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Bollettino di informazione al 19/11/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

19/11/2014

21/10 - Studio rivela che il 90% dei contadini colombiani è povero
Un' analisi recente di "Misión Rural", centro studi creato dall' ex ministro José Antonio Ocampo, rivela che il 90% della popolazione che risiede nelle zone agrarie della Colombia vive al di sotto della soglia di povertà. L'inchiesta mostra anche come "i poveri delle zone rurali siano 3,2 volte più poveri rispetto a quelli delle aree urbane", e che le loro condizioni in materia sanitaria, di istruzione e persino di servizi minimi (accesso all'acqua potabile e ad una rete fognaria) sono deplorevoli.
Secondo la sociologa Isabel Giraldo, il problema risiede nell'assenza totale, di fondo, di piani strategici del governo. Lo studio mostra altresì che il 63% dei contadini non dispone di alcuna proprietà, nemmeno il più piccolo appezzamento di terreno. Solo il 36,4% delle famiglie rurali ha accesso alla terra, e la maggior parte di esse lo fa su basi informali, senza che possa dimostrare un diritto di proprietà. Per Isabel Giraldo, da tutti questi dati emerge la figura delle zone di riserva contadina come passo chiave nella ricerca di soluzioni al problema della terra.
La questione agraria, motivo cardine nella deflagrazione e nella continuità del conflitto sociale ed armato colombiano, rimane insoluta. Purtroppo  non sorprende che il governo, controllato da latifondisti e amici dei paramilitari, voglia difendere lo status quo, mantenendo le campagne nella condizione di decennale arretratezza.  Solo così la classe dominante potrà perpetuare la spartizione e il saccheggio delle risorse naturali del paese.
Dall'altro lato, anche gli accademici giungono alle stesse conclusioni avanzate dalle FARC prima e durante i dialoghi di Pace dell'Avana. Le proposte del movimento guerrigliero e del movimento contadino e agrario, dalla critica feroce al modello minerario reprimarizzato al sostegno delle zone di riserva contadina, dimostrano evidentemente tutta la lungimiranza strategica che manca all'oligarchia al governo.

24/10 - FARC: Perchè i dialoghi siano credibili occorre un armistizio
Attraverso un comunicato firmato in data 20 ottobre da Timoleón Jiménez, Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-Esercito del Popolo, l'insorgenza rivoluzionaria colombiana intende chiarire alcuni punti in merito all'enorme "scandalo" del viaggio a Cuba dello stesso Timochenko, artatamente creato e diffuso dai soliti media e pennivendoli "dediti di professione a denigrare le FARC".
Nonostante i continui attacchi ad entrambe le parti al Tavolo dell'Avana da parte dell'ultradestra uribista, il Comandante ribadisce che "oggi è sufficientemente chiaro al paese e al mondo che il presidente Uribe ha gestito diversi contatti con le FARC-EP, al fine di stabilire conversazioni di pace". Conseguentemente, si suppone che "non dovrebbero esistere ragioni né per le paure di Santos, né per il rabbioso atteggiamento adottato dai cortigiani del dottor Uribe".
In conclusione, quali che siano le manovre del tenebroso e fascistissimo procuratore Ordoñez per incriminare Santos per i Dialoghi, un'analoga rete di accuse "egli stesso o qualunque altra autorità competente potrebbe facilmente tesserla" contro il narco ex-presidente ed i suoi accoliti.
Infine, Timochenko chiarisce che "La via del dialogo, delle conversazioni, per dare una soluzione pacifica ad un conflitto armato, che si tratti della Colombia o di qualunque altro luogo, passa necessariamente per il riconoscimento dell'esistenza dell'avversario, e l'approssimazione ad esso."
Che il Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC vada all'Avana per parlare con la delegazione fariana è un fatto non solo naturale, ma  assolutamente positivo, perché conferma che le posizioni che i delegati assumono rispecchiano quelle dell'organizzazione stessa.
Ma più interessante della guerra mediatica, che tanto amano i corifei del regime oligarchico, per lo sviluppo dei Dialoghi, e dunque per il reale raggiungimento di una Pace con Giustizia sociale, è l'ormai l'improrogabile firma di un armistizio che ponga fine allo scontro armato e che possa rappresentare "un messaggio inequivocabile al mondo" di serietà e volontà di portare a compimento il processo di pace.

26/10 - FARC presentano all'Avana il comando guerrigliero di normalizzazione
Lo scorso 24 ottobre all'Avana, Cuba, sede dei dialoghi di pace in corso da due anni tra il governo colombiano e le FARC-EP, la Delegazione di Pace dell'insorgenza rivoluzionaria ha presentato il Comando Guerrigliero di Normalizzazione composto dai comandanti Pastor Alape e Carlos Antonio Lozada, del Segretariato delle FARC, da componenti dello Stato Maggiore Centrale e da altri importanti quadri dell'organizzazione, che si sono assunti il compito di "ricercare, in collaborazione con gli alti ufficiali dell'Esercito, l'Armata, la Forza Aerea e la Polizia Nazionale, la via verso un accordo che permetta di dare concretezza all'armistizio reclamato dalle vittime del conflitto e dal clamore della Nazione, oltre ad individuare formule tali che siano in grado di soddisfare le parti in causa circa il sensibile tema di un 'Abbandono delle armi', inteso come un loro non utilizzo in politica, un impegno assunto dallo Stato colombiano e al tempo stesso dalla Forza Insorgente".
Durante la presentazione del Comando Guerrigliero di Normalizzazione, il comandante Pastor Alape ha fatto notare come "nella dichiarazione di principi datata 7 giugno 2014, le parti hanno concordano la creazione di una sottocommissione tecnica, formata da 10 membri di ogni delegazione di pace, con il fine di intessere una discussione sul punto 3 (Fine del Conflitto) dell'Agenda dell'Accordo Generale". Tuttavia il governo continua ad agire con arrogante superficialità, conformemente alla propria incapacità ed ottusità; è in modo unilaterale difatti che il governo ha creato, dandone successivamente conoscenza pubblica, un sedicente "Comando di Transizione" il quale, come ha sottolineato ancora il comandante Alape, "è totalmente fuori dallo spirito dell'Accordo Generale dell'Avana e di quanto pattuito" nella misura in cui vuole erroneamente assumersi il compito di studiare la "smobilitazione e la consegna delle armi della guerriglia". "Tale fuorviante e confusionaria dichiarazione del governo", continua Alape, "oltre alla necessità di non rompere l'equilibrio che deve esistere ai Tavoli, riguardante la condizione di parti uguali che per effetto del processo hanno la guerriglia e il governo, ha obbligato le FARC alla conformazione di un Comando Guerrigliero di Normalizzazione, che non è transizione, con il compito di studiare il ritorno delle forze militari al ruolo che gli compete costituzionalmente, cioè quello di difesa delle frontiere e il suo non utilizzo irregolare per compiti di ordine pubblico interno. In ugual misura le forze di polizia dovranno far parte di una demilitarizzazione, prescindendo dall'attuale dottrina contro-insorgente che attenta contro le libertà della cittadinanza".
Il governo, che per bocca del suo ministro della guerra, Juan Carlos Pinzón, vaneggia un cammino avviato affinché le forze armate possano "pianificare la consegna delle armi delle FARC", dimostra insensatamente di non saper o voler intendere l'Accordo Generale. Il comandante Alape ha precisato che "concetti come 'transizione', 'smobilitazione' e 'consegna delle armi', non esistono né nella grammatica dell'accordo dell'Avana, né tanto meno nel linguaggio della guerriglia. L'Accordo Generale dell'Avana, al punto 3 (Fine del Conflitto), non dice 'consegna delle armi delle FARC'; ciò che si legge testualmente, senza ambiguità, è 'abbandono delle armi', essendo ovvio che tutte le implicazioni che ne derivano spettano alle due parti contendenti. Nella nostra visione questo compito, che ha bisogno di una lunga tregua e implementazione di accordi, significa la non utilizzazione delle armi per fare politica. Ciò è valido per la guerriglia e per lo Stato […]. L'utilizzazione delle armi da parte dello Stato è, a tutti gli effetti, un'espressione politica, dato che il conflitto armato colombiano è politico-sociale".
La convinzione di ottenere una resa dell'Insorgenza bolivariana al tavolo dei dialoghi, cosa che non è riuscito ad imporre sul campo di battaglia, mostra come effettivamente il governo sia distante e contrario alle istanze popolari che reclamano la necessità e l'urgenza di un armistizio tra le parti belligeranti.

01/11 - FARC denunciano responsabilita' statunitense nel conflitto colombiano
Il comandante Matías Aldecoa, membro della Delegazione di Pace delle FARC, ha pubblicamente denunciato lo scorso 29 ottobre le responsabilità dell'establishment verso le vittime del conflitto colombiano.
Il comandante guerrigliero ha segnalato che la grande maggioranza dei partiti e movimenti politici ha un'enorme responsabilità nell'escalation militare, votando i crediti di guerra al Congresso ma soprattutto imponendo una cultura dello scontro e lo sterminio del popolo.
La circostanziata denuncia include i diversi settori e le relative organizzazioni economiche e di categoria, incluse le multinazionali, corresponsabili dell'origine e del perpetuarsi del conflitto.
Aldecoa ha inoltre fatto riferimento alle connivenze dei media, per il loro "diretto contributo nell'alimentare la guerra", nonché nel promuovere campagne permanenti di disinformazione.
Viene inoltre individuata negli Stati Uniti ed in altre potenze straniere la responsabilità centrale, "nell'origine, la persistenza e la decomposizione dl conflitto colombiano", per mezzo della "Dottrina di Sicurezza Nazionale, l'addestramento di ufficiali e la partecipazione diretta nel conflitto con truppe, basi militari, finanziamento di piani specifici di guerra, intelligence".
La conduzione della guerra contro il popolo colombiano è stata portata avanti dall'oligarchia al potere, terrorizzata all'idea di perdere i propri privilegi; impegnata nello svendere le ricchezze nazionali a compagnie multinazionali straniere, ha sempre potuto usufruire dell'appoggio del complesso militare-industriale statunitense, vero istigatore del conflitto, volto a garantire un'occupazione militare della regione, ricchissima di risorse naturali.

05/11 – Movimento agrario denuncia l'ennesima violazione degli impegni presi da parte del governo Santos
Le organizzazioni di contadini, indigeni e afrodiscendenti che compongono il movimento "Vertice Agrario" hanno denunciato che il governo colombiano ha disatteso l'accordo di riunirsi periodicamente con le sue delegazioni regionali. Come si può leggere nel comunicato, il governo, anziché accettare le date proposte, ha suggerito di attuare una sola riunione fino alla fine dell' anno, dando prova di una scarsa volontà di stabilire un dialogo reale e permanente con le masse popolari.
Il Vertice Agrario, Etnico e Popolare è sorto in Colombia lo scorso 3 ottobre con l'obiettivo di costruire una piattaforma comune in grado di accogliere tutte le istanze delle comunità contadine, dei popoli originari e degli afrocolombiani.
Santos era stato costretto a promettere questi incontri dallo straordinario sciopero nazionale agrario e popolare dell'anno scorso, che aveva paralizzato il paese rivendicando una riforma agraria integrale e la pace con giustizia sociale.
Le regole basilari concordate dalle due parti prevedevano degli incontri tra i rappresentanti dello Stato e i tavoli regionali, al fine di trovare soluzioni concrete ai drammatici problemi patiti da milioni di colombiani. Come sempre, il governo sottoscrive accordi con i movimenti sociali per disinnescarne mobilitazioni e proteste, salvo poi disattendere regolarmente gli impegni assuntisi. In questo caso concreto, le spiegazioni fornite dall'Esecutivo sono a dir poco grottesche: mancanza di personale e di tempo.
Se il Governo si ostina a non onorare gli accordi presi, le organizzazioni contadine daranno inizio ad azioni di mobilitazione.
Non dissimile è la situazione dei dialoghi dell'Avana fra l'insorgenza e il governo, in cui sono stati raggiunti accordi parziali in materia agraria, di partecipazione politica e sulle droghe: solo la volontà ferrea di lotta del popolo colombiano potrà obbligare il governo Santos a non alzarsi dal Tavolo dei Dialoghi fino al raggiungimento di un accordo che getti le basi per costruire la pace con giustizia sociale.

08/11 - Generale colombiano sotto inchiesta per l'omicidio del leader liberale Galán
La magistratura colombiana ha citato in giudizio il generale in congedo ed ex direttore della Polizia Octavio Vargas Silva, nonché il suo pari grado Miguel Antonio Gómez Padilla, ex direttore generale della Polizia, nel processo per l'assassinio del politico liberale Luis Carlos Galán, perpetrato a Soacha nell'agosto del 1989.
Le accuse mosse a Vargas Silva riguardano la curiosa circostanza per la quale l'ex capo della polizia ha fatto rimuovere e dislocare altrove l'unità di polizia abitualmente preposta alla vigilanza degli eventi pubblici, come il meeting elettorale cui partecipava Galán, peraltro uscito illeso da un attentato nei suoi confronti tentato addirittura con un lanciamissili presso l'Università di Medellín appena un mese prima.
Candidato alle primarie liberali per le presidenziali del 1990,  Galán venne eliminato dal terrorismo di Stato; chiunque si avvicinasse troppo a scoperchiare i vasi di Pandora degli intrecci fra il narcotraffico, le bande paramilitari e la politica veniva soppresso, anche se facente parte della stessa coalizione politica oligarchica.
Oltre a Galán, tutt'altro che vicino alle posizioni rivoluzionarie dell'insorgenza, in quegli stessi anni furono assassinati dal piombo di regime altri due candidati alla presidenza per la Unión Patriótica: Jaime Pardo Leal nel 1987, e Bernardo Jaramillo nel 1990.
Mai, nella storia colombiana, da quando esiste il conflitto sociale ed armato che insanguina questo paese, è stato possibile aspirare concretamente al potere politico per via democratica, per coloro i quali sono invisi all'oligarchia dominante; la risposta popolare in armi alle violenza del terrorismo di Stato è stata una inevitabile conseguenza dell'impossibilità di agibilità politica, determinata dal concreto e fattivo rischio per la incolumità e la sopravvivenza dei militanti e dirigenti politici avversi al regime.

13/11 - Marcha Patriotica parteciperà alle elezioni amministrative del prossimo anno
Attraverso una conferenza stampa, i portavoce del movimento politico e sociale Marcha Patriótica, Piedad Córdoba e David Flórez, hanno reso pubbliche alcune importanti decisioni del Comitato Patriottico Nazionale (COPAN), la direzione nazionale di questa organizzazione, fra cui quella di partecipare alle elezioni amministrative del prossimo anno.
"Marcha parteciperà al dibattito elettorale, pur essendo pienamente consapevole dell'assenza di garanzie per fare politica, riconoscendo tuttavia che è il momento di sostenere i dialoghi dell'Avana, e di conquistare il potere locale per metterlo al servizio delle lotte sociali che abbiamo condotto insieme ad altri settori della società".
A tal fine Marcha ha creato una commissione incaricata dell'organizzazione elettorale, e una commissione etica, che dovrà valutare candidati e programmi. Come ha spiegato David Flórez, "programmi di governo, scelta dei candidati e meccanismi di valutazione saranno costruiti dalle comunità".
Per quanto concerne eventuali alleanze con altre forze politiche, esse saranno possibili sulla base di una piattaforma precisa: la pace con democrazia e giustizia sociale, l'Assemblea Nazionale Costituente, il cessate il fuoco bilaterale, l'implementazione di accordi parziali dell'Avana.
Coraggiosamente, nonostante i gravi rischi per la propria stessa sicurezza, il movimento Marcha Patriótica, che ha subito una settantina di omicidi nelle proprie file, entra nell'agone politico; ed erano decenni, dai tempi della UP, che in Colombia non esistevano partiti politici legali realmente legati agli interessi delle classi subalterne, con concrete chance di vittoria. Ora è responsabilità del governo cambiare la propria tradizionale politica di uso sistematico della violenza e della persecuzione delle opposizioni, in modo che in Colombia vi sia la possibilità di agire da posizioni realmente progressiste, senza che ciò implichi la propria morte o incarcerazione. Una responsabilità che il governo continua a non dare segnali di volersi assumere, come dimostra la presenza degli ormai quasi 10.000 prigionieri politici.

17/11 - Marcha Patriotica chiede la ripresa dei dialoghi sospesi dal governo e il cessate il fuoco bilaterale
La sera di domenica 16 novembre il presidente colombiano "Jena" Santos ha annunciato al paese la sospensione temporanea dei dialoghi di pace dell'Avana.
Secondo il movimento politico e sociale Marcha Patriótica, i fatti occorsi nel dipartimento del  Chocó, dove sarebbe stato catturato il Generale  Álzate da membri dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, dimostrano che lo sviluppo dei dialoghi mentre prosegue la guerra aperta in tutto il paese finisce per minare la credibilità del processo di pace stesso.
E' quantomeno anomalo che un generale della controguerriglia con decenni di esperienza alle spalle, si inoltri nella selva senza una corposa scorta e in borghese, sapendo di addentrarsi in un'area dalla forte presenza guerrigliera. In virtù di questa considerazione, non si può escludere che si tratti di una provocazione della destra fascista e mafiosa dell'uribismo per far deragliare i dialoghi dell'Avana.
Comunque sia, si conferma ancora una volta che la ricerca della pace richiede il cessate il fuoco bilaterale, condizione essenziale per lo svolgimento dei Dialoghi, come ripetono incessantemente, da due anni a questa parte, le organizzazioni popolari di tutto il paese, come Marcha Patriótica, e la guerriglia delle FARC, che dal canto suo ha realizzato con successo già due cessate il fuoco unilaterali.
Il governo, sul punto, fa orecchie da mercante, e strepita sulla necessità di abbandono delle armi da parte dell'insorgenza. Come se lo Stato colombiano, invece che una delle due parti in conflitto, fosse un qualche elemento super partes in grado di accogliere nell'alveo della sua "legalità" la guerriglia.
Santos dovrebbe rendersi conto che la pace si fa in due, e il lungo processo per ottenerla non può che passare attraverso la cessazione delle ostilità.
Per sostenere questa stessa tesi, Marcha ha convocato una grande mobilitazione nazionale per il 19 novembre, in "difesa dei dialoghi dell'Avana".


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