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Bollettino di informazione al 02/02/2015 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

03/01/2015

16/12 - Tribunale di Medellín: lo stato colombiano ha creato, sviluppato e consolidato il paramilitarismo
Per ordine del Tribunale Superiore di Medellín, il presidente Juan Manuel Santos dovrà dichiarare pubblicamente che lo Stato colombiano è responsabile delle violazioni dei diritti umani e del Diritto Internazionale Umanitario perpetrate dai paramilitari.
L'ordine, che implica il riconoscimento esplicito della responsabilità dello Stato nella nascita, sviluppo, espansione e consolidamento dei gruppi paramilitari, è contenuto nella sentenza su Jesús Ignacio Roldán Pérez alias 'Monoleche' , capo della sicurezza e luogotenente dei defunti capi paramilitari Carlos e Vicente Castaño Gil.
Fra le "raccomandazioni perentorie" rivolte a "Jena" Santos e al presidente del Senato, José David Name, anche quella di far riconoscere alle imprese che hanno finanziato il paramilitarismo le proprie responsabilità, adottando misure affinché "chiedano perdono e si impegnino a non partecipare nuovamente al conflitto".
Del resto, l'ONU riconosce che circa il 75% delle violazioni dei diritti umani che hanno causato vittime in Colombia sono da attribuire a gruppi paramilitari (45%) o agenti dello Stato (30%).
Se da una parte viene sancito persino dagli stessi tribunali dell'oligarchia l'intreccio inestricabile fra Stato e gruppi paramilitari, suonano piuttosto patetiche le pie raccomandazioni rivolte alle imprese colombiane e multinazionali, che da decenni hanno armato e armano formazioni paramilitari, a tutela dei loro privilegi: ma, nonostante i dialoghi di Pace all'Avana, il terrorismo di Stato miete vittime ancora oggi ogni giorno,  nel solco della centenaria guerra contro il popolo.

19/12 - FARC dichiarano cessate il fuoco unilaterale a tempo indefinito
Attraverso un comunicato datato 17 dicembre, il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha decretato un cessate il fuoco unilaterale e a tempo indefinito; appena poche ore prima, il generale Javier Flórez, a capo della sottocommissione per la fine del conflitto nel processo di pace, aveva consegnato un rapporto in merito al lavoro di altri 10 ufficiali su questo tema.
L'obiettivo dichiarato del Segretariato è quello di raggiungere le condizioni per "superare gli inutili spargimenti di sangue". L'insorgenza auspica che l'interruzione delle ostilità possa protrarsi nel tempo, con la prospettiva della sua trasformazione in armistizio, e aspirando al controllo e alla verifica dell'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), del Comitato Internazionale della Croce Rossa e del Fronte Ampio per la Pace, considererà terminata tale interruzione solo in seguito alla costatazione che le proprie strutture guerrigliere siano oggetto di attacchi da parte delle forze militari del regime.
Per la terza volta, l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha concretamente dimostrato la propria volontà di pace, e la determinazione nel voler portare a termine il conflitto armato al tavolo dei Dialoghi all'Avana; tale atteggiamento è riconosciuto anche dai suoi avversari, e largamente condiviso dalla stragrande maggioranza dei colombiani. Ora tocca al governo fare la sua parte, dimostrando reciprocità.

28/12 - Corte penale internazionale indaga Uribe per crimini di lesa umanità
Affiorano i dati, ed il cerchio intorno al narco ex presidente Álvaro Uribe Vélez si stringe sempre di più. In carica fra il 2002 ed il 2010, Uribe è oggetto di un indagine della magistratura della Corte Penale dell'Aia per crimini di lesa umanità, dunque non soggetti a prescrizione.
Tutto indica che Uribe sarà accusato di aver indotto e organizzato azioni che hanno causato un numero ancora imprecisato di assassinii di contadini e oppositori politici, azioni perpetrate
da gruppi paramilitari, membri dell'esercito e agenti delle forze di sicurezza dello Stato.
Come se non bastasse, Uribe è indagato anche per aver organizzato una banda armata che svolgeva compiti di "pulizia sociale", e per i cosiddetti "falsi positivi", eufemismo coniato dal suo ex Ministro della Guerra (e attuale Presidente) "Jena" Santos, per definire le esecuzioni extragiudiziarie ai danni di giovani civili accusati, falsamente, di far parte della guerriglia, trucidati e infine presentati come "terroristi abbattuti in combattimento".
Gli omicidi indagati dalla CPI, e che Uribe definisce "pochi casi isolati", ammontano ad almeno 3000. Finalmente il narcoboss Uribe sente il fiato sul collo per gli innumerevoli delitti compiuti nella sua carriera criminale. Ma le attività delinquenziali di Uribe hanno avuto luogo anche grazie alla connivenza e alla complicità di alti quadri dell'esercito e colletti bianchi, rappresentanti  di politici e di imprese multinazionali. E per determinare una memoria storica condivisa, sulla quale trasformare lo Stato colombiano, è indispensabile che tutte le responsabilità oligarchiche, individuali e di classe, vengano alla luce.

01/01 - FARC lanciano allerta urgente contro le provocazioni dell'esercito
In un comunicato della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana, l'insorgenza rivoluzionaria colombiana ha lanciato l'allarme a causa degli operativi militari e degli attacchi che le forze armate stanno perpetrando in diverse regioni della Colombia, anche con l'uso di bombardamenti.
Nel comunicato si legge che l'insorgenza intende denunciare al Fronte Ampio per la Pace (uno dei soggetti garanti della tregua unilaterale in atto dallo scorso 20 dicembre)  diversi movimenti di truppe ostili sul territorio nazionale, nonché due bombardamenti, lanciati la notte del 24 dicembre ed il giorno successivo, seguiti da sbarchi di truppe ai piedi della cordigliera occidentale nel dipartimento di Antioquia.
Le FARC, dunque, intendono mettere in allerta "l'opinione pubblica e gli organismi ed i movimenti politici incaricati della verifica in merito a questi provocatori movimenti e dispiegamenti di truppe, volti unicamente a creare situazioni che possano generare uno scontro armato, per poi accusare le FARC-EP di violare il cessate il fuoco."
Negli scenari descritti il comunicato avverte che le unità fariane permangono in stato di allerta difensiva, sperando di non dover prendere decisioni che mettano in pericolo la loro "determinazione nel proseguire la tregua unilaterale indefinita."
Messo politicamente all'angolo dalla tregua guerrigliera, il governo colombiano cerca pretesti per far ripartire il confronto armato, e sembra non avere né la forza né l'intelligenza per uscire dall'impasse accettando la tregua bilaterale, come il clamore popolare, ed il buonsenso, richiedono a gran voce.

07/01 - Non c'è pace per i prigionieri politici colombiani
Hubert Ballesteros, David Ravelo, Miguel Ángel Beltrán e Lily Obando, leaders popolari e vittime delle più sfacciate montature giudiziarie, possono essere presi a simbolo degli oltre 10.000 prigionieri politici e di coscienza che affollano le carceri colombiane.
Con il nuovo anno, La Rete Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Politici Colombiani rinnova il suo appello per la loro libertà, e per quella di tutti coloro che vivono la loro condizione per aver lottato per la causa del popolo.
L'ingiustizia che hanno patito è colossale: si pensi al caso di Ballesteros, leader sindacale arrestato il 25 agosto 2013 durante lo sciopero agrario, e in prigione da allora, senza sentenza né condanna. Nel maggio del 2014  un giudice gli ha rifiutato i domiciliari, richiesti per motivi di salute.
A lungo vicepresidente della Federazione Sindacale Agraria, Fensuagro, portavoce e membro fondatore di Marcia Patriottica, è accusato di ribellione e finanziamento delle FARC sulla base di evidenti montature; anche il professor  Beltrán è accusato di essere membro delle FARC, sulla base di prove universalmente riconosciute (anche da diverse sentenze della magistratura colombiana) come rimaneggiate ad arte. Liliany Obando condivide l'accusa di "ribellione" con Beltrán  e Ballesteros, ricavata da computer requisiti ai Comandanti Raúl Reyes e Alfonso Cano e, come Beltrán, era una ricercatrice ed una docente universitaria. Rabelo, che ha reso pubblici i vincoli di Uribe con i capi  paramilitari della sua città natale, Barrancabermeja, è in prigione dal 2010. La persecuzione degli oppositori politici al regime è feroce e  inappellabile, poiché l'oligarchia non tollera che vengano denunciati pubblicamente i suoi crimini; e chi lo fa, come i quattro compagni citati, deve essere fermato ad ogni costo.

11/01 - A rischio la prosecuzione del cessate il fuoco
Attraverso un comunicato della sua Delegazione di Pace all'Avana, l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha reso noto che i vertici militari ed i loro alleati politici hanno provocato diversi scontri con la guerriglia affinché si produca una rottura del Cessate il Fuoco decretato dalle FARC.
"Questo insensato atteggiamento ostile", spiega il comunicato, "proprio nel momento in cui da parte dello stesso governo si è posto l'accento sulla ricerca di accordi per ridurre l'intensità del conflitto, oltre a contraddire il maggioritario clamore nazionale per la pace, mette in serio pericolo la continuità della misura decretata dalle FARC per evitare nuove vittime".
Stando al comunicato, il 31 dicembre una pattuglia dell'esercito ha assaltato unità della colonna Teófilo Forero nei pressi del municipio di Algeciras, nel dipartimento del Huila. Il 1 gennaio l'esercito ha aperto il fuoco contro la Colonna Jacobo Arenas, con il risultato di 6 militari morti ed un guerrigliero ferito. Oltre a questi, si registrano anche altre episodi, nel Caquetá e nel Meta.
Il cessate il fuoco fa paura ai nemici della pace e a quanti si oppongono, Uribe in testa, al lavoro del Tavolo dei Dialoghi.
Sordi alle richieste della popolazione, e persino, probabilmente, di una parte della stessa oligarchia, i militaristi, guerrafondai e retrivi – legati a triplo filo con esercito e paramilitari – con i loro vili attacchi tentano in tutti modi di affossare i dialoghi di pace.

17/01 - FARC: siamo pronti per il cessate il fuoco bilaterale
Lo scorso 14 gennaio il presidente Santos ha chiesto alla propria delegazione al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana di discutere il cessate il fuoco bilaterale, a quasi un mese dal cessate il fuoco unilaterale decretato dalle FARC in dicembre.
La Delegazione di Pace dell'insorgenza saluta questo gesto, nonché l'attivazione della sottocommissione tecnica incaricata di affrontare temi nodali del punto relativo alla fine del conflitto. Rileva tuttavia come sia
"contraddittorio e temerario l'ordine di intensificare azioni offensive contro la guerriglia in tregua, posto che questo mette a rischio la continuità del cessate il fuoco unilaterale".
Nel documento si sottolinea che già dal mese di ottobre, come comunicato all'epoca, i combattenti guerriglieri integranti la suddetta sottocommissione tecnica  "si trovano all'Avana e stanno elaborando le nostre proposte in attesa degli ufficiali delle diverse forze militari che il governo ha designato per tale missione".
Finalmente il governo riconosce la necessità del cessate il fuoco bilaterale, ma i punti da discutere restano tanti: dall'origine del paramilitarismo al superamento della condizione di miseria e diseguaglianza che vive il popolo colombiano, dalla carenza di democrazia al recupero della sovranità. Ben venga la reciprocità (almeno a parole) di Santos, ma per arrivare alla pace occorre rimuovere le cause materiali che hanno generato il conflitto, e per farlo, lo strumento fondamentale non può che essere quello dell'Assemblea Nazionale Costituente.

24/01 - Nuovi attacchi di Santos alle FARC in tregua
Attraverso un comunicato datato 23 gennaio, la Delegazione di Pace all'Avana dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC denuncia nuovi attacchi ed ostilità dell'esercito contro la guerriglia, in tregua dallo scorso 20 dicembre.
L'insorgenza denuncia due attacchi nel dipartimento di Huila, il 12 e 16 gennaio, contro il 17° Fronte delle FARC, uno presso Villarrica, municipio di San Vicente del Caguán, ed un'altro ai danni dell'Unità Ambrosio González, nel dipartimento del Cauca.
"Date le circostanze della costante ostilità che le Forze Militari esercitano sulle unità guerrigliere in tregua", conclude il comunicato, "sembra che non servano a nulla le buone intenzioni e la decisione pratica di abbassare l'intensità del conflitto che le FARC-EP hanno assunto dichiarando il cessate il fuoco unilaterale".
Secondo l'Agenzia di Notizie Nuova Colombia, ANNCOL, le FARC stanno seriamente discutendo la revoca del cessate il fuoco, visto che mentre i fucili dei guerriglieri restano in silenzio, Santos e l'Esercito lanciano operativi e bombardamenti contro la guerriglia  in tutto il territorio nazionale.
Al solito, "Jena" Santos gioca sporco, e pur avendo riconosciuto la necessità del cessate il fuoco bilaterale, manda il suo esercito ad attaccare l'insorgenza in tregua. Nuovi attacchi possono riattivare il conflitto aperto; se Santos non li interrompe, dovrà assumersene l'intera responsabilità.

28/01 - FARC ammoniscono Santos: il cessate il fuoco bilaterale non puo' piu' aspettare!
Tramite la propria Delegazione di Pace all'Avana, le FARC hanno ancora una volta spronato il governo colombiano a rendere bilaterale il cessate il fuoco proclamato unilateralmente dall'insorgenza. A partire dal 20 dicembre scorso, la guerriglia aveva infatti decretato unilateralmente una tregua, dando precise garanzie di verificabilità e specificando che si sarebbe protratta per un periodo indefinito.
Pur di rafforzare le aspettative di riconciliazione nazionale, oggi, a più di un mese da quella data, è possibile constatare che nessuna azione offensiva è stata intrapresa dalle FARC, nonostante gli ordini scellerati di incrementare le azioni militari contro di esse. Nonostante l'ottimo stato di salute di cui gode la guerriglia, non un singolo soldato è stato attaccato, né un'infrastruttura militare o pubblica è stata colpita.
Da parte delle vittime del conflitto e della società colombiana tutta, le FARC hanno portato a compimento la loro parte, respingendo le provocazioni, ma è chiaro a tutti i colombiani che se l'assurda politica del governo dovesse continuare non sarebbe possibile mantenere la tregua a lungo. L'insostenibilità della situazione è palese: dal 20 dicembre l'esercito si è reso protagonista di bombardamenti, agguati, accerchiamenti e assalti che hanno provocato la morte di alcuni guerriglieri, così come di diversi soldati caduti sotto il fuoco difensivo dell'insorgenza.
La doppiezza del presidente è venuta ancora una volta alla luce. Tali azioni infatti vanno contro il sentimento di pace dell'intero paese, e smentiscono nella pratica le dichiarazioni mendaci di Santos sulla positività del cessate il fuoco unilaterale. Come nel caso del generale Alzate, le alte cariche politiche e militari sbandierano come provocazioni e sabotaggi alla pace episodi assolutamente normali in un contesto di guerra, salvo provocare essi stessi tali condizioni con le loro azioni criminali e scellerate. Non è più possibile approfittare della buona fede con cui la guerriglia ha messo a tacere le armi, sono necessari gesti concreti per una soluzione politica al conflitto. Santos decreti un cessate il fuoco bilaterale o si prepari ad assumersi le proprie responsabilità verso il popolo colombiano, che ripudia un'eventuale, nuova, escalation del conflitto.

02/02: Ennesimo esponente uribista fugge per non rispondere dei propri crimini
Con la fuga dal paese di Luis Alfonso Hoyos sono ormai quattro gli esponenti uribisti che utilizzano questo sistema per evitare di affrontare i propri guai giudiziari, dopo l'ex Commissario per la Pace, Luis Carlos Restrepo, indagato per l'organizzazione di false smobilitazioni di gruppi armati, l'ex ministro per l'Agricoltura  Andrés Felipe Arias, già condannato a 17 anni per lo scandalo dell'"Agro Ingreso Seguro"  e  María del Pilar Hurtado, ex direttrice del DAS ( la polizia politica smantellata dopo infiniti scandali) corresponsabile di intercettazioni illegali.
Mentre quest'ultima, ricercata anche dall'Interpol per associazione a delinquere aggravata, peculato, falso ideologico in atto pubblico e intercettazioni illegali, si è costituita nei giorni scorsi a Bogotá, Hoyos è stato visto a Miami, città rifugio di mafiosi e  servi di Washington inquisiti in tutto il continente, proprio nel giorno in cui l'ex assessore della campagna presidenziale del candidato uribista Óscar Iván Zuluaga avrebbe dovuto presentarsi di fronte alla magistratura per spiegare le proprie relazioni con l'hacker Andrés Sepúlveda, incaricato di spiare le delegazioni di Pace all'Avana per boicottare i dialoghi.
Sembra che la parabola politica nel narco ex presidente (oggi narcosenatore) Uribe Vélez stia volgendo al termine; sostenuto dagli Stati Uniti finché utile, oggi sente il cappio che si avvicina sempre di più al suo collo.
Tuttavia, occorre considerare che sia nell'esercito, sia nella compagine oligarchica, è ancora in grado di catalizzare e far convergere i tenebrosi interessi comuni dei più retrivi e conservatori esponenti di tale classe, che pure si distingue nel suo complesso per essere fra le più reazionarie di America Latina.
Le continue ambiguità di "Jena" Santos, suo ex ministro della guerra, sono un riflesso anche dell'incapacità dell'attuale presidente di egemonizzare l'oligarchia colombiana.


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