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Bollettino di informazione al 11/01/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

13/01/2014

28/11 - Continuano i mitragliamenti indiscriminati dei militari sulle comunità del nordest dell'Antioquia
Le comunità di minatori e di contadini della regione del nordest antioqueño, attivamente partecipi alle giornate di mobilitazione durante lo Sciopero Nazionale Agrario e Popolare che ha paralizzato il paese per diverse settimane a partire dalla metà di agosto, denunciano i continui ed indiscriminati mitragliamenti e bombardamenti portati avanti nell'area dalla Forza Aerea di regime.
Lo scorso 14 novembre, denunciano le comunità, intorno alle 23.00 c'è stato un mitragliamento nelle immediate vicinanze di villaggi situati nella zona alta del nordest antioqueño. Da circa due mesi, aerei ed elicotteri del regime colombiano intimidiscono e terrorizzano sistematicamente la popolazione, e cresce il rischio di uno sfollamento forzato di intere comunità bersagliate dalle persecutorie pratiche terroristiche e dalle montature giudiziarie per criminalizzare e delegittimare riconosciuti leaders comunitari della zona.
Sotto la minaccia di nuove azioni militari, le comunità allertano organismi nazionali ed internazionali affinché venga garantito il rispetto dei diritti umani, e ci si adoperi per prevenire atti che mettano a rischio l'incolumità di intere popolazioni. La recrudescenza del conflitto, le persecuzioni ed i mitragliamenti indiscriminati sono le sole risposte con cui il regime colombiano intende rispondere alle imponenti mobilitazioni popolari che stanno investendo l'intero paese per dire NO alla nefasta e logora politica neoliberista del governo Santos.
Il regime colombiano, dando sfogo alla sua criminale vocazione guerrafondaia, risponde al clamore popolare con il frastuono di aerei militari, bombardamenti e mitragliamenti, mentre il popolo colombiano, cosciente del proprio ruolo, rilancia le mobilitazioni unitarie per dare linfa a quel cambiamento strutturale imprescindibile per raggiungere una vera pace con giustizia sociale.

02/12 - Le FARC ribadiscono: il narcotraffico e' un business criminale capitalista
All'Avana, dove si sta discutendo il punto dell'agenda inerente la soluzione del problema delle droghe illecite, la delegazione delle FARC ha prodotto un esteso documento che ricostruisce il fenomeno del narcotraffico in Colombia, chiarendo ancora una volta come i contadini siano stati costretti dalle politiche neoliberiste a dedicarsi alla coltivazione della foglia di coca (cosa ben diversa dalla cocaina), come unica possibilità di sostentamento nelle condizioni di persecuzione e abbandono da parte dello Stato.
Nel documento, articolato in nove punti, si chiarisce come il fenomeno del traffico illegale di stupefacenti e in particolare della cocaina colombiana, produca redditi enormi che vengono riciclati nei centri finanziari mondiali, non certo dalla guerriglia. Tali proventi vengono "ripuliti" nel circuito economico legale, contribuendo a sostenere i conti pubblici degli Stati. In Colombia tutte le istituzioni sono storicamente permeate dal traffico di cocaina, il quale tra le altre cose ha  rappresentato un eccezionale strumento di finanziamento della guerra di sterminio contro il popolo, condotta attraverso il Plan Colombia per tentare di togliere alla guerriglia la propria base d'appoggio contadina, nonché una copertura per accrescere la penetrazione militare imperialista nel paese.
La guerriglia non ha voluto togliere ai contadini l'unica possibilità di sopravvivenza e li ha protetti dagli abusi di intermediari e narcotrafficanti che comprano la foglia di coca ai coltivatori diretti. L'imporre una tassazione su tale commercio, al pari di quella imposta su tutte le altre attività economiche ad alto reddito "legali", non significa produrre, comprare o vendere cocaina, non significa essere parte del narcotraffico, tanto quanto il tassare altre imprese capitaliste non significa essere complici delle multinazionali minerario-energetiche. Tale tassazione rappresenta per i narcotrafficanti soltanto un ostacolo. Se non può essere considerato narcotrafficante il contadino coltivatore di foglia di coca, ancor meno lo possono essere considerate le guerriglie rivoluzionarie che addirittura non hanno ruoli nemmeno nella coltivazione della materia prima.
Durante lo sviluppo della guerra si è imposta una narrazione completamente falsa del fenomeno del narcotraffico, mediante la sistematica falsificazione mediatica condotta nel quadro della propaganda di guerra, da parte dello Stato colombiano in collusione con i suoi compagni di merende economici e militari, che ha cercato di affibbiare alla guerriglia responsabilità che sono da attribuire al sistema di potere dominante, tanto per la nascita come per lo sviluppo del fenomeno.
Il processo di dialogo volto alla ricerca di una soluzione politica al conflitto sociale e armato colombiano, per avere successo, deve basarsi sulla ricostruzione della verità in tutti i suoi aspetti e impone l'abbandono dei falsi paradigmi, per quanto essi possano essere radicati e sostenuti dagli apparati militari, giudiziari e mediatici.

06/12 - FARC ribadiscono disponibilita' a cessate il fuoco
La delegazione di Pace delle FARC al tavolo delle Conversazioni dell'Avana ha ribadito la propria disponibilità a firmare una tregua con il governo colombiano entro la fine dell'anno.
Il capo della Delegazione di Pace fariana, Comandante Iván Márquez, ha rilasciato in tal proposito una dichiarazione nella quale sottolinea per l'ennesima volta che un cessate il fuoco propizierebbe un ambiente favorevole per lo sviluppo dei dialoghi di pace.
Il comandante insorgente segnala inoltre che "se il governo non è d'accodo con la possibilità di un cessate il fuoco, cercheremo almeno di firmare un trattato di regolarizzazione, per ridurre gli effetti della guerra", spiegando altresì che questa non rappresenta nulla più di una misura per obbligare le parti a muoversi all'interno dei cosiddetti "criteri di civiltà", che raggruppano una importante serie di norme riconosciute dal diritto internazionale umanitario.
Dopo aver mantenuto per due mesi, esattamente un anno fa, un cessate il fuoco unilaterale, l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ribadisce la necessità di porre fine alle aperte ostilità per favorire l'avanzamento dei dialoghi, come  richiesto dalla stragrande maggioranza della popolazione, e da tutte le organizzazioni popolari colombiane.
La risposta data dagli alti comandi dell'esercito del regime oligarchico non si è fatta attendere: no al cessate il fuoco, intensificazione degli operativi militari e della guerra, mentre "Jena" Santos ritorna da Washington con nuovi ordini da eseguire in una fase altamente complessa e densa di contraddizioni a tutti i livelli.

11/12 - Continua l'accumulazione illegale di terra nel Córdoba e nell'Antioquia
Recentemente il parlamentare Iván Cepeda ha denunciato all'Incoder (Istituto Colombiano per lo Sviluppo Rurale) e alla Procura Generale diversi casi di accumulazione illegale di terre incolte, a cui, in base alla vigente legge di assegnazione, potrebbero accedere esclusivamente i contadini senza terra.
Nella denuncia Cepeda dimostra invece come i beneficiari delle terre incolte siano riconosciuti possidenti, grandi allevatori ed imprenditori vicini all'ex narco-presidente Álvaro Uribe Vélez. Uno di questi è Ernesto Garcés Soto, dirigente dell'impresa Garlema S.A. dedita alla produzione di caffè ed all'allevamento di bovini;  Garcés Soto, ex senatore della Repubblica, nella metà degli anni '90 fu segnalato ed indagato come responsabile della formazione del gruppo paramilitare 'la escopeta', operante nel sudest antioqueño; indagine successivamente lasciata cadere nel vuoto con l'escamotage della scadenza dei termini. A denunciare Soto, intimo amico della famiglia Uribe, come finanziatore delle paramilitari AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) fu Juan Carlos Sierra, alias Tuso Sierra, paramilitare estradato negli Stati Uniti nel contesto del processo farsa di  "smobilitazione" dei gruppi paramilitari.
Allo stesso modo Cepeda fa riferimento ai casi dell'imprenditore antioqueño William Vélez, anch'egli intimo amico di Uribe, e di William Enrique Salleg Taboada, uno dei padroni e direttore generale di El Meridiano di Córdoba, il quotidiano più influente del dipartimento.
In alcune registrazioni consegnate alla Corte Suprema da Clodomiro Castilla, giornalista successivamente assassinato, si può ascoltare William Salleg conversare amichevolmente con l'ex capo paramilitare Salvatore Mancuso. Cepeda segnala anche altri prestanome del famigerato Mancuso, come l'imprenditore Pedro Ghisays Chadid, segnalato dall'ex governatore di Córdoba Jaime Manzur per aver ricevuto denaro dal cartello di Cali ed essere il ponte tra questa organizzazione e l'ex senatore Jorge Ramón Elías Nader, successivamente condannato per legami con il paramilitarismo.
Senza dubbio siamo di fronte a una serie di scatole cinesi, di mafiosi amici del criminale Uribe, prestanome e negoziazioni simulate per dare, come sostenuto da Cepeda, una parvenza di efficacia e legalità alla farsa del progetto di legge "Urrutia" voluta dal governo Santos; progetto che mira unicamente a modificare il regime vigente a tutto vantaggio delle grandi imprese. Una via 'legale' complementare alla violenza paramilitare di sempre, che al clamore delle manifestazioni popolari che rivendicano una Colombia in pace e con giustizia sociale, perpetua il saccheggio di terre e risorse ed inasprisce la persecuzione ai danni di chi lotta per un'autentica riforma agraria e rurale.

14/12 - FARC decretano un cessate il fuoco unilaterale di un mese
Lo scorso 9 dicembre il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha diffuso un comunicato mediante il quale ordina a tutte le unità guerrigliere un cessate il fuoco unilaterale per 30 giorni, che entrerà in vigore il 15 dicembre prossimo e il cui termine sarà il 15 gennaio 2014.
Per tutta risposta, il guerrafondaio presidente "Jena" Santos ha dichiarato che "le istruzioni alla Forza Pubblica sono chiarissime: continuare l'offensiva militare in tutto il territorio nazionale".
Nel comunicato dell'insorgenza si legge che il governo ha implementato "il rinforzo permanente e crescente dell'attività militare dello Stato" contro tutte le unità guerrigliere, di fronte "ad un'opinione pubblica nazionale che osserva con perplessità lo strano mix di dialoghi e morte con il quale il governo nazionale concepisce la riconciliazione."
Le FARC denunciano che mentre da una parte "si parla molto di gesti, peraltro anche pretesi, che possano inviare segnali positivi alla comunità internazionale", dall'altra "in tutta la Colombia imperversano le operazioni di sterminio per mano delle truppe governative." E poi puntualizzano che "dal Nariño al Cauca, dall'Arauca al Catatumbo, così come nel Guajira e nel Putumayo, i bombardamenti, i mitragliamenti, gli sbarchi e l'occupazione del territorio, con tutto il loro abituale seguito di crimini, aumentano e si acutizzano con sanguinario fanatismo, mettendo in chiaro la volontà reale che anima il governo nazionale".
Rispetto alla tregua unilaterale, però, il Segretariato ordina altresì "di mantenere l'allerta di fronte a qualunque operazione nemica, cui si dovrà rispondere senza dilazione alcuna".
A ventitré anni esatti dal tradimento dell'ex presidente César Gaviria Trujillo, che affossò le possibilità di superamento del conflitto ordinando un'enorme operazione militare contro "Casa Verde", l'accampamento principale del Segretariato, la guerriglia propone un nuovo cessate il fuoco unilaterale, con l'obiettivo non solo di predisporre un contesto favorevole all'ulteriore sviluppo dei lavori al Tavolo dell'Avana, ma anche di consentire al popolo colombiano di passare le festività di fine anno in un clima meno belligerante.
Ciò nonostante, Juan Manuel Santos, stretto fra i sondaggi e i calcoli elettoralistici e pressato dall'estrema destra ultrareazionaria, non ha né la volontà né la forza di corrispondere a questo gesto di pace delle FARC con un provvedimento di reciprocità, che ora più che mai sarebbe necessario.

23/12 – The Washington post rivela: c'è la CIA dietro gli attacchi ai comandanti delle FARC
Secondo quando rivelato dal The Washington Post ieri, 22 dicembre, un programma segreto della CIA, l'Agenzia Centrale d'Intelligence degli Stati Uniti, lanciato nel 2000 sotto l'egida dell'ex presidente George W. Bush, ha supportato e continua a supportare le forze armate del regime colombiano nel lavoro sporco di assassinare diversi leaders delle FARC, fra i quali i comandanti Raúl Reyes, Martín Caballero ed "El Negro Acacio" ed Alfonso Cano.
Il piano della CIA ha potuto contare su un multimilionario finanziamento occulto che, non rientrando nella contabilità ufficiale dei 10 miliardi di dollari del Plan Colombia, è stato celato all'opinione pubblica, al Congresso nordamericano ed alla cosiddetta comunità internazionale.
Il supporto ha incluso non solo intelligence per l'individuazione dei comandanti fariani, ma anche la fornitura delle cosiddette "bombe intelligenti" di fabbricazione statunitense, nonché addestramento nelle più tenebrose tecniche di interrogatorio, utilizzate ad esempio a Guantanamo.
In particolare, nell'articolo si descrive l'operativo del 1 marzo 2008 attraverso il quale il Comandante Reyes, che si trovava in un accampamento diplomatico delle FARC in Ecuador, fu ucciso da piloti colombiani che avrebbero lanciato bombe senza uscire dallo spazio aereo nazionale.
Quanto rivelato dal quotidiano statunitense non sorprende affatto: da anni viene denunciato il ruolo della CIA e del Pentagono nella guerra sporca e contro-insorgente del regime colombiano. Tale segreto di Pulcinella trova oggi dettagliata conferma, non solo in relazione alla criminale attività dell'imperialismo in quello che gli USA continuano a considerare il proprio "cortile di casa", ma anche rispetto alla prosecuzione di tali interventi sotto la guida di Obama, in piena continuità con il suo predecessore.
E mentre ex presidenti coinvolti, come l'indecente Andrés Pastrana (dal cui governo venne lanciato nel 2000 il Plan Colombia per conto di Washington), cercano di smarcarsi dicendo/fingendo di essere ignari, continua a scorrere copioso il fiume di dollari, armamenti, mercenari e militari gringos per irrigare di sangue le campagne e le città colombiane.

27/12 - FARC presentano all'Avana 12 proposte minime per un'assemblea nazionale costituente
Lo scorso 21 dicembre, a distanza di cinque giorni dall'inizio del 18° ciclo di conversazioni all'Avana tra la Delegazione di Pace delle FARC-EP e quella del governo colombiano, l'insorgenza rivoluzionaria, nel contesto della discussione sul quarto punto dell'agenda "soluzione al problema delle droghe illecite", ha presentato 12 proposte minime per "un'Assemblea Nazionale Costituente  per la pace, la democratizzazione reale e la
riconciliazione nazionale".
Le proposte avanzate dalle FARC si basano sull'analisi profonda del problema nel suo complesso, analisi arricchita dai contributi apportati alla discussione dall'ufficio delle Nazioni Unite Contro le Droghe e il Delitto, dai contributi teorici di accademici che si sono espressi attraverso il Centro del Pensiero dell'Università Nazionale, dalle esperienze trasmesse dai contadini del Meta, Guaviare e Cauca, e dai fori svoltisi a Bogotá e San José del Guaviare attraverso i quali il popolo colombiano ha sviluppato le sue proposte, confermando che la strategia antidroga del governo, che mette l'accento su eradicazione forzata e fumigazioni aeree, è un innegabile fallimento. Una pratica utile solo a rendere più vantaggiosi gli affari di narcotrafficanti e banchieri corrotti, mentre aumenta la povertà dei contadini coltivatori della foglia di coca. "Se in verità si vuole dare soluzione al fenomeno delle coltivazioni di uso illecito", sostengono le FARC, "si deve iniziare a capire che questo è un problema sociale; è la miseria imposta dalla politica neoliberale del regime che ha forzato un'immensa massa di poveri a sopravvivere vincolandosi a questa come ad altre economie illegali." E poi ancora: "Non dobbiamo dimenticare mai che a monte di questa triste storia vi è il problema irrisolto della riforma agraria (…), e che siamo assolutamente sicuri che concertare con le comunità e consegnare loro la terra, dando la possibilità di un'esistenza degna alla gente dei campi, sia la migliore maniera di sottrarli da qualunque pratica illegale di produzione (…)" E su come procedere, le FARC chiariscono: "Non vogliamo cambiamenti cosmetici, ma riforme strutturali che il popolo dovrà discutere e verificare assumendo in maniera piena il proprio potere generatore e le proprie condizioni di sovrano, e non c'è maniera differente che non sia la realizzazione di una Costituente".
È su questa base che le FARC hanno presentato le 12 proposte minime, nella prima delle quali viene richiamato il preambolo dell'Accordo Generale per la Conclusione del Conflitto, firmato dalle FARC-EP e dal Governo nazionale il 26 agosto del 2012. Allora venne stipulato che "la costruzione della pace è un impegno della società nel suo insieme che richiede la partecipazione di tutti (…)". Stimolando e garantendo la partecipazione dei settori sociali esclusi, discriminati e segregati, comprese le comunità contadine, indigene e afro discendenti, l'Assemblea Nazionale Costituente, "considerando la storica opportunità senza eguali di un Accordo finale che permetta di avanzare verso la costruzione del nobile proposito di pace con giustizia sociale, la democratizzazione reale e la riconciliazione nazionale", sarà la "massima espressione del costituente primario e sovrano (il popolo) e la Costituzione che sorgerà dal processo costituente sarà il vero Trattato di Pace, giusto e vincolante, che fondi la nostra riconciliazione e regga il destino della nazione colombiana".

03/01 – Macabro bilancio 2013: Non cessa il terrorismo di stato in Colombia
Nonostante l'operazione di maquillage portata avanti dal governo Santos, e lo sviluppo dei dialoghi al Tavolo dell'Avana, nel 2013 l'ultrareazionaria e sanguinaria oligarchia colombiana ha continuato a perpetrare, ed aumentato, i crimini contro il popolo attraverso lo strumento maestro per l'esercizio del dominio di classe, vale a dire il terrorismo di Stato.
Nonostante i cambi di etichetta (Bacrim, Rastrojos, Águilas Negras) che il governo ha fatto per evidenziare un'inesistente discontinuità con le falsamente smobilitate AUC, i paramilitari proseguono le loro mattanze, in piena e costante collaborazione con l'Esercito e la Polizia.
A differenza del suo fanatico e stizzoso narco-predecessore Uribe, il presidente "Jena" Santos è stato costretto ad ammettere le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle Forze Armate del regime, ma questo non ha impedito, nell'anno appena trascorso, l'assassinio di 65 leaders comunitari in lotta per la restituzione delle terre, e di 26 sindacalisti.
Il paese mantiene i suoi tristi primati, con il 64 % di sindacalisti uccisi nel mondo, i 2,6 milioni di bambini fra gli 0 e i 5 anni che vivono in condizioni di povertà, e gli oltre 5,7 milioni di sfollati interni. Senza contare i quasi 10.000 prigionieri politici e di guerra che marciscono nelle carceri tomba del regime.
Anche da questi pochi, ancorché drammatici, dati, è possibile comprendere che finché le condizioni che determinano questi scempi non saranno smantellate, e dunque il carattere fascista dello Stato colombiano non sarà completamente disarticolato, non saranno eliminate le cause che hanno portato alla nascita dell'insorgenza colombiana, e non sarà possibile raggiungere la Pace con Giustizia sociale di cui il martoriato popolo colombiano ha un disperato bisogno.

08/01 - Regime colombiano continua ad uccidere o arrestare gli oppositori politici
Continua la sanguinosa repressione contro membri dei movimenti sociali e politici di opposizione, assassinati o incarcerati dal criminale e violento regime al potere in Colombia.
Le ultime vittime della persecuzione politica sono il leader contadino Giovany Leiton,  e il professore universitario Francisco Toloza.
Il  corpo senza vita di Leiton, con segni di tortura, insieme a quello della sua compagna, è stato  ritrovato lo scorso 4 gennaio a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó.
Lo stesso giorno Francisco "Pacho" Toloza, dirigente del movimento politico e sociale Marcia Patriottica, conosciuto anche in Italia per aver partecipato ad un tour di presentazione di tale movimento, è stato arrestato nella città di Cúcuta, capoluogo del dipartimento del Norte de Santander.
La ridicola accusa a suo carico sarebbe quella di "reclutatore di giovani" per l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC. Le presunte prove di tale delitto sarebbero state trovate, al solito, in uno dei computer recuperati nel corso dell'operazione di esercito colombiano e CIA statunitense, volta ad assassinare il Comandante Jorge Briceño.
Secondo un copione che sarebbe ridicolo, se non fosse tragico, per l'ennesima volta le bombe yankees, capaci di radere al suolo ogni cosa nel raggio di decine di metri dal punto d'impatto, avrebbero lasciato intatti hard disk e chiavette USB.
Già una volta, come un gigantesco boomerang, questo trucco del regime colombiano è stato smascherato persino dalla sua stessa magistratura, che ha definitivamente sentenziato l'impossibilità di utilizzare i computer presuntamente ritrovati nell'accampamento diplomatico del Comandante Raúl Reyes, anch'egli assassinato per mezzo di un bombardamento, come prove a carico del professor Miguel Angel Beltrán, docente universitario arrestato in Messico nel 2009 e incarcerato in Colombia con l'accusa di "ribellione"; eppure il regime ci riprova, cambiando i nomi ma mantenendo pressoché uguale la macchinazione.
Il raggiungimento di una duratura e reale pace con giustizia sociale non può prescindere dalla possibilità di esprimere liberamente la propria posizione politica; e finché non verrà smantellata la struttura fascista dello Stato colombiano, gli oppositori politici rischieranno ogni giorno di essere incarcerati o assassinati dal terrorismo di Stato.

09/01 - Solidarieta' a Francisco Toloza sostegno ai dialoghi di pace dell'Avana
Lo scorso 5 gennaio siamo venuti a conoscenza dell'arresto arbitrario del professore universitario colombiano Francisco Javier Toloza, avvenuta il 4 gennaio nella città di Cúcuta per mano delle forze repressive del regime. Abbiamo avuto modo di conoscere il professor Toloza nel settembre del 2012, nell'ambito di un tour europeo di presentazione del Movimento Politico e Sociale Marcha Patriótica, movimento colombiano -formato da migliaia di organizzazioni sociali e popolari- che promuove l'unità del popolo colombiano nella ricerca della pace con giustizia sociale. Responsabile della Commissione delle Relazioni Internazionali e membro della Giunta Patriottica Nazionale di Marcha Patriótica, il professor Toloza, durante gli intensi colloqui sostenuti nelle sedi istituzionali del nostro territorio e in altri ambiti di pubblico interesse, ci ha fornito un quadro della realtà colombiana con minuziosa e dettagliata competenza, denunciando tra l'altro la sistematica violazione dei diritti umani perpetrata nel suo paese da apparati legali e illegali del regime colombiano; allo stesso tempo abbiamo potuto apprezzare le spiccate qualità intellettuali, politiche e umane di Francisco Toloza, universalmente riconosciutegli e poste instancabilmente al servizio del popolo colombiano nella ricerca di una soluzione politica al conflitto sociale e armato che patisce la Colombia da oltre mezzo secolo. In tale occasione, nel settembre del 2012, abbiamo inoltre appreso con favore l'avvio di dialoghi di pace tra le FARC-EP e il Governo Colombiano, con la ferma convinzione che solo una soluzione politica possa porre fine al conflitto.
Inamovibili e decisi sostenitori dei Dialoghi di pace in corso all'Avana, crediamo che un reale processo di pace, che rimuova le cause del conflitto e getti basi concrete nella costruzione di istituzioni realmente democratiche, sia possibile solo a patto che esso sia accompagnato dalla più ampia partecipazione popolare e che l'agibilità democratica dell'opposizione politica sia effettivamente garantita.
Dobbiamo purtroppo però rilevare come la declamazione di buoni propositi da parte del governo Santos non sia supportata dai fatti, che invece indicano la persistenza della repressione di regime e la continua violazione dei diritti umani. Lo stesso movimento Marcha Patriótica, che abbiamo ospitato condividendone propositi e proposte, ha subito nel corso del 2013 l'assassinio di 25 dirigenti politici e sociali, l'arresto e la detenzione di molti suoi membri e una costante persecuzione. Il vigliacco arresto del professor Toloza, accusato di "ribellione aggravata", è la dimostrazione di come la tattica delle montature giudiziarie continui ad essere strumento per incarcerare l'opposizione al regime, nelle cui prigioni marciscono oltre 9500 prigionieri politici e di coscienza.
Il nostro deciso sostegno ai Dialoghi di Pace in corso all'Avana ci induce a esprimere una forte protesta nei confronti del governo di Juan Manuel Santos, che per dare credibilità ai suoi proclami di volontà di pace dovrebbe quantomeno garantire l'agibilità politica delle opposizioni politico-sociali, invece di dare continuità ad arbitrarie detenzioni illegali.
Con la stessa fermezza e decisione vogliamo esprimere la più alta vicinanza e solidarietà al compagno Francisco Toloza, il cui inestimabile contributo alla ricerca della pace con giustizia sociale deve poter continuare a dare in libertà, con garanzie ed agibilità piene.

11/01 - Liberato il cantautore rivoluzionario Julian Conrado
Julián Conrado è stato liberato. Il Venezuela ha finalmente posto fine all'assurdità della sua carcerazione, che si prolungava da oltre due anni e mezzo, anche contro il parere stesso delle autorità giudiziarie venezuelane. Uno dei più conosciuti artisti guerriglieri, Julián Conrado, non ha mai ricoperto incarichi rilevanti dal punto di vista militare all'interno delle FARC-EP, ma ha fatto della sua chitarra e della sua voce delle armi altrettanto potenti da rivolgere contro il sanguinario potere oligarchico e filo-imperialista colombiano, tanto da suscitarne l'odio più viscerale.
Negli ultimi quindici anni hanno cercato di ucciderlo in tutti i modi, per impedire, senza riuscirci, che la verità contenuta nei suoi versi potesse diffondersi in Colombia e all'estero. Oggi la voce di Julián è di nuovo libera di contribuire allo smantellamento del fascismo colombiano, condizione imprescindibile per stabilire una pace stabile e duratura fondata sulla giustizia sociale.
In seguito alla sua liberazione Julián si è trasferito all'Avana per integrare la Delegazione di Pace guerrigliera, anche se le sue precarie condizioni di salute lo costringeranno ai margini dei lavori per qualche tempo.
Con la liberazione di Julián Conrado è stato corretto uno dei tragici errori a cui possono essere indotti anche i paesi più progressisti, come il Venezuela, quando vengono stipulati accordi di cooperazione con regimi genocidi e antidemocratici come quello colombiano.
Oggi la Repubblica Bolivariana ha reso onore alle parole pronunciate dal Comandante Chávez all'interno dell'Assemblea Nazionale nel 2008: "Le FARC e l'ELN non sono in nessun modo gruppi terroristi, sono veri e propri eserciti! Occorre riconoscere le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia e l'Esercito di Liberazione Nazionale come forze insorgenti con un progetto politico, un progetto bolivariano, che qui è rispettato!"


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