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Bollettino di informazione al 25/11/2013 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

27/11/2013

05/11 - Aviazione colombiana violò protocollo per la liberazione di Kevin Scott
Il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, attraverso un comunicato del 2 novembre 2013, ha denunciato che alla vigilia della liberazione dell'ex marine statunitense Kevin Scott, detenuto dall'organizzazione guerrigliera, un bombardiere dell'aviazione colombiana ha sorvolato l'area segnalata nonostante una formale ed esplicita proibizione in tal senso inclusa nel protocollo accordato.
Nel comunicato, inoltre, si legge che "alle 7.00 del mattino un aereo militare di riconoscimento stava sorvolando la stessa zona. Nella notte, truppe dell'Esercito Nazionale sono avanzate fino al villaggio di Tomachipán, all'interno dell'area esclusa da operazioni militari".
Le FARC denunciano "la sfacciata volontà delle forze armate ufficiali di non rispettare gli impegni assunti nel protocollo accordato fra il Governo della Repubblica di Colombia [..] ed il Comitato Internazionale della Croce Rossa".
Per l'ennesima volta, il governo colombiano ha cercato di boicottare la consegna di un prigioniero in potere delle FARC, attraverso la violazione di una delle più elementari norme del diritto internazionale e delle convenzioni in merito ai conflitti, rischiando di far saltare l'intera operazione, unilateralmente voluta dall'insorgenza colombiana come gesto di buona volontà nel contesto dei dialoghi di Pace dell'Avana. Del resto fu "Jena" Santos stesso che, da ministro della Guerra di Uribe, autorizzò l'uso fraudolento del simbolo della Croce Rossa in un'altra operazione militare: con buona pace di chi ancora avesse dei dubbi sull'incapacità dello Stato colombiano di essere "giudice super partes" nella gestione e nell'implementazione di un eventuale accordo finale tra le parti belligeranti al tavolo dell'Avana.

08/11 - Accordo tra FARC e governo sulla partecipazione politica
Mercoledì 6 novembre all'Avana è stato firmato l'accordo sul secondo punto dell'agenda dei dialoghi di pace tra la delegazione guerrigliera e quella governativa.
La partecipazione politica è un tema particolarmente importante se si intende rimuovere le cause di un conflitto sociale e armato in un paese in cui lo sterminio fisico dell'opposizione, la mancanza di diritti democratici per le organizzazioni sociali e popolari, l'esclusione violenta manu militari dalla politica e il terrorismo di Stato contro lavoratori e contadini, sono stati la costante di centocinquant'anni di dominio oligarchico, intensificandosi decennio dopo decennio, dall'assassinio di Gaitán, passando per il genocidio dell'Unión Patriótica, fino al decennio nero della guerra totale contro il popolo, delle fosse comuni e dei falsi positivi, capeggiato dal narcoparamilitare Uribe e dal suo ministro della guerra nonché attuale presidente Santos.
L'impossibilità di distruggere le organizzazioni guerrigliere, che continuano a crescere sia sul piano politico che sul terreno militare, ha convinto una parte dell'oligarchia della necessità di fare un secondo passo verso il superamento del fascismo e verso la definizione di una democrazia reale, pur se tra gli starnazzi scomposti e gli improperi della parte più ottusa, retrograda, guerrafondaia e cavernicola dell'oligarchia, a cui appartiene indubbiamente tanto l'attuale ministro della guerra Pinzón, come il procuratore generale Ordoñez e il tenebroso Uribe, incredibilmente a piede libero.
La strada verso la pace con giustizia sociale è ancora irta d'ostacoli e trappole di ogni tipo tese dalle forze guerrafondaie, dentro e fuori dalla Colombia; ma la rinnovata capacità di organizzazione e mobilitazione del popolo colombiano, la cui voce è stata amplificata dalla guerriglia al tavolo dei dialoghi, ha la forza per poterli superare ed irrompere come un fiume in piena nello scenario politico di una più vicina Nuova Colombia.

13/11 - In meno di dieci giorni assassinati in Colombia 4 leaders sociali dal terrorismo di Stato
Prosegue la mattanza di leaders comunitari e sindacalisti in Colombia, in una sequenza impressionante di omicidi mirati.
La commissione dipartimentale per i diritti umani di Marcia Patriottica del Quindío ha denunciato l'assassinio di Edier Otero, avvenuto nella frazione di Curumal del comune di Génova lo scorso 30 ottobre. Edier Otero, membro di Marcia, era compagno sentimentale di Luz Dary Jaramillo, che aveva ricevuto minacce nei giorni precedenti al delitto in quanto dirigente di ASODESQUI, associazione dei senzatetto del Quindío.
Appena due giorni dopo, a pochi chilometri di distanza, nel municipio di Circasia è stata trucidata Ana Isabel Valencia, dirigente di Marcia Patriottica nel Quindío e membro del Comitato Patriottico Dipartimentale.
Nel pomeriggio del 2 novembre la stessa sorte è toccata a Cesar García, un leader contadino che lavorava da anni per la difesa del territorio nella sua regione, ambientalista oppositore del progetto della megaminiera "La Colosa" (portato avanti dall'impresa Anglogold Ashanti nel Tolima); Cesar è stato trucidato mentre tornava alla sua fattoria nella frazione Cajón de la Leona, del municipio di Cajamarca.
Lo scorso 9 novembre, infine, nella città di Bugalagrande, nel dipartimento del Valle del Cauca, è stato crivellato di proiettili il sindacalista Oscar López Triviño, lavoratore della Nestlé.
Nella settimana in cui si è giunti ad una firma congiunta relativa alla partecipazione politica nel tavolo dei Dialoghi all'Avana, il terrorismo di Stato, al servizio di oligarchia e multinazionali, prosegue nella sua opera di eliminazione fisica di leaders comunitari e oppositori politici.
Ciò conferma il triste primato colombiano di essere il paese al mondo in cui vengono uccisi più sindacalisti; ma dimostra anche che la costruzione di una vera democrazia nel paese, a prescindere dalla pur ineludibile firma di accordi tra le FARC e il governo, non potrà avvenire senza lo smantellamento completo dell'apparato fascista e terrorista dello Stato colombiano, che da oltre sessant'anni tenta di ridurre al silenzio ogni forma di opposizione con le più efferate violenze.

16/11 - Delegazione di pace delle FARC: La giustizia va democratizzata
Nel contesto dei dialoghi di pace tra la delegazione delle FARC-EP e quella del Governo colombiano in corso all'Avana, dopo aver firmato un accordo parziale sul secondo punto in agenda riguardante la partecipazione politica, i lavori proseguiranno a partire dal prossimo 25 novembre.
Uno degli aspetti che trasversalmente attraversa diverse questioni oggetto delle conversazioni tra le parti, è quello della giustizia colombiana, che come fa notare il Comandante Ruben Zamora, membro della Delegazione di Pace delle FARC-EP, è attualmente subordinata agli interessi economici e politici delle élites dominanti che hanno innescato un mastodontico ingranaggio di corruzione, dipendenza e violenza politica a tutti i livelli; non a caso oltre il 72% dei colombiani non crede più ad una giustizia che ha permesso ad esempio all'ex narcopresidente Uribe di sfruttare i meccanismi di impunità per blindarsi ed immunizzarsi da possibili azioni penali per i suoi legami con gli squadroni della morte e i cartelli mafiosi del narcotraffico.
I continui scandali giuridici che investono i funzionari, così come il criminale ed indolente sistema carcerario disumanizzante dove marciscono migliaia di prigionieri politici e sociali, rende evidente una crisi morale e istituzionale senza precedenti. Questa giustizia che Uribe pianifica per assicurarsi tutta l'impunità possibile e che il governo di Santos vorrebbe edulcorare per apparire come "gran rinnovatore", deve essere riformata dalle basi, rendendola indipendente dagli altri poteri pubblici e depurata dalla corruzione. Questo progetto riformatore, tenuto conto che la precarietà e l'immoralità della giustizia sono un problema della società nel suo insieme, deve sorgere dall'accademia, dai giuristi, dai lavoratori del ramo giudiziario, da organizzazioni sociali e da altri settori. Il paese non può continuare a permettere questo mercato di influenze e di pene basandosi sulla disponibilità corruttiva dei coinvolti nelle indagini, e non è pensabile che una Corte eletta dal Congresso sotto l'egida di un esecutivo possa svolgere il ruolo di arbitro imparziale nelle indagini e nelle sanzioni dei delitti a tutti i livelli delle strutture dello Stato; in questo senso il sistema di selezione delle autorità giudiziarie deve democratizzarsi.
L'attuale amministrazione della giustizia non ha le competenze etiche e morali per assumere la sfida di una transizione politica che ponga fine a oltre 60 anni di conflitto armato interno, del quale sono responsabili i politici e i loro padroni economici. È necessaria una giustizia che incarni il sentimento di pace e di riconciliazione della società colombiana, e democratizzarla non può essere un compito di chi ha partorito ed alimenta una creatura che simboleggia orrore e vergogna.

22/11 - Comandante Téllez: "Oggi conosciamo per nome i nemici della pace"
In un'intervista pubblicata lo scorso 20 novembre il Comandante Ricardo Téllez, membro del Segretariato dello Stato Maggiore delle FARC, analizza dalla prospettiva dell'insorgenza il reale avanzamento dei Dialoghi. Con misurato ottimismo afferma: "è un avanzamento sostanziale ma manca molto cammino da percorrere".
In merito allo straordinario sviluppo del movimento popolare colombiano, il Comandante ha dichiarato che "le persone intuiscono che è possibile sconfiggere definitivamente il terrorismo di Stato, conquistare la democrazia e effettuare profondi cambiamenti strutturali per ricostruire il paese".
Infine, Ricardo Téllez si riferisce senza giri di parole ai nemici della Pace, affermando che l'insorgenza non sottovaluta il potere dell'estrema destra fascista, e segnala che "la differenza con processi precedenti è che oggi si conoscono nomi e cognomi dei nemici della Pace, e quali sono i loro scopi".
In conclusione, "non escludiamo che in qualunque momento possano realizzare operazioni sotto copertura, in cui sono esperti, per addossarne la responsabilità alla guerriglia e cercare di sabotare le reali possibilità di una soluzione politica del conflitto colombiano".
Le trappole dell'oligarchia colombiana volte a evitare ad ogni costo di perdere i propri privilegi sono state ampiamente previste da qualunque osservatore del processo di Pace; e solo il massiccio sostegno popolare al tavolo dei Dialoghi e alle prospettive di una pace con giustizia sociale può impedirle e realmente fare la differenza.

25/11 - Polizia colombiana arresta illegalmente 106 manifestanti della marcia delle donne per la pace
Lo scorso 22 novembre la polizia ha detenuto e interrogato illegalmente ed arbitrariamente 106 persone che, dal dipartimento di Arauca, si dirigevano verso Bogotá per partecipare alla Marcia delle Donne per la Pace.
Il dipartimento di provenienza dei manifestanti, l'Arauca, confinante con il Venezuela, è una zona orientale del paese ricca di risorse naturali, dove si pratica l'allevamento su grandi estensioni, sotto costante attacco dalle multinazionali dell'industria mineraria ed energetica e dalla mafia latifondista.
Questa regione si caratterizza per la miseria della popolazione rurale, dei braccianti, degli agricoltori e dei piccoli coltivatori, nonché per il sistematico sterminio della popolazione indigena.
Anche la popolazione dell'oriente colombiano sottolinea la necessità del superamento delle cause economiche, politiche e sociali che sono alla base del conflitto sociale ed armato.
Le Donne per la Pace, promotrici delle grandi mobilitazioni del 22 novembre, hanno come obiettivo centrale il rispetto dei diritti delle donne da parte dello Stato, e in particolare richiedono che non si interrompano i Dialoghi del tavolo dell'Avana.
Con questa azione gli apparati repressivi di regime dimostrano per l'ennesima volta di essere uno dei grandi ostacoli per la costruzione democratica di una società senza guerra, in pace e con giustizia sociale.


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