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Bollettino di informazione al 12/05/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

13/05/2014

14/04 – Regime continua a perseguitare la dirigente sindacale Liliany Patricia Obando
Lo scorso 11 aprile, la magistratura colombiana ha emesso una nuova sentenza nei confronti della dirigente sindacale e attivista per i diritti umani Liliany Patricia Obando Villota, ratificando la sentenza dell'anno scorso e condannandola inoltre al pagamento di una multa di 707 milioni di pesos (circa 355.000 dollari).
Questo atto rappresenta il degno finale di un processo fatto di manipolazioni, montature giudiziarie, sopraffazioni e decisioni arbitrarie, per le quali Liliany ha già subito una condanna di oltre 3 anni di reclusione nel carcere del Buen Pastor di Bogotá.
La prima condanna si basava su dati "reperiti" nei computer del Comandante Raúl Reyes, assassinato dalle forze del regime colombiano il 1 marzo 2008, e ritenuti infine inutilizzabili dalla stessa Corte Suprema di Giustizia.
Per poter continuare la macchinazione, i magistrati colombiani hanno poi tirato fuori dal cilindro nuove "prove", estratte dai computer del Comandante Iván Ríos, senza peraltro sentire l'esigenza di esibirle alla difesa durante il processo.
La persecuzione giudiziaria contro Liliany Patricia Obando s'inserisce nella sistematica penalizzazione della protesta politica e sociale, elargita senza soluzione di continuità al fine di far tacere le voci scomode al regime.
Come denunciato dalle organizzazioni solidali con i prigionieri politici, le clamorose ingiustizie verso Liliany Obando, il dirigente sindacale Huber Ballesteros, David Ravelo Crespo, difensore dei Diritti Umani, Joaquín Pérez Becerra, direttore dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia, ANNCOL, e con loro gli oltre 9500 prigionieri politici che rinchiusi in condizioni drammatiche nelle carceri colombiane, rappresentano uno dei grandi ostacoli alla possibilità di trovare una soluzione politica al conflitto sociale ed armato colombiano.

20/04 - Il saccheggio della Guajira contribuisce alla malnutrizione infantile della popolazione locale
Nel totale disinteresse dello Stato colombiano, la popolazione del caraibico dipartimento della Guajira sta letteralmente morendo di fame e di sete.
Le fonti idriche locali sono prosciugate, e come denuncia la popolazione locale, la causa non è da ricercarsi solo nella siccità che perdura da oltre 6 mesi, ma anche nei micro-acquedotti per la produzione di ACPM (olio combustibile per motori).
Il dipartimento della Guajira esprime su scala regionale il disastro del modello di sviluppo neoliberalista colombiano: bambini che muoiono per denutrizione, altissimi indici di povertà, danni ambientali causati dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, saccheggio sfrenato del territorio da parte delle multinazionali, collasso del sistema sanitario, sfollamento forzato della popolazione, un governatore (paramilitare) destituito. Tutto ciò, mentre si sviluppano diversi macroprogetti per l'estrazione di gas naturale e carbone, che forniscono profitti incalcolabili alle imprese transnazionali che in cambio diffondono miseria, disperazione e morte.
Secondo il direttore della Pianificazione del dipartimento, infatti, "nella Guajra fra il 2008 ed il 2013 sono morti 2.969 bambini minori di 5 anni, che per la maggioranza appartenevano a comunità indigene". "Le cause –prosegue- oltre alla denutrizione, sono da ricercarsi nella mancanza di fonti d'acqua e di strade per raggiungere in tempi utili le infrastrutture sanitarie, e in definitiva la povertà estrema."
L'oligarchia pro-imperialista sa che per continuare ad imporre la barbarie quotidiana, massimizzando profitti e concentrando ricchezze e terre, non ha altro strumento che quello del terrorismo di Stato, praticato in nome della "democrazia" e della "crescita economica". Ma sa anche che il popolo è deciso a ribaltare l'equazione che ne esprime le sofferenze, e che per farlo è deciso a trovare una soluzione dialogata, ma è altresì disposto a lottare fino alle ultime conseguenze. Sta all'oligarchia decidere se capitolare poco a poco, con una dignitosa ritirata, o aspettare l'eruzione definitiva del vulcano che ne incenerirà le fondamenta.

26/04 - FARC: Gli Stati uniti danneggiano il processo di pace
Contestualmente all'avvio del 24° ciclo di conversazioni con il governo colombiano, lo scorso 24 aprile la Delegazione di Pace delle FARC ha denunciato "la pressione e l'ingerenza ricattatoria" del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che tratta i comandanti guerriglieri come "narcotrafficanti".
Nel comunicato, l'insorgenza rivoluzionaria sottolinea la doppia morale del governo nordamericano, che da un lato "offre milioni di dollari come ricompensa per qualunque informazione che aiuti a catturare il Comandante delle FARC, Timoleón Jiménez, e i plenipotenziari di pace della guerriglia", e dall'altro utilizza la CIA, "che ha in mano il commercio del narcotraffico mondiale, da cui ottiene il finanziamento delle sue operazioni occulte e di destabilizzazione di governi legittimamente costituiti, per eludere così l'obbligo di rendere conto al Senato e allo stesso popolo statunitense dei comportamenti che contraddicono le leggi nordamericane."
Il governo nordamericano mistifica un dato che è ormai chiaro a tutti, e cioè che le FARC non hanno nulla a che vedere con il narcotraffico.
Chi si avvantaggia da questo losco commercio sono invece l' oligarchia colombiana, i paramilitari, i boss mafiosi loro amici, i cartelli messicani e, in ultima analisi, gli stessi Stati Uniti, che ne ricavano profitti stratosferici, utilizzando le sostanze stupefacenti per il controllo sociale all'interno delle proprie frontiere, nonché, paradossalmente, come pretesto per intervenire militarmente in altri paesi.

03/05 - Dura repressione del regime contro lo sciopero agrario e i cortei del primo maggio
Proseguono in tutta la Colombia le manifestazioni contadine nell'ambito dello Sciopero Nazionale Agrario e Popolare, sviluppatesi in seguito al mancato compimento degli impegni accordati con il governo durante le negoziazioni avvenute fra agosto e settembre 2013.
César Pachón, leader contadino, afferma infatti che il governo non ha affrontato nessuno dei problemi denunciati dai contadini in lotta lo scorso anno, ovvero gli alti costi di produzione, combustibile, ipoteche, pesticidi, i debiti con le banche pubbliche e private, i Trattati di Libero Commercio.
La risposta del regime alle contundenti manifestazioni contadine di questi giorni non si è fatta attendere: la violenza della repressione poliziesca si è scagliata contro i manifestanti in particolare durante i cortei del primo maggio, che ovunque hanno appoggiato la causa dello Sciopero Agrario. Attacchi e provocazioni dei robocop antisommossa dell'ESMAD o della polizia sono stati registrati in diversi dipartimenti, fra cui Tolima, Santander ed Antioquia.
Sempre  il primo di maggio, alcuni effettivi dell'esercito appartenenti al Battaglione  Revéis Pizarro del municipio di Saravena, nell'Arauca,  hanno sparato raffiche di mitra contro contadini, scambiati per "sovversivi".
Come d'abitudine, il governo Santos quando è alle strette promette soluzioni, salvo il fatto di guardarsi bene dal mantenere gli impegni al placarsi delle proteste; e quando i nodi vengono al pettine, le legittime rivendicazioni popolari sono nuovamente represse con la violenza dallo Stato, intento solo a difendere gli interessi dell'oligarchia che rappresenta.

08/05 - Nuovi scandali affossano le campagne elettorali di Santos e Uribe
Come di consueto, scandali e inchieste giudiziarie sono sempre più protagonisti della campagna elettorale per le elezioni presidenziali in Colombia del 25 maggio prossimo.
Gli ultimi due, in ordine di tempo, riguardano J.J. Rendón, stratega della campagna di "Jena" Santos, ed il candidato uribista Zuluaga.
Il primo, il venezuelano Juan José Rendón, già regista  della campagna  del reazionario presidente messicano Enrique Peña Nieto, nonché del golpista honduregno Porfirio Lobo, ha dovuto rinunciare all'incarico dopo essere stato accusato di aver ricevuto 12 milioni di dollari dai fratelli "Comba", paramilitari narcotrafficanti del Cartello del Norte del Valle per ottenere riduzioni delle pene di alcuni criminali detenuti.
Pur avendo ammesso contatti con "avvocati e rappresentanti" dei boss mafiosi,  Rendón nega di aver preso denaro, e accusa l'ex alto consigliere (e amico) di Santos, Germán Chica, di essersi intascato i narcodollari; comunque stiano le cose, "Jena" Santos ne uscirà per l'ennesima volta indebolito.
Ma se Atene piange, Sparta non ha molto da ridere: lo scorso 7 maggio si è dovuto dimettere Luis Alfonso Hoyos, uno dei principali collaboratori del candidato uribista alla presidenza, Óscar Iván Zuluaga. Hoyos ha infatti riconosciuto di aver intercettato illegalmente, in combutta con l'esperto informatico Andrés Sepúlveda, comunicazioni fra Santos e le FARC, con l'obiettivo di sabotare i Dialoghi di Pace dell'Avana.
Le elezioni presidenziali colombiane rappresentano senza dubbio una farsa, dove la cornice di apparente democrazia si fa sempre più sottile, e il marciume di un regime in putrefazione è ormai inoccultabile; tutto ciò dimostra per l'ennesima volta quanto sia velleitario pensare di modificare lo status quo per via elettorale.

12/05 - FARC chiedono di essere rimosse dalla lista delle organizzazioni "Terroriste" dell'Ue
Il capo della Delegazione di Pace delle FARC-EP al Tavolo dei Dialoghi, Comandante Iván Márquez, lo scorso 10 maggio ha sollecitato la rimozione della propria organizzazione guerrigliera dalla lista di quelle bollate come "terroriste" dall'Unione Europea.
Vale la pena di ricordare che l'inserimento in tale lista ricalca supinamente quella della omologa lista statunitense, ma che le FARC non sono riconosciute come terroriste da nessuno dei governi latinoamericani, ad eccezione di Perù e Colombia.
Nel pronunciamento delle FARC si legge che "alla luce delle conversazioni dell'Avana, nelle quali il governo colombiano e la comunità internazionale ci riconoscono come un interlocutore valido di fatto e di diritto, non ha alcun senso che gli stati europei continuino a tacciarci di essere terroristi e pretendano di impedirci di raccontare ai popoli d'Europa la scomoda verità che il regime vorrebbe occultare".
"E' giunta l'ora -prosegue l'organizzazione guerrigliera- che l'Unione Europea rimuova le FARC dalla propria arbitraria lista di 'terroristi' e permetta l'apertura di un ufficio per la rappresentanza politico-diplomatica in grado di funzionare con tutte le garanzie necessarie. Questo sarebbe il suo miglior contributo alla Pace in Colombia".
Le liste delle organizzazioni e quelle dei paesi "terroristi" sono strumenti dell'imperialismo yankee e dei loro epigoni europei a sovranità limitata, utilizzati per danneggiare governi -e organizzazioni- per ragioni politiche. La recente (e indecente) inclusione di Cuba in tale lista ne è una prova lampante.
Per favorire la Pace è indispensabile che alle FARC e all'ELN sia riconosciuto lo status di forze belligeranti, indiscutibile anche alla luce delle Convenzioni di Ginevra e del suo II Protocollo Aggiuntivo.


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