www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 16-09-14 - n. 511

Bollettino di informazione al 10/09/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

09/09/2014

10/07 – Governo Santos promuove al congresso legge per l'impunità dei militari
Al Congresso colombiano è in discussione un progetto di legge sull'ampliamento del foro penale militare, volto a rimpiazzare la controriforma costituzionale in materia dichiarata "ineseguibile" lo scorso anno.
Il progetto di legge è già stato approvato in due dei quattro dibattiti necessari, e genera profonda preoccupazione in quanto amplia la quantità di delitti che, commessi da militari, saranno giudicati dagli stessi militari, e sottratti dunque alla giustizia civile ordinaria.
Diversi difensori dei diritti umani hanno denunciato che, qualora il progetto di legge fosse approvato, i casi di omicidi extragiudiziari impropriamente chiamati "falsi positivi", ma anche quelli relativi ad intercettazioni illegali, traffico d'armi, rapine e associazione a delinquere (leggasi: complicità con paramilitari), sfocerebbero nella più totale impunità.
Secondo Humberto Vélez, ricercatore in materia, questo progetto è "in linea con la politica del governo di  Juan Manuel Santos e del  ministro della Difesa, Juan Carlos Pinzón".
Governo e alti papaveri militari ci riprovano: il foro per l'impunità dei militari, già bloccato lo scorso anno, è sostenuto e implementato come politica dal governo per permettere ai militari colombiani di continuare a sfuggire alla giustizia nonostante gli orrendi crimini perpetrati da almeno 80 anni contro il popolo.
Proprio mentre al tavolo dell'Avana le parti belligeranti si apprestano a discutere il punto dell'Agenda relativo alle vittime, l'oligarchia colombiana fa quadrato con le Forze Militari che quelle vittime hanno contribuito a calpestare, insieme ai loro alleati paramilitari, per mezzo del terrorismo di Stato.

13/07 – Il filosionista Santos condanna la Palestina per "atti di terrorismo" contro Israele
In un comunicato dello scorso 10 luglio, il governo colombiano presieduto dal filosionista Juan Manuel Santos, attraverso il ministero degli Esteri,  ha condannato con veemenza gli "atti di violenza e terrorismo contro il territorio di Israele".
Dopo essersi astenuto unitamente ad altri 40 paesi nella votazione sulla richiesta della Palestina di essere riconosciuta come Stato osservatore alle Nazioni Unite, (138 paesi a favore, 41 astenuti e 9 contrari)  il regime colombiano continua a dimostrare la propria sudditanza nei confronti non solo degli USA, ma anche dell'entità sionista.
Israele, che ha addestrato e continua ad addestrare nel deserto del Siam militari e paramilitari colombiani alla guerra sporca, mantiene in Colombia mercenari e assessori militari attivi nella guerra controinsorgente. Il governo Santos ringrazia difendendo a spada tratta i massacri commessi dalla stella di David, e fornendo tutte le garanzie di agibilità al Mossad, che a Bogotá dispone di una sede che farebbe invidia a molti servizi segreti di paesi ben più grandi e potenti.
Prossimi alla firma di un Trattato di Libero Commercio, lo Stato colombiano e l'entità sionista sono gemellati in una macabra danza del terrore e della guerra. Realtà, questa, incontrovertibile e mai celata dal guerrafondaio Santos,  il quale in tempi non sospetti dichiarò, non facendo mistero della sua ambizione programmatica: "magari la Colombia fosse l'Israele del Sudamerica!"

17/07 - Piedad Córdoba denuncia: assassinati 60 dirigenti di Marcia Patriottica
L'ex senatrice Piedad Córdoba, da sempre impegnata nel raggiungimento della pace con giustizia sociale in Colombia, leader dei "Colombiane/i per la Pace", ha denunciato, lo scorso 14 luglio, che circa 60 dirigenti del movimento politico e sociale Marcia Patriottica sono stati assassinati, in particolare provenienti dalle regioni del Catatumbo e del Putumayo, dove le forze di repressione del regime perseguitano e criminalizzano militanti e attivisti di questa organizzazione.
"Vengono trattati come terroristi", segnala Piedad, aggiungendo che "poco tempo fa l'Esercito ha crivellato di colpi la casa di uno dei nostri leader". E poi ancora: "Inviano foto di cadaveri come minacce, la situazione è molto critica e molto complessa, e reiteriamo la nostra petizione di maggiore protezione".
Lo scorso gennaio la ex senatrice si era riunita con rappresentanti del governo, per consegnare un elenco comprendente i membri di MP assassinati o scomparsi; l'esito di questo incontro fu l'impegno del governo stesso di proteggere gli integranti del movimento ma, secondo quanto denunciato, da quel momento sono avvenuti almeno altri 30 omicidi.
I portavoce di Marcia hanno richiesto un incontro con il ministro degli Interni per modificare gli schemi di sicurezza previsti e perché si indaghi sulla provenienza delle minacce contro di loro.
Aldilà delle chiacchiere e della demagogia di Santos, la realtà è che gli oppositori al regime colombiano soffrono quotidianamente le angherie di un terrorismo implementato da quello stesso Stato che si dice "democratico" e  "di diritto".

20/07 - In libertà Joaquín Pérez Becerra, direttore di ANNCOL
Lo scorso 17 luglio è finalmente stato liberato dal carcere La Picota di Bogotá Joaquín Pérez Becerra, direttore dell'agenzia contro-informativa ANNCOL, arrestato il 21 aprile 2011 all'aereporto Maiquetía, in Venezuela, e consegnato agli sgherri del regime colombiano.
Joaquín era stato condannato a 8 anni in un processo farsa, basato su testimonianze di informatori prezzolati dall'ambasciata colombiana in Svezia, paese del quale aveva preso la cittadinanza come esule politico scampato al genocidio della Unión Patriótica.
Questa ennesima messa in scena giudiziaria, inserita in una serie impressionante di montature mediatico-giudiziarie per perseguitare gli oppositori al regime, è stata ordita in primo luogo  per far tacere ANNCOL, una testata votata alla puntuale denuncia dei crimini e delle violazioni dei diritti umani perpetrati dall'oligarchia ai danni del popolo colombiano, e per questo motivo accusata di contiguità con l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC.
L'obiettivo è fallito: tutt'altro che sotterrata, come macabramente auspicavano gli uribisti, l'agenzia gode di ottima salute, e continua a rappresentare una delle poche voci libere, nonché un prezioso strumento di analisi della situazione colombiana e del panorama internazionale.
Contemporaneamente alla scarcerazione di Joaquín, Andrés Felipe Arias, alias ´Uribito´, ex ministro dell'Agricoltura, è stato condannato dalla Corte Suprema a 17 anni di carcere, per aver letteralmente rubato ai poveri per donare ai ricchi, tipico esponente dell'oligarchia colombiana: contraltare che dimostra che le bugie hanno le gambe corte, e le criminalizzazioni maccartiste del regime si trasformano, a volte, in sferzanti boomerang.

24/07 - Ex capo paramilitare Ernesto Báez: Al congresso per ordine di Uribe
Il senatore Iván Cepeda, portavoce del MOVICE (Movimento Vittime dei Crimini di Stato), figlio del direttore di Voz e senatore della UP, Manuel Cepeda, massacrato nel 1994 dal terrorismo di Stato, ha annunciato un dibattito parlamentare sul tema del paramilitarismo nel paese, il cui asse centrale sarà il ruolo del narco expresidente (neoletto narco-senatore)  Álvaro Uribe Vélez.
Una parte delle prove dei vincoli paramilitari di Uribe derivano dalle confessioni di spietati capi delle Autodifese Unite di Colombia (AUC) come Salvatore Mancuso ed  Ernesto Báez.
Quest'ultimo, oggi detenuto nel carcere di massima sicurezza di Itagüi, nell'ambito del programma "Giustizia e pace" (finte smobilitazioni volute da Uribe stesso), aveva dichiarato: "ricordo testualmente le parole del dottor Luis Carlos: il dottor Álvaro Uribe  le manda a dire che non può non andare al Congresso, che lei deve andarci e pronunciare un discorso ben chiaro, lì, su cosa sono le autodifese, qual'è stata la loro traiettoria. Ma questo non era  un consiglio; nel miglior stile dell'ex presidente, oggi senatore, mi diede un ordine. Così si espresse Luis Carlos Restrepo: si presenti al Congresso, è un ordine".
Su Restrepo, all'epoca delle false smobilitazioni plenipotenziario di Uribe, pesa oggi un mandato di cattura internazionale per l'organizzazione della smobilitazione-farsa del fantomatico Fronte "Cacica La Gaitana" della FARC.
L'attuale parlamento colombiano, esattamente come gli altri che lo hanno preceduto, è corrotto fino al midollo, in mano a narcotrafficanti e paramilitari. Gli intrecci fra politica, economia, forze militari, paramilitari e narcotraffico sono indistricabili, e coinvolgono le istituzioni colombiane dai più alti gradi fino all'ultimo degli oscuri burocrati del regime. Tali istituzioni vanno disarticolate per intero, rifondando lo Stato: solo così sarà possibile eliminare il marciume che affossa il paese.

29/07 - Comandante Timochenko: Per un approccio veritiero al tema delle vittime
Sul sito della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana, lo scorso 28 luglio, è stato pubblicato uno scritto del Comandante dello Stato Maggiore Centrale di questa organizzazione, Timoleón Jiménez, sul tema delle vittime; punto che sarà discusso a breve al Tavolo dei dialoghi.
Il Comandante Timochenko denuncia il nefasto ruolo giocato contro le FARC-EP dai mass-media, che portano avanti la tesi per cui "la responsabilità degli agenti dello Stato sarà sempre individuale, di pecore nere e capri espiatori", mentre per quanto concerne l'insorgenza rivoluzionaria "le responsabilità individuali non esistono, riguardano tutta l'organizzazione", configurando "un altro scenario di guerra, tanto diseguale e asimmetrico come quello che si presenta nei campi (di battaglia, ndt) del paese".
Timochenko ribadisce inoltre che la vittime della violenza esistono nel paese da molto tempo prima della nascita del primo movimento armato contro lo Stato, poiché "il regime antidemocratico ed escludente dovette ricorrere alla violenza [..] per mantenersi inamovibile ed arrestare la generazione dei movimenti e dei gruppi politici che avrebbero potuto concorrere seriamente" alla conquista del potere.
Tuttavia, nonostante le mille menzogne della sanguinaria ed ottusa oligarchia colombiana, "al tavolo non possiamo contare su nulla che abbia maggior forza delle idee, né su armi più potenti della verità".
Nonostante le grancasse e le fanfare mediatiche facciano il possibile per occultare i sistematici crimini del regime e addossare le responsabilità delle vittime al movimento guerrigliero, la verità -anche in virtù della partecipazione popolare alle denunce- verrà inequivocabilmente a galla: l'oligarchia colombiana, al comando delle forze armate e dei paramilitari, è la diretta responsabile della costante violazione dei diritti umani del popolo colombiano, nonché del suo diritto inalienabile ad essere riconosciuto -di fatto e di diritto- come il costituente primario.

04/08 - FARC: Anche guerriglieri incarcerati e feriti siano ascoltati come vittime
Nel messaggio di saluto della Delegazione di Pace delle FARC, rivolto al Foro Nazionale sulle vittime che si celebra a Cali, pubblicato il 3 agosto scorso, l'insorgenza rivoluzionaria assicura che non porrà "il veto nei confronti di nessuna vittima" che aspiri ad essere ascoltata al tavolo dei Dialoghi dell'Avana,  reclamando al contempo lo stesso diritto per i propri guerriglieri in carcere o feriti a causa dal conflitto.
Poiché il governo pretende che si ascoltino i suoi militari e poliziotti nella audizioni sul tema delle vittime, "deve avere piena disponibilità ad ascoltare anche i combattenti guerriglieri, ed i  rappresentanti di quelli che sono stati assassinati, diventando anch'essi vittime del conflitto, come il comandante Alfonso Cano".
L'insorgenza, spiega il comunicato, "è sorta in seno alle vittime, come conseguenza della persecuzione ai danni del movimento sociale e popolare, che ha cercato trasformazioni con l'esercizio dell'universale diritto alla ribellione".
Il governo colombiano, lungi dall'accettare la proposta del cessate il fuoco bilaterale avanzata dalla guerriglia e sostenuta da tutto il popolo colombiano, intende far passare per vittime i carnefici militari, responsabili, in combutta con i loro compari paramilitari, di oltre l'80% delle violazioni dei Diritti Umani , secondo l'ONU; e per sostenere questa tesi, come sempre, dispiega tutta la potenza di fuoco mediatica di cui dispone, indifferente tanto alla verità quanto al buonsenso.

09/08 - Comunicato delle FARC sulle vittime del conflitto
In un documento reso pubblico lo scorso 8 agosto, la delegazione di Pace delle FARC ha stigmatizzato l'atteggiamento di istituzioni dello Stato e media oligarchici sulla realtà delle vittime del conflitto.
Il testo mette in rilievo alcuni fatti oggettivi, rigorosamente occultati dalle citate istituzioni impegnate a criminalizzare l'insorgenza.
Il conflitto colombiano è anteriore all'esistenza delle organizzazioni guerrigliere: le FARC sono state costituite da contadini vittime della violenza scatenata a partire dagli anni '40 del novecento.
I dati relativi alle vittime devono essere riportati da enti attendibili, che utilizzino "metodologie di ricerca in scienze sociali comunemente accettate dalla comunità accademica internazionale, come l'Ufficio dell'Alto Commissariato per i diritti umani dell'ONU, del CINEP (Centro di Ricerca  per l'Educazione Popolare), e la banca dati del Gruppo Memoria Storica; i numeri forniti da questi istituti concordano nello stabilire che circa il 75% delle violazioni dei diritti umani che hanno causato vittime in Colombia sono attribuibili a paramilitari (45%) e agenti dello Stato (30%).
Del restante 25%, il 17% è attribuito ad organizzazioni guerrigliere, e l'8% ad agenti non identificati.
I giochetti propagandistici del governo hanno grandi risultati mediatici, ma ben poca attinenza con la realtà: se non si ricostruisce una memoria storica descrittiva della reale situazione delle vittime del conflitto, non sarà possibile in alcun modo conseguire la Pace con giustizia sociale che il popolo colombiano così fortemente reclama. La Commissione sulla verità storica del conflitto colombiano, la cui formazione è stata proposta dalle FARC e dilatata strumentalmente dal governo, è più necessaria che mai.

13/08 - Proteste nella Guajira per la grave crisi della regione: scontri e feriti
A partire dalla mezzanotte dello scorso 11 agosto l'intera popolazione del dipartimento della Guajira, nella costa caraibica, ha iniziato uno sciopero generale ad oltranza per protestare contro le precarie condizioni di vita che è costretta ad affrontare.
Il bilancio del primo giorno di scontri, in contrasto con le promesse governative di "non criminalizzare" i manifestanti, è di una persona ferita e 9 arrestate. Detonante della decisione di protestare è la cronica mancanza d'acqua, che pregiudica soprattutto le comunità dell'alta Guajira (specialmente gli indigeni Wayúu). Il dipartimento, che nel totale disinteresse dello Stato soffre una crisi idrica e alimentare di proporzioni allarmanti, ha subito in anni recenti un riorientamento delle attività produttive in direzione dell'estrazione mineraria, a tutto vantaggio di multinazionali e politici filibustieri, mentre la maggior parte della popolazione incontra difficoltà nell'accesso a servizi basilari come acqua, luce e gas.
La crisi è tanto profonda che i bambini della Guajira muoiono di fame: 37.000 bambini di Manaure, Riohacha e Uribia sono denutriti; nel 2013 ne sono morti 23, e quest'anno altri 15; nel frattempo le comunità locali ancora si domandano che fine abbiano fatto i lavori infrastrutturali promessi da Santos.
Lo schema del presidente colombiano è abbastanza semplice: come tutti gli oligarchi che lo hanno preceduto al governo del paese, si disinteressa completamente dei gravi problemi che affliggono il popolo. E quando le contraddizioni sociali portano a proteste straripanti, per placare gli animi si sbraccia nel promettere aiuti e sostegno che non arriveranno mai, mentre scatena le forze repressive del regime.
Le comunità della Guajira hanno urgente bisogno di infrastrutture, di piani per la riattivazione delle attività produttive agricole, e di una pianificazione delle risorse locali che tenga conto dei loro bisogni e non degli interessi delle multinazionali, né dell'intervento degli antisommossa di regime.

18/08 - Primo incontro all'Avana con le vittime del conflitto sociale e armato
Il tavolo dei dialoghi tra l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP e il governo colombiano è giunto al punto di discussione sulle vittime del conflitto e una prima delegazione di esse, composta da 12 rappresentanti dei 60 che interverranno nei prossimi mesi, si è incontrata con i rappresentanti delle forze belligeranti riunite all'Avana.
Secondo cifre delle Nazioni Unite le violazioni dei diritti umani in Colombia sono state causate per il 75% dagli apparati dello Stato e dalle sue strutture paramilitari, per il 17% sono imputabili alle varie organizzazioni guerrigliere e per il restante 8% a delinquenza comune.
Il contributo delle vittime sarà di cruciale importanza per la ricostruzione della verità intorno alla guerra in Colombia, costantemente tergiversata dai media del regime e della stampa internazionale. Per questo è importante che la composizione dei delegati delle vittime rifletta la reale composizione delle stesse. Nonostante ci sia stato, in questa prima delegazione, un certo squilibrio tendente a sovradimensionare la componente delle vittime causate dalla guerriglia, dagli interventi dell'insieme dei rappresentanti è emerso come sia ormai imprescindibile arrivare a un cessate il fuoco bilaterale per proseguire sulla strada della costruzione della pace, rendendo manifesto quanto il discorso di Santos sul mantenimento della guerra durante lo svolgimento dei dialoghi sia illogico e insostenibile. Così come il trattamento militare della protesta e dell'organizzazione sociale rappresenta una contraddizione che toglie credibilità alla presunta volontà di pace del regime colombiano.
L'unità e la serietà palesate da questa prima delegazione delle vittime hanno altresì evidenziato quanto sia assurda la pretesa governativa di sottomettere al proprio sistema giudiziario una guerriglia che si è legittimamente sollevata in armi in risposta alla barbarie dello Stato, e che non ha potuto essere in alcun modo piegata con i mezzi militari. E' un oggettivo ostacolo alla ricerca della pace l'idea secondo la quale lo Stato, che ha causato la guerra e continua a essere di gran lunga il maggior responsabile delle vittime attuali, possa svolgere in qualsiasi modo la funzione di giudice. Tanto più quando, come in Colombia, lo sterminio dell'opposizione è stata una vera e propria politica di Stato, mentre non è mai stata politica delle FARC il colpire la popolazione civile che al contrario rappresenta spesso la sua stessa base. Eventuali episodi che nel corso della guerra si possono essere presentati andranno trattati nella loro specificità.
Ciò che risulta assolutamente imprescindibile è invece la rifondazione dello Stato stesso mediante un'Assemblea Nazionale Costituente, che rimuova le cause istituzionali del conflitto.

21/08 – Chi ha favorito in Italia Domenico Mancuso, capo narcoparamilitare?
Il 6 agosto scorso è stato arrestato a Imperia il paramilitare italo-colombiano Domenico Antonio "Lucas" Mancuso Hoyos, cugino dell'ex capo delle AUC Salvatore Mancuso; "Lucas" era ricercato con circolare rossa dell'Interpol per omicidio aggravato multiplo e concorso a delinquere, ed è stato fra gli autori del massacro della Gabara del 1999.
Elemento di collegamento fra paramilitari ed esercito nel Norte de Santander, non ha preso parte alla funesta finta smobilitazione voluta da Uribe nel 2004, dai cui atti risulta che, nelle AUC, ha avuto anche funzione di gestore delle finanze nella regione del Catatumbo su mandato dei fratelli Castaño.
Jorge Iván Laverde Zapata, alias 'El Iguano', ex capo paramilitare del Fronte Fronteras, ha affermato di essersi riunito in sei occasioni con Domenico per controllare i conti della  proprio banda.
Stupefacente la libertà di movimento che ha avuto in Italia; giunto con documento rilasciato dall'ambasciata italiana di Bogotá, ha richiesto la carta d'identità ad Imperia (che gli è stata rilasciata senza difficoltà alcuna), ha acquistato un'auto e per due anni ha scorrazzato liberamente, finché qualcuno si è accorto che è un capo paramilitare pluriomicida e che è il caso di arrestarlo. In sostanza, i criminali ricercati in Colombia si rifugiano in Italia, e viceversa, in una sorta di Erasmus della malavita patrocinato dalle corrotte sedi diplomatiche.
Su quali connivenze ha potuto contare, anche in Italia? Chi lo ha favorito, permettendo a un criminale di tale calibro di trascorrere nel nostro paese due anni senza essere disturbato? La sua appartenenza alla 'Ndrangheta calabrese, condivisa con il suo illustre cugino, gli ha garantito la possibilità di vivere in una cittadina strategicamente vicina al confine con la Francia senza essere disturbato delle forze dell'ordine italiane?

26/08 - FARC salutano la commissione storica sul conflitto
Con un messaggio datato 23 agosto, l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha salutato gli integranti della neocostituita Commissione Storica del Conflitto e delle sue Vittime, istituita per "contribuire alla comprensione della complessità del contesto storico del conflitto interno e per produrre materiale destinato alle delegazioni nella discussione dei differenti punti in sospeso dell'Accordo Generale", secondo quanto stabilito dalle delegazioni delle FARC e del Governo.
La commissione, composta da 12 membri e due relatori, oltre ad origine e cause del conflitto dovrà indagare, nei prossimi 4 mesi,  "i principali fattori e le condizioni che hanno facilitato o contribuito alla prosecuzione del conflitto, nonché gli effetti e gli impatti più noti sulla popolazione".
Nelle parole dell'insorgenza, nell'istituzione della Commissione si riconosce "un salto qualitativo nel cammino della riconciliazione"; del resto, una pace con giustizia sociale non potrebbe svilupparsi se non sulla base di "verità, giustizia, risarcimento delle vittime e garanzie di non ripetizione".
Le divisioni in campo oligarchico si fanno più accentuate, vista la tiepida accoglienza alle farneticanti dichiarazioni dell'ultra reazionario uribista procuratore Alejandro Ordóñez ("la Commissione va rifatta perché è piena di comunisti"); se la Commissione potrà svolgere il proprio lavoro senza subire pressioni esterne, e mantenendo serenità di giudizio, l'apparato oligarchico, militare e paramilitare, istigatore e creatore del Terrorismo di Stato, ha molto da temere dalle sue conclusioni.
 
29/08 - Militari colombiani hanno raggiunto l'Avana per discutere con le farc del cessate il fuoco bilaterale
Un gruppo di militari colombiani in servizio si è recato all'Avana per discutere con la controparte guerrigliera di come realizzare un cessate il fuoco bilaterale, passaggio fondamentale per proseguire i dialoghi di pace e fino ad ora rifiutato dal governo di Santos. Si tratta di militari di alto rango di esercito, polizia, marina e aviazione militare, capeggiati dal generale Javier Florez, capo dello Stato Maggiore Congiunto delle forze armate colombiane. Tale commissione, aggiunta alla delegazione governativa, discuterà a pari livello con una commissione nominata ad hoc dalle FARC, i cui componenti non sono ancora resi noti.
Oltre a rappresentare un cedimento del governo Santos di fronte all'ormai evidente insostenibilità della sua posizione, secondo la quale si sarebbero dovuti condurre i dialoghi di pace nel mezzo del conflitto, si tratta anche di un implicito riconoscimento del carattere di forza belligerante della guerriglia colombiana: un vero e proprio schiaffone alla fallimentare politica di "Sicurezza Democratica" che ha imperversato per oltre un decennio in Colombia e che tra le altre funeste caratteristiche prevede di considerare la legittima guerriglia rivoluzionaria alla stregua di un gruppo terrorista. Ovviamente simili posizioni fantasiose non possono essere eterne e continuare a negare il carattere di organizzazione politico-militare delle FARC era soltanto un artificio ideologico con pretese ricadute tecnico-giuridiche, ma completamente avulso dalla concreta, testarda, realtà materiale del conflitto sociale ed armato.
Tuttavia nell'oligarchia colombiana non sono mancati gli starnazzamenti del fanatico oscurantista Procuratore Generale Ordoñez e di altri elementi legati al narco ex-presidente Uribe, per questa "umiliazione" a cui sarebbe sottoposta l'istituzione militare.
Il cessate il fuoco bilaterale, invece, rappresenta una delle premesse necessarie per poter proseguire nella costruzione degli accordi tra parti antagoniste a parità di condizioni.
L'Unione Europea, già autoesclusasi da qualsiasi ruolo inerente il processo di pace proprio per aver mantenuto certe posizioni squilibrate prese a prestito dalla dottrina Bush, saprà rendersi conto che continuare a farsi dettare la linea in politica estera da Washington è contrario ai suoi stessi interessi?

05/09 - Continuano le sconcertanti rivelazioni sulla campagna elettorale e sul processo di pace
L'hacker Andrés Sepulveda continua a svelare gli inquietanti retroscena che hanno contraddistinto l'approccio del candidato uribista Zuluaga ai due temi più caldi della politica colombiana: la campagna presidenziale (al termine della quale Zuluaga è stato sconfitto al ballottaggio da Santos) e i dialoghi di pace con le FARC.
Sepulveda ha confermato, scendendo minuziosamente nei dettagli, gli stretti legami con Luis Alfonso Hoyos, uno dei principali collaboratori del candidato uribista alla presidenza.
Le istruzioni ricevute da Sepulveda, al soldo del narcoparamilitare Uribe, vertevano sullo spiare gli avversari politici di Zuluaga, ma non si limitavano alla faida interna all'oligarchia colombiana; di fatto, l'obiettivo principale era il sabotaggio del processo di pace in corso all'Avana tra FARC e governo.
L'hacker, attualmente in carcere e capro espiatorio dell'ultradestra, si dice "certo al 100% che la squadra del Governo ai dialoghi di pace sia ampiamente infiltrata". A fronte di un'insorgenza che tenta seriamente di risolvere i problemi che da decenni affliggono la Colombia, Santos avrebbe mandato una controparte pesantemente condizionata dagli alti comandi militari e da chi si oppone aprioristicamente ad una soluzione politica del conflitto. Dunque lo stato di profonda abiezione morale della classe politica colombiana, confermato da queste dichiarazioni, è solo la punta dell'iceberg di una putrefazione sistemica e complessiva che investe il regime.
Grave è il fatto che "Jena" Santos, che teoricamente dovrebbe essere la "vittima" dello spionaggio dei suoi ex sodali, sia in realtà altrettanto appiattito su una concezione della pace che è lungi dal rompere con la logica guerrafondaia e criminale dell'oligarchia colombiana.

07/09 - Delegazione di pace delle FARC presenta 10 proposte minime sul tema delle vittime del conflitto
Lo scorso 4 settembre la Delegazione di Pace delle FARC ha presentato 10 proposte minime sul quinto punto in agenda, relativo al tema delle Vittime.
Nel comunicato l'insorgenza rivoluzionaria colombiana analizza, in particolare, la prima di queste proposte, "Acclaramento della verità storica del conflitto e dei suoi impatti sulla popolazione", considerata una condizione indispensabile alla costruzione di un eventuale accordo finale, che allo stesso tempo superi le falsificazioni della propaganda di guerra e vada incontro "ad un'esigenza della società nel suo complesso, ed in modo particolare delle vittime".
Le FARC inoltre richiedono la formazione di una  Commissione della Verità, autonoma ed indipendente, che dovrà contribuire alla ricostruzione storica del processo di vittimizzazione e delle gravi violazioni dei diritti umani che ha patito il popolo colombiano, contribuendo a creare le condizioni -compreso il promuovere riforme strutturali e istituzionali- per evitarne la riproposizione. La Commissione dovrà inoltre "coadiuvare il necessario processo di riconciliazione nazionale derivato dall'Accordo finale".
Solo il riconoscimento della verità storica del conflitto, occultata dal regime con ogni mezzo nel corso degli ultimi 50 anni, può costituire la base sulla quale costruire una società nuova, in cui le responsabilità individuali e collettive nei confronti delle vittime siano state pienamente riconosciute, ed in cui queste ultime vengano debitamente risarcite.

10/09 - assume protagonismo la questione di genere ai dialoghi dell'Avana
Lo scorso 7 settembre membri della Delegazione di Pace delle FARC e del Governo hanno dato vita alla Sottocommissione di Genere, che, nelle parole dell'insorgenza "deve dare seguito al mandato delle organizzazioni delle donne e per i diritti LGBT  della Colombia e del mondo".
All'atto dell'apertura dei lavori della sotto-commisione, il Comandante Iván Márquez ha stigmatizzato l'assenza, nel mandato, "di un esplicito impegno ad assumere le importanti rivendicazioni che da molti anni hanno sollevato le organizzazioni delle donne e contro le discriminazioni di genere della Colombia e del mondo, espresse in particolare attraverso strumenti come la convenzione del 18 dicembre 1979 dell'ONU, relativa all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne". Al termine del primo incontro, le donne della Delegazione di Pace delle FARC hanno dato lettura della dichiarazione "Per una Colombia senza discriminazione di genere".
Le FARC, che hanno come principio la parità dei diritti per uomini e donne,  hanno sottolineato come nel proprio progetto di una società democratica sia inclusa "la liberazione delle donne dalle catene della discriminazione e dello sfruttamento, cui sono sottomesse dalla società capitalista e sessista che ne limita l'esercizio dei propri diritti fondamentali".
Nelle file dell'insorgenza ogni forma di discriminazione sessuale è severamente castigata, e viene sviluppato un permanente lavoro pedagogico al fine di creare una chiara coscienza antidiscriminatoria fra guerriglieri e guerrigliere, in modo da combattere i riflessi di una società tradizionalista e maschilista come quella colombiana. Dall'altra parte della barricata, il terrorismo di Stato implementato dall'oligarchia al potere utilizza la violenza sessuale come arma di guerra, strumento di pressione, di rappresaglia e di umiliazione.
Solo le trasformazioni strutturali di cui ha bisogno la Colombia potranno gettare le basi di un superamento del sessismo e della discriminazione di genere, attraverso una battaglia culturale e politica che al Tavolo dei Dialoghi è già iniziata.


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