www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 30-10-13 - n. 472

Bollettino di informazione al 29/10/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

29/10/2013

04/10 - FARC abbattono aereo militare nel Caquetá
Lo scorso 27 settembre i media colombiani hanno riferito della caduta di un aereo dell'aviazione militare colombiana nel municipio di Montañita, dipartimento del Caquetá, e della morte di uno dei membri dell'equipaggio.
Secondo un comunicato delle FARC, la caduta è stata conseguenza dei combattimenti in quella zona sostenuti dal fronte 15 del Blocco Sud dell'organizzazione guerrigliera.
"Dopo la caduta dell'aeronave le forze militari, sotto il comando del Pentagono nordamericano, hanno detenuto per oltre 48 ore la famiglia [residente nella zona] dove è avvenuto l'impatto, per evitare la divulgazione dei fatti".
Il giorno successivo all'episodio, i media oligarchici hanno riferito la notizia di un "incidente aereo" di un mezzo adoperato per "fumigazioni di coltivazioni illecite" per collisione con un colle.
L'insorgenza ha invece chiarito che la caduta era relativa ad un aereo militare, e non era affatto dovuta a ragioni tecniche: "Per l'ennesima volta si pretende di occultare le azioni eroiche di intrepidi guerriglieri fariani con ogni tipo di menzogna". Nel comunicato, le FARC condannano la presenza "di truppe, consulenti, mercenari nordamericani nel nostro suolo patrio, con la compiacenza del governo colombiano in un momento di entusiasmo sociale per la ricerca della Pace e dei progressivi passi in avanti al Tavolo dei dialoghi dell'Avana".
Sempre più spesso l'appoggio dell'aviazione alle truppe di terra colombiane viene bloccato dall'insorgenza; eclatante è stato il caso del Super Tucano abbattuto nel Cauca nel luglio dello scorso anno, a pochi chilometri da un comizio tenuto in quel frangente da Santos.
I media oligarchici tentano invano di occultare questa verità, per bieche ragioni di propaganda; ma le forze armate sanno bene qual è l'attuale livello dello scontro militare, la verità inevitabilmente viene a galla e l'ostentazione di sicurezza dei pagliacci come il Ministro della Difesa non convince né l'opinione pubblica né i militari, sempre più consapevoli di rischiare ogni giorno la vita per un regime indifendibile.

07/10 - Accusato il generale Fredy Padilla de León, ambasciatore in Austria, per crimini di lesa umanità
Il Centro Europeo per la Costituzionalità e i Diritti Umani, ECCHR, ha pubblicato a Vienna, Austria, un dossier sull'ex comandante delle Forze Militari colombiane, generale Fredy Padilla de León, segnalandolo come presunto responsabile di crimini di guerra e di lesa umanità.
Designato come ambasciatore in Austria dall'ex presidente e narcoparamilitare Álvaro Uribe Vélez nell'agosto del 2010, pochi giorni prima di consegnare la presidenza al suo successore "Jena" Santos, il generale Fredy Padilla -si legge nel documento- "è sospettato di essere penalmente responsabile di estesi crimini internazionali commessi contro la popolazione civile, in particolare nel contesto delle esecuzioni extragiudiziali nello scandalo dei 'falsi positivi' ".
Il criminale colombiano, comandante generale delle forze militari colombiane dal 2006 al 2010, è accusato anche di numerosi crimini contro sindacalisti e difensori dei diritti umani, nonché responsabile del massacro paramilitare di Caño Jabón del 4 maggio 1998 (allora era comandante della VII brigata dell'Esercito) in cui vennero trucidati  20 civili inermi.
L'organismo internazionale ha sollecitato il governo austriaco a dichiarare il bandito del regime colombiano come persona non grata, ritirandogli conseguentemente lo status diplomatico e l'immunità di cui gode.  Quasi contemporaneamente anche l'ambasciatore colombiano in Russia, Rafael Francisco Amador Campos, ha dovuto abbandonare la sua legazione perché accusato di molestie sessuali ai danni di minorenni.
Non è la prima volta che la diplomazia colombiana piazza squallidi personaggi, assassini e criminali di guerra in ruoli funzionali al maquillage estero del regime terrorista colombiano. Basta ricordare l'ex ambasciatore in Italia Sabas Pretelt De La Vega , corruttore e compare del narcoparamilitare Uribe, o l'ex console a Milano Jorge Noguera, finito poi in carcere per paramilitarismo. Ogni giorno che passa l'abominevole regime oligarchico colombiano perde pezzi e credibilità anche a livello internazionale.

10/10 - Terrorismo di Stato assasina 2 dirigenti di Marcia Patriottica nel Huila
La Commissione sui Diritti Umani di Marcia Patriottica, sezione Huila, ha denunciato il duplice omicidio perpetrato nella frazione El Quebradón Sur del municipio di Algeciras, a Sud del dipartimento di Huila.
Lo scorso 6 ottobre, la leader contadina Nancy Vargas, della Rete delle Donne di Algeciras per la Pace e lo Sviluppo, e suo marito, il dirigente contadino Milciades Cano, sono stati brutalmente assassinati al ritorno da una riunione della locale sezione di Marcia Patriottica; i loro corpi, crivellati di proiettili, sono stati rinvenuti alle 17.00 dal conducente di un autobus proveniente da una frazione vicina a quella della coppia.
Milciades Cano e Nancy Vargas erano sopravvissuti al genocidio della Unión Patriótica, movimento politico di alternativa  sterminato dal terrorismo di Stato, che tra il 1985 ed il 1995 ha visto cadere oltre 5.000 suoi dirigenti trucidati da sicari paramilitari; negli ultimi tempi i due dirigenti contadini
avevano partecipato attivamente ed infaticabilmente all'organizzazione dello sciopero nazionale contadino.
Il municipio di Algeciras ha un'incredibile indice di militarizzazione: su 24.000 abitanti, ai 4.500 ascritti alla Forza di Obiettivo di Algeciras si è aggiunto un battaglione di alta montagna di 1400 uomini, per una media di 1 militare ogni 4 abitanti!
Finché la struttura stessa dello Stato fascista colombiano non verrà cambiata, e non si spezzerà l'intreccio fra Forze Armate, paramilitari, governo, oligarchia e narcotraffico, sarà impossibile garantire la sicurezza dei militanti e dei dirigenti popolari e contadini che ogni giorno, coraggiosamente, lavorano per costruire la Nuova Colombia.

13/10 - Scandaloso aumento degli stipendi degli alti funzionari della burocrazia statale colombiana
In un momento in cui le proteste popolari squassano la Colombia, e innumerevoli settori della società stanno lottando con abnegazione per il diritto ad una vita degna, desta scalpore la decisione governativa di innalzare il salario a più di duemila alti funzionari della burocrazia statale.
Il salario base per questi lacchè dell'oligarchia narco-paramilitare è stato infatti portato a più di dodicimila dollari, in un Paese in cui più di quattordici milioni di colombiani guadagnano appena il salario minimo, corrispondente a meno di trecento dollari, e una percentuale ancora maggiore di colombiani guadagna attorno ai cento dollari mensili.
Si tratta chiaramente di una precisa scelta politica, e l'atteggiamento di spregio totale verso le rivendicazioni popolari è palesato altresì dal fatto che il governo non può ignorare le drammatiche condizioni in cui versa la Colombia.
Secondo gli stessi dati del Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica, struttura governativa controllata dalla burocrazia degli stipendi d'oro, il 32,2% dei colombiani vive sotto la soglia di povertà estrema. Queste cifre, regolarmente riviste al ribasso,  indicano che su 47 milioni di abitanti più di 14 sono poveri o addirittura poverissimi. In realtà, come dimostrato da accademici, sindacati e centri di ricerca indipendenti, sono oltre 30 i milioni di colombiani che subiscono la povertà imposta da un modello economico escludente.
Il sistema politico-mafioso, messo a dura prova dagli scandali sulla corruzione che coinvolgono i più alti vertici, compresi il narcoparamilitare Uribe e il suo degno successore Santos, ha deciso di rispondere in questa maniera. Di fronte agli insuccessi militari, di fronte alla marea montante dell'indignazione legittima, evidentemente l'oligarchia ha deciso di serrare le fila con il vecchio sistema del clientelismo.

17/10 - Joaquin Pérez, direttore di ANNCOL, dal carcere La Picota di Bogotá: "Viviamo in un cimitero umano!"
Da alcuni giorni i prigionieri dei bracci 10, 11, 13 e 15 del Centro di Reclusione Nazionale e Internazionale (ERON) del carcere La Picota di Bogotá stanno portando avanti uno  sciopero della fame per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere.
L'Agenzia di Notizie Nuova Colombia, ANNCOL, ha realizzato un'intervista al proprio direttore, il giornalista Joaquín Pérez, prigioniero politico del regime colombiano, per comprendere le ragioni della protesta. "Viviamo in un cimitero umano", ha sintetizzato Joaquín.
L'episodio che ha scatenato l'ennesima protesta carceraria, nella settimana di solidarietà con i prigionieri politici, è stato il cambio della ditta appaltatrice delle mense nelle carceri: "Lo Stato vuole farci morire di fame", denuncia "Joaco", mentre l'impresa "Servialimentaria" lucra sulla pelle di 130.000 carcerati.
"La Picota è un carcere nuovo, costruito sul modello nordamericano nel quadro del Plan Colombia. Però non funziona niente!", prosegue il giornalista, indicando che  "l'acqua è disponibile solo 3 volte al giorno", e che l'INPEC, il corrottissimo Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, ha sospeso la distribuzione di diete particolari per carcerati con esigenze mediche specifiche, come i diabetici, mettendo a rischio la vita di queste persone.
La mancanza di cure mediche porta alla morte di molti prigionieri, come costantemente denunciato da associazioni che si occupano di Diritti Umani.
La lotta del popolo colombiano prosegue nelle forme più diverse e non si ferma nemmeno all'interno delle carceri; e di questa lotta inarrestabile un chiaro esempio è lo stesso Joaquín, da consigliere comunale nel Cauca a sopravvissuto al genocidio della Unión Patriótica, da leader popolare in esilio a portavoce dei reclusi di "La Picota".

20/10 - Nel 2014 la Colombia destinerà quasi 15 miliardi di dollari alla guerra
La Colombia, secondo dati rilasciati dal ministero del Tesoro e del Credito riguardanti il bilancio preventivo del 2014, destinerà, per Difesa e Polizia, l'esorbitante cifra di 27,74 bilioni di pesos, l'equivalente di 14.717,74 milioni di dollari, di cui 13.555,81 per il funzionamento e 1.166,17 in nuovi investimenti. Nel bilancio totale della nazione previsto per il 2014, la quota spettante a mantenimento e investimento di Polizia, Esercito, Sicurezza, rappresenta evidentemente, con il 17,9% del totale, la priorità del regime guerrafondaio, ponendosi al di sopra di educazione, salute e lavoro.
Rispetto al quadriennio 2007/2010 la spesa militare è addirittura aumentata del 19,6%.
Secondo il ministero del Tesoro e del Credito, la quota di bilancio destinata a Difesa e Polizia "cerca di garantire il finanziamento per rafforzare la politica integrale della difesa e la sicurezza in tutti gli angoli del paese", oltre a sostenere "programmi di comando, controllo e comunicazione, mobilità, sicurezza cittadina, benessere della Forza pubblica, intelligence, difesa aerea e controllo marittimo e fluviale".
Tra le righe di simili cifre, miliardi di dollari destinati a finanziare la guerra contro il popolo, si legge la sfacciata ipocrisia di chi continua a confondere la pace con la sottomissione, e la ridicola propaganda di regime che parla di una guerriglia debilitata e rinchiusa nelle sue roccaforti, salvo poi vedere guerriglieri un po' ovunque per criminalizzare e delegittimare le organizzazioni popolari, gli scioperi, le mobilitazioni di studenti, lavoratori e contadini; anzi, l'aumento spropositato delle spese per la guerra è uno dei molteplici riscontri del fatto che la guerriglia è ben lungi dall'essere debilitata.  Costantemente presente, organizzata ed appoggiata nel paese, e alla ricerca della soluzione politica al conflitto sociale ed armato con concrete proposte portate al tavolo dei dialoghi dell'Avana, le FARC hanno dimostrato non solo di saper reggere la gigantesca onda d'urto dei piani militari di sterminio diretti dal Pentagono, ma anche di saper crescere sul terreno della lotta di massa e di evolversi su quello militare.  
La stucchevole insistenza con cui il regime oligarchico vorrebbe far passare per verità oggettiva le velleità dell'establishment, mostra sia l'assenza totale di volontà di risolvere il conflitto politicamente, sia l'incapacità di fare a meno di guerra, repressione e menzogne contro il proprio popolo.
Santos, che parla di pace ma lavora senza sosta all'escalation della guerra, e che promuove tagli a destra e a manca che portano allo sfascio più totale educazione e salute, salvo poi incrementare l'abnorme spesa militare, deve vergognarsi!

24/10 - Esercito colombiano recluta forzosamente minorenni
Il Difensore Civico Vólmar Pérez ha denunciato che l'Esercito colombiano recluta forzosamente giovani colombiani, anche minorenni, appartenenti ai ceti più poveri della società, spostandoli verso regioni diverse del paese senza neanche dar loro il tempo di comunicare con i propri familiari.
Secondo Vólmar Pérez, questa grave violazione avviene principalmente a Bogotá, ma si registrano indici preoccupanti di reclutamento forzato anche nei dipartimenti Norte de Santander, Sucre, Vaupés, Risaralda, Quindío e Córdoba.
"Nonostante esista una recente sentenza della Corte Costituzionale passata in giudicato, che dichiara che l'Esercito Nazionale ed il Distretto Militare 31, con sede a Manizales, non rispettano quanto stabilito dagli art. 14 e 41 della legge 48 del 1993, in merito al reclutamento forzato, e che questa pratica, denominata "Batida", è incostituzionale, diversi fatti sono occorsi in questi ultimi giorni a Manizales e Chinchiná, di cui esistono prove fotografiche, video e testimonianze".
Oltre alle esecuzioni extragiudiziarie, eufemisticamente definite "falsi positivi", l'Esercito colombiano, campione di violazione dei diritti umani, fa carta straccia della Costituzione e, nella più completa impunità, si beffa delle sentenze giudiziarie relative alle sue pratiche criminali.
Il regime, a tal fine, ha anche imposto il cosiddetto Foro Penale Militare, in cui i criminali di Stato delle Forze Armate vengono "giudicati" da "giudici" militari. Ed ora che la Corte Costituzionale colombiana ne ha dichiarato l'incostituzionalità, ricevendo accuse e minacce, il guerrafondaio Santos ha immediatamente annunciato un nuovo progetto per garantire ai cani da guardia dell'oligarchia la totale impunità.

29/10 - Le FARC liberano unilateralmente l'ex marine statunitense Kevin Scott
La guerriglia rivoluzionaria delle FARC ha liberato, lo scorso 27 ottobre, l'ex marine statunitense Kevin Scott, detenuto dal 20 giugno passato; il comunicato sottoscritto dai governi di Cuba e Norvegia, paesi garanti dei dialoghi di Pace dell'Avana, precisa che "Scott è stato consegnato da membri del Blocco Orientale [delle FARC] a rappresentanti di entrambe le nazioni", e che alle 11.30 della mattina l'ex soldato è stato consegnato a rappresentanti del governo degli Stati Uniti nell'aeroporto di  Bogotá". Gli esami medici della Croce Rossa Internazionale mostrano che si trova in buone condizioni fisiche.
La liberazione di Scott era stata annunciata dalla guerriglia lo scorso luglio; dopo che il governo aveva impedito la partecipazione di Piedad Córdoba e, successivamente, quella del reverendo Jesse Jackson nel ruolo di mediatori, l'insorgenza era in attesa della conformazione della delegazione umanitaria che avrebbe concretamente reso fattibile il rilascio dell'ex soldato.
Nonostante i continui boicottaggi di "Jena" Santos, preoccupato unicamente dei suoi sondaggi elettorali (peraltro in caduta libera), attraverso questa liberazione unilaterale le FARC hanno dimostrato, per l'ennesima volta, che la propria volontà di pace è reale e tangibile; in questo modo, hanno anche messo a nudo le debolezze e l'ipocrisia del governo colombiano, costretto a porre vincoli e ostacoli di ogni sorta alla liberazione per bieche ragioni elettoralistiche e di propaganda.

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