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Bollettino di informazione al 07/06/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

10/06/2014

16/05 - FARC ed ELN annunciano un cessate il fuoco unilaterale
In un comunicato congiunto, pubblicato lo scorso 16 maggio, le FARC e l'ELN hanno dato ordine a tutte le loro unità "di interrompere qualunque azione militare offensiva contro le forze dello Stato o l'infrastruttura economica" tra il 20 ed il 28 maggio prossimi. La decisione intende essere una risposta alle "molte voci che si levano, con diversi argomenti", sollecitando l'insorgenza ad una nuova dichiarazione di cessate il fuoco, in occasione delle elezioni presidenziali.
La guerriglia delle FARC aveva già preso unilateralmente due provvedimenti analoghi, durante le festività natalizie, e proponendo un cessate il fuoco generalizzato e bilaterale per tutta la durata delle Conversazioni dell'Avana, per creare un clima favorevole alla costruzione della Pace.
"La risposta", denunciano le FARC e l'ELN, "è stata il rifiuto frontale del regime, con la motivazione che solo l'offensiva permanente contro l'insorgenza può garantire la pace nel paese".
Pur consapevoli del fatto che "la corruzione, il clientelismo, la frode, le manovre sporche di ogni tipo conducono all'illegittimità dei suoi risultati", le due organizzazioni guerrigliere hanno deciso "che un clamore nazionale tanto forte vada ascoltato".
La vocazione guerrafondaia dell'oligarchia colombiana si manifesta in ogni occasione, e impedisce il realizzarsi di conversazioni senza l'assordante frastuono dei combattimenti, che si svolgono sempre più cruenti in ogni parte della Colombia.

20/05 - Organizzazioni contadine e sociali escono rafforzate dallo sciopero nazionale agrario e popolare
La violenta repressione elargita dal regime colombiano in risposta alle imponenti manifestazioni contadine dello Sciopero Nazionale Agrario e Popolare, iniziato lo scorso 28 aprile in diversi dipartimenti del paese per protestare contro il mancato adempimento degli impegni governativi assunti al termine delle negoziazioni intercorse tra agosto e settembre del 2013, ha causato centinaia di feriti e numerose violazioni dei diritti umani, ricalcando lo stesso scenario di violenza dispensata in risposta alle proteste dello scorso anno.
Nonostante ciò, terminate momentaneamente le contestazioni, come si legge in un comunicato del Comitato dello Sciopero Agrario dell'oriente colombiano, grazie alla mobilitazione di più di 120.000 contadini, indigeni e afrodiscendenti in tutto il territorio nazionale, le organizzazioni popolari del Vertice Agrario hanno raggiunto un importante successo nel lungo e storico cammino della lotta contadina e dei settori popolari della Colombia.
La contundente mobilitazione popolare ha costretto il governo del regime a riconoscere lo scorso 9 maggio il Vertice Nazionale Agrario, Contadino, Etnico e Popolare come attore politico e interlocutore legittimo. Le mobilitazioni unitarie e le azioni popolari che per due settimane hanno infiammato il paese, sono il grido di migliaia di colombiane e colombiani che rifiutano senza appello le politiche antipopolari portate avanti dal governo pro-imperialista in ossequio ai Trattati di Libero Commercio (TLC) firmati con USA ed UE.
La base organizzata delle svariate organizzazioni sociali mantiene tuttavia alta l'attenzione, generando quelle condizioni tali per cui nuove mobilitazioni si innescheranno repentinamente se non verranno rispettati gli accordi presi. L'attuale momento dimostra che le organizzazioni di base si stanno ulteriormente rafforzando, e che il popolo acquista sempre più determinazione, assumendo piena coscienza politica del ruolo che gli compete: essere protagonista della propria liberazione, resistendo alla repressione di un regime in disfacimento che tenta disperatamente e violentemente di frenare la costruzione di una Nuova Colombia, in pace e con giustizia sociale.

26/05 - Due terzi dei colombiani rifutano il teatrino di regime delle presidenziali: trionfa l'astensionismo
Confermando la tendenza espressa durante le elezioni farsa per il rinnovo del Congresso, anche l'appuntamento per scegliere il nuovo presidente colombiano ha visto il trionfo della protesta contro l'oligarchia nel suo complesso. Dei 33 milioni di "aventi diritto" al voto, 20 milioni sono rimasti a casa. Un altro milione di colombiani, pur andando a votare, ha espresso un voto bianco o ha annullato la scheda.
Lo screditato sistema politico colombiano, la cui utilità si limita alla misurazione dei rapporti di forza interni alle due principali tendenze oligarchiche, ha visto prevalere al primo turno con 3.759.971 voti (11% ) il candidato uribista Zuluaga (legato al paramilitarismo e al sistema latifondista), seguito dall'attuale presidente Santos con 3.301.815 voti (10%), più vicino al capitale finanziario transnazionale. Pertanto è tra questi due personaggi che si disputerà la poltrona al ballottaggio.
Le comparse in quest'ultima farsa elettorale sono state tre: Ramírez del Partito Conservatore e Clara López del Polo Democratico Alternativo con un 6% a testa (poco sotto i due milioni di voti ciascuna), nonché il "verde" Peñalosa con il 3,2 % (poco più di un milione di voti).
Il magro bottino elettorale che il regime raccoglie (e che sarà ancor più magro al secondo turno), conferma il fatto che l'attuale sistema politico è quanto mai estraneo ai bisogni e agli interessi popolari e si trova in una crisi di legittimità evidentissima. Impregnato di narcotraffico e violenza repressiva fino al midollo, non ha le risorse interne per rigenerarsi. L'oligarchia deve scegliere, chiunque sia il prossimo presidente, se mantenere anche per i prossimi anni il sistema di violenza ed esclusione sociopolitica, prolungando in questo modo il conflitto sociale e armato, o iniziare un percorso di apertura democratica andando incontro alla proposta del movimento popolare e della guerriglia di creare un'Assemblea Nazionale Costituente. Per affrontare la rifondazione dello Stato su basi democratiche e iniziare nella pratica l'opera di smantellamento delle cause che hanno generato e che continuano ad alimentare la guerra in Colombia.

29/05 - Accordo parziale firmato all'avana sul tema del narcotraffico e' un passo in avanti verso la pace
Lo scorso 16 maggio all'Avana si è concluso il 25° ciclo di conversazioni fra l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP e il governo colombiano, con la firma di un accordo parziale relativo al terzo tema in discussione, la "Soluzione al problema delle droghe illecite". Nella conferenza stampa  l'insorgenza chiarisce le difficoltà incontrate, "perché la soluzione definitiva del problema risiede in nazioni potenti oltre la frontiera, viene ostacolata dal proibizionismo, che aggrava il problema, e per l'assurdità di mantenere vigente la fallimentare politica di guerra contro le droghe".
Anche in questo terzo accordo sono rimaste insolute alcune questioni (le cosiddette "salvedades", ovvero le eccezioni) che dovranno essere riaffrontate e risolte, o attraverso la firma di un eventuale accordo finale, o per mezzo dell'Assemblea Nazionale Costituente.
La prima di queste "eccezioni" riguarda la richiesta delle FARC di conformare una "Commissione per il disegno di una politica nazionale democratica e partecipativa", per concentrare gli sforzi dello Stato nella persecuzione dei "principali beneficiari del mercato delle droghe illecite", e nello smantellamento delle reti transnazionali del traffico e del riciclaggio del denaro.
Altre eccezioni riguardano la sospensione immediata delle aspersioni aeree con glifosato, la trasformazione strutturale del sistema sanitario e la creazione di una Conferenza Nazionale che analizzi in particolare le relazioni fra narcotraffico e paramilitarismo.
La firma, ancorché parziale, di questo terzo punto permette un ulteriore avvicinamento all'obiettivo della Pace con giustizia sociale in Colombia; il processo è tuttavia lungo e complesso, e una parte importante della sanguinaria oligarchia colombiana dimostra ogni giorno di volere boicottare i Dialoghi; solo le imponenti mobilitazioni popolari possono sostenere gli sforzi tesi a trovare una soluzione politica del conflitto, e dare sostanza agli accordi dell'Avana.

03/06 - Importante manifestazione a Bogotà chiede giustizia per i desaparecidos
Centinaia di parenti di desaparecidos si sono radunati a Bogotá con l'intento di chiedere giustizia per i loro cari. Durante l'ultima settimana di maggio, numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno condotto una campagna di sensibilizzazione con dibattiti, mostre e proiezioni, esigendo che lo Stato colombiano faccia luce sulla sorte di migliaia di vittime di sparizioni forzate. I familiari dei desaparecidos pretendono dal governo il riconoscimento del diritto di avere indietro i resti dei loro congiunti, oltre che indagini veritiere invece dei consueti depistaggi e delle menzogne delle versioni ufficiali.
Il delegato colombiano dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ha dichiarato: "La sparizione forzata è una delle più gravi violazioni dei diritti umani esistenti e la Colombia sperimenta purtroppo un record allarmante nella commissione di tale reato".
Confermando l'allarme delle Nazioni Unite, al 1 aprile 2014 in Colombia sono stati segnalati oltre 122.155 casi di sparizione forzata, fra cui rientrano circa 4000 casi di "falsi positivi"; vale a dire civili inermi massacrati dall'esercito colombiano e fatti passare per "terroristi abbattuti in combattimento", allo scopo di ottenere promozioni di grado, licenze premio e ricompense in denaro.
Proprio per questo le famiglie richiedono misure volte a superare l'impunità dello Stato, evidentemente coinvolto e colpevole in molti di questi casi.
Denunciando il coinvolgimento dello Stato nelle sparizioni forzate, il popolo colombiano dimostra di avere ben chiari i mandanti degli omicidi politici e delle repressioni interne che hanno insanguinato la Colombia negli ultimi cinquant'anni. Solo un cambiamento radicale di regime politico potrà fare in modo che non ci siano mai più desaparecidos. Come già accaduto per il regime di Pinochet e la dittatura argentina, anche l'oligarchia criminale colombiana è attesa al varco dalla spazzatura della storia.

07/06 - Comandante Timoleón Jiménez: Il narcotraffico è un fenomeno capitalista!
In un'intervista diffusa lo scorso 1 giugno, il Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, Timoleón Jiménez, ha parlato dell'origine del narcotraffico, nel quadro dell'accordo relativo alle droghe illecite raggiunto all'Avana tra le parti belligeranti. "Timochenko" precisa immediatamente che "la concezione del mondo" dei narcotrafficanti "è completamente incompatibile con la concezione dei rivoluzionari"."I narcotrafficanti -chiarisce- sono nostri nemici", poiché "una volta ottenuto di costruire la società che noi auspichiamo, loro sarebbero i primi ad esserne pesantemente danneggiati".
Sin da quando il crollo del campo socialista ha impedito ai corifei del regime colombiano di accusare l'insorgenza colombiana di "voler trascinare il paese nell'orbita dell'URSS", le accuse per denigrare le FARC si sono trasformate in "organizzazione terrorista", nonché "narcoguerriglia".
Niente di più falso, basti pensare che l'inventore di quest'ultimo accattivante termine, diplomatico USA in Costarica, fu un protagonista dell'Irangate che maneggiava enormi quantità di denaro ricavato proprio dal narcotraffico; tuttavia, Goebbels insegna, l'iterazione della menzogna è in grado di trasformarsi in "verità", almeno sui media sotto il controllo del grande capitale.
Come a tutte le imprese che fatturano più di un milione di dollari l'anno, anche quelle legate al narcotraffico ("fenomeno", chiarisce Timochenko, "senza alcun dubbio di origine capitalista") devono versare un'imposta alle FARC, nei territori sotto il controllo dell'insorgenza. Qualcuno può obiettivamente pensare che i narcotrafficanti siano lieti di questo? Che non preferirebbero spazzare via la guerriglia, se ne avessero le forze?
Di fatto, vista l'interazione sistemica fra narcotrafficanti, paramilitari, esercito, politici e in definitiva lo Stato colombiano, l'insorgenza è l'unico attore che contrasta i narcotrafficanti con la pratica e con le armi, e si batte per la difesa del coltivatore, sfruttato fino al midollo e inabilitato ad un'esistenza che vada oltre la semplice sopravvivenza proprio a causa della produzione della coca, che ha sostituito la produzione alimentare tradizionale in buona parte del paese.


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