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Bollettino di informazione al 06/07/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

08/07/2014

10/06 - ELN e governo annunciano l'apertura di dialoghi di pace

La leader popolare colombiana Piedad Córdoba ha annunciato che si apriranno delle conversazioni di pace tra l'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) e il governo colombiano. La notizia è stata confermata tanto dall'ELN come dal governo, che hanno diffuso un comunicato congiunto articolato in sei punti. Dopo vari incontri preparatori, intercorsi tra i delegati della seconda guerriglia del paese e quelli del governo, e tenutisi  in Venezuela, Brasile ed Ecuador, è stato concordato che i primi punti in discussione saranno quello delle vittime del conflitto sociale e armato e la partecipazione politica. Altri punti dell'agenda devono ancora essere definiti. I colloqui si svolgeranno parallelamente ai Dialoghi dell'Avana in corso con le FARC-EP, mentre sulla sede, nonostante la dichiarata disponibilità del Presidente Correa ad ospitarli in Ecuador, non v'è ancora certezza.
Si tratta di un'ottima notizia che conferma come la soluzione militare al conflitto, caldeggiata dalla destra latifondista, mafiosa e narcotrafficante dell'oligarchia colombiana, sia ormai impraticabile, in primo luogo perché incapace sul campo di battaglia di sconfiggere la guerriglia (il Plan Colombia non ha portato a risultati concreti in nessun aspetto nei sui dodici anni di applicazione), e in secondo luogo perché insostenibile tanto economicamente come socialmente.
La pressione popolare interna ed internazionale affinché si aprisse un spazio di dialogo anche con l'ELN, ha giocato un ruolo importante. Lo chiedevano le stesse FARC, l'opinione pubblica interna ed internazionale, diversi governi regionali ed europei e risultava chiarissima la disponibilità dell'ELN.
Indubbiamente, come già le FARC stanno facendo al tavolo dell'Avana, anche l'ELN amplificherà nelle conversazioni la voce di tutte le organizzazioni popolari colombiane che si battono per  il superamento dell'assetto fascista dello Stato colombiano e del terrorismo di Stato, nel quadro della costruzione di una pace con giustizia sociale e democrazia integrale.

15/06 – Senatore Iván Cepeda: Campagna elettorale di uribe finanziata dai paramilitari!

Il senatore Iván Cepeda, difensore dei diritti umani, nonché figlio del direttore del giornale comunista Voz e senatore della UP, Manuel Cepeda, trucidato dal terrorismo di Stato nel 1994, ha denunciato irregolarità nel finanziamento della campagna al Senato del narco ex-presidente Álvaro Uribe Vélez.
In un'intervista radiofonica, rilasciata in seguito ad una revisione dei conti parlamentari, Cepeda ha dichiarato di aver trovato documenti che segnalano i fratelli Guillermo e Jaime Henríquez Gallo come finanziatori della campagna uribista.
Peccato che i due siano stati denunciati dai capi paramilitari Raúl Hasbún, alias Pedro Bonito e Freddy Rendón Herrera, alias El Alemán, come parte della struttura finanziaria del Bloque Bananero delle famigerate AUC.
Secondo le rivelazioni di Cepeda, il totale delle frammentate donazioni dei paramilitari alla campagna uribista è di almeno di 35 milioni di dollari.
Retoricamente, Cepeda vorrebbe domandare a Uribe "se ritiene che ricevere finanziamenti da persone accusate di essere assessori e collaboratori di paramilitari sia una cosa lecita".
La domanda è più che lecita, visto che Uribe sembra incapace di far trascorrere un giorno senza commettere un crimine; dopo aver spiato illegalmente amici e nemici, commerciato cocaina con gli Stati Uniti, sovvenzionato e legalizzato le forze paramilitari, favorito i propri parenti nel rubare denaro pubblico, utilizza ancora finanziamenti dei suoi compari di merenda narco-paramilitari per la campagna elettorale, come ai gloriosi inizi della sua carriera, quando trascorreva le sue serate con gli amici di famiglia come Pablo Escobar. Non c'è che dire, un degno rappresentante della politica colombiana, che ha avuto come ministro della guerra proprio il suo attuale "acerrimo nemico" Juan Manuel Santos, appena rieletto alla Presidenza della Repubblica.

17/06 - Fra scandali e astensione rieletto Santos alla presidenza

Domenica 15 giugno si è svolto in Colombia il ballottaggio delle elezioni presidenziali, il cui esito è stato la rielezione di Juan Manuel "Jena" Santos al Palazzo di Nariño.
Óscar Iván Zuluaga, sostenuto dalla coalizione uribista dall'improbabile nome "Centro democrático - mano firme corazón grande", ha riconosciuto la vittoria del suo avversario, attestandosi al 45% dei consensi, contro il 50,95% di Santos, sostenuto dalla coalizione di Unidad Nacional.
Il vero vincitore quantitativo delle elezioni, anche stavolta, è l'astensionismo; ha votato meno del 48% degli aventi diritto, cui va tolto un ulteriore 4% di voti in bianco.
Durante tutta la campagna elettorale i media di regime si sono affannati a ripetere l'assunto che nell'eleggere Zuluaga o Santos si sceglieva fra Guerra e Pace, cosa che è, con tutta evidenza, assolutamente falsa.
In primo luogo perché i risultati elettorali c'entrano poco o nulla con la volontà popolare, che si presume sovrana. D'altronde, dell'illegittimità delle elezioni in Colombia, dice molto l'infinita serie di scandali che le caratterizza: brogli, voto di scambio, voto estorto, campagne finanziate da paramilitari, intercettazioni illegali e chi più ne ha più ne metta.
In secondo luogo, non tanto perché il candidato uribista Zuluaga non sia per la guerra, dato che in effetti risponde agli interessi della più ottusa, reazionaria e criminale oligarchia latifondista, quanto perché parlare di "Jena" Santos, già ministro della Guerra di Uribe, come uomo della Pace è cosa a dir poco ridicola. Santos non ha nemmeno accettato il cessate il fuoco bilaterale proposto (e realizzato unilateralmente a più riprese) dall'insorgenza.
Ciò detto, Santos si è imposto non per l'efficacia delle sue politiche socio-economiche, rigorosamente neoliberiste, o per il consenso costruito attorno alla sua figura, comunque logora. Santos ha vinto perché, a differenza di Zuluaga, ha promesso di portare avanti i dialoghi dell'Avana, vero baricentro del presente e del futuro prossimo del popolo colombiano.
Dai risultati elettorali si può estrarre un altro dato significativo, concernente i rapporti di forza interni all'oligarchia; l'impressione è che Santos, per l'ennesima volta, si trovi al comando in una situazione di debolezza, che riflette le contraddizioni interne della sua classe di riferimento.
I fatti dimostrano che occorre disarticolare lo stato fascista colombiano: finché questo compito non sarà portato a termine, la presunta "democrazia" colombiana non potrà mai esprimere elezioni legittime.

21/06 - Esecuzioni extragiudiziarie in Colombia correlate agli aiuti militari Usa

Il Collettivo di avvocati José Alvear Restrepo ha pubblicato, lo scorso 19 giugno, un rapporto basato su un'indagine che ha rivelato che gli "aiuti" militari erogati dagli Stati Uniti al regime colombiano durante il governo Uribe si sono tradotti in un vertiginoso aumento dei casi di esecuzioni extragiudiziarie, o "falsi positivi", secondo l'eufemistica definizione coniata in tempi non sospetti da "Jena" Santos.
Si tratta della barbara pratica di trucidare civili inermi, spesso giovani e disoccupati attirati con la promessa di un qualche lavoro, per poi travestirli da guerriglieri per simulare successi militari non conseguiti sul campo, ingigantendo le statistiche per ottenere premi in denaro, licenze e promozioni.
Lo studio stabilisce una chiara correlazione fra "le brigate dell'Esercito che hanno ricevuto un livello medio di assistenza USA e l'effettuazione di esecuzioni extragiudiziarie".
L'obiettivo, nel contesto del corrottissimo sistema delle Forze Armate colombiane, di questa politica "stabilita nelle istituzioni" era quello di provare che gli aiuti militari yankee sortissero l'effetto desiderato, ovvero portassero avanti con buoni risultati il piano controinsorgente, vera matrice degli aiuti economici e dell'addestramento militare del "Plan Colombia".
Nella relazione conclusiva dell'indagine si riporta il dato di 5.763 esecuzioni extragiudiziarie fra il 2000 ed il 2010; si stima inoltre che durante il governo del narco ex presidente Uribe tali crimini sono aumentati del 101%, e quando il suo amico generale Mario Montoya è stato al comando dell'Esercito, i casi sono aumentati del 141%.
"Jena" Santos, già ministro della Guerra di Uribe e presidente rieletto, lungi dall'essere innocente, su mandato della sanguinaria oligarchia colombiana, con la complicità di Esercito e Polizia, può invece essere considerato il primo sostenitore di queste pratiche criminali e odiose.

26/06 - ONG belga chiede indagine su archivi del DAS "smarriti"

La ong belga Nizkor ha richiesto al governo colombiano di indagare sulla "perdita" degli archivi relativi alle attività illegali del DAS, la famigerata polizia politica colombiana, in via di dismissione in ragione degli innumerevoli scandali che l'hanno colpita.
I documenti irreperibili (oltre 50 Gb di dati) fanno parte del materiale probatorio relativo a pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, intimidazioni ai danni di oppositori politici, giornalisti, ma anche magistrati, difensori dei diritti umani, leader sindacali e comunitari, voluti dal narco ex-presidente Uribe, alle cui dirette dipendenze il DAS lavorava.
La sparizione è risultata evidente lo scorso 18 giugno, durante un'ispezione giudiziaria, dopo che già alcuni giorni prima erano state rilevate numerose irregolarità dal Corpo Tecnico Investigativo (CTI) della magistratura.
Ripetute le denunce pubbliche sul rischio di trasformare la soppressione del DAS – colpevole fra le altre cose di aver partecipato direttamente all'omicidio di almeno due candidati presidenziali – in un interessato oblio volto a sfuggire alla giustizia.
Il DAS in soppressione dipende tuttora dalla Presidenza della Repubblica, e le responsabilità di "Jena" Santos nell'occultare i panni sporchi del suo ex capo sono palesi.
Come sempre l'oligarchia colombiana serra i propri ranghi, ed elimina sfacciatamente le prove dei propri crimini, contando su una centenaria impunità.

02/07 - FARC: La soluzione del conflitto è politica, non giudiziaria!

Nel corso dei dialoghi dell'Avana, la Delegazione di Pace delle FARC-EP si sta preparando per la discussione del prossimo punto in agenda, che riguarda le vittime del conflitto, e dei tre punti rimanenti. Per le FARC il prossimo punto è di capitale importanza, perché consentirà di discutere l'origine del conflitto, le sue cause fondanti, e chi siano le vittime. Da questi elementi, si potrà poi procedere con lo stabilire le responsabilità del confronto armato che insanguina la Colombia da decenni.
Iván Márquez, a capo della Delegazione di Pace della guerriglia, ha dichiarato: "Non siamo venuti a negoziare l'impunità, perché il tema del conflitto è un problema politico, e non giuridico". Márquez ha anche commentato le recenti elezioni, che hanno visto la sconfitta del candidato dell'ultradestra uribista, fascista e guerrafondaia, Zuluaga. Le FARC hanno evidenziato come il processo elettorale abbia dato un responso favorevole al processo di pace, la quale dev'essere accompagnata dalla transizione verso un paese democratico e da ineludibili trasformazioni politiche e sociali.
Di fronte all'astensionismo di più della metà degli aventi diritto, esclusi da un sistema elettorale al servizio dell'oligarchia, Márquez ha dichiarato: "Il paese vuole una pace inclusiva, con una partecipazione ampia di tutti i colombiani".
Per l'ennesima volta dall'inizio dei dialoghi, le FARC hanno dimostrato di non cercare vantaggi personali o amnistie, ma di essere espressione degli interessi concreti delle masse popolari colombiane. L'inclusione nella società dei milioni di colombiani poveri potrà avvenire soltanto se le cause del conflitto saranno rimosse, se la repressione contro il popolo colombiano avrà finalmente termine. Se, in ultima istanza, dalla discussione del prossimo punto in agenda emergeranno tutte le responsabilità del regime oligarchico.

06/07 - Caso esemplare di tortura in carcere sarà presentato al tavolo dell'Avana

Fonti dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia, ANNCOL (anncol.eu), nel centro penitenziario di La Dorada, municipio nella zona orientale del dipartimento di Caldas, hanno informato delle gravissime irregolarità che ogni giorno avvengono in questo istituto penale.
"Percosse degli agenti di custodia sono pane quotidiano", informano dal carcere, denunciando il ruolo del famigerato INPEC, l'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, protagonista di numerosi scandali per corruzione e connivenza con gruppi paramilitari.
Alcuni giorni fa, in particolare, un recluso afrocolombiano si è opposto ad essere rapinato dalle guardie, che lo hanno preso a bastonate. Quando è intervenuto il rappresentante per i diritti umani del carcere (nominato dagli stessi prigionieri) è stato picchiato anch'egli, e infine entrambi sono stati condotti alla UTE, Unità di Trattamento Speciale.
Questo caso sarà presentato al tavolo delle conversazioni all'Avana, nel punto relativo alle Vittime.
Secondo quanto riferito dalle fonti interne al carcere, "il basso livello di istruzione e l'ignoranza dei prigionieri impedisce di portare avanti una denuncia, e di questa situazione si approfitta l'INPEC, per colpire i detenuti lasciando queste angherie nella più totale impunità".
In ognuna delle proprie manifestazioni repressive, lo Stato colombiano adopera violenza e abusi, in particolare nei confronti di chi non ha gli strumenti o la forza di reagire a questo stato di cose; il che implica che ogni qualvolta non gli venga impedito, utilizza la violenza per ottenere scopi particolari, illegali, consapevole della propria autoelargita impunità.
Solo il superamento dell'attuale regime repressivo, attraverso un processo costituente, può aprire le porte alla costruzione di una Nuova Colombia che abbandoni queste pratiche -e l'impunità che le consente- e si configuri come uno Stato di giustizia sociale, al posto dell'attuale regime del privilegio e degli abusi.


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