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Bollettino di informazione al 01/10/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

02/10/2013

12/09 - Ballesteros : "Sono uno dei migliaia dei colombiani sequestrati per far tacere la protesta"
Dal carcere La Picota di  Bogotá, dove si trova recluso da oltre una settimana, il dirigente sindacale Huber Ballesteros ha lanciato un grido di sostegno alla protesta sociale colombiana, e un messaggio d'incoraggiamento ai prigionieri politici.
Ballesteros ha denunciato la sua "condizione di prigioniero politico, sequestrato dal regime antipatriottico e antidemocratico del governo Santos e della borghesia colombiana, che non
ha trovato una formula diversa dall'arrestarmi, e dall'imputarmi delitti che non ho mai commesso, per farmi smettere di stare al fianco di valorosi dirigenti sindacali e popolari".
Membro del Comitato Esecutivo della Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT), vicepresidente della Federazione Nazionale Sindacale Unitaria Agraria (FENSUAGRO), nonché dirigente della Marcia Patriottica, è stato accusato di relazioni con l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC: "Sono solo uno delle migliaia di colombiane e colombiani sequestrati nelle carceri del paese, rinchiusi per far tacere la protesta sociale", accusa.
Ballesteros esprime ammirazione per chi patisce la sua stessa attuale condizione, ovvero gli oltre 9500 prigionieri politici nelle carceri colombiane, e continua ad appoggiare la mobilitazione nazionale, affermando che "neanche così, con questa tremenda repressione, il governo ha potuto fermare la protesta".
L'oligarchia colombiana da sempre cerca di sopprimere la protesta con la violenza e la repressione. Tuttavia, la costruzione della Pace con Giustizia Sociale non può prescindere dalla possibilità di esprimere liberamente la propria opposizione; proprio per garantire questo diritto, la Delegazione di Pace delle FARC all'Avana ha presentato, lo scorso 10 settembre, 9 proposte minime di "Garanzia di partecipazione politica e sociale delle comunità contadine, indigene e afrodiscendenti, così come di altri settori esclusi".
E se il regime colombiano dimostra di intendere la risoluzione dei gravi problemi sociali solo con la repressione e l'incarceramento dei leaders della protesta, il popolo colombiano non ha alcuna intenzione di farsi intimidire, e di recedere dalle sue giuste rivendicazioni.

15/09 - Le FARC rispediscono al mittente il "Patto agrario santista"
Lo scorso 12 settembre il presidente "Jena" Santos ha lanciato il cosiddetto "Patto Nazionale per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale", lo strumento che dovrebbe, nelle intenzioni dichiarate, risolvere "la crisi strutturale che vive l'agricoltura colombiana", nonché, più prosaicamente, disinnescare lo Sciopero Nazionale agrario e popolare, che da circa un mese sta scuotendo la Colombia.
"Jena" ha inoltre affermato che le decisioni prese nel quadro del "Patto" coinciderebbero "con quello che si è concordato al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana".
La Delegazione di Pace dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha risposto seccamente a queste affermazioni con un comunicato pubblicato due giorni dopo.
Nel testo, si legge che "lo sciopero del settore agrario e i suoi ininterrotti echi di indignazione e di interpellanze al regime hanno avuto la risposta governativa di sempre: promettere, ingannare, reprimere e continuare con l'immiserimento delle campagne e la svendita della sovranità della patria alle multinazionali".
"Non cessano i progetti neoliberisti né la repressione", accusa la Delegazione delle FARC, e "non cessa neanche l'aumento della povertà".
In conclusione: "lo scenario politico si agita, mentre straripa la protesta sociale e il regime, gretto e disperato, macchia di sangue la contesa: è il sangue dei meno abbienti, che come eroi scamiciati ricevono proiettili, bombe stordenti, i gas e la brutalità delle forze repressive, in special modo dello Squadrone Mobile Antisommossa (ESMAD)".
Di fatto, circa 2500 rappresentanti delle comunità rurali e popolari in sciopero si sono riuniti per ratificare la decisione di continuare a lottare, esigendo una riforma agraria reale. "Nessuno vuole che attraverso l'associazione fra questi imprenditori ed i contadini si sdogani una forma legale di spoliazione", conclude il comunicato  fariano, "nessuno vuole il patto della volpe con la gallina".
Al di là delle belle parole, il governo Santos non si allontana un millimetro dall'impostazione neoliberista, attraverso i funesti TLC e le politiche economiche volte all'ipersfruttamento del popolo e dell'ambiente, a tutto vantaggio delle compagnie multinazionali; è proprio contro queste politiche che si è sollevato il popolo colombiano, dimostrando giorno dopo giorno, sempre più, di aver perso la paura e di esser disposto ad una lotta ad oltranza fino a quando non si produrranno quei cambiamenti strutturali ormai irrimandabili.

19/09 - Via libera al processo contro Restrepo, braccio destro di Uribe nella manipolazione di regime
Il tribunale di Bogotá ha decretato il nulla osta a procedere contro Luis Carlos Rastrepo, ex commissario per la pace, accusato assieme ad altri sette suoi collaboratori per la questione della falsa smobilitazione dell'inesistente compagnia guerrigliera "Cacica Gaitana" delle FARC. Con questa travagliata decisione, giunta dopo parecchi mesi in cui l'iter è stato bloccato, è stato respinto il tentativo degli imputati di fare dichiarare nullo il processo.
Assieme a Restrepo, latitante, saranno processati due colonnelli dell'esercito, il falso comandante della Cacica Gaitana ed alcuni presunti smobilitati.
Poiché Restrepo risulta aver abbandonato la Colombia per una destinazione ignota ad inizio 2012, per sfuggire al processo, il principale imputato sarà Felipe Alejandro Salazar, sedicente "guerrigliero" smobilitato e reo confesso. Secondo la sua testimonianza, Restrepo è stato uno dei principali artefici della montatura della smobilitazione-farsa, finalizzata a mostrare l'efficacia della politica di "sicurezza democratica"; il delfino di Uribe aveva garantito personalmente che il narco-presidente ne era stato informato e aveva dato il via libera alla falsa smobilitazione.
I capi di imputazione sono frode processuale, possesso illegale di armi e detenzione di armi da guerra di uso esclusivo dell'esercito, a cui, nel caso di Restrepo, si aggiunge l'accusa di peculato e appropriazione indebita.
Come si potrà notare da questi accadimenti, non solo ogni giorno la realtà smentisce i falsi successi militari "decisivi" dichiarati ormai da anni dal governo e dalle forze armate colombiane, ma i personaggi delegati alla rappresentanza dell'oligarchia politica ne sono in realtà uno specchio fedele. Privi di qualunque scrupolo, immersi nella menzogna e con forti legami con criminalità e narcotraffico.

22/09 - Paramilitari minacciano Piedad Cordoba e altri difensori dei diritti umani in Colombia
Ennesimo tentativo di intimidazione da parte del paramilitarismo di Stato colombiano, che minaccia  Gloria Inés Ramírez, Iván Cepeda, Piedad Córdoba e altri membri di Marcha Patriótica, nonché leaders popolari e difensori dei diritti umani.
Il gruppo paramilitare "los rastrojos", attraverso un comunicato datato 10 settembre, ha minacciato di morte numerosi esponenti dell'opposizione sociale e politica colombiana, da anni impegnati in prima fila nelle lotte per la pace e la giustizia sociale. Vengono altresì identificati come "nemici e obbiettivi militari permanenti" i militanti di svariate organizzazioni quali il Coordinamento Nazionale degli Sfollati, il Collettivo degli avvocati, il Comitato dei Prigionieri Politici, il Partito Comunista e, come abbiamo già detto, Marcha Patriótica. Gli squadristi esigono che le persone e le organizzazioni menzionate nel loro comunicato, "colpevoli" di diffamare l'operato del governo Santos, abbandonino entro 72 ore i dipartimenti di Cesar, Magdalena, Atlántico, Valle, Chocó, Cundinamarca ed Antioquia, oltre alla capitale Bogotá.
In questa fase, in cui la Colombia è scossa dalle mobilitazioni per lo Sciopero Nazionale Agrario e Popolare che hanno visto milioni di colombiani e colombiane in piazza per contrastare le sciagurate politiche neoliberiste di Santos, il narco-regime gioca come di consueto la carta del paramilitarismo per tentare di intimidire quanti si battono per un'altra Colombia. La repressione istituzionale, con la violenza poliziesca e le galere, l'esercito in strada e nei campi e il paramilitarismo, è la vera faccia di un regime in difficoltà che tenta di zittire le rivendicazioni di cambiamento che provengono da tutta la società colombiana, la quale reclama a gran voce trasformazioni strutturali ormai irrimandabili.

25/09 - Regime colombiano installa campo minato per colpire i contadini e incolpare le FARC
Il Blocco "Comandante Alfonso Cano" delle FARC-EP ha diffuso un comunicato nel quale denuncia l'installazione, da parte delle Forze Armate di regime, di un campo minato che il 24 agosto scorso ha ferito 12 contadini nei pressi del municipio di Cajibío, nel dipartimento del Cauca, nonché la campagna diffamatoria portata avanti da Esercito e media oligarchici al fine di attribuire la responsabilità di questo atto alla guerriglia.
Nel comunicato si chiarisce che durante una mobilitazione contadina "la forza pubblica ha predisposto un campo minato e, per attirare l'attenzione della popolazione civile, ha posto al suo interno biglietti da 50.000 pesos (circa 20 euro)", e si denuncia "la campagna diffamatoria che nasconde la realtà dei fatti, addossando la responsabilità alle FARC-EP di una simile atrocità e parlando di 'piccoli' eccessi della forza pubblica"; campagna, ovviamente, volta a giustificare "la brutale repressione dello Stato contro le giuste rivendicazioni dei contadini vittime delle pallottole e degli esplosivi impiegati dagli antisommossa dell'ESMAD e dall'Esercito".
Il regime colombiano vuole contemporaneamente seminare il terrore fra i manifestanti,  criminalizzare la protesta sociale e addossare le responsabilità dei suoi atti criminosi e delle violazioni dei diritti umani all'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP; ma le pretestuose menzogne della propaganda governativa (e dei suoi asserviti scribacchini) vengono rapidamente a galla, e il popolo colombiano è ben consapevole di chi siano i suoi nemici di classe e di quali atrocità, e meschinità, l'oligarchia sia capace.

01/10 - Santos boicotta ancora il rilascio unilaterale del marine yankee prigioniero delle FARC
Come gesto umanitario nel contesto delle conversazioni di pace con il governo, lo scorso 19 luglio l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC aveva annunciato la disponibilità di liberare unilateralmente il marine statunitense Kevin Scott, catturato alcune settimane prima nel dipartimento del Guaviare.
Per il suo rilascio, le FARC avevano chiesto la creazione di una commissione umanitaria formata dalla Croce Rossa Internazionale, dalla leader di Marcha Patriótica Piedad Córdoba e da un delegato di una comunità religiosa.
Per tutta risposta, il Presidente "Jena" Santos ha negato alla dirigente di "Colombiani e Colombiane per la Pace" di partecipare all'operazione.
Successivamente, la guerriglia ha richiesto la presenza del pastore nordamericano Jesse Jackson, che ha accettato, dichiarando di essere stato autorizzato dallo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Occorre ricordare che il regime colombiano non è nuovo all'utilizzo del simbolo della CRI (in patente violazione a qualunque norma del diritto internazionale) per perpetrare attacchi militari a tradimento, e la presenza di una personalità di questo calibro può facilitare la creazione di un clima di fiducia che permetta la buona riuscita della liberazione.
Il Presidente "Jena" Santos ha però, lo scorso 29 settembre, serrato tutte le porte per una liberazione unilaterale del gringo, ripetendo come un mantra di non voler permettere "uno show mediatico". A prescindere dal fatto che è proprio Santos, come tutti i suoi predecessori, quello che interpreta la politica solo come uno show mediatico (orchestrando false smobilitazioni ed esecuzioni extragiudiziarie di inesistenti guerriglieri in primis), il desiderio di "riscatto a sangue e fuoco", che lo tormenta, si muove in una logica assolutamente contraria al buonsenso, e rappresenta un pericolo per la vita stessa del prigioniero, nonché per i fragili equilibri su cui lavorano le parti al Tavolo dei Dialoghi all'Avana.
Ma tant'è, Santos è impegnato nella sua campagna per cercare di riconquistare qualche punto negli indici di gradimento dell'operato suo e del suo governo, e ha bisogno come il pane di intorbidire le acque della già limacciosa politica colombiana.


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