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Bollettino di informazione al 23/07/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

23/07/2013

03/07 -FARC ribadiscono proposta di posticipo elettorale e assemblea nazionale costituente
In risposta alla notevole bagarre scatenatasi sui media colombiani in merito alla pubblicazione delle 10 proposte minime sul secondo punto dell' "Accordo Generale" in discussione al tavolo dei dialoghi dell'Avana, lo scorso 1 luglio le FARC-EP hanno emesso un comunicato nel quale "oltre ad invitare ad una lettura integrale e rigorosa del predetto accordo, mettono a disposizione dell'opinione pubblica una 'guida metodologica', con la quale si evidenzia che
ciascuna delle proposte formulate si adatta allo spirito e alla lettera di quanto pattuito per dare inizio ai dialoghi dell'Avana."
All'apertura di questo nuovo ciclo di conversazioni, la delegazione di Pace della guerriglia reitera la proposta di posticipare il calendario elettorale e la necessità di una Costituente per la Pace, "che dirima i dissensi, stabilisca i cambiamenti istituzionali che il proposito superiore della pace richiede [..] e garantisca la sicurezza giuridica del trattato di pace al di sopra di qualunque pretesa di ingerenza internazionale o di élites nemiche della pace."
A conclusione del comunicato le FARC, in riferimento alla drammatica situazione del Catatumbo, chiedono che i contadini vengano ascoltati: "non li reprimete, non li assassinate, non li perseguitate con la montatura di sempre accusandoli di essere guerriglieri".
Puntualmente, si scatena la borghesia e l'oligarchia non appena vengono pubblicate proposte dell'insorgenza che mettono in discussione i loro privilegi; così l'ultradestra militarista, paramilitare e narcotrafficante capeggiata da Uribe vomita scomuniche nei confronti del tavolo dei Dialoghi. E quando si è discusso del tema agrario, è stato il turno della FEDEGAN, la Federazione Colombiana dei Grandi Allevatori, di diffamare guerriglia e Dialoghi; e non sorprende che oggi si scateni l'oligarchia nel leggere che "lo Stato sopprimerà le pratiche paramilitari, criminali e mafiose, che impediscono l'esercizio dell'opposizione politica e la partecipazione politica e sociale dei settori sociali e popolari", piuttosto che la proposta di imporre "norme speciali per impedire il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa, rendere democratica la loro proprietà e rinforzare la proprietà pubblica". Cosa, questa, che deve aver infastidito parecchio quel settore di oligarchia che trova il proprio rappresentante politico nel presidente "Jena" Santos, la cui famiglia ad esempio è storicamente proprietaria della maggior parte dei più grandi media colombiani.
Ma nonostante gli strepitii e le manipolazioni mediatiche, l'oligarchia deve mettersi in testa che senza la disarticolazione dello Stato fascista colombiano, che impedisce un reale esercizio dell'opposizione, e senza la soluzione delle gravi contraddizioni economiche alla base dei suoi scandalosi squilibri (che pongono la Colombia in testa in tutte le classifiche relative al grado di diseguaglianza sociale), non è possibile in alcun modo porre fine al conflitto sociale ed armato che insanguina il paese e raggiungere la tanto agognata Pace.

07/07 - Base militareUSA in Colombia occulta aerei acquistati per attaccare il Venezuela
Il giornalista ed ex vicepresidente venezuelano José Vicente Rangel lo scorso 7 luglio ha denunciato, nel suo popolare programma televisivo, l'escalation nella cospirazione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela orchestrata dalla estrema destra nazionale ed internazionale in Colombia.
Di fronte alla certezza della sua prossima sconfitta elettorale alle amministrative di dicembre, la destra venezuelana, secondo Rangel, "accelera i piani, perché l'ordine è gettare il paese nel caos nel tempo che resta prima della prossima campagna"; in particolare, denuncia che cinque aerei da guerra, di un lotto di 18, acquistati da imprenditori ricercati dalla giustizia venezuelana, finanziatori delle azioni golpiste della destra, sono custoditi in una base militare in territorio colombiano sotto controllo statunitense.
Gli imprenditori menzionati sono membri dell'associazione denominata "Gente del petrolio", e conformata da ex alti funzionari di PDVSA (la compagnia petrolifera statale venezuelana rifondata dal presidente Chávez) responsabili del sabotaggio petrolifero del 2002-2003.
"L'estrema destra di questo paese, gli uribisti, i potenti gruppi economici, gli ex militari, i mezzi di comunicazione, l'impresa petrolifera Pacific Rubiales e l'intensa attività che realizzano settori dell'opposizione venezuelana che si muovono in libertà nel vicino paese, fanno della Colombia la base delle operazioni contro il Venezuela", ha concluso il giornalista.
L'ordine di Washington è chiaro: abbattere la democrazia bolivariana e sostituirla con un governo amico, disposto a svendere le enormi ricchezze naturali del Venezuela; e la base logistica da cui implementare i piani golpisti -dalla guerra mediatica alla truffa elettorale, dalla destabilizzazione di piazza fino ad un attacco militare- è la Colombia di "Jena" Santos, sede naturale e piattaforma dei piani strategici del Pentagono nella regione, vera e propria testa di ponte degli interessi statunitensi nel continente.

13/07 - Comandante Márquez: L'estrema destra che non ha potuto vincere la guerra, ora vuole impedire la pace!
Lo scorso 12 luglio il Comandante Iván Márquez, integrante della delegazione di Pace delle FARC-EP all'Avana, ha rilasciato una breve intervista nella quale risponde al governo, che, supportato dalla grancassa dei grandi media, aveva dichiarato che non avrebbero permesso alle FARC-EP "di fare la rivoluzione al tavolo dei Dialoghi".
Il Comandante insorgente ha chiarito che la guerriglia "non sta implementando una rivoluzione per decreto", ribadendo però che non si tratta "di un reinserimento della guerriglia all'interno del sistema politico vigente, senza alcun cambiamento che sia effettivamente favorevole alla grande alla grande maggioranza delle persone. Senza cambio istituzionale non ci sarà una pace stabile e duratura", ha affermato.
"L'instaurazione della vera democrazia, la riforma politica, giudiziaria, del sistema elettorale, il controllo dei cittadini sugli organi di controllo, la sanità, la giustizia sociale, la sovranità sono temi indispensabili in una discussione che si proponga di porre fine al conflitto".
Ai settori che affermano che le proposte portate al Tavolo dall'insorgenza sono fuori dal contesto dell'agenda concordata, Iván Márquez risponde che "attraverso una tabella comparativa consegnata recentemente ai mezzi di comunicazione, abbiamo dimostrato in modo irrefutabile che le 10 proposte minime per la democratizzazione reale, la giustizia sociale e la riconciliazione nazionale […] sono pienamente in sintonia con lo spirito e la lettera degli Accordi dell'Avana"; il riferimento è in particolare alla proposta, presentata dalle FARC e stigmatizzata dal governo, di convocare una Costituente "per stabilire la vera democrazia, approvare o disapprovare l'eventuale accordo, dirimere i dissensi e, soprattutto, contornare di legittimità e sicurezza giuridica il trattato di pace".
Come segnalato anche dal Comandante Márquez in conclusione dell'intervista, il campo oligarchico è oggi diviso in due: da una parte l'estrema destra uribista che, incapace di vincere la guerra a ferro e fuoco, vuole oggi impedire a tutti i costi la Pace, nella speranza che una situazione di conflitto impedisca o rimandi il giudizio sui crimini di lesa umanità e terrorismo di Stato da essa perpetrati; dall'altra il presidente Santos e i suoi sodali, che lanciano ridicoli ultimatum sulla tempistica (come se fosse possibile terminare a scadenza un conflitto che dura da più di cinquant'anni) e, mentre affermano di volere la pace, proseguono la loro guerra contro il popolo, massacrando i contadini nel Catatumbo.

17/07 - Sciopero di 200.000 minatori scuote la Colombia
In queste ore 200.000 minatori artigianali in diciotto dipartimenti della Colombia sono scesi per le strade del paese contro la politica neoliberista del governo, che consegna le collettive risorse minerarie a grandi gruppi multinazionali mediante concessioni per lo sfruttamento di aree strategiche. Parallelamente, vengono impiegati polizia antisommossa ed esercito per "liberare" la strada della locomotiva minerario-energetica,
asse portante della politica economica filoimperialista del governo, dalle "ingombranti"comunità locali.
Vengono implementate una serie di norme legislative repressive che rendono formalmente illegali le tradizionali pratiche estrattive. La legislazione nega la possibilità di sostentamento dei piccoli minatori artigianali, dichiarandoli fuori legge e per questa via tratta i lavoratori come sovversivi, aprendo la strada all'impiego di mezzi militari nella soluzione delle contraddizioni sociali.
La mobilitazione del settore minerario si va a sommare alla lotta mantenuta dalle comunità del Catatumbo (altra regione già svenduta sotto banco alle multinazionali), a cui il governo continua a negare il diritto alla costruzione della propria Zona di Riserva Contadina.
Come sempre, in piena continuità con il narco-paramilitare Uribe e coerentemente con il discorso fascista del governo Santos, la mobilitazione popolare è stata nuovamente indicata come infiltrata o diretta dalla guerriglia. Sembra un disco rotto, il governo sa impiegare sempre e solo le stesse quattro parole in tutte le situazioni in cui la sua stessa politica si scontra con la propria insostenibilità e si trova costretto a fare i conti con la rabbia popolare.
Le politiche del governo aprono fronti di lotta sociopolitica praticamente in ogni settore della società colombiana e se questi fossero invariabilmente orientati dalla guerriglia, la logica conseguenza sarebbe che il movimento guerrigliero è egemone presso la stragrande maggioranza della popolazione colombiana. Cadrebbe così, sotto il peso delle sue stesse contraddizioni, un altro dei miti governativi spacciato per anni in Colombia e all'estero nel tentativo di ingannare l'opinione pubblica intorno alla realtà del conflitto: che la guerriglia sia decimata e isolata dal popolo.
Nella misura in cui la ricerca di una soluzione politica e dialogata al conflitto sociale e armato colombiano passa per la soluzione delle cause che lo hanno generato, le politiche del governo devono cambiare e muoversi in modo coerente e concorde con il supremo obiettivo della costruzione della Pace. La militarizzazione del territorio, la repressione poliziesca dei movimenti sociali e politici, la svendita delle risorse strategiche del paese a interessi esteri per attrarre "investimenti" a detrimento della vita dei colombiani e della sovranità e indipendenza del paese, non fanno altro che muoversi nella direzione opposta a quella della Pace e manifestano l'inadeguatezza di Santos di fronte all'opportunità storica rappresentata dai dialoghi dell'Avana.

20/07 - Lavoratori della sanità entrano in sciopero in Colombia
I lavoratori della sanità hanno proclamato uno sciopero generale contro la politica del governo Santos, che ha portato al collasso un sistema già fortemente saccheggiato e degradato da clientelismo, corruzione e ridimensionamenti strutturali di finanziamenti a vantaggio delle spese belliche e degli investitori privati, con conseguente deterioramento qualitativo e quantitativo dei servizi.
La principale rivendicazione della protesta consiste nella necessità di una riforma profonda del sistema, ispirata da criteri di equità e giustizia, e riceve l'appoggio di gran parte dei colombiani, che in più di un decennio hanno visto fortemente compromesso il diritto fondamentale all'assistenza sanitaria, tanto per azione come per omissione del governo. Il regime ha imposto la privatizzazione della gestione degli ospedali pubblici, precludendo così al popolo l'accesso all'assistenza medico-sanitaria di base.
I medici, gli infermieri, gli impiegati pubblici si uniscono così alle proteste di piazza mantenute da quaranta giorni dai contadini del Catatumbo, al cui diritto alla costruzione della propria Zona di Riserva Contadina il governo risponde con una repressione poliziesca crescente, che ha già causato vari morti colpiti da armi da fuoco, innumerevoli feriti ed arrestati e migliaia di profughi verso il Venezuela.
Lo sciopero sanitario si unisce anche al massiccio sciopero dei minatori colombiani che sta paralizzando intere regioni, anche in questo caso pagando un alto prezzo di sangue a causa dell'orrida repressione scatenata dagli squadroni antisommossa dell'ESMAD.
Si avvicinano inoltre il blocco delle attività dei cafeteros e lo sciopero dei lavoratori del settore petrolifero.
Decisamente, quell'incallito giocatore d'azzardo del presidente Santos ha giocato male le sue carte, promettendo sottobanco agli "investitori internazionali" svendite macroscopiche di settori economici strategici e interi territori da saccheggiare liberamente. Il dogma neoliberista unito al suo necessario complemento, una politica fascista di ordine pubblico violento contro i lavoratori, sta arrivando al capolinea. Il popolo colombiano si solleva, e solo un cambiamento strutturale sarà in grado di risolvere e superare le storiche contraddizioni alla base del conflitto sociale ed armato.

23/07 - FARC fanno prigioniero un militare USA e offrono di rilasciarlo nell'ambito dei dialoghi
Le FARC-EP hanno dato un'altra prova della loro forza. Il 20 giugno scorso hanno catturato nel dipartimento del Guaviare uno dei tanti militari nordamericani impegnati nella guerra contro-insorgente in Colombia, annunciando nei giorni scorsi, con un comunicato firmato dal Segretariato dello Stato Maggiore Centrale, di esser disposte a rilasciarlo come gesto di pace nel contesto dei dialoghi in corso all'Avana. La più poderosa ed antica organizzazione guerrigliera dell'emisfero occidentale ha chiesto a tal fine la creazione di una commissione umanitaria, coordinata da Piedad Córdoba e formata da membri della Croce Rossa Internazionale e della Comunità di Sant'Egidio.
Solo una propaganda stupida e ottusa può continuare a parlare delle FARC come di un'organizzazione dimezzata nei combattenti e debilitata nelle capacità operative, mentre tutti gli indicatori sull'andamento della guerra danno conto di una guerriglia che si rafforza di anno in anno, e dimostrano come oltre dieci anni di politica di "Sicurezza Democratica" uribista-santista abbiano fallito senza appello, a dispetto delle enormi risorse economiche gettate via per finanziarla e dei terribili costi umani che ha comportato per la popolazione civile, sottoposta ad ogni genere di abuso e di violazione dei diritti umani.
Ora anche gli Stati Uniti non possono ignorare l'annuncio del gesto unilaterale e di buona volontà delle FARC, rappresentato dalla prossima liberazione del militare yankee. FARC che, occorre ricordare, in mancanza di un cessate il fuoco bilaterale negato dalle follie guerrafondaie di Santos, avrebbero tutto il diritto di mantenerlo detenuto in condizione di prigioniero di guerra, nel rispetto delle Convenzioni di Ginevra.
Sapranno gli USA rispondere positivamente, per esempio permettendo l'integrazione di Simón Trinidad nella Delegazione di Pace della guerriglia all'Avana (di cui è membro pieno), invece che continuare a tenerlo in una cella 60 metri sotto terra nel Colorado, dopo averlo condannato in un processo farsa a sessant'anni di carcere?


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