indagato come responsabile e mandante di oltre 3000 omicidi
Alvaro Uribe Vélez, presidente della Colombia tra il 2002 ed il 2010, è indagato dalla Corte Penale Internazionale dell'Aia come autore di crimini contro l'umanità, quale responsabile di migliaia di omicidi politici avvenuti in Colombia. Molto probabilmente Uribe sarà accusato di essere il mandante di un numero indeterminato di omicidi di contadini e militanti politici, commessi durante il suo mandato da gruppi paramilitari, forze armate e agenti degli apparati repressivi dello Stato. Già l'anno scorso Jorge Noguera, che fu a capo della famigerata polizia politica del DAS durante il governo Uribe, era stato incarcerato e processato a Bogotà per le sue responsabilità nella morte di svariati oppositori politici. Inoltre Uribe è indagato per aver formato un gruppo armato che si sarebbe dedicato a fantomatici "lavori di pulizia" nelle vastissime proprietà terriere dell'ex presidente colombiano. Fra i crimini sotto inchiesta spiccano i famosi "falsi positivi", ossia l'assassinio di civili inermi accusati senza prove di appartenere alle FARC e presentati come caduti in combattimento. Nonostante Uribe abbia spesso sostenuto si trattasse di casi ed errori isolati, i dati posseduti dalla Corte Penale Internazionale, forniti tra l'altro anche dalla stessa Commissione di Pace del Congresso colombiano, indicano chiaramente che il numero dei morti è superiore a tremila. Il dato politico significativo, che avvalora le denunce dell'opposizione democratica e rivoluzionaria colombiana, consiste nel fatto che gli investigatori internazionali considerano le azioni compiute da paramilitari e forze armate come espressione di un piano politico istituzionale organizzato dai vertici dello Stato, sottolineando, se ce ne fosse ancora bisogno, il carattere criminale e terrorista del narco-regime colombiano.
 

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