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Bollettino di informazione al 04/06/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

04/06/2013

09/05 - Esercito colombiano bombarda villaggi nel Putumayo
La ANZORC, Associazione Nazionale delle Zone di Riserva Contadina, nella quale convergono 50 organizzazioni contadine e processi di ZRC colombiani, denuncia gli abusi contro la popolazione civile da parte di unità della Brigata di Selva 27 nel Putumayo, che hanno violato i principi di distinzione, precauzione e proporzionalità sanciti dal Diritto Internazionale Umanitario.
Il lancio di granate di mortaio dalla base militare ubicata nella zona del Porvenir, in prossimità del confine con il Perù, ha causato lo sfollamento massivo di 50 famiglie contadine provenienti dai villaggi di La Frontera, La Piña, Bocana del Cuembi e San Salvador.
Le comunità segnalano che l'obiettivo dei bombardamenti era la popolazione civile e non le FARC, come affermato dall'Esercito; gli attacchi sono iniziati il 10 aprile ma si sono intensificati durante la prima settimana di maggio.
L'ANZORC richiede l'immediata interruzione del lancio di granate, nonché il rispetto, da parte delle Forze Armate, dei principi del Diritto Internazionale Umanitario, riconoscendo ai contadini della Zona di Riserva Contadina la condizione di civili e persone protette; richiede inoltre agli enti competenti assistenza urgente per gli sfollati, attualmente rifugiati in uno spazio umanitario temporaneo, e che sia garantito il loro ritorno.
Come sempre, l'Esercito colombiano persegue la vecchia tattica del "togliere l'acqua al pesce", abbattendosi come una scure su contadini inermi, da sempre base sociale dell'insorgenza colombiana e, in spregio alle più elementari norme del diritto umanitario, incapace di conseguire vere vittorie decisive sul campo di battaglia, non esita a scaricare le sue bombe sulla popolazione civile.
Per interrompere questo stato di cose, l'unica possibilità è quella di cogliere l'opportunità di una tregua bilaterale, che consentirebbe anche un clima adeguato ai Dialoghi dell'Avana. Ma il governo, arroccato su posizioni obiettivamente insostenibili, non è ancora intenzionato a fare questo passo indispensabile a garantire la sicurezza dei civili.

11/05 - FARC ed ELNn denunciano la presenza di assessori usa nelle operazioni militari nel Sur de Bolívar
In un comunicato congiunto le due formazioni guerrigliere che operano nella regione del Magdalena Medio denunciano che le forze armate colombiane, con la consulenza di esperti militari statunitensi, stanno conducendo intense operazioni al presunto fine di riscattare Jernoc Wobert, ingegnere canadese della multinazionale Geo Explorer, catturato ad inizio anno dall'ELN.
La presenza in Colombia della Geo Explorer, una multinazionale dedita all'estrazione mineraria, rientra nell'ottica della cosiddetta "Locomotrice mineraria", che altro non è che una politica neoliberista di svendita di risorse naturali e di milioni di ettari di territorio a importanti multinazionali, come denunciato dallo stesso Iván Márquez, capo della delegazione di pace delle FARC all'Avana, e dalla ex senatrice e dirigente popolare Piedad Córdoba. Oltre a regalare agli interessi del gran capitale straniero ingenti aree del territorio colombiano (che potrebbero invece essere destinate alla produzione agroalimentare), costringendo così il paese ad importare annualmente milioni e milioni di tonnellate di prodotti agricoli, questo scellerato piano economico è accompagnato dalla feroce repressione ai danni delle comunità che storicamente hanno basato il loro sostentamento sull'estrazione "artigianale" dell'oro, e che sono costrette a sfollare ed a subire una brutale miseria.
Tutto ciò non fa che dimostrare una volta di più come dietro la presunta "guerra al terrorismo", imposta dai governi di Bogotá e Washington, si celi in realtà una feroce guerra di classe portata avanti da regimi anti-popolari nei confronti di lavoratori e contadini, spina dorsale della resistenza colombiana. Non si può che concludere ricordando che soltanto una Colombia con sovranità e giustizia sociale potrà superare il pluridecennale conflitto armato e costruire una pace giusta e duratura.

15/05 - Lo stato colombiano arresta in massa leaders contadini per sabotare i dialoghi di pace
Lo scorso 9 maggio, con un'operazione congiunta dell'esercito, della polizia e delle forze aeree colombiane, numerosi leaders comunitari e sindacali sono stati arrestati nel centrale dipartimento del Tolima. I lavoratori, molto rispettati all'interno delle loro comunità di appartenenza per il loro impegno sociale, sono stati sequestrati con grande dispiegamento di mezzi e di denaro, in un'operazione spettacolare e dal taglio cinematografico, per cercare di farli passare per "pericolosi terroristi".
I sindacalisti, prelevati con arroganza e prepotenza da squadre speciali all'interno delle loro case o addirittura dai luoghi di lavoro, sono stati poi portati in elicottero di fronte al giudice del municipio di Purificación. Qui, grazie soprattutto all'intervento di alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani, il giudice ha decretato gli arresti domiciliari, nelle stesse abitazioni da cui erano stati prelevati con la forza poche ore prima.
Per smontare parzialmente il teorema giudiziario architettato dallo Stato colombiano, davvero decisivo si è rivelato il ruolo degli avvocati del Comitato Permanente per la Difesa dei Diritti Umani e dei sindacati locali. Gli arrestati appartengono infatti a organizzazioni politiche e sociali come Marcha Patriótica e all'Associazione dei Lavoratori Contadini del Tolima, e uno di loro era addirittura stato consigliere comunale per il Polo Democratico Alternativo; vale a dire, ad organizzazioni che da sempre lottano per la pace con giustizia sociale e per risolvere le cause ultime della violenza che da cinquant'anni devasta il Paese.
In questi piani di delirante e crescente militarizzazione della società, che fanno seguito ai pesanti bombardamenti sulla popolazione civile delle settimane scorse, è chiaramente ravvisabile un piano della destra oligarchico-paramilitare per sabotare i dialoghi di pace attualmente in corso all'Avana fra le FARC-EP ed il governo. Se il ministro della Guerra Juan Carlos Pinzón , che dell'oligarchia militarista è esponente di spicco, vuole davvero colpire i legami della politica colombiana con le organizzazioni criminali, riservi questo tipo di operazioni alla sua coalizione di governo. Dallo scandalo della politica paramilitare ai "falsi positivi", in cui civili innocenti ed inermi vengono prima assassinati e poi fatti passare per "guerriglieri uccisi in combattimento", le ragioni non mancherebbero.

18/05 - Santos annuncia la volonta' di rieleggersi e continua a sognare la "pax romana"
Lo scorso 10 maggio il presidente Juan Manuel "Jena" Santos ha ricevuto la lettera di dimissioni e rinuncia dal ministro dell'Agricoltura Juan Camilo Restrepo.
Questo losco personaggio, reazionario fino al midollo, si distingue per la sua predilezione nei confronti delle forme feudali ed ultra-latifondiste della proprietà agraria, e per la svendita delle risorse naturali del Paese alle multinazionali.
Da ogni parte della Colombia si levava da tempo la richiesta delle sue dimissioni, dopo che Restrepo aveva perduto ogni residuo di credibilità per la scandalosa condotta tenuta durante i grandiosi (e vittoriosi) scioperi dei lavoratori del caffè, le cui mobilitazioni hanno fustigato duramente la sua vocazione al neoliberismo ed all'appropriazione dei beni comuni a vantaggio dell'oligarchia globale, complice una sanguinaria classe dominante nazionale.
Restrepo è stato inoltre un viscido oppositore del Tavolo delle conversazioni dell'Avana tra le FARC-EP ed il governo, e il suo sabotaggio continuo ha creato più di un ostacolo ad un eventuale raggiungimento di un accordo sul tema dello sviluppo rurale per la pace con giustizia sociale.
Le sue dimissioni rappresentano senz'altro una buona notizia per la Pace in Colombia; ci auguriamo che il ministro della Guerra Pinzón, punta di lancia dell'ultradestra militarista, segua infine il suo esempio.
E mentre Santos annuncia la sua volontà di perseguire la rielezione, con il conseguente ed inevitabile rimpasto di governo ed il riposizionamento di diversi delfini per blindare il prossimo Congresso ed i partiti di maggioranza, è sempre più palese la necessità della Casa de Nariño di mostrare risultati rapidi sul terreno dei dialoghi con l'insorgenza rivoluzionaria. Il problema, tuttavia, è che Santos si ostina a volere la "botte piena", ossia chimerici accordi gattopardiani con le FARC che sogna prontamente smobilitate, e la "moglie ubriaca", vale a dire un paese da riprimarizzare in cui la spoliazione ed il saccheggio siano legalizzati in nome della "prosperità democratica" (per i ricchi) e dello "stato di diritto" (contro le masse popolari).

22/05 - Condannato a 30 anni ex parlamentare García per massacro di 43 attivisti dell'Unión Patriótica
Lo scorso mercoledì 15 maggio, la Corte Suprema di Giustizia colombiana, al termine di un lungo processo durato anni, ha condannato a 30 anni di reclusione César Pérez García quale mandante e responsabile del massacro di Segovia, dipartimento di Antioquia, quando l'11 novembre del 1988 vennero assassinate 43 persone e diverse rimasero ferite.
La sentenza ha determinato che César Pérez García, rappresentante alla Camera e potente capo del Partito Liberale di Antioquia all'epoca dei fatti, ebbe e mantenne contatti col capo narco-paramilitare Fidel Castaño, fratello del famigerato Carlos Castaño.
Tra le tante prove a carico dell'imputato, risaltano le dichiarazioni del paramilitare Alonso de Jesús Baquero, alias 'Vladimir', che racconta nei dettagli gli incontri avvenuti tra García, Castaño ed Henry Pérez, uno dei capi paramilitari di Puerto Boyacá: "In una di queste riunioni -afferma 'Vladimir'- César Pérez García chiese esplicitamente aiuto a Castaño per togliere di mezzo l'Unión Patriótica a Segovia". Una testimonianza drammatica, confermata dalle versioni dei capi paramilitari Iván Roberto Duque e Daniel Rendón Herrera.
L'onnipotenza criminale ed il macabro zelo con cui sono state portate avanti le azioni genocide, hanno fatto si che l'incursione paramilitare, con la complicità dell'Esercito, venisse annunciata con un inquietante comunicato: "colpiremo con un grande colpo mortale". Nella sentenza emessa si legge quindi che quella di César Pérez García "non fu solo una semplice insinuazione o velata minaccia, ma un ordine ben preciso che si materializzò con il massacro".
Dalle testimonianze dell'allora sindaco di Segovia, Rita Tobón, eletta nelle fila della UP,  perseguitata, pedinata e vessata da paramilitari e generali dell'esercito, viene inoltre confermata la conclamata e funzionale connivenza tra paramilitarismo ed esercito, un chiaro intreccio di terrorismo di Stato tutt'oggi operativo.

25/05 - Associazioni contadine e indigene protestano contro autorita' indigene del Cauca
Decine fra associazioni contadine, organizzazioni indigene di base e Zone di Riserva Contadina (ZRC) hanno protestato fortemente contro le autorità indigene del Cauca, esprimendo la propria indignazione per l'infausto comunicato sottoscritto e diffuso dal CRIC (Consiglio Regionale Indigeno del Cauca), dall'ACIN (Associazione delle Assemblee Indigene del Nord del Cauca) e dall'ONIC (Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia).
In tale comunicato viene espressa una condanna delle FARC, accusate nientemeno di aver "promosso un piano sistematico di sterminio fisico e culturale del movimento indigeno colombiano", mentre le ZRC vengono segnalate come "paraguerrigliere". Non c'è che dire, neanche i corifei della propaganda di regime avrebbero potuto fare di "meglio".
Il comunicato è il frutto del lavoro indefesso di agenzie come l'USAID, una delle tante coperture della CIA dedite a destabilizzare i governi progressisti ed antimperialisti in America Latina (Venezuela e Bolivia in primis), e delle solite ong europee. Un lavoro certosino, fatto di penetrazione e cooptazione di diversi dirigenti indigeni, e "blindato" da una coltre di presunta "neutralità" nei confronti dei cosiddetti "attori armati".
Nonostante nei diversi spazi politici cui hanno partecipato abbiano sempre parlato di unità delle forze popolari, e a dispetto delle basi sociali che dichiarano di voler rappresentare, questi pseudo-rappresentanti indigeni hanno dimostrato di essere completamente asserviti alle posizioni governative; e di operare come sbirri del regime, che, nel nome di una pretesa giurisdizione assoluta su tutti i territori ed abitanti delle comunità indigene, in più di un'occasione hanno fatto arrestare dai loro scagnozzi diversi giovani indigeni e contadini accusati -e condannati sommariamente- di aiutare la guerriglia. Giovani che sono stati poi consegnati alla polizia di regime, che li ha seppelliti in una delle tante prigioni-tomba della Colombia.
Di fronte a questi gravissimi atteggiamenti delle autorità indigene, che remano contro l'unità e la lotta popolari di opposizione al regime oligarchico e mirano a legittimare il terrorismo di Stato contro le Zone di Riserva Contadina, le organizzazioni contadine, sociali ed indigene di base esigono una rettifica e la cessazione del lavoro sporco di un certo "indigenismo" falso-pacifista.
La CIA e le finte ong da essa sostenute operano da anni per inserirsi nelle contraddizioni del campo popolare, sostenendo la favoletta in base alla quale le popolazioni indigeni, neutrali di fronte alla guerra, subirebbero "l'attacco incrociato" della guerriglia e dei paramilitari. La verità è che nelle zone in cui la componente indigena è più presente sul territorio, questa costituisce una gran parte della base di appoggio dell'insorgenza, che da sempre ne sostiene la causa e ne rivendica i diritti; ma le bugie del regime hanno le gambe corte, e presto o tardi si scopre sempre chi agisce in difesa dei diritti del popolo, e chi in difesa dei privilegi dell'oligarchia e degli interessi dell'imperialismo.

29/05 – Padre Javier Giraldo: in Colombia proseguono ininterrotte le violazioni ai diritti umani
Nella partecipata conferenza stampa del 23 maggio scorso, il coordinatore della banca dati sui diritti umani e la violenza politica del Centro di Ricerca ed Educazione Popolare (CINEP), padre Javier Giraldo, ha affermato che "i 'falsi positivi' ed il paramilitarismo appartengono allo stesso ceppo, ed hanno una grande capacità riproduttiva", aggiungendo che "lo Stato vuole presentare i propri successi militari sull'insorgenza attraverso azioni come i 'falsi positivi', che attentano ai diritti umani".
Lo studio testimonia che non esiste alcuna curva discendente in merito a tali violazioni; nel 2012 sono stati resi noti 11 casi di esecuzioni extragiudiziarie (i cosiddetti falsi positivi, ovvero omicidi di giovani innocenti poi presentati dalle Forze Armate di regime come "terroristi abbattuti in combattimento", per riscuotere premi e licenze e dimostrare inesistenti successi sul campo).
Tale fenomeno, secondo lo studio annuale del CINEP, non è affatto scomparso, ma è presente in tutte le regioni del paese. Secondo Giraldo "ha avuto diverse motivazioni, ed è figlio dello sforzo del Governo di gonfiare o aumentare fittiziamente il numero di situazioni in cui ci sarebbe un vantaggio militare dello Stato sull'insorgenza". "I settori sociali colpiti -prosegue Giraldo- sono i contadini, gli operai, gli studenti e gli oppositori politici".
I principali violatori dei diritti umani in Colombia sono i paramilitari, con 565 casi, seguiti da Esercito e Polizia, con 455 casi; in totale, quasi 3 episodi al giorno.
Da una rapida scorsa all'andamento dei cosiddetti "falsi positivi" in Colombia negli ultimi anni, Giraldo conclude dicendo che "il picco, il momento in cui è stato più elevato il numero di questi fatti è stato fra gli anni 2006 e 2008, mentre era ministro della Difesa Juan Manuel Santos".
L'attuale presidente "Jena" Santos, nonostante uno squallido maquillage, non può occultare la realtà oggettiva del paese: le brutali "forze dell'ordine", in combutta con i paramilitari, altra faccia della stessa medaglia, violano quotidianamente i diritti del popolo colombiano allo scopo di schiacciarne le lotte ed impossessarsi delle sue terre a vantaggio di oligarchia e multinazionali, cercando di far tacere ogni forma di opposizione. E il mandante principale di tali violazioni è proprio Santos, già ministro del narcoparamilitare Uribe, nonché esponente di punta di quella stessa sanguinaria oligarchia che da tali continue violazioni ha tutto da guadagnare e nulla da perdere.

31/05 - Sotto scacco la multinazionale OXY per le proteste dei lavoratori nel Magdalena Medio
Nella giurisdizione di El Centro, nel Magdalena Medio, è in corso ormai da diverse settimane una contundente protesta dei lavoratori del settore petrolchimico, che ha di fatto paralizzato l'attività lavorativa del progetto La Cira-Infantas. Lo scorso giovedì 16 maggio ha avuto luogo il terzo incontro tra i lavoratori della USO (Unione Sindacale Operaia), i rappresentanti della Ecopetrol e dell'impresa multinazionale Oxy, tristemente famosa in tutto il paese per l'uso indiscriminato della violenza e dell'intimidazione nei confronti dei lavoratori mediante compiacenti azioni repressive delle forze di polizia e dei comprovati nessi con il paramilitarismo, funzionale allo sfruttamento dei lavoratori stessi ed alla persecuzione della protesta sociale.
Alle proposte evasive ed aleatorie presentate con arroganza dai funzionari delle imprese durante i due precedenti incontri, si è data risposta adeguata con l'assemblea permanente dei lavoratori, costringendo la Oxy ad impegnarsi pubblicamente nel riconoscere l'Unione Sindacale Operaia come rappresentante legittima degli interessi degli operai. Dal canto suo la USO ha posto punti fondamentali per determinare come concluso l'attuale conflitto in atto. Vanno chiarite le relazioni conflittuali tra operai e padroni, garantiti ed estesi i diritti elementari a tutti i lavoratori senza differenza di tipologia di contratto e risolti tutti i problemi che affliggono i lavoratori facendo un'analisi specifica di tutte le forme contrattuali presenti.
È evidente che solo una tenace ed unitaria opposizione e resistenza all'aggressione di multinazionali e regimi nazionali compiacenti può dare risposte concrete alle sacrosante rivendicazioni dei lavoratori e delle comunità che difendono i loro territori.

02/06 - Arrestati in flagranza 3 militari colombiani con 300 kg di cocaina
Lo scorso 22 maggio il Corpo Tecnico di Indagine (CTI) della magistratura colombiana,  nel dipartimento del Magdalena,  ha catturato in flagranza di reato due militari in congedo ed un soldato professionale che trasportavano ben 300 chili di cocaina e 16 milioni di pesos (circa 6.500 euro) sulla strada che da Plato conduce al municipio di Zambrano,
La droga era impacchettata in 10 sacchi di tela all'interno della Chevrolet Dimax con la quale Luis Rodolfo Mendoza Ovalle, maggiore dell'esercito, Luis Camilo Gámez Amaya, soldato professionale in congedo e Miguel Gnecco Castilla, soldato professionale, cercavano di lasciare il paese alla volta del Centro America.
I tre sono ora accusati di narcotraffico, nonché di fabbricazione o trasporto di sostanze stupefacenti.
Questo clamoroso arresto dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, chi sono i veri narcotrafficanti colombiani: le Forze Armate di regime, con la complicità dei gruppi narcoparamilitari che da anni infestano il paese.
Costoro rappresentano la manodopera per i delitti i cui mandanti vanno ricercati all'interno della criminale e sanguinaria narco-oligarchia, degnamente rappresentata al Congresso della Repubblica dai mafiosi e corrotti parlamentari colombiani, e capeggiata dal padrino Uribe Vélez.

04/06 – Il guerrafondaio Santos parla di pace ma riceve il golpista Capriles e annuncia accordi con la NATO
E' del tutto evidente che i dialoghi di pace attualmente in corso a L'Avana devono essere interpretati non solo come un momento specifico della lotta di classe in Colombia, ma al contempo come un riflesso della contrapposizione continentale tra le forze progressiste patriottiche latinoamericane e la rabbiosa reazione imperialista, che si è dispiegata in risposta al movimento di liberazione che negli ultimi anni è cresciuto nella maggior parte dei paesi della regione.
Al doppiogiochismo del governo Santos, evidenziato dal fatto che mentre da una parte discute con le FARC intorno alle modalità attraverso le quali costruire una base di giustizia sociale in Colombia e smantellare lo Stato fascista, dall'altra mantiene in pieno vigore una politica di guerra contro il popolo e di terrorismo di Stato, si aggiunge il cinismo di far finta di apprezzare le istituzioni integrazioniste come UNASUR ed il ruolo di facilitatore dei dialoghi assunto dalla Repubblica Bolivariana, salvo poi mantenere la Colombia nel ruolo di servo fedele degli USA e base strategica di aggressione, in primo luogo nei confronti proprio del Venezuela. Ruolo confermato da Santos negli ultimi giorni, con l'annuncio di un imminente accordo di "cooperazione" con la NATO e della volontà di entrare a farne parte, subito applaudita dal dipartimento di Stato USA.
Il viscido Santos ha così da una parte permesso alla propria delegazione a L'Avana di firmare uno storico accordo parziale di riforma rurale integrale con le FARC, mentre dall'altra ha ricevuto in pompa magna a Bogotá il personaggio più in vista del fascismo oligarchico venezuelano Henrique Capriles, impegnato come non mai nel tentativo di destabilizzazione interna del Venezuela, su mandato degli USA, ed in accordo con la destra fascista eversiva continentale, di cui tanto il narco ex presidente Uribe come l'oligarca Santos è degno rappresentante.
Tale atto è in aperta ostilità non solo nei confronti del Venezuela ma di tutto l'arco di paesi progressisti latinoamericani, e rischia di compromettere il decisivo accompagnamento venezuelano nel processo di pace, minando le basi sulle quali è stato costruito insieme con l'insorgenza delle FARC-EP.
Per raggiungere la pace con giustizia sociale in Colombia e contribuire alla seconda e definitiva indipendenza continentale è necessario che il Venezuela mantenga il proprio ruolo al tavolo dei dialoghi. Di fronte agli intrighi imperialisti e alla situazione di crisi diplomatica che questi hanno creato, è necessario che tutte le forze progressiste e democratiche rafforzino in ogni modo l'appoggio al processo di dialogo in corso a L'Avana e si stringano attorno alla rivoluzione bolivariana, smascherando i piani di dominio continentale a cui il governo del doppiogiochista Santos si presta.


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