www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 01-07-13 - n. 460

Bollettino di informazione al 30/06/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

01/07/2013

07/06 - Rifugiati politici in Spagna spiati dai servizi segreti e assassinati al loro ritorno in Colombia
Come emerge da alcuni documenti interni del DAS, il servizio segreto colombiano ora disciolto, i rifugiati politici venivano spiati anche all'estero, per screditare il lavoro in difesa dei diritti umani da loro svolto. Anche dopo averli costretti ad un esilio forzato fuori dal paese, i cani da guardia dell'oligarchia criminale non si davano pace. Fra i metodi utilizzati il pedinamento, la videosorveglianza, le intercettazioni telefoniche e le intimidazioni, fino all'omicidio. I documenti, risalenti al 2009, vengono alla luce per un sequestro del procuratore generale della Colombia, e mostrano che il trattamento solitamente riservato in Colombia agli oppositori politici, ai sindacalisti e ai giornalisti si estendeva ben oltre le proprie frontiere. Andando ad esaminare nel dettaglio i documenti di quella che il DAS chiamava "Operazione Europa" emerge che tipo di sorte fosse riservata ai rifugiati durante i due mandati del narco-paramilitare Uribe (2002-2010).
Nelle Asturie, regione autonoma della Spagna, il governo locale aveva varato un piano di emergenza per proteggere temporaneamente attivisti colombiani vittime di attentati o di minacce di morte, e dal 2001 ne aveva accolti oltre ottanta. Alcuni documenti dei servizi colombiani risalenti al 2005 riportano informazioni biografiche e spostamenti del coordinatore di tale programma di accoglienza, Javier Orozco, e il monitoraggio preciso delle iniziative svolte.  Fra queste la commemorazione di un sindacalista ex rifugiato nelle Asturie, poi assassinato al suo ritorno in Colombia. Orozco stesso evidenzia la possibilità che le informazioni raccolte nelle Asturie  siano state utilizzate contro i profughi dopo il loro ritorno in Colombia. In almeno quattro casi gli indizi sembrano davvero troppi per far pensare ad una semplice casualità.  Possibile che il governo di Zapatero fosse completamente all'oscuro di tutto? Anche dopo le denunce regolarmente presentate dagli esuli alla ricerca di protezione? Per ora le autorità spagnole affermano che le informazioni in loro possesso sulle attività del DAS furono diffuse, ufficiosamente, solo a livello di regioni e non a livello centrale. Anche se secondo il legal-team che segue il caso questa eventualità è praticamente impossibile, e la polizia nazionale spagnola doveva per forza essere a conoscenza delle attività illegali svolte sul proprio territorio. Sempre nell'ambito della "Operazione Europa" il DAS ha raccolto informazioni contro ong e attivisti, anche stranieri, su tutto il territorio spagnolo, in Svezia, in Italia, in Svizzera e in Francia. Nemmeno le istituzioni europee sono state risparmiate, e uno degli obiettivi principali è stata proprio Bruxelles, dove sono stati spiati, fra gli altri, diversi eurodeputati.
Anche se per anni sembrava immune ai tribunali, le prove contro Uribe si stanno facendo via via più stringenti e incalzanti. A suo tempo accolto con tutti gli onori dall'Unione Europea e a lungo beniamino della stampa occidentale, solo pochi anni dopo la fine del suo mandato l'ex narco-presidente è stato smascherato, per quel che è realmente, dai documenti prodotti dai suoi stessi servizi. Un assassino e un criminale di guerra, che non si ferma davanti a nulla pur di imporre gli interessi suoi e della sua cricca narco-paramilitare.

09/06 - Santos riceve il cospiratore Capriles e sabota il processo di pace
Dopo l'annuncio dell'accordo sul primo punto relativo alla "Politica di sviluppo agrario integrale", anche se sono rimasti in sospeso alcuni aspetti puntuali che devono essere risolti prima dell'accordo politico generale, sembrava che il processo potesse contare su un clima di relativa fiducia fra le parti. A cambiare le carte in tavola e gelare i rapporti fra le delegazioni delle parti belligeranti all'Avana, una a dir poco avventata mossa del presidente "Jena" Santos, che ha ricevuto in pompa magna il capo della destra golpista venezuelana, il cospiratore Capriles, mettendo a rischio la partecipazione stessa della Repubblica Bolivariana del Venezuela al Tavolo dei Dialoghi come paese accompagnatore del processo.
Tuttavia, lo stesso  Humberto de la Calle Lombana, capo della compagine governativa all'Avana, ha dovuto ammettere che la presenza del Venezuela è stata fondamentale ed è indispensabile; il Segretariato delle FARC, in un comunicato, ha affermato che l'insorgenza è "molto preoccupata per il compimento di atti che senza dubbio danneggiano la straordinaria atmosfera di pace che siamo riusciti a costruire nei dialoghi", aggiungendo che "è urgente preservare e consolidare lo storico passo avanti che rappresenta quanto abbiamo finora convenuto sul tema agrario, punto nodale del conflitto, per la costruzione della pace". La riunione di Santos con Capriles non è un fatto casuale: avviene pochi giorni dopo la visita di Biden, vicepresidente USA la cui politica istiga alla destabilizzazione del Venezuela. Il responsabile di questa situazione, Santos, vuole potersi presentare come "il Presidente che ha ottenuto la pace", ma prende ordini da Washington e incontra non già il leader dell'opposizione venezuelana, ma il pubblico rappresentante di una campagna sovversiva per abbattere il legittimo governo di Nicolás Maduro; dopo questo grave "incidente", come se non bastasse, Santos chiede di entrare nella NATO, e accusa addirittura le FARC di "minacciare sindacalisti"! Le bugie e le macchinazioni di Santos non hanno limiti, ma anche la più sfrenata fantasia e la faccia tosta più spudorata si tolgono il cappello di fronte a questo viscido oligarca, inventore dei cosiddetti "falsi positivi", ex ministro della Guerra di Uribe, da anni al governo di un paese che fonda il suo potere sul terrorismo di Stato (che ha reso la Colombia il paese più insicuro al mondo per i sindacalisti). Una faccia tosta che ha il coraggio di accusare l'insorgenza dei crimini di cui egli è mandante, e l'oligarchia che rappresenta artefice.

12/06 - Magistrato colombiano che si occupa di diritti umani è un ex poliziotto destituito per sparizione forzata!
Destituito dall'incarico di comandante di Polizia per la sparizione forzata di un giovane, William Gildardo Pacheco Granados è oggi presidente di una associazione di magistrati della Colombia. La storia, che ha dell'incredibile, è in realtà perfettamente coerente con quella che è oggi la realtà colombiana, dove gli autori dei crimini più efferati non solo non vengono perseguiti (e come potrebbero, con magistrati come questo?), ma assumono importanti cariche nelle istituzioni, dai più bassi gradi degli oscuri funzionari di provincia fino alla carica stessa della presidenza, come il narcoparamilitare Uribe insegna.
Quando nel 1991 il giovane Guillermo Hurtado denunciò di aver assistito all'assassinio di una persona da parte della Polizia Nazionale, l'allora tenente William Pacheco pensò bene di farlo arrestare. Del giovane, da 22 anni a questa parte, non si è saputo più nulla. Non potendo dare alcuna giustificazione per questi fatti,  Pacheco  Granados è stato destituito dall'incarico. Mentre la Procura e la Corte Costituzionale confermavano la sua destituzione, l'allora rappresentante alla Camera (e noto parapolitico) José Domingo Dávila Armenta  ha avuto il buongusto di  nominare questo losco individuo alla sua Unità di Lavoro Legislativo. William Pacheco, nonostante una sentenza lo renda inabile a ricoprire incarichi pubblici, è poi diventato un magistrato; inizialmente lavora nell'antiterrorismo, dove ha modo di favorire il famigerato capo paramilitare "Jorge 40", ed altri criminali del suo calibro che si impossessano con la violenza di numerose terre di contadini inermi; e oggi, dopo aver fabbricato montature e prove false per far arrestare veri difensori dei Diritti Umani, si occupa, guarda caso, proprio di "Diritti Umani"! Nessuno sa spiegare per mezzo di quale meccanismo "tecnico" abbia ottenuto l'incarico, né tantomeno come possa continuare a rivestirlo, in patente violazione della legge; ma la situazione, ancora una volta, è chiarissima: William Gildardo Pacheco Granados è stato premiato per aver coperto un assassinio perpetrato dalle forze repressive del regime, perché le istituzioni colombiane sono marce fino al midollo, innervate da un inestricabile intreccio fra politica, paramilitarismo e narcotraffico; e i fedeli servitori di uno Stato criminale, a loro volta, non possono essere altro che dei criminali.

16/06 - Catatumbo in lotta contro l'eradicazione forzata e in difesa della zona di riserva contadina
Da martedì 12 giugno migliaia di contadini si stanno concentrando in diversi punti di Tibú, nel dipartimento del Norte de Santender, in risposta ad "una crisi che si sviluppa da 80 anni a causa della spoliazione, del saccheggio, dei massacri, delle sistematiche violazioni ai diritti umani da parte di imprese multinazionali, del governo di turno (a tutti i suoi livelli) e per effetto dell'andamento del conflitto armato interno, generando una profonda crisi umanitaria che negli ultimi mesi si è acutizzata in modo drammatico".
Già dal giorno precedente contadine e contadini della regione del Catatumbo avevano bloccato la via fra Tibú e Cúcuta, esigendo la sospensione dell'eradicazione delle coltivazioni di coca, l'implementazione dei processi di sostituzione concertata delle coltivazioni attraverso progetti produttivi, nel contesto del Piano di Sviluppo Sostenibile della Zona di Riserva Contadina del Catatumbo; zona che non è stata ancora costituita a causa dell'aperta opposizione del Ministro della Guerra, della cupola militare e dei latifondisti.
A partire dal 15 giugno circa 300 effettivi dell'ESMAD, gli squadroni antisommossa del regime, si sono presentati nella zona, attaccando selvaggiamente i contadini. "Case, mobili e cibi bruciati, sospensione della fornitura energetica sono la risposta dello Stato alle nostre esigenze", commenta  Elizabeth Pabón, leader contadina; il bilancio degli scontri finora è di almeno 4 civili ferite gravemente e 4 detenute dalle forze del regime.
La grave crisi economica e sociale che affronta la regione del Catatumbo, come tutto il paese, richiede l'abbandono delle politiche neoliberiste, che negli ultimi vent'anni hanno affamato la popolazione distruggendo il sostentamento di milioni di contadini; ma le immense contraddizioni tra un'oligarchia sempre più ricca, violenta e sanguinaria e un popolo sfruttato e angariato dal terrorismo di Stato producono continue e imponenti proteste sociali.

22/06 - La delegazione delle FARC rifiuta il referendum e rilancia la costituente
"La Costituente è più di uno scenario di legittimazione, è lo spazio che definisce la pace".
E' la risposta della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana all'articolo pubblicato dal capo della compagine governativa Humberto de la Calle, e alla sua proposta di un meccanismo referendario per vidimare un eventuale accordo fra le parti.
"Sottoporre a referendum un accordo che solo nella definizione parziale del primo punto è di più di venti pagine […] non sarebbe pratico né tecnicamente possibile".
Nella lettera dell'insorgenza rivoluzionaria si chiarisce che "il popolo non può essere un convitato di pietra che arriva all'ultimo momento solo per vidimare quello su cui altri si sono accordati", e che la Costituente è la maniera migliore di risolvere le contraddizioni fra le parti, superando riserve e dissensi.
"Perché temere l'opinione del popolo, della vera democrazia?", si chiedono le FARC.
Evidentemente, il tema della Costituente è al centro della discussione sulla partecipazione politica, secondo punto dell'Agenda, che si sviluppa su due visioni opposte; mentre per il Governo si tratta di discutere i meccanismi e le garanzie per cui le FARC passino dalle armi alla politica elettorale, la guerriglia intende implementare una drastica disarticolazione del carattere fascista dello Stato colombiano, in cui la partecipazione politica reale è garantita solo all'oligarchia e ai suoi lacchè, eteroguidati da Washington, trasformandolo in un paese dove finalmente sia possibile garantire a tutto il popolo tale partecipazione, in piena sovranità.
Lo strumento della Costituente permetterebbe tale trasformazione radicale, e consentirebbe al popolo colombiano di decidere direttamente del proprio destino, cosa questa che la sanguinaria e reazionaria oligarchia colombiana teme più di ogni altra.

26/06 - Forze repressive del regime assassinano altri due contadini nel Catatumbo
Il 25 giugno scorso gli squadroni antisommossa dell'ESMAD e l'Esercito colombiano hanno nuovamente aperto il fuoco contro i contadini che manifestavano presso la località "la Y", nei pressi del municipio di Ocaña, nel dipartimento del Norte de Santander, assassinando altre 2 persone e ferendone gravemente almeno 4.
Le forze repressive del regime hanno inizialmente lanciato gas lacrimogeni contro le migliaia di contadini che manifestavano nella zona, seguiti da bombe stordenti e infine da colpi d'arma da fuoco orientati direttamente contro i manifestanti.
Dall'11 giugno i contadini della regione protestano per il diritto alla terra, per la permanenza nel territorio e per la propria sicurezza e sovranità alimentare; e l'unica risposta che ha saputo dare lo Stato, colpevole di aver abbandonato qualunque forma di spesa sociale, per portare avanti solo eradicazioni non concertate di coltivazioni di coca, è stata una feroce repressione, che aveva causato già due vittime nella frazione "Aguas Claras" del municipio di Ocaña nei giorni precedenti; mentre "Jena" Santos non ha perso l'occasione per bollare come "terroristi" i manifestanti, accusandoli di essere "infiltrati dalla guerriglia", riunendosi con i rappresentanti del governo nel dipartimento e con alcuni sindaci locali, ma senza incontrare i contadini.
"L'unico responsabile della morte dei nostri compagni è il presidente Santos, che ci ha stigmatizzati ed ha ordinato ad Esercito e Polizia di porre fine alle nostre giuste rivendicazioni con il piombo ed il sangue", ha infatti affermato il leader contadino Pablo Tellez.
La zona del Catatumbo è, oltre che ricca di risorse naturali, militarmente strategica; la sua contiguità con il Venezuela l'ha trasformata in una regione il cui controllo è molto appetibile per narco-paramilitari di Stato e multinazionali, che hanno scatenato da decenni a questa parte una guerra senza precedenti contro i contadini e le popolazioni locali. La risposta popolare, che gode del sostegno e della solidarietà dei movimenti sociali di tutto il paese e di svariate organizzazioni di diversi continenti, è sotto attacco da parte delle forze repressive del regime. E mentre il governo afferma di volere la pace, attacca selvaggiamente le comunità che rivendicano una vita dignitosa; ma a questo proposito, vale la pena ricordare l'ammonizione del Libertador Simón Bolívar: "Maledetto sia il soldato che punta le armi contro il suo popolo!"

30/06 - FARC presentano dieci proposte minime sulla partecipazione politica
L'insorgenza rivoluzionaria dalle FARC-EP, nell'ambito del nuovo ciclo di conversazioni all'Avana incentrato sulla "Partecipazione politica", secondo punto dell'Agenda Comune, ha presentato ieri le ultime 4 delle 10 proposte minime per la democratizzazione reale, la pace con giustizia sociale e la riconciliazione nazionale, enunciate "con il proposito di avanzare verso il necessario ed imprescindibile processo di democratizzazione reale dello Stato e del regime politico colombiano, di contribuire al superamento delle sue strutture autoritarie, paramilitari, criminali, mafiose, clientelari e corrotte, di depurare e migliorare le condizioni della partecipazione politica, così come di propiziare la più ampia partecipazione sociale e popolare, dei territori e delle regioni, fino ad ora esclusi".
Le proposte fariane mettono all'ordine del giorno la ristrutturazione democratica dello Stato e la riforma politica, piene garanzie per l'opposizione nonché la possibilità di partecipazione politica per le organizzazioni guerrigliere, la democratizzazione dell'informazione e dei media; e poi ancora lo stimolo alla partecipazione a livello territoriale, la partecipazione sociale e popolare alla pianificazione, in particolare della politica economica del paese, le garanzie per la partecipazione politica e sociale delle comunità contadine, indigene ed afrodiscendenti, e in generale dei settori sociali esclusi, lo stimolo alla partecipazione popolare e sociale ai processi di integrazione in America Latina, e alla diffusione della cultura politica della partecipazione, la pace e la riconciliazione nazionale, e diritto alla protesta e alla mobilitazione. Infine, la convocazione di una Assemblea Nazionale Costituente.
Il regime colombiano ed i suoi corifei continuano a fare orecchie da mercante rispetto alle articolate proposte della guerriglia, e fingono che il raggiungimento della Pace possa essere ottenuto garantendo la semplice partecipazione elettoralistica dell'insorgenza stessa, che in un sistema corrotto e mafioso come quello attuale altro non sarebbe che un'ingannevole camicia di forza.
Il popolo colombiano chiede garanzie per la propria partecipazione integrale ai processi politici, e di carattere decisionale; e per ottenere questo risultato, è indispensabile disarticolare completamente gli apparati fascisti dello Stato, strumento attraverso il quale la più sanguinaria delle oligarchie del continente ha da sempre impedito l'effettiva partecipazione politica di chi, come le masse popolari, rivendica una nuova Colombia.


Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.