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Bollettino di informazione al 07/04/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

08/04/2014

15/03 - Paramilitari attaccano autobus con membri di Marcha Patriótica nel Cauca
Alle 19.45 dello scorso giovedì 13 marzo, presso il municipio di Rosas, nel dipartimento del Cauca, paramilitari armati hanno attaccato un autobus sul quale viaggiavano membri di Marcha Patriótica.
I passeggeri erano partiti dal dipartimento del Nariño alla volta di  Bogotá, per partecipare al Vertice Nazionale Agrario, Contadino, Etnico e Popolare, incontro di circa 30.000 delegati in programma dal 15 al 17 marzo nella capitale.
Secondo quanto riportato dalla rete per i diritti umani "Reddhfic", i paramilitari, incappucciati, hanno ferito l'autista del veicolo, e successivamente sono entrati nell'autobus minacciando i passeggeri e rubando loro oggetti personali.
L'operazione, in tutta evidenza una collaborazione fra paramilitari e forze repressive del regime, rappresenta una sinistra rappresaglia contro le giuste rivendicazioni delle comunità contadine al governo nazionale.
I delegati hanno informato immediatamente la Polizia dei fatti occorsi, ma nelle due ore di tempo impiegate dalle "forze dell'ordine" per raggiungere il luogo dell'attacco i criminali hanno avuto tutto il tempo per far perdere le proprie tracce.
Grazie al perverso intreccio fra gruppi paramilitari e forze armate, la sanguinaria oligarchia colombiana intende impedire l'abbattimento dei propri privilegi, conseguente al riconoscimento dei diritti dell'immensa maggioranza della popolazione; e la recrudescenza degli attacchi alle organizzazioni popolari è direttamente proporzionale alla forza e alla capacità di mobilitazione di queste ultime; solo disarticolando questo intreccio sarà possibile una libera espressione delle rivendicazioni popolari.

18/03 - Condannato lo stato colombiano per crimini di lesa umanità
Il Consiglio di Stato colombiano ha condannato la Nazione per il massacro di  Mondoñedo, perpetrato nelle vicinanze di Bogotá nel settembre 1996, quando membri della Dijín (Direzione di Investigazione criminale)  hanno fatto sparire e successivamente trucidato 6 studenti universitari membri della Unión Patriótica, presentandoli poi come guerriglieri delle FARC.
Per questi atroci fatti, il Maggiore Hector Edison  Castro Corredor, al comando del gruppo della  Dijín, è stato condannato a 40 anni di carcere.
Secondo la sentenza dell'Alta Corte le sei esecuzioni extragiudiziarie -di Vladimir Zambrano Pinzón, Jenner Alfonso Mora Moncaleano, Juan Carlos Palacios Gómez, Arquímedes Moreno Moreno, Federico Quezada e Martín Alonso Valdivieso- sono state progettate e commesse da "membri della Dijin della Polizia nell'esercizio attivo del servizio, come sviluppo del proprio lavoro di intelligence controinsorgente". Il Consiglio sostiene che "le circostanze e i moventi di tali atti criminali risultano, da qualunque punto di vista, contraddittori, illegali e assolutamente riprovevoli".
Il genocidio politico dell'Unión Patriótica rappresenta una delle pagine più nere della storia colombiana; migliaia di membri e dirigenti di questa formazione politica sono stati sistematicamente assassinati dal terrorismo di Stato, e solo a distanza di anni da quei fatti la verità storica di una tragedia di tale portata comincia ad essere riconosciuta a livello nazionale e internazionale.

23/03 - Duro colpo del governo al processo di pace
Il 20 marzo, con l'avvio del ventiduesimo ciclo di conversazioni, è ripreso il processo di pace all'Avana tra la delegazione delle FARC-EP e quella del governo colombiano. Alla ripresa dei dialoghi, e nello specifico della discussione sul quarto punto dell'Accordo Generale relativo alla "soluzione al problema delle droghe illecite", è la parola sfiducia ad insinuarsi nel processo.
È l'annuncio governativo dell'immediata destituzione arbitraria del sindaco di Bogotá, effettuata dal reazionario procuratore Ordóñez, oltraggiando oltretutto la CIDH (Commissione Interamericana dei Diritti Umani), a minare il clima sereno entro cui si dovrebbe svolgere un processo di pace. Come affermato dal Comandante Iván Márquez "la destituzione di Petro danneggia la fiducia al Tavolo dei Dialoghi", ed è stato lo stesso Petro, durante un comizio tenuto lo scorso 19 marzo nella Piazza Bolívar di Bogotá, ad affermare che in Colombia non esistono possibili e reali garanzie di partecipazione politica per la sinistra, chiedendosi altresì come il governo possa pretendere di invitare l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC a credere e a vincolarsi ad un simile sistema politico.
La destituzione di Petro è fondamentalmente uno dei più visibili messaggi contro la democrazia e la pace in Colombia; una riaffermazione della consolidata esclusione dalla vita politica di qualunque opposizione (per quanto moderata e riformista) al regime oligarchico, un regime che usa, oltre alla violenza del terrorismo di Stato, un potere pubblico asservito agli interessi del capitale. È questa istituzionalità putrefatta, iniziando dalla Procura Generale, che dovrebbe essere destrutturata. Solo un'Assemblea Nazionale Costituente può rifondare il paese e gettare le basi di una Nuova Colombia, in pace con giustizia sociale.

27/03 - Popolazione del Casanare denuncia il ruolo nefasto delle multinazionali nella grave siccità e nell'ecocidio
Da diversi giorni i media colombiani trasmettono drammatiche immagini della terribile siccità che ha colpito le regioni nordorientali del paese, in particolare il dipartimento del Casanare, dove la popolazione è allo stremo e sono decine di migliaia gli animali morti per il caldo e la mancanza d'acqua.
La popolazione locale denuncia la totale e sfacciata indifferenza delle istituzioni, nonché la diretta  responsabilità delle multinazionali che operano nella regione, ovvero  Pacific Rubiales, Geo Park, Cecolsa, Ecopetrol, Petrominerales, Parex y New Granada: si calcola infatti che per estrarre e raffinare un litro di petrolio occorrano oltre 1700 litri di acqua, e che il devastante impatto di tali imprese sull'ambiente naturale si sommi ai cambiamenti climatici globali creando quello che è stato definito, a ragion veduta, un "genocidio ecologico".
Grazie alla copertura statunitense, e di conseguenza al supporto del governo Santos, sempre prono ai voleri di Washington e del grande capitale transnazionale, le imprese multinazionali e l'oligarchia colombiana traggono incalcolabili profitti dalle risorse naturali del paese, protetti dalle forze repressive del regime, militari e paramilitari, lasciando un territorio saccheggiato e devastato.

30/03 – Finalmente libero il dirigente della Marcha Patriótica Francisco Toloza
E' durata 82 giorni la prigionia di Francisco Toloza, dirigente del movimento politico e sociale Marcha Patriótica sequestrato dal regime colombiano lo scorso 4 gennaio con le infondate e pretestuose accuse di ribellione e terrorismo. L'immensa solidarietà nei confronti dei prigionieri politici, portata avanti con la campagna internazionale "Yo te nombro Libertad", ha permesso la sua scarcerazione nonostante l'incessante e sistematica persecuzione dello Stato fascista nei confronti del movimento popolare in generale e di Marcha Patriótica in particolare.
Il magistrato che lo accusava, durante la prima udienza, aveva dichiarato candidamente ma emblematicamente: "Sappiamo che Lei non ha mai preso in mano un'arma, ma le idee che sostiene sono altrettanto pericolose". Praticamente l'ammissione del fatto che si stava procedendo sulla base della criminalizzazione delle idee, con alla mano una specie di codice Rocco in salsa caraibica degno di una qualsiasi delle dittature militari sudamericane, per quanto mal mascherata da "stato di diritto". Lo stesso meccanismo repressivo messo in moto nei confronti dei 10.000 prigionieri politici che continuano a essere murati vivi nelle infernali carceri colombiane.
Ora la voce di Pacho, che per la sua notorietà è fortunatamente sfuggito al destino riservato ai tanti desaparecidos o caduti per opera della mano nera del regime, potrà senz'altro contribuire alla lotta ininterrotta per il rilascio di tutti i prigionieri politici e per la costruzione dell'Assemblea Nazionale Costituente, volta a rifondare lo Stato e a seppellire il fascismo oligarchico e mafioso.

04/04 - Paramilitari colombiani alla frontiera pronti a intervenire in Venezuela
Secondo quanto rivelato nella popolare trasmissione televisiva 'Los Confidenciales'  dal noto giornalista (nonché ex vicepresidente venezuelano)  José Vicente Rangel, gruppi paramilitari colombiani sono dislocati lungo la frontiera con il Venezuela in attesa di un aggravamento della situazione di ordine pubblico in questo paese, per sconfinare ed intervenire a fianco dell'opposizione golpista.
Stando a informazioni reperite dall'intelligence militare venezuelana, presso la località di Ragonvalia, nel settentrionale dipartimento colombiano del Norte de Santander, "sono attualmente concentrati approssimativamente 200 paramilitari, con abbondante armamento e logistica". Rangel aggiunge che in altri luoghi di frontiera si presenta la stessa situazione, e che nel frattempo, in Venezuela, è in corso la preparazione di una seconda offensiva.
Il saldo delle vittime dei sanguinosi scontri scatenati a partire da febbraio ha raggiunto la ragguardevole cifra di 39 morti. Riferendosi alle tattiche utilizzate dai golpisti, Rangel ha ricordato che sono sulla falsariga di quelle del 2002-2003, ma "ora si ripetono con maggiori organizzazione, risorse e logistica". Fra i metodi nuovi, il giornalista sottolinea il massiccio taglio di alberi nelle grandi città, volto presumibilmente alla preparazione di grandi barricate urbane organizzate dalle forze controrivoluzionarie.
Da anni la Colombia si configura come un regime destabilizzante per l'intera area, vera testa di ponte degli interessi dell'imperialismo statunitense nella regione, pronta a sostenere ogni progetto golpista in particolare nel vicino Venezuela, il cui governo progressista e integrazionista è inviso ai piani di dominio di Washington.

07/04 – FARC e movimenti sociali ribadiscono l'urgenza di una commissione per la verità storica del conflitto
Nell'ambito del ventitreesimo ciclo di conversazioni dei dialoghi di pace che si stanno svolgendo all'Avana, Sergio Marín, delegato di Pace delle FARC-EP, ha dato lettura, davanti ai mezzi di comunicazione, di un documento dal titolo "Anche il Vertice Agrario reclama un chiarimento per la verità". L'intervento fa riferimento al Vertice nazionale Agrario, Contadino, Etnico e Popolare che si è svolto a Bogotá dal 15 al 17 marzo scorsi e da cui è scaturito un documento che racchiude una serie di proposte per superare, con un ampia partecipazione delle comunità indigene, afro discendenti e contadine, il problema delle coltivazioni di uso illecito, fenomeno compreso dall'agenda tra le parti belligeranti e  per i dialoghi su cui si sta dibattendo.
Dal documento scaturito dal Vertice Agrario emerge la volontà e la necessità, da parte delle comunità rurali, di partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi, rifiutando categoricamente sia le pratiche dell'eradicazione violenta e dell'aspersione con glifosato, sia l'imposizione di coltivazioni agroindustriali come la palma da olio, proponendo invece un programma di sostituzione graduale, concertata, strutturale ed ambientale. Inoltre nel documento, coltivazioni di uso illecito e narcotraffico vengono individuati  come questioni evidentemente di ordine strutturale, collegate alla violenza endemica nel paese, all'assetto sociale ed economico, alla mancanza di reale democrazia e sovranità popolare e nazionale. Il Vertice ha reclamato infatti che vengano riconosciuti i diritti dei contadini e delle comunità rurali in generale, rivendicando i diritti politici, le garanzie di partecipazione, i diritti delle vittime e la necessità di giustizia, esigendo inoltre la smobilitazione totale delle strutture paramilitari e mettendo in moto indagini efficaci che rivelino i vincoli tra il paramilitarismo ed i diversi settori economici, politici e dell'esercito.
La proposta e richiesta urgente è "la conformazione di una commissione della verità e una politica di recupero della memoria storica sulle violazioni dei diritti umani". Per porre fine al conflitto è necessario conoscerne e rimuoverne le cause, individuare gli attori responsabili e rovesciare la struttura dello Stato fascista; è il clamore del popolo che lo esige.


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