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Bollettino di informazione al 13/12/2014 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

13/12/2014

21/11 - Paesi garanti confermano accordo per la liberazione del generale Alzate e ripresa dialoghi
Lo scorso 18 novembre un comunicato dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha confermato la cattura del Brigadiere Generale dell'Esercito Nazionale Rubén Darío Alzate Mora,  comandante della Forza Tattica Congiunta "Titán" di truppe speciali di controguerriglia.
Secondo quanto riportato, "una volta identificati con certezza, nonostante gli abiti civili", il generale, l'avvocata Gloria Urrego (al servizio della suddetta unità militare) ed il capitano dell'esercito Gloria Urrego sono stati catturati il 16 novembre da unità guerrigliere "in quanto personale militare nemico, in movimento nell'esercizio delle proprie funzioni in un'area di operazioni di guerra".
Nel comunicato si ribadisce che la guerriglia è alla ricerca di una soluzione pacifica del conflitto che insanguina il paese, riconosciuto come tale anche dall'attuale governo, e si stigmatizza la superbia dell'oligarchia, che ritiene, "persino nel mezzo di un processo di pace, di avere il diritto di uccidere e squartare colombiani, di terrorizzarli e schiacciarli, senza che questi abbiano il minimo diritto di rispondere alle sue violenze".
Nel ribadire che rispetterà la vita e l'integrità fisica e morale dei propri prigionieri, l'insorgenza ricorda che "le carceri del paese sono strapiene di prigioniere e prigionieri politici e di guerra".
Prigionieri di guerra quale il generale Alzate; uno dei 7 generali con maggiori responsabilità operative e di coordinamento dell'intero esercito colombiano (alla faccia della "guerriglia ormai sconfitta" di cui tanto si sono riempiti la bocca oligarchi e loro servitori mediatici in questi anni).
I portavoce dei paesi garanti dei dialoghi, Cuba e Norvegia, hanno assicurato che la liberazione dei militari catturati in zona di guerra dalle FARC avverrà al più presto, e che quindi ripartiranno i lavori del tavolo dell'Avana;  un'ulteriore dimostrazione di buona volontà della guerriglia a sostegno dei Dialoghi di Pace.
Posto che tutti rammentiamo i biechi e macabri festeggiamenti del campo oligarchico quando alcuni dirigenti delle FARC furono trucidati dai bombardamenti dell'aviazione colombiana, chi mai, in buona fede, potrebbe sostenere che il governo -in analoghe ma ribaltate circostanze- si comporterebbe con altrettanta generosità?

26/11 - FARC: abbiamo liberato due prigionieri di guerra
Il bollettino stampa della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana del 25 novembre conferma la liberazione dei soldati professionali Paulo César Rivera e Jonathan Andrés Díaz, catturati dall'insorgenza il 9 novembre scorso, avvenuta nelle pianure dell'Arauca.
I militari sono stati consegnati ad una missione umanitaria composta da rappresentanti di Cuba e Norvegia, paesi garanti del processo, e della Croce Rossa Internazionale. Dopo il compimento della prima fase dell'Accordo Umanitario, le FARC stanno ora concentrando i loro sforzi nella liberazione del generale  Rubén Darío Alzáte, e dei suoi accompagnatori, il sottufficiale José Rodríguez Contreras e l'avvocata Gloria Urrego.
Di fronte a queste liberazioni di prigionieri di guerra dell'insorgenza, l'atteggiamento del governo,  e in particolare del ministro della guerra Pinzón, è stupefacente: approfittano della situazione interferendo per mezzo di operativi militari nelle zone concordate per le liberazioni.
Stavolta però, i giochetti dell'oligarchia colombiana sono sotto i riflettori internazionali, e Santos sta collezionando una serie impressionante di figuracce; prima impone la fallimentare e strampalata "regola" delle conversazioni nel mezzo del conflitto, per la quale qualunque cosa accada sul piano militare non deve avere riflessi sul tavolo dei dialoghi, rifiutando cocciutamente il cessate il fuoco bilaterale che il popolo, in sintonia con la proposta in tal senso del movimento guerrigliero, chiede a gran voce. Poi  però, quando gli effetti del conflitto danneggiano le forze di regime e gli interessi oligarchici (come nel caso della cattura del generale Alzáte), si affretta a smentire sé stesso e interrompe i dialoghi. Non contento di questa bella alzata d'ingegno, boicotta le liberazioni da parte delle FARC attraverso azioni militari ad hoc.
Non stupisce quindi che il comandante dello Stato Maggiore Centrale dell FARC, Timoleón Jiménez, in un recente comunicato affermi senza mezze misure: "Siamo seri, Santos".

01/12 - FARC liberano generale Alzate e altri due prigionieri di guerra
La mattina di domenica 30 novembre l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP ha liberato il Brigadiere Generale dell'Esercito Nazionale Rubén Darío Alzate Mora, comandante della Forza Tattica Congiunta "Titán", l'avvocata dell'esercito Gloria Urrego ed il caporale Jorge Contreras Rodríguez, catturati  due settimane prima da unità guerrigliere.
La liberazione è avvenuta in una località a nord di Quibdó, nel dipartimento del Chocó, sotto la supervisione del membro del tavolo dei Dialoghi dell'Avana, Pastor Alape, in qualità di  Comandante del Blocco fariano "Iván Ríos", che ha consegnato i prigionieri ad una commissione umanitaria composta da rappresentanti di Cuba, Norvegia e Croce Rossa Internazionale.
In un comunicato pubblicato dalla Delegazione di Pace in seguito alla liberazione, si legge che la guerriglia constata la necessità di "ridisegnare le regole del gioco", poiché "un processo di pace che è arrivato a questo livello, e che sta per discutere i temi più decisivi per la pace stessa, non può essere sottomesso a nessun tipo di atteggiamento precipitoso e irriflessivo"; il riferimento è chiaramente alla sospensione unilaterale dei dialoghi voluta da Santos in seguito alla cattura del generale.
"E' ora del cessate il fuoco bilaterale, dell'armistizio, affinché nessun avvenimento bellico sul campo di battaglia possa servire a giustificare l'interruzione di un compito così importante e storico, com'è quello di raggiungere la pace", conclude il comunicato.
In questi giorni si sta rivelando tutta l'assurdità e l'ipocrisia della dottrina Santos dei "dialoghi in mezzo al conflitto". Il popolo colombiano e tutto il movimento popolare esigono la sospensione delle ostilità, che è ormai l'unica strada percorribile per poter garantire il proseguimento dei dialoghi; e solo la retriva oligarchia colombiana, in particolare quella parte di essa legata al militarismo guerrafondaio, sembra non averlo ancora capito. Nonostante gli schiaffoni ripetutamente inflitti loro dalle FARC sui campi di battaglia, come per l'appunto la vicenda del generale Alzáte dimostra.

05/12 - Comunità del Chocò denunciano persecuzioni dell'esercito dopo la liberazione del generale Alzate
In un comunicato a firma di diverse comunità del dipartimento del Chocó, la popolazione denuncia di essere vittima di arresti, segnalazioni e persecuzioni da parte delle Forze Armate dello Stato colombiano.
Dopo la figuraccia con la vicenda del generale Alzate, una dura lezione che è costata all'ex comandante della Forza Tattica "Titán" le sue quattro stellette, nonché un contundente colpo alla dottrina santista della "negoziazione di pace in mezzo alla guerra", ora lo Stato colombiano se la prende con chi è più debole, la popolazione civile.
Le comunità denunciano l'arresto arbitrario del leader comunitario Jhon Jairo Perea Martínez, e le stigmatizzazioni di altri leaders, i mitragliamenti contro le abitazioni di civili e le continue provocazioni e persecuzioni dell'Esercito.
Consapevole del proprio non secondario ruolo nella riapertura dei lavori al Tavolo dell'Avana, la popolazione del Chocó, dipartimento ricco di risorse minerarie (sistematicamente date in concessione a compagnie estrattive transnazionali) dichiara di "aggiungere la propria ad altre iniziative nazionali che esigono l'implementazione di un cessate il fuoco immediato".
Le corrotte forze armate di regime, che hanno da subito maldigerito la liberazione del generale Alzáte condotta dall'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, ora non trovano di meglio da fare che scatenare la loro rabbia contro la popolazione civile, colpevole, ai loro occhi, di averla favorita.

09/12 - Paramilitarismo di stato minaccia media alternativi
Attraverso un  comunicato, diffuso alla fine di novembre, le cosiddette "Aguilas Negras" hanno minacciato di morte 16 giornalisti e 13 media alternativi, impegnati a dare ampio spazio alla voce dei movimenti popolari e a difendere il processo di pace.
I giornalisti sono concordi nell'affermare che dietro queste minacce si cela una mano potente, che coordina gli attacchi contro la libertà di espressione in Colombia.Presi di mira anche i familiari  di Luis Alberto Castaño, giornalista che aveva denunciato abusi commessi dalla polizia pubblicando un dettagliato servizio fotografico.
I paramilitari del "Blocco Capital D.C."  hanno prodotto un volantino che, con i consueti errori di ortografia, elenca nomi e cognomi di giornalisti che operano su tutto il territorio nazionale, dimostrando un non secondario lavoro di intelligence previo.
Accusati di contiguità con l'insorgenza, aggrediti dalle forze repressive del regime e minacciati dai gruppi paramilitari (spesso composti da militari in servizio attivo, e sempre coordinati dalle Forze Armate), i giornalisti colombiani non asserviti ai dettami dell'oligarchia colombiana vivono una condizione drammatica, che spesso li obbliga all'esilio.
Asimmetria nella potenza di fuoco mediatica, a vantaggio dell'oligarchia, e persecuzione ai danni dei media critici e di opposizione, sono due fattori della stessa equazione che rappresenta il perdurare del conflitto. Senza il loro superamento la pace resterà una chimera.

13/12 - FARC: non abbiamo mai commesso crimini di lesa umanità
Attraverso un documento letto dal Comandante Pablo Catatumbo ai giornalisti intervenuti al Palazzo dei Convegni all'Avana, le FARC hanno ribadito di non poter essere in alcun modo accusati di aver "commesso crimini di lesa umanità".
Le FARC, alzatesi in armi contro lo Stato colombiano nel 1964, assumono come principio il diritto alla ribellione, riconosciuto, fra gli altri, dalla "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" del 1948.
Come è noto, il governo Santos vuole rinchiudere in carcere i dirigenti rivoluzionari affinché rispondano (sic) "almeno per i crimini di lesa umanità". Tuttavia, con tale crimine si intende "ogni atto di assassinio, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione o dislocamento forzato della popolazione, incarcerazione o altra privazione grave della libertà fisica in violazione delle norme del diritto internazionale, tortura, violenza sessuale, persecuzione di un gruppo o di una collettività, sparizione forzata di persone, o altri atti inumani di carattere simile, quando siano commessi come parte di un attacco generalizzato o sistematico contro una popolazione civile e consapevolmente", fatti che certo non possono essere contestati all'insorgenza.
Basandosi sulle norme del Diritto Internazionale Umanitario, il colpevole di tali crimini è esclusivamente lo Stato colombiano, che, attraverso l'utilizzo delle forze repressive del regime, ivi compresi i gruppi paramilitari finanziati e addestrati dallo Stato stesso, ha sistematicamente e dettagliatamente applicato i metodi terroristi descritti (punto su punto) e stigmatizzati dalle Convenzioni per i diritti umani.
Se, a conclusione dei dialoghi, fosse possibile applicare in pieno le norme del diritto internazionale che si occupano dei crimini di lesa umanità, quelli che dovranno temere il carcere sono i militari, i paramilitari colombiani e i colletti bianchi dell'oligarchia che li gestiscono.


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