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Bollettino di informazione al 16/02/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

18/02/2014

17/01 - Uribe si riunì col capo paramilitare Carlos Castaño
L'ex paramilitare membro del Blocco Metro delle Autodifese Contadine di Córdoba e Urabá (Accu), Néstor Abad Giraldo Arias, alias 'El Indio', in una libera udienza tenutasi a Medellín il 9 dicembre del 2011 ha dato testimonianza, descrivendolo nei minimi particolari, di un incontro tenutosi tra l'ex narcopresidente Álvaro Uribe e Carlos Castaño Gil, uno dei capi paramilitari delle Autodifese Unite della Colombia (Auc). La riunione, avvenuta agli inizi del 2003 quando Uribe si era già insediato alla Presidenza della Repubblica, si sarebbe tenuta ad Amalfi, paese natale dei fratelli Castaño promotori del paramilitarismo negli anni '90, e municipio del dipartimento di Antioquia dove proprio in quegli anni Uribe ricoprì il ruolo di governatore. Durante la testimonianza, avvenuta nell'ambito della legge 'Giustizia e Pace', processo farsa della sedicente smobilitazione delle formazioni paramilitari prontamente riciclatesi come "bande criminali" (Bacrim), Giraldo Arias ha raccontato come Álvaro Uribe, scortato da membri paramilitari, si riunì, con contorno di strette di mano ed abbracci, con Carlos Castaño Gil, portavoce delle Auc, e Carlos Mauricio García Fernández, alias 'Doblecero', comandante del Blocco Metro delle Accu, un mattino presto in casa di un paramilitare conosciuto come 'Móvil Ocho', del quale non si è ancora stabilito nome e cognome. La minuziosa descrizione di tanti dettagli, oltre a dare fondatezza alla veridicità della testimonianza, requisito chiave per accedere ai benefici della norma di transizione ed avere esigue pene da scontare, mostra la conclamata familiarità tra Uribe ed i gruppi paramilitari, paradigma della complementarietà tra Stato e paramilitarismo, tra politica e narcotraffico, grande affare dell'oligarchia al potere.

23/01 - FARC: Occorre sollevarsi per difendere la democrazia
Attraverso un comunicato diffuso lo scorso 15 gennaio, la Delegazione di Pace delle FARC si è pronunciata sulla sentenza del Tribunale Amministrativo di Cundinamarca in merito alla sospensione della destituzione del sindaco di Bogotá, Gustavo Petro, sancita dall'ultrareazionario Procuratore Generale Ordóñez.
Pur riconoscendo che senza dubbio il Tribunale ha preso "una decisione dignitosa", l'insorgenza rivoluzionaria avverte "che in questa congiuntura non si tratta solamente di sospendere l'applicazione dell'abuso costituita dalla destituzione voluta dalla Procura, ma della necessità di un movimento che si sollevi per eliminare alla radice tutti gli abusi di questa tirannica istanza del potere."
Più che festeggiare un decreto di sospensione, il popolo deve quindi "sollevarsi per combattere a favore di una decisione di fondo in difesa della democrazia, per la sua tutela, che molti agenti del potere permanente vorrebbero annichilire."
L'opusdeista Procuratore Alejandro Ordóñez, persecutore fra gli altri di Piedad Córdoba e Miguel Ángel Beltrán, sodale del narco ex presidente Uribe, noto insabbiatore di inchieste scomode per la cricca mafiosa e paramilitare di quest'ultimo, nonché uso a dichiarazioni omofobe e antiabortiste, è quello che deve lasciare l'incarico; e con lui, si legge ancora nel comunicato, "tutti i tenebrosi personaggi che fanno parte della sua corte d'inquisizione."
Solo una Assemblea Nazionale Costituente potrà dunque disarticolare la sovrastruttura fascista dello Stato, trasformando il modello economico ultraliberista ed escludente in senso democratico e con giustizia sociale, propedeutici alla costruzione di una vera pace duratura e sostenibile.
 
26/01 - Comandante delle FARC Timoleón Jiménez : La guerra non è come la dipingono
Lo scorso 23 gennaio è stato diffuso un comunicato del Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC Timoleón Jiménez, relativo allo stato del conflitto reale ed alla sua rappresentazione mediatica.
In particolare, "Timochenko" denuncia "l'intenzione del governo di presentare all'opinione pubblica nazionale e mondiale una guerriglia assediata e distrutta", con il duplice obiettivo "di tappare la bocca a Uribe ed al suo seguito, e di alleviare le preoccupazioni dei proprietari terrieri, industriali e finanzieri, così come delle multinazionali che investono nel paese, rispetto al processo dell'Avana".
La propaganda di regime cade nelle più ridicole contraddizione quando contemporaneamente sbandiera "un numero sempre più ridotto di guerriglieri, totalmente demoralizzati sulle possibilità di vittoria", mentre esponenti del regime "predicano e applicano l'incremento delle proprie truppe e di ogni ordine di risorsa per riuscire a conseguire questa riduzione".
"Il ministero della Difesa -prosegue il comunicato- ha assunto la posizione di far tacere e di occultare i colpi assestati dall'insorgenza al suo apparato di morte e terrore. Gli elicotteri, ad esempio, cadono a causa di incidenti e casualità, quando non si può nascondere il fatto che siano caduti, o semplicemente non vengono mai raggiunti dal fuoco guerrigliero".
E' noto che la guerra si combatte su diversi fronti, non solo su quello militare. Ma se da una parte l'immane opera di propaganda di regime, con tutto il suo apparato di media asserviti, non riesce ad occultare il reale andamento della guerra aperta, dall'altra, sul piano politico, la compagine governativa arranca di fronte alle iniziative politiche e diplomatica della delegazione di Pace delle FARC all'Avana.
"La violenza ufficiale", conclude il Comandante fariano, "genererà sempre la lotta e dunque, per ottenere la pace, porvi fine è un requisito essenziale. Solo così si potrà conseguire la fine del conflitto".

31/01 - Comandante Ruben Zamora delle FARC: Coltivazioni illecite sono flagello della marginalità rurale
Lo scorso 28 gennaio, sul sito della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana, è stato pubblicato un articolo del Comandante Rubén Zamora, relativo al tema del narcotraffico, punto in discussione in questo momento al Tavolo dei Dialoghi.
Il Comandante chiarisce da subito che, poiché quella del narcotraffico è una questione che ha un impatto mondiale, "non si capisce per quale motivo alcune élites internazionali possano imporre i propri interessi alla comunità delle nazioni".
"In Colombia" - prosegue - "l'impatto più grave della 'guerra contro le droghe' ricade sui territori, provoca il deterioramento socio-ambientale e grandi manifestazioni contadine e indigene. Queste mobilitazioni hannomesso a nudo le miserabili condizioni di vita delle comunità rurali. Non possono contare su una base materiale elementare di economia familiare, sono prive dei diritti economici e sociali e sono ogni giorno più perseguitate" dallo Stato.
"Di certo", sintetizza il Comandante Zamora, "se non fosse per le condizioni miserabili cui i governi sottomettono le comunità rurali, queste non avrebbero mai preso la decisione di implementare coltivazioni utilizzate per usi vietati".
Il gigantesco affare del narcotraffico, sulla cui base poggia in misura non indifferente l'economia colombiana attraverso i noti meccanismi di riciclaggio, lucra sulla pelle dei contadini costretti a coltivare la foglia di coca come unica fonte di sopravvivenza. Gli stratosferici guadagni derivanti dal traffico di stupefacenti non restano certo nelle mani dei coltivatori, che a malapena sopravvivono impossibilitati a produrre cibo per il proprio sostentamento, ma sono esclusivo appannaggio  di narcotrafficanti, latifondisti e politici colombiani.
Di fatto, il problema della produzione di foglia di coca in Colombia non può in alcun modo essere disgiunto dal più generale problema della terra, della mancata riforma agraria e da quello delle condizioni materiali in cui oggi a stento sopravvivono i contadini colombiani.

09/02 - CIA ed esercito colombiano spiano le delegazioni di pace all'Avana
Lo scorso 3 febbraio la rivista Semana ha rivelato l'esistenza di una operazione dell'intelligence militare colombiana, volta a spiare le delegazioni dell'insorgenza e dello stesso governo al tavolo dei Dialoghi all'Avana, nonché figure politiche dell'opposizione e giornalisti, conosciuta con il nome in codice di "Andromeda".
Dalle rivelazioni di alcuni militari colombiani si evince che i suddetti apparati di spionaggio sono controllati direttamente dalla CIA, centro di comando dell'operazione.
Visto il simbiotico legame fra le Forze Armate del regime e i gruppi paramilitari, non stupisce che uno di questi, "Los Rastrojos", abbia diffuso un pamphlet nel quale afferma di "possedere informazioni sugli schemi di sicurezza e l'itinerario giornaliero" di membri della Marcia Patriottica, della MIA (Tavolo nazionale per l'agricoltura e l'allevamento di Interlocuzione e Accordo) e della Unión Patriótica.
Le contraddizioni interne al blocco oligarchico si acutizzano; il cambio del nome e qualche operazione di maquillage alla polizia politica del DAS -che per anni ha spiato oppositori politici in patria e non, incluso europarlamentari e addirittura funzionari dell'ONU- com'era ampiamente prevedibile non ha affatto eliminato le intercettazioni illegali da parte del regime, che ha utilizzato e tuttora utilizza tali informazioni per manipolazioni politiche, sabotaggi, attentati, minacce, omicidi mirati, sparizioni forzate.
E' la stessa struttura dello Stato colombiano ad essere costituita da un intreccio inestricabile di paramilitarismo, mafia, fascismo e sudditanza ai piani di Washington, e finché tale struttura non sarà interamente debellata, non esisteranno le garanzie per un libero esercizio dell'opposizione politica.

16/02 - Comunicato congiunto di FARC ed ELN: Paramilitarismo ufficiale?
Lo scorso 11 febbraio è stato pubblicato un comunicato congiunto dei Comandanti dell'ELN e delle FARC-EP, Nicolás Rodríguez Bautista e Timoleón Jiménez, in merito alle intercettazioni dell'intelligence colombiana ai membri delle delegazioni di pace al Tavolo dell'Avana.
Nel documento si legge che l'utilizzazione, da parte dello Stato, di tali pratiche, "non solo mina la fiducia nella serietà dell'interlocutore, ma conduce anche al fallimento dei propositi perseguiti con avvicinamenti e incontri". Tale pratica, come è noto, è tutt'altro che una recente invenzione; in particolare, i Comandanti citano due casi emblematici.
Il primo afferisce ai contatti del maggio del 2000 nell'area rurale di San Pablo, nel dipartimento di Bolívar, avvenuti fra rappresentanti dell'ELN, del governo nazionale e di membri della comunità internazionale, volti alla creazione di conversazioni di pace.
I Comandanti denunciano che meno di un anno dopo l'esercito nazionale, in aperta alleanza con i paramilitari, lanciò "la cosiddetta 'Operación Bolívar', con grande spiegamento di truppe, proprio nell'area di sicurezza scelta per questi incontri".
"D'altro canto -prosegue il comunicato- è un fatto che la forma dei protocolli di sicurezza implementati durante le liberazioni unilaterali dei prigionieri di guerra da parte delle FARC-EP, è servita da base affinché la CIA e l'esercito nazionale potessero accumulare informazioni", in modo da presentare l'operazione 'Jaque' come un'eroica azione di riscatto, "mentre si trattava di un sudicio commercio di tradimento prezzolato, cui hanno preso parte sia il ministro della Difesa dell'epoca, sia lo stesso Presidente Uribe".
Il governo colombiano non ha oggi inventato nulla di nuovo, ma continua ad implementare operazioni di spionaggio proprio laddove l'insorgenza, con l'obiettivo di liberare civili unilateralmente o col più grande impegno nei confronti della Pace con giustizia sociale, entra in contatto con mediatori del governo. L'intelligence militare deve interrompere le sue illegali azioni di sabotaggio della Pace, o anche questa occasione di speranza per il popolo colombiano fallirà definitivamente.


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