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Bollettino di informazione al 08/09/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

08/09/2013

24/07 – 27 Soldati del regime colpiti dalle FARC mentre Santos fa sfilare le forze armate a Bogotà
Secondo testimonianze di contadini, agenzie di notizie e fonti dello stesso esercito, lo scorso 20 luglio la guerriglia ha abbattuto almeno 15 militari, in uno scontro a fuoco nel dipartimento di Arauca in cui si registrano anche 4 feriti e la sparizione di un sottufficiale.
Nei giorni in cui il presidente "Jena" Santos festeggiava in pompa magna il 203° anniversario dell'Indipendenza,e a Bogotá sfilavano sfarzosamente 12.000 soldati in un tripudio militarista e guerrafondaio, le FARC hanno anche messo fuori combattimento 7 soldati professionali (4 morti e 3 feriti) nel municipio di Doncello, nel dipartimento del Caquetá.
Non è ancora noto se il combattimento, avvenuto fra i comuni di Tame e Fortul nell'Auraca e durato oltre 2 ore, sia stato effettuato dalle FARC o sia stato un'azione congiunta di questa organizzazione rivoluzionaria insieme con l'ELN.
Mentre Santos mette arrogantemente in mostra i suoi mezzi militari (grazie ai quali, nonostante il profluvio di dollari statunitensi ricevuti ha messo in ginocchio l'erario colombiano, che destina quasi il 4% del PIL alle spese militari), le Forze Armate del regime hanno subito duri colpi dall'insorgenza, che palesano non solo quanto sia labile l'immagine di potenza che "Jena" vuole mostrare, ma soprattutto la necessità e l'urgenza di intensificare il processo di Pace, coinvolgendo l'ELN e isolando i settori dell'ultradestra che, lucrandosi della guerra contro il popolo, non si rassegnano a riconoscere l'impossibilità di sconfiggere militarmente la guerriglia.

27/07 - Contadino di 70 anni accusato di appartenere alla guerriglia assassinato dalle forze del regime in Arauca
L'Associazione Contadina di Arauca (ACA) ha presentato una denuncia per i gravi fatti avvenuti nella frazione Nuevo Horizonte del comune di Fortul, nel dipartimento di Arauca.
Lo scorso 22 luglio l'Esercito colombiano ha assassinato il leader sociale Pablo Guerrero, un contadino di 70 anni che da sei anni soffre di una disabilità mentale, intorno alle 4.30 del mattino con diversi colpi di arma da fuoco, nei pressi della sua casa; il corpo, crivellato dalle pallottole, è stato ritrovato dai suoi figli, accorsi appena uditi gli spari.
Le truppe dell'Esercito appartenenti alla Brigata Mobile n.30 erano accampate in zona dal giorno precedente; stando alla loro versione dei fatti, il signor Guerrero è stato ucciso perché guerrigliero, e sulla base di questa accusa il corpo non è stato consegnato ai familiari.
A conclusione del comunicato di denuncia dell'accaduto, l'ACA esige indagini penali sulla Brigata coinvolta, e il rispetto delle norme del diritto internazionale e dei diritti umani.
Ma il primo colpevole è il Presidente "Jena" Santos, che il giorno prima dell'assassinio di Guerrero, proprio nell'Arauca aveva richiesto "azioni contundenti contro la sovversione" (dopo che l'Esercito in loco aveva subito una sonora sconfitta), e che è anche l'inventore dei cosiddetti "falsi positivi", ovvero le esecuzioni extragiudiziarie perpetrate ai danni di cittadini innocenti accusati di appartenere alla guerriglia.
Mentre al tavolo delle conversazioni all'Avana si tratta il punto relativo alla reale partecipazione politica dei cittadini colombiani, il regime, incapace di conseguire veri risultati sul terreno militare, scatena il terrorismo di Stato contro leaders politici e sociali per cercare di annichilire ogni forma di opposizione. Ma la risposta popolare è ogni giorno più poderosa, e l'intera Colombia è scossa da scioperi in ogni settore, e oceaniche manifestazioni a sostegno della Pace con giustizia sociale e delle lotte dei lavoratori e dei contadini.

30/07 – Nuovi scioperi di contadini e minatori scuotono la Colombia
L'atteggiamento sciagurato del governo colombiano riguardo alle proteste del Catatumbo ha causato una nuova ondata di scioperi da parte dei contadini e dei minatori in tutto il Paese. Le rivendicazioni legittime di chi chiede una Zona di Riserva Contadina, infrastrutture e piani per la sostituzione di coltivazioni illecite sono state pressoché ignorate, causando un'ondata di indignazione che ha suscitato nuovi scioperi e proteste.
I minatori artigianali di Marmato, nel dipartimento di Caldas, hanno fatto fronte con uno sciopero all'assalto delle multinazionali minerarie, denunciando l'assenza di una legislazione che possa tutelare il piccolo minatore. Nella regione, tantissimi operano su bassa scala, ancora con metodi tradizionali, e a livello di sussistenza. Centrale nella protesta è l'opposizione ai nuovi provvedimenti del ministero delle Miniere, che criminalizzano i minatori senza motivo e defraudano i consigli municipali dall'avere voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il territorio. Il trasferimento di poteri avviene verso l'Agenzia Nazionale Mineraria, che evidentemente può disporre delle concessioni in maniera più congeniale agli oligarchi del governo colombiano. In più di un occasione le dimostrazioni sono state represse con la violenza.
Nel sud del Paese, invece, sono le associazioni che raccolgono i piccoli coltivatori di caffè a protestare: contro il fatto che il governo abbia disatteso gli accordi precedenti, ma anche contro lo sfruttamento minerario intensivo a cui sono destinate migliaia di ettari ora coltivati. Gli interessi dei monopoli minerari, evidentemente, hanno la precedenza sulla conservazione del territorio, del paesaggio e sulla produzione agro-alimentare. Da segnalare come il governo abbia preso in giro i lavoratori in lotta inviando "negoziatori" non autorizzati a prendere decisioni.
Al solito, il Governo Santos ha giocato secondo i suoi schemi già ampiamente collaudati: individuare una protesta sociale radicata, segnalare presunti legami con l'insorgenza per delegittimarla, operare una violenta repressione poliziesca e militare, per poi dilatare all'infinito i tempi di negoziazione per disattendere quanto promesso. Perché in realtà il Governo non ha alcuna soluzione da offrire. Gli interessi del grande capitale e dell'oligarchia che verrebbero lesi sarebbero troppi. Una soluzione possibile risiede invece nei dialoghi di Pace dell'Avana, dove grazie all'inclusione di tutte le forze politiche e sociali presenti nel paese si potrebbe delineare un profondo cambiamento dell'attuale modello economico e soddisfare finalmente le rivendicazioni di milioni di colombiani.

03/08 - Uribe, Micheletti e Posada Carriles, diretti dalla CIA, pianificano l'assassinio del Presidente Maduro
Il ministro degli Interni del Venezuela, Miguel Rodríguez Torres, ha riferito di una serie di riunioni e contatti fra destra venezuelana, terroristi cubano-americani e l'immancabile narco expresidente colombiano, Álvaro Uribe Vélez, effettuati allo scopo di organizzare l'assassinio del presidente Nicolás Maduro.
Il primo di questi incontri ha visto la partecipazione del golpista honduregno Roberto Micheletti, un delegato del terrorista Luis Posada Carriles (autore fra l'altro dell'attentato al volo 455 di Cubana de Aviación, dove persero la vita 76 persone), un ufficiale colombiano ed uno della CIA, per "prendere contatti con la destra venezuelana e fare azioni di destabilizzazione".
L'appoggio economico a questa "internazionale nera", denuncia Rodríguez, era garantito da imprenditori come Eduardo Macaya, terrorista anticastrista residente a Miami, che ha sostenuto l'operazione con un esborso di oltre 2,5 milioni di dollari.
E a proprio perfetto agio, fra tutti questi delinquenti di estrema destra, si sarà trovato Uribe, che un anno fa, dall'Università Autonoma Latinoamericana di Medellín (il suo narcofeudo), aveva ammesso la sua intenzione di intervenire militarmente contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, cosa che non ha "potuto fare per mancanza di tempo" (Sic).
L'oligarchia colombiana, ed in particolar modo quel settore che fa capo al mafioso Uribe, continua a giocare un ruolo di primissimo piano all'interno dell'arco reazionario e pro-imperialista, che si spende per eliminare fisicamente il Presidente Maduro ed abbattere il processo bolivariano in Venezuela.
Nonostante le riunioni bilaterali, i dialoghi dell'Avana e il miele versato da Santos, continuano le infiltrazioni di agenti colombiani e paramilitari di Stato in territorio venezuelano, così come le trame oscure per dare sostanza alla controffensiva a stelle e strisce in America Latina.

08/08: FARC: La "cornice giuridica per la pace" del governo non e' positiva per il processo di pace
La Corte Costituzionale colombiana ha recentemente lasciato intravedere che si pronuncerà in merito alla cosiddetta "Cornice Giuridica per la Pace" entro fine agosto; la Delegazione di Pace delle FARC al Tavolo dei Dialoghi all'Avana ha diffuso, lo scorso 6 agosto, un comunicato che denuncia il carattere unilaterale di questa iniziativa.
"Il semplice senso comune", afferma il comunicato, dimostra che "una costruzione simile deve essere il prodotto di analisi e decisioni comuni."
Nel comunicato si chiarisce che tale strumento è stato utilizzato in diversi paesi del mondo, come imposizione di norme dei vincitori sui vinti. Tuttavia, "in Colombia non c'è stata una sconfitta della controparte, né se ne intravede una. L'accettazione dell'esistenza di un conflitto interno, inoltre, ha implicazioni concrete ed ineludibili."
Non ultima, il fatto che le norme del Diritto Internazionale Umanitario e le norme di guerra si applicano ad entrambe le parti belligeranti, ancorché necessariamente adattate alla particolare situazione contestuale colombiana; e tali norme, come universalmente riconosciuto, sono state ampiamente, ripetutamente e consapevolmente violate dal regime colombiano.
In conclusione, "l'accettazione delle responsabilità nel conflitto toglie allo Stato la legittimità necessaria per essere giudice. Non si può essere giudice e parte, soprattutto quando si parla di uno Stato con tali responsabilità; e ancora meno, quando la guerra interna persiste senza vincitori né vinti".
L'oligarchia colombiana finge di non capire che lo Stato colombiano è parte in causa nel conflitto, e che -anche con l'utilizzo di manodopera paramilitare- ha sistematicamente applicato il terrorismo come strumento di oppressione verso il popolo; non è affatto un ente super partes.
Le iniziative unilaterali oligarchiche, oltre che intrinsecamente contraddittorie, non giocano alcun ruolo positivo nel processo di Pace ma possono solo pregiudicarne esiti e risultati.

11/08 – Congressista Iván Cepeda denuncia l'assassinio di suo cugino da parte della polizia di Cali
Il congressista e dirigente di Colombiani e Colombiane per la Pace, Iván Cepeda, ha denunciato l'assassinio di suo cugino Francisco Javier Ocampo Cepeda, commesso a Cali, capoluogo del dipartimento del Valle del Cauca, esigendo che la giustizia risponda delle "strane" circostanze della sua morte.
Funzionari di Polizia hanno infatti diffuso la notizia che il professor Ocampo fosse in possesso di una borsa con volantini del gruppo paramilitare "Los Rastrojos".
A questo proposito, il rappresentante alla Camera ha dichiarato che "la tesi della polizia è inconcepibile", poiché suo cugino era un uomo di pace e di sinistra (cosa peraltro dimostrata anche dalle manifestazioni di affetto e solidarietà dei suoi colleghi e dei suoi studenti), e perché la vittima proviene da una famiglia che ha subito attacchi e persecuzioni dal paramilitarismo.
Iván Cepeda è infatti figlio di Manuel Cepeda Vargas, già membro del Partito Comunista e senatore dell'Unión Patriótica, che denunciò coraggiosamente molteplici casi di crimini di Stato e che, esattamente 19 anni fa, venne brutalmente trucidato nel quadro del genocidio ai danni dell'opposizione politica e sociale.
Solo nel 2009 la "giustizia" colombiana ha riconosciuto, fra gli autori intellettuali di questo ennesimo crimine volto a ridurre al silenzio a colpi di proiettile l'opposizione al regime, José Miguel Narváez, nominato poi dal narco ex presidente Uribe Vélez vicedirettore della polizia politica del DAS nel 2005.
Secondo una prassi consolidata, la polizia colombiana, per giustificare i suoi omicidi, mischia scandalosamente le carte scambiando deliberatamente le vittime con i carnefici, per intorbidire le acque e garantirsi forme di impunità; e solo la memoria della sanguinosa storia della Colombia permette di distinguere la verità dalle manipolazioni e macchinazioni di uno Stato terrorista ed assassino.

15/08 – A pochi giorni dal grande sciopero nazionale il paramilitarismo si scatena contro il movimento popolare
Neanche in agosto si arrestano le ondate di scioperi e manifestazioni di tutti i settori sociali in Colombia.
Le organizzazioni contadine e popolari colombiane hanno indetto uno sciopero nazionale per il prossimo 19 agosto, contro il furto delle terre da parte dell'oligarchia, la mancanza di politiche a sostegno della produzione agricola, la politica mineraria a favore delle multinazionali che schiacciano le comunità e i piccoli minatori, la cronica mancanza di programmi di spesa sociale nell'istruzione, nella sanità, nelle infrastrutture viarie e per una abitazione degna.
I sindacati colombiani hanno accordato il loro sostegno allo sciopero, che già comprende il settore della sanità, dei trasporti, e prevede ampie manifestazioni studentesche.
Nel frattempo, la lotta contadina nel Catatumbo entra in un nuovo ciclo politico, con l'installazione del Tavolo di negoziazioni in cui si definiscono le richieste della piattaforma a sostegno delle mobilitazioni e dello sciopero che dura da quasi due mesi in questa regione.
La risposta dei paramilitari non si è fatta attendere: gli esecutori della guerra sporca del regime hanno infatti lanciato nuove minacce al movimento popolare, diffondendo un volantino nel quale dichiarano "obiettivo militare" sindacalisti, membri di Marcia Patriottica, congressisti come Jorge Robledo, Iván Cepeda e Alexander López, così come chiunque si opponga alle multinazionali minerarie Glencore, Drummond, Pacific Rubiales e Anglo Gold Ashanti.
Negli ultimi anni l'incremento di mobilitazioni e proteste sociali ha raggiunto livelli inimmaginabili per estensione e profondità delle lotte. Per contrastarle, l'oligarchia colombiana al potere utilizza il paramilitarismo, che, con nuovi nomi, sviluppa il lavoro sporco di sempre: minacciare e terrorizzare i contadini e i settori popolari che protestano, ed eliminare fisicamente i leaders di tali proteste per arrestare le lotte.

18/08 – Ex capo dell'esercito colombiano afferma di aver quasi vinto la guerra, e poi viene silurato
L'ex capo dell'Esercito colombiano, generale Sergio Mantilla, in una recente intervista rilasciata al El Tiempo, il maggior quotidiano del paese, ha incautamente affermato che nel giro di due o tre anni le FARC saranno praticamente irrilevanti sullo scenario nazionale.
Per sostentare questa sua personale previsione, il Nostradamus in divisa sbandiera dati statistici a cui immaginiamo non creda nemmeno lui: 13.742 i guerriglieri catturati! E se si pensa che la cupola militare da anni dichiara che la guerriglia può contare al massimo su 8.000 effettivi, ci si rende conto che queste marziali dichiarazioni sono costruite, e costruite male. Mentre l'oligarchia ha chiaramente capito che sul piano militare è impossibile sconfiggere l'insorgenza e si è seduta al tavolo dei dialoghi, dall'altra tenta di salvare la faccia mostrando il pugno di ferro; ma non tanto contro le FARC, che continuano a sferrare contundenti attacchi alle truppe di regime, quanto piuttosto -attraverso il terrorismo di Stato- contro quei settori popolari che ogni giorno paralizzano diverse aree del paese lottando contro la locomotrice della fame di Santos.
A proposito: il generale Mantilla, unitamente a diversi alti comandi di Esercito, Polizia e Forza Aerea, è stato silurato da Santos stesso. Adesso, chiediamo senza possibilità d'appello al generale sbruffone: chi è irrilevante, Mantilla?

22/08 - Cresce lo sciopero nazionale agrario e popolare
Per il terzo giorno consecutivo la Colombia è paralizzata dallo Sciopero Nazionale a tempo indefinito, indetto dalle organizzazioni contadine e popolari colombiane che stanno ricevendo il sostegno attivo e la solidarietà concreta da parte degli altri settori sociali: studenti, coltivatori di caffè, trasportatori, minatori e lavoratori della sanità e dell'industria, anch'essi colpiti duramente dalla politica economica che smantella, privatizza e favorisce le grandi multinazionali straniere, si stanno mobilitando per imprimere una svolta al presente e al futuro del paese.
Anche i sindacati sono scesi in piazza per sostenere le rivendicazioni dei contadini, che già da tempo hanno dato vita a proteste per aver visto disattese le loro richieste di creazione di Zone di Riserva Contadina, veri e propri embrioni di riforma agraria integrale. Come disattese sono state anche le richieste dei minatori rivolte al ministero delle Miniere, che con i suoi ultimi provvedimenti ha di fatto privato di ogni diritto le comunità locali dove avvengono le attività estrattive e tutti i piccoli minatori indipendenti, che letteralmente strappano alla terra ogni giorno la possibilità di sopravvivere; il tutto, neanche a dirlo, a favore delle grandi multinazionali petrolifere, carbonifere ed aurifere che oltre a distruggere le economie locali di sussistenza, massacrano l'ambiente con processi estrattivi altamente invasivi.
Nel frattempo, la tenace e partecipatissima lotta che da oltre due mesi vede protagonisti i contadini del Catatumbo contro Santos comincia ad ottenere i primi risultati: il governo, infatti, si è visto obbligato a sedersi ad un tavolo di negoziati per discutere i punti della piattaforma rivendicativa del movimento contadino, e ad impegnarsi a ritirare dalla regione i famigerati sradicatori, paramilitari adibiti all'eradicazione violenta di coltivazioni di coca con cui le popolazioni rurali sopravvivono a malapena.
In tutta la Colombia continuano i cortei e i blocchi stradali, che le truppe antisommossa non sono riuscite ad impedire e rimuovere, ed i conseguenti scontri con i manifestanti con il pesante bilancio, ancora ovviamente parziale, di 1 morto e decine di feriti ed arresti.
Mentre il popolo colombiano chiede a gran voce la riforma agraria, il governo Santos è implicato nello scandalo di acquisizione fraudolenta di terre usurpate ai contadini; e mentre esige la sospensione dei Trattati di Libero Commercio con gli USA, l'Unione Europea ed Israele, veri coltelli conficcati nella già purulenta piaga di un modello economico neoliberista escludente e foriero di impoverimento generalizzato, il governo svende ancor di più il paese al capitale finanziario transnazionale.
Tuttavia, questo storico sciopero nazionale indefinito, che è non di routine ma di lotta irriducibile per la pace con giustizia sociale, mette alle corde e smaschera un regime che si aggrappa maldestramente ai suoi privilegi e non parla altro linguaggio che quello della repressione più feroce.

24/08 - Corte penale internazionale indaga Uribe per crimini di lesa umanità
L'ex presidente colombiano, il narcoparamilitare Alvaro Uribe Vélez, secondo quanto pubblicato dal portale di Radio Nazionale del Venezuela, è indagato dalla Procuratrice della Corte Penale Internazionale (CPI) Fatou Bensouda, per crimini di lesa umanità ed i massacri che lo Stato terrorista colombiano ha perpetrato durante il suo doppio mandato (2002-2010).
La recrudescenza con cui Uribe ha elevato la violenza che l'oligarchia ha sempre usato, e continua ad usare, per reprimere l'opposizione politica e sociale al regime, porta con sé una scia di crimini che evidentemente la "giustizia" colombiana, funzionale alla cronica impunità, non ha debitamente perseguito.
Uno dei rapporti in corso alla CPI fa riferimento al caso dei "falsi positivi", eufemismo coniato dal regime per etichettare il massacro degli oltre 3000 civili inermi spacciati come "guerriglieri abbattuti in combattimento". Viene in sostanza riconosciuto come "ci siano ragionevoli basi per credere che si è trattato di una politica di Stato", in quanto "tali assassinii, commessi per aumentare gli indici di successo militare, possono considerarsi crimini di lesa umanità". È un'accusa avallata da prove concrete che piomba come un macigno su "Jena" Santos, all'epoca ministro della Difesa del narco-paramilitare Uribe e suo delfino, ed è un colpo che smaschera lo Stato terrorista colombiano e tutti i suoi apparati repressivi "legali ed illegali". Uno Stato che, con tali credenziali, ha la pretesa di dettare, al tavolo dei dialoghi di pace in corso all'Avana tra il governo e le FARC-EP, le regole per delineare la strada della conclusione del conflitto. Ma sono le imponenti e continue manifestazioni popolari ad indicare la strada per la pace con giustizia sociale, e criminali come Uribe devono pagare per tutto il sangue versato da migliaia di vittime.

29/08 – Avanti senza tregua il grande sciopero nazionale agrario e popolare: il popolo non ha piu' paura del mostro!
Nell'undicesimo giorno di Sciopero Nazionale Agrario e Popolare, i maggiori sindacati del paese e le organizzazioni studentesche si sono uniti alle proteste contadine, dei minatori, degli indigeni e afrodiscendenti, dei medici e lavoratori della sanità, degli autotrasportatori.
Le mobilitazioni crescono nei trentadue dipartimenti della Colombia e paralizzano il paese per opporsi alla politica neoliberista del governo, ai trattati di libero commercio che
soffocano l'economia e la vita dei colombiani, alla svendita delle ricchezze nazionali e per la costruzione di quella giustizia sociale senza la quale non sarà in alcun modo possibile porre fine al conflitto sociale, politico e armato colombiano. Centinaia di migliaia di colombiani sono in strada in queste ore, gli apparati repressivi, che hanno già causato vari morti e centinaia di feriti e arrestati non riescono più a contenere l'espandersi della protesta e l'oligarchia capeggiata da Santos inizia a preoccuparsi.
Un forte messaggio per il governo repressivo, che a parole vuole firmare un trattato di pace con le FARC e con l'ELN, ma che nei fatti rifiuta un cessate il fuoco bilaterale assumendosi la responsabilità del prolungamento delle ostilità, con tutte le conseguenze che inevitabilmente ciò comporta.
I movimenti sociali e politici, il popolo colombiano unito e organizzato, stanno dicendo che non si può conseguire la pace senza costruire la giustizia sociale, per di più mantenendo una politica fascista incentrata sull'uso della violenza, delle minacce e degli arresti contro quel popolo che ha dato vita alla sua legittima resistenza proprio per far fronte alla violenza statale-paramilitare e all'ingiustizia strutturale.
Ben undici giorni di blocchi stradali, cortei, picchetti e scontri furibondi con gli antisommossa di regime, che hanno paralizzato anche Bogotá, dimostrano che il popolo non ha più paura del mostro narco-paramilitare ed oligarchico, e che è disposto a lottare fino alle ultime conseguenze. Il messaggio è chiaro: non si può arrivare alla pace senza risolvere le cause strutturali che hanno generato e continuano ad alimentare la guerra.

02/09 - Ex boss paramilitare Alberto Sierra: "Uribe è il capo del paramilitarismo!"
In un'intervista rilasciata a Telesur, l'ex boss paramilitare Pablo Hernán Sierra, alias Alberto Sierra, ha dichiarato che il narco expresidente Álvaro Uribe Vélez non solo è tuttora attivo nei paramilitari, ma è in realtà "il capo del paramilitarismo in Colombia".
Sierra ha aggiunto che Uribe rappresenta un rischio per il processo di pace, assicurando che qualora le guerriglie delle FARC e dell'ELN dovessero lasciare le armi "Álvaro Uribe sarebbe capace di ammazzarli tutti".
Imputato per la morte di oltre 100 contadini, e complice di Luis Alfredo Ramos (ex governatore paramilitare del dipartimento di Antioquia, carica che lo stesso Uribe ha mantenuto negli anni '90), Sierra considera Uribe il suo capo naturale: "è un bandito", afferma, nonché il referente del suo gruppo paramilitare che dirigeva con la "sua piattaforma politica e ideologica".
Secondo un'inchiesta della Corporazione Arco Iris, grazie alla manodopera paramilitare, almeno 2.500.000 dei voti ricevuti da Uribe per la presidenza del 2002 (più del 40%) sono stati conseguiti attraverso la campagna di terrore in cui veniva assassinato chi non votava per lui.
Uribe è però tutt'altro che un caso isolato: è piuttosto degno rappresentante e specchio fedele della sanguinaria oligarchia colombiana, composta da filibustieri in giacca e cravatta che hanno affogato nel sangue la Colombia a colpi di motosega, e che si sono arricchiti a dismisura grazie al narcotraffico e al furto delle terre dei contadini; arroganti ed autoritari verso il popolo, sottomessi e riverenti nei confronti Washington.
Lo sciopero nazionale che paralizza la Colombia da giorni rappresenta la contundente risposta popolare contro questa putrefatta oligarchia, che risponde con l'unico sistema che conosce, la violenza repressiva.
Quanto a Uribe, nessuno può anche solo pensare di occultare ciò denunciamo da anni, e che ormai è inconfutabile: è un paramilitare, assassino, mandante di migliaia di omicidi, e come tale candidato a rispondere dei suoi crimini di lesa umanità davanti alla giustizia popolare.

- POSTICIPATO IL CONGRESSO INTERNAZIONALE PER LA PACE IN COLOMBIA
Appena un mese e mezzo fa, associazioni e social networks, intellettuali, attivisti, parlamentari, artisti, leader ecumenici, donne, studenti, contadini, hanno convocato una conferenza internazionale, da svolgere a Caracas, ai primi di settembre per esprimere la loro solidarietà con il processo di pace portato avanti da quei colombiani che si sono impegnati alla costruzione di una società giusta, degna e sovrana.
Quando abbiamo fissato la data, eravamo consapevoli del poco tempo che avevamo per costruire un evento di tale portata, ma la situazione dei colloqui all'Havana, il contesto ed altri fattori richiedeva un incontro urgente per unificare criteri e definire un ambiente internazionale favorevole al processo di pace in Colombia.
Tuttavia, nonostante le ragioni che ci hanno indotto a convocare il Congresso Internazionale per la Pace in Colombia rimangono immutate, riteniamo che le circostanze attuali ci consentano di prendere un po' più di tempo per poter assicurare una organizzazione ottimale.
A breve comunicheremo la nuova data.
Fino a questo momento, decine di personalità e movimenti nel mondo hanno espresso il loro sostegno all'iniziativa, un chiaro indicatore della vasta solidarietà con il popolo colombiano. Ci auguriamo che il numero di partecipanti continui a crescere.

05/09 - FARC: La militarizzazione di bogotá ravviva la lotta armata
In un'intervista rilasciata lo scorso 2 settembre, il Comandante Andrés París, membro della delegazione di Pace dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC al tavolo dei dialoghi dell'Avana, ha dichiarato che la militarizzazione di Bogotá, ordinata dal presidente Santos, ravviva "la lotta armata e i conflitti sociali ed economici" in Colombia.
Lo scorso 30 agosto "Jena" Santos ha ordinato lo schieramento di 50.000 soldati nelle strade colombiane, in seguito alle poderose manifestazioni popolari in appoggio allo sciopero nazionale che paralizza il paese da alcune settimane.
Il Comandante insorgente sottolinea che con queste misure, come il fatto di "intimare la cattura di leaders sociali con ricompense", il Governo sta dimostrando di "non avere volontà di avanzare verso la democratizzazione", e che non vuole davvero il cambiamento né riforme politiche.
In merito al "Quadro Giuridico per la Pace", voluto unilateralmente dal governo e avallato dalla Corte Costituzionale, París ribadisce che "il conflitto colombiano non può finire" se si perpetua questo schema.
Attraverso tale iniziativa lo Stato colombiano, parte in conflitto (e colpevole di continue e innumerevoli violazioni dei Diritti Umani), si pone invece come "super partes", e pretende di autolegittimarsi nel ruolo di giudice.
L'oligarchia colombiana, Santos in testa, è schiacciata nell'angolo dall'iniziativa politica e militare della guerriglia, e terrorizzata dall'ondata di proteste contro le politiche neoliberiste che l'hanno arricchita a dismisura a danno del popolo, cerca di arginare il dissenso esclusivamente attraverso la militarizzazione e la repressione contro lo Sciopero Nazionale agrario e popolare, che si protrae in tutto il paese da oltre due settimane.

08/09 - Repressione del regime causa almeno 4 morti e 35 feriti nel Cauca
Come denuncia il movimento politico e sociale Marcha Patriótica ed altre organizzazioni popolari colombiane, azioni congiunte di esercito, polizia e paramilitari contro i contadini partecipanti alla Giornata Nazionale di Protesta e Sciopero Indefinito, nella frazione di Mojarras del comune di Mercaderes, nel Dipartimento del Cauca, hanno causato almeno 4 morti (fra cui un bambino di 6 anni) e 35 feriti gravi.
Le associazioni denunciano detenzioni arbitrarie, attacchi indiscriminati che hanno causato seri ritardi nell'accesso a strutture sanitarie, uso, da parte delle forze repressive del regime, di armi convenzionali (gas lacrimogeni, raffiche di proiettili, granate stordenti) e non (proiettili rinforzati, bombe artigianali).
I circa 10.000 contadini, indigeni e afrodiscendenti del dipartimento del Cauca hanno annunciato che, nonostante le azioni di terrore contro la mobilitazione, intendono mantenere lo sciopero e sviluppare azioni che permettano di costruire soluzioni alla grave crisi che attraversa il settore agricolo.
Lo Sciopero Nazionale agrario e popolare, che si protrae dal 19 agosto scorso, sta tenendo sotto scacco l'oligarchia colombiana, e il governo, che ne cura gli interessi e ne difende i privilegi, perde i pezzi: "Jena" Santos è stato costretto a cambiare i ministri di Giustizia, Agricoltura, Ambiente, Interni e Miniere.
Ma non sarà certo un rimpasto di governo che potrà risolvere i gravi squilibri che patisce la Colombia, e di cui le grandiose manifestazioni popolari di questi giorni sono una delle espressioni: solo un cambio reale della struttura dello Stato, l'abbandono delle deleterie politiche neoliberiste, la possibilità della reale espressione dell'opposizione, lo sviluppo di una vera sovranità nazionale potranno portare al paese la Giustizia Sociale, base per una vera e duratura Pace e per la costruzione di una Nuova Colombia.


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