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- popoli resistenti - colombia - 09-04-13 - n. 448
Bollettino di informazione al 08/04/2013 - Clamori dalla Colombia!
08/042013
21/03 - Le zone di riserva contadina fra guerra e pace
La figura giuridica delle Zone di Riserva Contadina (ZRC) ha incendiato il dibattito in Colombia sullo sviluppo rurale al tavolo dei dialoghi di pace. Le FARC sostengono la loro creazione, e propongono di destinare ben oltre 9 milioni di ettari di territorio a questa iniziativa, cosa che ha prodotto la scomposta e stizzita reazione della controparte governativa. "Le FARC-EP ritengono che le ZRC, essendo un'iniziativa agraria di pace, meritino tutto il rispetto e l'appoggio istituzionale possibile e l'impegno immediato del governo nazionale a formalizzare il totale dei 9,5 milioni di ettari di terra oggi compresi, a livello nazionale, nei loro processi organizzativi", ha segnalato il Comandante Iván Márquez lo scorso 13 marzo, in risposta ad un documento inviato dall'Associazione Nazionale delle ZRC (ANZORC) ai delegati di entrambe le parti, nella quale chiedevano uno spazio di partecipazione nei dialoghi dell'Avana.La risposta dell'impresentabile Juan Camilo Restrepo, fallimentare ministro dell'Agricoltura, è stata che questa proposta "mira ad istituzionalizzare delle repubblichette indipendenti, e non a beneficiare i contadini".In realtà le ZRC sono sorte proprio grazie alle lotte e alle rivendicazioni dei contadini, e portano a compimento piani di sviluppo sostenibile che le stesse comunità costruiscono sulla base delle proprie necessità e delle proprie esigenze. Inoltre, le ZRC sono un compendio di resistenza e autorganizzazione delle comunità rurali, di costruzione di un'alternativa socio-economica ed edificazione di una muraglia che blocca l'espansione latifondista.Non appena giunge una proposta concreta che va nella direzione di una riforma agraria integrale e strutturale, l'oligarchia colombiana strepita e si prepara a reagire con la violenza scolpita nel suo DNA; ma i contadini non sono intenzionati a farsi intimidire, e si preparano al III incontro nazionale sulle ZRC che si terrà il 22 e 23 marzo a San Vicente del Caguán, nel Caquetá. Un incontro che segnerà un altro punto a favore del dibattito e della lotta per la pace con giustizia sociale del popolo colombiano.
24/03 - Proseguono le esecuzioni extragiudiziarie sotto il governo Santos
La FIDH (Federazione Internazionale per i Diritti Umani) e le organizzazioni colombiane che fanno parte del Tavolo sulle Esecuzioni Extragiudiziarie del Coordinamento Colombia- Europa- Stati Uniti hanno presentato, lo scorso 23 marzo, in un'udienza celebrata di fronte alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, una nota informativa secondo la quale, sotto il governo Santos, hanno avuto luogo almeno 85 casi di violazioni al diritto alla vita commesse da agenti della Forza Pubblica.
Per tali violazioni, qualificate dagli organi competenti come "esecuzioni extragiudiziarie", ‘Jena' Santos, all'epoca Ministro della Guerra del narco-expresidente Uribe, aveva coniato la molto più neutra e accomodante definizione di "falsi positivi"; ma, nome a parte, la tragica sostanza è che si tratta di omicidi a sangue freddo commessi dalle Forze Armate colombiane di civili (spesso giovani disoccupati attirati con la falsa promessa di un posto di lavoro), massacrati e vestiti con uniformi della guerriglia per farli passare per insorgenti caduti in combattimento, e riscuotere così premi e licenze.
Tali dati contraddicono la politica della "tolleranza zero" contro questi efferati crimini, annunciata in pompa magna da Santos in un'operazione di maquillage utile a presentarsi come un presunto "rinnovatore" della politica del governo.
Per le organizzazioni sunnominate questi delitti non fanno parte del passato, tanto quanto la mancanza di misure concrete affinché non si ripetano; e i dati riferiscono di almeno 4716 indagini aperte, delle quali ben il 60% è ancora nella fase preliminare, e solo il 6% del totale nella fase del giudizio. Ma la magistratura non è l'unica responsabile dell'impunità: le organizzazioni hanno citato casi concreti relativi al Consiglio Superiore della Magistratura, al Consiglio di Stato ed alla Procura Generale della Nazione, in cui il diritto delle vittime è stato vanificato da tali istituzioni a tutto vantaggio dei privilegi delle Forze Armate.
Anche per questo, la magistratura della Corte Penale Internazionale conferma che "al di là di ogni ragionevole dubbio esiste fondamento per credere che i falsi positivi sono stati commessi secondo una […] politica di Stato volta proprio a commettere questi crimini".
La facciata di rispetto dei diritti umani che ha presenta Santos -e che anche in Italia è stata scandalosamente presa per vera dai giornali come la Repubblica e simili- si sbriciola sotto dati certi, com'era ampiamente previsto e prevedibile; del resto, è proprio "Jena" Santos colui che ha dato il maggior impulso a questi omicidi extragiudiziari, implementando, tra le altre misure, la creazione di ricompense per ogni "guerrigliero abbattuto".
Infine, ma non in ordine di gravità, la politica di totale impunità dei militari, già cara al suo narco-predecessore, è proseguita con l'implementazione del Foro Penale Militare, strumento per il quale giudici e imputati provengono dalla stessa cricca marcia e corrotta delle Forze Armate, ideato precisamente allo scopo di fornire un lasciapassare ai militari accusati.
28/03 - III Incontro nazionale delle zone di riserva contadina: Proposte per il cambiamento
Il 22 e 23 marzo, con la partecipazione di oltre quattromila contadini, si è tenuto a San Vicente del Caguán, nel dipartimento del Caquetá, il III Incontro Nazionale delle Zone di Riserva Contadina (ZRC), un evento che ha suscitato da subito un acceso dibattito in tutto il paese andino-amazzonico.
All'inaugurazione dell'evento hanno partecipato anche Miriam Villegas, amministratrice dell'INCODER, e Andrés Bernal, delegato del
ministero dell'Agricoltura. I funzionari governativi, dopo aver riconosciuto l'esistenza legale di alcune delle ZRC, e dopo aver comunque chiarito con enfasi che esse sono "casi limitati ed eccezionali", hanno abbandonato i lavori evitando di partecipare ai tavoli di discussione in seguito realizzati, dimostrando ancora una volta che la partecipazione popolare alla presa di decisioni non rientra nelle priorità del governo Santos.
D'altra parte anche i mezzi di comunicazione di regime, nell'ultima settimana, hanno lavorato assiduamente per demonizzare le ZRC che, secondo ministri, politicanti, imprenditori e grandi allevatori non sono altro che "repubblicucce indipendenti". Garantire la sovranità alimentare e nazionale, l'uso pertinente della terra in mano a chi la lavora, limitare la concentrazione della terra e la sua svendita alle multinazionali, sono però vere e proprie iniziative di pace rivolte a tutto il paese. Viceversa, come evidenziato anche da César Jerez, uno dei leaders dell'Associazione Nazionale delle ZRC (ANZORC), "ciò che cercano i nemici della pace è riempire il paese di paura e sfiducia nelle ZRC", negando che "le comunità contadine, indigene e afrodiscendenti della Colombia hanno da anni costruito la proposta di riconoscere 59 nuove ZRC, canalizzandola poi nel ‘Foro di Sviluppo Agrario Integrale con Focalizzazione Territoriale' organizzato dall'ONU e dall'Università Nazionale nel dicembre del 2012, su invito del Tavoli dei Dialoghi dell'Avana." "Le FARC hanno raccolto la proposta fatta dai contadini, e il governo no. Questo è ciò che si vuole occultare", ha poi assicurato César Jerez, ribadendo che "le Zone di Riserva Contadina non sono la riforma agraria integrale di cui necessita il paese, però sono un primo passo per costruire fiducia per la pace".
31/03 - Esercito colombiano usa come scudo i civili durante un combattimento con le FARC nel Cauca
Lo scorso 26 marzo, nel municipio di Miranda, l'esercito, durante i combattimenti con le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia, ha utilizzato le abitazioni civili come trincee, infrangendo gravemente il diritto internazionale umanitario.
A denunciare questa gravissima violazione avvenuta nel Cauca, uno dei dipartimenti più poveri e al contempo battaglieri del paese, è la rete per i diritti umani "Reddhfic", che rende noto come l'esercito abbia anche sparato ad un civile che transitava a bordo del suo fuoristrada, causandogli gravi ferite. Il peggio è stato evitato solo grazie all'intervento di altri civili, i quali, udite le grida di aiuto, hanno provveduto a portarlo all'ospedale più vicino. Nonostante due posti di blocco, con conseguenti perquisizioni che hanno rallentato considerevolmente i soccorsi, il ferito è giunto infine in ospedale. Al loro arrivo, sia i soccorritori, sia il ferito, sono stati interrogati come presunti sostenitori della guerriglia da un gruppo di militari che assediavano la struttura medica. Nello stesso giorno un elicottero dell'esercito ha mitragliato in maniera indiscriminata numerosi insediamenti civili del municipio di Corinto.
Mentre la guerriglia da anni si batte per regole chiare che consentano di mantenere il più possibile i civili al riparo dagli effetti del conflitto armato, è costretta a scontrarsi con una realtà di pratiche sanguinose e inumane portate avanti dall'esercito del regime. Violenze sulla popolazione inerme che peraltro, unitamente alla persecuzione di qualunque alternativa politica, sono proprio all'origine del conflitto colombiano. L'atteggiamento tenuto in questa occasione dall'esercito può essere considerato una criminale risposta alle dichiarazioni dell'ottobre scorso del Segretariato delle FARC-EP. In quell'occasione, infatti, il Comandante dello Stato Maggiore Centrale dell'organizzazione insorgente, Timoleón Jiménez, aveva evidenziato "la convinzione dell'urgente necessità di arrivare ad una soluzione concertata, e analizzata attentamente, dei diversi punti che risultano problematici per la popolazione civile all'interno dello scenario di guerra", mediante la "realizzazione di un trattato di regolarizzazione della guerra, che includa la questione dell'uso e dell'impiego bilaterale di esplosivi e delle operazioni di bombardamento indiscriminato in zone densamente popolate, e il dar seguito alle denunce delle vittime".
04/04 - La Marcia Patriottica nel mirino dei nemici della pace e del terrorismo di stato
La storia della Colombia è segnata dalla repressione dell'opposizione politica, e costellata dall'incalcolabile numero di morti e desaparecidos fra sindacalisti, leaders comunitari e contadini, militanti politici e attivisti sociali, giornalisti, e di quanti in generale si sono opposti alle politiche di sfruttamento e alla sistematica violazione dei diritti umani che, attraverso il terrorismo di Stato, perpetua i privilegi dell'oligarchia.
Chiaro esempio di tale repressione violenta è senz'altro il genocidio perpetrato ai danni dell'Unión Patriótica, movimento politico di alternativa che ha visto trucidati oltre 5000 suoi dirigenti e militanti in soli dieci anni (1985-1995).
Che la violenza contro gli oppositori prosegua ininterrotta, nonostante i maquillages del governo di turno, lo dimostra la continua pratica di minacce contro il movimento sociale e politico della Marcha Patriótica, accentuatasi in concomitanza della mobilitazione per la Pace e per la difesa dei beni pubblici che si svolgerà a Bogotá il prossimo 9 aprile, giorno del 65° anniversario dell'assassinio di Jorge Eliécer Gaitán, leader popolare e candidato presidenziale assassinato in Colombia dalla CIA e dal regime nel 1948.
"Ogni volta che si producono iniziative di pace come questa, non solo si ricevono minacce, ma queste vengono anche portate a termine, come avvenuto di recente nel Guaviare. Tutto ciò rappresenta la chiara intenzione di rendere impossibile lo sviluppo di un'iniziativa democratica in cui la società civile possa esigere una soluzione politica al conflitto colombiano", ha affermato David Flórez, portavoce di Marcha Patriótica, riferendosi all'omicidio José Alonzo Lozano, dirigente di tale movimento il cui corpo senza vita è stato ritrovato lo scorso 27 marzo.
Nonostante le reiterate denunce alla magistratura e agli enti internazionali preposti alla difesa dei diritti umani, nulla è stato fatto per ricercare i colpevoli dei continui attacchi alla Marcha; "Per questo", conclude Flórez, "si rende necessaria la mobilitazione come meccanismo di pressione affinché il governo dia una risposta che sia credibile, e che non restino impuniti gli assassini di questi nostri militanti."
Solo la pressione popolare è in grado infatti di sostenere realmente il processo di Pace, e dargli la forza necessaria a proseguire nella lunga marcia verso la Nuova Colombia, dove i diritti umani, sociali, economici e politici del popolo siano finalmente rispettati.
08/04 - Da carcere statunitense Simón Trinidad denuncia: Negatomi il diritto alla difesa
Il Comandante delle FARC Simón Trinidad ha riferito delle aberranti violazioni ai diritti umani che subisce quotidianamente nel carcere degli Stati Uniti dove è rinchiuso, nel Colorado, e chiede alla Delegazione di Pace delle FARC all'Avana che denunci queste violenze di fronte al mondo, ed esiga al Governo colombiano di rispettare il mandato della Costituzione colombiana, i trattati internazionali relativi alla protezione dei diritti umani ed il Diritto Internazionale Umanitario nei confronti dei cittadini colombiani.
Estradato illegalmente, sulla base di montature giudiziarie, negli Stati Uniti (dove diverse giurie hanno più volte invalidato i processi a suo carico per l'assoluta inconsistenza delle cosiddette "prove" presentate, che erano state costruite ad arte da Uribe e dalla CIA), Simón Trinidad, secondo il suo avvocato in Colombia Ramiro Orjuela, subisce in carcere continue violazioni ai propri diritti; innanzitutto, il Comandante guerrigliero ha tenuto il suo ultimo colloquio con il proprio avvocato a fine marzo, e gli è stato permesso di parlare con lui solo per 2 minuti e 20 secondi. Inoltre, rincara Orjuela, secondo la Costituzione non è possibile estradare persone accusate di delitti politici; tale divieto è stato però aggirato attraverso la menzognera e infamante accusa di narcotraffico. Infine, secondo l'articolo 34 della Costituzione politica, sono proibite le pene di confino perpetuo ed ergastolo; ciononostante, Simón sconta una condanna di 60 anni, che equivale, all'atto pratico, ad un ergastolo. Simón subisce un trattamento crudele e degradante, dal momento che gli viene persino negato l'uso degli occhiali per leggere, non gli è concesso scrivere né comunicare, e non riceve cure mediche adeguate.
Simón Trinidad, così come i guerriglieri Sonia e Iván Vargas, anch'essi rinchiusi in carceri yankees, è un combattente bolivariano esempio di resistenza quotidiana e di dignità antimperialista; le losche e deliranti montature orchestrate ai loro danni non hanno nessun valore legale, e men che meno morale, e non sono servite a piegare la loro volontà d'acciaio.
Simón Trinidad, nella fattispecie, è stato anche scelto dal Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC come membro della loro Delegazione di Pace impegnata nei dialoghi all'Avana: il suo posto è al tavolo dei dialoghi, quale costruttore infaticabile della soluzione politica al conflitto sociale ed armato colombiano, e non a 60 metri di profondità in una cella illuminata dal neon 24 ore al giorno, nel cuore del mostro imperialista.
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